{"id":23845,"date":"2022-09-27T10:54:00","date_gmt":"2022-09-27T10:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/09\/27\/che-cosa-pensava-padre-pio-delle-novita-conciliari\/"},"modified":"2022-09-27T10:54:00","modified_gmt":"2022-09-27T10:54:00","slug":"che-cosa-pensava-padre-pio-delle-novita-conciliari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/09\/27\/che-cosa-pensava-padre-pio-delle-novita-conciliari\/","title":{"rendered":"Che cosa pensava Padre Pio delle novit\u00e0 conciliari?"},"content":{"rendered":"<p>Padre Pio da Pietrelcina, a giudizio di molti, \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 grandi santi, forse il pi\u00f9 grande, del XX secolo.<\/p>\n<p>Il Concilio Vaticano II, a giudizio di molti, \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 grandi eventi, se non il pi\u00f9 grande, nella storia della Chiesa.<\/p>\n<p>\u00c8 naturale pertanto, e di grande interesse, sapere cosa pensava Padre Pio del Concilio Vaticano II e della riforma liturgica che ad esso tenne dietro in brevissimo volger di tempo, tanto che nel 1969 era ormai cosa fatta, con la pubblicazione, il 3 aprile, del nuovo <em>Missale Romanum<\/em> (che, nonostante il titolo in latino, non era pi\u00f9 in latino, ma in lingua volgare; mentre il Concilio si era chiuso nel dicembre 1965).<\/p>\n<p>Che cosa pensasse del Concilio nel suo complesso, non possiamo dirlo con assoluta sicurezza, ma vi sono sufficienti indizi (e non si dimentichi che egli possedeva anche il dono soprannaturale della preveggenza) per pensare che fosse estremamente preoccupato per il futuro della Chiesa e per la salute delle anime.<\/p>\n<p>Che cosa pensasse della riforma liturgica, lo mostrano i fatti: chiese (e ottenne) di poter seguitare a celebrare la messa di sempre, quella della sua stessa ordinazione; quella durante la quale si immedesimava a tal punto nel Sacrificio eucaristico da perdere del tutto la nozione del tempo e da restare in silenzio, come in estasi, per pi\u00f9 di un&#8217;ora.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che fra gli stessi padri conciliari, quelli di loro che erano in buona fede (ed erano certamente la maggioranza) e ignoravano o sospettavano solo vagamente il disegno malefico e la precisa congiura che i neomodernisti avevamo tessuto nell&#8217;ombra, gi\u00e0 da tempo, alcuni vollero sapere quale fosse il pensiero del santo stigmatizzato del Gargano, cos\u00ec da ricevere qualche raggio di luce nel buio fitto che stava scendendo, nonostante la grancassa del mondo e tutto l&#8217;apparato di esaltazione acritica che la stampa interessata stava portando avanti per spingere le &quot;riforme&quot; e le novit\u00e0 sempre pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p>Citiamo una pagina della biografia <em>Padre Pio<\/em>, notevole per equilibrio e scrupolo d&#8217;imparzialit\u00e0, del saggista francese Yves Chiron (titolo originale: <em>Padre Pio. Le stigmatis\u00e9<\/em>, Librairie Acad\u00e9mique Perrin, 1994; traduzione di B. Gabutti, Edizioni Paoline, 1997, pp.329; 335-336):<\/p>\n<p><em>San Giovanni Rotondo attir\u00f2 alcuni padri conciliari che, preoccupati e disorientati, si aspettavano di trovarvi qualche chiarimento o risposta. Incontrarono soltanto un religioso che confessava per tutto il giorno e che celebrava la messa con una devozione e un&#8217;attenzione soprannaturali. Videro un prete stigmatizzato, il primo della storia della Chiesa, che avrebbe potuto dire con san Paolo: \u00abCompleto nel mio corpo ci\u00f2 che manca ai patimenti di Cristo per il suo corpo, che \u00e8 la Chiesa\u00bb (Col. 1,24). Soffrire per la Chiesa e attraverso la Chiesa:questa era la prima lezione che poteva dare Padre Pio ai prelati che venivano a consultarlo. A un visitatore, che gli faceva troppe domande, aveva risposto un giorno: \u00abL&#8217;abitudine di chiedere sempre perch\u00e9 ha portato il mondo a perdersi\u00bb. