{"id":23833,"date":"2019-05-23T01:21:00","date_gmt":"2019-05-23T01:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/05\/23\/che-cose-la-modernita\/"},"modified":"2019-05-23T01:21:00","modified_gmt":"2019-05-23T01:21:00","slug":"che-cose-la-modernita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/05\/23\/che-cose-la-modernita\/","title":{"rendered":"Che cos&#8217;\u00e8 la modernit\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p>Si discute di modernit\u00e0 e di antimodernit\u00e0; di modernizzazione e di arretratezza; di modernit\u00e0 come progresso e di modernit\u00e0 come patologia degenerativa della civilt\u00e0. Sia i suoi ammiratori che i suoi detrattori sovente tralasciano di darne una definizione, sicch\u00e9 ciascuno, adoperando la parola <em>modernit\u00e0<\/em>, si prende la libert\u00e0 d&#8217;intendere i contenuti che vuole, il che inevitabilmente genera ambiguit\u00e0 e vere e proprie confusioni. Ma cos&#8217;\u00e8, in definitiva, la modernit\u00e0? Quali sono gli elementi che la fondano, la definiscono, ne determinano la natura le funzioni, e ne circoscrivono l&#8217;orizzonte di senso? Una definizione interessante, e certamente utile, anche se non esaustiva (ma quale definizione potrebbe esserlo? La modernit\u00e0, oggi, \u00e8&#8230; tutto, o quasi tutto, e anche il suo contrario), ci sembra quella data dal sociologo Alain Touraine (nato a Hermanville-sur-Mer, Normandia, il 3 agosto 1925-vivente), cui \u00e8 attribuita la paternit\u00e0 dell&#8217;espressione &quot;societ\u00e0 post-industriale&quot;, nel suo libro <em>La globalizzazione e la fine del sociale. Per comprendere il mondo contemporaneo<\/em> (titolo originale: <em>Un nouveau paradigme. Pour comprendre le monde au jourd&#8217;hui<\/em>, Paris, Fayard, 2004; tradizione di T. D&#8217;Agostini e M. Fiorini, Milano, Il Saggiatore, 2008, pp. 100-101):<\/p>\n<p><em>Vagliate tutte le componenti della modernit\u00e0 che in genere vengono considerate pi\u00f9 importanti, due di esse mi sembrano indispensabili per l&#8217;esistenza stessa della modernit\u00e0, in quanto rappresentano la principale condizione di esistenza della libert\u00e0 e della creativit\u00e0 all&#8217;interno di sistemi sociali che tendono naturalmente a rafforzare se stessi piuttosto che a formare attori liberi.<\/em><\/p>\n<p><em>Il primo principio \u00e8 la CREDENZA NELLA RAGIONE E NELL&#8217;AZIONE RAZIONALE. La scienza e a tecnologia, il calcolo e la precisione, l&#8217;applicazione dei risultati della scienza a campi sempre pi\u00f9 vasti della nostra vita e della societ\u00e0 sono per noi componenti necessarie e per cos\u00ec dire emblematiche della civilt\u00e0 moderna. L&#8217;importante \u00e8 sottolineare che la ragione non \u00e8 fondata sulla difesa degli interessi collettivi o individuali, ma su se stessa e su un concetto di verit\u00e0 che non si definisce in termini economici o politici. La ragione \u00e8 un fondamento non sociale della vita sociale, mentre la religione o il costume erano definiti in termini sociali anche se si riferivano a realt\u00e0 trascendenti, essendo il sacro una realt\u00e0 di natura sociale.<\/em><\/p>\n<p><em>Il secondo principio fondatore della modernit\u00e0 \u00e8 il RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI DELL&#8217;INDIVIDUO, ovvero l&#8217;affermazione di un universalismo che riconosce a tutti gli individui gli stessi diritti, indipendentemente dai loro attributi economici, sociali o politici. Questa formulazione non intende pronunciare la parola fine in merito al dibattito sul posto delle comunit\u00e0 nelle societ\u00e0 individualiste contemporanee. Tuttavia, quelli che dal 1789 in avanti chiamiamo diritti umani, diritti che sono stati integrati in numerose Costituzioni e nella Dichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo del 1948, vengono da noi riconosciuti come una forza che va al di l\u00e0 di ogni comunit\u00e0 e di ogni principio d&#8217;ordine.