{"id":23841,"date":"2015-12-21T08:45:00","date_gmt":"2015-12-21T08:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/21\/che-cosa-e-veramente-centrale-e-basilare-per-il-nostro-senso-di-esistere\/"},"modified":"2015-12-21T08:45:00","modified_gmt":"2015-12-21T08:45:00","slug":"che-cosa-e-veramente-centrale-e-basilare-per-il-nostro-senso-di-esistere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/21\/che-cosa-e-veramente-centrale-e-basilare-per-il-nostro-senso-di-esistere\/","title":{"rendered":"Che cosa \u00e8 veramente centrale e basilare per il nostro senso di esistere?"},"content":{"rendered":"<p>Il nostro senso di esistere si basa su alcune certezze fondamentali, intuitive, rassicuranti, che ci avvolgono, ci fasciano, ci sostengono e che sono, per cos\u00ec dire, lo sfondo di tutta la nostra vita interiore, di tutta la nostra consapevolezza e della nostra esperienza.<\/p>\n<p>La prima di queste, secondo Antonio Rosmini, era il sentimento dell&#8217;essere: un sentimento cos\u00ec immediato e naturale, e, nello stesso tempo, cos\u00ec necessario, anzi, indispensabile, che solo grazie ad esso noi possiamo sentire tutto il resto, pensare e capire tutto il resto, interrogarci e stupirci su tutto il resto. Davanti a un cielo azzurro, o davanti al nostro gioire e godere di quel meraviglioso spettacolo, quel che troviamo alla radice \u00e8 il sentimento dell&#8217;essere: prima di essere azzurro, il cielo \u00e8; prima di stupirci, noi siamo; prima di essere cos\u00ec come sono, belle o brutte, nuove o vecchie, grandi o piccole, le cose sono, esistono, e noi esistiamo, noi siamo: altrimenti o vi sarebbe il nulla, o noi saremmo immersi nel caos e non sentiremmo nulla.<\/p>\n<p>Eppure, accanto al sentimento dell&#8217;essere, vi \u00e8, silenzioso ma certo, costante, perenne, anche un altro sentimento, che ne \u00e8 praticamente l&#8217;opposto: il sentimento che le cose potrebbe anche non essere cos\u00ec come sono; che noi non sappiamo nulla della loro essenza; e che noi stessi potremmo essere altrimenti, o potremmo sentire, pensare, agire altrimenti da come sentiamo, pensiamo ed agiamo: che ogni cosa \u00e8, per cos\u00ec dire, sospesa nel vuoto e che fluttua fra innumerevoli e perfino opposte possibilit\u00e0. Noi sentiamo, insomma, che l&#8217;essere non \u00e8 una realt\u00e0 rigida e fissata irrevocabilmente, ma che si esprime e si manifesta attraverso infiniti modi o accidenti, e che noi siamo affacciati sul pontile di un oceano dalle dimensioni sconosciute.<\/p>\n<p>Questo sentimento completa e, per cos\u00ec dire, integra l&#8217;altro: se quello ci conferisce un senso di stabilit\u00e0 e di certezza, questo ci procura un vago senso di vertigine, un capogiro abissale, cos\u00ec come abissale \u00e8 il mistero che vi si cela. Tanto che, indugiando smarriti davanti ad esso, ci vien fatto di chiederci che cosa sia veramente centrale e basilare per il nostro senso di esistere. Se le nostre certezze non sono che abitudini; se esse posano su null&#8217;altro che una mappa mentale da noi stessi disegnata, che \u00e8 tutt&#8217;altra cosa, per\u00f2, dalla realt\u00e0 del paesaggio dell&#8217;essere, quanto una carta geografica differisce dal reale paesaggio terrestre da essa rappresentato: allora ci\u00f2 significa che, dopotutto, noi non abbiamo a che fare con la realt\u00e0 <em>vera,<\/em> ma solo con la nostra rappresentazione di essa: e che la vita intera, come dice Pedro Calderon de la Barca, \u00e8 solamente un sogno, nel quale non sappiamo neppure quando sogniamo d&#8217;essere desti.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 da restare turbati, sconvolti. Chi siamo noi, allora, <em>veramente<\/em>? Chi o che cosa sono gli altri? Cosa \u00e8 la vita? Un sogno e nient&#8217;altro che un sogno?