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La costituzione sulla liturgia era stata promulgata il 4 dicembre 1963. Inizi\u00f2 allora la revisione di certi riti e la preparazione di nuovi testi liturgici. Un &quot;Consilium&quot; di liturgia, messo in piedi da Paolo I il 25 gennaio 1964, si dedic\u00f2 a questo lavoro. Monsignor Annibale Bugnini e il cardinal Lercaro ne furono i principali responsabili. Si trattava di riformare tutti i riti sacramentali, e in primo luogo la messa, in una prospettiva di riavvicinamento con le altre confessioni cristiane. Il rito tridentino, detto di san Pio V; sarebbe stato sostituito, dopo il concilio, con un nuovo rito, il &quot;Novus Ordo Missae&quot;, promulgato in maniera definitiva da Paolo VI il 3 aprile 1969e che proponeva una nuova formulazione teologica del sacramento dell&#8217;eucaristia, ma anche la possibilit\u00e0 di celebrare la liturgia in lingua volgare.<\/em><\/p>\n<p><em>La riforma liturgica preoccupava certamente Padre Pio. Anche se il &quot;Novus Ordo&quot; non entrer\u00e0 in vigore ufficialmente e in maniera obbligatoria solo nel 1969, e cio\u00e8 sei mesi dopo la sua morte, fin dalla prima domenica di Quaresima del 1965, che cadeva il 7 marzo, furono celebrate per la prima volta messe in lingua volgare, seguendo testi liturgici &quot;sperimentali&quot; del cardinal Lercaro e di monsignor Bugnini. Questa liturgia &quot;sperimentale&quot;, che abbandonava il latino e sconvolgeva la formulazione teologica del sacramento, non poteva incontrare l&#8217;assenso di Padre Pio. Prima ancora che fosse ufficialmente autorizzata, chiese, il 7 febbraio, di poter continuare a celebrare la messa secondo il rito tridentino.<\/em><\/p>\n<p><em>Il fatto che il cardinal Lercaro, suo amico e protettore in svariate occasioni, fosse tra gli iniziatori della riforma non bastava a fargliela apprezzare in qualche modo. Paolo VI acconsent\u00ec ben volentieri alla richiesta di Padre Pio e, il 9 marzo, inviava il cardinal Bacci a portare di persona l&#8217;indulto che autorizzava il vecchio cappuccino a continuare a celebrare la messa della sua ordinazione. La scelta di Bacci non era senza significato. Oltre a essere stato uno dei pochi prelati che aveva sempre manifestato sostegno e amicizia a Padre Pio nei momenti pi\u00f9 difficili della seconda persecuzione, era anche stato durante il concilio, che sarebbe terminato pochi mesi dopo, uno degli animatori della tendenza conservatrice e un ardente sostenitore del rito tradizionale in latino (cfr. il &quot;Breve esame critico della nuova messa&quot; presentato a Paolo VI dai cardinali Ottaviani e Bacci nel 1969)<\/em>.<\/p>\n<p><em>L&#8217;autorizzazione a poter celebrare la messa in latino fino alla morte sollev\u00f2 Padre Pio, che era preoccupato delle diverse riforme e novit\u00e0 che agitavano la Chiesa e che rinfocolavano le divisioni tra i padri conciliari. Dopo aver ringraziato il cardinal Bacci dell&#8217;indulto concesso dal papa, gli diede una specie di consiglio:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abIl Concilio, per piet\u00e0, finitelo in fretta!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Nove mesi dopo, l&#8217;8 dicembre 1965, Paolo Vi chiudeva solennemente il Concilio Vaticano II. Lo faceva con una visione entusiasta dello pera compiuta. I vescovi e gli arcivescovi che se ne tornavano nelle loro diocesi dopo aver lavorato al \u00abrinnovamento della Chiesa\u00bb avrebbero dovuto da quel momento in avanti rispondere, secondo Paolo VI, all&#8217;\u00abappello imperioso dei popoli\u00bb. Lo sguardo di Padre Pio sul mondo e sulla Chiesa era invece molto meno ottimista: la preoccupazione sarebbe stata d&#8217;ora in avanti il suo sentimento dominante<\/em>.