{"id":23763,"date":"2008-10-02T11:15:00","date_gmt":"2008-10-02T11:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/02\/inutilita-del-capire-e-inafferrabilita-del-vero-ecco-la-cattiva-dottrina-che-inquina-le-sorgenti-della-vita\/"},"modified":"2008-10-02T11:15:00","modified_gmt":"2008-10-02T11:15:00","slug":"inutilita-del-capire-e-inafferrabilita-del-vero-ecco-la-cattiva-dottrina-che-inquina-le-sorgenti-della-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/02\/inutilita-del-capire-e-inafferrabilita-del-vero-ecco-la-cattiva-dottrina-che-inquina-le-sorgenti-della-vita\/","title":{"rendered":"Inutilit\u00e0 del capire e inafferrabilit\u00e0 del vero: ecco la cattiva dottrina che inquina le sorgenti della vita"},"content":{"rendered":"<p>\u00abSapeva o no, la Grande Signorina? Si era mai resa conto della ferocia terroristica della sua letteratura?\u00bb. Queste parole sono state l&#8217;epitaffio di Alberto Arbasino per la scomparsa della scrittrice inglese Ivy Compton Burnett (Londra, 1884-1969), autrice di romanzi in cui univa a una scrittura sorvegliatissima e brillante l&#8217;analisi spietata di una borghesia che nasconde i suoi vizi dietro il velo della rispettabilit\u00e0 e si scatena, all&#8217;interno della famiglia, in rancori, vendette, incesti e ogni sorta di vizio e perversione.<\/p>\n<p>Non sono \u00absoltanto\u00bb (si fa per dire) opere di una raffinata e sottile, fredda crudelt\u00e0 psicologica: sono opere infernali, nel vero senso della parola. In esse non vi \u00e8 taccia di valori positivi; tutti i personaggi, dal primo all&#8217;ultimo, sono ferocemente egoisti, fatui, irresponsabili; tutti cercano, pi\u00f9 o meno consapevolmente, l&#8217;autodistruzione, attraverso una lenta discesa nei gorghi di una progressiva, inesorabile degradazione. Neppure i bambini di salvano: sono intelligenti, crudeli e disumani come i loro genitori: piccoli manichini che anatomizzano la vita con la cattiveria metodica e implacabile con cui potrebbero sezionare una lucertola.<\/p>\n<p>In fondo, sarebbero personaggi e situazioni quasi ridicoli, tanto sono spinti fino all&#8217;estremo limite dell&#8217;assurdo (non per nulla il \u00abmaestro nascosto\u00bb della Compton-Burnett\u00bb \u00e8 Lewis Carroll, l&#8217;autore di <em>Alice nel paese delle meraviglie<\/em>); se non che il sorriso si gela sulle labbra del lettore, sopraffatto dalla netta sensazione che l&#8217;Autrice <em>non stia affatto scherzando.<\/em> Ella \u00e8 realmente convinta che la vita sia una cosa assurda, ridicola e pietosa; che gli esseri umani siano soltanto dei burattini ipocriti e astutamente crudeli; che la sincerit\u00e0, la lealt\u00e0, la benevolenza e la comprensione umana non esistano che nelle pagine dolciastre di qualche vecchio libro inutile e polveroso. E tutto questo, unito alla sua gelida impassibilit\u00e0, \u00e8 semplicemente terribile.<\/p>\n<p>In uno dei suoi romanzi \u00abminori\u00bb, ma pi\u00f9 significativi, <em>Il presente e il passato<\/em> (titolo originale: <em>The Present and the Past<\/em>, Victor Gollancz Ldt, London, 1953; traduzione italiana di Bruno Finzi e Camillo Pennati, Einaudi Editore, Torino, 1980), uno dei suoi personaggi dice, a un certo punto: <em>\u00abA che cosa serve sapere le cose quando non si deve far altro che invecchiare sempre di pi\u00f9 e morire prima di aver saputo tutto?\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>Ecco: questa \u00e8 la cattiva dottrina che inquina le sorgenti stesse della vita.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un particolare, che rende particolarmente distruttivo il messaggio delle opere della scrittrice inglese: i suoi personaggi, infatti, sono intelligenti (lo si vede dalla brillantezza veramente inesauribile dei loro dialoghi), ma anche, <em>e nello stesso tempo<\/em>, terribilmente, insopportabilmente sciocchi. Vogliamo dire che la loro intelligenza \u00e8 tutta di testa, cerebrale, senz&#8217;anima; ma, nelle concrete circostanze della vita, agiscono come dei folli o come dei perfetti sventati, fino a sfiorare la parodia del <em>nonsense<\/em> assoluto. La loro intelligenza, dunque, \u00e8 perfettamente sterile: \u00e8 solo un gioco elegante, che consente loro di sfoggiare uno spirito caustico e brillante; ma, per il resto, in essi vi \u00e8 una disarmonia grottesca e quasi ripugnante: non hanno la minima idea di che cosa significhi accogliere con gratitudine la vita, sforzarsi di capire il prossimo. Sono solo tanti piccoli Narciso intrappolati nella seduzione di se stessi.