{"id":23856,"date":"2020-05-30T08:32:00","date_gmt":"2020-05-30T08:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/05\/30\/che-cosa-esattamente-ci-ha-allontanati-da-dio\/"},"modified":"2020-05-30T08:32:00","modified_gmt":"2020-05-30T08:32:00","slug":"che-cosa-esattamente-ci-ha-allontanati-da-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/05\/30\/che-cosa-esattamente-ci-ha-allontanati-da-dio\/","title":{"rendered":"Che cosa, esattamente, ci ha allontanati da Dio?"},"content":{"rendered":"<p>La crisi che stiamo attraversando non parte da ieri, ma risale a molti, molti anni fa. E non \u00e8 solo una crisi economica, o produttiva, o sanitaria, o politica, o legislativa, o della pubblica sicurezza, o familiare, o culturale, o migratoria, ma tutte queste cose insieme, e, prima di tutto, e causa di tutto, una profondissima crisi spirituale e morale. N\u00e9 il fatto che il nostro Paese la stia vivendo in forme particolarmente drammatiche deve farci velo alla sua dimensione occidentale, anzi, planetaria: \u00e8 la crisi di una intera civilt\u00e0, o meglio di un modello di civilt\u00e0 (perch\u00e9 miliardi di persone non appartengono alla civilt\u00e0 occidentale, e tuttavia guardano ad essa come a un modello, sia pure con differenti sfumature). Lo abbiamo gi\u00e0 detto pi\u00f9 volte: la civilt\u00e0 occidentale moderna \u00e8 essa stessa una malattia, \u00e8 <em>la<\/em> malattia; fin dalle sue origini, il mondo moderno ha incubato in s\u00e9 i germi di una malattia mortale, che ha avuto sette o otto secoli per svilupparsi: ora la malattia \u00e8 entrata nella fase finale, e noi tutti ci dibattiamo nelle convulsioni della morte. Abbiamo anche sostenuto, pi\u00f9 e pi\u00f9 volte, che la causa prima di quella malattia che \u00e8 la modernit\u00e0 consiste nell&#8217;aver voltato le spalle a Dio, nell&#8217;allontanamento da Lui, nel rifiuto del Suo amore, per sostituirlo con un bieco, perverso, demoniaco amore di noi stessi, del nostro io pi\u00f9 basso, della nostra natura inferiore: perch\u00e9, pur esaltando a parole la ragione, il fatto \u00e8 che il sistema di vita moderno deifica gli istinti, gli appetiti, le brame incontrollate, e per poter fare una cosa tanto vile e innaturale \u00e8 quasi costretto a capovolgere tutti i valori e a sovvertire ogni criterio di verit\u00e0. Eppure una cosa ci resta da chiarire, la pi\u00f9 importante di tutte: da dove viene il rifiuto di Dio, caratteristico, anzi essenziale, dell&#8217;uomo moderno? Se, infatti, Dio \u00e8 consustanziale al nostro essere; se la nostra natura \u00e8 tale da averne il desiderio, la nostalgia, al punto che non pu\u00f2 dirsi veramente umana una societ\u00e0 se non si rivolge a Dio per adorarlo (e infatti non ne \u00e8 stata trovata neanche una che faccia eccezione alla regola), allora come \u00e8 stato possibile che noi, ad un certo momento, ci ponessimo su questa strada, operando una vera rottura nei confronti della nostra natura pi\u00f9 vera e pi\u00f9 profonda e tradendo il nostro stesso statuto ontologico?<\/p>\n<p>Per rispondere a questa domanda dobbiamo uscire dal terreno strettamente filosofico e aiutarci con una ricognizione di tipo storico. La modernit\u00e0 non sorge contemporaneamente in tutto l&#8217;Occidente e non si afferma in maniera uniforme, ma tutto al contrario, nasce da alcuni focolai molto limitati, si espande a macchia di leopardo e penetra nelle varie classi sociali e nelle differenti regioni geografiche con tempi e spesso anche con modalit\u00e0 profondamente diversi, in un arco di tempo che copre, appunto, non meno di sette secoli, cio\u00e8 dal tardo XIV secolo. Al principio la modernit\u00e0 \u00e8 soprattutto, o quasi esclusivamente, una nuova filosofia, cio\u00e8 una nuova maniera di vedere il mondo, la natura, l&#8217;uomo e la relazione con Dio, oltre che naturalmente una nuova scala di valori e quindi un nuovo codice etico. Inoltre all&#8217;inizio \u00e8 un fenomeno limitato a una minuscola percentuale della classe dirigente e pi\u00f9 precisamente alla classe