{"id":23790,"date":"2007-12-28T04:33:00","date_gmt":"2007-12-28T04:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/12\/28\/cenere-e-polvere-negli-amori-impossibili-di-renee-vivien\/"},"modified":"2007-12-28T04:33:00","modified_gmt":"2007-12-28T04:33:00","slug":"cenere-e-polvere-negli-amori-impossibili-di-renee-vivien","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/12\/28\/cenere-e-polvere-negli-amori-impossibili-di-renee-vivien\/","title":{"rendered":"Cenere e polvere negli amori impossibili di Ren\u00e9e Vivien"},"content":{"rendered":"<p>Destino immeritato, quello della poetesse Ren\u00e9e Vivien, al secolo Pauline Mary Tarn, inglesina trapiantata in Francia e autrice di versi in lingua francese. Nata a Londra l&#8217;11 giugno del 1877, muore a Parigi, di congestione polmonare, la notte fra il 18 e il 19 novembre del 1909, quasi in completa solitudine, ad appena trentadue anni.<\/p>\n<p>Destino immeritato perch\u00e9, nonostante alcune delle sue poesie, di gusto parnassiano, si elevino decisamente ad un livello d&#8217;arte non comune (non tutte, per\u00f2; ma di quale poeta, anche famosissimo, si pu\u00f2 dire che i suoi versi siano <em>tutti<\/em> belli? Si pensi a Foscolo, a Carducci, a Leopardi, allo stesso Dante), oggi \u00e8 stata sostanzialmente dimenticata dalla critica &quot;ufficiale&quot;: Anzi,, non proprio dimenticata; rimossa. Per fare solo un esempio, a lei sono dedicate giusto un paio di righe, di straforo, nella monumentale <em>Storia della letteratura francese<\/em> diretta da Pierre Abraham e Roland Desn\u00e9 (vol. III, p. 176 della edizione italiana, Milano, Garzanti, 1985; edizione originale Parigi, Messidor, 1977).<\/p>\n<p>Alcune poesie di Ren\u00e9 Vivien, d&#8217;altra parte, si possono reperire abbastanza facilmente sia in libreria che su alcuni siti Internet, ma per una ragione che &#8211; diciamolo subito &#8211; non c&#8217;entra con l&#8217;arte, o, almeno, c&#8217;entra solo indirettamente: ella visse apertamente la sua attrazione per l&#8217;eros femminile ed \u00e8 divenuta, pertanto, una delle pi\u00f9 note icone della cosiddetta cultura gay. Come se scrivere poesie, belle o brutte, c&#8217;entrasse qualche cosa con le preferenze sessuali dell&#8217;autore! O meglio, c&#8217;entra s\u00ec, ma nella misura in cui determinati poeti fanno dell&#8217;esperienza erotica il fulcro e il senso della loro opera; come nel caso di Sandro Penna, il quale pure non ne faceva certo mistero. Ma a colui che ama la poesia, puramente e semplicemente, tutto questo non interessa se non in quanto diviene oggetto della poesia stessa e non per un pregiudizio ideologico, di segno positivo o negativo. Infine, che ce ne importa di quel che fanno le persone sotto le lenzuola! Non abbiamo simili pruriti; ci preme leggere belle poesie ed evitare quelle brutte. Ora, lo ripetiamo, alcune poesie della Vivien sono belle, di una bellezza crepuscolare e malinconica (gli anni sono quelli, del resto: decadentismo, estetismo, crepuscolarismo appunto), ma autentica e coinvolgente.