{"id":23797,"date":"2008-07-19T03:37:00","date_gmt":"2008-07-19T03:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/19\/il-cervo-di-key-e-giunto-sullorlo-dellestinzione-per-la-caccia-e-la-distruzione-della-foresta-tropicale\/"},"modified":"2008-07-19T03:37:00","modified_gmt":"2008-07-19T03:37:00","slug":"il-cervo-di-key-e-giunto-sullorlo-dellestinzione-per-la-caccia-e-la-distruzione-della-foresta-tropicale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/19\/il-cervo-di-key-e-giunto-sullorlo-dellestinzione-per-la-caccia-e-la-distruzione-della-foresta-tropicale\/","title":{"rendered":"Il cervo di Key \u00e8 giunto sull&#8217;orlo dell&#8217;estinzione per la caccia e la distruzione della foresta tropicale"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 stato il giovane Charles Darwin a osservare che le specie animali e vegetali tendono a diminuire le proprie dimensioni quando si trovano a vivere isolate in un ambiente insulare. Nella relazione del suo viaggio a bordo del brigantino <em>Beagle<\/em>, egli scrisse, a proposito della volpe delle Isole Falkland (<em>Canis lupus antarticus<\/em>, da oltre un secolo, purtroppo, estinta), che era l&#8217;unico esempio di sua conoscenza di una specie animale relativamente grande, confinata su delle piccole isole lontane dal pi\u00f9 vicino continente.<\/p>\n<p>Di fatto, il rinoceronte di Giava o la tigre della Sonda, fra le altre specie, testimoniano la regola generale: che, cio\u00e8, le specie viventi su un continente sono pi\u00f9 grandi delle relative sottospecie stabilitesi nelle isole di medie e piccole dimensioni. Ci\u00f2 \u00e8 una conseguenza, senza dubbio, dell&#8217;ambiente pi\u00f9 ristretto e, di conseguenza, della minore disponibilit\u00e0 non tanto di cibo, quanto di spazio per la ricerca di esso. Ne abbiamo un esempio anche in Italia, con il cervo sardo (<em>Cervus elaphus corsicanus<\/em>, un tempo assai numeroso nelle due isole della Sardegna e della Corsica), pi\u00f9 piccolo e snello del suo vicino parente, il cervo nobile europeo. Fra parentesi, esso si \u00e8 estinto in Corsica, fra l&#8217;indifferenza generale, nel 1970; sopravvive in due aree ristrette della Sardegna: i monti di Capoterra e il massiccio dei Sette Fratelli, nonostante il bracconaggio di cui continua ad essere vittima (cfr. Fulco Pratesi, <em>Esclusi dall&#8217;arca. Animali estinti e in via di estinzione in Italia<\/em>, Mondadori, Milano, 1978, pp. 63-64).<\/p>\n<p>Ebbene, un tipico esempio del nanismo della fauna insulare \u00e8 quello del cervo delle isole Key (Key Deer), chiamato anche cervo virginiano della Florida. Il suo nome scientifico \u00e8 <em>Odocoileus virginianum clavium<\/em>, ed \u00e8 una sottospecie del notissimo cervo della Virginia o cervo dalla coda bianca (<em>Odocoileus americanus<\/em>) &#8211; il celeberrimo <em>Bambi<\/em> del film di Walt Disney, per intenderci &#8211; diffuso su un vastissimo areale, che va dal Canada fino al Brasile, passando attraverso la Mesoamerica. Solo che, mentre il cervo della Virginia \u00e8 un animale maestoso e imponente, lungo 170-180 cm. (pi\u00f9 30 cm. di coda) e alto alla spalla 1 metro e 10 cm., con delle bellissime corna che possono avere anche 14 punte, e con un peso che arriva a superare i 200 kg., il cervo di Key \u00e8 una vera e propria forma nana.