intellettuale, che all&#8217;epoca era al novanta per cento formata da ecclesiastici. E infatti: la crisi della modernit\u00e0 matura entro la Chiesa, e per l&#8217;esattezza fra i teologi della tarda scolastica; in un secondo tempo si estende alla gerarchia, ai vescovi e ai cardinali, e solo da ultimo penetra nella societ\u00e0 civile, contagiando scrittori, pensatori, scienziati, artisti e un certo numero di principi, sovrani, magistrati, mercanti, banchieri. Il popolo, il popolo delle campagne, resta legato alla visione cristiana nelle forme pratiche della sua vita e ci vorranno ancora parecchi secoli perch\u00e9 la modernit\u00e0 riesca a conquistarlo: bisogner\u00e0 arrivare fino al XIX secolo per l&#8217;Europa occidentale e al XX secolo per l&#8217;Europa meridionale e per quella orientale, vale a dire che bisogner\u00e0 attende che la Rivoluzione industriale faccia sentire i suoi effetti. Fino a quell&#8217;epoca, la civilt\u00e0 moderna riguarda una minoranza della popolazione, quella che vive nelle citt\u00e0 e quella che, per ragioni lavorative e professionali, \u00e8 pi\u00f9 aperta e ricettiva al cambiamenti; quella che \u00e8 pi\u00f9 inquieta e insoddisfatta, non solo e non tanto sul piano materiale &#8212; parliamo della nobilt\u00e0 del XVIII secolo e della borghesia del XIX &#8212; quanto sul piano culturale, morale, esistenziale. La battaglia della modernit\u00e0 per la conquista dell&#8217;Occidente, e poi del mondo, \u00e8 condotta da una <em>\u00e9lite<\/em> che non oltrepassa, per alcuni secoli, il due, tre per cento della popolazione totale, ma \u00e8 quel due, tre per cento che possiede i pi\u00f9 importanti strumenti della cultura, della ricerca e della comunicazione; \u00e8 la parte la pi\u00f9 dinamica, la pi\u00f9 audace perch\u00e9 gi\u00e0 disancorata, psicologicamente, dalle proprie radici; inoltre la pi\u00f9 decisa e consapevole della posta in gioco, mentre gli altri non si sono nemmeno accorti di quel che sta bollendo in pentola.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso dei grandi banchieri: mano a mano che si rendono conto del loro potere, delle loro possibilit\u00e0, degli obiettivi che possono raggiungere, crescono a dismisura sia la loro ambizione, sia la loro audacia, sia la loro insofferenza e il loro disprezzo nei confronti dei vecchi schemi e modi di vita, delle vecchie certezze e soprattutto della vecchia morale, la quale condannava il prestito di denaro a usura, e in genere la monetarizzazione del tempo, come un gravissimo peccato, in quanto nella visione cristiana il tempo appartiene solo a Dio e quindi non \u00e8 lecito farsi pagare un interesse progressivo sul prestito del denaro. Per liberarsi dai vecchi schemi e dalle vecchie costrizioni, il banchiere ha bisogno di un clero che gli tolga lo spettro della scomunica, di una filosofia che giustifichi il suo <em>modus operandi<\/em>, di una magistratura che lo tolleri e lo difenda, di un potere politico che abbia bisogno di lui e lo sostenga; e quel che si \u00e8 detto del mercante, vale, in diversa misura, per tutte le nuove figure sociali che caratterizzano il sorgere e l&#8217;affermarsi della modernit\u00e0. Ecco perch\u00e9 si tratta di un processo molto lento e discontinuo; nel XVII secolo c&#8217;\u00e8 perfino una rifedualizzazione delle campagne e una regressione dell&#8217;economia finanziaria, e monetaria in genere, il che impone una battuta d&#8217;arresto nell&#8217;Europa meridionale (ma non in quella nord-occidentale e nella sua nuova appendice nordamericana, gi\u00e0 entrate nell&#8217;orbita del moderno capitalismo finanziario). Frattanto, per\u00f2, l&#8217;ostacolo pi\u00f9 grosso, la visione cristiana della vita, e non soltanto la posizione della Chiesa verso il denaro e verso l&#8217;usura (si pensi al rifiuto di papa Clemente VII di annullare il matrimonio di Enrico VIII, che fornisce il pretesto affinch\u00e9 un re &quot;difensore della Chiesa&quot; si autoproclami capo della <em>sua<\/em> chiesa), \u00e8 stato rimosso con la rivoluzione luterana, pudicamente