{"id":23783,"date":"2020-03-30T12:42:00","date_gmt":"2020-03-30T12:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/03\/30\/ce-biel-chal-e-la-a-messe\/"},"modified":"2020-03-30T12:42:00","modified_gmt":"2020-03-30T12:42:00","slug":"ce-biel-chal-e-la-a-messe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/03\/30\/ce-biel-chal-e-la-a-messe\/","title":{"rendered":"Ce biel ch&#8217;al \u00e8 la a Messe"},"content":{"rendered":"<p><em>Ce biel ch&#8217;al \u00e8 l\u00e2 a Messe<\/em> (in lingua friulana): che bella cosa \u00e8 andare alla santa Messa! Ce ne accorgiamo adesso, che le chiese sono chiuse o che sono aperte, ma \u00e8 proibito entrarvi in pi\u00f9 di due o tre, e comunque senza poter partecipare alla santa Messa. Siamo esclusi dal Sacrificio eucaristico: i sacerdoti continuano a celebrarlo, ma da soli, a porte chiuse. Noi possiamo solo guardare la Messa alla televisione o ascoltarla alla radio; o pregare per conto nostro. E questo nel bel mezzo della pi\u00f9 grave situazione d&#8217;emergenza che abbia mai colpito l&#8217;intero Paese, anzi l&#8217;intero continente europeo e quasi tutto il mondo, dalla fine della Seconda guerra mondiale. In poche settimane, in pochi giorni, in poche, ore siamo piombati nell&#8217;incubo dell&#8217;isolamento, della solitudine e della paura, con la televisione quale sola compagnia, la quale invece di confortarci e rassicurarci, non cessa un solo minuto di bombardarci con messaggi allarmistici, angosciosi, terrorizzanti. Lo Stato ci ha abbandonati: non \u00e8 stato in grado di proteggerci ma in compenso ci minaccia, sguinzagliando le forze dell&#8217;ordine contro di noi, per il gravissimo reato di uscir di casa senza un valido e impellente motivo. Qualunque vigile o poliziotto ci pu\u00f2 fermare, interrogare e decidere, a suo giudizio, se lasciarci andare o infliggerci una multa salatissima ed eventualmente una denuncia penale. Se siamo negozianti, e i clienti sono entrati troppo numerosi nel locale, sempre a suo giudizio, magari in tre o quattro in una piccola bottega di paese, pu\u00f2 multarci e anche farci abbassare le saracinesche, per insegnarci ad esser cittadini pi\u00f9 disciplinati e rispettosi della legge. Se poi stiamo andando in chiesa, sia pure la pi\u00f9 vicina a casa nostra, per dire una preghiera, anche in quel caso ci possono fermare e interrogare: era proprio necessario? La nostra non era, secondo le autorit\u00e0, una necessit\u00e0 primaria: potevamo benissimo pregare a casa nostra; una necessit\u00e0 primaria, secondo le autorit\u00e0, \u00e8 il fumo, quindi potevamo andare dal tabacchino, quello s\u00ec, o al distributore automatico delle sigarette; ma in chiesa, meglio di no. E il Santissimo, e l&#8217;adorazione? Questi sono dettagli che non interessano alle forze dell&#8217;ordine. In breve, rischiamo una multa anche per essere andati a pregare. A Cerveteri la santa Messa \u00e8 stata interrotta perch\u00e9 il sacerdote si era ostinato a celebrarla, sia pure con pochissime persone e ben distanziate fra loro, alcune anche all&#8217;esterno, tenendo la porta aperta. A Giulianova, provincia di Teramo, la polizia ha denunciato il sindaco che si era recato in un santuario, accompagnato da poche persone, per dedicare la sua citt\u00e0 alla Madonna dello Splendore, l\u00ec venerata. Questa \u00e8 l&#8217;aria che tira nell&#8217;Italia laicista e secolarizzata del terzo millennio. Le chiese si potevano usare, fino a ieri, per allestirvi concerti rock di propaganda omosessualista, e naturalmente per dare da mangiare e da dormire ai poveri e ai migranti; ma adesso che servirebbero, pi\u00f9 che mai, per permettere ai fedeli di pregare, di implorare l&#8217;aiuto di Dio, di partecipare al sacrificio Eucaristico mediante la santa Comunione, le chiese restano chiuse o sono aperte di straforo, ma solo a pochissimi e per la benevolenza delle autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Confessiamolo: non ce lo aspettavamo. Questo colpo ci ha tramortiti ed \u00e8 arrivato del tutto inaspettato. Avremmo dovuto prevederlo, invece, perch\u00e9 