{"id":23793,"date":"2008-10-21T06:11:00","date_gmt":"2008-10-21T06:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/21\/lessere-umano-cerca-nellaltro-il-fondamento-e-il-possesso-di-se-stesso\/"},"modified":"2008-10-21T06:11:00","modified_gmt":"2008-10-21T06:11:00","slug":"lessere-umano-cerca-nellaltro-il-fondamento-e-il-possesso-di-se-stesso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/21\/lessere-umano-cerca-nellaltro-il-fondamento-e-il-possesso-di-se-stesso\/","title":{"rendered":"L&#8217;essere umano cerca nell&#8217;Altro il fondamento e il possesso di se stesso"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;esperienza dell&#8217;essere \u00e8 una esperienza costitutiva e originaria dell&#8217;essere umano.<\/p>\n<p>Egli ha coscienza di essere e ha coscienza di una quantit\u00e0 di altri enti che lo circondano: e ci\u00f2 gli d\u00e0 non solo la consapevolezza, ma anche l&#8217;esperienza, che alla base della realt\u00e0, sia esterna che interna a lui, vi \u00e8 l&#8217;essere piuttosto che il non-essere.<\/p>\n<p>Si tratta di un&#8217;esperienza positiva, cui egli perviene non per via d&#8217;astrazione o per sottrazione di cose o concetti erronei; ma per via d&#8217;intuizione immediata e della stessa struttura logica, affettiva, emozionale della propria realt\u00e0, del proprio <em>modo<\/em> di esistere.<\/p>\n<p>Senonch\u00e9, nel medesimo tempo in cui afferra la costitutivit\u00e0 del proprio essere, egli avverte anche una mancanza, una insufficienza, un vuoto, derivanti proprio dalla struttura del suo modo di essere; per cui si pu\u00f2 dire che, da quando l&#8217;uomo &#8211; poppante &#8211; si afferra al capezzolo della madre, fino all&#8217;ultimo istante della vita, una corrente sotterranea, di cui egli &#8211; il pi\u00f9 delle volte &#8211; \u00e8 inconsapevole, lo sospinge verso quella pienezza, verso quella completezza e verso quella perfezione che sente, oscuramente, inerire alla struttura originaria dell&#8217;essere, ma che a lui mancano.<\/p>\n<p>In genere, questa ricerca si rivolge verso uomini e cose, talvolta verso ideali: l&#8217;uomo cerca nell&#8217;altro il fondamento e il pieno, armonioso possesso di se se stesso, cio\u00e8 del proprio essere. Tuttavia, per quanto s&#8217;immerga nel possesso delle cose, dei suoi simili o degli ideali che lo hanno affascinato, mai vi trova tutta intera quella sensazione di pace, di equilibrio, di assolutezza che aveva sperato; mai si sente intimamente appagato, se non in attimi fugaci, che cedono il posto a un rinnovato sentimento di indigenza e di incompletezza.<\/p>\n<p>La maggior parte delle delusioni e delle amarezze che si generano nei rapporti umani hanno origine da qui. L&#8217;uomo cerca nell&#8217;altro quello che non vi pu\u00f2 trovare; e, invece di offrire e ricevere dall&#8217;altro un aiuto in vista dello sforzo comune verso la compiutezza del proprio essere, si lascia andare ad amare recriminazioni e diviene pietra d&#8217;inciampo nei confronti del suo simile, senza aver potuto progredire di un passo nemmeno egli stesso.<\/p>\n<p>Sarebbe pertanto necessario che, nell&#8217;accostarsi alle cose, alle persone e agli stessi ideali, ciascun essere umano ricordasse sempre che egli dovrebbe cercare in essi un trampolino verso l&#8217;ulteriore ricerca dell&#8217;origine, del fondamento, dell&#8217;essere; e non illudersi che vi potr\u00e0 trovare la sostanza di quanto va cercando e che lo tortura con il pungolo del desiderio.