{"id":23806,"date":"2015-10-20T10:16:00","date_gmt":"2015-10-20T10:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/20\/rispetto-per-i-morti-ma-sia-chiaro-che-il-che-guevara-non-era-gesu-cristo\/"},"modified":"2015-10-20T10:16:00","modified_gmt":"2015-10-20T10:16:00","slug":"rispetto-per-i-morti-ma-sia-chiaro-che-il-che-guevara-non-era-gesu-cristo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/20\/rispetto-per-i-morti-ma-sia-chiaro-che-il-che-guevara-non-era-gesu-cristo\/","title":{"rendered":"Rispetto per i morti: ma sia chiaro che il \u201cChe\u201d Guevara non era Ges\u00f9 Cristo"},"content":{"rendered":"<p>Il paragone non \u00e8 mai stato fatto in maniera esplicita, almeno che noi sappiamo, per\u00f2 \u00e8 sempre stato sottinteso: una di quelle cose che non si dicono a voce alta, non perch\u00e9 sono ritenute indicibili, ma perch\u00e9 appaiono talmente scontate, da non aver bisogno di essere sottolineate. Il paragone di cui parliamo \u00e8 quello, latente nella cultura politica degli anni Sessanta, fra Ernesto &quot;Che&quot; Guevara e Ges\u00f9 Cristo: fra il &quot;buon&quot; rivoluzionario (come lo definirebbe il sociologo venezuelano Carlos Rangel) e il &quot;buon&quot; maestro (come lo aveva definito un apostolo ritiratosi all&#8217;ultimo momento: \u00abMaestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?\u00bb, <em>Marco<\/em>, 10, 17); ed era, semmai, a favore del primo. I ragazzi di quell&#8217;epoca non tenevano in camera da letto il Crocifisso (o, se ce lo tenevano, era perch\u00e9 lo avevano trovato l\u00ec, messo dalla mamma), ma il ritratto del &quot;Che&quot;: bello, sorridente, virile, con il leggendario sigaro in bocca, idolo intramontabile di una intera generazione.<\/p>\n<p>S\u00ec, intramontabile: perch\u00e9 sono ancora legione i sessantottini impenitenti che seguitano a coltivarne il culto, con le caratteristiche di una vera e propria religione laica: \u00e8 come se il &quot;Che&quot; non fosse mai morto, ma fosse assurto direttamente al Cielo, il Cielo della leggenda marxista: la quale, essendo &#8212; essa pure &#8211; assai dura a morire, consente questa ed altre aberranti mistificazioni.<\/p>\n<p>La prima mistificazione, infatti, \u00e8 quella che vede il &quot;Che&quot; come un intrepido e disinteressato combattente della libert\u00e0: perch\u00e9, quando decise di andare in Bolivia, nel 1967, per impiantarvi la guerriglia (non si \u00e8 mai capito se per restarvi o per poi passare nel Per\u00f9, paese dalle pi\u00f9 promettenti prospettive marxiste, o per sconfinare in Argentina, patria del &quot;Che&quot;, e appiccare col\u00e0 il fuoco dell&#8217;insurrezione), egli aveva svolto, per alcuni anni, un ruolo centrale nella instaurazione del regime dittatoriale a Cuba, secondo solo a quello di Fidel Castro. Ernesto Guevara, dunque, non era affatto quel rivoluzionario puro e senza macchia, che la leggenda ha creato <em>post eventum<\/em>: \u00e8 un uomo che ha avuto pesanti responsabilit\u00e0 nella repressione poliziesca che \u00e8 costata la vita o la prigione a migliaia di cittadini cubani, e non solo ai simpatizzanti del caduto dittatore Batista, ma anche ai rivoluzionari non &quot;allineati&quot; sulle posizioni castriste e filo-sovietiche, marxiste e liberticide che il regime volle imporre dopo la presa del potere, nel 1959.<\/p>\n<p>A tutti i suoi <em>fans<\/em> e i suoi adoratori e nostalgici, bisognerebbe ricordare che \u00e8 sua responsabilit\u00e0 la creazione del primo campo di concentramento sull&#8217;isola di Cuba, dopo l&#8217;avvento del regime castrista, circostanza confermata anche dal filosofo francese R\u00e9gis Debray, che fu &quot;compagno di strada&quot; dei rivoluzionari cubani e che cerc\u00f2 di seguire il &quot;Che&quot; fino in Bolivia, venendo infine catturato dall&#8217;esercito boliviano; che ebbe un ruolo decisivo nei processi tenutisi a La Cabana, al tempo delle grandi fucilazioni; e che, come documentato dallo scrittore peruviano \u00c1lvaro Vargas Llosa, nonch\u00e9 da \u00abIl libro nero del