da anni, anzi da svariati decenni, i segnali di quel che si stava preparando c&#8217;erano, ed erano evidenti: non parliamo di epidemie virali, ma del distacco graduale e irreversibile della nostra societ\u00e0 dal sacro, clero compreso, anzi, clero in testa, a partire dal Vaticano II. Questo \u00e8 il logico, lineare punto d&#8217;arrivo della sedicente chiesa in uscita dei sedicenti vescovi di strada, che altro non \u00e8 se non la diabolica contraffazione della vera chiesa: essa \u00e8, per usare le parole della veggente, beata Caterina Emmercik, <em>la chiesa delle tenebre<\/em>. I segni, ripetiamo, erano chiarissimi, ma occorreva aver voglia di vederli. Preti che usano l&#8217;omelia per far propaganda politica e per incitare i fedeli a profanare i Sacramenti; conventi adoperati per tenervi veglie di preghiera a sostegno dell&#8217;omoeresia o sedicenti corsi di affettivit\u00e0 gay; un &quot;magistero&quot; diabolicamente impegnato a confondere le menti, a intorbidare la Verit\u00e0, ad allontanare anzich\u00e9 avvicinare le anime a Ges\u00f9 Cristo, lusingandole con fallaci promesse e illudendole che il peccato non \u00e8 pi\u00f9 peccato, che non ci sar\u00e0 il giudizio, che l&#8217;inferno non esiste; e via di seguito con eresie e bestemmie sempre peggiori, sempre pi\u00f9 orribili, sempre pi\u00f9 sfrontate: di quali altri segni avremmo dovuto aver bisogno, per capire? Non basta il vescovo di Innsbruck che espone crocifissi rotti in guisa di lancette dell&#8217;orologio, e rane crocifisse al posto di Ges\u00f9? Non bastava il vescovo di Terni che faceva affrescare l&#8217;intera controfacciata del suo duomo con un blasfemo &quot;redentore&quot; che chiama a s\u00e9 i peccatori impenitenti, un affresco che \u00e8 una manifesta apologia del peccato contro natura, e col bravo vescovo che si fa raffigurare, compiaciuto e sorridente, in mezzo a quella bella compagnia? E non bastava quel prete che affigge cartelli per intimare ai cattolici &quot;razzisti&quot;, cio\u00e8 contrari all&#8217;invasione afro-islamica dell&#8217;Italia, di starsene a casa, e che si mette a intonare <em>Bella ciao<\/em> quale canto liturgico per concludere la santa Messa? Di quali altri segni avevamo bisogno per capire? Che altro avrebbero dovuto fare, che altro doveva succedere per aprirci gli occhi? E intanto un sacerdote onesto come don Minutella, scomunicato <em>due volte<\/em>; un arcivescovo coraggioso, come monsignor Vigan\u00f2, costretto a vivere nascosto; e un ordine religioso totalmente devoto a Maria Immacolata, come i Francescani di padre Manelli, commissariati, umiliati, costretti a lasciare il convento. S\u00ec, una chiesa delle tenebre: coi buoni cacciato fuori e i cattivi, o i pessimi, onorati e riveriti, e promossi alle pi\u00f9 alte posizioni della gerarchia ecclesiastica.<\/p>\n<p>In quest&#8217;ora cos\u00ec tragica, pi\u00f9 che per l&#8217;emergenza sanitaria in s\u00e9, insensatamente dilatata oltre ogni limite, per il futuro delle nostre libert\u00e0 civili e, pi\u00f9 ancora, per il vuoto spaventoso che si \u00e8 prodotto nelle nostre anime, ormai cos\u00ec lontane Dio che ben pochi si ricordano ancora che da Lui, e solo da Lui, vengono la vita e la morte, e non dalla scienza, meno ancora da una scienza atea e materialista, torniamo col pensiero alle liete mattine di domenica della nostra infanzia, quando la Messa era ancora la vera Messa cattolica, la dottrina era ancora quella compendiata nel Catechismo di Pio X, e la fede era ancora la fede cattolica, quella autentica e non quella intrisa di modernismo massonico e di accomodamenti e compiacenze verso il mondo, preludio alla resa ingloriosa cui stiamo ora assistendo. Non la Messa del sabato sera, ma la vera Messa, quella della domenica: perch\u00e9 Ges\u00f9 Cristo \u00e8 Risorto la domenica mattina, non il sabato sera; e il clero cattolico aveva ancora la fierezza di essere quel che era, la fierezza di chi sa chi \u00e8, da dove viene e cosa ci sta a fare al mondo: senza complessi e sensi d colpa, senza l&#8217;assurda smania