<\/p>\n<p>Si farebbe un grave torto a questa autrice, pertanto, lodarla (o, all&#8217;opposto, deprezzarla) per il fatto che i suoi versi cantano l&#8217;amore lesbico o per il fatto che lei stessa, nella sua breve vita terrena, non ha nascosto affatto tale aspetto del suo modo di essere. Agendo cos\u00ec, si fa di lei una autrice &quot;di nicchia&quot; e la si spoglia di quella dimensione universale che, pure, una parte almeno della sua opera indubbiamente possiede. Sarebbe un po&#8217; come relegare Simenon fra gli autori di &quot;gialli&quot;, solo perch\u00e9 i suoi romanzi appartengono, formalmente, a quel genere; invece Simenon \u00e8 uno scrittore e basta, anzi un signor scrittore; che, si d\u00e0 il caso, ha scritto romanzi di genere poliziesco. Oppure si prenda il caso di Edgar Allan Poe: vogliamo incasellarlo fra i narratori del genere gotico, solo perch\u00e9 ha scritto diverse opere di ambientazione gotica? No di certo: Poe \u00e8 stato uno scrittore notevolissimo, e i veri scrittori eccedono sempre la misura del &quot;genere&quot; letterario. Ancora pi\u00f9 assurdo e riduttivo sarebbe volerli etichettare in base a una categoria del tutto estranea alla letteratura, ossia quella delle inclinazioni sessuali.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, bisogna riconoscere che la ghettizzazione di una poetessa del valore di Ren\u00e9e Vivien \u00e8 stata causata in parte dalla stessa comunit\u00e0 omosessuale femminile, che si \u00e8 appropriata della sua figura pi\u00f9 che della sua opera; e, in parte, da lei medesima, che &#8211; pur schiva e riservata di carattere &#8211; non si \u00e8 sottratta alla tentazione di fare dei suoi amori una bandiera, con tanto di pellegrinaggio all&#8217;isola di Mitilene, nell&#8217;Egeo, meta quasi obbligatoria delle dame dell&#8217;aristocrazia europea in chiave di <em>revival<\/em> del saffismo; contribuendo in maniera decisiva a quella commistione della sua vita privata con la sua opera letteraria che, oggi, \u00e8 cos\u00ec difficile sciogliere<\/p>\n<p>Erano quelli, del resto, gli anni dei <em>Canti di Bilitide<\/em> di Pierre Lo\u00fcys, tutti dedicati alla celebrazione dell&#8217;eros lesbico; e, se Oscar Wilde ebbe la carriera rovinata e la vita distrutta dal processo per omosessualit\u00e0 che lo condusse ai lavori forzati (ove scrisse la sua opera pi\u00f9 toccante e sincera, il <em>De profundis<\/em>), la societ\u00e0 borghese guardava al fenomeno dell&#8217;omosessualit\u00e0 femminile con occhio meno arcigno di quella maschile; senza contare che, in Francia, vi era un grado di tolleranza maggiore che nella patria anagrafica (ma non spirituale) di Pauline Mary Tarn, come provano le vicende ben diversa della gloria letteraria di Andr\u00e9 Gide e di Marcel Proust rispetto a quella del povero Wilde.<\/p>\n<p>Ren\u00e9 Vivien \u00e8 stata autrice di numerose raccolte di poesie, anche se in genere di piccola mole &#8211; <em>Studi e preludi<\/em> (<em>Etudes et Pr\u00e9ludes<\/em>, 1901); <em>Cenere e polvere<\/em> (<em>Cendres et Poussi\u00e8res<\/em>, 1902); <em>Evocazioni<\/em> (<em>Evocations<\/em>, 1903); <em>Saffo<\/em> (<em>Sapho<\/em>, 1903); <em>La Venere dei ciechi<\/em> (<em>La V\u00e9nus des aveugles<\/em>, 1903); <em>Les Kitaredes<\/em> (<em>I citaredi,<\/em> 1904); <em>All&#8217;ora delle mani giunte<\/em> (<em>A l&#8217;heure des Mains jointes<\/em>, 1906); <em>Sillages<\/em> (<em>Scie, 1908); Flambeaux eteints<\/em> (<em>Fiaccole spente<\/em>, 1908); <em>Dans un Coin de Violettes<\/em> (<em>In un angolo di<\/em> violette, 1909, postuma); Le <em>Vent des Vaisseaux<\/em> (<em>Il vento dei vascelli,<\/em>, 1909, postuma); <em>Haillons<\/em> (<em>Stracci<\/em>, 1909, postuma); <em>Poemes posthumes<\/em> (<em>Versi postumi<\/em>, 1910).