e ipocritamente chiamata riforma, la quale, fra le altre cose, fornisce ai sovrani che vi aderiscono &#8211; i principi tedeschi, i sovrani inglesi, danesi e svedesi e infine la Repubblica olandese &#8211; il capitale necessario per accelerare il movimento centrifugo dalla vecchia civilt\u00e0 europea, quella cristiana, incamerando i beni delle Chiesa. Operazione che verr\u00e0 poi ripetuta, con la Rivoluzione francese e con l&#8217;unificazione italiana, nei Paesi cattolici, o piuttosto ex cattolici, permettendo alle monarchie liberali, cio\u00e8 rivoluzionarie, di finanziarsi e dotarsi proprio dei mezzi necessari per sostituire alla cultura e alla morale cattolica una cultura e una morale laica, con la quale recidere l&#8217;ultimo legame fra lo Stato e la religione.<\/p>\n<p>Le masse contadine sono rimaste legate al vecchio sistema di valori e tradizioni fino all&#8217;avvento della Rivoluzione industriale; poi, cacciate dalle campagne, inurbate a forza da un meccanismo economico spietato, inumano, preludio alla globalizzazione selvaggia dei nostri giorni, anch&#8217;esse hanno voltato le spalle al vecchio Dio e si sono rivolte al nuovo messia, Marx, e al nuovo dio, lo Stato etico di classe, che si presentava loro nelle vesti suadenti del riscatto e della liberazione e poi, una volta andato al potere, sveler\u00e0 la sua vera natura furiosamente totalitaria. Ma fino a quando erano rimaste legate alla terra e fino a quando erano state organizzate da un basso clero uscito dal loro stesso seno, le masse contadine avevano resistito tenacemente alla modernit\u00e0, se necessario anche con le armi e al prezzo della vita, come si vide ad esempio in Vandea, nel 1793, e pi\u00f9 tardi in Messico, negli anni &#8217;20 del Novecento. Ma era una battaglia persa in partenza, perch\u00e9 la cultura moderna conquistava sempre pi\u00f9 consensi fra le classi dirigenti, e se le classi dirigenti adottano una nuova mentalit\u00e0 e un nuovo sistema di valori, mentre le masse contadine restano fedeli ai vecchi, \u00e8 solo questione di tempo la vittoria delle prime e la sconfitta delle seconde; se necessario, le classi dirigenti moderniste non esitano a invocare l&#8217;intervento del capitale straniero, e perfino delle armi straniere, pur di venire a capo della resistenza interna e di collocarsi nel sistema della politica, dell&#8217;economia e della finanza moderne. La modernizzazione, infatti, \u00e8 un sistema globale che non pu\u00f2 accontentarsi, per sua natura, di successi parziali e di una diffusione locale: se qualcosa resiste alla sua espansione, si tratta di una nemico che deve essere eliminato ad ogni costo, con qualsiasi mezzo. Si pensi a uno Stato d&#8217;una certa importanza che rifiuti di aprirsi al cosiddetto libero mercato, cio\u00e8 alla penetrazione del capitale finanziario speculativo: la sua sola esistenza \u00e8 un elemento d&#8217;inciampo che va rimosso, perch\u00e9 i mercati finanziari devono essere controllati interamente, se qualcuno riesce a sottrarsi la vittoria finale della grande finanza \u00e8 posta in forse, dunque essa deve fare ricorso a tutte le sue risorse e dispiegare tutta la sua potenza, per venire a capo del problema. Notiamo per inciso che anche le due guerre mondiali del XX secoli si possono leggere in tale ottica, dopo di che diverr\u00e0 pi\u00f9 chiara l&#8217;espressione <em>il sangue contro l&#8217;oro<\/em> che la parte uscita sconfitta adoperava per spiegare alle masse le ragioni della lotta e dei sacrifici che venivano chiesti.