{"id":23802,"date":"2015-10-30T09:19:00","date_gmt":"2015-10-30T09:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/30\/cesare-e-la-conquista-della-gallia-nellinterpretazione-di-theodor-mommsen\/"},"modified":"2015-10-30T09:19:00","modified_gmt":"2015-10-30T09:19:00","slug":"cesare-e-la-conquista-della-gallia-nellinterpretazione-di-theodor-mommsen","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/30\/cesare-e-la-conquista-della-gallia-nellinterpretazione-di-theodor-mommsen\/","title":{"rendered":"Cesare e la conquista della Gallia nell\u2019interpretazione di Theodor Mommsen"},"content":{"rendered":"<p>Quanto ha pesato, nella storia d&#8217;Europa, la conquista romana della Gallia, voluta e condotta da Caio Giulio Cesare con ferma determinazione, cogliendo al volo un pretesto relativamente modesto (la richiesta degli Elvezi di effettuare una migrazione dai monti del Giura fino alle rive dell&#8217;Oceano Atlantico, passando per un &quot;corridoio&quot; della provincia romana, la Gallia Narbonense), in un momento in cui sembrava un azzardo investire consistenti risorse militari in una impresa dall&#8217;esito dubbio e dai non meno incerti vantaggi, e mentre a Roma vigeva un potere ufficioso quanto mai instabile, il cosiddetto Primo triumvirato?<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 tentato di dare una risposta a questo interrogativo in un precedente lavoro (cfr. il nostro articolo: \u00abLa campagna di Cesare in Gallia fu proprio necessaria?\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 30\/05\/2012), per cui non vi ritorneremo sopra; quel che intendiamo fare, adesso, \u00e8 prendere in esame l&#8217;interpretazione che di quell&#8217;evento diede il grande storico tedesco Theodor Mommsen, (nato a Garding, nello Schleswig-Holstein, il 30 novembre 1817 e morto a Charlottenburg, nella zona occidentale di Berlino, il 1\u00b0 novembre del 1903), premio Nobel per la Letteratura nel 1902.<\/p>\n<p>Questo il bilancio che Theodor Mommsen tracciava della conquista delle Gallie da parte di Cesare (cit. in: Enzo Nencini, \u00abRomanorum sospites. Antologia delle opere di Cesare e Virgilio\u00bb, Milano, Principato Editore, 1972, pp. 137-8):<\/p>\n<p><em>\u00abIl pi\u00f9 importante risultato di questa grandiosa impresa non fu quello della rovina di questo grande popolo per mezzo delle imprese transalpine di Cesare; molto pi\u00f9 importante per le sue conseguenze fu il risultato positivo anzich\u00e9 il negativo. Non si saprebbe mettere in dubbio, che se il governo del senato si fosse conservato nella sua vita apparente ancora per alcune generazioni, la cosiddetta immigrazione dei popoli si sarebbe verificata quattro secoli prima di quello che si verific\u00f2 e sarebbe avvenuta in un&#8217;epoca, in cui la civilt\u00e0 italica non aveva gettate profonde radici n\u00e9 nelle Gallie, n\u00e9 sulle rive del Danubio, n\u00e9 in Africa, n\u00e9 in Ispagna. Il grande capitano e uomo di stato dei Romani, nel riconoscere nelle trib\u00f9 germaniche un degno nemico del mondo romano-greco, col fondare egli stesso con ferma mano e persino negli ultimi particolari il nuovo sistema di difesa offensiva, coll&#8217;introdurre il sistema di difendere i confini dello Stato con fiumi e con ripari artificiali, ridurre a colonie lungo i confini le pi\u00f9 prossime trib\u00f9 barbare per la difesa contro le pi\u00f9 lontane, e completare l&#8217;esercito romano con soldati arruolati nei paesi nemici, procur\u00f2 alla cultura ellenico-italica il tempo necessario per incivilire l&#8217;Occidente appunto come da essa era stato incivilito l&#8217;Oriente.