<\/p>\n<p>La poesia, dunque, non \u00e8 stata per lei un esercizio retorico o un passatempo, ma una passione profonda e un severo esercizio di stile. \u00c8 un peccato, quindi, che la si ricordi pi\u00f9 per la sua tempestosa relazione con la bellissima americana Natalie Clifford Barney (soprannominata <em>l&#8217;Amazzone<\/em> e poetessa, anche lei, di qualche valore), Ninfa Egeria di numerose artiste &#8211; o pretese artiste &#8211; pi\u00f9 o meno apertamente omosessuali; nonch\u00e9 per altre relazioni analoghe, ma di minore durata e importanza.<\/p>\n<p>In Ren\u00e9 Vivien, carattere delicato e sensibile, anche se tremendamente &quot;notturno&quot; e pessimista, il gusto della trasgressione coesisteva con l&#8217;istinto della fuga, del ripiegamento interiore, del masochismo non tanto inconsapevole e, in ultima analisi, dell&#8217;istinto di auto-distruzione. Quest&#8217;ultimo \u00e8 il carattere fondamentale della sua opera poetica e la giusta chiave di lettura per accostarsi ad essa; carattere che ne fa una autrice eminentemente moderna, se \u00e8 vero che l&#8217;inquietudine e la pulsione di morte sono alla radice stessa della modernit\u00e0 &#8211; l&#8217;altra faccia del progresso, della ragione e del trionfo della tecnica.<\/p>\n<p>Per questo particolare aspetto, l&#8217;anelito di autodistruzione che attraversa come un fremito i suoi versi languidi e deicati, si potrebbe accostare Ren\u00e9 Vivien al nostro Sergio Corazzini che, nella poesia <em>Desolazione del povero poeta sentimentale<\/em> (nel <em>Piccolo libro inutile,<\/em> del 1906), scrive sconsolato:<\/p>\n<p><em>I<\/em><\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 tu mi dici: poeta?<\/em><\/p>\n<p><em>Io sono un poeta.<\/em><\/p>\n<p><em>Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.<\/em><\/p>\n<p><em>Vedi: non ho che lagrime da offrire al Silenzio.<\/em><\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 tu mi dici: Poeta?<\/em><\/p>\n<p><em>II<\/em><\/p>\n<p><em>Le mie tristezze sono povere tristezze comuni.<\/em><\/p>\n<p><em>Le mie gioie furono semplici,<\/em><\/p>\n<p><em>semplici, cos\u00ec che se io dovessi confessarle a te arrossirei.<\/em><\/p>\n<p><em>Oggi io penso a morire.<\/em><\/p>\n<p><em>III<\/em><\/p>\n<p><em>Io voglio morire, solamente perch\u00e9 sono stanco;<\/em><\/p>\n<p><em>solamente perch\u00e9 i grandi angioli<\/em><\/p>\n<p><em>su le vetrate delle cattedrali<\/em><\/p>\n<p><em>mi fanno tremare d&#8217;amore e di angoscia;<\/em><\/p>\n<p><em>solamente perch\u00e9 io sono, oramai,<\/em><\/p>\n<p><em>rassegnato come uno specchio, come un povero specchio melanconico.<\/em><\/p>\n<p><em>Vedi che io non sono un poeta:<\/em><\/p>\n<p><em>sono un fanciullo triste che ha voglia di morire.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Sulla tomba di Ren\u00e9 Vivien, nel cimitero parigino di Passy, un&#8217;iscrizione reca le parole che lei stessa aveva scelto come epitaffio:<\/p>\n<p><em>&quot;Ecco, in estasi \u00e8 la mia anima<\/em><\/p>\n<p><em>Poich&#8217;ella quieta, s&#8217;addormenta<\/em><\/p>\n<p><em>Avendo, per amore della Morte,<\/em><\/p>\n<p><em>Perdonato questo crimine: la Vita.