{"id":23831,"date":"2018-12-18T12:08:00","date_gmt":"2018-12-18T12:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/12\/18\/che-cose-la-grazia\/"},"modified":"2018-12-18T12:08:00","modified_gmt":"2018-12-18T12:08:00","slug":"che-cose-la-grazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/12\/18\/che-cose-la-grazia\/","title":{"rendered":"Che cos&#8217;\u00e8 la grazia?"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 una cosa di cui si parla poco, pochissimo, ai nostri giorni, non solo nella cultura profana, ma anche in quella cattolica: la grazia. Perfino il clero, gli stessi teologi, la evocano sempre di meno, la lasciano cadere quasi nel dimenticatoio delle cose sorpassate: eppure \u00e8 la chiave di tutto. Senza la grazia, non c&#8217;\u00e8 la vita di grazia; e senza la vita di grazia non c&#8217;\u00e8 il bene, non c&#8217;\u00e8 la verit\u00e0, non c&#8217;\u00e8 la necessaria apertura sulla dimensione eterna. Un cristiano non pu\u00f2 neanche immaginare una vita, che non sia illuminata dalla grazia, che in sia la vita di grazia: se lo potesse, allora vorrebbe dire che costui non \u00e8 pi\u00f9 cristiano, ha cessato da un pezzo di esserlo, o forse non lo \u00e8 mai stato: perch\u00e9 ignorare la grazia equivale a ignorare la via maestra per andare incontro a Cristo e porre la propria vita nella luce sfolgorante della Redenzione. Chi non pensa alla grazia, non desidera la grazia, non chiede a Dio di riceverla &#8212; perch\u00e9 non \u00e8 possibile raggiungerla con le proprie forze &#8212; non \u00e8 cristiano e non ha capito nulla del cristianesimo. Probabilmente \u00e8 un umanista, con una sottile patina di cristianesimo; ma non \u00e8 realmente un cristiano, perch\u00e9 o si \u00e8 cristiani, o si \u00e8 umanisti; esattamente come o si \u00e8 cristiani, o si \u00e8 liberali; o si \u00e8 cristiani, o si \u00e8 modernisti; o si \u00e8 cristiani, o si \u00e8 uomini del mondo e seguaci della modernit\u00e0. La grazia \u00e8 il ponte gettato da Dio fra noi e Lui, ed \u00e8 la luce illumina d&#8217;infinito la vita degli uomini. Senza di essa, non resta che vita naturale, la vita nella sua dimensione carnale: con i suoi interessi, anche legittimi, ma sempre esposti a tramutarsi in passioni disordinate; con le sue amarezze, che niente e nessuno potranno consolare in maniera adeguata; e con la sua intelligenza, che a fatica riesce a scorgere la linea di confine fra il bene e il male, e la sua volont\u00e0, troppo debole e incerta per scegliere sempre il bene e perseguirlo, senza stancarsi e senza lasciarsi confondere, o sedurre da immagini di beni parziali e ingannevoli. Una vita che si svolga costantemente al di fuori della grazia \u00e8 una vita animalesca, nella quale contano solo gli appetiti terreni, e i cui unici moventi sono l&#8217;interesse o il piacere; anche nel migliore dei casi, sar\u00e0 una vita da pesci d&#8217;acque basse, che ignorano del tutto cosa siano gl&#8217;immensi spazi oceanici.<\/p>\n<p>Benedetti libri di una volta, che noi, educati al cristianesimo nell&#8217;infanzia, durante gli anni &#8217;60 del secolo scorso, abbiamo avuto la fortuna di ricevere in regalo, e dai quali abbiamo appreso le idee fondamentali della religione cattolica, con una tale chiarezza, con una tale semplicit\u00e0 e con un cos\u00ec sapiente modo di porgere le cose a un pubblico giovanile, che non abbiamo pi\u00f9 potuto scordarle, n\u00e9 fare confusione tra verit\u00e0 e menzogna, nonostante il diluvio di pseudo verit\u00e0 moderniste che da allora in poi, strato sopra strato, sono venute a depositarsi, tentando pervicacemente di offuscare la verit\u00e0 e la bellezza della vera fede.<\/p>\n<p>Scriveva, dunque, M. Pettinati nel libro, destinato ai bambini della Prima Comunione, <em>Sempre con Ges\u00f9<\/em> (Edizioni Paoline, 1953; 1963, p. 40):<\/p>\n<p><em>Sai che cosa \u00e8 la grazia?