<\/p>../../../../n_3Cp>Molti filosofi e scrittori hanno trattato, dai rispettivi punti di vista, questo problema; fra i secondi, l&#8217;ebreo austriaco Arthur Schnitzler (Vienna, 1862-1931) lo ha sovente considerato nella sua opera narrativa, entro la quale spicca l&#8217;enigmatico racconto \u00abDoppio sogno\u00bbm scritto nel 1925 e pubblicato nel 1926, dal quale il regista statunitense Stanley Kubrick ha tratto, nel 1999, il suggestivo film \u00abEyes Wide Shut\u00bb, il suo testamento spirituale, uscito postumo, dopo due anni di riprese e di lavoro particolarmente intenso (e revisionato dal regista Steven Spielberg), essendo morto improvvisamente d&#8217;infarto il suo autore.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 una pagina del racconto, che qui riportiamo, in cui emerge con particolare evidenza il tema dell&#8217;ambiguit\u00e0 e della elusivit\u00e0 del reale (da: A. Schnitzler, \u00abDoppio sogno\u00bb (titolo originale: \u00abTraumnovelle\u00bb; edizione italiana a cura di Giuseppe Farese, Adelphi, Milano, 1977, pp. 14-17):<\/p>\n<p><em>\u00abAlbertine, forse perch\u00e9, fra i due, era la pi\u00f9 impaziente, la pi\u00f9 sincera o la pi\u00f9 indulgente, trov\u00f2 per prima il coraggio di fare una esplicita dichiarazione; e con voce un po&#8217; esitante domand\u00f2 a Fridolin se si ricordava di quel giovane che la scorsa estate sulla costa danese era stato seduto una sera con due ufficiali al tavolo vicino al loro, aveva ricevuto un telegramma durante a cena e si era quindi rapidamente congedato dai suoi amici. Fridolin annu\u00ec. &quot;Ebbene?&quot; chiese.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;avevo gi\u00e0 visto la mattina&quot; rispose Albertine &quot;mentre saliva in fretta le scale dell&#8217;hotel con la sua borsa gialla. Mi aveva osservata di sfuggita ma, fatti alcuni gradini, si ferm\u00f2, si gir\u00f2 verso di me e i nostri sguardi dovettero incontrarsi. Non sorrise, mi sembr\u00f2, anzi, che il suo volto si rabbuiasse, e lo stesso capit\u00f2 a me, poich\u00e9 ero agitata come non mai. Me ne stetti tutto il giorno trasognata sulla spiaggia. Se mi avesse chiamata &#8211; cos\u00ec pensavo &#8211; non avrei potuto resistergli. Ritenevo di essere pronta a tutto; mi credevo pressoch\u00e9 pronta a sacrificare te, la bambina,il mio avvenire e allo stesso tempo &#8211; puoi capirlo? &#8211; mi eri pi\u00f9 caro che mai. Proprio quel pomeriggio, devi ancora ricordartene, capit\u00f2 che parlassimo di mille cose, anche del nostro comune futuro e della bambina, cos\u00ec intimamente come non accadeva pi\u00f9 da tempo. Al tramonto eravamo seduti sul balcone quando lui pass\u00f2; camminava lungo la spiaggia senza sollevare lo sguardo, e fui felice di vederlo. Tuttavia ti accarezzai la fronte e ti bacia i capelli e nel mio amore per te c&#8217;era allo stesso tempo tanta sofferta compassione. La sera ero bellissima, me lo dicesti anche tu, e avevo una rosa bianca nella cintura. Forse non fu un caso che lo straniero sedesse coi suoi amici vicino a noi. Non mi guard\u00f2, ma io m baloccai con l&#8217;idea di alzarmi, andare al suo tavolo e dirgli: Eccomi, mio atteso amante &#8211; prendimi. In quel momento gli portarono il telegramma, lo lesse, impallid\u00ec, sussurr\u00f2 alcune parole al pi\u00f9 giovane dei due ufficiali e, sfiorandomi con uno sguardo enigmatico, lasci\u00f2 la sala.&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E poi?&quot; domand\u00f2 asciutto Fridolin, quand&#8217;ella tacque.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nient&#8217;altro. Il mattino seguente mi svegliai con una certa apprensione. Non so, n\u00e9 lo sapevo allora, se temevo di pi\u00f9 che fosse partito o che potesse essere ancora l\u00e0. Tuttavia quando non ricomparve neanche a mezzogiorno, tirai un sospiro di sollievo. Non farmi altre domande, Fridolin, ti ho detto tutta la verit\u00e0. E poi anche tu hai avuto qualche avventura su quella spiaggia &#8211; lo so.