{"id":23826,"date":"2017-10-06T08:23:00","date_gmt":"2017-10-06T08:23:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/10\/06\/che-cose-lidentita\/"},"modified":"2017-10-06T08:23:00","modified_gmt":"2017-10-06T08:23:00","slug":"che-cose-lidentita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/10\/06\/che-cose-lidentita\/","title":{"rendered":"Che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;identit\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p>Oggi si parla molto del concetto di identit\u00e0; forse se ne parla perfino troppo, nel senso che quando un concetto \u00e8 sovraesposto, ci\u00f2 significa, il pi\u00f9 delle volte, che, a livello pratico, esso \u00e8 in via di estinzione. Allo stesso tempo, l&#8217;uso generico e, sovente, improprio del termine &quot;identit\u00e0&quot;, fa s\u00ec che i discorsi intorno ad essa risultino frequentemente generici e banali, o, peggio ancora, ambigui, cos\u00ec da rendere sempre meno chiaro ci\u00f2 che si vuole esprimere. In realt\u00e0, il concetto di &quot;identit\u00e0&quot; muta profondamente, a seconda che lo si adoperi all&#8217;interno di un discorso matematico, o filosofico, o sociologico. Pertanto, la prima cosa da fare, quando si parla di &quot;identit\u00e0&quot;, \u00e8 vedere in quale ambito se ne stia parlando, a quali fini, e, quindi, con quali significati.<\/p>\n<p>Ora, lasciando da parte il caso della matematica, nel quale \u00e8 abbastanza evidente quale sia il significato della parola &quot;identit\u00e0&quot;, ossia l&#8217;uguaglianza fra due espressioni nelle quali intervengano una o pi\u00f9 variabili &#8211; restano gli altri due significati principali, quello filosofico e quello sociologico. In filosofia, l&#8217;identit\u00e0 (da <em>identitas<\/em>, a sua volta derivato da <em>idem<\/em>, &quot;la stessa cosa&quot;, dal greco <em>tautotes<\/em>) \u00e8 la prerogativa di un oggetto di essere uguale a se stesso, e, pertanto, riconoscibile rispetto ad altri oggetti. In sociologia, etnologia, antropologia, l&#8217;identit\u00e0 \u00e8 la coscienza e l&#8217;idea che un individuo ha di se stesso e che lo rende distinguibile dagli altri; coscienza ed idea che non rimangono fissi, ma evolvono, sia rispetto alla crescita dell&#8217;individuo, dall&#8217;infanzia alla vecchiaia, sia per effetto dei cambiamenti che si verificano a livello sociale, dato che ciascun individuo \u00e8 inserito in una societ\u00e0 e ne risente l&#8217;influsso.<\/p>\n<p>Ed ecco la prima difficolt\u00e0, o, se si preferisce, la prima fonte di malintesi e confusioni. Mentre il concetto filosofico di identit\u00e0 \u00e8 qualcosa di permanente, quello sociologico \u00e8 mutevole, ed \u00e8 giusto e naturale che lo sia; perci\u00f2, se non si fa attenzione nel chiarire e nello specificare di che cosa si stia parlando, e in quale ambito si adoperi il termine, si rischia di mescolare le carte e di non capire pi\u00f9 nulla. Filosoficamente, l&#8217;identit\u00e0 \u00e8 un concetto che non ammette sfumature, e indica una qualit\u00e0, o un insieme di qualit\u00e0, che non consentono ambiguit\u00e0, e tanto meno confusioni: una cosa \u00e8 se stessa in quanto \u00e8 identica a se stessa, senza &quot;se&quot; e senza&quot; ma&quot;; sociologicamente, nessuna cosa resta mai perfettamente uguale a se stessa, tutto scorre, e non esistono n\u00e9 individui, n\u00e9 culture, nei quali l&#8217;essere coscienti di s\u00e9 implichi una fissit\u00e0 e una immutabilit\u00e0. Logico: la filosofia \u00e8 la scienza dell&#8217;essere; la sociologia \u00e8 lo studio del divenire. Ma allora hanno ragione sia quanti affermano che l&#8217;identit\u00e0 di un individuo, o di un gruppo, o di una comunit\u00e0, sono qualcosa di permanente e di non negoziabile, che non ammette alterazioni, in quanto o si \u00e8 se stessi, o non si \u00e8, sia quanti sostengono che, al contrario, l&#8217;individuo, i gruppi e le comunit\u00e0, pur avendo coscienza di s\u00e9, modificano lentamente e necessariamente tale coscienza, nel corso dei processi storici, sociali, culturali, economici, linguistici, eccetera.