{"id":23853,"date":"2019-02-12T06:27:00","date_gmt":"2019-02-12T06:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/02\/12\/che-cosa-e-essenziale\/"},"modified":"2019-02-12T06:27:00","modified_gmt":"2019-02-12T06:27:00","slug":"che-cosa-e-essenziale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/02\/12\/che-cosa-e-essenziale\/","title":{"rendered":"Che cosa \u00e8 essenziale?"},"content":{"rendered":"<p>Ecco la domanda che ciascun essere umano, anche se non \u00e8 filosofo e non nutre alcun interesse per le questioni filosofiche, dovrebbe porsi, almeno qualche volta nel corso della propria vicenda terrena: che cosa \u00e8 veramente importante, che cosa \u00e8 essenziale, nella vita d&#8217;un uomo? O, come dice Seneca: <em>quid est praecipuum?<\/em><\/p>\n<p>Ci piace riportare almeno una parte di questo ragionamento del pensatore romano, che non si trova nelle <em>Lettere a Lucilio<\/em>, n\u00e9 in qualche altra opera specificamente filosofica, ma nel terzo libro delle <em>Naturales queastiones<\/em>, dove la domanda di senso \u00e8 ripetuta per ben sette volte, secondo la figura retorica dell&#8217;anafora, evidentemente come interrogativo di somma importanza per la vita di un uomo (da: Lucio Anneo Seneca, <em>Questioni naturali,<\/em> a cura di Dionigi Vottero, UTET, Torino, 1989, e Tea, Milano, 1990, pp. 382-387):<\/p>\n<p><em>Che cos&#8217;\u00e8 veramente importante nella vita dell&#8217;uomo? Non \u00e8 aver riempito i mari con le proprie flotte, n\u00e9 aver piantato le insegne sul lido del mar Rosso, n\u00e9 venendo a mancare la terra per le nostre oltraggiose conquiste, aver errato sugli oceani alla ricerca dell&#8217;ignoto, ma l&#8217;aver visto con l&#8217;animo ogni cosa e, vittoria maggiore di tutte, aver domato i vizi: non si contano coloro che hanno avuto in loro potere interi popoli e citt\u00e0, ma pochissimi sono riusciti a dominare su se stessi. Che cos&#8217;\u00e8 veramente importante? Ergere l&#8217;anima sopra le minacce e le lusinghe della fortuna, non considerare nulla degno di essere atteso con ansia. Cos&#8217;ha infatti di appetibile per te la fortuna che, ogniqualvolta dalla frequentazione delle cose divine ricascherai nelle umane, avrai la vista annebbiata non altrimenti che coloro i cui occhi dal sole splendente ritornano nell&#8217;ombra profonda? Che cos&#8217;\u00e8 veramente importante? Poter tollerare le avversit\u00e0 con animo sereno; sopportare qualunque cosa accadr\u00e0 come se tu avessi voluto che ci\u00f2 ti accadesse (avresti infatti dovuto volere, se avessi saputo che tutto avviene per volont\u00e0 immutabile di Dio: piangere, lamentarsi e gemere significa ribellarsi). Che cos&#8217;\u00e8 veramente importante? Un animo forte e fermo di fronte alle sventure, non solo lontano ma anche nemico del lusso che non cerchi avidamente i pericoli e non li fugga a precipizio, che sappia non aspettare passivamente la propria sorte ma esserne lui l&#8217;artefice e contro la buona e la cattiva ventura sappia avanzare senza paura e senza turbamento, non colpiti n\u00e9 dagli attacchi di questa n\u00e9 dallo splendore di quella. Che cos&#8217;\u00e8 veramente importante? Non accogliere nell&#8217;animo propositi malvagi, levare senza macchia le mai al cielo, non aspirare ad alcun bene che, perch\u00e9 passi a te, qualcuno deve dare o qualcuno deve perdere; desiderare invece ci\u00f2 che si pu\u00f2 desiderare senza che nessuno si opponga: il perfezionamento morale; tutto il resto di cui i mortali fanno gran conto, anche se portato in casa da circostanze favorevoli, considerarlo come se dovesse uscire per la stessa porta per la quale \u00e8 entrato. Che cos&#8217;\u00e8 veramente importante? Sollevare alti gli spiriti sopra gli avvenimento dovuti alla fortuna, ricordarsi della propria condizione di uomo cosicch\u00e9, se sarai fortunato, tu sappia che ci\u00f2 non durer\u00e0 a lungo, se sfortunato, affinch\u00e9 tu sappia che tu non lo sei se non ti ritieni tale. Che cos&#8217;\u00e8 veramente importante? Tenere