&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>Fridolin si alz\u00f2, si mise a camminare avanti e indietro per la stanza poi disse: &quot;Hai ragione&quot;. Stava presso la finestra, il viso in ombra. &quot;Di mattina&quot;, cominci\u00f2 con voce velata, un po&#8217; ostile, &quot; a volte anche molto presto, prima che ti alzassi, ero solito camminare lungo la riva allontanandomi dal paese; e sebbene fosse presto, sul mare brillava gi\u00e0 un sole chiaro e forte. Da quelle parti, vicino alla spiaggia, c&#8217;erano, come sai, delle villette isolate, ognuna come un piccolo mondo a s\u00e9, alcune col giardino recintato da uno steccato, altre circondate ance solo dal bosco, la strada e un pezzo di spiaggia separavano i capanni dalle case. Era difficile che incontrassi qualcuno cos\u00ec di buon&#8217;ora; e bagnanti non se ne vedevano mai. Ma una mattina scorsi ad un tratto una figura femminile che fino ad allora mi era rimasta nascosta: procedeva cautamente sullo stretto terrazzino di uno dei capanni piantati nella sabbia, mettendo un piede avanti all&#8217;altro e con le braccia tese indietro lungo la parete di legno. Era una ragazza giovanissima, forse quindicenne, coi capelli biondi sciolti che le ricadevano sulle spalle e da una parte, sul seno delicato. La ragazza guardava l&#8217;acqua dinanzi a s\u00e9, scivolando adagio lungo la parete e si spostava, senza alzare lo sguardo verso l&#8217;altro angolo e tutt&#8217;a un tratto venne a trovarsi proprio di fronte a me; tese ancora di pi\u00f9 le braccia all&#8217;indietro, come per aggrapparsi meglio, alz\u00f2 gli occhi e improvvisamente si accorse di me. Un tremito la scosse, quasi dovesse cadere o fuggire. Ma poich\u00e9 su quella stretta striscia di legno non si sarebbe potuta muovere che lentamente, decise di fermarsi &#8211; e rest\u00f2 cos\u00ec, il viso dapprima impaurito, poi arrabbiato, infine impacciato. A un tratto per\u00f2 sorrise, sorrise meravigliosamente; nei suoi occhi c&#8217;era un saluto, un invito, &#8211; e allo stesso tempo una leggera derisione nel modo come sfior\u00f2 fuggevolmente l&#8217;acqua ai suoi piedi che mi divideva da lei. Poi distese il corpo giovane e snello, quasi lieta della sua bellezza e, come si poteva facilmente notare, fiera e deliziosamente eccitata per il luccicare del mio sguardo che sentiva fisso su di s\u00e9. Restammo cos\u00ec, uno di fronte all&#8217;altra, forse dieci secondi, le labbra semiaperte e gli occhi scintillanti. Tesi istintivamente le braccia verso di lei, nel suo sguardo si leggeva passione e gioia. Ma all&#8217;improvviso ella scosse violentemente la testa, stacc\u00f2 un braccio dalla parete e mi fece imperiosamente cenno di allontanarmi; e poich\u00e9 non mi decisi a ubbidire subito, i suoi occhi di bambina assunsero una tale espressione di preghiera, di implorazione, che non mi rest\u00f2 altro che andarmene. Proseguii il mio cammino pi\u00f9 in fretta che potei; non mi girai a guardarla neppure una volta, non proprio per riguardo, ubbidienza o cavalleria, ma perch\u00e9 il suo ultimo sguardo aveva suscitato in me una tale commozione, superiore a ogni altra esperienza, che mi sentivo vicino a svenire.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Tutta l&#8217;atmosfera del duplice, reciproco racconto, della moglie al marito e del marito alla moglie, \u00e8 pervasa da un che di onirico; si tratta di due storie simmetriche d&#8217;infedelt\u00e0, ma soltanto immaginata e desiderata, non portata a compimento. N\u00e9 Albertine, con il suo bel sconosciuto visto all&#8217;albergo, n\u00e9 Fridolin, con la ragazzina incontrata sulla spiaggia nelle prime ore del mattino, si sono spinti oltre la dimensione della fantasticheria, del sogno ad occhi aperti; entrambi, per\u00f2, con il desiderio, hanno varcato quella soglia e hanno effettivamente tradito il coniuge, e assaporato il piacere aspro e sensuale dell&#8217;amore adultero. Si pu\u00f2 considerare un vero tradimento, tutto questo? Il sogno ad occhi aperti di Albertine, \u00e8 stato realmente un adulterio? E lo \u00e8 stato il breve, ma intenso desiderio di Fridolin, davanti alla giovanissima ragazza che pareva offrirsi a lui, in un abbandono tanto subitaneo e inaspettato, quanto totale e conturbante? Non \u00e8 forse vero che solo l&#8217;inaspettato, inesplicabile ritrarsi della bella sconosciuta lo