<\/p>\n<p>Adesso che abbiamo messo in chiaro questa duplicit\u00e0 di significato, cos\u00ec da prevenire possibili malintesi, possiamo procedere ad una riflessione ulteriore, partendo dall&#8217;ambito di ci\u00f2 che \u00e8 permanente, cio\u00e8 dall&#8217;ambito filosofico (e si noti come ci\u00f2 rivela la parentela tra filosofia e matematica e come denoti, per converso, la distanza che esiste tra la filosofia e le cosiddette scienze sociali, a dispetto del fatto che l&#8217;opinione pi\u00f9 diffusa, e anche l&#8217;ordinamento scolastico e universitario, tendono a capovolgere i termini di tali relazioni, accostando la filosofia alla sociologia e separandola nettamente dalla matematica). Filosoficamente, io sono io se sono uguale a me stesso; e sono riconoscibile per mezzo delle qualit\u00e0 che sono mie soltanto, e che fanno di me un individuo unico e irripetibile, che non \u00e8 possibile confondere con nessun altro. Parrebbe un concetto talmente ovvio, da sfiorare la banalit\u00e0, la tautologia: e come potrei essere un altro, se sono io? E come potrei essere confuso con qualcun altro? Ahim\u00e8, la cosa non \u00e8 proprio cos\u00ec chiara e scontata; infatti, non \u00e8 scontato che io sia davvero io. Lasciando da parte i casi decisamente patologici, come quelli della schizofrenia e la sindrome della personalit\u00e0 multipla, essere se stessi implica, evidentemente, il predicato dell&#8217;essere: prima di essere gialla o rossa, una mela, innanzitutto, \u00e8 (o non \u00e8): per poter essere di questo o quel colore, \u00e8 necessario, prima di tutto, che sia, che esista. Nel caso dell&#8217;uomo, l&#8217;unica creatura, a quel che ne sappiamo, realmente dotata di autocoscienza (e lasciamo stare, anche qui, per amore di chiarezza, eventuali obiezioni riguardanti l&#8217;intelligenza del delfino, o del cane, o del cavallo, o della scimmia, e magari perfino del pappagallo), \u00e8 possibile, possibilissimo, che un certo io non abbia piena ed intera coscienza di essere, o di esistere (le due cose non sono precisamente identiche, ma, ai fini pratici, fingiamo per ora che lo siano). Fin dai tempi pi\u00f9 antichi, l&#8217;uomo si domanda se esiste davvero, o se sogna di esistere: perch\u00e9, forse, <em>la vida es sue\u00f1o<\/em>, come dice Calderon de la Barca, la vita \u00e8 solamente un sogno; e, in tal caso, chi \u00e8 quell&#8217;io che sogna se stesso? E Cartesio, nello stesso periodo storico &#8212; quello della Rivoluzione scientifica, che apre una vera e propria crisi di identit\u00e0 nell&#8217;uomo moderno &#8212; si chiede se tutto ci\u00f2 che so, che vedo, e che sono, non sia altro che un sogno, o un inganno, o l&#8217;astuta finzione di un genio malefico; salvo poi approdare, ma con molta, troppa fretta, alla certezza apparente del <em>cogito, ego sum<\/em>: se dubito di tutto, anche di me stesso, vuol dire che qualcuno dubita, e il soggetto di quel dubitare, dice il filosofo francese, forse con eccessiva disinvoltura, non posso essere che io. Anche Shakespeare &#8212; guarda caso, nello stesso torno di tempo &#8212; si era fatto, pi\u00f9 o meno, le stesse domande; e aveva concluso &#8212; nella <em>Tempesta<\/em>, che \u00e8, appunto, il suo testamento spirituale &#8211; che tutta la vita, forse, \u00e8 fatta dell&#8217;esile tessuto di cui sono fatti i sogni. E ancora, don Chisciotte &#8212; sempre negli stessi anni! -che, impazzito, si crede un cavaliere errante e va alla ventura per emulare le gesta dei cavalieri, mostra di vivere in se stesso il medesimo turbamento e il medesimo dramma.<\/p>\n<p>Si potrebbe obiettare che tutti questi turbamenti e tutti queste crisi di identit\u00e0, fino all&#8217;essere <em>uno, nessuno e centomila<\/em>, come afferma il buon Pirandello, esprimono una crisi, una esplosione e una dissoluzione dell&#8217;io, che sono di natura storica, e quindi esulano dal discorso filosofico, fondato sull&#8217;essere e, quindi, sulla permanenza dell&#8217;identit\u00e0. Il fatto \u00e8 che, filosoficamente, un solo soggetto possiede la piena ed intera identit\u00e0, e, con essa, la piena ed intera coscienza di tale identit\u00e0: Dio, la Mente suprema. Tutte le altre menti, finite e imperfette, riflettono un possesso parziale, ed una coscienza altrettanto parziale, della propria identit\u00e0. Perci\u00f2, a rigore di termini, potremmo e dovremmo parlare dell&#8217;identit\u00e0 in senso forte, filosofico, solo all&#8217;interno dell&#8217;ontologia e della metafisica; ma sappiamo che la filosofia moderna ha abbandonato, specialmente da Kant in poi, tale strada, e ha voluto procedere per altre vie, mettendo fra parentesi sia l&#8217;ontologia che la metafisica. Da quando il pensiero occidentale ha tralasciato l&#8217;ambito della <em>philosophia perennis<\/em>, pertanto, non \u00e8 pi\u00f9 possibile ragionare della identit\u00e0 in senso forte; in pratica, \u00e8 qui, e proprio per colpa dei filosofi (moderni), che incominciano le confusioni, in quanto il concetto d&#8217;identit\u00e0 viene maneggiato pi\u00f9 in senso sociologico che propriamente filosofico.