{"id":23821,"date":"2016-10-04T10:13:00","date_gmt":"2016-10-04T10:13:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/10\/04\/che-cose-il-miracolo\/"},"modified":"2023-09-15T20:15:42","modified_gmt":"2023-09-15T20:15:42","slug":"che-cose-il-miracolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/10\/04\/che-cose-il-miracolo\/","title":{"rendered":"Che cos&#8217;\u00e8 il miracolo"},"content":{"rendered":"<p>Il miracolo \u00e8 la <em>crux<\/em> della teologia: si crede di averne compreso la natura, o, almeno, di aver compreso a quale ordine di fenomeni appartiene &#8212; al soprannaturale, \u00e8 ovvio; per\u00f2, manifestandosi attraverso il mondo naturale &#8212; e invece, quando lo si considera meglio, ci si accorge di aver messo in fila semplicemente delle parole, ma di non essere riusciti neppure a sfiorarne l&#8217;essenza. E come si pu\u00f2 dare una definizione di ci\u00f2 che non si conosce?<\/p>\n<p>A ben guardare, noi non conosciamo neppure che cosa sia la natura: s\u00ec, gli scienziati la studiano, la esplorano, la scandagliano in lungo e in largo, e non si fermano mai; sono riusciti a comprendere delle cose che parevano al di l\u00e0 della nostra portata, e ci\u00f2 in un tempo sorprendentemente breve: per\u00f2, quanto ad aver compreso che cosa essa sia, \u00e8 un altro discorso. Un conto \u00e8 saper descrivere i fenomeni naturali, ed essere capaci di riunire i fenomeni fondamentali in una serie di leggi; e un altro conto \u00e8 poter dire d&#8217;aver compreso cosa la natura sia, nel suo complesso e, soprattutto, nella sua essenza. La natura non \u00e8 la somma aritmetica dei fenomeni che la compongono; e, anche se lo fosse, noi siamo ancora ben lontani dall&#8217;avere, di tali fenomeni, una panoramica, non diremo soddisfacente, ma anche soltanto approssimativa. A dispetto delle molte e stupefacenti scoperte dell&#8217;ultimo secolo, la verit\u00e0 \u00e8 che abbiamo appena scalfito la superficie del mistero. Ci sentiamo bravi e importanti perch\u00e9 siamo riusciti a dare un&#8217;et\u00e0 all&#8217;universo: ma a <em>quale<\/em> universo? A quello posteriore al Big-Bang, cio\u00e8 all&#8217;universo cos\u00ec come lo conosciamo oggi: e ci\u00f2 soprattutto studiando e calcolando la velocit\u00e0 di &quot;fuga&quot; delle galassie che lo compongono, e che si allontanano da un punto centrale, che dovette essere il nucleo iniziale della materia. Ma cosa ci autorizza a pensare che, prima di quell&#8217;evento (che gli scienziati chiamano &quot;singolarit\u00e0&quot;), l&#8217;universo non esisteva? In verit\u00e0, nel caso di un universo oscillatorio, caratterizzato da fasi alternate di contrazione ed espansione, e magari da successive &quot;esplosioni&quot; e dispersioni della materia, bisogna immaginare che, prima di questo universo, ve ne fosse un altro, fatto con gli stesi atomi, ma diversamente distribuiti. E prima? Un altro. E cos\u00ec via, forse per milioni e miliardi di volte; forse pi\u00f9 ancora&#8230; verso l&#8217;infinito. Ma qui la mente umana comincia a vacillare, a non essere pi\u00f9 tanto sicura di se stessa. Davanti a concetti come l&#8217;infinito, essa pu\u00f2 solo dare delle formulazioni di ordine logico, ma non afferrare veramente il senso di quel concetto: perch\u00e9 non esiste, n\u00e9 nel mondo visibile, n\u00e9 nella nostra mente stessa, qualche cosa di paragonabile all&#8217;infinito. E come si pu\u00f2 capire ci\u00f2 di cui non si ha assolutamente esperienza? E questo, del resto, \u00e8 solo un caso estremo. Possiamo anche limitarci a parlare di cose relativamente pi\u00f9 semplici, pi\u00f9 vicine, pi\u00f9 accessibili. Sappiamo che cos&#8217;\u00e8 la Luna? Sappiamo come si \u00e8 formata? Esistono quattro o cinque distinte teorie, ma nessuna di esse, allo stato attuale, gode del favore di una chiara maggioranza degli scienziati. E la Luna \u00e8 il corpo celeste pi\u00f9 vicino alla Terra: si trova, per cos\u00ec dire, sulla soglia di casa nostra. Ci siamo perfino stati (pare), vi abbiamo impresso l&#8217;orma del nostro piede. Eppure, nemmeno della Luna siamo capaci di stabilire con un certo grado di sicurezza come essa abbia avuto origine: brancoliamo nel dubbio, siamo divisi fra spiegazioni che si escludono a vicenda.