<\/p>\n<p>Complessivamente esistono ben 39 sottospecie di cervo della Virginia, e si \u00e8 osservato che la loro taglia, notevole in quelle stanziate nelle regioni pi\u00f9 settentrionali, tende a diminuire mano a mano che si scende verso il sud. Tuttavia il cervo di Key costituisce un&#8217;eccezione alla regola perch\u00e9, pur non essendo la forma pi\u00f9 meridionale &#8211; come si \u00e8 detto, il cervo virginiano si spinge fino al Mato Grosso, al Gran Chaco e alla Pampa argentina &#8211; \u00e8 una delle pi\u00f9 piccole, se non la pi\u00f9 piccola di tutte, dato che non supera di molto i 20 kg. di peso: esattamente un decimo del suo poderoso \u00abcugino\u00bb della terraferma nordamericana.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 precisamente, possiamo dire che un esemplare di maschio adulto pu\u00f2 pesare dai 25 ai 34 kg., ed \u00e8 alto al garrese 76 cm; mentre una femmina adulta pesa dai 20 ai 29 kg. ed \u00e8 alta in media 66 cm. Il suo mantello \u00e8 bruno-rossiccio; la coda, il ventre, la gola, le orecchie e la pelle intorno agli occhi sono bianchi; il portamento \u00e8 svelto ed elegante, e il palco delle corna non raggiunge mai grandi dimensioni. Si nutre delle foglie di oltre 150 tipi di piante, ma predilige quelle delle mangrovie e delle palme.<\/p>\n<p>Ma che cosa ci fa questo grazioso artiodattilo, cos\u00ec isolato, in un minuscolo ecosistema insulare di tipo tropicale, e tanto lontano dalle sue terre d&#8217;origine, nelle foreste temperate dell&#8217;interno dell&#8217;America settentrionale? Come ci \u00e8 arrivato, quando? E quali prospettive di sopravvivenza gli si presentano, dato che ha la sfortuna di vivere a poca distanza da una delle zone pi\u00f9 densamente urbanizzate degli Stati Uniti, quella di Miami, con un continuo passaggio di automobili, aerei, navi e motoscafi, nonch\u00e9 di mezzi militari di ogni tipo?<\/p>\n<p>Innanzitutto, diamo uno sguardo all&#8217;ambiente naturale delle isole Key (che gli americani chiamano Florida Keys), che, prima dell&#8217;arrivo dell&#8217;uomo bianco e della cosiddetta \u00abcivilt\u00e0\u00bb, doveva essere uno dei pi\u00f9 affascinanti tra quanti ve ne sono al mondo.<\/p>\n<p>Le isole Key sono un cordone di circa 50 isole di origine calcarea e di banchi corallini, che parte dalla zona immediatamente a sud di Miami, sulla punta sud-orientale della Florida, e descrive un ampio arco in direzione sud-ovest, terminando a Key West, per una lunghezza complessiva di 125 miglia. Sgranate nello Stretto della Florida, tra l&#8217;Oceano Atlantico e il Golfo del Messico, e poste poco ad ovest delle isole Bahamas, le Key sono una autentica meraviglia della natura, caratterizzate dalla foresta tropicale e dalla presenza di numerosi alligatori. Vi si trova l&#8217;unica barriera corallina ancora vivente di tutto il Nord America, ci\u00f2 che ha indotto il governo di Washington ad istituirvi il Parco Nazionale marino delle Florida Keys.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 suddividere l&#8217;arcipelago in cinque settori, che sono, da nord-est a sud-ovest: Key Largo, Islamorada (il nome deriva dallo spagnolo <em>purpureo<\/em>, quindi \u00abisole purpuree\u00bb, con riferimento alla chiocciola marina o, forse, alla <em>Bougainvillea purpurea<\/em>), Marathon, Big Pine e le Lower Keys. Per la cronaca, a Key Largo furono girate alcune sequenze del film di John Huston <em>La regina d&#8217;Africa<\/em>, con Humphrey Bogart e Katharine Hepburn, nel 1951. Anche lo scrittore Ernest Hemingway amava molto queste isole, dove si ritir\u00f2 a scrivere romanzi come <em>Per chi suona la campana<\/em> e <em>Avere e non avere<\/em>; e vi ambient\u00f2 romanzi e racconti come <em>Il vecchio e il mare<\/em>. La sua casa \u00e8 stata ora trasformata in un museo.