{"id":23818,"date":"2017-10-05T12:07:00","date_gmt":"2017-10-05T12:07:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/10\/05\/che-cose-il-bene\/"},"modified":"2017-10-05T12:07:00","modified_gmt":"2017-10-05T12:07:00","slug":"che-cose-il-bene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/10\/05\/che-cose-il-bene\/","title":{"rendered":"Che cos&#8217;\u00e8 il bene?"},"content":{"rendered":"<p>La crisi che sta vivendo la nostra civilt\u00e0 \u00e8, in primo luogo, una crisi etica: vale a dire una estrema difficolt\u00e0 nel riconoscere il bene e nel metterlo in pratica, distinguendolo nettamente dal male. \u00c8 anche l&#8217;effetto di una crisi intellettuale: una crisi che si manifesta nel dilagante relativismo, che \u00e8, a sua volta, una delle maniere con le quali la societ\u00e0 contemporanea, essenzialmente edonista e individualista,\u00a0 si adopera per rimuovere dal proprio cammino tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 significare rinuncia o sacrificio, specie se di lungo periodo e specie se finalizzato al vantaggio futuro della famiglia, del gruppo, della comunit\u00e0, della societ\u00e0 o dell&#8217;umanit\u00e0 tutta, e non all&#8217;interesse immediato del singolo. In questo senso, se vogliamo sperare di oltrepassare la crisi attuale, dobbiamo attrezzarci sia sul piano intellettuale che su quello morale. Sul piano intellettuale, per ripristinare l&#8217;idea del bene come valore assoluto ed evidente, sottraendolo alla palude del relativismo, che stempera i valori e tende ad appiattirli, o a minimizzarli, o a neutralizzarli, appunto rendendoli relativi e, se possibile, soggettivi. Sul piano etico, ripristinando il concetto della obbligatoriet\u00e0 dell&#8217;azione buona e della illiceit\u00e0 dell&#8217;azione malvagia: altrimenti non usciremo mai dal paradiso delle chiacchiere e non daremo alcun contributo valido e sostanziale alla ricostruzione di un autentico tessuto morale nella nostra societ\u00e0, partendo, naturalmente, dalla societ\u00e0 fondamentale e primaria, che \u00e8 la famiglia. La famiglia naturale, ben s&#8217;intende, ossia la famiglia formata da un uomo e una donna, aperti alla procreazione; e non certo la sedicente famiglia formata da due uomini, o da due donne, magari con bambini in varia maniera procurati, compresa la pratica obbrobriosa del cosiddetto utero in affitto. Pertanto, le questioni che vogliamo mettere a fuoco sono due: primo, che cos&#8217;\u00e8 il bene; secondo, come lo si pu\u00f2 attuare.<\/p>\n<p>Che cos&#8217;\u00e8 il bene? Precisiamo subito: non il bene relativo, ma il bene vero, cio\u00e8 il bene assoluto. Qualcuno potrebbe rispondere che codesto bene, con la B maiuscola, \u00e8 Dio, e che solo Dio \u00e8 capace di esso; e il discorso sarebbe chiuso. A noi uomini non resterebbe altro da fare che accontentarci d&#8217;individuare, di volta in volta, quelle forme di bene relativo, contingente, imperfetto, che meglio si adattano alla nostra situazione, che meglio rispondono ai nostri bisogni. Nella perigliosa e, sovente, confusa\u00a0<em>navigatio<\/em>\u00a0della nostra vita terrena, dovremmo quindi considerarci soddisfatti se almeno fossimo capaci di vedere quel che, nella situazione data, in presenza di questi e questi altri bisogni o necessit\u00e0, nostri ed altrui, e di queste e queste altre difficolt\u00e0, delle quali tener conto, si adatta di pi\u00f9 o di meno al