{"id":23840,"date":"2022-07-12T04:38:00","date_gmt":"2022-07-12T04:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/07\/12\/che-cose-un-filosofo-cristiano\/"},"modified":"2022-07-12T04:38:00","modified_gmt":"2022-07-12T04:38:00","slug":"che-cose-un-filosofo-cristiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/07\/12\/che-cose-un-filosofo-cristiano\/","title":{"rendered":"Che cos&#8217;\u00e8 un filosofo cristiano?"},"content":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 un filosofo cristiano? Che cosa ci si deve aspettare di trovare in lui, in quanto filosofo cristiano? \u00c8 un filosofo che \u00e8 anche cristiano, oppure un cristiano che fa anche il filosofo? Insomma, da che cosa si riconoscere che un certo filosofo \u00e8 cristiano?<\/p>\n<p>Suddividiamo la domanda in due questioni. Primo, vediamo in che rapporto sta la filosofia con il cristianesimo: solo cos\u00ec, in termini generali, si potr\u00e0 capire che cosa <em>debba<\/em> essere un filosofo cristiano. Secondo, vediamo in che rapporto sta l&#8217;essere cristiani con la filosofia: solo cos\u00ec si potr\u00e0 capire che cosa <em>possa<\/em> essere un filosofo cristiano.<\/p>\n<p>La filosofia e la fede stanno in un rapporto dialettico che da sempre \u00e8 oggetto di discussione. Nella cultura moderna prevale di gran lunga l&#8217;opinione che si tratti non solo di due ambiti, ma di due paradigmi diversi e inconciliabili: dal che deriva che o si crede nella ragione o si crede in Dio. La cultura europea \u00e8 stata, per alcuni secoli, di tutt&#8217;altra opinione: in particolare con l&#8217;opera grandiosa di san Tommaso d&#8217;Aquino, essa ha definito sia la reciproca distinzione di ragione e fede, sia la loro complementarit\u00e0, che non pone alcuna incongruenza fra l&#8217;una e l&#8217;altra, alcuna incompatibilit\u00e0 di principio, ma semmai una convergenza e un arricchimento della ragione mediante la luce della grazia, che a sua volta viene dalla fede. Non possiamo qui sintetizzare, neppure a grandi linee, le ragioni di tali opposti giudizi: basti dire che aderiamo senz&#8217;altro alle conclusioni del tomismo e pertanto rifiutiamo risolutamente l&#8217;alternativa fra ragione e fede, che a noi sembra immotivata e pretestuosa, frutto di un pregiudizio ideologico anti-cristiano.<\/p>\n<p>E dunque: si pu\u00f2 benissimo fare filosofia ed essere cristiani: il cristiano non cerca altro che il vero, e se il vero coincide con Dio, questo \u00e8 per lui un punto d&#8217;arrivo e non un punto di partenza, n\u00e9 egli lo deve rinnegare solo perch\u00e9 ci\u00f2 potrebbe apparire come una sottomissione aprioristica della ragione ai dogmi della fede. Se quest&#8217;ultimo timore, esplicito o implicito, esiste, questo significa che vi sono una pressione psicologica e un ricatto intellettuale esercitati dalla cultura dominante, laicista e immanentista, nei confronti dei filosofi (e non solo dei filosofi; anche degli scienziati e, per certi aspetti, perfino degli artisti) professanti la fede cristiana. Si chiede loro di prendere le distanze da essa, di fornire attestati di obiettivit\u00e0 e di neutralit\u00e0 nei suoi confronti: il che \u00e8 assurdo e grottesco. Ed \u00e8 ancora pi\u00f9 assurdo e grottesco che vi siamo dei filosofi che si sentono in dovere di fornire tali assicurazioni, come se dovessero rispondere a una sorta di tribunale della ragione (ma quale ragione? non certo quella aristotelica o tomista, semmai quella kantiana e illuminista) e giustificarsi, quasi discolparsi d&#8217;essere cristiani, come se ci\u00f2 li ponesse automaticamente in una posizione equivoca e fortemente sospetta.