<\/p>\n<p>L&#8217;aspetto del vicino Parco Nazionale degli Everglades, proprio all&#8217;estremit\u00e0 meridionale della Florida, pu\u00f2 rendere un&#8217;idea di come dovevano presentarsi le isole prima dell&#8217;arrivo degli Europei: una lussureggiante foresta tropicale, tipica degli ambienti umidi, con pini, palme e mangrovie; una straordinaria quantit\u00e0 di uccelli d&#8217;ogni genere, fra i quali aironi bianchi, pellicani, mestoloni rosa, gabbiani, falchi pescatori e il raro nibbio delle Everglades, dal piumaggio di un grigio-ardesia uniforme; rettili in abbondanza, compresi dei grandi e pericolosi alligatori (che, ogni tanto, assalgono anche l&#8217;uomo).<\/p>\n<p>E, poi, un clima dolcissimo per tutto l&#8217;anno, rinfrescato dalle brezze marine; un mare d&#8217;un blu cobalto, cui fanno da sfondo le sagome ondeggianti delle palme; un cielo vasto e luminosissimo, quasi sempre sereno (a parte i tifoni stagionali); e il magico gioco di riflessi e di chiaroscuri creato dallo specchiarsi della folta vegetazione nelle acque tranquille, presso le rive popolate di canne palustri. E, da ultimo ma non per un ultimo, le meravigliose scogliere coralline, che offrono uno degli ambienti sottomarini pi\u00f9 incantevoli del pianeta.<\/p>\n<p>Un paesaggio, dunque, lussureggiante ed arcano, da primi giorni della creazione del mondo. Ne abbiamo testimonianza nelle opere dei pittori di tendenza romantica, ad esempio nello stupendo quadro di Herman Herzog <em>Landscape with Heron<\/em> (ossia <em>Paesaggio con airone<\/em>), che ha qualcosa di biblico e di solenne nella struggente malinconia del tramonto rossastro che sta calando sulle macchie di grandi alberi e sugli specchi d&#8217;acqua in procinto di scivolare nell&#8217;ombra. E quell&#8217;airone, ritto in mezzo all&#8217;acqua bassa, fa pensare immediatamente alle antichissime rive del Nilo, ove Mos\u00e9 fu abbandonato, in una cesta, sulle acque; se non, addirittura, al Paradiso terrestre, presso il Giardino dell&#8217;Eden.<\/p>\n<p>Insomma, le isole Key sono il luogo ideale per il turismo: e, infatti, \u00e8 proprio questo quel che ne \u00e8 stato fatto, con una proliferazione di asfalto e cemento che ha drasticamente alterato l&#8217;ambiente naturale, portando ovunque superstrade e grattacieli, alberghi di lusso, installazioni per la navigazione a vela e a motore e per la pesca subacquea. Per non parlare del vicino Aeroporto internazionale di Miami (asceso agli onori delle cronache per il disastro aereo che coinvolse un <em>Jumbo<\/em> di linea, il 29 dicembre 1972); della base aeronavale di Key West, punto pi\u00f9 meridionale degli Stati Uniti e sentinella avanzata verso l&#8217;isola di Cuba; e, pi\u00f9 a nord, sulla costa orientale della Florida, perfino della base spaziale della N.A.S.A. di Cap Canaveral.<\/p>\n<p>Gli studiosi pensano che il cervo di Key (che alcuni chiamano anche \u00abcervo dalla coda bianca di Key\u00bb: ma tutti i cervi virginiani sono chiamati \u00abdalla coda bianca\u00bb) sia migrato in questo arcipelago tropicale durante la cosiddetta Glaciazione del Wisconsin, quando una lingua di terra asciutta univa le isole al vicino continente. I geologi americani suddividono l&#8217;era glaciale nelle quattro glaciazioni del Nebraska, del Kansas, dell&#8217;Illinois e del Wisconsin, le quali corrispondono, a un dipresso, a quelle che i geologi europei denominano di Gunz, Mindel, Riss e Wurm; pertanto, si tratterebbe dell&#8217;ultimo periodo glaciale, verificatosi a partire da 120.000 anni fa circa (cfr. Edith Ebers, <em>la grande era glaciale<\/em>; titolo originale: <em>Von Grossen Eiszeitalter<\/em>, 1957; tr. it. Sansoni, Firenze, 1963, p. 173).