caso nostro. Un po&#8217; poco, ma bisogna imparare a far di necessit\u00e0 virt\u00f9, e accontentarsi del possibile, in mancanza del meglio. Ecco: questo \u00e8 gi\u00e0 un modo di veder le cose in senso relativista; perch\u00e9 il relativismo, prima ancora di essere una posizione filosofica, \u00e8 uno stato d&#8217;animo, un sentimento. Il relativista parte gi\u00e0 rassegnato: non c&#8217;\u00e8 nulla di certo, nulla di assoluto, ma solo cose relative; le conclusioni cui giunge per via di ragionamento, sono gi\u00e0 inscritte nella sua prospettiva iniziale. In fondo, egli trova ci\u00f2 che aveva deciso di trovare; e arriva l\u00e0 dove aveva gi\u00e0 deciso di giungere. Il problema \u00e8 proprio questo: che il relativista non arriva da nessuna parte: gira in tondo e ritorna sempre al punto di partenza; non trova nulla, nemmeno un centimetro quadrato sul quale posare il piede con fiducia: con quel minimo di fiducia e di certezza, senza il quale non vale neanche la pena di costruire, non diciamo una casa, ma una baracca sgangherata, e, del resto, a ben guardare, forse non vale neanche la pena di vivere. Gli animali, infatti, riescono ad accettare un&#8217;esistenza nella quale niente \u00e8 sicuro, tutto \u00e8 costantemente precario e minacciato; ma gli esseri umani, no. Se davvero arrivano alla convinzione che nulla di certo esiste e che di nessun verit\u00e0 ci si pu\u00f2 fidare, essi perdono la voglia di vivere. Dopo di che, \u00e8 perfettamente inutile martellarli e ricattarli in continuazione sul piano psicologico, per costringerli a compiere delle azioni etiche; \u00e8 inutile che certe pubblicit\u00e0 televisive ci vengano scagliate addosso, nelle ore dei pasti, colpendoci allo stomaco, per commuoverci con delle frasi come: <em>Sono un pap\u00e0, e vi chiedo di ascoltarmi per aiutare tutte quelle famiglie che&#8230; dando un contributo per la ricerca sulla malattia X o sulla malattia Y.<\/em> \u00c8 inutile, perch\u00e9 non si arriver\u00e0 mai a nulla, se non, appunto, per via di estorsione morale. In una societ\u00e0 relativista, le persone perdono l&#8217;amore per la propria stessa vita; figuriamoci se resta loro il desiderio di farsi carico dei problemi altrui.<\/p>\n<p>E allora, partiamo da una recisa affermazione: il bene esiste; il bene \u00e8 riconoscibile; il bene \u00e8 attuabile. Che esista il bene, il bene in quanto tale, non si pu\u00f2 dubitare, nemmeno sul piano logico: noi tutti ne abbiamo la nozione istintiva, sappiamo che c&#8217;\u00e8, sappiamo anche cos&#8217;\u00e8; e sappiamo che, se la societ\u00e0 esiste, se non \u00e8 ancora implosa, ci\u00f2 avviene perch\u00e9 la grande maggioranza delle persone lo sanno, lo conoscono e cercano di praticarlo. Ma il bene \u00e8 Dio, abbiamo detto; ogni altro bene \u00e8 un bene umano, e perci\u00f2 approssimativo. Vero. Ma Dio, noi possiamo conoscerlo, almeno quel tanto che basta per capire qual \u00e8 la differenza fra il bene e il male. Abbiamo la via filosofica e abbiamo la Rivelazione; l&#8217;una \u00e8 propedeutica all&#8217;altra: entrambe portano a Dio. A Dio si arriva sia con la ragione, sia con la fede; ma \u00e8 con la fede che s&#8217;incomincia a conoscerlo. Tuttavia, anche la via razionale \u00e8 sufficiente per capire che Dio \u00e8 amore, e quindi \u00e8 il Bene. Ne deriva che ogni altro bene \u00e8 tale, se si conforma all&#8217;amore di Dio e alla giustizia di