{"id":23836,"date":"2011-04-25T06:51:00","date_gmt":"2011-04-25T06:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/04\/25\/che-cose-la-realta\/"},"modified":"2011-04-25T06:51:00","modified_gmt":"2011-04-25T06:51:00","slug":"che-cose-la-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/04\/25\/che-cose-la-realta\/","title":{"rendered":"Che cos&#8217;\u00e8 la realt\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p>Che cosa \u00e8 reale? Che cosa \u00e8 l&#8217;insieme degli enti che noi siamo soliti definire &#8211; generalmente in maniera piuttosto superficiale e distratta &#8211; la realt\u00e0?<\/p>\n<p>Sono reali solo le cose materiali? Sono reali solo le cose esterne? Una sedia, ad esempio, o una conversazione tra amici, sono reali quando avvengono nella dimensione ordinaria, mentre non lo sono pi\u00f9 se avvengono nella dimensione del sogno o in quella della fantasia?<\/p>\n<p>A quale genere di realt\u00e0 appartengono i pensieri, le fantasie, i sogni: forse a una realt\u00e0 di secondo grado? Ma di secondo grado rispetto a che cosa? Chi e in base a che cosa ha stabilito che gli enti e le situazioni della dimensione ordinaria &#8211; quella percepibile mediante i sensi desti, la mente razionale e la verificabilit\u00e0 oggettiva &#8211; sono forme della realt\u00e0 di primo grado, mentre i medesimi enti, prodotti &#8211; ad esempio &#8211; dalla penna o dal pennello di un artista, non sono che le copie sbiadite di quelli?<\/p>\n<p>Ad alcuni di questi interrogativi abbiamo gi\u00e0 tentato di rispondere in parecchi scritti precedenti, compreso l&#8217;ultimo articolo: \u00abIl segreto \u00e8 capire che tutto ci\u00f2 che abbiamo amato esiste per sempre\u00bb, consultabile sul sito di Arianna Editrice.<\/p>\n<p>In questa sede vorremmo generalizzare, in una certa misura, le precedenti riflessioni, e spingerci &#8211; per quanto possibile &#8211; fino al cuore del problema: che cosa merita realmente il nome di realt\u00e0: quella che cade sotto i sensi ordinari e sotto il vaglio della mente razionale, o quella che ci si rivela negli stati di coscienza ampliata, trascendendo il Logos strumentale e calcolante e abbracciando, a colpo d&#8217;occhio, tutta l&#8217;immensa ricchezza e variet\u00e0 dell&#8217;essere, immergendovisi e riconoscendosene una parte ed un riflesso pi\u00f9 o meno opaco, pi\u00f9 o meno luminoso?<\/p>\n<p>Quand&#8217;\u00e8 che noi possiamo realmente dirci consapevoli non di questa o quella realt\u00e0, ma della realt\u00e0 in quanto tale, considerata come esperienza totale del nostro essere? Quando possiamo ritenerci, non diremo pi\u00f9 vicini, ma almeno un po&#8217; meno lontani, un po&#8217; meno separati, dalla dimensione vera della realt\u00e0?<\/p>\n<p>Prendiamo questo brano del capitolo IX della terza parte del romanzo di Julien Green \u00abAdriana Mesurat\u00bb (titolo originale: \u00abAdrienne Mesurat\u00bb, Paris, Librairie Plon., 1927; traduzione italiana di Arturo Tofanelli, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1949, 1970, p. 271):<\/p>\n<p>\u00abLa notte scendeva. Era una di quelle belle notti d&#8217;estate di cui non si saprebbe dire in qual momento incominciano, tanto il cielo resta chiaro, anche dopo il tramonto del sole. Erano le otto e mezzo. Gli alberi erano pi\u00f9 neri, gli uccelli s&#8217;eran taciuti, ma il cielo era azzurro.\u00bb<\/p>\n<p>A parte la fresca bellezza e la straordinaria efficacia descrittiva del brano, con quello stacco struggente fra la chiarit\u00e0 del cielo serotino e l&#8217;ombra che si diffonde in basso, sulla terra, la nostra attenzione \u00e8 indirizzata verso una domanda quasi inevitabile: la sera d&#8217;estate descritta da Julien Green \u00e8 qualche cosa di meno \u00abreale\u00bb della sera d&#8217;estate che possiamo godere nella nostra vita ordinaria, mediante l&#8217;esperienza diretta dei nostri cinque sensi?<\/p>\n<p>\u00c8 essa qualche cosa di pi\u00f9 labile, di pi\u00f9 effimero; oppure, al contrario, qualche cosa di pi\u00f9 \u00abreale\u00bb, dal momento che sopravvive dopo la morte di colui che l&#8217;ha pensata e descritta, e sopravviver\u00e0 alla morte di noi stessi, che l&#8217;abbiamo letta e apprezzata nelle pagine di un libro?