<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, il cervo di Key possiede le caratteristiche di un buon nuotatore, spostandosi agevolmente da un&#8217;isola all&#8217;altra; per cui si potrebbe immaginare che egli sia stato in grado di migrare dal continente al suo ultimo rifugio insulare, anche senza bisogno dell&#8217;aiuto delle glaciazioni, che fecero scendere il livello del mare. In acqua, tuttavia, il cervo di Key deve guardarsi (come, del resto, animali domestici, quali cani e bovini) da un pericoloso predatore, l&#8217;alligatore, che sta in agguato sul bordo della foresta di mangrovie e che popola in quantit\u00e0 straordinaria gli Everglades e tutta la Florida meridionale, comprese le isole Key (cfr. Perry Chang, <em>Florida,<\/em> Marshall Cavendish, New York, 1998, pp. 20-21).<\/p>\n<p>Dicevamo che il cervo di Key, a parte gli alligatori, non aveva nemici naturali prima dell&#8217;arrivo dell&#8217;uomo. Sulla vicina Florida c&#8217;erano bens\u00ec il puma e soprattutto l&#8217;orso, che per\u00f2 non si spinse oltre l&#8217;estremit\u00e0 della terraferma (i lettori de <em>Il cucciolo<\/em> di M. K. Rawlings, o gli spettatori del film omonimo del regista Clarence Brown, ricorderanno la sua sgradita attivit\u00e0 di predatore del bestiame domestico); e anche gli indiani Seminole, che pure gli davano pazientemente la caccia, appostandolo con arco e frecce &#8211; come, del resto, le trib\u00f9 del continente la davano al grande cervo virginiano &#8211; non giunsero mai a metterne seriamente in pericolo l&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>Eppure, bench\u00e9 all&#8217;inizio del XX secolo la specie non apparisse eccessivamente minacciata, nel 1955 gli esemplari selvatici sopravvissuti erano scesi, bruscamente, a non pi\u00f9 di 25: come dire che la specie era giunta, nel senso letterale dell&#8217;espressione, a un solo passo dall&#8217;estinzione. Che cos&#8217;era accaduto, per provocare una svolta cos\u00ec repentina e drammatica?<\/p>\n<p>I nemici del cervo delle Key, a parte gli alligatori, erano essenzialmente due: uno diretto, dovuto alla caccia per ricavarne la carne e il grasso, o per semplice divertimento (si fa per dire); e l&#8217;altro, forse ancora pi\u00f9 pericoloso, indiretto: l&#8217;alterazione dell&#8217;<em>habitat<\/em> per il disboscamento della foresta primigenia, attuato allo scopo di acquisire nuovi terreni allo sviluppo edilizio e per realizzare una moderna ed efficiente rete stradale, proporzionata all&#8217;importanza turistica &#8211; e anche strategica &#8211; dell&#8217;arcipelago.<\/p>\n<p>Ma procediamo con ordine.<\/p>\n<p>I primi vascelli europei che si presentarono davanti a questo paradiso naturale comparvero nel corso del XVI secolo. Erano le caravelle e, pi\u00f9 tardi, i galeoni dei <em>conquistadores<\/em> spagnoli, che costeggiavano avidamente la penisola della Florida e le isole circostanti (le Key; le Bahamas ove gi\u00e0 era approdato Colombo nel suo primo viaggio; le vicine Grandi Antille) alla ricerca degli agognati metalli preziosi: oro ed argento.<\/p>\n<p>Ironia della sorte, almeno una parte dei loro tesori non hanno potuto portarseli via, perch\u00e9 il galeone spagnolo <em>Nuestra Se\u00f1ora de Atocha<\/em> fece naufragio, nel XVII secolo, proprio nelle acque poco profonde a 45 miglia a ovest di Key West, mentre trasportava un carico di oro e argento che \u00e8 stato valutato in parecchi milioni di dollari; 400 dei quali sono stati recuperati, in anni non lontani, da un celebre \u00abcacciatore di tesori\u00bb americano.