{"id":23865,"date":"2016-09-12T12:10:00","date_gmt":"2016-09-12T12:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/09\/12\/che-fare-in-un-mondo-alla-rovescia\/"},"modified":"2016-09-12T12:10:00","modified_gmt":"2016-09-12T12:10:00","slug":"che-fare-in-un-mondo-alla-rovescia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/09\/12\/che-fare-in-un-mondo-alla-rovescia\/","title":{"rendered":"Che fare, in un mondo alla rovescia?"},"content":{"rendered":"<p>Il destino ci ha messi al mondo &#8212; certamente non senza una ragione &#8212; in una fase storica particolarissima, nella quale si assiste non al declino di <em>una<\/em> civilt\u00e0, ma al declino <em>della<\/em> civilt\u00e0; vale a dire, al declino dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Non era mai successo, almeno per quella sezione della storia umana &#8212; piccola, in verit\u00e0 &#8212; di cui abbiamo una conoscenza sufficientemente approfondita. Come se non bastasse, tale declino antropologico si accompagna, e coincide, con una fase di rapidissima ascesa della scienza e della tecnologia, e, quindi, del logos. \u00c8 impossibile che si tratti di una mera coincidenza; pure, \u00e8 una di quelle circostanze che c&#8217;interrogano sino alla radice della nostra civilt\u00e0 e del nostro essere, e per le quali non esiste una risposta che appaia pienamente e interamente soddisfacente, tanto grande \u00e8 il paradosso e tanto stridente la contraddizione.<\/p>\n<p>La terza singolarit\u00e0 di questo momento storico \u00e8 che si verifica dopo una lunga fase ascendente, e che la sua pi\u00f9 intima essenza consiste in un rifiuto, sistematico e deliberato, di quel che esisteva; in una rivolta contro la civilt\u00e0 costruita in precedenza, la civilt\u00e0 degli antenati. Non \u00e8 solo un <em>declino<\/em>, quindi, ma una <em>ribellione<\/em> che determina il declino, o, quanto meno, che procede di pari passo con esso. E questa \u00e8 un&#8217;altra cosa terribile, e, a suo modo, affascinante: una di quelle cose che, se fossero comprese, c&#8217;insegnerebbero, forse, il segreto della stabilit\u00e0, dell&#8217;armonia, e, quindi, anche della giovinezza, della durata contro il tempo.<\/p>\n<p>Partiamo da quest&#8217;ultimo punto. La civilt\u00e0 moderna \u00e8 in rivolta; sarebbe pi\u00f9 esatto dire che essa \u00e8 <em>la<\/em> rivolta, la quintessenza della rivolta. Dietro la maschera pacata e ragionevole dell&#8217;Illuminismo, s&#8217;intravede un furore distruttivo impressionante, un ghigno satanico che pregusta la distruzione imminente. La cosiddetta filosofia libertina lo aveva preconizzato almeno un secolo prima di quello dei &quot;lumi&quot;, cio\u00e8 dal 1600: e lo aveva fatto con i mezzi ad essa pi\u00f9 consoni, cio\u00e8 con il romanzo &quot;filosofico&quot;, precorrendo, appunto, di cent&#8217;anni i romanzi filosofici di Diderot e Voltaire. Solo che il romanzo filosofico libertino \u00e8, innanzitutto e prima d&#8217;ogni altra cosa, un inno pornografico al piacere quale principio supremo del tutto: al piacere inteso nel senso pi\u00f9 carnale e pi\u00f9 materialista che mai sia dato immaginare. Erede e massimo sintetizzatore di questa tradizione del XVII scolo \u00e8 il &quot;divino&quot; marchese De Sade, i cui romanzi pornografici, sconci, orribili, blasfemi e sanguinolenti, sono, allo stesso tempo, vere opere di pedagogia della rivolta contro ogni tradizione, etica in primo luogo: vale a dire, opere di contro-iniziazione e di contro-pedagogia.