comunismo\u00bb, curato dallo storico francese St\u00e9phane Courtois, non solo fece giustiziare e rinchiudere in campo di concentramento centinaia, e forse migliaia, di persone, ma teorizz\u00f2 l&#8217;uso estremo della violenza, dichiarando pubblicamente che bisognava assumere non solo il concetto della lotta di classe, ma l&#8217;<em>odio intransigente<\/em> come fattore di lotta, e far sentire il nemico come \u00abuna belva braccata\u00bb: affermazioni, del resto, perfettamente in linea con tutta la tradizione marxista-leninista, maoista, castrista, e delle quali soltanto un ipocrita o un perfetto babbeo si potrebbe mostrare sorpreso o meravigliato.<\/p>\n<p>Per\u00f2 i tempi erano quelli: tempi di ubriacatura marxista, nei quali, in ogni citt\u00e0 e universit\u00e0 d&#8217;Europa (e non solo), sorgevano &quot;collettivi&quot;, &quot;comitati&quot;, &quot;gruppi insurrezionali&quot; e via farneticando: si aspettava la fine del mostro capitalista da un giorno all&#8217;altro, e il &quot;Che&quot; sembrava proprio il San Giorgio venuto a trafiggerlo, armato e rivestito della purezza della sua fede. Un po&#8217; San Giorgio e un po&#8217; Ges\u00f9 Cristo, dunque: un eroe senza macchia (si fa per dire) e senza paura, araldo di un mondo nuovo e pi\u00f9 pulito, finalmente liberato dalla piovra della borghesia internazionale; un eroe con forti connotazioni religiose e para-cattoliche. Non aveva forse, in quegli anni, imbracciato il mitra e preso la via delle montagne, per entrare nella guerriglia del suo Paese contro il governo al potere, il prete colombiano Camilo Torres, anche lui rimasto ucciso sul campo al primo scontro, anche lui giovane, bello, intelligente, puro e ammiratissimo dalle donne? E non furoreggiava, a partire da quegli anni, in tutta l&#8217;America Latina, la teologia della liberazione, che, partendo da una giusta critica alle sperequazioni sociali e all&#8217;egoismo delle classi dominanti, finiva per confondere religione e ideologia politica in un unico calderone, nel quale non si capiva pi\u00f9 &#8212; e non si capisce tuttora &#8212; se si stia parlando di Dio o della lotta di classe? E il poeta peruviano Alejandro Romualdo, non aveva forse paragonato la passione di Cristo al supplizio inflitto dagli Spagnoli, nel XVIII secolo, al rivoluzionario Tupac Amaru II, squartato sulla pubblica piazza e poi, secondo i versi di Romulado, risorto al terzo giorno?<\/p>\n<p>A tutto questo si aggiunga la impressionante somiglianza che si pu\u00f2 cogliere tra le fotografie del cadavere del &quot;Che&quot;, steso su una branda e con gli occhi ancora aperti, e il famoso quadro di Andrea Mantegna \u00abDeposizione di Cristo morto\u00bb: stessa postura del corpo, stesso aspetto del volto, stessa prospettiva dell&#8217;osservatore (un caso, o una scelta intenzionale da parte dei fotografi?), e l&#8217;analogia fra Guevara e Ges\u00f9 Cristo sar\u00e0 completa. Entrambi caduti per amore del popolo, entrambi vittime dell&#8217;egoismo degli sfruttatori: insomma, compagni e fratelli ideali di lotta.<\/p>\n<p>Osserva, dunque, nella sua grossa biografia su Ernesto &quot;Che&quot; Guevara, lo scrittore messicano di origine spagnola Paco Ignacio Taibo II (da: \u00abSenza perdere la tenerezza. Vita e morte di Ernesto Che Guevara\u00bb; titolo originale: \u00abErnesto Guevara tambi\u00e9n conocido como El Che\u00bb, 1996; traduzione di Gina Maneri e Sandro Ossola, Milano, Il Saggiatore, 1997, pp. 567-568):<\/p>\n<p><em>\u00abDove trova il Che le energie necessarie per tutto ci\u00f2 [ossia per tornare, dall&#8217;Africa, e passando per la Cecoslovacchia, in un Paese dell&#8217;America latina e tentare di esportavi la rivoluzione, al principio del 1967: nota nostra] dopo la terribile esperienza congolese? Dopo la sua morte, il giornalista statunitense I. F. Stone rifletter\u00e0: &quot;Con l&#8217;assunzione del potere temporale la rivoluzione, come la Chiesa, entra in uno stato di peccato. Si pu\u00f2 facilmente immaginare come questa lenta erosione dell&#8217;antica virt\u00f9 abbia turbato