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il secondo corno della domanda, che cosa significa essere un cristiano che fa filosofia, si tratta essenzialmente di capire in che misura l&#8217;essere cristiano eserciti un&#8217;influenza sull&#8217;attivit\u00e0 speculativa, e se ci\u00f2 si configuri come un intralcio, una limitazione o una qualche forma di condizionamento rispetto a quest&#8217;ultima. Rispondiamo che non si tratta n\u00e9 d&#8217;intralcio, n\u00e9 di limitazione o di condizionamento, ma piuttosto di un orientamento impresso alla ricerca, per cui il cristiano tende gradualmente a disinteressarsi di tutto ci\u00f2 che \u00e8 secondario rispetto alla questione centrale della verit\u00e0, che per lui coincide con Dio, e un concentrarsi della sua ricerca sull&#8217;ontologia e sulla metafisica, oltre che sull&#8217;etica, perch\u00e9 in tali ambiti egli sente pi\u00f9 vicino l&#8217;oggetto principale della propria indagine, mentre gli altri, bench\u00e9 anch&#8217;essi collegati al vero &#8212; l&#8217;estetica, ad esempio, come scienza del bello che coincide col vero &#8212; lo interessano di meno, come cose che s\u00ec, conducono anch&#8217;esse al riconoscimento di Dio, ma vi giungono in maniera pi\u00f9 lenta e indiretta. Invece il cristiano \u00e8 insofferente di ci\u00f2 che ritarda la sua ricerca di Dio, proprio come colui che ha sete cerca anzitutto le fresche acque correnti del fiume e solo malvolentieri, come un ripiego dettato da una necessit\u00e0 contingente, si adatta a bere nelle pozze d&#8217;acqua stagnante.<\/p>\n<p>Ecco cosa pensava di ci\u00f2 il filosofo e grande studioso del tomismo \u00c9tienne Gilson (1884-1978) (in: <em>Grande Antologia Filosofica<\/em>, vol. XXVII, <em>Il pensiero contemporaneo<\/em>, traduzione dal francese di G. Giannini, Marzorati, Milano, 1977):<\/p>\n<p><em>In primo luogo, ed \u00e8 forse il tratto pi\u00f9 appariscente del suo atteggiamento, un filosofo cristiano \u00e8 un uomo che opera una scelta fra i problemi filosofici. In diritto, egli \u00e8 capace di interessarsi alla totalit\u00e0 di questi problemi come qualunque altro filosofo; di fatto, egli s&#8217;interessa unicamente e soprattutto a quelli la cui soluzione vale per la condotta della sua vita religiosa. Il resto, indifferente in s\u00e9; diventa l&#8217;oggetto di ci\u00f2 che Sant&#8217;Agostino, San Bernardo e San Bonaventura stigmatizzano con il nome di curiosit\u00e0: &quot;turpis curiositas&quot;. Anche i filosofi cristiani come San Tommaso, il cui interesse si estendeva all&#8217;insieme della filosofia, non hanno fatto opera creatrice che in un dominio relativamente ristretto. Niente di pi\u00f9 naturale. Poich\u00e9 la rivelazione cristiana c&#8217;insegna solo le verit\u00e0 necessarie alla salvezza, la sua influenza non ha potuto estendersi che alle parti della filosofia che riguardano l&#8217;esistenza di Dio e la sua natura, l&#8217;origine della nostra anima, la sua natura ed il suo destino, Anche nel titolo e nelle prime righe del suo trattato &quot;Della conoscenza di Dio e di se stesso&quot;, Bossuet si \u00e8 attenuto all&#8217;insegnamento di una traduzione di sedici secoli: \u00abLa sapienza consiste nel conoscere Dio e nel conoscere se stessi. La conoscenza di noi stessi ci deve elevare alla conoscenza di Dio\u00bb. Tutti possono riconoscere in queste formule il &quot;noverim me, noverim te&quot; di sant&#8217;Agostino, e, bench\u00e9 Tommaso non l&#8217;abbia espressamente fato suo, l&#8217;ha messo in pratica. Non \u00e8 questione di diminuire i suoi meriti come interpete e commentatore di Aristotele; tuttavia, non \u00e8 qui dove egli \u00e8 pi\u00f9 grande, ma nelle vedute geniali per le quali, prolungando lo sforzo di Aristotele, egli lo supera. Queste vedute si incontreranno quasi sempre a proposito di Dio, dell&#8217;anima o del rapporto dell&#8217;anima con Dio. Molto spesso bisogner\u00e0 anche estrarre la pi\u00f9 profonda tra di essa dai cotesto teologici in cui sono impigliate, perch\u00e9 in seno ai problemi teologici esse sono effettivamente nate. In un parola, presso tutti i filosofi cristiani degni di questo nome, la fede esercita un&#8217;influenza semplificatrice e la loro originalit\u00e0 si manifesta soprattutto nella zona direttamente sottomessa all&#8217;influsso della fede: dottrina di Dio, dell&#8217;uomo e dei suoi rapporti con Dio.