{"id":23791,"date":"2012-12-20T09:37:00","date_gmt":"2012-12-20T09:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/12\/20\/cento-modi-di-falsificare-la-storia-a-maggior-gloria-della-dea-ragione\/"},"modified":"2012-12-20T09:37:00","modified_gmt":"2012-12-20T09:37:00","slug":"cento-modi-di-falsificare-la-storia-a-maggior-gloria-della-dea-ragione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/12\/20\/cento-modi-di-falsificare-la-storia-a-maggior-gloria-della-dea-ragione\/","title":{"rendered":"Cento modi di falsificare la storia a maggior gloria della dea Ragione"},"content":{"rendered":"<p>Quella di Jos\u00e9 Sebasti\u00e3o de Carvalho e Melo, conte di Oeiras e marchese di Pombal (1699-1782) \u00e8 una delle figure pi\u00f9 caratteristiche del cosiddetto dispotismo illuminato, con la notevole differenza, rispetto a un Federico II di Prussia o una Maria Teresa d&#8217;Austria, che egli esercit\u00f2 di fatto funzioni dittatoriali, pur essendo un semplice primo ministro del re del Portogallo Giuseppe I, per pi\u00f9 di cinque lustri: dal 1750 al 1777.<\/p>\n<p>Tipico esponente della cultura politica illuminista, laica, anticlericale, riformista, si impegn\u00f2 su almeno quattro fronti per rinnovare le strutture della nazione: economico, religioso, scolastico e artistico-culturale. In campo economico, la sua politica fu una mescolanza di mercantilismo, secondo il modello della Francia di Colbert, e dunque di protezionismo, e di impegno per dare slancio alle imprese commerciali e specialmente alle piccole imprese, secondo il modello inglese derivato dalle idee di Locke; quanto alle colonie, e specialmente al Brasile, si tradusse in un rafforzamento del monopolio della madrepatria e in un ulteriore giro di vite contro la loro autonomia commerciale. Questa \u00e8 la ragione per cui, ancor oggi, gli storici brasiliani danno un giudizio severo sull&#8217;azione del marchese di Pombal, a differenza di quelli portoghesi, i quali, in genere, ne mettono in risalto gli aspetti postivi. Nel complesso, comunque, anche questi ultimi devono riconoscere che le riforme economiche del marchese si risolsero in un sostanziale insuccesso: i suoi ammiratori, peraltro, tendono ad &quot;assolvere&quot; il loro idolo, riversando la responsabilit\u00e0 &#8211; e ci\u00f2 vale, ovviamente, soprattutto per gli storici di tendenza marxista &#8211; sulla scarsa coscienza di classe della borghesia portoghese.<\/p>\n<p>In campo religioso il marchese di Pombal condusse una dura campagna giurisdizionalista contro la Chiesa cattolica, che assunse, a tratti, aspetti da vero e proprio &quot;Kulturkampf&quot; ante litteram: non solo ridusse notevolmente il potere dell&#8217;Inquisizione, ma espulse i Gesuiti sia dal regno che dalle colonie, nel 1759, e abol\u00ec le discriminazioni a danno dei &quot;nuovi cristiani&quot;, ossia dei convertiti dall&#8217;ebraismo, comminando pene severissime (fustigazione pubblica, esilio, confisca dei beni) per quanti osassero anche solo adoperare una tale espressione.<\/p>\n<p>Pure in questo caso, gli storici di tendenza &quot;progressista&quot; lodano, e a ragione, la sua azione di ridimensionamento di alcuni privilegi esagerati della Chiesa, come il diritto d&#8217;asilo, che erano degenerati in veri e propri abusi; ma si guardano bene dal ricordare che la cacciata dei Gesuiti dalle colonie, e specialmente dalle riduzioni del Paraguay, che la Spagna aveva ceduto al Portogallo nel 1750, con il Trattato di Madrid (in cambio dell&#8217;Uruguay e del riconoscimento al dominio sulle Filippine), si tradusse in una feroce repressione militare contro le popolazioni indigene di quelle regioni, che, vinte, vennero poi sottoposte a ogni sorta di maltrattamento, spogliate delle loro terre, private dei mezzi di sussistenza e praticamente schiavizzate.