{"id":23839,"date":"2009-04-09T07:13:00","date_gmt":"2009-04-09T07:13:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/04\/09\/la-vita-non-e-frutto-del-caso-ma-di-un-disegno-intelligente-e-benevolo\/"},"modified":"2009-04-09T07:13:00","modified_gmt":"2009-04-09T07:13:00","slug":"la-vita-non-e-frutto-del-caso-ma-di-un-disegno-intelligente-e-benevolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/04\/09\/la-vita-non-e-frutto-del-caso-ma-di-un-disegno-intelligente-e-benevolo\/","title":{"rendered":"La vita non \u00e8 frutto del caso ma di un disegno intelligente e benevolo"},"content":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 la vita?<\/p>\n<p>Secondo un fisiologo francese dell&#8217;Ottocento, Xavier Bichat, la vita si pu\u00f2 definire come \u00abl&#8217;insieme delle forze che contrastano la morte\u00bb.Una definizione che, sul momento, fece scalpore e diede esca a infuocate polemiche; ma che, a ben guardare, \u00e8 assai meno banale e lapalissiana di quel che potrebbe sembrare di primo acchito.<\/p>\n<p>Tutte le forme viventi, dalle pi\u00f9 semplici alle pi\u00f9 complesse, mantengono &#8211; come osservava Emanuele Padoa, ordinario di anatomia comparata all&#8217;Universit\u00e0 di Firenze &#8211; un certo ricambio con l&#8217;ambiente e conservano un certo metabolismo basale, il cui scopo \u00e8 quello di mantenere integre le strutture e le funzioni dei vari organi, delle singole cellule e degli organuli subcellulari, che mai riposano del tutto. Quando tale attivit\u00e0 viene meno, subentra la morte, pi\u00f9 o meno rapida, a seconda della natura dell&#8217;organismo: come se, appunto, cedessero le forze che facevano argine alla morte. Allora la fabbrica dell&#8217;organismo si altera, e all&#8217;ordine subentra il disordine.<\/p>\n<p>Se noi ci guardiamo intorno in una belle giornata di primavera, la vita ci sembra un fenomeno assolutamente normale, al punto che faremmo fatica ad immaginare un solo angolino di terra, una sola zolla di campo, in cui la vita non sia presente; ma, naturalmente, non \u00e8 cos\u00ec. Una breve riflessione ci persuade rapidamente del contrario; sicch\u00e9 viene fatto di chiedersi se, al livello dei sistemi solari e delle galassie, la vita non costituisca che una rara eccezione alla regola, estremamente fragile e continuamente minacciata.<\/p>\n<p>Oppure no?<\/p>\n<p>Noi sappiamo che comete, meteoriti, perfino la polvere stellare, sono in grado di trasportare organismi unicellulari, i quali conservano intatte, pur a quelle estreme temperature, le loro funzioni vitali; cos\u00ec come sappiamo che perfino tra i ghiacci dell&#8217;Antartide e quasi a contatto con la lava incandescente di un vulcano, virus, batteri e organismi unicellulari sono in grado di sopravvivere e di dar luogo, non appena le condizioni ambientali si facciano un po&#8217; meno ostili, a forme di vita sempre pi\u00f9 complesse, dalle alghe, ai funghi, alle briofite, e poi, su su, verso forme maggiormente organizzate, pteridofite, fanerogame, animali inferiori, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Chi pu\u00f2 dire se la vita sia davvero una eccezione alla regola della non-vita, o se non sia invece la regola dell&#8217;universo, per quanto disseminata su distanze astronomiche e, frequentemente, \u00abcongelata\u00bb allo stato latente, in attesa delle condizioni idonee di luce, calore e umidit\u00e0, che le permettano di svilupparsi pienamente?