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 dipende dall&#8217;indirizzo che ha preso il pensiero moderno, sempre pi\u00f9 risucchiato nell&#8217;ambito di un orizzonte immanentista, riduzionista, storicista, e sempre pi\u00f9 dimentico, o sprezzante, della sua vocazione originaria, che \u00e8 la vocazione ontologica e metafisica, ossia della scienza dell&#8217;essere in quanto essere. E gi\u00e0 da questo si vede come l&#8217;evoluzione del pensiero moderno sia stata, in realt\u00e0, filosoficamente parlando, una vera e propria <em>involuzione<\/em>: involuzione sistematica, metodica, implacabile, spacciata per una razionalizzazione, mentre \u00e8 un progressivo restringimento e indebolimento dell&#8217;orizzonte conoscitivo. E il fatto che la parola <em>scienza<\/em>, nella cultura moderna, sia passata a indicare l&#8217;insieme delle discipline che studiando il mondo dei fenomeni naturali, secondo una prospettiva e una metodologia rigorosamente descrittive, razionaliste e meccaniciste, mentre prima, quando la teologia era la regina delle scienze, la scienza era, appunto, una delle qualit\u00e0 del conoscere, e precisamente uno dei Sette doni dello Spirito Santo, proprio questo fatto ci fa capire come, insieme allo slittamento di significato, allo slittamento di tipo intellettuale e spirituale, la cultura occidentale moderna abbia vissuto e stia vivendo tuttora, pi\u00f9 che mai, uno slittamento generale di senso riguardo all&#8217;essere ed al conosce, una vera e propria auto-castrazione del pensiero. Non ci si chiede pi\u00f9 cosa sia l&#8217;essere, perch\u00e9 questa domanda sembra diventata troppo ambiziosa, quasi imbarazzante, se non addirittura politicamente scorretta (perch\u00e9, appunto, &quot;sa&quot; di teologia); ci si limita a chiedere in qual modo si manifesti la coscienza dell&#8217;essere, che \u00e8 tutt&#8217;altra cosa; dopo di che, si balbetta a proposito del linguaggio, del discorso sensato, delle proposizioni dotate di un significato che non sia contraddittorio: invece di ragionare sull&#8217;essere, si ragiona sul significato che noi diamo alle parole.<\/p>\n<p>E allora, consapevoli di andare controcorrente, noi torniamo al significato forte del concetto di identit\u00e0, e affermiamo che un individuo, o una comunit\u00e0, o un gruppo, <em>sono<\/em>, se e nella misura in cui realmente sono, e sanno effettivamente di essere: precisando che <em>realmente<\/em> ed <em>effettivamente<\/em> sono avverbi che denotano una corrispondenza oggettiva fra l&#8217;essere e la coscienza di essere. Torniamo, perci\u00f2, a parlare della verit\u00e0, e ribadiamo, con il pensiero tomista, e sulla scia di Aristotele, che la verit\u00e0 \u00e8 <em>adaequatio rei et intellectus<\/em>, corrispondenza fra la cosa e il giudizio che \u00e8 nella mente. Non \u00e8 vera qualsiasi cosa, ma \u00e8 vera quella cosa che corrisponde al giudizio che noi formuliamo su di essa, gettando un ponte fra noi ed essa, ma cogliendola cos\u00ec come davvero essa \u00e8, e non come a noi piace che sia. Tutte le fumisterie dell&#8217;hegelismo, diretta conseguenza dell&#8217;auto-castrazione kantiana, nascono da qui: dalla pretesa che la cosa in s\u00e9 sia come noi la pensiamo, mentre \u00e8 vero il contrario: che il pensiero deve adeguarsi all&#8217;essere, e sforzarsi di cogliere ci\u00f2 che \u00e8 nell&#8217;essere, e poi esprimerlo esattamente; perch\u00e9 non \u00e8 il pensiero che crea l&#8217;essere, ma l&#8217;essere che crea il pensiero. Di conseguenza, un essere che non abbia reale coscienza di s\u00e9, \u00e8 come se non fosse: e il dramma dell&#8217;uomo moderno consiste in ci\u00f2; nel credere di essere, mentre non \u00e8; e, in subordine, nel credere di essere ci\u00f2 che non \u00e8. \u00c9mile Cioran ha colto lucidamente, dal suo punto di vista radicalmente nichilista, l&#8217;essenza di tale dramma, e l&#8217;ha chiamato <em>la tentazione di esistere<\/em>: l&#8217;uomo moderno \u00e8 tentato di esistere, ma, di fatto, la sua esistenza \u00e8 solo