di domandare continuamente perdono al mondo intero per le colpe, vere o presunte, del passato. Un clero fiero, una dottrina salda, una piet\u00e0 del popolo cristiano molto sentita: con la chiese strapiene, nella Settimana Santa, per ascoltare i predicatori e con gli altari, bellissimi, tutti pieni di fiori, adornati per le Quarant&#8217;ore come si conviene alla Sposa del Signore che sta aspettando l&#8217;arrivo del suo Sposo (mentre i preti arcobaleno di oggi, volti nuovi dell&#8217;eterna ipocrisia farisaica, obietterebbero che i soldi spesi per acquistare tutti quei fiori sarebbero dovuti andare ai poveri). L&#8217;aria risuonava del suono festoso delle campane di quasi cento campanili: ch\u00e9 tante chiese aveva la nostra citt\u00e0, pur non essendo molto grande, fra pubbliche e private dei diversi ordini religiosi; mentre oggi ne restano aperte al culto forse un terzo, forse meno, le altre sono chiuse o cedute alle varie comunit\u00e0 ortodosse, qualcuna \u00e8 perfino diventata una palestra o una sala congressi. Allora tutta la nostra famiglia, coi vestiti della domenica, si recava alla santa Messa e noi bambini spesso la servivamo da chierichetti. Abitavamo in una vecchia casa del centro e la nostra parrocchia era la Cattedrale della Beata Vergine Maria: chiesa meravigliosa, con l&#8217;esterno romanico-gotico e l&#8217;interno barocco, sfarzosissimo, ricco di altari marmorei, colonne attortigliate, statue e bassorilievi, e con due magnifici cori lignei intarsiati e decorati e le volte altissime dalle quali pioveva una mistica luce che creava meravigliosi chiaroscuri. Come dimenticare la stupenda Annunciazione del Torretto: l&#8217;Arcangelo Gabriele a sinistra dell&#8217;altar maggiore e la Madonna a destra, verso la quale correvano gli sguardi per tutto il tempo della sacra funzione? Come scordare la cupola verso la quale saliva il fumo dell&#8217;incenso? E l&#8217;intensit\u00e0, la solennit\u00e0 dei celebranti il divino Sacrificio? E la bellezza maschia, austera, armoniosa, del canto gregoriano? E le note possenti che si spandevano dall&#8217;organo posto lass\u00f9, a un&#8217;altezza vertiginosa, e scendevano con tanta dolcezza, quasi ad accarezzare i fedeli?<\/p>\n<p>Poi \u00e8 venuto il Concilio ed \u00e8 venuta la cosiddetta riforma liturgica. Non vogliamo vantare meriti inesistenti e perci\u00f2 non diremo che comprendemmo subito l&#8217;inganno vergognoso, la diabolica truffa che si celava dietro i tanto strombazzati cambiamenti e rinnovamenti; del resto, cosa poteva capire un bambino che aveva appena fatto la Prima Comunione e la Cresima? Poteva intuire qualcosa, forse; cogliere certe sensazioni, per\u00f2 assai vagamente, assai confusamente. Tutti parevano tranquilli e perfino ottimisti: c&#8217;era quasi un clima di euforia. Fin da subito furono pochi, pochissimi, a manifestare ad alta voce i loro dubbi, le loro perplessit\u00e0. Ne vogliamo ricordare uno, forse il solo del nostro Friuli, a prendere da subito le distanze dallo sciagurato indirizzo conciliare: don Luigi Cozzi, severo parroco di Solimbergo, che allora per\u00f2 non conoscevamo e che abbiamo &quot;scoperto&quot; solo molto pi\u00f9 tardi, dopo la sua morte. Gli altri parevano assecondare il movimento, o piuttosto lo slittamento generale: e se non manifestavano dubbi loro, perch\u00e9 mai avrebbero dovuto averne i semplici laici? Nondimeno qualche volta, dopo aver cambiato casa, ma sempre in centro e sotto la parrocchia della Cattedrale, per sottrarci alla fiera delle vanit\u00e0 della Messa grande, con le signore ingioiellate e impellicciate, e perfino coi cavallerizzi che si presentavano in stivaloni e tenuta da equitazione sotto il soprabito, qualche volta avevamo preso l&#8217;abitudine di andare alla santa Messa nella chiesa dei Frati Minori, Santa Maria della Neve (che nel 1880 accolse il giovane Leopoldo Mandi\u0107), in un&#8217;atmosfera assai pi\u00f9 semplice e popolare. I cappuccini vantavano un&#8217;antica presenza nella nostra citt\u00e0, che risaliva al Medioevo, quando si prodigavano per gli