<\/p>\n<p>E, poi, chi siamo noi per dire dove la vita incomincia e dove finisce; per dire che un cristallo, che pure si accresce indefinitamente (sino a quando non viene limitato da un altro cristallo o da un qualunque ostacolo), che un corso d&#8217;acqua, che una montagna, che una stella o un pianeta, non sono a loro volta degli esseri viventi, se pure si sviluppano secondo leggi talmente diverse da quelle inerenti al nostro organismo, che non riusciamo ad afferrarle?<\/p>\n<p>Non stiamo scivolando verso divagazioni oziose: moltissime culture umane, e non solo quelle cosiddette primitive, ma anche alcune delle cosiddette superiori, hanno creduto fermamente che i fiumi, i monti, gli astri, siano creature viventi, dotate di anima: pensiero che non ha proprio nulla di puerile; e che suole apparirci tale, semmai, solo a causa del nostro incorreggibile &#8211; quello s\u00ec, davvero puerile &#8211; antropocentrismo.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, se dare una definizione biologica della vita \u00e8 un diritto e un dovere degli scienziati, chiedersi che cosa essa sia, \u00e8 un diritto sacrosanto dei filosofi, al quale essi hanno, recentemente, abdicato, solo per una forma di timidezza e per un complesso di inferiorit\u00e0 nei confronti di quelli, in un&#8217;epoca in cui solo la scienza sembra offrire conoscenze certe e verificabili.<\/p>\n<p>Strano capovolgimento, invero: per Platone, la vera scienza non poteva essere quella della natura, che si riferisce a una realt\u00e0 continuamente mutevole e, inoltre, contingente; ma quella delle cose eterne, ossia quella riguardante l&#8217;essere.<\/p>\n<p>Sia come sia, sarebbe ora che i filosofi superassero i propri complessi, e ritornassero a porsi quelle grandi domande che appartengono alla nobile tradizione metafisica; e, tra esse, la domanda su che cosa sia la vita \u00e8, certamente, una delle pi\u00f9 importanti.<\/p>\n<p>Infatti, dal tipo di risposta che ad essa intendiamo dare, dipende anche la risposta circa il senso da attribuire al fenomeno \u00abvita\u00bb in rapporto al fenomeno \u00abmorte\u00bb.<\/p>\n<p>In altre parole: siamo stati fatti perla vita o per la morte? Qual \u00e8 la nostra vocazione autentica, quale il nostro ultimo destino: vivere o morire?<\/p>\n<p>Ci siamo gi\u00e0 occupati di queste domande in diversi precedenti articoli, e specialmente in \u00abL&#8217;ultimo nemico ad essere sconfitto sar\u00e0 la morte\u00bb; \u00abLa vocazione alla vita degli esseri si realizza attraverso il paradosso della morte\u00bb; e \u00abRiflessioni sulla morte: prepararsi a un congedo sereno, senza rimpianti\u00bb (tutti consultabili sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Rimane l&#8217;enunciazione di San Paolo, coraggiosa, inquietante, apparentemente paradossale (Prima Lettera ai Corinzi, XV, 12-28):<\/p>\n<p>\u00abNoi dunque predichiamo che Cristo \u00e8 risuscitato dai morti. Allora come mai alcuni tra voi dicono che non vi \u00e8 risurrezione dei morti? Ma se non c&#8217;\u00e8 resurrezione dei morti, neppure Cristo \u00e8 risuscitato! E se Cristo non \u00e8 risuscitato, la nostra predicazione \u00e8 senza fondamento e la vostra fede \u00e8 senza valore. Anzi finiamo per essere falsi testimoni di Dio, perch\u00e9, contro Dio, abbiamo affermato che egli ha risuscitato Cristo. Ma se \u00e8 vero che i morti non risuscitano, Dio non lo ha risuscitato affatto. Infatti se i morti non risuscitano, neppure Cristo \u00e8 risuscitato. E se Cristo non \u00e8 risuscitato, la vostra fede \u00e8 un&#8217;illusione, e voi siete ancora nei vostri peccati. E anche i credenti in Cristo che sono morti sono perduti. Ma se abbiamo sperato in Cristo solamente per questa vita, noi siamo i pi\u00f9 infelici di tutti gli uomini.