<\/p>\n<p>Dopo aver chiarito questo punto, cio\u00e8 dopo aver ricordato, a chi non vi avesse mai riflettuto, che anche la natura \u00e8, per noi, e pur con tutta la nostra scienza, un grande mistero, torniamo al nostro assunto iniziale e domandiamoci: che cos&#8217;\u00e8 il miracolo? Un evento soprannaturale, diciamo, specialmente voluto, o permesso, dall&#8217;amore di Dio nei confronti dell&#8217;uomo; un evento soprannaturale che si manifesta nella dimensione naturale. Sembra un concetto abbastanza chiaro e semplice, almeno in teoria: eppure, basta pochissimo per rendersi conto che abbiamo spiegato ben poco, anzi, che non abbiamo spiegato praticamente nulla, con una simile definizione. Abbiamo formulato poco pi\u00f9 che un gioco di parole: il soprannaturale che si manifesta nel naturale. Ma, se non sappiamo che cosa sia la natura, tanto meno possiamo dire di sapere che cosa sia il soprannaturale. Certo, in linea di massima, crediamo di saperlo: \u00e8 la dimensione del divino, che si torva al di l\u00e0, e, per cos\u00ec dire (ma sono solo espressioni simboliche!) &quot;al di sopra&quot; della dimensione naturale. La verit\u00e0 \u00e8 che, se davvero potessimo comprendere che cosa sia il soprannaturale, noi non saremmo creature umane, ma Angeli: perch\u00e9 solo chi appartiene alla dimensione del soprannaturale pu\u00f2 averne una idea adeguata. Chi si trova al di fuori di essa, o chi vi appartiene solo parzialmente (come l&#8217;uomo, mediante l&#8217;anima; ma solo quando l&#8217;anima \u00e8 &quot;illuminata&quot; dalla Grazia, beninteso) non pu\u00f2 farsene una idea, non pu\u00f2 capirne alcunch\u00e9: pu\u00f2 solo balbettare qualche formula astratta, pu\u00f2 costruire una definizione logicamente coerente e sintatticamente soddisfacente: parole, soltanto parole. La realt\u00e0 della cosa ci sfugge: e non pu\u00f2 essere che cos\u00ec. Pu\u00f2 capire cosa sia il mare, chi non lo ha neppure mai visto? Potrebbe capire cosa sia il cielo, una creatura che viva esclusivamente nelle buie caverne del sottosuolo? E cos\u00ec siamo noi nei confronti della realt\u00e0 soprannaturale: ignoranti e presuntuosi, pretendiamo di capire quel che \u00e8 immensamente pi\u00f9 grande di noi, della nostra mente, della nostra stessa capacit\u00e0 di comprensione. Perfino restando nell&#8217;ambito del mondo naturale, possiamo forse capire ci\u00f2 che, nella dimensione dello spazio ed in quella del tempo, ci supera incommensurabilmente? Se ci trovassimo di fronte a qualche cosa d&#8217;infinito o di eterno, la riconosceremmo? Certamente no: saremmo nella stessa condizione di una formica che si trovi ai piedi della Grande Piramide di Cheope. La formica non riuscirebbe neppure a comprendere di aver di fronte un manufatto: una montagna, per lei, sarebbe la stessa cosa. Ma non la riconoscerebbe neppure come montagna: solo come una cosa grande, della quale non pu\u00f2 vedere i confini, n\u00e9, tanto meno, la cima. Per lei, sarebbe la stessa cosa, se quell&#8217;oggetto fosse alto qualche decimetro o, come \u00e8 in realt\u00e0, 146 metri circa. Non parliamo poi della forma, che le sfuggirebbe completamente; e, con essa, anche la possibilit\u00e0 di comprendere che di un manufatto, appunto, si tratta.