<\/p>\n<p>Da questa ricostruzione emerge chiaramente che, pur non essendo stata ancora imposta la nuova liturgia, se un sacerdote desiderava continuare a celebrare la messa di sempre, cio\u00e8 quella di san Pio V, doveva richiedere a Roma un apposito indulto. Anche Padre Pio si sottoposte a tale umiliazione e ottenne una risposta favorevole, sia perch\u00e9 un diniego avrebbe sollevata scalpore, vista la notoriet\u00e0 del personaggio, e sollevato interrogativi nell&#8217;opinione pubblica sul perch\u00e9 il santo cappuccino non volesse celebrare la nuova messa; sia quale forma di risarcimento morale, se cos\u00ec possiamo dire, per la seconda persecuzione, quella scatenata nel 1960 e di cui era stato anima (nera) il vescovo di Padova, il cappuccino Girolamo Bortignon, il quale aveva agito, se non con l&#8217;incoraggiamento, quantomeno con l&#8217;avallo o il benestare di Giovanni XXIII, e che tante indicibili sofferenze aveva provocato non solo al santo, ma anche ai suoi fedeli. A cominciare da quei due preti padovani, don Negrisiolo e don Castello, ai quali il loro vescovo stava facendo passare un autentico Calvario, ma che, ligi anche in questo al modello del loro padre spirituale, non vollero lasciare l&#8217;abito, ma rimasero fedeli alla Chiesa e saldi nella loro bella fede cattolica, nonostante tutto. Una prova analoga, sia detto fra parentesi, aveva dovuto sopportare anche un altro santo frate cappuccino, Leopoldo Mandic (morto nel 1942, nel mezzo della Seconda guerra mondiale) e sempre ad opera di Bortignon, non ancora vescovo, ma in veste di superiore provinciale dei cappuccini: subito prima di spirare, san Leopoldo confid\u00f2 a una persona amica che quanto gli aveva fatto passare costui era stata la prova pi\u00f9 dura della sua intera vita.<\/p>\n<p>Nell&#8217;umilt\u00e0 di Padre Pio davanti alle decisioni prese dalla Chiesa e nella sua obbedienza anche di fronte a provvedimenti &#8212; sia personali, sia di ordine generale &#8212; che riteneva ingiusti o sbagliati, non si ribell\u00f2, non protest\u00f2, non cerc\u00f2 di far valere le sue ragioni. Era un sacerdote, un religioso, un battezzato nella Chiesa fondata da Ges\u00f9 Cristo, e non poteva nemmeno concepire che la resistenza a provvedimenti discutibili dei suoi superiori degenerasse in una forma di ribellione: per lui l&#8217;obbedienza era una virt\u00f9 sempre e comunque, senza condizioni. \u00c8 pur vero che egli visse in un tempo in cui si poteva sospettare che la Chiesa fosse infiltrata dai massoni, e che molte teorie teologiche sbagliate la stessero inquinando, ma nel complesso era diffusa la convinzione che essa non avrebbe mai tradito il messaggio di Cristo, perch\u00e9 i papi sarebbero sempre stati fedeli ad esso. E anche se, come pare, Padre Pio era a conoscenza della missione di don Luigi Villa, di indagare sulla penetrazione della massoneria nelle alte sfere della Chiesa, e anzi aveva dato la sua benedizione privata a quel coraggioso sacerdote nel momento in cui intraprendeva la sua lunga e pericolosa inchiesta (che gli frutt\u00f2 numerosi tentativi di assassinio); anche se, forse, qualche sospetto sulla affiliazione alle logge di Giovanni XXIII e di Paolo VI pot\u00e9 sfiorarlo o giungere comunque ai suoi orecchi, non lasci\u00f2 trapelare nulla all&#8217;esterno, n\u00e9 disse una sola parola di biasimo o di critica, per quanto cauta e circospetta, nei confronti di quei pontefici. Nemmeno su Giovanni XXIII, che tanto male agli aveva fatto dando ascolto alle insinuazioni di monsignor Bortignon (raccolte anche dal vescovo di Vittorio Veneto, Albino Luciani, che a sua volta mise in guardia i propri fedeli