<\/p>\n<p>Il primo europeo a fornire una descrizione del cervo di Key \u00e8 stato, dunque, un navigatore spagnolo, un certo Hernando de Escalante Fontaneda, il cui vascello fece naufragio davanti alle isole verso il 1550, ed egli stesso vene catturato e trattenuto per un periodo dagli indigeni, prima di poter recuperare la libert\u00e0.<\/p>\n<p>La caccia al timido cervide rimase libera per circa quattro secoli, e c&#8217;\u00e8 &#8211; quindi &#8211; da stupirsi se, nonostante tutto, esso \u00e8 riuscito tenacemente a sopravvivere. Solo nei primi decenni del Novecento, finalmente, ci si cominci\u00f2 a rendere conto del pericolo che incombeva su questa rara ed elegante sottospecie del cervo virginiano, e nel 1939 la caccia venne vietata. Tuttavia la legge non doveva essere molto rispettata in quell&#8217;angolo di paradiso non ancora scoperto dal turismo, dove l&#8217;uomo \u00abcivile\u00bb viveva, sovente, in condizioni di notevole isolamento (si pensi, ancora, a certe pagine de <em>Il cucciolo<\/em>), dal momento che il cervo di Key, nel corso degli anni Cinquanta, sembrava irrimediabilmente avviato all&#8217;estinzione.<\/p>\n<p>Che cos&#8217;era avvenuto?<\/p>\n<p>Pi\u00f9 insidiose delle doppiette dei cacciatori di frodo, ovunque stavano avanzando le colate di asfalto e di cemento, alterando l&#8217;ambiente in maniera sempre pi\u00f9 invasiva.<\/p>\n<p>Scrive Rinaldo D. D&#8217;Ami in <em>Gli animali da salvare<\/em> (vol. 18 della collana <em>Guarda e scopri<\/em>, Casa editrice AMZ, Milano, 1975, pp. 8-9):<\/p>\n<p><em>\u00ab&#8230;qui, dove una volta vivevano gli animali selvatici, sorger\u00e0 il pi\u00f9 lussuoso quartiere residenziale della nostra contea&#8230;\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Annunci di questo genere si leggono sui multicolori cartelli pubblicitari disseminati un po&#8217; dappertutto in Florida. Qui mastodontici<\/em> bulldozers <em>hanno travolto cipressi, palme, magnolie, hanno sradicato cespugli, hanno livellato terreni, scavato fossi, eretto argini. La dinamite ha aperto la strada laddove le macchine non riuscivano a sfondare. Immense idrovore, succhiando milioni di metri cubi d&#8217;acqua hanno prosciugato le paludi; macchine sferraglianti hanno dissodato le nuove terre; altre ancora hanno costruito strade e aeroporti, mentre i centri abitati crescevano come funghi. Sloggiato dalle loro tane, dai loro covi, dai loro nidi, gli animali sono fuggiti terrorizzati a nascondersi presso gli ultimi stagni nel fitto delle foreste superstiti, tra le erbe alte degli acquitrini. Ma l&#8217;opera distruggitrice ha gi\u00e0 dato i suoi frutti: le terre adibite all&#8217;agricoltura inaridiscono e il mare, non pi\u00f9 arginato dalle acque dolci delle paludi che vi sfociavano, penetra nell&#8217;entroterra annientando le colture, inquinando pozzi e condutture. Per di pi\u00f9 le frequenti siccit\u00e0 impoveriscono tutto l&#8217;ambiente naturale. Anche l&#8217;allevamento dei gamberetti di mare \u00e8 in pericolo per l&#8217;aumentata salinit\u00e0, con gravi danni per l&#8217;industria ittica locale. Inoltre, nel Parco nazionale di Everglades, rimasto senz&#8217;acqua a causa della siccit\u00e0, milioni di pesci sono morti e con loro migliaia di uccelli che se ne alimentavano. Questo \u00e8 il desolante quadro della devastazione follemente portata avanti in uno dei pi\u00f9 belli e caratteristici tra gli stati americani.