{"id":23762,"date":"2015-09-29T12:25:00","date_gmt":"2015-09-29T12:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/29\/ogni-cattiva-azione-nasce-da-una-menzogna-che-raccontiamo-a-noi-stessi\/"},"modified":"2015-09-29T12:25:00","modified_gmt":"2015-09-29T12:25:00","slug":"ogni-cattiva-azione-nasce-da-una-menzogna-che-raccontiamo-a-noi-stessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/29\/ogni-cattiva-azione-nasce-da-una-menzogna-che-raccontiamo-a-noi-stessi\/","title":{"rendered":"Ogni cattiva azione nasce da una menzogna che raccontiamo a noi stessi"},"content":{"rendered":"<p>Il filosofo Antonio Rosmini diceva, molto giustamente, che ogni peccato \u00e8 la conseguenza di una menzogna che noi diciamo a noi stessi: di una infedelt\u00e0 al nostro senso della giustizia, di un tradimento della nostra coscienza. Perch\u00e9 il senso del bene, quello l&#8217;abbiamo iscritto nel fondo della nostra anima; e, se lo ignoriamo, e facciamo tutto il contrario di ci\u00f2 che esso ci indica, dobbiamo prima compiere una diabolica operazione ai nostri stessi danni, rivestita di astuzia apparente: prendere in giro il nostro senso morale, addormentare il nostro sentimento del buono e del giusto, convincere noi stessi che quello che ci apprestiamo a fare non \u00e8 il male che vediamo e che sappiamo essere tale, ma il bene che vorremmo raggiungere. Resta da vedere, naturalmente, se si tratta davvero di un bene, in primo luogo; e, in secondo luogo, se \u00e8 lecito perseguire un supposto bene per una via illecita, cio\u00e8 tale da configgere con il nostro senso della giustizia.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso della cupidigia, quello fra i vizi capitali che Dante considerava come il pi\u00f9 pericoloso, o, quanto meno, quello che egli considerava come il pi\u00f9 diffuso presso gli uomini del suo tempo e, dunque, suscettibile di provocare il male pi\u00f9 grande, tanto alle singole anime, quanto alla societ\u00e0 nel suo complesso. Il pedagogista Giovanni Modugno (1880-1957), figura interessante e ingiustamente dimenticata della cultura italiana del Novecento, sceglie, per esemplificare il modo in cui la cupidigia si fa strada con diabolica gradualit\u00e0 nell&#8217;anima umana, un romanzo a sua volta quasi dimenticato della scrittrice inglese George Eliot, \u00abRomola\u00bb &#8211; ben pi\u00f9 nota per il celebre romanzo \u00abIl mulino sulla Floss\u00bb -, da lei scritto nel 1862-63, e nel quale il crescendo dell&#8217;auto-inganno del protagonista, tanto volontario quanto malefico, assume forme altamente drammatiche, che ricordano, un po&#8217;, il crescendo infernale della discesa verso i gorghi del delitto nell&#8217;anima di Macbeth, nell&#8217;omonimo dramma shakespeariano.<\/p>\n<p>In termini cristiani, l&#8217;ottavo comandamento &#8212; non dire falsa testimonianza &#8212; ci ricorda che la prima falsa testimonianza, radice di tutte le altre, \u00e8 quella che noi rendiamo contro noi stessi, contro la nostra coscienza morale; pertanto, l&#8217;avidit\u00e0 che spinge un uomo a violare il decimo comandamento &#8212; in ultima analisi, il desiderio della roba altrui &#8212; si intreccia sinistramente e inestricabilmente con la violazione dell&#8217;ottavo: perch\u00e9, per poter perseguire liberamente il proprio proposito malvagio, quel tale uomo cercher\u00e0, innanzitutto, di convincere se stesso che quel desiderio non \u00e8 cattivo, magari sforzandosi di pensare che quella roba, in fondo, dovrebbe appartenere a lui, che ne \u00e8 pi\u00f9 degno, e non al suo legittimo proprietario, che, guarda caso, ne \u00e8 assolutamente indegno. Insomma, si tratta di persuadere se stessi che non si sta desiderando niente di illecito, mentre si sa benissimo, nelle profondit\u00e0 della coscienza, che si tratta solo di capziosi ragionamenti e di miserabili sofismi, aventi l&#8217;unico scopo di anestetizzare la ribellione della coscienza davanti alla prospettiva del male che si viene preparando.