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 un raggio della bellezza e della santit\u00e0 di Dio, che penetra nella tua anima e la rende bella della stessa bellezza di Dio, e fa di te un figlio di Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 un dono preziosissimo, superiore a tutti i tesori e a tutte le ricchezze della terra. Tu la possiedi. L&#8217;hai ricevuta il giorno del tuo Battesimo e fu simboleggiata dalla veste candida che il Sacerdote ti pose sul cuore. Ora evi custodirla. Finch\u00e9 la conservi, rimani unito a Ges\u00f9 come il tralcio \u00e8 unito alla vite; ma se per disgrazia la perdi, la tua anima si stacca da Ges\u00f9 che le d\u00e0 vita e&#8230; muore.<\/em><\/p>\n<p><em>U giovane prigioniero in Russia nel 1948 riusciva a far giungere una lettera in famiglia. Dopo aver parlato della pena che provava nell&#8217;essere da cinque anni privo delle loro notizie, concludeva: concludeva:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Sono stracciato, bisognoso di mille cose, eppure mi sento tanto felice, perch\u00e9 sento di avere la grazia di Dio nel cuore&quot;. Egli aveva compreso bene la preziosit\u00e0 di questo dono<\/em>.<\/p>\n<p>Tante volte ci siamo chiesti perch\u00e9 questi concetti, cos\u00ec semplici e chiari, e una volta cos\u00ec evidenti all&#8217;intelligenza naturale dei bambini, siano divenuti oggi cos\u00ec ostici, cos\u00ec difficili da introiettare, cos\u00ec inaccettabili per la mentalit\u00e0 degli uomini che pur si dicono cristiani; e siamo giunti alla conclusione che la ragione fondamentale \u00e8 l&#8217;ingresso, o piuttosto l&#8217;irruzione, dello spirito laico e irreligioso nella loro coscienza. Il clero stesso \u00e8 stato contagiato da quello spirito, e, a monte del clero, ne sono stati contagiati, senza dubbio per primi, i teologi: cos\u00ec come, in un lazzaretto, i primi a contrarre la lebbra o la peste sono i medici che si affaticano tutto il giorno intorno ai malati. Proprio cos\u00ec: la modernit\u00e0 \u00e8 una malattia; l&#8217;irreligiosit\u00e0 e il laicismo sono i suoi frutti; e chi si accosta alla scienza divina senza indossare l&#8217;armatura della fede e lo scudo dei Sacramenti, fatalmente soccombe, cio\u00e8 introietta quello stesso male che ha fatto impazzire la societ\u00e0 profana. Gonfi di orgoglio, i teologi della seconda met\u00e0 del XX secolo, a partire dal Concilio Vaticano II, hanno creduto di trovare la quadratura del cerchio: di poter conciliare, cio\u00e8, la loro incredulit\u00e0, la loro perdita della fede, con gli studi biblici ed esegetici, dall&#8217;alto dei quali, come da una fortezza inespugnabile, hanno preteso di riformare la dottrina cattolica, a misura della loro incredulit\u00e0 e della loro mancanza di fede.<\/p>\n<p>Oh, ma sono stati molto, molto abili: non hanno mai dichiarato esplicitamente le loro intenzioni; se mirassero ad ingannare gli altri, o se stessero ingannano anche se stessi, \u00e8 un segreto che Dio solo conosce, e sul quale non vogliamo pronunciarci. A noi basta osservare gli effetti della &quot;svolta&quot; antropologica in teologia: una sorta di neo-umanesimo e una drastica storicizzazione delle Scritture, che ha permesso a questi teologi, ormai devoti pi\u00f9 al culto dell&#8217;uomo che a quello di Dio, di portare avanti il loro programma di &quot;riforme&quot;, che era, in realt\u00e0, e oggi lo si vede chiaramente, non un programma riformista ma un programma rivoluzionario. Hanno dichiarato di voler riformare solo la pastorale; poi hanno intaccato, e in maniera radicale, la liturgia; infine, ma questo solo negli ultimi anni, hanno posto mano apertamente anche alla &quot;riforma&quot; del magistero, cio\u00e8 della dottrina, essendo ormai i fedeli cotti a dovere e non pi\u00f9 in grado, per la maggior parte, di rendersi conto della estrema gravit\u00e0 di quanto stavano facendo. Come potrebbe un fedele che ha meno di cinquant&#8217;anni, e che non ha mai visto la Chiesa di prima del Concilio, capire fino a che punto si \u00e8 perpetrato un tradimento, non solo nei confronti dei cattolici, ma in primo luogo nei confronti di Dio? Facciamo solo un esempio: i famigerati altari