<\/em><\/p>\n<p><em>Ecco dunque profilarsi la conclusione di questa breve analisi della modernit\u00e0. Una societ\u00e0 moderna \u00e8 fondata su due principi che non sono di natura sociale: l&#8217;azione RAZIONALE e il riconoscimento dei DIRITTI UNIVERSALI di ogni individuo. Non facciamoci sorprendere da questa conclusione, perch\u00e9 la piena modernit\u00e0 \u00e8 inevitabilmente l&#8217;opposto del modello comunitario. Cos\u00ec come l&#8217;ho definita, la modernit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 una forma di vita sociale, ma \u00e8 costituita dalle due forze opposte e complementari che danno a una societ\u00e0 il pieno controllo su se stessa: tutto da un lato \u00e8 creazione, azione, lavoro, e, dall&#8217;altro, libert\u00e0 senza limiti e rifiuto di qualsiasi tipo di &quot;moralizzazione&quot; della vita pubblica che ridurrebbe la libert\u00e0 dell&#8217;attore. I discorsi che facciamo su noi stessi ogni giorno, ma anche quelli che teniamo sugli altri, e sull&#8217;organizzazione sociale, non sono forse dettati dalla volont\u00e0 di agire efficacemente e di affermare, contro ogni tipo di dominio, i diritti inalienabili di ognuno e dunque il principio di uguaglianza tra gli esseri umani che non potrebbe avere alcun altro senso? Questi due principi congiunti definiscono bene la modernit\u00e0 perch\u00e9 respingono qualsiasi ordine sociale che non si sia creato con le proprie forze e che sia subordinato, per esempio, a una rivelazione divina. \u00c8 un&#8217;opposizione estrema, che ha suscitato conflitti diretti tra religione e modernit\u00e0, come si \u00e8 visto chiaramente nel mondo cattolico sotto il pontificato di Pio IX. L&#8217;idea di laicit\u00e0 \u00e8 inseparabile da quella dei diritti dell&#8217;individuo, perch\u00e9 le religioni, che si proclamano custodi di credenze e rivelazioni di portata universale, non definiscono affatto i diritti dell&#8217;individuo come tale, ma al contrario sostengono l&#8217;uguale sottomissione di tutti a una volont\u00e0 divina o a una saggezza rivelata. Quando un potere spirituale domina sul potere temporale o si mescola con esso, si crea una comunit\u00e0 definita dall&#8217;appartenenza dei suoi membri al corpo dei credenti e dalle pratiche di una religione che il potere temporale deve far rispettare<\/em>.<\/p>\n<p>Teniamoci, dunque, ai due fattori caratterizzanti della modernit\u00e0 secondo Touraine, anche se il primo, a nostro avviso, non \u00e8 definito in maniera obiettiva, ma risente fortemente del clima auto-referenziale della modernit\u00e0 stessa (tutti i paradigmi culturali tendono ad autocelebrarsi, ma la modernit\u00e0 li supera tutti e di gran lunga, per il caratteristico disprezzo che riserva agli altri paradigmi, sulla base di una ragione che, lo dice lo stesso Touraine, non si fonda su alcun altro valore, ma pretende di fondarsi unicamente su se stessa). Non \u00e8 definito in maniera obiettiva perch\u00e9 ci sembra che sia far torto sia alla civilt\u00e0 greca, sia alla civilt\u00e0 cristiana medievale, negare che anche in esse la ragione fosse un elemento essenziale, che le distingueva dalle altre e anche dai precedenti paradigmi dell&#8217;area mediterranea ed europea. Chi se la sentirebbe di affermare la stessa cosa, ossia la centralit\u00e0 della ragione, nella societ\u00e0 egiziana, o in quella assiro-babilonese, o in quella cinese, o in quella azteca, o in quella incaica; per non parlare delle societ\u00e0 celtiche, germaniche, slave, e tutte le altre preesistenti, in Europa, alla diffusione della romanit\u00e0 e del cristianesimo? Viceversa, \u00e8 impossibile riferirsi alla civilt\u00e0 greca senza pensare all&#8217;enorme sviluppo che vi ebbe la filosofia e, per conseguenza, la dimensione razionale dell&#8217;attivit\u00e0 politica e sociale; e la stessa cosa, <em>a fortiori<\/em>, vale per la civilt\u00e0 cristiana medievale, di cui san&#8217;Agostino, Alberto Magno, san Tommaso d&#8217;Aquino e Dante Alighieri non sono le eccezioni, ma le cime emergenti di una cultura che teneva in grandissimo conto la ragione e la valorizzava pi\u00f9 di quanto non fosse mai avvenuto in precedenza. Se i protagonisti della Rivoluzione scientifica del XVII secolo e poi, nel secolo