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Bench\u00e9 esile e di saluta delicata, Ren\u00e9e Viven era bella; lo attesta, oltre alle fotografie, un notevole ritratto eseguito dal pittore L\u00e9vy-Dhurmev. Possedeva un fascino strano, in parte sensuale e in parte delicatamente verginale: riflesso sensibile dell&#8217;ambivalenza della sua stessa natura, divisa tra il richiamo ardente dei sensi e una attrazione tutt&#8217;altro che di maniera verso il misticismo e la religione, tanto da convertirsi, alla fine, al cattolicesimo: significativa analogia con Verlaine, altro famoso poeta simbolista e, lui pure, omosessuale; ma che ebbe la sfortuna di appartenere alla generazione precedente, quando la sua condizione non era assolutamente tollerata dalla societ\u00e0, a meno che rimanesse un &quot;vizio nascosto&quot;.<\/p>\n<p>Di lei ha tracciato un ritratto illuminante Teresa Campi, curatrice di una bella e, oggi, introvabile raccolta delle sue poesie, intitolata <em>Cenere e polvere<\/em>, edita dalla Casa Editrice Savelli, nella &quot;mitica&quot; collana <em>Il pane e le rose<\/em>, nel 1981 (pp. 11-13), che qui riportiamo parzialmente, rimandando il lettore al testo competo dell&#8217;<em>Introduzione<\/em> e richiamando la sua attenzione sui pregi della traduzione di poco meno d&#8217;un centinaio di poesie, effettuata dalla stessa Campi. Anche se, com&#8217;\u00e8 inevitabile, la versione italiana non \u00e8 in grado di rendere la sonorit\u00e0 e le sfumature musicali dell&#8217;originale francese, bisogna dire che si tratta di un lavoro condotto con gusto e felice intuizione del ritmo e dell&#8217;atmosfera poetica. Del resto, la presenza dei testi originali a fronte permette un utile confronto e una letture diretta a quei lettori che conoscono la lingua francese quanto basta per gustare direttamente l&#8217;originale.<\/p>\n<p><em>&quot;Esistono caratteri lunari, introversi e timidi, che sfuggono alla nostra attenzione; persone che s&#8217;affidano testardamente all&#8217;ombra o alla quiete di una stanza &#8216;dalle porte chiuse&#8217;, fino a diventare come quei preziosi oggetti d&#8217;arredamento che, lasciati per anni in un sol luogo, diventano parte della tappezzeria.<\/em><\/p>\n<p><em>Esistono sguardi patetici e melanconici; vittime di un destino che s&#8217;accanisce contro il corpo stesso; pur avendo una certa prestanza fisica, esse si curvano con le loro spalle scoraggiate, le braccia esili e le mani tremanti, pronte ad afferrare qualcosa d&#8217;invisibile. Si vestono sobriamente in scuro e non amano che pochi ornamenti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Sotto un aspetto commovente, ma il pi\u00f9 delle volte banale, apparentemente infantile e goffo, esse nascondono le accuse pi\u00f9 spietate nei confronti del mondo, coltivano le passioni pi\u00f9 travolgenti di cui sanno lasciare un segno. Ma non ostentano mai, non lottano; al contrario, si affidano alla passivit\u00e0 e alla sensualit\u00e0 della contemplazione, piangono al buio, mentre in silenzio e durante le ore notturne regalano la loro vita alla poesia, alla scrittura, all&#8217;opera d&#8217;arte. Ma, quando &#8211; per un gesto che \u00e8 sfuggito al loro controllo &#8211; esse rivelano una profondit\u00e0 di significato, allora ci sentiamo attratti da quest&#8217;abisso di malinconia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Pi\u00f9 si negano alla nostra capacit\u00e0 di comprensione, e pi\u00f9 cresce la nostra immaginazione nei loro