{"id":23827,"date":"2012-01-02T07:37:00","date_gmt":"2012-01-02T07:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/01\/02\/che-cose-la-natura\/"},"modified":"2012-01-02T07:37:00","modified_gmt":"2012-01-02T07:37:00","slug":"che-cose-la-natura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/01\/02\/che-cose-la-natura\/","title":{"rendered":"Che cos&#8217;\u00e8 la Natura?"},"content":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 la Natura?<\/p>\n<p>La parola &quot;natura&quot; viene dal latino ed \u00e8 il participio futuro del verbo &quot;nasci&quot;, &quot;nascere&quot;: significa, pertanto, &quot;quello che sta per nascere&quot;, &quot;ci\u00f2 che \u00e8 sul punto di nascere&quot;.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 dunque, nella parola, il concetto di una realt\u00e0 non statica, ma dinamica; di una realt\u00e0 non solo attuale, ma potenziale e futura. E in questo senso la adopera anche il grande poeta-filosofo epicureo Lucrezio, nel suo capolavoro \u00abDe rerum natura\u00bb.<\/p>\n<p>A sua volta, &quot;natura&quot; \u00e8 la tradizione del vocabolo greco &quot;physis&quot;, dalla radice &quot;phyo&quot;, che significa &quot;genero&quot;, &quot;cresco&quot;: per i Greci, dunque, la natura \u00e8 l&#8217;insieme delle cose che vivono, nascono, crescono e muoiono (senza peraltro distinguere quali cose propriamente &quot;vivano&quot; e quali semplicemente &quot;esistano&quot;).<\/p>\n<p>&quot;Fisici&quot; o &quot;fisiologi&quot; sono chiamati da Aristotele i primi indagatori della natura, ossia gli esponenti della scuola di Mileto, in Asia Minore: Talete, Anassimandro, Anassimene; da lui stesso verr\u00e0 poi distinta una &quot;filosofia prima&quot;, ossia la metafisica, e delle &quot;filosofie seconde&quot;, tra le quali si colloca lo studio della natura o &quot;filosofia naturale&quot;.<\/p>\n<p>Questo significa che, nella cultura occidentale, la filosofia nasce insieme allo studio della natura, anzi, nasce come indagine sul mondo della natura, sul suo movimento, sul suo divenire: i primi filosofi greci sono anche, secondo il nostro modo di pensare, i primi scienziati; essi, da un lato, vedono il mondo &quot;pieno di d\u00e8i&quot; (l&#8217;ilozoismo di Talete), dall&#8217;altro sono ben decisi ad analizzare le cause dei fenomeni secondo un approccio rigorosamente razionale.<\/p>\n<p>Nemmeno Platone aveva operato una vera distinzione tra la metafisica e la filosofia della natura; nel \u00abTimeo\u00bb egli delinea un grandioso affresco sull&#8217;origine del mondo che \u00e8, al tempo stesso, ricerca delle cause prime (l&#8217;opera del divino artefice, il Demiurgo) e descrizione degli stati della materia (i cinque poliedri regolari come struttura di base di tutto ci\u00f2 che esiste nelle forme del fuoco, dell&#8217;aria, dell&#8217;acqua, della terra e dell&#8217;etere: tutti gli esseri viventi si formano a partire da essa (cfr. il nostro precedente articolo: \u00abIl mistero dei poliedri regolari nella teoria platonica del &quot;Timeo&quot;\u00bb, apparso sul sito di Arianna Editrice in data 10\/10\/2011).<\/p>\n<p>La distinzione \u00e8 presente, come si \u00e8 visto, in Aristotele, e pi\u00f9 ancora nei suoi discepoli, ma non nel senso, tutto moderno, tra filosofia e scienza: per Aristotele, infatti, la metafisica \u00e8 la filosofia prima e anche, nello stesso tempo, scienza assoluta.