successivo, gli illuministi, non fossero stati completamene accecati dalla smania di far rifulgere se stessi come i campioni del pensiero &quot;risorto&quot;, avrebbero dovuto riconoscere che il cristianesimo non ha affatto ostacolato, bens\u00ec incoraggiato lo sviluppo della ricerca razionale e che non ci sarebbero mai stati gli sviluppi del pensiero matematico e scientifico in Copernico, Galilei, Cartesio, Newton, se non ci fossero stati cinque secoli almeno di splendida fioritura della ragione all&#8217;ombra della Chiesa cattolica. Pertanto la definizione del primo principio caratterizzante della modernit\u00e0 andrebbe, secondo noi, modificato cos\u00ec: non <em>la<\/em> <em>credenza nella ragione e nell&#8217;azione razionale<\/em>, bens\u00ec: <em>la<\/em> <em>credenza in una ragione spregiudicata e in rivolta contro la tradizione e contro la fede, e nell&#8217;azione razionale cos\u00ec concepita.<\/em> E si potrebbe aggiungere che la fiducia nell&#8217;azione razionale, conseguenza della credenza nella ragione assolutizzata, si traduce sempre pi\u00f9 spesso in una fiducia nell&#8217;azione fine a se stessa, purch\u00e9 siano razionai i modi e non necessariamente i fini perseguiti. Logico: un paradigma che mette al centro la ragione, ma che non definisce il suo rapporto con l&#8217;essere, per una sorta di allergia programmatica nei confronti della trascendenza, finisce per idolatrare l&#8217;agire per l&#8217;agire, alla sola condizione che i modi dell&#8217;azione siano improntati a una rigorosa razionalit\u00e0. Ed \u00e8 quasi superfluo aggiungere che una siffatta smania di attivismo, unita a una tecnologia sviluppata, inevitabilmente finisce per porre gli uomini davanti a situazioni insostenibili sia dal punto di vista materiale che psicologico, per la pressione a cui sono sottoposti dalla perdita di controllo sulle cose; situazioni a volte difficilmente reversibili.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il secondo principio, <em>il riconoscimento dei diritti dell&#8217;individuo<\/em>, \u00e8 senza dubbio, fra i due, il pi\u00f9 specifico, il pi\u00f9 determinante. La modernit\u00e0 \u00e8 la modernit\u00e0 perch\u00e9 si \u00e8 costruita sull&#8217;assioma dei diritti dell&#8217;individuo. Anche qui, per\u00f2, ci sembra che bisognerebbe aggiungervi qualcosa; che la definizione, bench\u00e9 esatta e centrata, lasci fuori qualcosa, che non sia completa. Che l&#8217;individuo sia depositario di diritti universali e inalienabili; che sia depositario di diritti <em>naturali<\/em>, cio\u00e8 che sia <em>naturalmente<\/em> soggetto di diritti, questa \u00e8 la grande novit\u00e0 della civilt\u00e0 moderna, ed \u00e8 questo che la differenzia sostanzialmente da ogni altro paradigma culturale, compresi molti tuttora esistenti (quello islamico, per esempio; e anche quello giapponese, fortemente segnato dall&#8217;influenza dello scintoismo, nonostante la secolarizzazione). Nel caso della civilt\u00e0 cristiana medievale, non \u00e8 che l&#8217;individuo non fosse soggetto di determinati diritti, e sia pure delimitati da una serie di condizioni e di restrizioni, prima fra tutte la disuguaglianza di fronte alla legge (che prevedeva un tribunale ecclesiastico per i membri del clero, un tribunale di nobili per i membri dell&#8217;aristocrazia, e un tribunale comune per tutti gli altri). Sia il diritto romano, sia il diritto germanico, confluiti nella civilt\u00e0 giuridica e spirituale del medioevo, prevedevano una serie di garanzie e di norme tutelari, che si estendevano perfino ai servi della gleba e, pi\u00f9 tardi, agli <em>indios<\/em> della colonie spagnole (leggi speciali di Carlo V per la difesa degli amerindi dalle prepotenze dei coloni bianchi), bench\u00e9, bisogna ammetterlo, rimanessero di frequente lettera morta, a meno che vi fosse una forte autorit\u00e0 locale intenzionata a farli rispettare: e tale fu il caso degli ebrei nella citt\u00e0 di Roma e negli Stati della Chiesa, ove, nonostante una serie di limitazioni, poterono godere di un livello di sicurezza quale raramente si realizz\u00f2 negli altri