<\/p>\n<p>\u00c8 strano che il pubblico dei nostri giorni non arrivi a cogliere la diretta filiazione di quelli che ci vengono presentati come i massimi scrittori del XX secolo, da quella radice sadica, fecale e sacrilega. Eppure \u00e8 cos\u00ec: l&#8217;orizzonte di senso, o piuttosto di non-senso, nel quale si muovono molti personaggi di D&#8217;Annunzio, di Huysmans (prima maniera), di Proust, di Kafka, di Svevo, di Pirandello, di Gadda, di Joyce, di Breton, di Jarry, di Mandiargues, di Meyrink, di Musil, di Schnitzler, di Beckett, di Sartre, di Pasolini, \u00e8 la continuazione e l&#8217;evoluzione di quello del &quot;divino&quot; marchese, con il quale condivide i tre elementi essenziali dell&#8217;angoscia, della disperazione, del sadismo (talvolta introiettato come masochismo). L&#8217;elenco potrebbe continuare a lungo ed estendersi anche a molti pensatori, artisti, saggisti, drammaturghi. Nell&#8217;ambito del cinema, il loro numero \u00e8 legione: da Bu\u00f1uel ad Antonioni, da Pasolini (ancora!) a Fassbinder, da Almodovar a Tarantino, ma senza dimenticare i vari Fellini e i vari Kubrick, ovunque ci si muove sotto lo steso cielo: plumbeo, opprimente, delirante, schizofrenico; ovunque s&#8217;incontra una immagine dell&#8217;uomo deformata, stravolta, irriconoscibile, mostruosa; e sempre queste compiaciute navigazioni nei mari tenebrosi dell&#8217;orrore vengono spacciate per <em>studi<\/em> sull&#8217;uomo; ovunque il pubblico viene scaraventato in un&#8217;atmosfera irrespirabile, claustrofobica, e si vede negato ogni diritto alla speranza.<\/p>\n<p>\u00c8 quasi inutile soggiungere che questi registi, e le star che hanno interpretato i loro film, non si sono limitati a trasmettere simili idee attraverso la sedicente Decima Musa, ma, sfruttando la loro visibilit\u00e0 e popolarit\u00e0, legata allo <em>star-system<\/em> hollywoodiano, si sono anche fatti, attraverso interviste e conferenze stampa, volonterosi e infaticabili commessi viaggiatori della dissoluzione: dal matrimonio omosessuale a qualunque forma di eccesso sessuale, dalla droga libera alla accoglienza indiscriminata di orde di milioni di migranti\/invasori, in nome del pensiero <em>politically correct<\/em> essi contribuiscono potentemente a rafforzare l&#8217;immagine asfittica, auto-referenziale, malata e contro-natura, che l&#8217;uomo contemporaneo tende ad avere di s\u00e9. E si fanno anche pagare cifre milionarie, per predicare simili aberrazioni.<\/p>\n<p>Del resto, perch\u00e9 non dovrebbero approfittarne? Visto che tutto il sistema consumista si basa sulla divinizzazione dei mediocri e sulla idolatria della banalit\u00e0 e della volgarit\u00e0 &quot;d&#8217;autore&quot; (vedi le merci firmate, appositamente inventate per spillare cifre da capogiro ai consumatori incretiniti dalla pubblicit\u00e0), sarebbe da stupidi &#8211; all&#8217;interno, beninteso, dei <em>loro<\/em> valori e della <em>loro<\/em> visione del reale &#8212; non cogliere il momento favorevole. \u00c8 un momento che non durer\u00e0 per sempre. Non molte volte, nella storia, si sono viste folle strabocchevoli inchinarsi davanti a delle autentiche nullit\u00e0, promosse al rango di divi dal sistema televisivo; oppure, addirittura, genuflettersi davanti a delle cose: come si \u00e8 visto in occasione della uscita sul mercato dell&#8217;ultimo modello, sofisticatissimo, di <em>smart-phone<\/em>, con tanto di giornalisti e telecamere pronti a immortalare l&#8217;epica scena del primo, fortunato acquirente del mitico aggeggio, e strappargli una intervista a caldo, per sapere quali sconvolgenti emozioni avesse provato.<\/p>\n<p>Dunque: la contro-iniziazione. Essere figli della civilt\u00e0 moderna significa aver voltato le spalle volutamente alla verit\u00e0, aver preferito le tenebre alla luce. La civilt\u00e0 antica ignorava la verit\u00e0, pertanto le sue colpe e i suoi errori furono meno gravi di quelli della civilt\u00e0 moderna, che non solo ha conosciuto la verit\u00e0, ma \u00e8 stata edificata su di essa: sul Vangelo, sulla Chiesa e sul primato dell&#8217;amore, del perdono e della misericordia. L&#8217;uomo antico non era cos\u00ec: il greco, il romano, si vantavano delle loro imprese in guerra, del numero dei nemici uccisi, o del numero degli schiavi posseduti. Presso di loro, la piet\u00e0 non era una qualit\u00e0 ammirevole, ma una incresciosa forma di debolezza; il non vendicare le offese, un segno di vilt\u00e0 o d&#8217;insipienza: e questo valeva non solo per il nemico in guerra, ma anche per la moglie che aveva tradito il marito, per il figlio che aveva disobbedito al padre, per lo schiavo che si era dimostrato ingrato e pigro. L&#8217;uomo antico misurava il proprio valore sul metro della durezza, della spietatezza, della capacit\u00e0 di spazzare via qualunque possibile minaccia, presente o anche futura; la sua ragione di vita consisteva nel gratificare il proprio ego, nel suscitare l&#8217;ammirazione, il rispetto o il timore degli altri, nell&#8217;accumulare gloria e potenza, ricchezze e prestigio.