<\/p>\n<p>Ci piace riportare questa pagina, oggi pochissimo conosciuta, del pedagogista italiano (da: G. Modugno, \u00abReligione e vita\u00bb, Brescia, La Scuola Editrice, 1935, pp. 251-6):<\/p>\n<p>\u00abStudiare le opere dei grandi scrittori, che han saputo leggere nel fondo dell&#8217;anima umana, \u00e8 [&#8230;] un mezzo prezioso per prepararsi efficacemente a parlare dei Comandamenti e per guidare gli alunni pi\u00f9 maturi a cogliere le leggi della vita morale. Giorgio Eliot, per esempio, nel suo romanzo &quot;Romola&quot;, ci fornisce un esempio mirabile di quel che sono nella vita le reticenze, i sotterfugi, le bugie. Il suo protagonista, il giovane Tito Melema, personifica spaventosamente la tragedia della menzogna; eppure egli si presenta non solo bello, ma intelligente, pronto, tutto gentilezze e sorrisi. Come mai poi diffonde intorno a s\u00e9 tradimenti e dolori d&#8217;ogni sorta? Come mai diventa l&#8217;autore di una lunga serie d&#8217;infamie, di cui poi finisce coll&#8217;esser vittima? Eliot spiega stupendamente l&#8217;enigma. Dopo un naufragio, Tito si reca a Firenze, per vendere alcune gemme appartenenti al padre adottivo &#8212; Baldassarre Calvo &#8212; per ricavare la somma occorrente a riscattarlo dalle mani dei Turchi, che l&#8217;han preso prigioniero. Il dovere di Tito \u00e8 dunque chiaro e preciso: vendute le gemme, mettersi in viaggio per rintracciare e liberare il suo benefattore, che l&#8217;aveva sottratto, dall&#8217;et\u00e0 di sette anni, a una vita di miserie, di sozzure, di orrori, e condotto invece in una casa, che al bambino era sembrato un paradiso, dove non mancavano delicato nutrimento e, sulle ginocchia del suo salvatore, dolci carezze; dove infine era stato istruito e amato pi\u00f9 di un figlio<\/p>\n<p>Ma Tito ha con s\u00e9 una terribile nemica: la tendenza alle reticenze, anzi una vera abilit\u00e0 in esse, e di solito va innanzi seguendo gl&#8217;impulsi del momento: mentre sta trattando con persone di riguardo per vendere le gemme, travisa in parte i fatti, parla cio\u00e8 di Baldassarre come perduto nel naufragio: qui \u00e8 l&#8217;inizio della tragedia. Perch\u00e9 dare come notizia certa ci\u00f2 ch&#8217;era soltanto una possibilit\u00e0, non avendo nessuna prova sicura della morte del padre adottivo? Egli non aveva mai chiaramente confessato a se stesso i motivi della sua condotta, rimasti nella penombra della sua coscienza; e solo quando \u00e8 in possesso della somma, egli ha il primo colloquio con se stesso. E qui l&#8217;A. coglie una profonda verit\u00e0 psicologica acutamente messa in luce dal nostro Rosmini: &quot;ogni peccato si riduce a una menzogna che noi diciamo a noi stessi&quot;; &quot;prima d&#8217;operare il male esternamente, noi siamo riusciti ad ingannarci, a sedurci internamente, ed una parola interna falsa e bugiarda \u00e8 il fondamento di tutti i nostri regolamenti esteriori&quot; (Rosmini, &quot;Principi della scienza morale&quot;, p. 121).<\/p>\n<p>Un sincero e chiaro colloquio interiore avrebbe potuto salvar Tito dall&#8217;infamia del tradimento, giacch\u00e9 egli ha abbastanza chiaroveggenza per intendere che non potrebbe restar tranquillamente a Firenze &#8212; dove lo blandiscono onori, prosperit\u00e0 e dolci cure di un nascente amore &#8212; se fosse certo di sapere sotto il sole del mezzogiorno, su qualche infuocata costa remota, sotto la sferza di quel sole estivo, il vecchio e tenero padre adottivo trattato come uno schiavo tra le percosse degli aguzzini, sorretto dalla sola speranza che sarebbe stato riscattato coi danari delle gemme. Ma ecco i sofismi dell&#8217;autoinganno, dietro i quali va a trincerarsi per commettere l&#8217;infamia senza volerla considerar tale: ho io l&#8217;assoluta certezza ch&#8217;egli sia vivo, se nella galera che fu catturata dalla nave turca, c&#8217;era stata resistenza e probabilmente spargimento di sangue? S&#8217;era visto un uomo cadere in mare: non potrebbe essere stato proprio Baldassarre? Chi erano gli scampati e che cosa poteva