del popolo. La brillante idea di costruire dei nuovi altari, moderni e bruttissimi, da porre al centro del presbiterio, in modo che la Messa venga officiata con il sacerdote costantemente rivolto verso i fedeli, e non pi\u00f9 verso l&#8217;altare del Santissimo, \u00e8 il segno visibile di questa umanizzazione, di questa immanetizzazione e protestantizzazione della liturgia cattolica. Che c&#8217;entra con il cattolicesimo l&#8217;altare del popolo, che trasforma il Sacrificio eucaristico in una conferenza di stile mondano, dove al centro di tutto c&#8217;\u00e8 l&#8217;uomo, e non Dio e il suo Mistero? E che c&#8217;entra con il Sacrificio eucaristico quel presentarsi davanti al celebrante in piedi, in fila, per prendere la Particola, come la fila in attesa davanti alla biglietteria di una stazione ferroviaria attende di poter acquistare il biglietto per salire sul treno? E che c&#8217;entra con l&#8217;adorazione di Dio quel massonico <em>scambiatevi un segno di pace<\/em>, che \u00e8, in effetti, un confuso, disordinato aggirarsi fra i banchi in cerca di persone cui stringere la mano, anche voltando le spalle al Santissimo, anche parlando mentre il sacerdote prosegue la liturgia della santa Messa? E che c&#8217;entra con l&#8217;omelia, a commento delle letture dell&#8217;Antico e del Nuovo Testamento, il querulo cicaleccio su argomenti politici, sui migranti, sull&#8217;ambiente, sul clima, e su cento altre cose che riguardano sempre e solo la dimensione terrena, mai la dimensione dell&#8217;Assoluto e dell&#8217;Eterno? \u00c8 mai possibile che, nelle chiese, non si senta pi\u00f9 il sacerdote parlare del peccato, e, quindi, dell&#8217;assoluta necessit\u00e0 della grazia di Dio? S\u00ec, purtroppo \u00e8 possibile: ormai, nove sacerdoti su dieci parlano in questi termini, nell&#8217;omelia della santa Messa: parlano di quel che piace al mondo, di giustizia, di pace, di equilibri naturali; ma non pi\u00f9 della vita buona, della grazia divina, della morte, del giudizio, del paradiso e dell&#8217;inferno.<\/p>\n<p>Tornando al nostro problema: stando cos\u00ec le cose, gli uomini moderni non riescono neanche a sopportare un discorso sulla grazia, perch\u00e9 esso implica, di necessit\u00e0, una riflessione sulla incompletezza e sulla fragilit\u00e0 della dimensione naturale. Incompletezza, fragilit\u00e0? Gli uomini moderni non ne vogliono neanche sentir parlare: questi espressioni sono odiose ai loro orecchi: sanno di misticismo, di ascesi, di medioevo. Gli uomini moderni dicono di non voler complessi, n\u00e9 ricatti, n\u00e9 sensi di colpa; dicono di trovarsi belli e bravi cos\u00ec come sono; ritengono che non ci sia nulla che non vada in loro, che i loro istinti siano fondamentalmente buoni, e che la loro ragione, comunque, sia pi\u00f9 che sufficiente a disciplinarli e controllarli. Agli uomini moderni non piace sentir ricordare il limite antropologico, che \u00e8 un limite ontologico: ritengono che ci\u00f2 equivalga a un voler sminuire, a un voler rimpicciolire la dimensione umana, e a un voler denigrare la piena e felice realizzazione di s\u00e9 che ciascuno, legittimamente, persegue. A quanto pare, agli uomini moderni non viene in mente, e non viene pi\u00f9 in mente neppure ai cattolici moderni, che non esiste alcuna realizzazione dell&#8217;uomo al di fuori della relazione con Dio; che l&#8217;uomo, volendosi &quot;realizzare&quot; con le sue sole forze, incorre in un gravissimo peccato, il peccato di superbia che gi\u00e0 commisero Adamo ed Eva nel Giardino dell&#8217;Eden; e che se mai l&#8217;uomo potesse realizzarsi da se stesso, allora non ci sarebbe bisogno di Dio, tanto meno di un Dio che, per amor suo, si fa uomo, s&#8217;incarna, vive nel mondo, soffre nella carne, muore nella carne, per poi risorgere e dischiudere all&#8217;umanit\u00e0 redenta la via del Cielo. Ma il punto \u00e8 proprio questo che l&#8217;uomo non pu\u00f2 fare da solo; non pu\u00f2 capire tutto da solo; non pu\u00f2 redimersi da solo; non pu\u00f2 perdonarsi da