<\/p>\n<p>Nel 1832 il famoso poeta ebreo tedesco Heine, trovandosi in Francia, scrisse una serie di articoli per la <em>Gazzetta Universale di Augusta<\/em>, poi raccolti in volume con il titolo di <em>Rendiconto parigino<\/em>. Nell&#8217;estate, trovandosi in Normandia, osserv\u00f2 una marcata differenza tra l&#8217;atmosfera culturale di quella regione e quella che aveva lasciato subito prima nella capitale, e ne rifer\u00ec nell&#8217;articolo datato da Le Havre il 1\u00b0 agosto, di cui riportiamo uno stralcio (da: Heinrich Heine, <em>Rendiconto parigino<\/em>, a cura di Paolo Chiarini, Bari, Gius. Laterza &amp; Figli, 1972, pp.226-227):<\/p>\n<p><em>Non posso fare a meno di osservare che l&#8217;influsso del clero cattolico \u00e8 in questa provincia pi\u00f9 grande di quanto si creda a Parigi. Durante i funerali li si vede passare per le strade nei loro abiti religiosi, con croci e stendardi, cantando malinconicamente &#8212; spettacolo quasi sorprendente per chi venga dalla capitale, dove cose del genere sono severamente proibite dalla polizia, o meglio dal popolo. Per tutto il tempo che sono stato a Parigi non ho mai visto un sacerdote girare per le strade nell&#8217;abito del suo ministero; neppure in uno dei mille e mille funerali che ho incontrato durante l&#8217;infuriare del colera ho mai visto la Chiesa rappresentata dai suoi servi o dai suoi simboli. Molti sostengono, tuttavia, che anche a Parigi la religione &#8212; in silenzio &#8212; riprende vita. \u00c8 vero, per lo meno la comunit\u00e0 religiosa dell&#8217;Abb\u00e9 Chatel [Ferdinand Toussaint Fran\u00e7ois Chatel, 1795-1857, s&#8217;era staccato, dopo la rivoluzione di luglio, dalla chiesa di Roma e aveva fondato una &quot;\u00c9glise unitarie fran\u00e7aise&quot;] registra un quotidiano incremento; la sua sala, nella Rue Clichy, \u00e8 gi\u00e0 diventata troppo stretta per la fola dei fedeli, e da qualche tempo egli officia nel grande edificio del &quot;boulevard&quot; Bonne Nouvelle, dove un tempo il signor Martin esibiva gli animali del suo serraglio e dove, adesso, c&#8217;\u00e8 una scritta a lettere cubitali: &quot;\u00c9glise catholique et apostolique&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Ancora nel 1832, dunque, una cosa era il sistema di vita parigino, un&#8217;altra cosa e ben diversa quello normanno. In Italia, il sistema di vita moderno si \u00e8 imposto solamente con il <em>boom<\/em> economico degli anni &#8217;50 e &#8217;60, sempre irradiandosi dalle citt\u00e0 e dal Nord verso il Sud (per mezzo dell&#8217;immigrazione interna dal Sud verso il Nord), finch\u00e9 la civilt\u00e0 contadina si \u00e8 spenta per il venir meno delle sue basi materiali e morali e l&#8217;agricoltura \u00e8 divenuta un sistema produttivo fondato sugli stessi presupposti tecnici e finanziari di tutti gli altri, vale a dire dominato dalla logica delle grandi banche e non pi\u00f9 da una propria logica interna (tanto \u00e8 vero che un raccolto troppo abbondante viene distrutto sotto i cingoli dei trattori, in omaggio alle leggi della finanza moderna). Per il resto, \u00e8 interessante confrontare le osservazioni di Heine con la sociologia e la psicologia del clero cattolico dei nostri giorni: anche qui la vittoria della modernit\u00e0 \u00e8 stata una vittoria totale, nel senso che il clero stesso ha ripudiato i propri simboli e i propri riti, li ha nascosti, ha cercato di giustificarli goffamente in base alla logica e alle categorie della mentalit\u00e0 moderna. La Messa di Pasqua soppressa per motivi di sicurezza sanitaria e la santa Comunione distribuita ai fedeli coi guanti di plastica, la mascherina e le pinzette, sono comportamenti che hanno la loro origine nell&#8217;ormai lunga abitudine del clero di dismettere l&#8217;abito e i simboli della condizione sacerdotale non appena messo il piede fuori dalla chiesa, anzi, non appena terminate le celebrazione liturgiche; per non dire delle chiese che hanno abolito la croce in omaggio a un fumoso e velleitario dialogo interreligioso. Se un prete arriva a comportarsi come se Ges\u00f9 Eucaristico potesse essere portatore di un virus mortale, allora vuol dire che ha perso la fede ma vuol tenere in vita un&#8217;ignobile farsa per ragioni meramente opportunistiche. Ed ecco la risposta che cercavamo: la modernit\u00e0 si allontana da Dio per meglio schiavizzare l&#8217;uomo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi che stiamo attraversando non parte da ieri, ma risale a molti, molti anni fa. 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