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno, proveniente da duemila anni di civilt\u00e0 cristiana, ha appreso quel che l&#8217;uomo antico ignorava: che vi \u00e8 maggior grandezza nel perdonare, che nel vendicarsi; maggior gioia nel dare, che nel ricevere; maggior giustizia nel porre il tu, che nel rivendicare i diritti del proprio io. Ha imparato ad aborrire il sangue, a rispettare la vita, a riconoscere la presenza, la sapienza e l&#8217;amore di Dio nelle cose grandi e piccole che la vita ci fa incontrare. Perci\u00f2 la degenerazione materialista, egoista e utilitarista dell&#8217;uomo moderno non ha scusanti. Egli ha conosciuto la verit\u00e0, la bont\u00e0, la giustizia, ma le ha rifiutate; ha conosciuto il valore della redenzione di cui \u00e8 stato fatto oggetto, ma pretende di redimersi da solo, con le sue sole forze; gli \u00e8 stata offerta non solo la condizione di figlio di Dio, ma di Suo amico, e l&#8217;ha rifiutata. Il neopaganesimo odierno \u00e8 l&#8217;espressione di un orientamento interiore assai peggiore di quello antico, perch\u00e9 nasce da un rifiuto di Dio e da una pretesa dell&#8217;uomo di deificare se stesso; esso, pertanto, \u00e8 inescusabile. Si pu\u00f2 dire che la civilt\u00e0 moderna, nella sua essenza e non solo nelle sue manifestazioni, \u00e8 l&#8217;esatto rovesciamento della citt\u00e0 di Dio: \u00e8 la citt\u00e0 del Diavolo, \u00e8 il &quot;mondo&quot; nel senso adoperato dal quarto Vangelo, laddove Ges\u00f9 stesso, durante l&#8217;ultima cena e l&#8217;ultima preghiera con gli Aposotoli al Padre Suo, dice testualmente: (Gv., 17, -9):<\/p>\n<p><em>Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola.\u00a0\u00a0Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te,\u00a0perch\u00e9 le parole che hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.\u00a0Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perch\u00e9 sono tuoi.<\/em><\/p>\n<p>Sorge, evidentemente, un grave problema per coloro che, in questo mondo, vivono, lavorano, sperano, amano, soffrono, ma vogliono restare uniti alla Verit\u00e0 divina, cos\u00ec come la vite rimane unita ai tralci. Il mondo non li riconosce come suoi, anzi, intuisce in essi una differenza sostanziale, una segreta o palese opposizione: perch\u00e9 \u00e8 impossibile servire sia il mondo che la Verit\u00e0, trattandosi di due padroni assolutamente inconciliabili. E la prova incomincia presto, prestissimo: fin dall&#8217;infanzia, o, tutt&#8217;al pi\u00f9, dall&#8217;adolescenza, coloro che servono il mondo individuano come pericolosi nemici quanti vivono nel mondo, senza per\u00f2 appartenergli, e li sottopongono a svariate forma di discriminazione, di molestia, di persecuzione. Nei casi pi\u00f9 gravi, si tratta di affrontare il martirio; in Europa, invece, di solito si tratta &quot;solo&quot; di affrontare la solitudine, la derisione e una sottile forma di emarginazione. Difficilmente qualcuno dir\u00e0 ad un ragazzo che vuol vivere coerentemente col Vangelo: <em>Non ci piaci e non ti vogliamo, perch\u00e9 sei un seguace di Cristo<\/em>; molto pi\u00f9 probabilmente, a venir criticati e messi in ridicolo saranno i suoi comportamenti, il suo linguaggio, il suo modo di vestire, le sue preferenze e i suoi gusti, il suo atteggiamento complessivo nei confronti degli altri e della vita. Chi \u00e8 del mondo riconosce subito, al primo colpo d&#8217;occhio, quanti appartengono al mondo, cos\u00ec come riconosce quanti non sono del mondo. Il mondo ama l&#8217;apparire, non l&#8217;essere; il possedere, non il donare; il comandare, non il servire; il pretendere, non il mettersi a disposizione; il malignare, non l&#8217;aver benevolenza. Il mondo ammira la cattiveria, elogia la furbizia, invidia il potere e la ricchezza negli altri, perch\u00e9 li vorrebbe per se stesso; invece disdegna e disprezza l&#8217;umilt\u00e0, la modestia, la dolcezza, la riservatezza, il pudore. Il mondo vuol essere ammirato e lodato e non esita a servirsi di qualunque mezzo per raggiungere lo scopo: nessun compromesso, n\u00e9 la disonest\u00e0, n\u00e9 la prostituzione di s\u00e9, n\u00e9 la seduzione interessata dell&#8217;altro, appaiono disdicevoli, se servono a ottenere ci\u00f2 che si vuole, ci\u00f2 che si ritiene dovuto.