<\/p>\n<p>Lentamente, mano a mano che la filosofia prima incominciava a perdere il consenso dei pensatori, la filosofia naturale si \u00e8 distaccata dal ramo della filosofia ed \u00e8 divenuta una scienza autonoma, specie con il naturalismo rinascimentale di Telesio, Bruno e Campanella e poi, soprattutto, con la cosiddetta rivoluzione operata da Francis Bacon, Galilei, Cartesio e Newton; infine, con Kant, la metafisica \u00e8 stata definitivamente spodestata dal suo trono e relegata in soffitta, mentre la scienza naturale, reciso anche l&#8217;ultimo legame con colei che l&#8217;aveva generata, si \u00e8 data una struttura del tutto indipendente, rivendicano per s\u00e9 sola la &quot;verit\u00e0&quot; del conoscere.<\/p>\n<p>Oggi noi diamo quasi per scontato che la conoscenza scientifica, intesa nel senso galileiano e cartesiano, sia la modalit\u00e0 del conoscere fondamentale; la sola che, trovando riscontro oggettivo nella realt\u00e0 delle cose, mediante l&#8217;esperimento e la formulazione di leggi, possa ambire allo statuto di conoscenza realistica e &quot;vera&quot; (le due cose appaiono ormai intercambiabili), mentre tutte le altre forme di conoscenza, ivi compresa quella filosofica (magari ridotta ad analisi logica del linguaggio) non appaiono altro che speculazioni pi\u00f9 o meno relative, pi\u00f9 o meno fantasiose.<\/p>\n<p>Di conseguenza, diamo anche per scontato che &quot;natura&quot; sia l&#8217;insieme delle forze, dei fenomeni e delle qualit\u00e0 del mondo visibile, considerando quest&#8217;ultimo concetto come sinonimo di &quot;realt\u00e0&quot;, sic et simpliciter: il mondo che vediamo \u00e8 la realt\u00e0 e la realt\u00e0 \u00e8 il mondo che vediamo.<\/p>\n<p>Per la cultura moderna, una piano di realt\u00e0 soprannaturale non esiste, cos\u00ec come non esiste un piano di realt\u00e0 preternaturale: il materialismo non \u00e8 pi\u00f9 una scuola filosofica fra le tante, ma il sottinteso universalmente ammesso di qualunque discorso sulla realt\u00e0.<\/p>\n<p>Tuttavia, a questo punto ci potremmo chiedere: siamo proprio sicuri che una tale impostazione, che identifica la realt\u00e0 visibile, esperibile con i sensi e indagabile con gli strumenti della scienza materialista, sia la realt\u00e0 tout-cort, la realt\u00e0 in quanto tale?<\/p>\n<p>Siamo sicuri che non resti fuori da una tale prospettiva una bella fetta di realt\u00e0, ossia quella che non si vede, che non si esperisce con i sensi, che non si pu\u00f2 sottoporre a verifica sperimentale e nemmeno formalizzare in leggi e ipotesi matematiche; e che tuttavia gli antichi, cos\u00ec come i medievali, consideravano il cuore vivo e pulsante della realt\u00e0, dal quale tutto ci\u00f2 che esiste e che cade sotto i nostri sensi viene generato?<\/p>\n<p>Forse \u00e8 giunto il momento di riconsiderare la vicenda del concetto di &quot;natura&quot;, liberarlo dalle incrostazioni illuministe e positiviste che hanno fatto il loro tempo e appartengono ad una fase ben precisa della storia del pensiero occidentale, e tornare a pensarlo cos\u00ec come lo pensavano Platone, Aristotele, Agostino e Tommaso d&#8217;Aquino, ma anche Leibniz, Pascal, Berkeley, Kierkegaard e tutto quel filone minoritario, ma niente affatto insignificante, del pensiero moderno, che non ha ripudiato e cancellato la dimensione spirituale; e che, fra l&#8217;altro, sembra trovare sempre pi\u00f9 significative conferme proprio nelle pi\u00f9 recenti acquisizioni della scienza moderna, a cominciare dalla fisica delle particelle sub-atomiche.<\/p>\n<p>Alla domanda: \u00abche cos&#8217;\u00e8 la natura?