<\/p>\n<p>Per tentare di rispondere a tali domande, dobbiamo in primo luogo domandarci quale sia l&#8217;origine dell&#8217;esistente. A questa domanda, semplice ma essenziale &#8211; qualcuno ha detto che gli uomini sono capaci di capire pressoch\u00e9 tutto, tranne le cose semplici &#8211; la risposta non pu\u00f2 essere che univoca: l&#8217;origine dell&#8217;esistente, per logica e per definizione, \u00e8 l&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Abbiamo scritto l&#8217;Essere con la lettera maiuscola, per distinguerlo dall&#8217;essere \u00abordinario\u00bb, di cui l&#8217;esistenza dei singoli enti \u00e8 una manifestazione.<\/p>\n<p>Gli enti non sono l&#8217;essere, ma hanno l&#8217;essere, nel senso che vi partecipano; non lo sono, perch\u00e9 non possono darsi da se stessi la propria esistenza, e perch\u00e9 sono soggetti a continui mutamenti di stato; ma vi partecipano, perch\u00e9 esistono ed, esistendo, escono dal non-essere per essere, appunto, qualcosa.<\/p>\n<p>Dunque, l&#8217;origine della realt\u00e0, di tutta la realt\u00e0, in ogni sua manifestazione e su ogni piano o dimensione in cui pu\u00f2 espandersi, \u00e8 l&#8217;Essere: l&#8217;essere che \u00e8; l&#8217;essere che non deve ad altri la propria esistenza; l&#8217;essere in cui l&#8217;esistenza coincide con l&#8217;essenza, e viceversa: nel senso che noi non posiamo neanche immaginarci l&#8217;essere al pi\u00f9 alto grado di s\u00e9, che non possieda anche l&#8217;attributo dell&#8217;esistenza, che sia meramente pensabile.<\/p>\n<p>Tutte le forme contingenti dell&#8217;essere, dunque tutte le manifestazioni dell&#8217;essere attraverso l&#8217;esistenza dei singoli enti, possono essere meramente pensabili; solo nell&#8217;Essere originario non pu\u00f2 non darsi una perfetta coincidenza fra intelligibilit\u00e0 ed esistenza, e fra esistenza ed essenza. L&#8217;essenza dell&#8217;Essere, infatti, \u00e8 il fatto di esserci, dunque di esistere; mentre l&#8217;essere dei singoli enti \u00e8 un essere parziale, contingente, possibile ma non necessario. La loro esistenza non \u00e8 parte essenziale del loro esserci; dunque, non fa parte della loro essenza.<\/p>\n<p>L&#8217;essenza dell&#8217;Essere \u00e8 l&#8217;esistere; l&#8217;essenza degli esseri \u00e8 la disponibilit\u00e0 ad esistere, la possibilit\u00e0 di esistere. Potremmo fare il paragone del marmo e della statua. L&#8217;essenza della statua \u00e8 l&#8217;esistere come statua; ma l&#8217;essenza del marmo \u00e8 solo potenzialmente quella di esistere come statua. Una statua \u00e8 fatta di marmo, ma non tutti i blocchi di marmo diverranno delle statue; anzi, per qual che ne sappiamo, potrebbe anche darsi che nessun blocco di marmo diverr\u00e0 mai una statua. Perci\u00f2 il marmo \u00e8 marmo e la statua \u00e8 statua; cos\u00ec come all&#8217;Essere compete l&#8217;attributo dell&#8217;esistenza, mentre ai singoli enti l&#8217;esistenza pu\u00f2 competere, oppure no.<\/p>\n<p>Ora, se l&#8217;origine della realt\u00e0 \u00e8 l&#8217;Essere, ne deriva, come logica e inevitabile conseguenza, che la realt\u00e0 \u00e8 la manifestazione dell&#8217;essere; ossia che la realt\u00e0 \u00e8 quella manifestazione dell&#8217;essere che si rivela attraverso l&#8217;esistere degli enti. La realt\u00e0 \u00e8 tanto pi\u00f9 reale quanto pi\u00f9 \u00e8 vicina alle proprie sorgenti, e tanto meno reale quanto pi\u00f9 ne \u00e8 lontana.<\/p>\n<p>Il mondo materiale, che &#8211; nel linguaggio ordinario &#8211; si suole definire \u00abla realt\u00e0\u00bb per antonomasia, \u00e8 il pi\u00f9 remoto dalle fonti dell&#8217;Essere, perch\u00e9 il pi\u00f9 accessorio e contingente. Posto che esso esista davvero e non sia, semplicemente, un pensiero della Mente infinita dell&#8217;Essere all&#8217;interno delle menti finite &#8211; certi fisici contemporanei amano fare la similitudine con il concetto di \u00abologramma\u00bb, ovvero parlano di \u00abrealt\u00e0 virtuale\u00bb; cos\u00ec come i mistici indiani parlano dell&#8217;universo fisico come di \u00ablila\u00bb, ossia \u00abgioco divino\u00bb, \u00absogno cosmico\u00bb di Dio &#8211; la cosiddetta realt\u00e0 materiale \u00e8 la meno reale fra i diversi gradi di realt\u00e0 dell&#8217;esistente.