confronti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Esistono persone che vivono solo all&#8217;interno di se stesse, chiuse come un nocciolo di noce, che si rivolgono al mondo esterno solo mettendo in atto un formalismo esasperato, compensando cos\u00ec, in modo maldestro ed enigmatico, il baratro che le separa dal mondo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;artificialit\u00e0 apparente del loro comportamento e delle loro stravaganze non \u00e8 un semplice atteggiamento dietro cui c&#8217;\u00e8 il vuoto, ma una necessit\u00e0 di travestimento per celarsi ancora di pi\u00f9. Pauline Mary Tarn, in arte Ren\u00e9e Vivien, che leggeva i suoi versi nella penombra di una stanza, in presenza di pochi ed intimi amici, che considerava lo studio biografico su un autore \u00abuno spionaggio pubblico organizzato\u00bb, rientra in questa fetta d&#8217;umanit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La chiusura nei confronti del mondo si tramut\u00f2, nel suo caso, in una certa alterigia, distacco e indifferenza, che da giovane la faceva confessare: \u00ab[&#8230;] Poich\u00e9 io soffro di una timidezza eccessiva che m&#8217;impedisce di dire una sola parola davanti agli estranei [&#8230;] trascorro una vita di solitudine e di esilio [&#8230;].Il bisogno di tenerezza, di simpatia e di comprensione allo stato attuale, mi tormenta ma &#8211; a proposito dell&#8217;amore &#8211; non ne ho affatto bisogno\u00bb [Lettera inedita ,indirizzata a Mme Marie Chgarneau, intorno al 1894 e depositata dalla stessa alla Biblioteca Nazionale di Parigi, insieme a poesie inedite di Ren\u00e9e Vivien e di alcuni brani dell&#8217;<\/em>Inferno <em>di Dante tradotti in francese].<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ecco una prima, innocente bugia. Ren\u00e9e Vivien sar\u00e0 tormentata dall&#8217;amore, o meglio,, non dall&#8217;amore fisico che non necessita di scrittura, ma dall&#8217;espressione scritta della passione che &#8211; inebriante come l&#8217;effetto di un narcotico &#8211; si sovrappone alla passione stessa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Condannata all&#8217;eterno richiamo dell&#8217;amore per l&#8217;amore attu\u00f2, nella poesia, quell&#8217;assoluto che non le riusc\u00ec in vita. Moltiplicando se stessa, preferendo la maschera al suo vero volto, s&#8217;inoltr\u00f2 nella sensibilit\u00e0 erotica femminile come nessun altro poeta &#8211; ad eccezione di Saffo &#8211; aveva fatto fino ad allora.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il sentimento per l&#8217;altra donna &#8211; massima ispiratrice della poesia di Ren\u00e9e Vivien &#8211; \u00e8 un alternarsi di devozione, ammirazione, crudelt\u00e0 e desiderio. Ricoprendola delle gemme pi\u00f9 preziose e dei profumi pi\u00f9 rari, innalzandole un tempio fatto di \u00abordine, bellezza, lusso, calma e volutt\u00e0\u00bb [Baudelaire,<\/em> Invitation au Voyage, <em>in<\/em> Les fleures du mal, <em>Paris, Biblioth\u00e9que de la Pl\u00e8iade, 1961], la sua esperienza poetica tocca i vertici di un particolare misticismo sensuale che mantiene sempre una certa affinit\u00e0 col desiderio di morte.