<\/p>\n<p>Fra parentesi, la proibizione del Nheengatu, specie di lingua franca parlata in Brasile dalle popolazioni di ceppo Tupi-Guaran\u00ec e mescolata alla parlata portoghese, priv\u00f2 quel grande Paese, in cui Pombal non vedeva altro che una gigantesca colonia di sfruttamento, della possibilit\u00e0 di diventare bilingue, avvicinando la cultura dei nativi a quella dei colonizzatori e dunque rafforzando, con poca lungimiranza, il centralismo e l&#8217;autoritarismo di Lisbona.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la riforma scolastica, essa fu dettata dalla volont\u00e0 di portare l&#8217;intero sistema educativo sotto il controllo dello Stato, sottraendolo alla Chiesa; va detto, inoltre che, nel suo odio contro i Gesuiti, Pombal fece addirittura chiudere l&#8217;Universit\u00e0 di \u00c9vora, diretta, appunto dai Gesuiti, e trasformare quella di Coimbra, gi\u00e0 famosa per la sua antichissima facolt\u00e0 di Teologia, in un centro di studi scientifici e giuridici di stampo prettamente liberale.<\/p>\n<p>L&#8217;ambito in cui l&#8217;azione riformatrice del marchese di Pombal si esercit\u00f2 forse con maggior successo, anche se non era, probabilmente, quello cui egli attribuiva la maggiore importanza, fu quello artistico e culturale, e ci\u00f2 soprattutto per una circostanza fortuita: il catastrofica terremoto che distrusse Lisbona nel 1755, e che gli offr\u00ec l&#8217;occasione per ricostruirla, in tempi brevissimi, secondo i criteri funzionali e razionalisti propri del pensiero illuminista. Alcuni studiosi pensano che la ricostruzione di Lisbona sia stata l&#8217;opera pi\u00f9 riuscita e pi\u00f9 durevole del marchese, nonch\u00e9 quella in cui meglio appare l&#8217;ideologia &quot;progressista&quot; e &quot;modernista&quot; da lui impersonata: un colpo di spugna che mut\u00f2 volto al vecchio Portogallo e che releg\u00f2 l&#8217;architettura barocca nelle aree periferiche del Paese, come un retaggio ormai inutile del passato.<\/p>\n<p>Fra questi studiosi possiamo annoverare Jos\u00e9-Augusto Fran\u00e7a, che si \u00e8 particolarmente concentrato sul ruolo innovatore svolto dal governo di Pombal nell&#8217;ambito dell&#8217;architettura, della scultura e della pittura, sostenendo che, prima di lui, il Portogallo era un Paese arretrato, quasi decrepito, anzi peggio, un Paese ormai culturalmente e artisticamente allo sbando, un Paese &quot;privo di cultura&quot;, dove gli artisti e perfino gli artigiani non facevano che vivacchiare, ripetendo forme e stilemi obsoleti, senza la minima originalit\u00e0, senza il minimo sforzo creativo: specchio fedele, secondo lui, dell&#8217;arretratezza economica e sociale del Paese, beninteso facendo un confronto con le ricche, dinamiche e progredite nazioni dell&#8217;Europa settentrionale.<\/p>\n<p>\u00c8 quasi inutile dire che questa interpretazione della storia culturale del Portogallo, che vede l&#8217;era antecedente a Pombal come un cumulo di cose vecchie e morte, come una specie di deserto o di lugubre cimitero, e l&#8217;epoca di Pombal come un coraggioso tentativo di rinascita, pur se solo parzialmente riuscito, pu\u00f2 essere condivisa solo da quanti concordano con la visione storiografica propria dell&#8217;Illuminismo, del Positivismo e del Neo-positvismo, che \u00e8 una visione di tipo sostanzialmente teologico (anche se non lo sa): prima c&#8217;erano il Male, il peccato, le tenebre dell&#8217;ignoranza e dell&#8217;oscurantismo; poi \u00e8 arrivata la redenzione, per mezzo dei Lumi della ragione, che hanno messo in fuga i fantasmi del passato.