<\/p>\n<p>A questo punto, ci troviamo gi\u00e0 sulla strada per capire, non proprio cosa sia il miracolo, ma in quale prospettiva ci si debba porre di fronte ad esso, non per capirlo, ma, semplicemente, per accettarlo. Il miracolo, infatti, \u00e8 un intervento straordinario di Dio, che assume la forma di un dono: e quando si riceve un dono non c&#8217;\u00e8 nulla, propriamente parlando, da capire, ma semplicemente da accettare. In un certo senso, \u00e8 la stesso tipo di situazione che si configura allorch\u00e9 avviene una offerta d&#8217;amore: di puro amore, amore di carit\u00e0, senza fini ulteriori. O lo si accetta, o non lo accetta; se si comincia col domandarsi: <em>Ma che cosa sar\u00e0 mai tutto ci\u00f2? Perch\u00e9 mi \u00e8 stato fatto? Perch\u00e9, poi, proprio a me?<\/em>, ci si trova gi\u00e0 su una strada falsa, sbagliata; e non si arriver\u00e0, non diciamo a capire, ma neppure ad accettare. I nostri occhi vedranno, ma noi non vedremo; i nostri orecchi udiranno, ma noi non udiremo. Saremo ciechi e sordi, pur vedendo e pur udendo: perch\u00e9 l&#8217;amore non ha bisogno di ragioni, l&#8217;amore \u00e8 dono gratuito e non lo si pu\u00f2 capire razionalmente; le sue ragioni ci sono, ma eccedono il nostro Logos strumentale e calcolante, che pensa sempre in termini di guadagno e perdita. In un certo senso, \u00e8 la diffidenza che ci render\u00e0 impossibile accettare, o anche solo vedere, una simile offerta d&#8217;amore: ed \u00e8 precisamente quel che accade se l&#8217;autore di tale offerta \u00e8 Dio, che \u00e8 invisibile, e che, ordinariamente, fa di tutto per non lasciarsi vedere. Infatti, vuole che noi, suoi figli, rimaniamo liberi: liberi di credere o di non credere; liberi di accettare o di non accettare la Sua offerta d&#8217;amore. Secondo la nostra esperienza, l&#8217;amore totalmente gratuito \u00e8 semplicemente incomprensibile: ci vuole, quindi, molta umilt\u00e0 per accettarlo. Per noi, nessuno fa mai niente per niente; anche nell&#8217;amore umano pi\u00f9 sublime, c&#8217;\u00e8 sempre un residuo di aspettativa, e, quindi, d&#8217;interesse. Siamo fatti cos\u00ec. Ma Dio non si pone in tal modo; non ha bisogno di &quot;ragioni&quot; per amarci; e non sceglie, necessariamente, i migliori di noi: a volte &#8211; la cosa \u00e8 sorprendente per i nostri parametri, ma \u00e8 stata frequentemente osservata &#8211; sceglie proprio i pi\u00f9 piccoli e semplici, quelli che il mondo, e, talvolta, la Chiesa medesima, han rifiutato, o posto in un angolo, come se non sapessero che farsene. Pure, non dovremmo meravigliarci del tutto; anzi, non dovremmo meravigliarci affatto: perch\u00e9 queste cose Ges\u00f9, il Maestro divino, le ha dette a chiarissime note, e basta leggere il Vangelo per convincersene. Una volta ha addirittura esultato, dicendo: <em>Ti rendo lode, o Padre, Signore del Cielo e della terra, perch\u00e9 hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. S\u00ec, o Padre: perch\u00e9 cos\u00ec \u00e8 piaciuto a Te!<\/em> (<em>Matteo<\/em>, 11, 25-27).<\/p>\n<p>Osservava il professor Ljudevic Rupcic, gi\u00e0 docente presso la Facolt\u00e0 di Teologia di Zagabria, nella sua monografia <em>Medjugorje nella storia della salvezza<\/em> (Tocco Casauria, Pescara, Edizioni Medjugorje, 1990, pp. 105-108):<\/p>\n<p><em>Nella teologia non c&#8217;\u00e8 quasi nulla di cos\u00ec poco chiaro come il miracolo. Molti vedono in tale evento la &quot;croce della teologia&quot;. Di per s\u00e9 non lo \u00e8, mentre le speculazioni, al riguardo, si indirizzano verso un modo errato di porre la questione , ossia dal punto di vista delle scienze naturali e della filosofia ateistica.