la propria vita a fior di labbra: questo fatto rende liberi non in forza del diritto positivo ma per diritto di natura. E libero \u00e8 chi si \u00e8 sottratto alla schiavit\u00f9 di se stesso: questa \u00e8 ininterrotta e ineluttabile e preme giorno e notte ugualmente senza intervallo, senza tregua. Essere schiavi di se stessi \u00e8 la pi\u00f9 opprimente delle schiavit\u00f9: ma ti \u00e8 facile sbarazzartene se smetterai di pretendere molto da te, se smetterai di procurarti guadagni, se non perderai mai di vista sia la tua natura di uomo che l&#8217;et\u00e0, fosse pure giovanile, e dirai a te stesso: \u00abPerch\u00e9 dovrei perdere la testa? Perch\u00e9 affannarmi? Perch\u00e9 sudare? Perch\u00e9 arrabattarmi in attivit\u00e0 agricole e politiche? Non ho bisogno di molto e non ne ho bisogno per molto\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>La risposta di Seneca alla domanda: <em>quid est praecipuum?<\/em> presenta degli evidenti punti di contatto con quella che darebbe qualsiasi buon cattolico. La si confronti con i dodici versi iniziali dell&#8217;XI canto del <em>Paradiso<\/em> di Dante, che presentano con la pagina di Seneca &#8212; escludendo peraltro, quasi certamente, una filiazione diretta &#8212; delle convergenze notevoli nel modo di argomentare, laddove viene fatto l&#8217;elenco delle vanit\u00e0 legate alle carriere mondane:<\/p>\n<p>*O insensata cura\u00a0de&#8217; mortali, \/ quanto son difettivi silogismi \/ quei che ti fanno in basso batter l&#8217;ali*<em>\u00a0! \/\/ Chi dietro a<\/em> <em>iura\u00a0e chi ad amforismi \/ sen giva, e chi seguendo sacerdozio, \/ e chi regnar per forza o per sofismi, \/\/ e chi rubare e chi civil negozio, \/ chi nel diletto de la carne involto \/ s&#8217;affaticava e chi si dava a l&#8217;ozio, \/\/ quando, da tutte queste cose sciolto, \/ con B\u00ebatrice m&#8217;era suso\u00a0in cielo \/ cotanto glor\u00efosamente accolto<\/em>.<\/p>\n<p>La domanda su cosa sia essenziale nella vita \u00e8 una domanda-termometro: serve a misurare la febbre, sia della singola persona, sia della societ\u00e0. Una societ\u00e0 nella quale questa domanda non viene nemmeno pi\u00f9 posta, e dove chi la pone viene guardato con un misto di curiosit\u00e0, compatimento e disprezzo, come un sopravvissuto di lontane epoche ormai dimenticate, denuncia da se stessa il proprio avvilimento e il proprio stato di confusione pressoch\u00e9 totale. Una persona che non se la pone mai, e che si stupisce se qualcuno gliela pone, \u00e8 una persona che vive alla giornata, senza orizzonti, senza meta, senza scopo. E tanto la societ\u00e0, quanto la persona che si sono scordati cosa \u00e8 essenziale, anzi, che si sono scordati di chiederselo, sono destinati a fare poca strada: non va lontano chi non sa stabilire una gerarchia di priorit\u00e0, chi non ha ben chiaro quel che \u00e8 importante e quel che non lo \u00e8. E infatti: lo spettacolo quotidiano che ci viene offerto dalla vita \u00e8 quello di persone che vagano senza scopo, disordinatamente, come gli ubriachi, e di una societ\u00e0 dove tutti quanti si agitano freneticamente, ma senza arrivare a nulla, o peggio, smarrendosi e incespicando nei propri passi.<\/p>\n<p>Ora, questa situazione \u00e8 in parte il frutto di una civilt\u00e0, come quella moderna, che ha distrutto la tradizione e ogni punto di riferimento in nome di un dinamismo fine a se stesso, di un andare avanti senza riflettere, di un fare tanto per fare; ma in parte \u00e8 dovuta anche a un massiccia opera, lucidamente programmata, per relativizzare ogni cosa ed eliminare qualsiasi residuo di metafisica, di sacralit\u00e0, di trascendenza, o anche solo di ordinata e matura interiorit\u00e0. Siamo in presenza di una cultura totalitaria e fintamente tollerante, ben decisa ad imporre il relativismo per legge, perfino multando o mandando in prigione, se necessario, quanti non sono disposti ad arrendersi di fronte al suo progetto di dominio assoluto sulle intelligenze e sulle coscienze. L&#8217;obiettivo \u00e8 quello di mantenere i membri della societ\u00e0 immersi nel fiume tumultuoso del relativo, del provvisorio, dell&#8217;effimero, facendo per\u00f2 in modo che essi percepiscano e considerino come salde certezze e beni irrinunciabili le convinzioni pi\u00f9 estemporanee e le cose pi\u00f9 frivole. In altre parole, gli esseri umani vengono condizionati ad auto-condizionarsi: devono crearsi una sorta di gabbia illusionistica dalla quale non osano uscire e nella quale si riducono a vivere di una vita spenta, riflessa, totalmente artificiale, avulsa dalla vita vera, dai sentimenti veri, dai valori autentici; come i prigionieri nella caverna di Platone, essi finiscono per scambiare quel piccolo spazio, popolato d&#8217;illusioni e di fantasmi, per il grande spazio della dimensione reale, abbrutendosi nel perseguimento di una &quot;libert\u00e0&quot; che consiste nella scelta dei mezzi coi quali suicidarsi. Parliamo di suicidio morale, ma anche di suicidio biologico: perch\u00e9 come il singolo si suicida moralmente allorch\u00e9 perde il contatto con la realt\u00e0 e diviene dipendente dalle droghe e da quegli stili di vita illusori che causano la sua alienazione, cos\u00ec la societ\u00e0 si suicida quando oblia le proprie radici, la propria identit\u00e0, e si trastulla nell&#8217;inseguire vizi e capricci sempre pi\u00f9 innaturali, abnormi e mostruosi, presentandoli come grandi conquiste e come emblemi di civilt\u00e0 dei quali andare orgogliosi. Da quando in qua il fatto di voler cambiare il proprio sesso biologico pu\u00f2 essere visto come un vanto? In nessuna societ\u00e0 al mondo si \u00e8 mai verificata una simile aberrazione: oggi vi stiano assistendo. E finch\u00e9 la massima aspirazione di vita viene fatta risiedere nell&#8217;esercizio di simili &quot;diritti&quot;, la domanda su ci\u00f2 che \u00e8 essenziale nella vita rimane, evidentemente, del tutto disattesa.<\/p>\n<p>Ecco allora che tornare a porsi la domanda su cosa \u00e8 essenziale equivale a lottare per tenere viva la propria umanit\u00e0 e desta la propria coscienza. Finch\u00e9 ci si comporta come se correre dietro a tutte le mode del consumismo, e sottomettersi a tutti i riti del politicamente corretto, fossero l&#8217;essenziale, si continuer\u00e0 a vivere una vita di seconda o terza scelta: una vita nella quale si \u00e8 schiavi dei propri appetiti disordinati, anche i pi\u00f9 bestiali e infamanti, e si trascura la propria parte pi\u00f9 nobile, quella spirituale, che aspira alle altezze del vero, del buono, del giusto e del bello.\u00a0I poteri finanziari ovunque imperanti vorrebbero farci perfino scordare che esistono queste categorie, non parliamo la loro manifestazione concreta: la verit\u00e0, la bont\u00e0, la giustizia e la bellezza. Al loro posto vogliono imporci, a livello privato, la religione dei consumi e del narcisismo; a livello pubblico, la religione del Migrante, uno strano miscuglio di migrazionismo, modernismo, gnosticismo, luteranesimo, ambientalismo, sincretismo post-cristiano, il tutto con minuscole e annacquate componenti di cattolicesimo: Ges\u00f9 ridotto alle dimensioni di un semplice profeta, la Madonna ridotta a una Mamma, i Santi ridotti a uomini comuni e persino gay, i diavoli e gli Angeli che non esistono addirittura, e la vita eterna non si sa, s\u00ec, no, forse, anzi probabilmente no. L&#8217;umanit\u00e0 si pu\u00f2 pertanto dividere, ai nostri giorni, in due grandi categorie: i vivi, che si chiedono cosa sia essenziale perseguire nella vita, e i non vivi, i morti viventi, che non se lo chiedono perch\u00e9 non si chiedono pi\u00f9 nulla di serio, e soprattutto non si fanno pi\u00f9 domande autentiche, ma semmai quelle domande che corrispondo ai &quot;bisogni&quot; artificiali in essi instillati dal sistema aberrante della modernit\u00e0. Tutti quelli che vivono letteralmente attaccati al loro telefonino, o al computer, o al televisore; tutti quelli che si pongono il fatto dell&#8217;abbigliamento, della palestra,m dell&#8217;abbronzatura