{"id":23820,"date":"2021-07-26T11:35:00","date_gmt":"2021-07-26T11:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/07\/26\/che-cose-il-falso-e-come-si-puo-difendersene\/"},"modified":"2021-07-26T11:35:00","modified_gmt":"2021-07-26T11:35:00","slug":"che-cose-il-falso-e-come-si-puo-difendersene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/07\/26\/che-cose-il-falso-e-come-si-puo-difendersene\/","title":{"rendered":"Che cos&#8217;\u00e8 il falso? E come si pu\u00f2 difendersene?"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 cosa molto brutta vivere in un mondo che ritiene superfluo il concetto di verit\u00e0, perch\u00e9 equivale a adattarsi a una condizione profondamente innaturale per l&#8217;essere umano: la consuetudine con ci\u00f2 che \u00e8 falso, la dimestichezza quotidiana con la menzogna o, nel migliore dei casi, con l&#8217;errore, perch\u00e9 un giudizio non vero sulle cose pu\u00f2 derivare da due cause, la volont\u00e0 di affermare ci\u00f2 che si sa non essere vero o l&#8217;inganno di credere vero ci\u00f2 che non lo \u00e8.<\/p>\n<p>Le affermazioni false sono, dice Aristotele, di due tipi: o perch\u00e9 non esistono le cose cui si riferiscono, o perch\u00e9 le cose cui si riferiscono non sono cos\u00ec come vengono affermate. Nel primo caso si tratta, propriamente parlando, di un falso concetto: si attribuisce realt\u00e0 a qualcosa che invece \u00e8 irreale, perch\u00e9 non esiste. Affermare che esiste un anno di tredici mesi, o un giorno di venticinque ore, o un triangolo dotato di quattro lati, o due linee rette parallele che s&#8217;incontrano, equivale ad affermare la realt\u00e0 di qualcosa che non esiste perch\u00e9 non pu\u00f2 esistere, essendo la sua esistenza logicamente impossibile. Nel secondo tipo di affermazioni false troviamo uno storpiamento della verit\u00e0: le cose di cui si parla esistono, tuttavia non sono cos\u00ec come vengono descritte, bens\u00ec in altro modo. Resta da vedere, naturalmente, se l&#8217;affermazione falsa in questo caso \u00e8 stata fatta in buona o in cattiva fede: nel primo caso colui che l&#8217;ha fatta si \u00e8 ingannato egli stesso; nel secondo non si \u00e8 affatto ingannato, ma voleva ingannare.<\/p>\n<p>Il caso pi\u00f9 complicato, ma in realt\u00e0 piuttosto frequente, \u00e8 quello di un&#8217;affermazione falsa pronunciata allo scopo non tanto d&#8217;ingannare gli altri, ma se stessi: ci\u00f2 accade quando non si ha il coraggio di assumersi la propria responsabilit\u00e0 e quindi si mente per proteggere la propria coscienza dal peso della colpa. Cos\u00ec, per fare un esempio, il casellante che si \u00e8 scordato di abbassare le sbarre sulla linea ferroviaria, causando un grave incidente, pu\u00f2 convincersi di non aver mancato in nulla ai propri doveri, e ripetere che lui aveva abbassato le sbarre e quindi che quanto \u00e8 accaduto appare inspiegabile: e lo fa non tanto per essere creduto dagli altri, ma per convincere se stesso, a ci\u00f2 spinto da un terribile rimorso che gl&#8217;impedisce di ammettere la propria negligenza. Il caso di colui che mente a se stesso \u00e8 molto complesso e quasi irrisolvibile da un punto di vista esterno, perch\u00e9 gli altri possono avere bens\u00ec delle opinioni, ma non delle certezze riguardo alla volontariet\u00e0 del suo mentire. Paradossalmente, l&#8217;unico che sa esattamente come stiano le cose, \u00e8 proprio colui che mente: per\u00f2 nemmeno lui \u00e8 nelle condizioni di formulare un giudizio esatto sulla propria falsit\u00e0, perch\u00e9 \u00e8 come se in lui ci fossero due personalit\u00e0 diverse: una che mente sapendo di mentire e una che mente non sapendo di farlo.