<\/em><\/p>\n<p><em>Il concetto esatto di miracolo \u00e8, invece, legato alla Bibbia. Pertanto, anche una giusta comprensione si deve basare su di essa. \u00a0Dalla Bibiba, quindi, dipende la domanda di che cosa sia un miracolo, ma anche la conseguente risposta. Al di fuori della Bibbia, o al di fuori della rivelazione e della fede, non ci sono miracoli, ma solo fenomeni insoliti di cui la scienza non ancora conosce, o forse non conoscer\u00e0 mai, le cause. Qui vale la regola: \u00a0maggiore \u00e8 il progresso della scienza e meno fenomeni &quot;miracolosi&quot; ci sono:; e lentamente i vecchi miracoli smettono di essere miracolosi, e ne nascono di nuovi che, con la migliore conoscenza della natura, a loro volta invecchiano e smettono di essere &quot;miracoli&quot;. \u00a0Questi &quot;miracoli&quot; si basano tutti solo sull&#8217;ignoranza delle cause naturali di determinati fenomeni o delle loro conseguenze. \u00a0Cos\u00ec, a modo suo, \u00e8 giustificato il detto: &quot;Tutti i miracoli durano tre giorni!&quot;. I veri miracoli non si possono, per\u00f2, ricondurre alla scienza, poich\u00e9 le loro cause sono al di fuori della natura.<\/em><\/p>\n<p><em>Tutta la Bibbia testimonia non solo la possibilit\u00e0 del miracolo, ma anche miracoli concreti. Soprattutto, i Vangeli evidenziano come Ges\u00f9 abbia compiuto fatti straordinari dei quali i suoi contemporanei erano entusiasti. I nemici di Ges\u00f9 non ne hanno dubitato neanche una volta, dato che, proprio a causa loro, hanno perseguitato Ges\u00f9, considerandoLo un sobillatore. Dal canto suo, la Chiesa testimonia i miracoli anche nella sua storia.<\/em><\/p>\n<p><em>Si pone, quindi, la domanda di che cosa sia veramente un miracolo.<\/em><\/p>\n<p><em>Gi\u00e0 nel XIX e all&#8217;inizio del XX secolo la definizione di miracolo non era univoca. Si sono,m quindi, cos\u00ec definiti principalmente fenomeni naturali insoliti, come le guarigioni da gravi e incurabili malattie e altre cose ancora. Ogni definizione di miracolo sottolineava e presupponeva che i miracoli sono avvenimenti esterni e visibili, che vanno &quot;oltre&quot; , &quot;dopo&quot; e &quot;contro&quot; la natura. E poich\u00e9 Dio \u00e8 pi\u00f9 grande della natura e ne \u00e8 il Signore, tutti questi fatti Gli furono attribuiti. Questa definizione di miracolo port\u00f2 alla falsa supposizione che si potesse e dovesse dimostrarlo e giustificarlo da un punto di vista scientifico. L&#8217;apologetica ha visto nel miracolo la prova della legittimit\u00e0 e del significato sovrannaturale della rivelazione. Poich\u00e9 ragione e scienza valevano quale unico criterio ultimo della verit\u00e0, l&#8217;apologetica tent\u00f2 inconsciamente di dimostrare con metodi e criteri scientifici non solo l&#8217;esistenza di Dio, ma anche il significato soprannaturale della rivelazione. \u00a0Una apologetica di questo tipo era del tutto sbagliata, perch\u00e9 con essa non si poteva dimostrare ci\u00f2 che si voleva dimostrare. Al contrario, essa non ha fatto altro che offuscare il miracolo, rendendo un cattivo servizio alla fede. Il suo errore di fondo consiste nell&#8217;aver determinato l&#8217;essenza del miracolo con l&#8217;aiuto della natura. Ma, poich\u00e9 non si sa cosa sia la natura, non si pu\u00f2 neanche sapere cosa ci sia &quot;dopo&quot; di essa, &quot;oltre&quot; essa e &quot;contro&quot; di essa. Spiegare ci\u00f2 che non si sa con ci\u00f2 che non si sa \u00e8 non porta ad una conoscenza sicura. I miracoli, solo nella misura in cui essi sono eventi esterni e visibili, possono essere oggetto di ricerca delle scienze naturali; non per\u00f2 nella misura in cui sono miracoli. Infatti, stando alle testimonianze della rivelazione, i miracoli sono particolari interventi di Dio per la salvezza dell&#8217;uomo. Essi\u00a0possiedono il carattere della parola di Dio, rivolta all&#8217;uomo, che, piena di grazia, luce e forza, vuole aiutare l&#8217;uomo a rispondere all&#8217;offerta di salvezza di io in Ges\u00f9 Cristo. Di conseguenza, al di fuori di Dio e del suo progetto di salvezza, per l&#8217;uomo non\u00a0ci sono miracoli. Essi non sono mai fatti indipendenti e fini a se stessi. Essi sono mezzi particolari di Dio per la salvezza degli uomini. I miracoli non servono, quindi, a far risaltare il potere di Dio e non hanno neanche il significato di una punizione divina. Essi sono unicamente doni della grazia di Dio per l&#8217;uomo.