<\/em><\/p>\n<p>Dunque, come osserva \u00c9tienne Gilson, il filosofo cristiano tende a concentrarsi sulle questioni le quali hanno a che fare con la realt\u00e0 di Dio: non perch\u00e9 egli non sappia trattare tutte le altre questioni filosofiche con la stessa competenza e lo stesso acume di un filosofo non cristiano o non credente (qualunque cosa ci\u00f2 voglia dire: perch\u00e9 definirsi sulla base di una negazione, come fanno gli atei, equivale ad un&#8217;involontaria affermazione di ci\u00f2 che si nega), ma perch\u00e9 gli altri ambiti di ricerca lo interessano poco, in quanto gli appaiono d&#8217;importanza secondaria rispetto a ci\u00f2 che, per lui, \u00e8 il cuore del discorso.<\/p>\n<p>Anche san Tommaso d&#8217;Aquino, dopo la visione soprannaturale che ebbe qualche mese prima di ammalarsi e morire, smise di scrivere, spiegando al suo amico e discepolo Reginaldo da Piperno, che gliene chiedeva la ragione: \u00abTutto quello che ho scritto e insegnato finora mi sembra che sia solamente paglia (palea est)\u00bb.<\/p>\n<p>Un concetto molto simile era gi\u00e0 stato espresso, con forza anche maggiore, da san Paolo, in un famoso passaggio della <em>Lettera ai Filippesi<\/em> (3,7-11):<\/p>\n<p><em>7\u00a0Ma quello che poteva essere per me un guadagno, l&#8217;ho considerato una perdita a motivo di Cristo.\u00a08\u00a0Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimit\u00e0 della conoscenza di Cristo Ges\u00f9, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo\u00a09\u00a0e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cio\u00e8 con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede.\u00a010\u00a0E questo perch\u00e9 io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte,\u00a011\u00a0con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>San Paolo non \u00e8 un filosofo n\u00e9 pretende di esserlo, quindi le sue parole, ai fini del nostro discorso, non vanno forse prese troppo alla lettera; nondimeno \u00e8 significativo che san Tommaso d&#8217;Aquino, grandissimo filosofo, sia giunto, per una via diversa e indipendente da quella di san Palo, pressoch\u00e9 alla medesima conclusione: che tutto ci\u00f2 che non conduce direttamente a Dio, alla sua conoscenza, a quel solo appagamento che risiede nella sua visione intellettuale (<em>inquietum est cor nostrum donec requiescat in Te, Domine<\/em>, dice sant&#8217;Agostino), appare a chi ha molto studiato e riflettuto, ma al sapere umano ha aggiunto il dono della fede, come una perdita di tempo e come cosa di poco o nessun valore e della quale \u00e8 divenuto insofferente perch\u00e9 gli \u00e8 d&#8217;impaccio e lo ritarda nel cammino verso la meta.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un altro aspetto che caratterizza il filosofo cristiano, beninteso se \u00e8 un autentico cristiano e se la sua fede \u00e8 un fatto sostanziale e non solamente formale. Poich\u00e9 il filosofo cerca il vero e il vero \u00e8 Dio, quel Dio che egli, come uomo, ha gi\u00e0 trovato nel domo della fede, ne consegue che la grazia divina rende il suo sguardo pi\u00f9 acuto, la sua mente pi\u00f9 penetrante, tutta la sua intelligenza pi\u00f9 pronta ed elastica, pi\u00f9 duttile e robusta, e ne fa lo strumento ideale per raggiungere la meta alla quale tende con tutta la propria volont\u00e0. In altre parole, al dono ordinario della ragione naturale egli unisce il dono straordinario della grazia soprannaturale, che illumina la ragione e la mette in condizione di levarsi pi\u00f9 in alto. Dio, per cos\u00ec dire &#8212; \u00e8 un modo di esprimesi terribilmente umano, ne siamo consapevoli &#8212; \u00e8 &quot;contento&quot; di lui, perch\u00e9 apprezza che egli abbia volto la propria volont\u00e0 nella direzione giusta, quella del Vero, del Bene e del Bello. Viene in mente la voce soprannaturale che san Tommaso d&#8217;Aquino ud\u00ec provenire dal Crocifisso, nel corso della sua visione: <em>Bene scripsisti de me, Thoma; quam ergo mercedem recipies?<\/em>, \u00abTu hai parlato bene di me, Tommaso; quale sar\u00e0 la tua ricompensa?