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli uomini comuni vedono il frutto della loro opera; il seme sparso da uomini di genio, invece, cresce lentamente. Passarono secoli prima che si comprendesse che Alessandro non aveva soltanto creato un regno effimero in Oriente, ma che aveva introdotto in Asia l&#8217;ellenismo; altri secoli passarono prima che si comprendesse che Cesare non aveva soltanto acquistato pei Romani una nuova provincia, ma che aveva fondata la romanizzazione delle province occidentali. Anche solo i lontani posteri hanno conosciuto il significato delle spedizioni, che sotto il punto di vista militare si potevano considerare come inconsiderate, e che non ebbero immediato successo nell&#8217;Inghilterra e nella Germania. Un enorme ciclo di popoli la cui esistenza e le cui condizioni erano fino allora state narrate con qualche verit\u00e0 e con molta poesia solo da navigatori e da commercianti, fu ampliato per esse al mondo&#8230; Questo ampliamento dell&#8217;orizzonte storico, ottenuto colle spedizioni di Cesare oltre le Alpi, fu un avvenimento della stessa importanza storico-universale come l&#8217;esplorazione dell&#8217;America col mezzo di schiere europee. Al circolo ristretto degli Stati bagnati dal Mediterraneo si aggiunsero i popoli dell&#8217;Europa centrale e settentrionale, gli abitanti delle rive del Baltico e del Mare del Nord, al vecchio mondo se ne aggiunse uno nuovo, ed il vecchio e il nuovo d&#8217;allora in poi entrarono a formare un corpo solo esercitando l&#8217;uno sull&#8217;altro un&#8217;intima influenza&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 opera di Cesare quindi se, dalla passata grandezza dell&#8217;Ellade e dell&#8217;Italia, un ponte conduce all&#8217;edificio pi\u00f9 magnifico della moderna storia del mondo, se l&#8217;Europa occidentale \u00e8 diventata romana, se l&#8217;Europa germanica \u00e8 divenuta classica,&#8230; se Omero e Sofocle non si limitano, come fanno i Veda ed i Calidasa, ad attirare il botanico della letteratura, ma fioriscono per noi nel proprio giardino. E se la creazione del suo grande predecessore in Oriente fu quasi interamente distrutta dall&#8217;infuriare delle tempeste del Medio Evo, quella di Cesare \u00e8 durata oltre le migliaia d&#8217;anni che hanno cambiato religione e stato al genere umano e che hanno mutato persino il centro di gravit\u00e0 della civilt\u00e0, e continuer\u00e0 ad esistere per tutta quella che noi chiamiamo eternit\u00e0.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Mommsen, pur essendo un tedesco dell&#8217;estremo settentrione della Germania (il suo paese natale, all&#8217;epoca, faceva anzi parte del Regno di Danimarca), aveva un temperamento focoso, come uomo e come storico; era, in fondo, un romantico che si dissimulava dietro la gelida corazza del filologo classico, del numismatico, dell&#8217;epigrafista e del giurista; e, come tutti i passionali, aveva la tendenza a eccedere nei suoi giudizi, a enfatizzare, a drammatizzare. \u00c8 decisamente fuori luogo, oltre che indice di un radicato eurocentrismo, parlare con una certa qual sufficienza di opere come i <em>Veda<\/em> e di autori come Kalidasa, e riproporre il <em>clich\u00e9<\/em>, un tantino logoro gi\u00e0 a quel tempo, di un&#8217;India e di un&#8217;Asia che riservano le proprie gemme spirituali e intellettuali a pochi, raffinati cultori dell&#8217;arte e del pensiero, mentre solo l&#8217;Europa avrebbe saputo creare una civilt\u00e0 realmente capace d&#8217;integrare passato e presente, attingendo alle radici della classicit\u00e0 greca per trovare lo slancio necessario alla sua crescita.<\/p>\n<p>Politicamente, Mommsen era un liberale nazionalista, che trasportava nello studio della storia romana tutto il bagaglio delle sue passioni politiche, tanto da non farsi ritegno di scagliare i suoi strali contro Cicerone, Pompeo, Catone Uticense, da lui accusati di pusillanimit\u00e0, inconsistenza, velleitarismo, quasi fossero stati uomini politici del suo tempo: ottimo mezzo per lasciarsi fuorviare da una lettura del passato in chiave del presente (e non, come semmai sarebbe giusto, il contrario). Simile, in questo, a Jules Michelet, il tedesco non veste i panni dello scienziato se non come filologo ed epigrafista; come storico non possiede, e nemmeno si sfora di cercare, il necessario distacco dalla materia trattata, per cui sovrappone continuamente i suoi giudizi ai fatti, sovente con uno spirito tagliente di polemista che maneggia la penna come fosse una spada.