ha trattenuto, quand&#8217;era gi\u00e0 quasi sull&#8217;orlo dell&#8217;abisso? Che cosa avverrebbe, se noi dovessimo porre i nostri segreti desideri sullo stesso piano di giudizio di ci\u00f2 che effettivamente diciamo e facciamo, nel corso della nostra vita cosciente? Quante volte saremmo costretti ad abbassare lo sguardo, arrossendo, se dovessimo confessare alle persone che ci stanno intorno la vera natura dei nostri pensieri, dei nostri impulsi, dei nostri desideri, i quali, talvolta, ci entrano nell&#8217;anima all&#8217;improvviso, come ospiti non attesi, n\u00e9 annunciati, ma cos\u00ec, di prepotenza, eppure trovando in noi segrete corrispondenze, come se, anche senza rendercene conto, li avessimo effettivamente invocati ed evocati, ed essi avessero semplicemente <em>risposto<\/em>? I nostri impulsi e i nostri segreti desideri avrebbero, dunque, una potenza sconosciuta cos\u00ec grande, cos\u00ec terribile, da materializzare i propri oggetti e da portarceli davanti, nella vita reale, come se fossero usciti dalla dimensione del sogno?<\/p>../../../../n_3Cp>Sono strani pensieri, senza dubbio; eppure non sono pensieri futili e oziosi, al contrario: perch\u00e9 da essi, probabilmente, si accede alla soglia segreta della verit\u00e0, l\u00e0 dove si colloca il malcerto confine fra l&#8217;essere e il poter essere, e tutto diventa possibile, anche ci\u00f2 che, razionalmente, ci sembrerebbe assurdo. Ad Albertine, ad esempio, sarebbe sembrato assurdo il pensiero di tradire il proprio marito, che amava, fino al momento in cui si \u00e8 trovata davanti l&#8217;immagine seducente del giovane sconosciuto, seduto con due amici sulla terrazza dell&#8217;hotel, sulla costa danese, durante quella certa vacanza estiva, simile a tante altre. Ma assurdo, perch\u00e9? Forse perch\u00e9 ella non aveva mai osato rivolgere lo sguardo in profondit\u00e0 dentro se stessa, e interrogarsi, senza veli e senza ipocrisie, sulla reale natura dei suoi desideri, compresi quelli sessuali? Assurdo, perch\u00e9 troppo in contrasto con l&#8217;idea di se stessa, della propria &quot;seriet\u00e0&quot; e onorabilit\u00e0, che la donna si era costruita, per poter mostrare al mondo la sua faccia migliore, la pi\u00f9 onorabile? Ma dunque quell&#8217;idea era solo una facciata, e, al di sotto di essa, la realt\u00e0 vera era ben diversa, ed era la realt\u00e0 di una giovane donna in calore, di una prostituta, pronta a giacere col primo venuto, a offrirsi come una donna di strada, senza nemmeno sapere niente di lui, cos\u00ec, semplicemente per un impulso subitaneo della carne, irresistibile, quasi animalesco? Ecco come diventa importante imparare a leggesi dentro.<\/p>\n<p>Quanto poco sappiamo di noi stessi, e quanto poco degli altri; eppure, non appena ci accade di gettare uno sguardo, anche fuggevole, sulla dimensione del possibile, di quel che potremmo fare, se osassimo farlo, il pi\u00f9 delle volte ci ritraiamo spaventati, come se avessimo intravisto qualcosa d&#8217;inquietante. Non si tratta solo della consapevolezza che indossiamo abitualmente delle maschere, come per Pirandello; \u00e8 molto di pi\u00f9: \u00e8 l&#8217;intuizione che il reale \u00e8 il regno del possibile, e che questo non \u00e8 solo quel che vogliamo e crediamo di volere, ma anche quell&#8217;altro, che mai oseremmo dire&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il nostro senso di esistere si basa su alcune certezze fondamentali, intuitive, rassicuranti, che ci avvolgono, ci fasciano, ci sostengono e che sono, per cos\u00ec dire,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[92],"class_list":["post-23841","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23841","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23841"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23841\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23841"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23841"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23841"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}