Stati europei. Il punto \u00e8 che in tutte le civilt\u00e0, a eccezione di quella moderna, la protezione accordata all&#8217;individuo non \u00e8 mai stata considerata fine a se stessa, ma come parte di un pi\u00f9 vasto interesse collettivo: la sicurezza, la stabilit\u00e0 e la pace dell&#8217;intero corpo sociale. Mai, prima dell&#8217;avvento della modernit\u00e0, \u00e8 esistita una societ\u00e0, dalla pi\u00f9 primitiva alla pi\u00f9 complessa, dalle trib\u00f9 amazzoniche all&#8217;Atene di Socrate, Fidia, Pericle, Platone e Aristotele, che abbia considerato la garanzia della assoluta libert\u00e0 individuale come prevalente rispetto al bene comune, o che l&#8217;abbia considerata anche solo come un obiettivo desiderabile in se stesso. Tutte hanno sempre giudicato che, se l&#8217;individuo vuole vivere bene, deve concorrere col massimo impegno al bene comune, perch\u00e9 in una societ\u00e0 percorsa da tensioni, squilibri e lacerazioni, nemmeno le singole persone possono sperare di vivere bene. Tutte hanno sempre saputo che \u00e8 impossibile concepire l&#8217;individuo al di fuori della societ\u00e0, e che considerarlo come una monade isolata \u00e8 una pura astrazione.<\/p>\n<p>Tuttavia c&#8217;\u00e8 un altro aspetto che rende incongruo e controproducente il tanto decantato principio del riconoscimento dei diritti dell&#8217;individuo, del quale la modernit\u00e0 va tanto fiera, e che considera come la massima delle sue conquiste. Si tratta di questo: che la natura non riconosce ad alcuno il bench\u00e9 minimo diritto: n\u00e9 quello di nascere, n\u00e9 quello di vivere, n\u00e9 quello di morire. \u00c8 lei a decidere chi nasce, chi vive e chi muore, non l&#8217;Alta Corte di giustizia europea o qualche altra istituzione germogliata dalla cultura giuridica moderna. La sola forza che pu\u00f2 mutare il corso della natura \u00e8 quella divina; all&#8217;infuori di essa, nulla e nessuno possono garantire diritti che poi non \u00e8 possibile far rispettare. Dunque, l&#8217;idea giusnaturalista \u00e8 sbagliata e aberrante in se stessa: pretende dalla natura un certificato di garanzia che \u00e8 solo frutto delle elucubrazioni di Grozio, Altusio, Pufendorf, e, poi, di Locke, di Rousseau, di Marx, di Pannella, di Boldrini, di Vendola e di mille altri. Se a ci\u00f2 si aggiunge il fatto che il massimo dei diritti viene riconosciuto al singolo individuo, ma a patto che egli sia un cittadino, cio\u00e8 a patto che si sottometta preventivamente al totalitarismo ideologico della modernit\u00e0, mentre se non si piega, e se non \u00e8 cittadino, non ha alcun diritto, tranne quello di essere trattato da nemico pubblico e, prima o dopo, spazzato via, si capir\u00e0 come l&#8217;ideologia dei diritti garantiti incondizionatamente all&#8217;individuo finisca per distruggere sia il bene comune, sia lo stesso bene individuale, nel caso quel tale individuo non accetti di farsi irreggimentare e burocratizzare. Per esempio: un cittadino francese, come il povero Vincent Lambet, ha il &quot;diritto&quot;, oggi, di esser lasciato morire di fame e di sete in ospedale, su richiesta della consorte, anche se lui non lo ha chiesto, cos\u00ec come un bambino a scuola ha il &quot;diritto&quot; che la maestra non si permetta di chiedergli chi sono suo pap\u00e0 e sua mamma, perch\u00e9 un tal modo di parlare potrebbe offendere i suoi genitori gay. Per\u00f2, se un cittadino francese osa reclamare i suoi diritti sociali, e se sfida per mesi e mesi le forze dell&#8217;ordine, il freddo, gli stenti, per manifestare contro un infame governo di banchieri massoni, che certo non lo rappresenta, n\u00e9 cura i suoi interessi, allora viene trattato da delinquente e deve aspettarsi il pugno di ferro da parte dello Stato. Ecco: da questi frutti si riconosce la modernit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si discute di modernit\u00e0 e di antimodernit\u00e0; di modernizzazione e di arretratezza; di modernit\u00e0 come progresso e di modernit\u00e0 come patologia degenerativa della civilt\u00e0. 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