<\/p>\n<p>Il fatto che Mommsen giudichi &quot;positiva&quot; la conquista delle Gallie, perch\u00e9 prevenne le migrazioni germaniche di quattro secoli dopo e diede tempo alla romanit\u00e0 di insediarsi a fondo nelle province occidentali dell&#8217;Impero, \u00e8 indice della sua maniera partigiana di interpretare la storia: ed \u00e8 curioso che questo nazionalista tedesco, dopo essersi lusingato al pensiero che il grande Cesare abbia riconosciuto nel mondo germanico un degno avversario di Roma, adotti poi il punto di vista della romanit\u00e0 quale metro di giudizio assoluto; ci si sarebbe aspettato che egli dedicasse un pensiero anche al punto di vista dei suoi antichi connazionali, da sempre smaniosi di aprirsi la strada verso le fertili campagne situate oltre il Reno e aldil\u00e0 delle Alpi. Ai Campi Raudii e ad Aquae Sextiae, ad esempio, Caio Mario aveva massacrato migliaia di Cimbri e Teutoni che, con tutte le loro famiglie, avevano tentato di migrare verso l&#8217;Europa meridionale: pi\u00f9 che invasioni nel vero senso della parola, si era trattato, appunto, di migrazioni, che, per una serie di fattori climatici e demografici, erano divenute per quei popoli settentrionali una necessit\u00e0 di vita o di morte. Ma forse, in questo caso, in Mommsen prevalse la <em>forma mentis<\/em> del filologo classico: probabilmente egli pensava che era stato un bene anche per i Germani il fatto di essere stati respinti per quattro secoli e inchiodati sulla riva destra del Reno: perch\u00e9 ci\u00f2 aveva permesso loro di assorbire lentamente quel po&#8217; di rispetto verso la cultura greco-romana che, quando le dighe si ruppero ed essi dilagarono nell&#8217;Impero di Occidente, rese possibile un loro incivilimento in senso &quot;europeo&quot;; cosa che non sarebbe avvenuta se le invasioni avessero avuto successo gi\u00e0 nel I secolo avanti Cristo e, dunque, se Cesare non avesse conquistato la Gallia, facendone un antemurale della romanit\u00e0.<\/p>\n<p>Il giudizio favorevole sulle spedizioni di Cesare oltre il Reno e oltre la Manica, ossia nel territorio della Germania e nell&#8217;isola della Britannia, discende da un analogo ordine di pensieri. Anche se tali spedizioni parvero, sul momento, fallimentari, o, tutt&#8217;al pi\u00f9, giustificate solo come azioni tattiche di contenimento e di prevenzione di future invasioni, il risultato fu che esse gettarono le basi per il successivo coinvolgimento dell&#8217;Europa centrale nella sfera culturale della romanit\u00e0 e, quindi, posero le premesse per la nascita di una civilt\u00e0 nuova, quella medievale, in cui la tradizione greco-romana del Sud si incontr\u00f2 e si fuse con quella celtica e germanica del Settentrione; e il lievito, per cos\u00ec dire, di questa unione sar\u00e0 il cristianesimo.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultimo aspetto, per\u00f2 &#8212; il ruolo storico svolto dal cristianesimo nella fusione della romanit\u00e0 col germanesimo &#8212; non viene affatto sviluppato dal Mommsen, e non solo per ragioni cronologiche (la sua \u00abStoria di Roma\u00bb, in tre volumi, pubblicata fra il 1854 e il 1856, giunge solo fino all&#8217;et\u00e0 di Cesare, ed esclude quindi il periodo imperiale), ma anche e soprattutto per le riserve mentali dell&#8217;autore, che, probabilmente, gli impediscono un sereno e spassionato giudizio storico. Egli, infatti, non ama il cristianesimo, e specialmente il cattolicesimo: quando Bismarck scatena il Kultukampf contro la Chiesa romana, a partire dal 1872, si schiera dalla parte del governo e contro i cattolici; viceversa, quando si apre la disputa antisemita &#8212; alcuni anni dopo -, per la concessione dei pieni diritti civili agli Ebrei, si schiera a favore di questi ultimi e contro il suo collega, l&#8217;eminente storico Heinrich von Treitschke, contrario alla concessione dei diritti