<\/p>\n<p>Vale la pena di riportare, almeno parzialmente, le conclusioni dell&#8217;Autore, per meglio comprendere lo spirito da cui il suo libro \u00e8 animato (da: Jos\u00e9-Augusto Fran\u00e7a, \u00abUna citt\u00e0 dell&#8217;Illuminismo. La Lisbona del marchese di Pombal\u00bb; titolo originale: \u00abUne ville des Lumi\u00e8res. La Lisbonne de Pombal\u00bb, \u00c9cole Pratique des Hautes \u00c9tudes, Paris; traduzione dal francese di Giusi Rapisarda Tafuri, Roma, Officina Edizioni, 1972, pp. 266-78):<\/p>\n<p>\u00abAbbiamo esaminato la morte di una citt\u00e0 e la nascita di un&#8217;altra. In una certa misura, abbiamo contemporaneamente assistito alla fine di una vecchia societ\u00e0 e all&#8217;inizio di una societ\u00e0 moderna.<\/p>\n<p>La nuova Lisbona si \u00e8 ben prestata quale proscenio per il dramma politico-sociale che, sotto la regia del marchese di Pombal, si \u00e8 andato svolgendo per la durata di un quarto di secolo. L&#8217;autore, purtroppo, non \u00e8 riuscito a costruire un&#8217;opera sufficientemente solida, e perch\u00e9 le forze in gioco non raggiungevano un livello sufficiente di impegno, e perch\u00e9 gli attori chiamati a recitare non conoscevano sufficientemente la loro parte. [&#8230;]<\/p>\n<p>Abbiamo visto come i borghesi pombalini non siano stati in grado di definire nuove forme di vita sociale. Essi esitavano, all&#8217;interno di una societ\u00e0 sconvolta da trasformazioni economiche e politiche generate da loro stessi: esitavano, in altre parole, alle soglie di un mondo nuovo, di cui non erano sicuri di essere i protagonisti. La loro azione &#8212; o meglio quella di Pombal &#8212; non ha cos\u00ec potuto avere effetti duraturi. Non esiste modernizzazione al di fuori di un piano perseguito con sforzi attenti e permanenti, con una lucida e &quot;illuminata&quot; coscienza. [&#8230;]<\/p>\n<p>Il popolo, il &quot;buon popolo&quot; di Lisbona, rimane estraneo a tutto ci\u00f2. Uscito dalla storia da circa tre secoli, esso continua a rimanere, ai tempi di Pombal, miserabile e affamato: dopo la distruzione dell&#8217;Ospedale di Tutti i Santi, che gli offriva ampio spazio per riscaldarsi al sole, al buon sole di Lisbona, esso deserta il &quot;Rossio&quot; per mendicare altrove.<\/p>\n<p>In un &quot;paese d&#8217;importazione&quot;, nel quale idee, istituzioni e uomini erano importati, se &quot;la gestione economica di Pombal risult\u00f2 quasi sempre infelice&quot; (J. Lucio de Azevedo), il suo approccio allo spirito dell&#8217;Illuminismo non fece che &quot;snaturare, rendere caricaturali e compromettere&quot; (Antonio Sergio) i consigli dei pochi intellettuali portoghesi aperti al pensiero europeo. [&#8230;]<\/p>\n<p>Priva di gusto e di cultura, priva di collezionisti d&#8217;erte, la stessa virt\u00f9 artistica era pressoch\u00e9 inesistente: in Portogallo il ruolo degli artisti non oltrepassava quello degli artigiani. [&#8230;] All&#8217;interno di una societ\u00e0 priva di gusto e di cultura non pu\u00f2 neanche svilupparsi un degno artigianato. [&#8230;] Pur seguendo la tradizione, che le era dopo tutto estranea, l&#8217;arte portoghese del &#8216;700 non ha avuto la possibilit\u00e0 di crearne un&#8217;altra, come accadeva contemporaneamente in Europa. [&#8230;] Si direbbe che Pombal, i cui