Dio; non lo \u00e8, se non vi si conforma, o se vi si oppone. Le vie razionali per arrivare a Dio sono, in definitiva, le cinque prove classiche di san Tommaso d&#8217;Aquino; la via della fede \u00e8 quella del Vangelo. Non c&#8217;\u00e8 contraddizione, ma consequenzialit\u00e0 fra l&#8217;una e l&#8217;altra. A un certo punto, per\u00f2, \u00e8 necessario un &quot;salto&quot;: questo s\u00ec. A un certo punto, anche il filosofo pi\u00f9 razionalista deve deporre gli strumenti della sola ragione e affidarsi a qualcosa di diverso, qualcosa che non \u00e8 da meno, ma da pi\u00f9 della ragione: qualcosa che bisogna esperire, per comprenderla. La fede, infatti, non \u00e8 un&#8217;esperienza oggettiva, riproducibile in laboratorio: \u00e8 un&#8217;esperienza reale, concreta, ma unica e personale; nessuno pu\u00f2 fare esperienza della fede attraverso l&#8217;esperienza di un altro; ciascuno deve rivolgersi a Dio e cercare in Lui le risposte alle sue domande. E allora si accorger\u00e0 che le risposte ci sono e che non sono contrarie alla ragione; sono, semplicemente, superiori a ci\u00f2 che la ragione pu\u00f2 arrivare a comprendere. La ragione che non riconosce alcun limite, che non accetta alcuna misura, \u00e8 una malattia della ragione stessa, una forma di <em>hybris<\/em>, un delirio di onnipotenza. La sana ragione \u00e8 consapevole delle proprie possibilit\u00e0, ma anche dei propri limiti, perch\u00e9 \u00e8 consapevole del proprio statuto ontologico: che non \u00e8 assoluto, ma relativo, appunto in quanto umano. Gira e rigira, si torna sempre allo stesso punto: o l&#8217;uomo si riconosce quale creatura, e allora accetta di poter fare molte cose, ma non tutte, e, in particolare, di non essere dio; oppure non si riconosce creatura, e allora pretende di essere lui dio, oppure scivola negli abissi della disperazione, oppure entrambe le cose insieme: diviene un dio depresso e disperato, che vorrebbe auto-distruggersi e distruggere, portandolo via con s\u00e9, il mondo intero. Per la stessa via, arriviamo anche a capire che, riconoscendosi creatura, l&#8217;uomo pu\u00f2 trovare il proprio posto nel mondo, e accettare anche la propria provvisoriet\u00e0, la propria mortalit\u00e0; altrimenti, sar\u00e0 un eterno infelice, sempre inquieto, sempre agitato, sempre fuori parte, sopra o sotto le righe. Mai pacificato, mai rasserenato, mai realizzato.<\/p>\n<p>Ora, se Dio \u00e8 il bene, allora noi possiamo capire cosa \u00e8 bene e cosa \u00e8 male, perch\u00e9 da Lui ci viene la norma infallibile. Noi, umanamente parlando, non possiamo vedere n\u00e9 fare <em>il<\/em> bene (assoluto), ma possiamo <em>vedere e agire bene<\/em>. Vedere bene: discernere il bene dal male; agire bene: fare ci\u00f2 che \u00e8 buono e giusto ed evitare ci\u00f2 che \u00e8 malvagio e ingiusto. Se la morale naturale fosse la nostra unica guida, certo ci troveremmo sovente in imbarazzo; e tuttavia, la morale naturale, data a ogni essere umano insieme al dono della ragione, \u00e8 gi\u00e0 sufficiente per vivere la vita buona. Per vivere la vita buona <em>nella verit\u00e0<\/em>, la ragione naturale non basta: ci vuole la Rivelazione. Entrambe sono alla nostra portata, solo che noi lo vogliamo davvero. Certo, \u00e8 necessaria una partecipazione, diciamo pure uno sforzo, da parte nostra, sia per l&#8217;una che per l&#8217;altra. Nulla ci viene dato, nella vita, interamente gratis, di