<\/em><\/p>\n<p><em>La distruzione dell&#8217;ambiente naturale e di gran parte del patrimonio faunistico della Florida ha assunto in questi ultimi anni proporzioni gigantesche, provocando proteste da tutte le parti dell&#8217;America. Purtroppo lo sfacelo sistematico continua senza interruzione.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Cervo di Key (<\/em>Odocoileus virgininianum clavium<em>) circoscritto ad alcune isole della Florida dette appunto Key, \u00e8 una sottospecie del notissimo Cervo virginiano. La caccia, il disboscamento e persino il traffico stradale isolano, hanno contribuito a portare sull&#8217;orlo dell&#8217;estinzione questo cervide nanerottolo (sessanta centimetri di altezza alla spalla), la cui popolazione, oggi protetta, \u00e8 composta da soli 300 esemplari.<\/em><\/p>\n<p><em>Cent&#8217;anni fa, le paludi della Florida erano ancora in parte inesplorate: tra la lussureggiante vegetazione tropicale abbondavano cervi, puma, uccelli e serpenti; le acque ricche di pesci erano solcate da numerosi alligatori. In questi labirinti naturali sorgevano le palafitte de fieri indiani Seminole, alcuni dei quali vivono ancor oggi negli stessi luoghi. La maggior parte della caratteristica fauna locale \u00e8 oggi concentrata nel Parco Nazionale di Everglades; qui tuttavia non \u00e8 immune dai pericoli, perch\u00e9 nella stagione estiva la siccit\u00e0 miete migliaia di vittime fra animali d&#8217;ogni specie.<\/em><\/p>\n<p><em>I violenti cambiamenti subiti dall&#8217;habitat naturale della zona palustre dell&#8217;Everglades, hanno fatto paurosamente calare il numero dei Rostrami sociabili (<\/em>Rostrhamus sociabilis plumbeus<em>), che da sempre vivevano nella zona. Questo bellissimo falco della Florida si ciba in gran parte di grosse chiocciole estraendo, con grande perizia, l&#8217;animale dal guscio col suo becco ricurvo. Da un accurato censimento, fatto recentemente da alcuni ricercatori e studiosi, sembra che solo una ventina di Rostrami vivano ancora i tutto lo stato.<\/em><\/p>\n<p>Una delle opere certamente pi\u00f9 invasive realizzate dall&#8217;uomo, per l&#8217;impatto ambientale che ha prodotto, \u00e8 stata la costruzione della <em>Overseas Highway<\/em>, una autostrada che collega tutte le isole da un capo all&#8217;altro dell&#8217;arcipelago, fino a Key West, scavalcando i bracci di mari fra l&#8217;una e l&#8217;altra con la bellezza di 43 ponti, uno solo dei quali \u00e8 lungo quasi sette miglia.<\/p>\n<p>Non solo la sua realizzazione ha compromesso irreparabilmente l&#8217;equilibrio ecologico dell&#8217;<em>habitat<\/em> naturale, ma ha portato in esso un pericolo di genere nuovo e al quale il cervo di Key era assolutamente impreparato: il flusso continuo del traffico automobilistico, che taglia la foresta su di un nastro d&#8217;asfalto. Si calcola che, ogni anno, da 30 a 40 esemplari di cervo finiscano sotto le ruote delle automobili. \u00c8 una cifra impressionante, che rappresenta il pi\u00f9 alto fattore della mortalit\u00e0 annuale: qualcosa come il 70% del totale.<\/p>\n<p>Dicevamo che, verso la met\u00e0 degli anni Cinquanta del secolo scorso, il numero dei cervi di Key ancora viventi in libert\u00e0 era sceso alla risibile cifra di circa 25 individui. Considerati i piccoli e gli esemplari anziani, vi era dunque un numero talmente esiguo di coppie in condizioni di potersi riprodurre, che a stento si poteva immaginare di poter ritardare l&#8217;estinzione per pi\u00f9 di qualche altro anno. Ad ogni modo, nel 1957 fu istituito il <em>National KeyDeer Refuge<\/em>, una riserva federale con una superficie di 8.500 acri. Ad essa erano affidate, in sostanza, le esigue speranze di sopravvivenza della specie.