sogni improntati da una certa ingenuit\u00e0 furono dappertutto frustrati, sul piano economico come sul piano artistico, abbia ottenuto una rivincita nella costruzione della nuova capitale. Ci\u00f2 fu possibile, d&#8217;altra parte, principalmente nella misura in cui si trattava di un problema ben definito. Quanto al denaro, alla mano d&#8217;opera, ai materiali, Pombal sapeva bene come ottenerli. Nel quadro complessivo della sua attivit\u00e0 di riformatore, i problemi posti dai cantieri di Lisbona erano gli unici la cui soluzione no fosse direttamente legata alla soluzione di altri problemi. [&#8230;] Occorrevano, ben inteso, molta volont\u00e0, molta disciplina, perfino molto dispotismo. Ma erano queste, appunto, le qualit\u00e0 di Pombal. [&#8230;] Abbiamo gi\u00e0 constatato che lo stile pombalino \u00e8 unzione diretta dell&#8217;urbanistica della nuova citt\u00e0. [&#8230;] Ne XVIII secolo in Portogallo, l&#8217;unico evento veramente originale \u00e8 stato il terremoto del 1755 e la conseguente nascita di una nuova citt\u00e0. Quest&#8217;ultima \u00e8, per i suoi limiti, l&#8217;ultima delle antiche citt\u00e0 europee, e , per le qualit\u00e0 intrinseche la prima delle citt\u00e0 moderne. Come difficilmente altrove, vi si vedono incrociarsi direttrici di gusto ed esigenze proprie di un tempo in rapido cambiamento.. [&#8230;] Dovunque, in Europa, l&#8217;Illuminismo e la sua estetica si sono sviluppati, nel bene come nel male. Anche il Portogallo pombalino ha conosciuto tale sviluppo, e il modo i cui vi ha partecipato conduce alle conclusioni fondamentali della nostra ricerca. [&#8230;]<\/p>\n<p>In Portogallo, il valore delle arti, preconizzato da Diderot, non ha mai avuto un ruolo nel governo della nazione, se non nell&#8217;interpretazione datane nella nuova Lisbona. Tale intervento ha costituito un&#8217;importanza da valutare adeguatamente: essa non traduce al livello del singolo privato le innovazioni di una classe (come nella Parigi di Colbert, interamente ricoperta di cantieri di palazzi borghesi), ma attua una riforma profonda, messa in opera ad una scala collettiva, di massa, con pi\u00f9 di dieci chilometri di edifici realizzati secondo un ordine rigoroso, con una piazza consacrata al culto di un nuovo mito &#8212; il Commercio &#8212; e che assorbe in s\u00e9 un antico mito: la monarchia. [&#8230;] A corte, come nel Portogallo settentrionale, il Barocco regna sovrano, sostenuto da una societ\u00e0 retrograda, cortigiana e reazionaria, e dalla struttura ancora feudale, stabilizzata da un sistema di inalienabili possedimenti rurali. A Lisbona, al contrario, un&#8217;arte razionale, funzionale, definita, malgrado tutte le sue incertezze, da rapporti con il linguaggio classico a livello del&#8217;estetica europea, si fonda su una societ\u00e0 urbana e diversificata in formazione, su una borghesia mercantile in sviluppo. Anche se in ritardo, la partita storica si conclude cos\u00ec anche in Portogallo. E non \u00e8 fra i meriti minori del castello di Queluz quello di servire, in quanto paradosso, ad accentuare, per antitesi, il significato del fenomeno lisbonese. Quest&#8217;ultimo \u00ad- possiamo ormai affermarlo senza esitazioni &#8212; evidenziando in modo eloquente la congiuntura estetica e sociale europea della seconda met\u00e0 del XVIII secolo, costituisce non a caso l&#8217;esempio pi\u00f9 completo di citt\u00e0 dell&#8217;Illuminismo.