\u00bb, quindi, non dovremmo aver fretta di rispondere: \u00abl&#8217;insieme dei fenomeni e delle forze esistenti e osservabili a livello fisico\u00bb, ma pensare ad una risposta che tenga conto di tutta quella porzione del reale che non pu\u00f2 essere direttamente osservata e nemmeno ipotizzata o dedotta in senso materialistico, ma che funge da substrato, da sostegno e, nello stesso tempo, da causa efficiente e da causa finale al mondo dei fenomeni fisici, degli enti fisici e di tutto ci\u00f2 che possiamo vedere, toccare, misurare e sperimentare.<\/p>\n<p>La natura, dunque, \u00e8 molto di pi\u00f9 della somma dei singoli enti materiali, della loro azione reciproca e dei rapporti che li legano gli uni agli altri; la natura non \u00e8 soltanto la successione dei minerali, delle piante, degli animali, dei pianeti, delle stelle, delle nebulose, ma \u00e8 la manifestazione di una realt\u00e0 profonda, invisibile, luminosa: secondo Heidegger, infatti, &quot;physis&quot; \u00e8 imparentata con &quot;ph\u00e0os&quot;, &quot;luce&quot;, essendo la luce un attributo di ci\u00f2 che vive.<\/p>\n<p>Cos\u00ec riassumeva la questione Domenico Tricerri (in: \u00abMeraviglie della natura\u00bb, Edizioni Paoline, Vicenza, 1967, pp. 9-11):<\/p>\n<p>\u00abVarie e discordi sono le definizioni che gli scienziati danno della Natura; ma tutti convengono nel dire che \u00e8 qualche cosa di finito.<\/p>\n<p>William Wollaston si domanda: &quot;Che cosa \u00e8 la natura, da attribuirle opere cos\u00ec meravigliose?&quot;. E risponde: &quot;Essa non \u00e8 che u&#8217;astrazione gettata come polvere jei nostri occhi per impedirci di vere le opere di una Causa Prima intelligente&quot; (cit. Torcoletti, &quot;Alla ricerca di Dio&quot;, Milano, S. Lega, 1925, p. 17).<\/p>\n<p>G. Buffon a sua volta scrive: &quot;La natura \u00e8 il sistema delle leggi stabilite dal Creatore per l&#8217;esistenza delle cose e la successione degli esseri. La natura non \u00e8 una cosa&#8230;, non \u00e8 un essere, ma si pu\u00f2 considerare come una potenza che abbraccia tutto. Questa potenza \u00e8 la parte della potenza divina che si manifesta; \u00e8 un&#8217;opera sempre viva, un artefice che lavora senza interruzione, un agente che sa tutto impiegare al raggiungimento del suo scopo. Il tempo, lo spazio e la materia ne sono i mezzi; l&#8217;universo \u00e8 il suo soggetto; il moto e la vita sono il suo scopo; i fenomeni del mondo suoi effetti; le forze di attrazione e di repulsione i suoi principali strumenti; il calore e le molecole organiche attive i suoi principali princip\u00ee attivi per la formazione e lo sviluppo degli esseri&quot; (G. Buffon, &quot;Histoire universelle&quot;, X, 2).<\/p>\n<p>Il Lamarck dicendo che la natura &quot;\u00e8 il prodotto meraviglioso della volont\u00e0 divina&quot; e che bisogna concepirla &quot;come un tutto formato dalle sue parti a uno scopo conosciuto dal suo Fattore&quot; (G. S. A. Monet de Lamarck, &quot;Hist. Nat. Des animaux sans vert\u00e8bres&quot;, I, Paris, Balli\u00e9re, 2 ed., 1835, p. 178), si avvicina gi\u00e0 alla definizione realistica ed oggettiva del P. Secchi che dice: &quot;Ci\u00f2 che noi chiamiamo la Natura non \u00e8 altro che il lavoro dell&#8217;arte del Supremo Artefice&quot; ossia l&#8217;intera creazione.