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Oltre all&#8217;0inflkuenza di Baudelaire, Verlaine, i preraffaelliti, Keats, dante e Shakespeare, Ren\u00e9e Vivien subisce l&#8217;incantesimo del poeta inglese Algernon Charles Swinburne il quale, come lei, am\u00f2 quella morte la cui sofferenza \u00e8 commista ad un erotismo funebre e paradisiaco. \u00abVoi non sapete &#8211; scrive Ren\u00e9e Vivien al suo amico Charles Brun &#8211; cosa significhi per me l&#8217;angoscia della morte. \u00c8 come il desiderio di una donna amata\u00bb [brano di una lettera inedita del 1903, facente parte del carteggio Ren\u00e9e Vivien e Charles Brun, pubblicata parzialmente da S. Burgues in<\/em> Bulletin du Bibliophile<em>, Paris, Giraud.-Badin, 1977, vol. II].<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Come il<\/em> Chastelard <em>di Swinburne, Ren\u00e9e Vivien teme ma inconsciamente desidera che una donna crudele le conceda i favori dell&#8217;amore, fino a diventarne vittima: \u00abFreme delicatamente del suo sapersi inaccessibile\u00bb, scrive nel suo romanzo autobiografico[<\/em>Une femme m&#8217;apparut&#8230;<em>nella sua ultima edizione di R\u00e9gine Deforges, Paris, 1977, p. 108],a proposito di Nathalie Barney, \u00abin una atmosfera brutale di desiderio e bramosia&#8230; Adora le torture&#8230; che suscitano il sorriso nel suo sguardo&#8230;Ma resta pi\u00f9 fredda dei ghiacci eterni che sfidano il sole\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Come difendersi da questa impenetrabilit\u00e0 dell&#8217;altra, se non con delle fantasie sadiche? La strangolerei, sarebbe osceno, brutale, selvaggio, ma sarebbe questione di un momento, e, nella gioia dell&#8217;assassinio mistico, la stenderei sul divano di stoffa&#8230; Ella dormirebbe, un po&#8217; pi\u00f9 pallida del suo sonno abituale\u00bb [Ibidem, p. 77].<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il matrimonio con l&#8217;oggetto amato \u00e8 segnato, quindi, da un lutto. O si uccide o si \u00e8 uccisi: \u00abNon cercai di sfuggirla, perch\u00e9 sarei pi\u00f9 facilmente scampata alla morte\u00bb [Ibidem, p. 29]. E qui sentiamo l&#8217;eco di Swinburne: \u00abIo so che quest&#8217;amore deve ultimamente essere la mia morte\u00bb [A. C. Swinburne,<\/em> Chastelard, <em>London, Chatto e Windus, 1898, p. 108, atto III, sc. I].&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>Amori impossibili<\/em>, dunque, quelli di Ren\u00e9e Vivien; non tanto per il fatto che erano amori proibiti dalla morale corrente (come nell&#8217;omonimo romanzo di Mallet-Joris), quanto perch\u00e9 intimamente minati da una doppia tensione inconfessabile, distruttiva e autodistruttiva, che li logorava irreparabilmente e li rendeva simili a delle lunghe, dolorose agonie.<\/p>\n<p>Ricordiamo che a Londra, nel 1908, anche perch\u00e9 tribolata da problemi economici, ma soprattutto per l&#8217;impossibilit\u00e0 di vivere serenamente la propria vita sentimentale, la poetessa aveva tentato il suicidio mediante l&#8217;assunzione di una dose eccessiva di laudano. Particolare degno di nota: in attesa della morte, si era distesa sul divano posando sul seno un mazzo di violette: i suoi fiori preferiti, tanto che dagli intimi era stata soprannominata <em>la dama delle violette.<\/em><\/p>\n<p>Si era poi salvata, ma in quella occasione aveva contratto un fatale indebolimenti del suo gi\u00e0 delicato organismo; indebolimento che, di l\u00ec a un anno, dopo il suo rientro in Francia, la avrebbe condotta a una morte prematura.