<\/p>\n<p>Eppure, in fondo in fondo, qualche cosa si agita in quei mostruosi manichini; si intuisce la presenza di un&#8217;inquietudine profonda, di un malessere che non trova la strada per venire alla luce. E la chiave di ci\u00f2 sta proprio in quella frase, dove al senso dell&#8217;inutilit\u00e0 del capire e dell&#8217;inafferrabilit\u00e0 del vero, si unisce la confessione del rammarico per la condizione dell&#8217;uomo, impossibilitato a <em>comprendere<\/em> prima che sia troppo tardi, prima che la morte sopraggiunga.<\/p>\n<p>Il caso di Ivy Compton-Burnett ci sembra altamente emblematico di tutto un indirizzo della cultura moderna, che non riguarda solo la poesia e la letteratura, ma che investe ogni ramo del sapere, scienza e tecnica incluse, e ogni manifestazione del sentimento, come la musica, la danza, il gioco e perfino le attivit\u00e0 sportive. Ovunque ristagna la stessa atmosfera opprimente e claustrofobica; ovunque si va a sbattere in un labirinto di specchi che ci rimandano sempre, ossessivamente, la nostra stessa immagine; ovunque aleggiano i fantasmi del disgusto, della noia, della rabbia e della disperazione, cupi compagni di una umanit\u00e0 demente e disperata.<\/p>\n<p>Ora, non vi \u00e8 nulla di strano nel fatto che un gran numero di persone della societ\u00e0 moderna abbiano preso la penna in mano per tradurre sulla carta le loro angosce, le loro paure, la loro desolazione nei confronti della vita: perch\u00e9 la societ\u00e0 moderna \u00e8, fondamentalmente, una fabbrica di angoscia, paura e desolazione, oltre che di una quantit\u00e0 sovrabbondante di beni di consumo e di servizi che ci vengono presentati come indispensabili, mentre, spesso, nel migliore dei casi, sono assolutamente inutili (basti penare a come sono organizzate le banche, oggi).<\/p>\n<p>La cosa strana, per cos\u00ec dire, e soprattutto allarmante, \u00e8 che la critica e il pubblico abbiamo fatto di questi intellettuali amareggiati, cinici e disperati i loro <em>ma\u00eetres \u00e0 penser<\/em>: questo \u00e8 il dato su cui riflettere, questa \u00e8 la grande anomalia. In una societ\u00e0 sana e innamorata della vita, quei signori e le loro opere sarebbero considerati con raccapriccio e, al massimo, con un sentimento di compassione: invece accade che essi siano elogiati ed acclamati come dei geni, come degli eroi, come dei profeti: i profeti del nulla, appunto.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 vuol dire che la societ\u00e0 in cui viviamo \u00e8 stanca della vita e non crede pi\u00f9 in s\u00e9 stessa, non crede pi\u00f9 in niente. Ormai tutti i sedicenti intellettuali fanno a gara a chi le spara pi\u00f9 grosse: di cinismo in cinismo, di provocazione in provocazione, di dissacrazione in dissacrazione, sembra che ormai non sia rimasto pi\u00f9 nulla su cui puntare le artiglierie ad alzo zero; pi\u00f9 nulla contro cui valga ancora la pena di accanirsi.<\/p>\n<p>Ma, in nome del Cielo, possibile che non ci si renda conto che questo gioco al massacro \u00e8 giocato tutto sulla nostra pelle? Che ogni libro come <em>Il presente e il passato<\/em>, specialmente se viene accolto dalla critica come l&#8217;ultimo prodotto della genialit\u00e0 letteraria, \u00e8 un altro chiodo che stiamo piantando sulla nostra stessa bara? Che ogni frase come <em>\u00abA che cosa serve capire?\u00bb<\/em> \u00e8 un frutto avvelenato, che viene gettato sulla tavola dei nostri figli, inquinando fin nei giovani il gusto della vita e la fiducia nel domani?