<\/p>\n<p>Se egli si pone di fronte agli altri enti con la consapevolezza che nessun ente pu\u00f2 offrire a un altro ente la risposta <em>ultima<\/em> che ciascuno va inseguendo; se, per dirla in altri termini, egli fosse consapevole che l&#8217;oggetto della sua ricerca \u00e8, in definitiva, una <em>risposta<\/em> alla sua domanda di senso, allora, forse, comprenderebbe che nessun ente pu\u00f2 esaudire e soddisfare una tale domanda, perch\u00e9 la risposta trascende di gran lunga la natura stessa degli enti e appartiene solo al fondamento sul quale essi riposano: cio\u00e8 sull&#8217;Essere in quanto tale, sull&#8217;Essere che fonda e costituisce originariamente l&#8217;essere, parziale e relativo, degli enti.<\/p>\n<p>L&#8217;umana inquietudine, che \u00e8 la spia di questo nostro andare alla ricerca, e quindi anche della nostra lacuna ontologica, va quindi interpretata come una richiesta di senso, che grida dal fondo della persona e non sa rassegnarsi a quella lacuna, a quella ferita originaria.<\/p>\n<p>Siamo tutti feriti, perch\u00e9 siamo tutti incompleti; ma la nostra incompletezza \u00e8 frutto della nostra illusone di separatezza dall&#8217;Essere: ecco che, quando oltrepassiamo tale illusione, con un atto di ritorno consapevole verso l&#8217;Essere, la ferita si sana e noi ritroviamo l&#8217;armonia &#8211; sia pure in via provvisoria, essendo pur sempre appesantiti dalle scorie della contingenza.<\/p>\n<p>Ha scritto in proposito il filosofo spiritualista Armando Rigobello (in <em>L&#8217;estraneit\u00e0 interiore<\/em>, Editrice Studium, Roma, 2001, pp. 63-65):<\/p>\n<p><em>la configurazione fenomenologica della soggettivit\u00e0 si situa (&#8230;) tra una richiesta di assolutezza di senso da un lato, e l&#8217;avvertimento della precariet\u00e0 dall&#8217;altro. L&#8217;avvertimento della precariet\u00e0, della fragilit\u00e0 soggettivistica, del limite \u00e8 conseguente al confronto tra l&#8217;esigenza di assolutezza e le effettive condizioni in cui si svolge la nostra esistenza concreta.<\/em><\/p>\n<p><em>La dinamica che investe la soggettivit\u00e0 \u00e8 caratterizzata dal reciproco condizionarsi dei due livelli, quello della richiesta di senso e quello dell&#8217;avvertimento di un limite, ma anche da una qualche consapevolezza di un Assoluto significante. Questi presupposti non sono semplici proposizioni conoscitive, danno luogo ad un vario, a volte imprevedibile intreccio di vicende. \u00c8 la vita della soggettivit\u00e0, in tutta la sua complessa articolazione, che viene messa in moto da ci\u00f2 che \u00e8 condizione della sua stessa possibilit\u00e0 Questo, in fondo, richiama quanto Platone aveva adombrato nel mito di Amore figlio di Poros e di Penia, e che si trascrive, in termini di spiritualit\u00e0 cristiana, nell&#8217;<\/em>inquietum cor nostrum <em>di Agostino: una interiorit\u00e0 ed una vicenda di vita a due dimensioni,<\/em> un&#8217;autenticit\u00e0 nella differenza. <em>(&#8230;) Gli elementi di questo modello e di tale schema sono la differenza di piani, il richiamo dialettico tra pienezza esigita e mancanza sperimentata, la connessione tra avvertimento, presagio, constatazione, superamento; una dinamica alterna, di intima consapevolezza dialettica, ma situata in una consapevolezza analitica. L&#8217;analitica dell&#8217;esistenza si intreccia con una dialettica come lotta per il senso. (&#8230;) La situazione di precariet\u00e0 e di limite, come la richiesta di senso, sono criteri di interpretazione dei contenuti coscienziali che non si presentano in alternativa, ma costituiscono chiavi compossibili di lettura. Un atto di disperata richiesta di certezza si muove in un radicale senso della precariet\u00e0, e viceversa l&#8217;avvertimento del limite presuppone una nostalgia di pienezza.<\/em><\/p>\n<p>Da ci\u00f2 scaturisce il concetto di <em>estraneit\u00e0 interiore<\/em>, coniato da Rigobello.