<\/p>\n<p>Riteniamo, per concludere questo breve profilo di una poetessa ingiustamente dimenticata, riportare una poesia dal citato <em>Cenere e polvere<\/em>, sempre nella traduzione di Teresa Campi, scrittrice, poetessa, giornalista e curatrice anche di una traduzione del romanzo postumo della Viven <em>Une femme m&#8217;apparut.<\/em> La nostra scelta \u00e8 caduta su <em>D\u00e8sir<\/em> (<em>Desiderio<\/em>), non perch\u00e9 sia una delle pi\u00f9 belle, ma perch\u00e9 \u00e8 certamente una delle pi\u00f9 significative.<\/p>\n<p>In questa poesia (tratta da <em>Cendres et Poussi\u00e8res<\/em>), una delle pi\u00f9 tetramente barocche di Ren\u00e9e Vivien, espliciti richiami all&#8217;atmosfera di amore e colpa delle <em>Femmes damn\u00e9es<\/em> di Baudelaire si mescolano a furori distruttivi e sadici alla Michel de Ghelderode, in pieno clima gotico-decantista.<\/p>\n<p>Qui pi\u00f9 che altrove \u00e8 esplicitato il binomio Eros-Thanatos, forse appunto per un influsso pi\u00f9 marcato di Baudelaire sulla giovane poetessa (siamo nel 1902 ed \u00e8 dunque una delle prime raccolte della Vivien). Si nota, per\u00f2, l&#8217;assenza di un elemento caratteristico delle poesie di ispirazione saffica presenti nei <em>Fleurs du mal<\/em>, e cio\u00e8 il senso della colpa: quello che fece dire a Baudelaire, durante il processo per oscenit\u00e0 del suo libro: \u00abBisogna leggerlo tutto, per comprenderne la terribile moralit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>In Ren\u00e9 Vivien non c&#8217;\u00e8 nulla di simile, neanche nelle prime e, per certi versi, ancora acerbe prove poetiche; per cui, anche da questo punto di vista, la sua sensibilit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 vicina a quella di Sandro Penna. Per lei, gli amori lesbico \u00e8 perfettamente naturale e la problematica di un eventuale giudizio morale su di esso non la sfiora nemmeno. \u00c8 vero che in questa poesia ella descrive la &quot;lussuria&quot; della donna amata, anzi ne fa il nucleo poetico dell&#8217;intero componimento; ma ci\u00f2 non implica un giudizio morale negativo circa la natura dell&#8217;eros omosessuale, bens\u00ec costituisce una sorta di ornamento (barocco fin che si vuole) della donna &#8211; non diciamo della donna-vampiro, come fa Baudelaire, ma certo una insaziabile donna-mantide. In questo senso, lo si pu\u00f2 paragonare alle collane e ai braccialetti che adornano le voluttuose schiave dell&#8217;harem di un pittore romantico come Ingr\u00e9s, colte nella loro nudit\u00e0 conturbante e immerse in un&#8217;atmosfera al tempo stesso esotica ed erotizzante.<\/p>\n<p>Il dramma interiore e l&#8217;atmosfera tragica che pervadono le liriche di Ren\u00e9 Vivien, pertanto, non sono dovuti alla consapevolezza di una sentimentalit\u00e0 &quot;contro natura&quot;, ma all&#8217;impossibilit\u00e0 di appagarsi serenamente nel proprio oggetto d&#8217;amore, di trovarvi pace e riposo; e inoltre nel senso ossessionante della fuga di ogni gioia e speranza di felicit\u00e0, per cui l&#8217;estasi si trasforma inesorabilmente nel suo contrario, in una sofferenza insopportabile e in un presentimento di dissoluzione e di morte.<\/p>\n<p>L&#8217;immagine finale dei lividi lasciati sul collo dell&#8217;amata dalle violente carezze dell&#8217;amante allude a un altro elemento caratteristico, la crudelt\u00e0 sado-masochista, espressione di un oscuro desiderio uccidere la persona amata: forse per trovare, infine, un sollievo dalle catene infuocate del desiderio.