<\/p>\n<p>Ma Cristo \u00e8 veramente risuscitato dai morti, primizia di risurrezione per quelli che sono morti. Infatti per mezzo di un uomo \u00e8 venuta la morte, e per mezzo di un uomo \u00e8 venuta la risurrezione. Come tutti gli uomini muoiono per la loro unione con Adamo, cos\u00ec tutti risusciteranno per la loro unione a Cristo. Ma ciascuno nel suo ordine. Prima Cristo che \u00e8 la primizia, poi, quando Cristo torner\u00e0, quelli che gli appartengono. Poi Cristo distrugger\u00e0 ogni Principato, Dominazione e Potenza, e consegner\u00e0 il regno a Dio Padre: allora sar\u00e0 la fine. Perch\u00e9 Cristo deve regnare, finch\u00e9 Dio abbia messo tutti i nemici sotto i suoi piedi. L&#8217;ultimo nemico a essere distrutto sar\u00e0 la morte. Infatti la Bibbia afferma: \u00abTutto ha posto sotto i suoi piedi\u00bb [quest&#8217;ultima citazione si riferisce al Salmo 110, 1, e al Salmo 8, 7].<\/p>\n<p>Ma quando dice che tutto gli \u00e8 stato assoggettato, \u00e8 chiaro che si deve eccettuare colui che gli ha assoggettato ogni cosa. E quando avr\u00e0 assoggettato a lui tutte le cose, allora il Figlio stesso far\u00e0 atto di sottomissione a Colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinch\u00e9 Dio sia tutto in tutti.\u00bb<\/p>\n<p>Delle due, infatti, l&#8217;una: o noi siamo fatti per la vita, oppure siamo fatti per la morte.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, la morte non \u00e8 l&#8217;antitesi della vita; l&#8217;antitesi della vita \u00e8 l&#8217;assenza di vita, \u00e8 la non-vita. La morte non \u00e8 l&#8217;antitesi della vita, ma il suo corrispettivo logico e fisiologico. Dove c&#8217;\u00e8 vita, c&#8217;\u00e8 morte; solo dove non esiste la vita, non \u00e8 presente neppure la morte.<\/p>\n<p>Tutto questo pu\u00f2 sembrare ovvio e scontato, ma non lo \u00e8.<\/p>\n<p>La maggior parte delle persone pensa alla morte come a ci\u00f2 che si contrappone alla vita, non come a un evento della vita stessa. E ci\u00f2 avviene perch\u00e9, con il naturalista Xavier Bichat, in genere si pensa la morte come categoria biologica, e non \u00absub specie aeternitatis\u00bb.<\/p>\n<p>Apparentemente, si direbbe che anche San Paolo condivida tale prospettiva, poich\u00e9 parla della morte come di un \u00abnemico\u00bb, e sia pure un nemico destinato alla sconfitta finale. Ma., se essa \u00e8 riconosciuta come un nemico, allora vuol dire che vita e morte lottano ad armi pari, sul medesimo terreno: che \u00e8, evidentemente, quello biologico.<\/p>\n<p>Questo, almeno, si direbbe il senso esteriore delle sue parole.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio cos\u00ec?<\/p>\n<p>A noi sembra che l&#8217;affermazione di San Paolo divenga intelligibile solo collocandola in un contesto ed in una prospettiva diversi da quelli della vita intesa esclusivamente come fenomeno fisico-biologico.