ci\u00f2 che ha un valore: solo le cose che non valgono nulla si possono ottenere gratis, senza impegno e senza sforzo. Se poi noi preferiamo dichiarare che il bene \u00e8 incomprensibile e che la vita etica \u00e8 impossibile, perch\u00e9 nessuno sa cosa sia realmente il bene, e ciascuno \u00e8 libero d&#8217;interpretarlo a suo modo, allora faremmo prima a dir che non abbiamo voglia d&#8217;impegnarci, n\u00e9 intellettualmente, n\u00e9 eticamente; che non ci piacciono sforzi e sacrifici: e saremmo anche pi\u00f9 sinceri. Il relativismo \u00e8, molto spesso, la maschera che indossano gl&#8217;ignavi per nascondere la loro ignavia: \u00e8 comodo essere relativisti, perch\u00e9 ci si auto-dispensa dall&#8217;umile fatica quotidiana di cercare la verit\u00e0. Umile, perch\u00e9 non d\u00e0 soddisfazioni, non d\u00e0 riconoscimenti, non porta vantaggi personali e non riceve applausi da parte di chicchessia; fatica, perch\u00e9 si tratta di una strada indubbiamente faticosa, controcorrente, incompresa e denigrata dai pi\u00f9.<\/p>\n<p>Pertanto, alla nostra prima domanda, <em>che cos&#8217;\u00e8 il bene?<\/em>, possiamo rispondere: il bene \u00e8 ci\u00f2 che maggiormente si avvicina al volere di Dio; il Bene assoluto \u00e8 Dio stesso; il bene che noi possiamo riconoscere, \u00e8 quel bene che si conforma al Bene divino, comprendendo sia l&#8217;amore, sia la giustizia. Non c&#8217;\u00e8 amore senza giustizia, n\u00e9 giustizia senza amore; e il bene ha bisogno di entrambe.<\/p>\n<p>Alla seconda domanda, <em>come lo si pu\u00f2 attuare?<\/em>, rispondiamo in maniera analoga: deponendo la nostra volont\u00e0 e facendoci tutt&#8217;uno con il volere di Dio. <em>Non come voglio io, ma come vuoi Tu<\/em>: queste parole, pronunciate da Ges\u00f9 nell&#8217;orto degli olivi, durante la sua Passione interiore, contengono il nocciolo della questione. Creature deboli e imperfette, abbiamo bisogno di una norma, di una bussola, di una stella polare per agire in senso etico: ebbene, la nostra stella polare sia la volont\u00e0 divina, cos\u00ec come la ragione ce l&#8217;ha fatta intravedere, e la Rivelazione ce l&#8217;ha mostrata pi\u00f9 da vicino. Non ce l&#8217;ha mostrata in astratto, ma in concreto: la Verit\u00e0 non \u00e8 un&#8217;idea, ma una Persona, la Persona di Ges\u00f9 Cristo. Lo ha detto proprio Lui, parlando di Se stesso: <em>Io sono la via, la verit\u00e0 e la vita<\/em>. Non ha detto: <em>io vi mostro la via, la verit\u00e0 e la vita<\/em>; ma ha detto: <em>io sono la via, la verit\u00e0 e la vita<\/em>. E ha detto anche: <em>Chi ha visto me, ha visto il Padre. E come puoi tu dire<\/em> (rivolto all&#8217;apostolo Filippo)<em>: mostraci il Padre e ci basta? Non credi tu che io sono nel Padre e che il Padre \u00e8 in me?<\/em> E ancora, sempre sullo stesso tema: <em>Nessuno pu\u00f2 arrivare al Padre, se non il Figlio e colui al quale il Figlio ha voluto rivelarlo<\/em>. E ancora: <em>le parole che vi ho dette, non le dico da me, ma il Padre che \u00e8 con me, compie le sue opere<\/em>. Non \u00e8 vero, allora, che basta interrogare la propria coscienza per trovare la risposta a qualsiasi interrogativo morale e per compiere l&#8217;azione giusta, ossia l&#8217;azione buona, in qualsiasi circostanza (anche se il papa Francesco ha detto esattamente questo, nella famosa intervista a Eugenio Scalfari, pochi mesi dopo la sua elezione, nel 2013). Ci vuole dell&#8217;altro: se bastasse interrogare la propria coscienza, allora non ci sarebbe stato bisogno dell&#8217;Incarnazione del Verbo, n\u00e9 della Passione e nemmeno della Resurrezione di Cristo, e tutta la sua opera redentrice si ridurrebbe a una sorta d&#8217;insegnamento etico, come quello di Socrate o di altri saggi, Buddha, Confucio, Lao-Tzu, eccetera: <em>se possuto aveste veder tutto, mestier non era parturir Maria<\/em>, come dice il padre Dante.