un tentativo, perch\u00e9 chi non \u00e8 in armonia con se stesso, \u00e8 come se non fosse, \u00e8 una auto-falsificazione, una impossibilit\u00e0 logica e anche pratica, una negazione di s\u00e9. Non stupisce, allora, che l&#8217;uomo moderno sia cos\u00ec fortemente portato verso la pazzia: avendo perso i punti di riferimento essenziali, brancola letteralmente nel vuoto, poggia il piede sul nulla, scambia i fantasmi per cose reali, e viceversa. <em>Io so chi sono!,<\/em> grida disperatamente il protagonista di un film di una trentina d&#8217;anni fa, sul punto di smarrire la ragione, avendo scoperto di essere una specie di burattino nelle mani del demonio (precisamente <em>Angel Heart<\/em>, titolo italiano: <em>Ascensore per l&#8217;inferno<\/em>, del 1987). Il problema \u00e8 proprio questo: l&#8217;uomo moderno ha perso letteralmente la nozione di se stesso; dunque, ha perso la propria identit\u00e0.<\/p>\n<p>Una volta aperta questa fessura nella nozione fondamentale dell&#8217;essere, la cultura sociologica, etnologica, antropologica, non ha fatto altro che approfondire a dismisura la breccia, trasformandola in una voragine. Il cambiamento, anche sotto la pressione di potentissimi fattori finanziari, economici e tecnologici, ha assunto un ritmo sempre pi\u00f9 vorticoso, addirittura folle, al punto che l&#8217;evoluzione naturale del singolo individuo, attraverso le varie tappe dell&#8217;infanzia, dell&#8217;adolescenza, della maturit\u00e0 e della vecchiaia, non riesce pi\u00f9 a tenere il suo passo: tutto diventa precario, tutto \u00e8 instabile e in continua trasformazione; nulla \u00e8 pi\u00f9 vero e certo di quel che era vero e certo fino al giorno innanzi; o ci si adatta o s&#8217;impazzisce (ma non \u00e8 detto che non s&#8217;impazzisca anche nello sforzo di adattarsi a dei ritmi cos\u00ec forsennati e innaturali). Andando avanti per questa strada, tutte le identit\u00e0 si annullano, si sovrappongono, si accavallano, si mescolano, si adulterano, impazziscono: lo stesso concetto di identit\u00e0 perde di significato, diventa una convenzione, una tesserina di riconoscimento che si smagnetizza in continuazione e che deve&#8217;essere sostituita da un&#8217;altra, perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 valida, quasi da un giorno all&#8217;altro. Parlare ancora di identit\u00e0 sociali, culturali, spirituali, diventa pressoch\u00e9 impossibile; peggio: comincia a colorarsi di donchisciottismo, cio\u00e8 di vagamente ridicolo. L&#8217;appiattimento della globalizzazione e l&#8217;omologazione della modernit\u00e0 spazzano via, come un gigantesco rullo compressore, tutte le identit\u00e0: lingue, stili, architetture, cucina, musica, sport, religione, politica, letteralmente ogni cosa, senza risparmiare nulla. Sorge perci\u00f2 la domanda: ha ancora senso parlare di identit\u00e0, e, quindi, voler difendere la propria identit\u00e0? Rispondiamo: s\u00ec, pi\u00f9 che mai, ad una condizione: di tornare al cuore del problema. L&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;uomo \u00e8 l&#8217;identit\u00e0 di tutta la persona; e ci\u00f2 implica non solo la sua dimensione naturale, fisica e storica, ma anche quella soprannaturale, cio\u00e8 la relazione con Dio. Senza di essa, l&#8217;uomo \u00e8 nulla: dunque, manipolabile a piacere, da chiunque. Ci hanno tolto Dio per poterci togliere noi stessi: non \u00e8 abbastanza chiaro?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi si parla molto del concetto di identit\u00e0; forse se ne parla perfino troppo, nel senso che quando un concetto \u00e8 sovraesposto, ci\u00f2 significa, il pi\u00f9<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30157,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[41],"tags":[141],"class_list":["post-23826","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofia-politica","tag-filosofia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofia-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23826","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23826"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23826\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30157"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23826"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23826"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23826"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}