solo. Se un uomo uccide suo fratello, a chi domander\u00e0 perdono? Da se stesso, non arriver\u00e0 mai a perdonarsi; vivr\u00e0, fino all&#8217;ultimo giorno della sua esistenza, divorato da un terribile senso di colpa, che finir\u00f2 per schiacciarlo; e se lo negher\u00e0, se &#8212; in omaggio alla cultura moderna &#8212; rifiuter\u00e0 di sentirsi colpevole, e si autogiustificher\u00e0 e si autoassolver\u00e0 con cento scuse e con cento sofismi, sar\u00e0 per lui ancora peggio, perch\u00e9 il senso di colpa, negato, non riconosciuto, respinto nelle profondit\u00e0 abissali della coscienza, fermenter\u00e0, marcir\u00e0, emaner\u00e0 cattivo odore &#8212; odore di putrefazione e di morte &#8211; e finir\u00e0 per intossicare in maniera irreversibile la vita dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Come ha potuto, l&#8217;uomo moderno, scordarsi della propria fragilit\u00e0 e ripetere l&#8217;errore fatale dei nostri primi progenitori? Lo ha potuto perch\u00e9 tutta la civilt\u00e0 moderna \u00e8 una rivolta contro la condizione creaturale dell&#8217;uomo, una faustiana celebrazione dell&#8217;uomo che vuol dare l&#8217;assalto al Cielo. Eppure la saggezza naturale mostra all&#8217;uomo, prima ancora che intervenga la Rivelazione cristiana, a quali funeste conseguenze conduce la sottovalutazione della fragilit\u00e0 umana davanti alle tentazioni della carne. Il regista coreano Kim Ki-duk, nel film <em>Primavera, estate, autunno, inverno&#8230; e di nuovo primavera<\/em>, del 2003, mostra con estrema linearit\u00e0 di linguaggio e con piena coscienza del problema quale sia il limite antropologico: l&#8217;incapacit\u00e0, per l&#8217;uomo, di apprendere la lezione delle generazioni precedenti e di domare i propri istinti con il solo ausilio della ragione e della volont\u00e0. A dispetto dei migliori insegnamenti da parte dei migliori maestri (con buona pace di Rousseau e del suo <em>Emilio<\/em>), l&#8217;uomo \u00e8 semplicemente incapace di seguire la diritta via e di non smarrirsi nella foresta delle passioni, che lo trascinano fatalmente verso il male; figuriamoci quando non ha neppure la ventura di ricevere buoni esempi nell&#8217;infanzia, e di avere dei buoni modelli di riferimento. Che cosa far\u00e0, abbandonato alle sue sole risorse e alla sua fragile volont\u00e0? Soccomber\u00e0 miseramente, perch\u00e9 nessun uomo potrebbe mai vincere la battaglia contro il suo peggior nemico: se stesso. A ci\u00f2 si aggiunga l&#8217;altro nemico, quello soprannaturale, il diavolo, che striscia nell&#8217;erba del giardino e spia ogni sua mossa per coglierlo in un momento di particolare debolezza e di particolare difficolt\u00e0, e che conosce perfettamente le parole giuste con le quali sedurlo e incantarlo, ammantando i suoi velenosi inviti dietro una cortina di plausibilit\u00e0 e di ragionevolezza, ma solo apparenti. E come si pu\u00f2 capire che certi suggerimenti vengono da lui, se sono rivestiti di plausibilit\u00e0 e ragionevolezza? Appunto da questo: che si tratta di una plausibilit\u00e0 e di una ragionevolezza tutte e solamente umane. L&#8217;uomo spirituale, infatti, che ha timor di Dio, sa bene che tutto ci\u00f2 che ha un valore, tutto ci\u00f2 che \u00e8 realmente prezioso, non si ottiene senza fatica e senza sacrifici e pericoli; e sa che tutto ci\u00f2 che \u00e8 interamente dolce, mellifluo, carezzevole, invitante, non viene da Dio, ma dal diavolo. Anche la paura di soffrire, anche l&#8217;amor di s\u00e9, vengono dal basso e non dall&#8217;alto. Ricordiamo che Ges\u00f9, a san Pietro che rifiutava di accettare il mistero della sua Passione, rispose bruscamente: <em>Via da me, satana! Perch\u00e9 tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini.<\/em> Ecco: capire questo, \u00e8 la grazia&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 una cosa di cui si parla poco, pochissimo, ai nostri giorni, non solo nella cultura profana, ma anche in quella cattolica: la grazia. 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