<\/p>\n<p>Essa, infatti, pi\u00f9 di ogni altra, ha l&#8217;attributo della contingenza: pu\u00f2 esservi, come non esservi. Non c&#8217;\u00e8 alcuna ragione necessaria per cui questo albero debba esistere, o questo uomo, o questa galassia; anche se, naturalmente, l&#8217;esistenza degli enti \u00e8 strettamente intrecciata, e la loro storia complessiva \u00e8 la somma delle loro relazioni reciproche.<\/p>\n<p>Il mondo concettuale possiede un pi\u00f9 alto grado di realt\u00e0, perch\u00e9 gli enti di cui risulta composto sono bens\u00ec contingenti e non necessari, e tuttavia, poste determinate premesse e messa in moto, per cos\u00ec dire, la ruota della loro esistenza, divengono assolutamente necessari. Noi possiamo anche non pensare alcun triangolo; ma, una volta che pensiamo un triangolo rettangolo, il teorema di Pitagora ne scaturisce come una conseguenza assolutamente necessaria, perch\u00e9 si deduce dalla sua essenza. Non esiste e non \u00e8 pensabile alcun triangolo rettangolo in cui la somma dei quadrati costruiti sui cateti non sia equivalente al quadrato costruito sull&#8217;ipotenusa.<\/p>\n<p>Questo rigore logico, questa assoluta consequenzialit\u00e0 non appartengono al mondo degli enti materiali, ma solo a quello degli enti ideali. Una montagna pu\u00f2 esserci o non esserci; se c&#8217;\u00e8, pu\u00f2 avere le caratteristiche pi\u00f9 varie, senza con ci\u00f2 violare alcuna categoria della logica.<\/p>\n<p>Il mondo spirituale possiede un grado di realt\u00e0 ancora pi\u00f9 alto. Ci\u00f2 deriva dal fatto che esso \u00e8 ancora pi\u00f9 vicino, o &#8211; per meglio dire &#8211; ancora meno lontano dalle sorgenti dell&#8217;Essere. La bellezza, la bont\u00e0, la verit\u00e0, la giustizia, l&#8217;amore, sono pi\u00f9 reali degli enti puramente concettuali, perch\u00e9 non solo possiedono un grado di necessit\u00e0 ancora maggiore di quelli, ma la loro esistenza tende a coincidere con la loro stessa essenza. Infatti, la loro essenza consiste nell&#8217;essere cos\u00ec come sono, n\u00e9 potrebbero essere altrimenti, in quanto emanazione diretta dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Non sono gli enti che creano la bellezza, la bont\u00e0, la verit\u00e0, la giustizia e l&#8217;amore: gli enti non fanno altro che assentire alla chiamata dell&#8217;Essere per farsene tramite rispetto ad altri enti; a distribuirne la presenza, per cos\u00ec dire, nel mondo. Il teorema di Pitagora, in quanto tale &#8211; ossia come operazione logica e non come dato di fatto &#8211; \u00e8 un atto del pensiero; ma la bellezza, la bont\u00e0 e la verit\u00e0, non sono operazioni del pensiero: sono modalit\u00e0 dell&#8217;essere. Non dipende dai singoli enti, dalle singole menti, il fatto di pensarli oppure no; a loro compete solo di rispondere positivamente, oppure no, al loro appello, facendosene trasmettitori.<\/p>\n<p>Per fare un esempio: non \u00e8 un pittore come Sandro Botticelli a creare la bellezza che erompe dai suoi quadri, cos\u00ec come non \u00e8 un musicista come Bach a creare la bellezza che erompe dalle sue composizioni: essi sono solo un tramite per la manifestazione della Bellezza, che \u00e8 un attributo dell&#8217;Essere; e, naturalmente, devono servirsi di mezzi finiti per cercare di esprimere una realt\u00e0 infinita. All&#8217;interno dell&#8217;arte, esiste comunque una scala ascendente, che va dal mezzo pi\u00f9 materiale, quale la pietra per lo scultore o l&#8217;architetto e il colore per il pittore, a quello pi\u00f9 spirituale, quale la nota musicale per il compositore e la parola pura per il poeta. Sempre, comunque, si osserva il medesimo fenomeno: che l&#8217;artista tenta di esprimere con mezzi finiti, e rivolgendosi al tramite dei nostri sensi finiti &#8211; la vista, l&#8217;udito, ecc. &#8211; la Bellezza assoluta, ossia un attributo dell&#8217;Essere che, in quanto tale, \u00e8 inesprimibile e incommensurabile.<\/p>\n<p>La stessa cosa vale per la bont\u00e0.