<\/p>\n<p>La Natura insomma &#8211; dice il Premoli &#8211; \u00e8 tutto ci\u00f2 che \u00e8 nell&#8217;universo&quot; (Palmiro Premoli, &quot;Nomenclatore scolastico&quot;, voce &quot;Natura&quot;), diviso in regni e dotato di forza generatrice d i leggi. I tre regni nei quali l&#8217;universo \u00e8 divido, diconsi regni della natura; le forze che producono tutti i cambiamenti che avvengono in essi, distruggendo alterando alcuni esseri e generandone altri, diconsi forze della natura; le leggi fisse ed immutabili secondo le quali gli esseri si costituiscono, operano e si distruggono, si dicono leggi della natura; il succedersi continuo di generazioni e alterazioni per cui nel tramonto delle cose vediamo sorgere altre cose che le sostituiscono, dicesi corso della natura, a somiglianza del corso di un fiume, che alle acque che vanno al mare sostituisce quelle che vengono dal monte, ed \u00e8 sempre in moto.<\/p>\n<p>La Natura dunque non \u00e8 una pura astrazione, non \u00e8 un semplice sistema di leggi, non \u00e8 soltanto un ordine di cose o una potenza che abbraccia tutto; ma \u00e8 &quot;il complesso di tutti gli esseri che sono nel mondo, dotato di forze e di leggi per conservarsi e per rinnovellarsi&quot; (. Pu\u00f2 tuttavia dirsi una astrazione e una personificazione nel senso che noi siamo portati a concepire la Natura come un essere pensante ed operante, alla maniera dei poeti che danno anima e vita anche alle cose che non l&#8217;hanno. Con linguaggio abbastanza comune, infatti, noi diciamo: &quot;la natura \u00e8 bella, la natura opera, la natura si rinnova, la natura parla, la natura distrugge continuamente gli esseri a cui d\u00e0 la vita&quot;. La contrapponiamo a Dio e diciamo: &quot;Dio e la Natura&quot;; la contrapponiamo all&#8217;uomo e diciamo: &quot;La Natura e l&#8217;uomo&quot;; la contrapponiamo all&#8217;arte e diciamo: &quot;L&#8217;Arte imita la Natura&quot;; anzi la contrapponiamo a se stessa e diciamo: &quot;la natura e le sue forze, la natura e le sue leggi, la natura e i suoi effettui&quot;; concepiamo cio\u00e8 la Natura come un gran tutto operante e vivente.<\/p>\n<p>Ne \u00e8 bellissimo esempio il sonetto &quot;Natura ed Arte&quot; dello Zanella:<\/p>\n<p>&quot;Disse Natura all&#8217;Arte: &quot;Io tutto quanto<\/p>\n<p>nel mondo appare, dall&#8217;atomo alla stella,<\/p>\n<p>dall&#8217;elefante al fiorellin che abbella<\/p>\n<p>della ridente primavera il manto,<\/p>\n<p>tutto creo, tutto avvivo,. E tu col canto<\/p>\n<p>angustio e con la tacita favella<\/p>\n<p>de&#8217; tuoi colori, temeraria ancella,<\/p>\n<p>di meco gareggiar t&#8217;arroghi il vanto?&quot;<\/p>\n<p>L&#8217;Arte rispose: &quot;Se tu crei, non curi<\/p>\n<p>L&#8217;opere tue: di fiori ammanti il campo,<\/p>\n<p>poi con rapida vece a noi li furi,<\/p>\n<p>qual se i tuoi patti abbia tu stessa a scherno;<\/p>\n<p>io colgo a volo un tuo fuggiasco lampo,<\/p>\n<p>e con la rima e col pennel lo eterno.&quot;\u00bb<\/p>\n<p>Gi\u00e0; Giacomo Zanella: un grande filologo, un grande poeta: una voce ormai quasi dimenticata, che molti studenti liceali e perfino universitari non hanno mai avuto occasione di incontrare nel loro percorso di studi, pur avendo affrontato, o creduto di affrontare, tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato di maggiore rilevanza letteraria e cultuale nel corso del nostro Ottocento.<\/p>\n<p>Zanella, riflettendo con una sorta di sgomento sul mistero del cosmo, per esempio davanti a una conchiglia fossile poggiata sul suo tavolo, sapeva, sentiva, che la natura \u00e8 solo la manifestazione visibile della potenza luminosa dell&#8217;Essere; e che limitarsi al suo studio quantitativo e descrittivo, come se ci\u00f2 esaurisse il campo del reale, significa escludere l&#8217;essenza ultima del mondo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 la Natura? 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