\u00bb<\/p>\n<p>In questo esempio di prosa storiografica, quel che colpisce \u00e8 il totale disprezzo per ogni sforzo di oggettivit\u00e0 e di imparzialit\u00e0, l&#8217;assoluta naturalezza con cui l&#8217;Autore dichiara e proclama le sue simpatie e le sue antipatie, dando perfettamente per scontato che esse coincidano con il Vero storico. E tutto ci\u00f2 sotto l&#8217;alto patrocinio della Scuola pratica di Alti Studi parigina, nel pi\u00f9 puro stile illuminista: possibile che la Massoneria non ci abbia messo lo zampino?<\/p>\n<p>Quale storico degno di questo nome, ad esempio, non proverebbe un certo imbarazzo ad affermare che il personaggio di cui scrive la biografia, &quot;purtroppo&quot;, non ha potuto condurre a termine la sua opera? Eppure \u00e8 proprio quello che fa Jos\u00e9-Augusto Fran\u00e7a (a p. 266), parlando del marchese di Pombal, pur dopo aver ricordato che la sua permanenza al governo \u00e8 durata niente meno che un quarto di secolo!<\/p>\n<p>Quindi, dopo aver ribadito, peraltro dandolo sempre per scontato, che &quot;modernizzazione&quot; \u00e8 sinonimo di &quot;coscienza illuminata&quot; (p. 267), egli tira la conclusione che la politica di Pombal fall\u00ec, o ebbe un successo solo parziale e temporaneo, perch\u00e9 il ceto borghese che avrebbe dovuto esserne il vero protagonista mancava di &quot;coscienza di classe&quot; e lasci\u00f2 ogni onere e ogni responsabilit\u00e0 nelle mani di Pombal, uomo solo al comando; e ci\u00f2, appunto, perch\u00e9 quei borghesi non avevano sviluppato una coscienza sufficientemente lucida e &quot;illuminata&quot;. Ragionamento ellittico simile a un paralogismo, in cui si torna sempre al punto di dar ragione a colui che lo formula.<\/p>\n<p>Curioso, a dr poco, anche il sofisma sul rapporto fra lo spirito artistico dell&#8217;Illuminismo e la ricostruzione di Lisbona dopo il terremoto de 1755: l&#8217;Autore non si perita di affermare (p.276) che il modo in cui il Portogallo ha partecipato allo sviluppo del&#8217;estetica europea di matrice illuminista \u00abconduce alle conclusioni fondamentali della (sua) ricerca\u00bb. Alla faccia della modestia: raramente si trova un cos\u00ec sbandierato esempio di auto-referenzialit\u00e0.<\/p>\n<p>Nell&#8217;ultima pagina l&#8217;Autore, che finora si era mostrato pi\u00f9 che disinvolto nel portare avanti le sue tesi, getta definitivamente, per cos\u00ec dire, la maschera dello storico e indossa apertamente quella del polemista battagliero e compiaciuto: se l&#8217;Illuminismo \u00e8 il &quot;bene&quot;, allora ci\u00f2 che lo precede, anche nel campo dell&#8217;arte, cio\u00e8 il Barocco, non pu\u00f2 essere che il &quot;male&quot;: onore, dunque, al marchese di Pombal che ha ricostruito Lisbona con criteri estetici di marca illuminista e onore anche al castello di Queluz che, per contrasto &#8211; dice Fran\u00e7a &#8211; mostra quanto arretrata, reazionaria, codina e sgradevole fosse l&#8217;arte dell&#8217;epoca pre-illuminista. Non per nulla, malgrado tutte le insufficienze, Lisbona \u00e8 una citt\u00e0 &quot;illuminista&quot;, anzi, dal punto di vista architettonico e urbanistico, essa costituisce l&#8217;esempio pi\u00f9 completo di citt\u00e0 illuminista.