<\/p>\n<p><em>D\u00c9SIR<\/em><\/p>\n<p><em>Elle est lasse, apr\u00e8s tant d&#8217;\u00e9puisantes luxures.<\/em><\/p>\n<p><em>Le parfum \u00e9man\u00e9 de ses membres meurtris<\/em><\/p>\n<p><em>Est plein du souvenir des lentes meurtrissures.<\/em><\/p>\n<p><em>La d\u00e9bauche a creus\u00e9ses yeux bleus assombris.<\/em><\/p>\n<p><em>Et la fi\u00e9ve des nuits avidement r\u00e8v\u00e9es<\/em><\/p>\n<p><em>Rend plus p\u00e2les cheveux blonds.<\/em><\/p>\n<p><em>Ses attitudes ont des langueurs \u00e9nerv\u00e9es.<\/em><\/p>\n<p><em>Mais voicique l&#8217;Amante aux cruels ongles longs<\/em><\/p>\n<p><em>Soudain la ressaisit, et l&#8217;\u00e9treint, et l&#8217;embrasse<\/em><\/p>\n<p><em>D&#8217;une ardeur si sauvage et si douce \u00e0 la fois,<\/em><\/p>\n<p><em>Que le beau corps bris\u00e9 s&#8217;offre, en demandant gr\u00e2ce,<\/em><\/p>\n<p><em>Dans un r\u00e2le d&#8217;amour, de d\u00e9sirs et d&#8217;effrois.<\/em><\/p>\n<p><em>Et le sanglot qui monte avec monotonie,<\/em><\/p>\n<p><em>S&#8217;exasp\u00e8rant enfn de trop de volupt\u00e9,<\/em><\/p>\n<p><em>Hurle comme l&#8217;on hurle aux momentsd&#8217;agonie,<\/em><\/p>\n<p><em>Sans espoir d&#8217;attendrir l&#8217;immense surdit\u00e9.<\/em><\/p>\n<p><em>Puis, l&#8217;atroce silence , et l&#8217;horreur qu&#8217;il apporte,<\/em><\/p>\n<p><em>Le brusque \u00e9touffement de la plaintive voix,<\/em><\/p>\n<p><em>Et sur le cou, pareil \u00e0 quelche tige morte,<\/em><\/p>\n<p><em>Bl\u00eamit la marque verte et sinistre des doigts.<\/em><\/p>\n<p><em>DESIDERIO<\/em><\/p>\n<p><em>Lei \u00e8 stanca, dopo tante sfibranti lussurie.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;odore che emanano le membra martoriate<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 pieno del ricordo di lente contusioni.<\/em><\/p>\n<p><em>La dissolutezza ha scavato nei suoi occhi cupi.<\/em><\/p>\n<p><em>E la febbre di notti avidamente sognate<\/em><\/p>\n<p><em>Ancor pi\u00f9 rischiara i pallidi capelli biondi.<\/em><\/p>\n<p><em>I suoi gesti conservano languori nervosi.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma ecco che l&#8217;Amante dalle crudeli unghie lunghe<\/em><\/p>\n<p><em>Subito la riafferra, la stringe e l&#8217;abbraccia<\/em><\/p>\n<p><em>Con una passione s\u00ec feroce e al tempo stesso dolce,<\/em><\/p>\n<p><em>Che il bel corpo sfinito s&#8217;offre, chiedendo venia,<\/em><\/p>\n<p><em>In un affanno d&#8217;amore, di desideri e paure.<\/em><\/p>\n<p><em>E il singulto cresce con malinconia,<\/em><\/p>\n<p><em>esasperandosi infine dalla troppa volutt\u00e0,<\/em><\/p>\n<p><em>Urlo diviene come s&#8217;urla nei momenti d&#8217;agonia,<\/em><\/p>\n<p><em>Disperando di attenuare l&#8217;immensa sordit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Poi, l&#8217;atroce silenzio ,e l&#8217;orrore che ne deriva,<\/em><\/p>\n<p><em>Il brusco soffocare della voce lamentosa,<\/em><\/p>\n<p><em>e sul collo, simile a un gambo morto,<\/em><\/p>\n<p><em>Il livido verde e sinistro delle dita.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Destino immeritato, quello della poetesse Ren\u00e9e Vivien, al secolo Pauline Mary Tarn, inglesina trapiantata in Francia e autrice di versi in lingua francese. 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