ad una minoranza che, a suo parere, nulla aveva a che fare con il popolo tedesco e la sua civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Mommsen idealizza la figura di Cesare, probabilmente perch\u00e9 vede in lui la sintesi dei due valori civili che sente con pi\u00f9 forza e che pi\u00f9 ammira: il sentimento patriottico e l&#8217;ideale di un governo &quot;illuminato&quot;, energico ma non dispotico, capace di sintetizzare e di armonizzare le migliori qualit\u00e0 del carattere nazionale. Per lo stesso motivo disprezza Pompeo e i pompeiani, i quali, aggrappati ai loro astratti principi repubblicani, non comprendono il senso dell&#8217;evoluzione economica, sociale e culturale del mondo romano e si oppongono a quel rinnovamento delle strutture politiche che, solo, potrebbe adeguare il governo della citt\u00e0-stato alla dimensione ormai mediterranea, anzi, universale, dell&#8217;impero di Roma. L&#8217;errore di Mommsen \u00e8 quello di pensare la storia romana da liberale tedesco del 1848: ovunque egli vede nessi e relazioni opinabili, e sovente irrealistici, fra le due societ\u00e0 e le due fasi storiche; e, se \u00e8 vero che uno storico non riuscir\u00e0 mai a spogliarsi interamente dell&#8217;abito mentale che \u00e8 proprio del suo tempo (n\u00e9, forse, ci\u00f2 sarebbe auspicabile), \u00e8 altrettanto vero che il Nostro non compie alcuno sforzo per assumere un punto di vista pi\u00f9 obiettivo e per valutare i fatti della storia romana in base alla loro logica interna, e non come riflesso delle sue personali passioni politiche. A questo difetto si aggiunge la presunzione professorale e quasi un certo qual senso d&#8217;infallibilit\u00e0 che lo contraddistingue, come uomo e come studioso.<\/p>\n<p>Come uomo, aveva una grande opinione di se stesso: non \u00e8 da padre timido e incerto mettere al mondo sedici figli; e, nonostante il suo pessimismo politico (da liberale deluso per l&#8217;esito fallimentare della rivoluzione del 1848), nulla vi \u00e8 in lui di pi\u00f9 lontano dal senso di estraneit\u00e0 e di &quot;inettitudine&quot; alla vita di un Niels Lyhne (dell&#8217;omonimo romanzo di Jacobsen) o di un Tonio Kr\u00f6ger (del racconto di Thomas Mann), ma anche dal disgusto per la &quot;volont\u00e0&quot; di Schopenhauer o dalla drammatica angoscia esistenziale di Kierkegaard. I suoi capelli disordinati e lunghissimi erano la bandiera del suo disprezzo per le convenzioni borghesi: ma la sua rivolta antiborghese finiva l\u00ec.<\/p>\n<p>Come studioso, era addirittura foderato di supponenza. Una volta, in un salotto romano, disse a Ferdinand Gregorovius, il grande storico della Roma medievale, che aveva gi\u00e0 pubblicato la sua monumentale \u00abGeschichte der Stadt Rom im Mittelalter\u00bb: \u00abPosso darle un consiglio? Scriva una storia della citt\u00e0 di Roma nel Medioevo\u00bb. Non sappiamo quale sia stata la risposta di Gregorovius; quella che avrebbe meritato, sarebbe stata: \u00abE lei, perch\u00e9 non scrive una storia di Roma antica?\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quanto ha pesato, nella storia d&#8217;Europa, la conquista romana della Gallia, voluta e condotta da Caio Giulio Cesare con ferma determinazione, cogliendo al volo un pretesto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30183,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[63],"tags":[133],"class_list":["post-23802","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-antica","tag-europa"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-antica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23802","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23802"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23802\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30183"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23802"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23802"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23802"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}