<\/em><\/p>\n<p><em>Secondo la Bibbia il significato principale di miracolo \u00e8 &quot;segno&quot; o &quot;simbolo&quot;. Esso non si riferisce a se stesso, ma a Dio, indicato quale vincitore del peccato e della malattia che rendono l&#8217;uomo incapace e lo riducono in schiavit\u00f9. Inoltre, esso rappresenta una anticipazione della venuta del regno di Dio: &quot;Se invece io scaccio i demoni con il dito di Dio, \u00e8 dunque giunto a voi il regno di Dio&quot; (Lc 11, 20). I miracoli non hanno lo scopo di promuovere un altro interesse o mostrare il potere di Dio., il che \u00e8 testimoniato da Ges\u00f9 stesso (Mt 4, 1-11; Lc 4, 1-13). Cristo respinge la dimostrazione che si possano codificare i miracoli come tali (Lc 11, 29); in questo modo, si distruggerebbe la condizione che consente il verificarsi del miracolo, ossia la fiducia in Dio (Mt 4, 7).<\/em><\/p>\n<p><em>Il miracolo \u00e8 sempre legato alla parola di Dio. Secondo la Bibbia esso \u00e8 una manifestazione di Dio. E tutto ci\u00f2 che Dio fa \u00e8 un segno della sua presenza e del suo manifestarsi.<\/em><\/p>\n<p><em>Per i contemporanei della Bibbia e di Ges\u00f9 il miracolo non era un problema. Lo \u00e8 diventato solo con l&#8217;avvento delle scienze moderne. Un miracolo \u00e8 un evento improvviso e insolito nel quale l&#8217;uomo vede l&#8217;operato di Dio. Agli occhi della scienza pu\u00f2 essere un evento completamente naturale; per l&#8217;uomo credente esso pu\u00f2 per\u00f2 essere, al temo stesso, un segno dell&#8217;opera di salvezza di Dio. Dio non \u00e8 oggetto della scienza, e, di conseguenza, la scienza non pu\u00f2 pronunciare \u00a0un giudizio su ci\u00f2 che la travalica. Dato che un miracolo \u00e8 un&#8217;azione particolare di Dio, esso pu\u00f2 essere valutato solo con la rivelazione e la fede, non con la scienza. La scienza possiede il suo ambito ristretto. Essa pu\u00f2 aiutare molto la teologia, assicurandole determinate condizioni per la conoscenza del miracolo; non pu\u00f2, per\u00f2, comprendere o conoscere tutta la realt\u00e0 racchiusa in un miracolo. La scienza non pu\u00f2 dire se un miracolo sia possibile e se rientri in un determinato caso. Pertanto, le numerose commissioni che si occupano di fenomeni miracolosi non hanno la competenza necessaria ad emettere un\u00a0giudizio definitivo su un miracolo, ci\u00f2 che possono investigare non \u00e8 tutta la realt\u00e0. la conoscenza di una parte della realt\u00e0 rientra nell&#8217;ambito\u00a0della fede e della teologia. Un miracolo \u00e8 la parola di Dio per l&#8217;uomo, e lo si pu\u00f2 conoscere solo con la grazia, non con metodi scientifici.\u00a0Solo la grazia rende l&#8217;uomo congeniale per la soprannaturalit\u00e0 del miracolo.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo \u00e8 stato creato quale partner di Dio in costante dialogo con Lui. Pertanto, non si dovrebbe ridurre troppo i miracoli n\u00e9 ad un dato quantitativo, n\u00e9 alla loro trascrizione contenutistica. Essi sono, al contrario, molto frequenti, ma, poich\u00e9 sono al servizio della fede per aiutare l&#8217;uomo a dare una risposta alla parola di Dio e alla sua offerta di salvezza, essi non fanno troppo rumore per non esercitare alcuna violenza sulla libert\u00e0 dell&#8217;uomo. I miracoli sono al servizio di questa libert\u00e0 e aiutano ad indirizzarla verso Dio. Se non fosse cos\u00ec,m essi abuserebbero della libert\u00e0, degradando l&#8217;uomo alla condizione di schiavo e la fede a quella di scienza. In verit\u00e0, non ci sarebbe pi\u00f9 la fede come atto libero, meritevole e umano. Perci\u00f2, Dio sceglie sempre segni di questo tipo e una tale misura di grazia da bastare a far s\u00ec che l&#8217;uomo, veramente con il suo appoggio ma senza costrizioni, si decida per Dio.