essere accaduto fra le tante possibilit\u00e0? E allora, se non \u00e8 certo che Baldasarre sia nella schiavit\u00f9 e nemmeno fra i vivi, devo passar la vita a cercarlo? E conclude: credo che sia morto; ossia gli fa comodo creder cos\u00ec per appagare il suo segreto desiderio egoista, senza confessar chiaro e netto a se stesso che, impadronendosi di una somma non sua, egli commette un furto; che abbandonando al suo destino il suo benefattore, egli vien meno al suoi dovere di gratitudine. &quot;Sotto ogni segreto pensiero &#8212; dice profondamente Eliot &#8212; si nasconde una nidiata di desideri colpevoli, la cui malsana vita \u00e8 favorita dalle tenebre&quot;. La luce della verit\u00e0 sarebbe stata la sua salvezza, l&#8217;osservanza dell&#8217;ottavo Comandamento, la sua difesa; ma Tito ha preferito le tenebre, ha violato il Comandamento e si \u00e8 messo fatalmente sulla via del precipizio, mentendo a se stesso e agli altri. [&#8230;]<\/p>\n<p>&quot;Vi son dei momenti &#8212; osserva acutamente Eliot &#8212; in cui invece di noi sono le nostre passioni che parlano e decidono, e sembra che noi stiamo ad udirle, sorpresi. Esse portano in s\u00e9 un impulso di colpa, che in un momento compie l&#8217;opera di una lunga premeditazione&quot;: la paura di compromettersi e la sua prontezza gli avevano fatto di colpo intuire che il riconoscere Baldassarre in presenza dei suoi amici sarebbe stato in contraddizione con la sua prima menzogna. E la nuova bugia lo costringe ad inventarne altre e a trattare il suo benefattore &#8212; solo, ammalato e derelitto &#8212; come un vecchio matto pericoloso. Ci\u00f2 faceva un uomo, che non aveva mai perpetrato un atto di sanguinosa crudelt\u00e0, nemmeno al pi\u00f9 vile animaluccio, che potesse emettere un lamento! Sotto l&#8217;incubo di una terribile vendetta doveva vivere egli, che non poteva sopportare l&#8217;idea di essere odiato! Eppure vive cos\u00ec, pur nei suoi trionfi, sotto il timore e l&#8217;incubo, che gli logorano la vita. Pure &#8211; osserva Eliot &#8211; c&#8217;era una via aperta a Tito: tornare indietro, ricercare Baldassarre, confessare ogni cosa a lui, alla moglie, agli amici. Ma egli non aveva idea che la forza e la sicurezza stessero nella verit\u00e0; stimava che l&#8217;unica forza in cui confidare fosse riposta nella sua scaltrezza e nella sua dissimulazione. E questa persuasione fu la sua rovina [&#8230;], perch\u00e9 l&#8217;abilit\u00e0 ha i suoi limiti, e anche i divisamenti pi\u00f9 perfetti richiederebbero l&#8217;onniscienza, di cui nessun uomo \u00e8 fornito.\u00bb<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio cos\u00ec. Se il male commesso \u00e8 un tradimento della nostra coscienza morale, di cui siamo, in fondo, consapevoli, allora \u00e8 evidente che questo male ne chiama dell&#8217;altro, in una spirale di menzogne ed auto-inganni che non ha pi\u00f9 fine, perch\u00e9 dalla prima menzogna nasce la necessit\u00e0 di giustificarla, poi dalla seconda ne nasce una terza, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>George Eliot, da grande artista, ha saputo ben evidenziare come il male, nelle fasi iniziali, quando deve ancora passare dal concepimento all&#8217;azione, si muova in una zona grigia dove le distinzioni morali sfumano, si appannano, non appaiono pi\u00f9 evidenti: e questo per la semplice ragione che l&#8217;anima, quando imbocca la via del male, incomincia con il confondere le acque, con l&#8217;avvolgersi in un mare di nebbia, in modo che le sia pi\u00f9 facile, poi, giustificare la propria condotta, dicendo a se stessa che chiunque, in quella confusione, in quella incertezza, avrebbe agito allo stesso modo in cui ha agito lei. Insomma, si comporta come un viaggiatore che prima lascia cadere a terra la bussola, come per caso; quindi, con la bussola ormai inutilizzabile, si rimette in cammino, imboccando con piena consapevolezza la strada sbagliata, ma mentendo a se stessa circa il fatto che, priva com&#8217;era di indicazioni, si \u00e8 regolata come meglio poteva, e come avrebbe fatto qualsiasi altra persona che si fosse venuta a trovare nel medesimo impiccio.