<\/p>\n<p>Ci sembra che la vita di cui parla San Paolo non si riduca, puramente e semplicemente, alle funzioni vitali del corpo, allo scambio di materia ed energia con l&#8217;ambiente circostante (luce, aria, acqua, sostanze nutritive) e al metabolismo basale. No, la vita di cui parla San Paolo non \u00e8 solo la vita come insieme di fenomeni organici, ma la dimensione assoluta della vita, la vita gloriosa del corpo trasfigurato mediante la Grazia; \u00e8 la partecipazione salvifica allo splendore dell&#8217;Essere e, quindi, alla sua dimensione totale e incorruttibile.<\/p>\n<p>Ecco, allora, che la contrapposizione vita-morte viene ad essere inglobata (e superata) nella contrapposizione vita &#8211; non vita, al centro di uno scenario cosmico ove la vita non \u00e8 un evento storico e, per di pi\u00f9, casuale, ma la manifestazione assertiva dell&#8217;Essere, l&#8217;esplicazione della sua radicale \u00abinseit\u00e0\u00bb sul piano del manifestato.<\/p>\n<p>In questa prospettiva, potremmo spingerci fino ad adottare il punto di vista secondo cui tutto ci\u00f2 che \u00e8 manifestazione dell&#8217;Essere, in quanto partecipe della sua autosufficienza ontologica, \u00e8 vita e non pu\u00f2 essere null&#8217;altro che vita: tutto, tutto, tutto.<\/p>\n<p>Non esistono cose manifestate che non siano vita, che non rechino in se stesse un riflesso o una scintilla di quella Vita assoluta che promana dall&#8217;Essere, come la luce e il calore si sprigionano dal fuoco.<\/p>\n<p>La conclusione di questa nuova maniera di porre il problema della dialettica fra vita e morte \u00e8 che la morte (dei corpi) non \u00e8 la fine della vita, ma un passaggio necessario, che scandisce la modalit\u00e0 del ritorno degli enti alla loro sorgente, a quell&#8217;Essere che \u00e8 tutto in tutti.<\/p>\n<p>Tutto \u00e8 vita, dunque; e la morte \u00e8 la via d&#8217;accesso da una vita manifestata come fenomeno biologico &#8211; e, dunque, contingente &#8211; ad una vita ricongiunta e riconciliata con l&#8217;Essere, che, in quanto realt\u00e0 unica e totale, garantisce il fine e lo scopo delle singole esistenze individuali.<\/p>\n<p>Ne consegue che non esistono vite accidentali, vite, per cos\u00ec dire, insignificanti: n\u00e9 a livello di specie, n\u00e9 a livello di singoli individui: partendo dall&#8217;uomo e andando fino al pi\u00f9 piccolo organismo unicellulare.<\/p>\n<p>Ora, nel mondo del manifestato la vita si alimenta della morte (altrui), come la mosca che fornisce nutrimento al ragno, o la gazzella al leone; ma ci\u00f2 discende dalla natura dei corpi, i quali devono crescere e mantenersi mediante l&#8217;assunzione di sostanza vivente.<\/p>\n<p>Ma la vita assoluta e gloriosa dell&#8217;Essere, non risolvendosi unicamente sul piano del manifestato, bens\u00ec oltrepassando quest&#8217;ultimo e tornando ad alimentarsi della propria autosussistenza originaria, non scaturisce dalla morte, bens\u00ec ancora e sempre dalla Vita stessa, dalla Vita che non conosce corruzione, perch\u00e9 non conosce nascita, crescita e sviluppo.<\/p>\n<p>E che, non alimentandosi di ci\u00f2 che \u00e8 perituro, non perisce mai.<\/p>\n<p>\u00c8 questo, crediamo, il concetto che Ges\u00f9 cercava di spiegare alla Samaritana (Vangelo di Giovanni, 4, 13-14), allorch\u00e9 le diceva:<\/p>\n<p>\u00abChi beve di quest&#8217;acqua [quella, cio\u00e8, del pozzo] torner\u00e0 ad avere sete; chi invece berr\u00e0 l&#8217;acqua che gli dar\u00f2 io, non avr\u00e0 pi\u00f9 sete in eterno; ma l&#8217;acqua che io gli dar\u00f2 diventer\u00e0 in lui sorgente di acqua zampillante fino alla vita eterna.\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 la vita? 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