<\/em><\/p>\n<p>Ci sentiamo di condividere, sostanzialmente, il punto di vista di padre Rupcic; specialmente nel passaggio in cui lamenta che, ad un certo punto, la teologia ha subito l&#8217;ascendente delle scienze naturali e ha creduto di rendere un servizio alla Verit\u00e0, mentre le rendeva, invece, un ben magro servizio, servendosi dei parametri scientifici per definire il miracolo e per gloriarsi del fatto che i miracoli accadono. Noi siamo i figli del paradigma scientista galileiano, secondo il quale la scienza \u00e8 il vero strumento della conoscenza, e le altre forme del conoscere, se pure ve ne sono, devono mutuare i metodi e le prospettive della scienza. Ma la scienza galileiana \u00e8 una scienza tendenzialmente materialista, quantitativa, riduzionista: \u00e8 una scienza che non rende ragione delle cose, ma che si accontenta di descrivere i fenomeni e di formulare alcune leggi. In compenso, invece di ammettere la propria ignoranza riguardo all&#8217;essenza della natura, pretende che tutto il reale sia di ordine naturale; d\u00e0 per scontato che un ordine soprannaturale o non esiste neppure, o \u00e8 inconoscibile; a meno che lo si sappia spiegare, anch&#8221;esso, con le categorie della scienza. Ma questo \u00e8, palesemente, un controsenso. Strano che il &quot;grande&quot; Galilei non l&#8217;abbia visto, con tutta la sua raffinata intelligenza; e quando parla dei due &quot;libri&quot; con i quali Dio si rivolge agli uomini, la Scrittura e il &quot;gran libro della natura&quot;, crede di aver stabilito una distinzione di piani, ma fa soltanto un grandissimo pasticcio: quasi che Dio non possa parlare quando vuole, come vuole, anche fra le righe, anche sopra (o sotto) le righe, infischiandosene, con licenza parlando, delle umane distinzioni fra scienza e fede, Galilei scambia delle distinzioni di comodo per delle impossibilit\u00e0 di Dio stesso, e pretende di stabilire cosa Dio possa dire, e come: questa \u00e8 l&#8217;essenza della sua visione scientifica; e, come si vede, \u00e8 una pretesa non solo blasfema, ma anche incongrua: perch\u00e9 non si potranno mai stabilire, con dei criteri &quot;scientifici&quot;, i limiti dell&#8217;azione divina. Perci\u00f2, fu un errore clamoroso, da parte della teologia dell&#8217;et\u00e0 del Positivismo (del quale, evidentemente, risentiva gli effetti), quello di voler prendere a prestito le categorie e gli schemi mentali della scienza, per definire cosa il miracolo sia: per questa strada, non si arriver\u00e0 mai da nessuna parte. La scienza stessa non \u00e8 sempre d&#8217;accordo con se stessa; essa ha conosciuto delle svolte, delle rivoluzioni, dei cambi di paradigma; quel che dice oggi, non \u00e8 detto che lo sosterr\u00e0 anche domani: pertanto, come si pu\u00f2 prenderla a fondamento di una concezione teologica del reale? E come si pu\u00f2 dare una definizione di ci\u00f2 che \u00e8 soprannaturale, con le categorie adoperate per studiare il mondo naturale?<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che del miracolo non possiamo dire proprio niente, se non che avviene: prenderne atto, e raccoglierci in riverente silenzio. Se non lo credessimo, non saremmo cristiani. Il miracolo attraversa tutta la vita di Cristo, dal suo concepimento alla sua morte, resurrezione ed ascensione. Ma non \u00e8 detto che il miracolo sia sempre cos\u00ec visibile, cos\u00ec spettacolare. Possono esservi miracoli nascosti, discreti, silenziosi; possono esservene moltissimi, come osserva padre Rupcic, e dei quali noi non ci accorgiamo neppure.