<\/p>\n<p>Torniamo perci\u00f2 ai casi pi\u00f9 frequenti: quello di chi dice, o crede, una cosa che per\u00f2 \u00e8 falsa in se stessa, e quello di chi dice una cosa che potrebbe essere vera, per\u00f2 in quel determinato caso \u00e8 falsa. Il primo caso \u00e8 quello del navigante o dell&#8217;esploratore che si ostinano a cercare una terra, un&#8217;isola, una citt\u00e0, che in realt\u00e0 non esistono, ma delle quali hanno sentito favoleggiare. L&#8217;affermazione che quella terra, quell&#8217;isola o quella citt\u00e0 esistono \u00e8 dunque falsa, tuttavia \u00e8 necessario che qualcuno si prenda la briga di verificare come stanno in realt\u00e0 le cose: perch\u00e9 prima di liquidare il discorso, dichiarandolo destituito di fondamento, bisogna accertarsene. In effetti, si tratta di un caso classico della logica modale: l&#8217;isola potrebbe esistere e potrebbe non esistere; la sua esistenza dunque non \u00e8 assolutamente vero falsa, ma possibilmente vera o falsa. La sua esistenza dipende da un dato di fatto che, di per s\u00e9, non ha nulla d&#8217;impossibile. Altro discorso sarebbe affermare che l&#8217;isola esiste, in un tratto di mare che \u00e8 stato esplorato in lungo e in largo, ed \u00e8 risultato perfettamente deserto: in quel caso si tratterebbe di un&#8217;affermazione assolutamente falsa, cio\u00e8 che non ha alcuna possibilit\u00e0 di risultare vera. Stiamo parlando, necessariamente, in maniera approssimata: perch\u00e9 nel mondo reale le cose raramente sono cos\u00ec chiare e nette come si vorrebbe che fossero discorrendo di logica, una materia per la quale le sole similitudini appropriate sono quelle tratte dalla matematica. Nel mondo reale, un mare pu\u00f2 essere ben conosciuto e notoriamente privo di isole, e tuttavia l&#8217;isola potrebbe esserci, perch\u00e9, ad esempio, emersa improvvisante a seguito di un&#8217;eruzione vulcanica sottomarina. Ci sono stati casi del genere, per cui si dovrebbe essere molto cauti prima di affermare che una certa cosa \u00e8 <em>assolutamente<\/em> impossibile. <em>Ci sono pi\u00f9 cosa fra la terra e il cielo di quante ne possa sognare tutta la vostra filosofia<\/em>, osserva Amleto ad un certo punto; e noi non possiamo che sottoscrivere questa osservazione di Shakespeare.<\/p>\n<p>Scrive Aristotele nella <em>Metafisica<\/em> (V, XXIX; a cura di Armando Carlini, Bari, Editori Laterza, 1959, pp. 197-199):<\/p>\n<p><em>Il &quot;falso&quot; dicesi, in un modo, come COSA che \u00e8 falsa; e questo o perch\u00e9 la cosa non risulta cos\u00ec composta, o perch\u00e9 \u00e8 impossibile che si componga cos\u00ec: per es., se si dica che la diagonale \u00e8 commensurabile, o che tu stai seduto: di queste due, l&#8217;una \u00e8 sempre falsa, l&#8217;altra talvolta. Dette cos\u00ec, queste cose non esistono. In altri casi, esistono bens\u00ec le cose, ma di tal natura da apparire o quali non sono, o quali non esistono: la prospettiva dipinta, ad es., e i sogni: cose, queste, che hanno bens\u00ec una loro realt\u00e0, ma non quella di cui producono in noi l&#8217;immagine. Le cose, dunque, si dicono false, in questo modo: o perch\u00e9 non esistono, o perch\u00e9 l&#8217;immagine che producono \u00e8 di cosa che non esiste.<\/em><\/p>\n<p><em>Un CONCETTO falso \u00e8 quello che, in quanto falso, \u00e8 di cose che non sono. Perch\u00e9 ogni concetto \u00e8 falso se riferito a cosa diversa da quella di cui \u00e8 vero: per es., il concetto del cerchio \u00e8 falso del triangolo. In un senso, c&#8217;\u00e8 un concetto unico di ogni cosa, quello della pura essenza; in un altro i concetti sono molti. Poich\u00e9 la cosa da s\u00e9 e la cosa con un&#8217;affezione \u00e8 in certo modo la stessa cosa: per es., Socrate e Socrate musico. Il concetto falso, assolutamente parlando, \u00e8 concetto di nulla. Perci\u00f2 era abbastanza sciocca l&#8217;opinione di Antistene che di nulla si possa parlare salvo che col suo proprio concetto, unico per un&#8217;unica cosa: donde seguiva che non \u00e8 possibile contraddire, e quasi neppure dir il falso. Invece, di ciascuna cosa si pu\u00f2 parlare non soltanto il concetto di essa, ma anche cin quello di altra: anche del tutto falsamente, senza dubbio, ma anche in modo conforme a verit\u00e0: l&#8217;otto, poniamo, dico ch&#8217;\u00e8 doppio perch\u00e9 ho il concetto del due.