<\/p>\n<p>Il problema pi\u00f9 grande che sorge a livello etico non \u00e8 che gli uomini non riconoscano il bene, come affermava Socrate, ma che, pur scorgendolo, non lo sanno, non lo vogliono seguire, e ci\u00f2 per una ragione semplicissima: che il bene \u00e8 poco remunerativo, in termini di moneta umana. Non rende, non funziona; al contrario, praticare il bene espone a numerose e, a volte, pericolose forme di diffidenza, incomprensione, ostilit\u00e0, perfino odio e persecuzione. E qui entra in gioco il mistero del male. Il male non \u00e8 solo un&#8217;assenza, ma \u00e8 un&#8217;efficienza; il male <em>esiste<\/em>, tanto quanto esiste il bene: non \u00e8 solo la mancanza del bene, ma \u00e8 una realt\u00e0 di per s\u00e9 sussistente, che si accanisce contro il bene ovunque lo scorge e ovunque gli sia possibile. I buoni non devono vedersela solo con la fatica di praticare il bene, ma anche con la sofferenza di sopportare il male, spesso da parte di coloro dai quali si aspettavano aiuto e conforto, da coloro dai quali contavano di essere sostenuti e consigliati, e che si rivelano, invece, dei veri e propri persecutori. Siamo qui davanti a un mistero, abissale, terribile, impenetrabile: <em>mysterium iniquitatis<\/em>. Insomma, fare il bene non \u00e8 solo una fatica, ma \u00e8 un pericolo, e il premio che se ne ricava \u00e8 l&#8217;ingratitudine dei beneficati. Se si dovesse fare il bene solo in vista dei vantaggi, nessuno lo farebbe, e l&#8217;opinare diversamente sarebbe considerata una forma di patologia mentale, una sorta di masochismo e di ricerca dell&#8217;auto-distruzione. Per\u00f2, attenzione: quello che viene distrutto, in tali casi, non \u00e8 il nostro vero io, ma l&#8217;io posticcio, l&#8217;io superficiale, infantile, capriccioso, incontentabile, che non si appaga mai di nulla e vuole sempre, brama e spera qualcos&#8217;altro, qualcosa di pi\u00f9. Che un simile io venga messo in croce, non \u00e8 un gran male, anzi: \u00e8 la nostra liberazione. Liberati dal suo fardello, finalmente cominceremo a vedere le cose nella giusta prospettiva. Che non \u00e8 la nostra, impastata d&#8217;egoismo, limitata e imperfetta, ma quella di Dio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi che sta vivendo la nostra civilt\u00e0 \u00e8, in primo luogo, una crisi etica: vale a dire una estrema difficolt\u00e0 nel riconoscere il bene e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[124],"class_list":["post-23818","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-educazione"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23818","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23818"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23818\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23818"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23818"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23818"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}