appestati del Lazzaretto (s\u00ec, perch\u00e9 un tempo i sacerdoti e i religiosi non avevano paura del contagio e non si chiudevano in casa, come oggi: conosciamo tutti la storia di padre Cristoforo per aver letto i <em>Promessi Sposi<\/em>, no?) e il loro convento, con la chiesa annessa, sorgeva in via Ronchi, uno degli antichi &quot;borghi&quot;. L\u00ec, fra le persone semplici di un rione povero e quasi periferico, ci sentivamo pi\u00f9 a nostro agio; soprattutto si sentiva di pi\u00f9 la presenza del Signore. La chiesa esiste ancora, ma \u00e8 chiusa e sprangata: non temporaneamente, per il Covid 19, ma in via definitiva, perch\u00e9 alcuni anni fa il convento \u00e8 stato chiuso per mancanza di vocazioni, e gli ultimi, pochi cappuccini, vecchi e malati, se ne sono andati dalla citt\u00e0, dopo secoli di presenza ininterrotta. Proprio negli anni della nostra infanzia, e sull&#8217;onda del famoso rinnovamento conciliare, la Chiesa invece carezzava grandiosi progetti d&#8217;espansione: e i cappuccini avevano fatto costruire una chiesa pi\u00f9 grande in periferia, in via Chiusaforte, e un convento molto pi\u00f9 spazioso, che avrebbe dovuto ospitare le decine e decine di nuovi confratelli che sicuramente lo &quot;spirito&quot; del Concilio avrebbe suscitato. \u00c8 andata a finire che quel convento \u00e8 rimasto malinconicamente vuoto e pi\u00f9 tardi \u00e8 stato venduto all&#8217;universit\u00e0, che ha trasformato la chiesa in auditorium. Altro che nuove vocazioni! E cos\u00ec in tutta la regione, col grande seminario, accanto al quale si passava per recarsi dai frati, svuotatosi quasi da un giorno all&#8217;altro e poi trasferito altrove, ma decimato e accorpandolo con altre due diocesi; cos\u00ec pure in tutta l&#8217;Italia. Come fu detto, al posto dell&#8217;attesa primavera era arrivato l&#8217;inverno.<\/p>\n<p>E adesso, eccoci qui. Non abbiamo pi\u00f9 il conforto della santa Messa e la gioia della Comunione: non perch\u00e9 ce l&#8217;abbia rubata l&#8217;emergenza sanitaria, ma perch\u00e9 ci siamo allontanati da Dio e, peggio ancora, abbiamo chiamato questo allontanamento, un avvicinamento. Abbiamo fatto finta che operare tutto il contrario di ci\u00f2 che dice il Vangelo, si potesse contrabbandare per rinnovamento del Vangelo; ci siamo presi la libert\u00e0 di rinnovare, cio\u00e8 di cambiare, la Parola di Dio, e di rielaborare e &quot;perfezionare&quot; le sue sante Volont\u00e0. Falsari sacrileghi, abbiamo mutato e pervertito la Verit\u00e0 di Dio con una &quot;verit\u00e0&quot; tutta nostra, tutta umana, senza per\u00f2 avere il coraggio di dir le cose come stavano e cio\u00e8 che, per noi, <em>Dio \u00e8 morto<\/em>. In questi ultimi giorni la cosa \u00e8 del tutto evidente, ma lo sarebbe stata anche dieci, venti o trenta anni fa, se solo avessimo saputo guardare meglio, soprattutto entro noi stessi. Quanti di noi sono rimasti fedeli, sono stati capaci di vivere la vita che piace a Dio e non quella che piace agli uomini? Quanti si sono ricordati che la vita senza la Grazia \u00e8 una vita bassa, materiale, animalesca, dalla quale non pu\u00f2 venire nulla di buono? Certo, abbiamo l&#8217;attenuante che il clero, la nostra guida, partendo dai teologi e dai cardinali, e poi gi\u00f9, fino all&#8217;ultimo &quot;prete di strada&quot; esibizionista e narcisista, ha tradito per primo: si \u00e8 ingannato o ci ha ingannati, o entrambe le cose insieme. Noi, per\u00f2, non siamo esenti da colpa. Sapevamo la verit\u00e0, perch\u00e9 abbiamo avuto la fortuna di conoscere la vera Chiesa e di venir formati da essa, con materne premure: dovevamo perci\u00f2 capire. Una cosa sola possiamo fare, arrivati a questo punto: gettarci in ginocchio e dire: <em>Domine, non sum dignus<\/em>: \u00abSignore, non sono degno; ma Tu di&#8217; soltanto una Parola ed ecco, io sar\u00f2 salvato\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ce biel ch&#8217;al \u00e8 l\u00e2 a Messe (in lingua friulana): che bella cosa \u00e8 andare alla santa Messa! 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