<\/p>\n<p>Noi possiamo vedere delle manifestazioni pi\u00f9 o meno toccanti, pi\u00f9 o meno significative della bont\u00e0; arriviamo a parlare di santit\u00e0, quando la bont\u00e0 raggiunge le manifestazioni pi\u00f9 sublimi all&#8217;interno dell&#8217;orizzonte che ci \u00e8 familiare, quello dell&#8217;umano sentire e operare. Tuttavia, anche nel suo pi\u00f9 alto dispiegarsi, la bont\u00e0 che possiamo vedere e sperimentare non \u00e8 che un pallido riflesso della Bont\u00e0 in quanto tale, che \u00e8 un altro attributo dell&#8217;Essere. Nessuna cosa finita \u00e8 interamente buona; nessuna azione umana \u00e8 perfettamente buona: e questo accade perch\u00e9 nessun ente possiede la pienezza e, meno ancora, la necessit\u00e0 dell&#8217;essere buono; ma ne \u00e8 solamente un tramite, un ponte gettato verso la sete struggente degli altri enti.<\/p>\n<p>Noi possiamo anche immaginare un mondo senza triangoli: un mondo, cio\u00e8, dove nessuna mente finita arriva a pensare l&#8217;esistenza del triangolo; e, di fatto, mondi del genere sono stati storicamente osservati dagli antropologi, ad esempio presso le societ\u00e0 tribali. Ma non possiamo immaginare un mondo senza bellezza e senza bont\u00e0 o senza verit\u00e0, senza giustizia e senza amore; e, di fatto, non c&#8217;\u00e8 gruppo umano, per quanto \u00abprimitivo\u00bb, che sia totalmente sprovvisto di tali nozioni, per quanto imperfettamente comprese ed elaborate.<\/p>\n<p>Questi, dunque, sono i tre gradi principali della realt\u00e0, dal pi\u00f9 debole al pi\u00f9 forte: quello materiale, quello ideale e quello spirituale.<\/p>\n<p>Vi sono poi numerosi altri gradi intermedi, ad esempio quello dei sogni o quello delle fantasie, di cui ci siamo gi\u00e0 occupati in numerosi precedenti lavori, e che andrebbero trattati uno per uno, caso per caso (cfr., ad esempio, il nostro articolo: \u00abDov&#8217;erano gli enti prima di esistere?\u00bb, consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Qui ci limiteremo a dire che non sempre e non necessariamente il piano del sogno e quello della fantasia giacciono su un minore livello di pienezza e possiedono, pertanto, un minore grado di realt\u00e0, rispetto a quello materiale; anzi, a nostro avviso, sovente \u00e8 vero il contrario. Ad esempio, un personaggio letterario ben riuscito &#8211; lo aveva gi\u00e0 osservato Pirandello &#8211; finisce con l&#8217;essere pi\u00f9 \u00abreale\u00bb del suo stesso autore; non solo perch\u00e9 gli sopravviver\u00e0 e di molto, ma anche perch\u00e9 possiede una vita autonoma e, forse, una esistenza che precede quella dell&#8217;autore, il quale si \u00e8 limitato a renderlo manifesto.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, quel che ci preme di evidenziare \u00e8 che soltanto all&#8217;Essere spetta interamente l&#8217;attributo di \u00abreale\u00bb.<\/p>\n<p>Tutti gli enti &#8211; materiali, ideali o spirituali &#8211; non sono che un riflesso dell&#8217;unica vera Realt\u00e0: quella dell&#8217;Essere, che attraverso di loro si manifesta.<\/p>\n<p>Il concetto \u00e8 reso nel modo pi\u00f9 chiaro nel \u00abCantico delle creature\u00bb di San Francesco: \u00e8 giusto cantare la bellezza degli enti, ma senza mai dimenticare che essi scaturiscono dall&#8217;Essere; che la loro bellezza proviene dall&#8217;Essere.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 lo splendore dell&#8217;Essere; tutto il resto non \u00e8 che riflesso, ombra, illusione.<\/p>\n<p>Dobbiamo fare attenzione a non scambiare il riflesso per la realt\u00e0 vera; a non rinchiuderci nel vicolo cieco degli enti, per quanto belli e attraenti. Perch\u00e9 la loro vera bellezza non \u00e8 connaturata ad essi, ma \u00e8 una emanazione della perfetta Bellezza dell&#8217;Essere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa \u00e8 reale? Che cosa \u00e8 l&#8217;insieme degli enti che noi siamo soliti definire &#8211; generalmente in maniera piuttosto superficiale e distratta &#8211; la realt\u00e0?<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[92],"class_list":["post-23836","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23836","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23836"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23836\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23836"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23836"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23836"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}