<\/p>\n<p>La mancanza, il senso del limite e del bisogno, \u00e8 una esperienza della nostra vita interiore, della nostra coscienza. Al tempo stesso, noi percepiamo che proprio all&#8217;interno di quest&#8217;ultima si verifica una lacerazione, una spaccatura fra ci\u00f2 che vorremmo essere e ci\u00f2 che effettivamente siamo; fra la nostalgia di assoluto che ci assilla e il senso di insufficienza e, talvolta, di squallore, di cui siamo consapevoli, e che \u00e8 la nostra condizione originaria.<\/p>\n<p>Ora, tornando al discorso precedente, \u00e8 chiaro che se noi cerchiamo di riempire quel senso di vuoto, se noi cerchiamo di placare quel desolante sentimenti di squallore e di solitudine, gettandoci fra le braccia di un altro essere umano, come noi povero e bisognoso (o, magari, anche di pi\u00f9), e altrettanto inconsapevole della reale natura di quel senso di vuoto, non solo non troveremo aiuto e conforto, ma, presto o tardi, vi troveremo delusione e amarezza, che verranno ad aggravare la nostra indigenza originaria.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che vi sono due modi di porsi di fronte all&#8217;esperienza dell&#8217;estraniamento interiore, cos\u00ec come a tutte le situazioni di crisi (nel significato etimologico della parole greca, ossia di passaggio e di cambiamento).<\/p>\n<p>La si pu\u00f2 vivere come una condanna, una maledizione e una tortura perenne, contro la quale nulla possiamo fare &#8211; dal momento che essa \u00e8 originaria e costitutiva del nostro essere -, tranne tentare di stordirci con una ricerca di emozioni \u00abforti\u00bb, in modo da distrarre il cuore e la mente e immergerci il pi\u00f9 possibile nel contingente e nel relativo; oppure la si pu\u00f2 cogliere come una rivelazione preziosa e come una entusiasmante possibilit\u00e0 di ri-orientare il corso dei nostri pensieri, dei nostri affetti e della nostra stessa vita.<\/p>\n<p>Chi sceglie la prima strada tende a iterare sempre gli stessi errori, le stesse delusioni e le stesse amarezze, con cupa e dolorosa monotonia; a meno che non riesca a spegnare definitivamente in s\u00e9 stesso l&#8217;avvertimento del limite; ma \u00e8, questa seconda possibilit\u00e0, un qualcosa che non si vorrebbe augurare a nessuno, perch\u00e9 coincide con la distruzione di quanto di pi\u00f9 bello e vivo e forte alberga nella nostra natura.<\/p>\n<p>Chi ha messo a tacere la propria inquietudine, ha murato entro di s\u00e9 proprio la porta mediante la quale si pu\u00f2 accedere a quei livelli pi\u00f9 elevati di esistenza, nei quali \u00e8 dato colmare, gradualmente e parzialmente, ma sempre pi\u00f9 gioiosamente, quel penoso senso di vuoto e di inadeguatezza che caratterizza la vita dell&#8217;interiorit\u00e0 non ancora risvegliata.<\/p>\n<p>L&#8217;altra strada, quella di cogliere l&#8217;avvertimento del disagio e della mancanza di senso, come una preziosa opportunit\u00e0 di trasformazione e di rinascita, va nella direzione opposta: non ci chiede di sacrificare la parte migliore di noi stessi, ma di elevarla e purificarla, spostandola su piani alti di consapevolezza, dove si comincia a trovare la risposta a quella domanda di senso e l&#8217;appagamento a quella sete divorante dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>\u00c8 una strada, almeno all&#8217;inizio, molto pi\u00f9 ripida e faticosa, tale da scoraggiare chi non possieda una volont\u00e0 ferma, un cuore puro e una certa dose di coraggio e, particolarmente, di sprezzo della solitudine.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 una strada solitaria, oltre che ardua, che nessuno pu\u00f2 percorre al nostro posto; e della quale dobbiamo trovare noi stessi, da soli, il punto di partenza.<\/p>\n<p>Ma, in realt\u00e0, non saremo del tutto soli.