<\/p>\n<p>Peccato che la gran maggioranza del popolo portoghese non la pensi cos\u00ec, e che resti orgoglioso della propria tradizione barocca, tanto disprezzata dagli storici dell&#8217;arte come Fran\u00e7a, e relegato nel nord del Paese, quasi in esilio; ma qui viene fuori un altro aspetto caratteristico del pensiero di codesti storici neo-illuministi, tutti debitamente massonici e anticlericali: il complesso del provincialismo, di cui anche noi Italiani sappiamo qualcosa. Per quei signori, tutto ci\u00f2 che viene dall&#8217;Europa \u00e8 &quot;bene&quot;, mentre \u00e8 &quot;male&quot; ci\u00f2 che appartiene alla propria tradizione, inferiore e aborigena, primitiva, superstiziosa, eccetera: laddove, per &quot;Europa&quot;, si intendono la Francia illuminista e, ancor pi\u00f9, l&#8217;Inghilterra e l&#8217;Olanda che, essendo nazioni protestanti, capitaliste e creatrici di moderni imperi commerciali, marittimi e finanziari, rappresentano il &quot;non plus ultra&quot; agli occhi degli intellettuali delle &quot;province&quot; arretrate, come, appunto, il Portogallo.<\/p>\n<p>\u00c8 significativo il tono di soddisfazione con cui, al termine della sua opera, Jos\u00e9-Augusto Fran\u00e7a osserva che \u00abanche se in ritardo, la partita storica si conclude cos\u00ec anche in Portogallo\u00bb (p. 278): come dire: meglio ai rigori che mai, l&#8217;importante \u00e8 che l&#8217;Illuminismo e la modernit\u00e0 abbiano vinto sulla reazione e sull&#8217;oscurantismo gesuita. \u00ab\u00c9crasez l&#8217;inf\u00e2me\u00bb, dunque, per dirla con Voltaire! \u00c8 un ritornello che anche noi Italiani abbiamo sentito tante, troppe volte: quando non hanno altri argomenti per sostenere il loro &quot;progressismo&quot;, magari velleitario e un po&#8217; furbesco, i nostri intellettuali sono soliti rintronarci la testa dicendo che dobbiamo prendere a modello le nazioni &quot;veramente civili&quot;, che sono, guarda caso, proprio le stesse cui guardava l&#8217;&quot;illuminato&quot; marchese di Pombal: tanto poche cose sono cambiate nel panorama ideologico europeo, sotto le apparenze gattopardesche di continui mutamenti, durante gli ultimi tre secoli.<\/p>\n<p>Vi sono cento modi per falsificare la storia, e quello adottato da Jos\u00e9-Augusto Fran\u00e7a \u00e8 solo uno dei tanti. Gli storici inglesi la falsificano tuttora, imperterriti, quando, ad esempio, presentano la &quot;glorious Revolution&quot; del 1688 come una civilissima e incruenta rivoluzione contro l&#8217;assolutismo e contro il ripristino del cattolicesimo: dimenticandosi, per\u00f2, di dire che Giacomo II, durante il suo regno, non aveva tentato di ripristinare n\u00e9 l&#8217;uno, n\u00e9 l&#8217;altro; e che essa non fu per nulla incruenta, visto che molto sangue scorse nella battaglia del Boyne, molte repressioni dovettero subire gli Irlandesi; repressioni che, ancor oggi, ogni 1\u00b0 luglio, gli orangisti protestanti hanno la delicatezza di ricordare ai cattolici di Belfast, sfilando con pifferi e tamburi per i loro quartieri e le loro strade&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella di Jos\u00e9 Sebasti\u00e3o de Carvalho e Melo, conte di Oeiras e marchese di Pombal (1699-1782) \u00e8 una delle figure pi\u00f9 caratteristiche del cosiddetto dispotismo illuminato,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30186,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[158],"class_list":["post-23791","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-moderna","tag-gesuiti"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-moderna.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23791","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23791"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23791\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30186"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23791"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23791"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23791"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}