<\/p>\n<p>La cosa avviene in modo graduale, il che rende pi\u00f9 facile la commedia dell&#8217;auto-inganno. Si comincia con qualche frase buttata l\u00ec, con qualche gesto apparentemente casuale, con uno sguardo, un accenno, un incontro che si finge &#8212; anche con se stessi &#8212; essere avvenuto in maniera fortuita, mentre lo si \u00e8 cercato e provocato a bella posta; poi quelle prime menzogne, quelle prime manovre, ne chiamano altre; quell&#8217;amo buttato l\u00ec con finta noncuranza, viene lentamente ritirato: ed ecco che la cattiva azione si viene delineando, incomincia a prendere forma; ormai il meccanismo fatale \u00e8 stato avviato, e nulla e nessuno &#8212; o, almeno, cos\u00ec ci piace credere &#8212; potrebbe arrestarlo, per cui tanto vale lasciare che esso proceda sino in fondo, come un treno che corre sui binari, apparentemente senza conducente e senza fuochista, quasi per forza propria.<\/p>\n<p>Il male che commettiamo, abbiamo bisogno di naturalizzarlo: ci \u00e8 pi\u00f9 comodo raccontare a noi stessi che esso \u00e8 una forza della natura, inarrestabile e inesorabile, e che noi non ne siamo gli autori, anzi, abbiamo perfino tentato di arrestarlo, ma presto ci siamo resi conto della impossibilit\u00e0 di riuscirvi e, cos\u00ec, siamo stati costretti a rinunciare, rassegnandoci al destino. Cos\u00ec, il tradimento dell&#8217;amico viene giustificato con i suoi difetti, con la sua ingratitudine verso di noi; il furto, viene giustificato con il fatto che si \u00e8 trattato, in realt\u00e0, di una riappropriazione di qualcosa che ci spettava di diritto la raccomandazione, che ci fa vincere un concorso e occupare un posto che spettava a un altro, diventa un espediente forse non bello, ma necessario, quasi una forma di legittima difesa, perch\u00e9, in un mondo di prepotenti e di disonesti, bisogna pur prendere delle contromisure: e cos\u00ec via, per ogni cattiva azione c&#8217;\u00e8 sempre una ingiustizia altrui che la giustifica, che la rende accettabile ai nostri stessi occhi.<\/p>\n<p>Come uscire da questa spirale, da questo circolo vizioso? Se colui che compie il male non \u00e8 &#8212; come pensava Socrate &#8212; un ignorante, ma un bugiardo volontario e un disonesto nei confronti di se stesso, esiste una possibile redenzione, una strategia per sottrarsi alla catena di menzogne e di cattive azioni che si alimentano le une con le altre? Come e dove trovare la capacit\u00e0 ed il coraggio di guardarsi dentro senza trucco e senza inganno, riconoscendo le proprie menzogne? Non \u00e8 forse come il serpente che si morde la coda? Sembrerebbe non esservi soluzione, perch\u00e9 la soluzione implica il ricorso ad un punto d&#8217;appoggio di cui l&#8217;uomo non sembra disporre.<\/p>\n<p>O forse s\u00ec. Se non lo troviamo in noi stessi, un solido punto d&#8217;appoggio per uscire dalle sabbie mobili della menzogna e dell&#8217;auto-inganno, dobbiamo cercarlo al di fuori: al di sopra. Bisogna cercarlo in Dio. Non c&#8217;\u00e8 abisso di auto-degradazione dal quale non si possa risalire, con il soccorso della Grazia. Per\u00f2 bisogna cercarla, bisogna chiederla. Con cuore umile. E allora essa ci verr\u00e0 data&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il filosofo Antonio Rosmini diceva, molto giustamente, che ogni peccato \u00e8 la conseguenza di una menzogna che noi diciamo a noi stessi: di una infedelt\u00e0 al<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-23762","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23762","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23762"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23762\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23762"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23762"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23762"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}