il Che. Non era cubano e non poteva accontentarsi di liberare dall&#8217;imperialismo un solo paese latinoamericano. Pensava in termini continentali. In un certo senso, stava cercando rifugio nel deserto, come i santi primitivi. Soltanto l\u00ec la purezza della fede avrebbe poi potuto proteggersi dall&#8217;irrigenerabile [sic] revisionismo della natura umana&quot;. Ma c&#8217;\u00e8 qualcos&#8217;altro, che a Stone sfugge. L&#8217;America Latina non era solo un territorio salariano in cui andare a sbaragliare i miserabili a testa alta, o una zona di sogni giovanili associati alla vendetta del capitano Nemo di Verne, seguendo le immagini letterarie dell&#8217;infanzia del Che. L&#8217;America Latina era anche un continente assolutamente reale. E le sue immagini, la profonda miseria delle baraccopoli di Caracas, l&#8217;orrore della disuguaglianza sociale peruviana, la demagogia boliviana, la prepotenza dei militari colombiani, le prevaricazioni imperialistico-criminali nel Centroamerica, i dittatori di cartone che ordinavano le torture, la denutrizione, la fame, l&#8217;ignoranza, la paura, erano immagini reali che il Che aveva fissato nei propri occhi durante i viaggi di giovent\u00f9. Ecco l&#8217;origine della tenacia del Che, della chiara coscienza che la necessit\u00e0 della rivoluzione latinoamericana, e non solo la sua necessit\u00e0 morale, era indifferibile. E come se non bastasse era una rivoluzione che nel 1966 sembrava possibile, non solo nel senso di realizzabile, raggiungibile, ma nel senso pi\u00f9 terribile e urgente di prossima, vicina.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>La biografia del &quot;Che&quot; di Paco Ignacio Taibo II, la prospettiva che adotta, la mitizzazione acritica e, anzi, agiografica del personaggio, il culto nostalgico dell&#8217;eroe caduto ancor giovane (un po&#8217; Sandokan di Salgari, un po&#8217; Ges\u00f9 Cristo trascinato davanti a Pilato), trova rispondenza in un pubblico, anche italiano, che non ha mai messo in soffitta l&#8217;icona del &quot;comandante Guevara&quot; e che, pur dopo tante delusioni e amarezze per la misera fine del comunismo, non ha mai saputo fare un minimo di autocritica e si \u00e8 rinchiusa a gelosa custodia delle proprie memorie, sempre pi\u00f9 mitizzate, sempre pi\u00f9 leggendarie, sempre pi\u00f9 avulse dalla realt\u00e0. Il &quot;Che&quot;, come abbiamo cercato di mostrare, non \u00e8 mai stato quell&#8217;angelo vendicatore che, in vita, la cultura di sinistra volle far credere. Pertanto, il fatto che ancora oggi, a quasi mezzo secolo dalla sua morte, i signori intellettuali che andavano in visibilio per lui, non abbiano trovato l&#8217;onest\u00e0 intellettuale e il coraggio civile per fare un po&#8217; di <em>mea culpa<\/em>, per rivedere almeno in parte la figura del loro discutibile eroe, per sottoporre a doveroso ripensamento tutto il bagaglio ideologico, e ideale, che la mitizzata figura del &quot;Che&quot; rappresentava e condensava: tutto questo \u00e8 molto, molto triste. Specie se si considera che codesti signori non sono affatto andati in pensione, non hanno avuto la coerenza e la dignit\u00e0 di passare, per cos\u00ec dire, all&#8217;opposizione: inossidabili e inamovibili, occupano tuttora le stanze buone e i posti-chiave nell&#8217;informazione, nella cultura, nell&#8217;editoria, nella stampa, nella televisione: firmano ancora gli articoli di fondo sui giornali a maggiore tiratura e si pavoneggiano, saccenti e imperturbabili, nei salotti televisivi, dissertando su tutto e su tutti, dalla ferrovia ad alta velocit\u00e0 in Val di Susa, al <em>dovere<\/em> dell&#8217;accoglienza verso gli immigrati clandestini che forzano le frontiere dell&#8217;Italia e dell&#8217;Europa, perch\u00e9 essi sono, immancabilmente, \u00abin fuga da guerra e fame\u00bb, come recita il mantra obbligatorio del politicamente corretto e come non si stanano di ripetere, fino al completo lavaggio del cervello, i nostri giornalisti e annunciatori televisivi.