<\/p>\n<p>Forse anche nella nostra vita ve ne sono stati. Forse pi\u00f9 di una volta il nostro Angelo custode ci ha letteralmente sottratti dagli artigli della morte: quella fisica e quella morale. Forse pi\u00f9 di una volta siamo stati beneficati in modo soprannaturale, e specialmente nei passi pi\u00f9 perigliosi e sconfortanti della vita. Del testo, e qui togliamo l&#8217;avverbio &quot;forse&quot;, l&#8217;Eucarestia \u00e8 un miracolo straordinario, il pi\u00f9 grande di tutti, che si rinnova continuamente, quando il sacerdote benedice le sacre Specie, il pane e il vino, e le distribuisce ai fedeli. Molti cristiani si sono dimenticati che questo \u00e8 un miracolo, come lo sono gli altri sacramenti ed ogni intervento della Grazia nella nostra vita. Il che la dice lunga su quanto la mentalit\u00e0 scientista e materialista, &quot;galileiana&quot; ed incredula, sia penetrata a fondo nelle nostre intelligenze e nelle nostre anime.<\/p>\n<p>Per essere visto, il miracolo richiede la fede. A Lourdes possono avvenire decine di miracoli sensazionali, ma essi \u00e8 come se non esistessero per chi ha deciso di non credere. Tale \u00e8 il paradosso della fede: \u00e8 aperta a tutti, e tutti vi sono invitati; ma solo pochi giungono a vedere e a udire, perch\u00e9 solo pochi hanno abbastanza umilt\u00e0 da accettare la dismisura del dono che viene fatto loro. Un selvaggio che ricevesse in dono una copia della <em>Divina Commedia<\/em>, non saprebbe che farsene; e cos\u00ec accade per un&#8217;anima che alberghi abbastanza superbia da non saper accettare il dono gratuito di Dio. Ma per chi \u00e8 umile e trasparente, tutto diviene miracolo: anche lo sbocciare d&#8217;un fiore. E questo ben lo sentiva san Francesco d&#8217;Assisi, che lo seppe esprimere in maniera incomparabile nel <em>Cantico delle creature<\/em>. In questo senso, il miracolo \u00e8 un segno di contraddizione: non solo fra credenti e non credenti, ma fra i credenti stessi, o coloro che si ritengono tali&#8230;<\/p>\n<p>Quanto alla domanda: <em>Perch\u00e9 proprio a me?<\/em>, sembra ispirata da modestia, ma nasce, invece, dalla superbia. Il credente sa che Dio ama tutte le sue creature, dalla pi\u00f9 grande alla pi\u00f9 piccola; e non si meraviglia del fatto che rivolga la Sua attenzione ad una di esse. Maria Vergine non era una giovane donna famosa per qualche merito particolare <em>secondo il mondo<\/em>; e i dodici apostoli non erano n\u00e9 professori, n\u00e9 teologi, n\u00e9 sacerdoti, n\u00e9 sapienti di qualsiasi altro genere: erano umili pescatori, gente ordinaria in tutti i sensi. Ges\u00f9 stesso non nacque nella porpora; non vest\u00ec i panni dell&#8217;imperatore, n\u00e9 quelli del pensatore; suo padre era un carpentiere, egli stesso non viaggi\u00f2 lontano, non vide le meravigliose citt\u00e0 greche, non ascolt\u00f2 i filosofi dell&#8217;Accademia; infine, la morte cui and\u00f2 incontro, fu la pi\u00f9 umile, e, anzi, la pi\u00f9 umiliante che allora vi fosse. E tutto questo per insegnarci l&#8217;umilt\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il miracolo \u00e8 la crux della teologia: si crede di averne compreso la natura, o, almeno, di aver compreso a quale ordine di fenomeni appartiene &#8212;<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[117,263],"class_list":["post-23821","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dio","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23821","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23821"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23821\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23821"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23821"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23821"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}