\u00bb. Al che il sommo filosofo, che in quel momento era solo un uomo e un cristiano, rispose dal profondo del cuore: <em>Non aliam, Domine, nisi Teipsum,<\/em> \u00abNient&#8217;altro che Te solo\u00bb.<\/p>\n<p>Considerando le cose dall&#8217;esterno, potrebbe sembrare che il filosofo cristiano sia pi\u00f9 limitato di un filosofo che non \u00e8 cristiano, nel senso che egli stesso circoscrive volontariamente l&#8217;ambito della propria ricerca. Ma \u00e8 proprio cos\u00ec? Se Dio, o l&#8217;Essere, o la Causa Prima, come lo vogliamo chiamare, \u00e8 al centro di tutto e all&#8217;origine di tutto, va da s\u00e9 che concentrare la ricerca filosofica su di Lui equivale ad agevolare e semplificare ogni altro tipo di ricerca e perci\u00f2 ad essere filosoficamente pi\u00f9 agguerriti, e non pi\u00f9 limitati. Ci sono una realt\u00e0 soggettiva ed una oggettiva. Soggettivamente il filosofo &quot;laico&quot;, o magari ateo, ha lo sguardo pi\u00f9 ampio e pi\u00f9 libero: non si sente limitato da alcunch\u00e9, pu\u00f2 spaziare a tutto campo, senza il problema di conciliare i risultati della propria ricerca con un dottrina teologica gi\u00e0 definita. Oggettivamente, invece, tutto ci\u00f2 che esiste, esiste in virt\u00f9 dell&#8217;essere (e non del pensiero, come voleva Hegel e come vogliono, in genere, gli idealisti, Platone compreso), e l&#8217;essere \u00e8 la verit\u00e0: dunque chi riconosce l&#8217;essere, e pone la propria indagine sotto l&#8217;insegna della verit\u00e0, \u00e8 infinitamente avvantaggiato rispetto a quelli che non riconoscono n\u00e9 accettano alcun principio superiore. La ragione stessa, in quanto strumento <em>naturale<\/em> di conoscenza, \u00e8 data all&#8217;uomo perch\u00e9 egli \u00e8 stato concepito in vista di un fine naturale, il quale non pu\u00f2 essere che la piena realizzazione della propria essenza. Perci\u00f2 o l&#8217;uomo si realizza in quanto creatura razionale, adoperando bene la propria ragione per comprendere il mondo secondo verit\u00e0, oppure fallisce il proprio fine e ricade al di sotto del proprio statuto ontologico. L&#8217;uomo non pu\u00f2 rimanere sospeso nel vuoto: o attua la propria essenza razionale o scivola al livello dei bruti, dotati della sola anima sensitiva. Ecco perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec importante che l&#8217;uomo divenga quello che deve essere, quello che \u00e8 chiamato ad essere: se non vi riesce, egli \u00e8 nulla. Ora, le filosofie del nichilismo oggi dominanti tendono proprio a questo: a convincere l&#8217;uomo, contro ragione e contro evidenza, che la sua vita consiste nel fare ci\u00f2 che gli piace e non ci\u00f2 che deve, e a conoscere quel che gli serve sul piano dell&#8217;utile e non quel che gli serve per realizzare il proprio fine ultimo. Ma il fine ultimo dell&#8217;uomo si attua solo in parte nella vita terrena: il pi\u00f9 e il meglio si attua nella vita eterna, dopo che egli ha deposto la sua veste carnale. Questo, allora, \u00e8 un filosofo cristiano: uno che ha compreso la necessit\u00e0 di spogliarsi, intellettualmente e spiritualmente, della propria veste carnale, per aprirsi all&#8217;assoluto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 un filosofo cristiano? Che cosa ci si deve aspettare di trovare in lui, in quanto filosofo cristiano? \u00c8 un filosofo che \u00e8 anche cristiano,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[107,141,241],"class_list":["post-23840","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-cattolicesimo","tag-filosofia","tag-san-tommaso-daquino"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23840","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23840"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23840\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23840"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23840"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23840"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}