<\/p>\n<p>Quanto alla attendibilit\u00e0 e alla obiettivit\u00e0 storiografica di uno scrittore come Paco Ignacio Taibo II, basterebbe analizzare questa frase, sopra riportata: \u00ab&#8230; i dittatori di cartone che ordinavano le torture, la denutrizione, la fame, l&#8217;ignoranza, la paura\u00bb. Ora, lungi da noi voler prendere la difesa d&#8217;ufficio di dittatori quali Anastasio Somoza, Fulgencio Batista o, pi\u00f9 tardi, Augusto Pinochet; qui si tratta soltanto di guardare alla storia con gli occhi di chi vuol capirla e non con il pregiudizio fondamentalista del manicheo, che vede tutto il bene da una parte e tutto il male dall&#8217;altra e che, nella storia, cerca soltanto le conferme del proprio teorema ideologico. Che i dittatori latino-americano ordinassero le torture, non c&#8217;\u00e8 dubbio; che favorissero l&#8217;ignoranza del popolo e volessero instaurare il regno della paura, \u00e8 altrettanto chiaro; che &quot;ordinassero&quot; anche la denutrizione e la fame, questo ci sembra eccessivo. Si dir\u00e0 che essi, mettendo le risorse dei loro Paesi sotto il controllo delle multinazionali <em>yankee<\/em>, di fatto creavano le condizioni perch\u00e9 si diffondessero la denutrizione e la fame: e va bene. Ma che &quot;ordinassero&quot; la denutrizione e la fame, questo \u00e8 il linguaggio della pi\u00f9 vieta, della pi\u00f9 insulsa demagogia infarcita di manicheismo: il linguaggio di chi vuole demonizzare l&#8217;avversario, trasformandolo in un nemico disumano. E Carl Schmitt ci insegna a che cosa serva la demonizzazione del nemico: a poterlo odiare quanto basta da essere capaci di ammazzarlo senza la minima esitazione e, soprattutto, senza il minimo rimorso. Uccidere un mostro non \u00e8 reato, n\u00e9 peccato: anche San Giorgio ha trafitto il drago per salvare la fanciulla innocente, destinata ad essere da lui divorata: e ha fatto bene, evidentemente. Del resto, abbiamo visto che, per Guevara, l&#8217;odio era uno strumento decisivo nella lotta di liberazione dall&#8217;imperialismo e dallo sfruttamento: secondo lui, l&#8217;odio non era mai abbastanza.<\/p>\n<p>E qui sta l&#8217;evidente strumentalit\u00e0 dell&#8217;accostamento fra Ernesto Guevara de La Serna e Ges\u00f9 Cristo: perch\u00e9 un abisso divide questi due uomini e le loro rispettive concezioni dell&#8217;uomo e del mondo, una distanza molto pi\u00f9 grande &#8212; direbbe il sommo Omero &#8211; di quella che separa la terra dal Cielo. Il primo \u00e8 stato un uomo di odio; il secondo \u00e8 stato un uomo di pace, di amore e di perdono (\u00abPadre, perdona loro, perch\u00e9 non sanno quello che fanno\u00bb, disse mentre gi\u00e0 lo stavano inchiodando sulla croce). L&#8217;odio genera ancora odio e violenza; l&#8217;amore genera comprensione e perdono: perch\u00e9 l&#8217;albero si riconosce dai frutti. E non c&#8217;\u00e8 nessun teologo della liberazione, nessun nostalgico di Ernesto &quot;Che&quot; Guevara (o di Ho-Chi-MinH, di Mao Tze Tung, magari di Pol Pot o Kim il Sung), nessun marxista-leninista e nessun cattolico progressista o comunista travestito da prete, che possano abolire o annullare questa differenza. Perch\u00e9 non \u00e8 una differenza di dettaglio, ma di sostanza. E non sono lecite confusioni, su questo terreno. Beninteso, se si \u00e8 intellettualmente onesti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il paragone non \u00e8 mai stato fatto in maniera esplicita, almeno che noi sappiamo, per\u00f2 \u00e8 sempre stato sottinteso: una di quelle cose che non si<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[157],"class_list":["post-23806","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-gesu-cristo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23806","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23806"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23806\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23806"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23806"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23806"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}