<\/p>\n<p>Miracolosamente, il cervo di Key dimostr\u00f2 di non essere affatto intenzionato ad arrendersi al suo cupo destino, evidenziando doti di tenacia e una capacit\u00e0 di ripresa superiori a quanto era lecito aspettarsi. Gi\u00e0 negli anni Sessanta si era registrato un primo, incoraggiante incremento della sua popolazione, concentrata in due localit\u00e0 delle isole di No Name Key e di Big Pine Key. Secondo i dati forniti dal noto naturalista svizzero Vinzenz Ziswiler nel suo libro <em>Animali estinti e in via di estinzione<\/em> (titolo originale dell&#8217;opera: <em>Bedrothe und ausgerottete Tiere<\/em>, Spinger Verlag, Berlin-Heidelberg, 1965; traduzione italiana di Paola Porten-Palange, Mondadori, Milano, 1969, 1975, pp. 60, 185), gli esemplari recensiti del cervo di Key erano gi\u00e0 saliti, a quell&#8217;epoca &#8211; ossia pochi anni dopo l&#8217;istituzione della riserva &#8211; alla cifra incoraggiante di 235.<\/p>\n<p>Quanti sono oggi?<\/p>\n<p>Le stime attualmente disponibili sono assai vaghe e imprecise, e ondeggiano fra un minimo di 300 e un massimo di 800 esemplari. L&#8217;emorragia dovuta agli incidenti automobilistici, tuttavia, continua; anche se, nel 2003, il governo si \u00e8 deciso ad apportare delle modifiche alla U.S. Route 1, sopraelevandola in alcuni tratti, affinch\u00e9 i cervi la possano oltrepassare, senza correre il pericolo di essere investiti e uccisi.<\/p>\n<p>Ma la specie \u00e8 ancora decisamente a rischio.<\/p>\n<p>L&#8217;ambiente isolano \u00e8 ristretto, e la convivenza con l&#8217;uomo &#8211; dedito, per di pi\u00f9, a massicce e inquinanti attivit\u00e0 turistiche &#8211; risulta problematica, perfino nei suoi aspetti apparentemente positivi. Ad esempio, succede che alcuni esemplari abbiano familiarizzato a tal punto con l&#8217;uomo, da avvicinarsi per prendere il cibo dalle sue mani. Questa, naturalmente, \u00e8 una pessima abitudine per un animale selvatico, e per varie ragioni; tanto che una simile pratica \u00e8 proibita per legge. Se si vuole che il cervo di Key sopravviva, \u00e8 bene che esso conservi i suoi istinti naturali, che si procuri il cibo da solo e che diffidi dell&#8217;uomo, il suo maggiore nemico.<\/p>\n<p>Il prossimo futuro ci dir\u00e0 quale destino sia riservato a questa curiosa ed elegante sottospecie di cervo americano, rimasto intrappolato insieme al pi\u00f9 spietato predatore che esita al mondo, in un minuscolo ambiente insulare che conserva ancora un vago profumo di Paradiso terrestre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 stato il giovane Charles Darwin a osservare che le specie animali e vegetali tendono a diminuire le proprie dimensioni quando si trovano a vivere isolate<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30135,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[52],"tags":[92],"class_list":["post-23797","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-zoologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-zoologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23797","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23797"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23797\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30135"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23797"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23797"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23797"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}