contro i gruppi di preghiera di Padre Pio: forse pi\u00f9 per ingenuit\u00e0 che per una ragione precisa, come certamente fu il caso di Bortignon, il quale doveva ripianare la voragine finanziaria creata dal crack del disinvolto banchiere Giuffr\u00e8, e Padre Pio non voleva &quot;girargli&quot; le offerte dei fedeli per la casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo), mai lasci\u00f2 trapelare il bench\u00e9 minimo moto di disobbedienza verso l&#8217;autorit\u00e0 apostolica, n\u00e9 mai premise ad alcuno di cogliere in lui il pi\u00f9 piccolo cenno d&#8217;insofferenza o ribellione.<\/p>\n<p>E qui, secondo noi, sta la maggiore grandezza di Padre Pio. Calunniato, non rispose; offeso, non reag\u00ec; perseguitato, non and\u00f2 al contrattacco. Quanto al Concilio, una sola frase uscita dalla sua bocca ci \u00e8 stata tramandata, una frase peraltro che dice tutto e non ha bisogno di commenti: \u00abPer piet\u00e0, chiudetelo in fretta!\u00bb. Accett\u00f2 tutto in silenzio, senza mai mettere in discussione la legittimit\u00e0 dei suoi superiori.<\/p>\n<p>Quanti ne sarebbero stato capaci, al suo posto? Quanti ne sono capaci oggi, allorch\u00e9 la censura dell&#8217;autorit\u00e0 ecclesiastica \u00e8 motivo sufficiente per creare uno scisma, magari giustificandolo con le parole pi\u00f9 nobili del mondo?<\/p>\n<p>E, d&#8217;altra parte, se vogliamo spingere ancora pi\u00f9 avanti le supposizioni: che cosa avrebbe fatto Padre Pio, se gli avessero negato l&#8217;indulto e si fosse visto obbligato a celebrare la messa secondo il <em>Novus Ordo<\/em>, pensato e attuato dal massone Annibale Bugnini? Anche in quel caso si sarebbe sottomesso, avrebbe sofferto in silenzio e offerto a Ges\u00f9 Cristo il suo estremo sacrificio? Se si vuole essere onesti, \u00e8 impossibile dirlo.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni della sua vita, <em>anche dopo che la persecuzione contro di lui era finita<\/em>, Padre Pio apparve costantemente serio, preoccupato. Era in ansia per il destino della Chiesa e per il bene delle anime, frastornate da troppe novit\u00e0, alcune a dir poco discutibili. Il suo cuore generoso era capace di sopportare le prove pi\u00f9 dure sulla propria persona, ma sanguinava al pensiero del male che era in agguato contro le anime dei fedeli. Questo tratto della sua santit\u00e0 era sempre stato presente. Risale alla prima persecuzione, quella del 1923 &#8212; il cui vero ispiratore era stato padre Agostino Gemelli, come Bortignon lo sar\u00e0 della seconda &#8211; con la quale, fra le altre cose, gli si vietata di celebrare pubblicamente la messa, questo ricordo di Emmanuele Brunatto, il giorno in cui Padre Pio era venuto a sapere dei provvedimenti presi contro di lui, e pubblicamente annunciati sugli organi ufficiali vaticani e sulla stampa (Y. Chiron, cit., p. 177):<\/p>\n<p><em>Arrivato nella cella, and\u00f2 a chiudere le imposte della finestra e si ferm\u00f2 qualche istante come per contemplare da lontano la pianura assolata di Foggia. Poi, all&#8217;improvviso, si volt\u00f2 scoppiando a piangere. Mi gettai ai suoi piedi e gli abbracciai le ginocchia: \u00abPadre mio, lei sa quanto l&#8217;amiamo! Il nostro amore deve esserle di conforto\u00bb. La risposta fu dura, quasi un rimprovero: \u00abMa non capisci, figlio mio, che non piango per me? Avr\u00f2 meno lavoro e pi\u00f9 meriti. Piango per tutte quelle anime che vengono private della mia testimonianza proprio da quelle persone che dovrebbero difenderla\u00bb.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Padre Pio da Pietrelcina, a giudizio di molti, \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 grandi santi, forse il pi\u00f9 grande, del XX secolo. 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