<\/em><\/p>\n<p><em>Queste cose, dunque, si dicono false cos\u00ec. Falso, poi, si dice un UOMO che abbia abilit\u00e0 e predilezione per simili discorsi per nessun&#8217;altra ragione che per discorrere cos\u00ec; e chi \u00e8 capace di produrli in altri, a quel modo che diciamo false anche le cose che producono in noi immagini false. Perci\u00f2 nell&#8217;Ippia&quot; quel ragionamento, che vuol provare come uno stesso uomo \u00e8 falso e vero, conduce fuori di strada: perch\u00e9 d\u00e0 come falso chi ha la capacit\u00e0 di dir il falso, ch&#8217;\u00e8, poi, colui che sa ed \u00e8 sapiente; e aggiunge ch&#8217;\u00e8 migliore chi \u00e8 cattivo volontariamente. Questa \u00e8 la conseguenza di una falsa induzione: chi zoppica volontariamente \u00e8 migliore di chi zoppica per forza: intendendo per zoppicare l&#8217;imitare lo zoppo; ma se uno fosse zoppo volontariamente, egli sarebbe forse peggiore, qui, come in cose riguardanti il costume [Ippia minore, 365 ss: Platone erra, dunque: a) non distinguendo la potenza dall&#8217;atto di mentire; b) reputando migliore chi erra volontariamente; per quest&#8217;ultimo punto, cfr. Et. Nich., III, 5; n.d.t.].<\/em><\/p>\n<p>Un&#8217;affermazione \u00e8 vera, pertanto, allorch\u00e9 coglie l&#8217;essenza, o il concetto, del predicato di cui parla. Se dico che la somma degli angoli di un qualsiasi triangolo \u00e8 centottanta gradi, dico una cosa vera; se affermo che pu\u00f2 essere diversa da centottanta gradi, dico una cosa assolutamente falsa, e non c&#8217;\u00e8 bisogno che mi munisca di goniometro per andarla a verificare nei singoli casi. La natura umana, la struttura della nostra psiche, sono fatte per la verit\u00e0, non per la falsit\u00e0. La falsit\u00e0 esiste, ma \u00e8 una manifestazione degenerativa del comportamento umano. Nessuno cerca la falsit\u00e0 per la falsit\u00e0: neppure il mentitore di professione, perch\u00e9 anche&#8217;egli, a suo modo, ha ben chiaro l&#8217;obiettivo che si prefigge, e questo significa che nella sua mente esiste il concetto del vero e anch&#8217;egli, come tutti, vi si attiene, anche se poi, per delle ragioni sue, afferma il contrario di ci\u00f2 che \u00e8 vero. Questo ne fa un uomo falso, ma non attesta che la falsit\u00e0 sia realmente un modo dell&#8217;essere, caratterizzato da un proprio sistema di logica. La logica esiste in funzione del vero e non del falso; e la stessa cosa si pu\u00f2 dire dell&#8217;uomo in generale, che egli \u00e8 ordinato al vero e non gi\u00e0 al falso, anche se poi, nella dimensione pratica, vi sono uomini che calpestano sistematicamente il vero e fanno della menzogna quasi una loro seconda natura. Rispetto al fine cui \u00e8 ordinata l&#8217;esistenza umana, si tratta di vere e proprie aberrazioni: e per quanto frequenti possano essere, non potranno mai dimostrare che l&#8217;uomo \u00e8 ordinato a un fine diverso dalla verit\u00e0, ma solo che vi sono epoche e societ\u00e0 talmente decadenti, da presentare come frequenti, e perfino abituali, dei comportamenti che sono in realt\u00e0 patologici e intrinsecamente distruttivi. Va da s\u00e9, infatti, che se l&#8217;essere umano \u00e8 ordinato al vero, un modo di vivere contrario alla verit\u00e0 comporta un livello crescente di disordine, disarmonia e infelicit\u00e0, perch\u00e9 queste cose derivano dal vivere secondo il fine che \u00e8 proprio di ciascuna natura.<\/p>\n<p>Ora prendiamo, a titolo d&#8217;esempio, il discorso fatto dal presidente Mario Draghi il 22 luglio 2021:<\/p>\n<p><em>L&#8217;appello a non vaccinarsi \u00e8 appello a morire, sostanzialmente: non ti vaccini, ti ammali e muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi e qualcuno muore. [Perci\u00f2] senza vaccinazione, si deve chiudere tutto.<\/em><\/p>\n<p>Vediamo. <em>L&#8217;appello a non vaccinarsi \u00e8 appello a morire, sostanzialmente: non ti vaccini, ti ammali e muori.