<\/p>\n<p>Diceva Erich Fromm che le societ\u00e0 <em>necrofile<\/em> si riconoscono per il loro rincorrere la morte, per il loro baloccarsi con una feroce e scoperta volont\u00e0 di autodistruzione. Societ\u00e0 necrofile non sono state soltanto la Germania hitleriana e l&#8217;Unione Sovietica staliniana: lo \u00e8 anche la nostra. Necrofilia non fa rima solo con totalitarismo, ma anche con democrazia, societ\u00e0 dei consumi e del tanto decantato \u00abbenessere\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 scritto nel <em>Libro della Sapienza<\/em> (1, 12-14):<\/p>\n<p><em>Non rincorrete la morte<\/em><\/p>\n<p><em>abbandonando la strada che porta alla vita.<\/em><\/p>\n<p><em>Non distruggetevi con le vostre mani.<\/em><\/p>\n<p><em>Ricordate: Dio non ha creato la morte<\/em><\/p>\n<p><em>e non viole la morte degli uomini.<\/em><\/p>\n<p><em>Ha creato le cose perch\u00e9 esistano;<\/em><\/p>\n<p><em>le forze presenti nel mondo sono per la vita<\/em><\/p>\n<p><em>e non hanno in s\u00e9 alcun germe di distruzione.<\/em><\/p>\n<p>Stiamo attenti a non giocare un po&#8217; troppo con le parole; stiamo attenti a questo gioco al massacro. Dalle pagine dei libri di Sartre, <em>la nausea<\/em> &#8211; intesa come categoria esistenziale &#8211; \u00e8 passata nelle nostre vite, nel nostro modo di vedere il mondo: che si \u00e8 fatto sempre pi\u00f9 disincantato, sempre pi\u00f9 cinico, sempre pi\u00f9 amorale; e, in fondo, sempre pi\u00f9 disperato.<\/p>\n<p>E che dire dell&#8217;architettura elefantiaca e disumana delle grandi citt\u00e0? Che dire della musica rock inneggiante alla distruzione e alla blasfemia? Che dire della sarabanda infernale in cui abbiamo deciso di gettarci nel nostro tempo libero, a cominciare dalle discoteche, infestate dalla droga e dall&#8217;abuso dei superalcolici, e trasformate in sfrenati baccanali del sesso ?<\/p>\n<p>Che dire, infine &#8211; e pi\u00f9 grave di tutto &#8211; di quel sorrisetto di derisione &#8211; oh, quello s\u00ec, veramente <em>diabolico<\/em> &#8211; con il quale la nostra societ\u00e0, a cominciare dai tanto decantati <em>ma\u00eetres \u00e0 penser<\/em>, accoglie tutto ci\u00f2 che \u00e8 limpido, onesto, disinteressato, o, puramente e semplicemente (<em>horribile dictu!<\/em>), \u00abbuono\u00bb?<\/p>\n<p>Tutto questo non \u00e8 rimasto senza conseguenze nei comportamenti quotidiani di milioni e milioni di persone.<\/p>\n<p>Ma, lasciando da parte &#8211; in questa sede &#8211; le tristissime pagine della cronaca nera (che sta diventando realmente, da un po&#8217; di anni a questa parte, sempre pi\u00f9 <em>nera<\/em>), il comportamento in cui i riflessi della cultura nichilista dominante appaiono pi\u00f9 incisivi e pericolosi sono quelli relativi alla paternit\u00e0 e alla maternit\u00e0.<\/p>\n<p>In una societ\u00e0 fondamentalmente sana, <em>biofila<\/em> (e sia pure con la sua brava percentuale di mele marce, come \u00e8 umanamente inevitabile), l&#8217;arrivo di un figlio \u00e8 desiderato e accolto come una benedizione. In una societ\u00e0 <em>necrofila<\/em>, al contrario, l&#8217;idea di un figlio che potrebbe nascere \u00e8 vista in primo luogo come un <em>problema.<\/em> Non staremo qui a sciorinare le statistiche e le percentuali che gi\u00e0, pi\u00f9 o meno, tutti conoscono; e di come l&#8217;Europa, e in modo particolare l&#8217;Italia, siano scese al livello di crescita demografica \u00abzero\u00bb. Non lo faremo, perch\u00e9 quel che conta non \u00e8 buttare l\u00e0 un fatto, ma cercare di interpretarlo.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, quei politici i quali proclamano di voler aiutare le famiglie mediante adeguati provvedimenti economico-sociali (ammesso e non concesso che non si limitino alle parole), sfiorano soltanto la superficie del problema: che non \u00e8, come ci piacerebbe credere, solo o principalmente economica. La verit\u00e0, nuda e sgradevole, \u00e8 che la nostra societ\u00e0 ha smesso di fare figli perch\u00e9 non crede pi\u00f9 nella vita, perch\u00e9 si \u00e8 disamorata del futuro.