come impegni prioritari; tutti quelli che considerano irrinunciabile procurarsi l&#8217;ultimo modello di telefonino, o di automobile, o di gioco elettronico; tutti quelli che se ne vanno in giro con l&#8217;apparecchio per ascoltare musica attaccato agli orecchi, e frastornano il proprio cervello con musiche ritmiche e sincopate, a volume assordante; tutti quelli che non riescono neanche a immaginare il proprio fine settimana se non in discoteca, a &quot;sballare&quot; e impasticcarsi fino all&#8217;alba; tutti quelli che vedono nell&#8217;altro sesso, e anche nel proprio, solamente una riserva di caccia per inseguire l&#8217;orgasmo; e tutti quelli che vedono il lavoro, la famiglia, la sincerit\u00e0 e la lealt\u00e0 delle relazioni interpersonali come rimasugli e nostalgie di un passato ormai scomparso, e inseguono solo l&#8217;attimo, le emozioni e le sensazioni &quot;travolgenti&quot;;: tutti costoro sono dei non vivi, dei morti viventi, che tengono scrupolosamente oliato ed efficiente il meccanismo attraverso il quale subiscono la quotidiana dose di distruzione della loro umanit\u00e0.<\/p>\n<p>A questo punto \u00e8 abbastanza chiaro quale sia la strada da percorrere per chi voglia difendere e, se possibile, rafforzare, ampliare e arricchire la propria umanit\u00e0: quella de-condizionamento. Cosa meno facile di quanto si creda, perch\u00e9 si tratta di sottrarsi all&#8217;abbraccio mortale con un mostro che si serve di noi stessi: per cui dobbiamo, in pratica, de-condizionarci da noi stessi e dalle nostre pessime abitudini, tagliando i mille fili che ci tengono legati alla macchina della nostra distruzione, e attraverso i quali introiettiamo i liquami, i veleni e i diabolici influssi che ci espropriano, giorno dopo giorno, ora dopo ora, della nostra parte migliore: la nostra creativit\u00e0, la nostra intelligenza, la nostra coscienza e il nostro incanto di fronte al mondo. Ed \u00e8 un sistema assai abile e ramificato, che si impadronisce delle persone quando sono ancora bambini, li trasforma in piccoli drogati che non possono fare a meno delle scarpe firmate, dello zainetto firmato, dell&#8217;ultimo modello di telefonino. Capire che si tratta di bisogni artificiali ed eterodiretti, e che far coincidere col possesso di tali cose il proprio benessere \u00e8 pura follia e odio del proprio bene, \u00e8 il primo passo, faticoso ma necessario, per spezzare le catene della propria schiavit\u00f9. Bisogna imparare e disprezzare il ricatto del consumismo, la paura dell&#8217;esclusione, il giudizio che daranno di noi gli altri, cio\u00e8 gli schiavi ben decisi a rimare tali e quindi nemicissimi degli schiavi che aspirano alla libert\u00e0. Infatti il consumismo ci tiene prigionieri non soltanto delle cose, ma anche di false relazioni umane e di una intima disistima di s\u00e9, di un vero e proprio auto-disprezzo, sia pure ben dissimulato dietro la apparenze seducenti della cura narcisistica del proprio apparire. Ma chi davvero si vuol bene, non fa dipendere l&#8217;idea che ha di se stesso dal possesso di beni inutili e frivoli. Volersi bene davvero significa amare la propria parte spirituale: quella che ha sete di Assoluto e di Eterno, in altri termini ha sete di Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ecco la domanda che ciascun essere umano, anche se non \u00e8 filosofo e non nutre alcun interesse per le questioni filosofiche, dovrebbe porsi, almeno qualche volta<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[189],"class_list":["post-23853","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-lucio-anneo-seneca"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23853","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23853"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23853\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23853"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23853"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23853"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}