<\/em> Queste sono affermazioni false: non \u00e8 vero che l&#8217;appello a non vaccinarsi \u00e8 un appello a morire, perch\u00e9 i dati statistici non dicono questo, ma tutt&#8217;altro; non \u00e8 vero che chi non si vaccina si ammala, non pi\u00f9 di quanto si possa ammalare anche chi si \u00e8 vaccinato; e soprattutto non \u00e8 vero che chi non si \u00e8 vaccinato si ammala e muore, perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 alcun dato di fatto che avvalori una cos\u00ec grave affermazione. Inoltre non si fa alcuna distinzione fra l&#8217;essere contagiati, l&#8217;essere cio\u00e8 positivi al virus, e l&#8217;essere ammalati, mentre sono due cose totalmente diverse. La maggior parte delle persone sono o sono state contagiate e quindi sono o sono state positive al virus, ma non si sono ammalate, anzi, solo una percentuale piccolissima si \u00e8 ammalata, e una percentuale ancor pi\u00f9 piccola, quasi infinitesimale (qualcosa come lo 0,025) con esito fatale, oltretutto in presenza di gravi patologie pregresse, cui si \u00e8 aggiunto il Covid-19. Insomma, una serie incredibile di affermazioni non vere, anche se fatte con la massima sicumera e la massima sfacciataggine, al solo scopo d&#8217;impaurire, disorientare, colpevolizzare e manipolare la gente, inducendola a vaccinarsi. Ultima falsit\u00e0: il cosiddetto vaccino non \u00e8 affatto un vaccino, ma un&#8217;altra cosa e ben diversa; \u00e8 un siero genico in fase di sperimentazione, dunque colui che se lo fa inoculare funge da cavia di un gigantesco esperimento spacciato come soluzione del problema, mentre qualunque medico serio sa che le malattie si sconfiggono con le cure e non con le vaccinazioni preventive, tanto pi\u00f9 se sperimentali. E si aggiunga che molte persone sono morte proprio per aver fatto il vaccino, o hanno subito danni gravi e permanenti: come si pu\u00f2 tacere una cosa del genere, nel momento in cui un presidente del Consiglio sente il dovere &quot;morale&quot; di spronare i propri concittadini a correre a vaccinarsi? Se perfino un venditore di auto usate verrebbe considerato un emerito truffatore, qualora non dicesse all&#8217;acquirente che l&#8217;automobile che sta acquistando ha quel tale difetto, cosa pensare di uno statista dalle cui parole e dalle cui azioni dipendono la salute e, in questo caso, la vita o la morte di tantissime persone? Ma non basta: Draghi ha detto ancora: <em>Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi e qualcuno muore.<\/em> Anche questa affermazione \u00e8 totalmente falsa. Non solo non \u00e8 vero che il non vaccinato \u00e8, in quanto non vaccinato, pericoloso per gli altri, addirittura pericoloso al punto da causarne la morte se viene a contatto con essi; anche qui senza distinguere il sieropositivo asintomatico, che non \u00e8 pericoloso per alcuno, da quello sintomatico, che potrebbe esserlo, certo, ma non pi\u00f9 di quanto pu\u00f2 esserlo il vaccinato. Semmai \u00e8 vero il contrario: che il vaccinato, essendosi fatto inoculare il virus (come, nessuno lo sa: dal momento che il virus non \u00e8 mai stato isolato) rappresenta oggettivamene un pericolo per il non vaccinato, in quanto \u00e8 in condizione di trasmetterglielo. Ma \u00e8 evidente che lo scopo di questa falsa asserzione \u00e8 quello di creare lancinanti sensi di colpa nelle persone, specie nei riguardi dei loro familiari e soprattutto dei loro genitori anziani. Ciliegina sulla torta: <em>senza vaccinazione, si deve chiudere tutto.<\/em> Questa \u00e8 l&#8217;ultima falsit\u00e0, e probabilmente la pi\u00f9 grave di tutte. La frase andrebbe cos\u00ec rovesciata: poich\u00e9 noi abbiamo deciso di chiudere tutto, non certo nell&#8217;interesse dell&#8217;Italia, allora dobbiamo imporre la vaccinazione di massa. Ecco, messa cos\u00ec la frase acquista un significato. Non \u00e8 vero, signor Draghi?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 cosa molto brutta vivere in un mondo che ritiene superfluo il concetto di verit\u00e0, perch\u00e9 equivale a adattarsi a una condizione profondamente innaturale per l&#8217;essere<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[97,263],"class_list":["post-23820","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-aristotele","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23820","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23820"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23820\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23820"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23820"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23820"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}