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, possiamo anche tirar fuori, a parziale giustificazione, ogni sorta di difficolt\u00e0 materiali: la precariet\u00e0 del lavoro, i prezzi proibitivi delle case, perfino il senso di responsabilit\u00e0 nei confronti delle future generazioni, le quali dovranno fare i conti con il buco nell&#8217;ozono, con le piogge acide e con la desertificazione del pianeta; ma sono tutte storie.<\/p>\n<p>Non che &#8211; intendiamoci bene &#8211; quei problemi non siano problemi reali: lo sono, eccome. Ma quando mai potrebbero impedire a un uomo e a una donna, i quali abbiano deciso di scommettere sul proprio amore, di crearsi una famiglia: a dispetto del lavoro precario e delle rate da pagare per il mutuo sulla casa? Forse che i nostri genitori, i nostri nonni si sposavano e facevano figli solo quando avevano tutte le garanzie possibili e immaginabili di una piena sicurezza economica? Neanche per sogno: comperavano i mobili un poco alla volta, pagandoli a rate; si adattavano a mille sacrifici, a mille incertezze: ma non si facevano fermare da simili considerazioni. E i figli che hanno messo al mondo, anche se non indossavano vestitini firmati e non andavano a scuola con il merendino della pubblicit\u00e0 televisiva, ma con una mela o un panino al formaggio fatto in casa, non sono cresciuti poi tanto male. Avevano ricevuto innanzitutto dei valori, oltre che l&#8217;amore di un padre e di una madre: e questo \u00e8 l&#8217;essenziale. Il resto, \u00e8 solo fumo negli occhi.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, poich\u00e9 sappiamo (anche perch\u00e9 ne conosciamo diverse) che esistono realmente delle persone sensibili e scrupolose, le quali non osano mettere al mondi dei figli, pensando alla enorme responsabilit\u00e0 che si assumerebbero, in un contesto cos\u00ec compromesso come quello in cui viviamo, ci preme chiarire subito un punto di capitale importanza.<\/p>\n<p>Un uomo e una donna, i quali decidono di mettere al mondo un figlio, non sono affatto i \u00abcreatori\u00bb di quella vita; n\u00e9, di conseguenza, ne sono gli unici responsabili. Non dobbiamo sopravvalutarci. Noi esseri umani possiamo dire <em>s\u00ec<\/em> oppure <em>no<\/em> al grande flusso della vita universale; ma si tratta di una forza molto pi\u00f9 grande di noi, che di noi si serve, ma che procederebbe comunque, anche se decidessimo di non prestarle pi\u00f9 alcuna collaborazione.<\/p>\n<p>Noi non siamo i padroni della vita; e la vita non ha bisogno dei nostri ragionamenti per sussistere; a noi \u00e8 dato soltanto di renderci disponibili al suo progetto. Noi possiamo contribuire a trasmetterla, non ne siamo di certo i padroni. Siamo gli operai della vigna: a noi \u00e8 dato soltanto di scegliere che tipo di operai vogliamo essere.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 togliere la vita \u00e8 male: ecco perch\u00e9 l&#8217;aborto, la guerra, la pena di morte sono azioni imperdonabili: noi non siamo i padroni della vigna; noi non abbiamo alcun diritto di strapparne i tralci &#8211; magari con la scusa che non danno frutto.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, la domanda \u00e8 solo e unicamente questa: che tipo di vignaioli scegliamo di essere?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abSapeva o no, la Grande Signorina? Si era mai resa conto della ferocia terroristica della sua letteratura?\u00bb. Queste parole sono state l&#8217;epitaffio di Alberto Arbasino per<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[92],"class_list":["post-23763","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23763","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23763"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23763\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23763"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23763"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23763"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}