<\/p>\n<p>Dove vi \u00e8 un essere umano il quale, con animo puro e con tenace perseveranza, decide di mettersi in gioco, voltando le spalle alle strade pi\u00f9 facili, per trovare la risposta alla domanda di senso che sale dalle profondit\u00e0 del proprio essere, l\u00e0 vi \u00e8 anche una forza amorevole che lo sorregge, che lo sostiene e che lo guida nei passaggi pi\u00f9 pericolosi e che lo conforta e lo consola nei momenti di scoraggiamento.<\/p>\n<p>Non esistono strumenti scientifici per rilevare la presenza di una tale forza, n\u00e9 incontrovertibili argomenti di ordine logico in base ai quali se ne possa dedurre la necessit\u00e0 e l&#8217;esistenza; tanto meno il suo attivo intervento in nostro favore, allorch\u00e9 ne abbiamo maggiormente bisogno. Nessuno la pu\u00f2 mostrare o localizzare o misurare; nessuno la potrebbe descrivere, se non con un linguaggio inadeguato e balbettante.<\/p>\n<p>E, tuttavia, \u00e8 possibile farne esperienza; \u00e8 possibile sperimentarla entro di s\u00e9, nella concretezza della propria vita, nel silenzio della propria coscienza.<\/p>\n<p>La si pu\u00f2 chiamare in diverse maniere: e, di fatto, le diverse tradizioni spirituali la indicano con nomi differenti; ci\u00f2 \u00e8 secondario.<\/p>\n<p>Quello che conta, \u00e8 che essa esiste ed \u00e8 attiva, sollecita, benevola: \u00e8 impossibile invocarla, o rivolgerle anche solo un pensiero, senza riceverne un beneficio, anche se questo non sempre viene riconosciuto come tale, almeno sul momento.<\/p>\n<p>Si tratta, infatti, per chi abbia intrapreso questo cammino, di acquisire anche una diversa prospettiva sulle cose e sul giudizio che noi tendiamo a darne.<\/p>\n<p>Per la mentalit\u00e0 ordinaria, il male \u00e8 male, e basta; e tutto ci\u00f2 che diminuisce il nostro io ci appare come un male, dunque come qualcosa da evitare.<\/p>\n<p>Per chi, invece, abbia cercato di mettersi nella prospettiva dell&#8217;assoluto, un male presente e contingente pu\u00f2 essere occasione di un bene futuro o, comunque, di un bene pi\u00f9 grande di quello che, in apparenza, si \u00e8 perduto. Per\u00f2, ci\u00f2 si rivela solo quando si sia vinto almeno in parte il potente istinto dell&#8217;attaccamento al piccolo ego e alle cose, per fare spazio al nostro vero S\u00e9 e alla vastit\u00e0 e bellezza del progetto cosmico di cui siamo parte.<\/p>\n<p>Quando ci si inoltra ancora un poco pi\u00f9 avanti sul sentiero, allora si comincia a comprendere che il nostro vero io si espande solo quando abbiamo messo a tacere il piccolo io; che la nostra vita interiore si arricchisce solo quando quella esteriore si \u00e8 impoverita; che tutto ci\u00f2 che, secondo la mentalit\u00e0 ordinaria, appare come una perdita, \u00e8, dal punto di vista di ci\u00f2 che conta veramente, un guadagno; o, quanto meno, una possibilit\u00e0 di guadagno, ossia di superamento e di vittoria sulle forme illusorie che ci vorrebbero trattenere verso il basso.<\/p>\n<p>Ma, per arrivare a intuire questo, bisogna avere il coraggio di vivere il nostro vuoto originario sino in fondo; di gridare ad alta voce la nostra mancanza; di lasciare che il nostro senso di impotenza appaia in piena luce, senza tentare di mascherarlo con orpelli di vario genere, piccole menzogne e maschere ipocrite.<\/p>\n<p><em>Perch\u00e9<\/em> &#8211; \u00e8 stato detto una volta &#8211; <em>chi vorr\u00e0 essere grande, dovr\u00e0 farsi piccolo; e chi vorr\u00e0 salvarsi, finir\u00e0 per perdere se stesso.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;esperienza dell&#8217;essere \u00e8 una esperienza costitutiva e originaria dell&#8217;essere umano. 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