<\/p>\n<p>Che dire ad una ragazzo che vive nel mondo, ma che non \u00e8 del mondo, perch\u00e9 sa, sente, di essere della verit\u00e0, e di non poter accettare alcun altro padrone all&#8217;infuori di essa? Che dire a un adulto che, dopo venti, trenta o quarant&#8217;anni di onesto lavoro, si vede messo da parte, come una cosa inutile, oppure a dover scegliere tra la fedelt\u00e0 alla giustizia e il compromesso morale, in cambio di favori e di vantaggi? Che dire all&#8217;onesto, sincero innamorato, che non ha mai desiderato altro che il bene della sua donna e che si trova a dover vivere di ricordi, forse di rimpianti, perch\u00e9 la sua rettitudine, la sua fedelt\u00e0, la sua dedizione sublime non sono state apprezzate, ed egli si ritrova con un pugno di sabbia fra le dita, lui che sarebbe stato pronto a gettarsi nelle fiamme per amor di lei? Che cosa gli diremo, dunque? Gli diremo che la sua purezza di cuore verr\u00e0 ricompensata da Dio nell&#8217;altra vita, ma che, in questa vita, egli pu\u00f2 solo piegare il capo e rassegnarsi all&#8217;ingratitudine e all&#8217;incomprensione? Gli diremo che il suo animo, puro e fiero di s\u00e9, \u00e8 gi\u00e0 una ricompensa adeguata, e che il potersi guardare allo specchio senza arrossire, senza abbassare gli occhi, \u00e8 un premio che solo pochi possono sperare di ricevere? Una cosa \u00e8 certa: i conti, in questa vita, <em>e umanamente parlando<\/em>, non tornano assolutamente. Troppi egoisti, troppi malvagi, sembrano favoriti nei loro disegni; e troppi buoni finiscono per soffrire o per soccombere.<\/p>\n<p>Ebbene: proviamo a rovesciare la nostra prospettiva, e a chiederci: che cosa preferiremmo, dunque? Ricevere il premio dal mondo, la mercede del cattivo operaio? Non \u00e8 forse meglio soffrire in questo mondo, ma conservare l&#8217;intatta felicit\u00e0 di aver rispettato la parte migliore di se stessi, di non aver tradito la verit\u00e0 che \u00e8 in noi, oltre che fuori di noi? Chi scende a compromessi, chi calpesta la giustizia, chi insegue le logiche del mondo, perch\u00e9 vuol piacere al mondo o perch\u00e9 vuol godere dei piaceri disordinati, tradisce la parte pi\u00f9 vera di se stesso, e si allontana da Dio. La verit\u00e0 \u00e8 in Dio; la vita serena \u00e8 in Dio; la rabbia, la frustrazione, l&#8217;amarezza, l&#8217;angoscia e la paura sono in chi non ha n\u00e9 amore, n\u00e9 timor di Dio. Certo, non \u00e8 facile dire queste cose a un giovane; non \u00e8 facile dirle a nessuno, perch\u00e9 esse equivalgono, umanamente parlando, a una profezia di solitudine e sofferenza. Pure, bisogna dirle. Solitudine e sofferenza sono grandi maestre: senza di esse, non s&#8217;impara nulla&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il destino ci ha messi al mondo &#8212; certamente non senza una ragione &#8212; in una fase storica particolarissima, nella quale si assiste non al declino<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[110,220],"class_list":["post-23865","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-civilta","tag-pier-paolo-pasolini"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23865","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23865"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23865\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23865"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23865"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23865"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}