{"id":23750,"date":"2017-07-01T02:42:00","date_gmt":"2017-07-01T02:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/07\/01\/caso-dupuis-per-capire-il-ruolo-dei-gesuiti\/"},"modified":"2017-07-01T02:42:00","modified_gmt":"2017-07-01T02:42:00","slug":"caso-dupuis-per-capire-il-ruolo-dei-gesuiti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/07\/01\/caso-dupuis-per-capire-il-ruolo-dei-gesuiti\/","title":{"rendered":"Caso Dupuis, per capire il ruolo dei gesuiti"},"content":{"rendered":"<p>Forse non sono in molti a ricordare, o a conoscere, la vicenda che ebbe al centro la figura e l&#8217;opera del gesuita belga Jacques Dupuis (1923-2004), missionario per trentasei anni in India, teologo e fautore, un po&#8217; in anticipo, di un indirizzo ecclesiale che oggi appare praticamente scontato, tale \u00e8 stata la dimensione del suo trionfo, cio\u00e8 quello di un &quot;dialogo&quot; con le religioni non cristiane spinto fino ad investire, direttamente o indirettamente, un punto chiave della dottrina cattolica: la salvezza mediante la sola adesione ai dogmi e alla disciplina della Chiesa. Docente alla Gregoriana, stimato come autore di libri moto importanti, il suo testo <em>Verso una teologia cristiana del pluralismo religioso<\/em> (<em>Toward a Christian Theology of Religious Pluralism<\/em>), del 2001, tradotto in tutte le principali lingue europee, fu causa di un acceso dibattito interno alla Chiesa. In esso, l&#8217;autore va oltre la semplice affermazione, gi\u00e0 fatta dal Concilio Vaticano II, che <em>semi di verit\u00e0<\/em> sono presenti anche nelle altre religioni, suggerisce che anche le altre religioni conducono alla Verit\u00e0 divina, indipendentemente dalla indispensabile mediazione di Ges\u00f9 Cristo. Ci\u00f2, naturalmente, attrasse l&#8217;attenzione della Congregazione per la dottrina della fede, il cui prefetto, il cardinale Ratzinger, chiese dei chiarimenti e delle modifiche al sacerdote, cosa che diede luogo a una penosa controversia, cui parteciparono, compatti, gli altri gesuiti, schierati a sostegno del loro confratello, (diversamente da quanto era accaduto al tempo del caso&quot; di Teilhard de Chardin), e che venne resa pubblica dal cardinale austriaco Franz K\u00f6nig.<\/p>\n<p>Il vaticanista Giancarlo Zizola, storico esponente dell&#8217;ala cattolica progressista, ha messo a fuoco il nodo della questione, naturalmente secondo il suo punto di vista, in questo passaggio della sua biografia <em>Benedetto XVI<\/em>, pubblicata subito dopo l&#8217;ascesa del cardinale Ratzinger al soglio pontificio (Milano, Sperling &amp; Kupfer, 2005, pp. 314-318 e 322-323):<\/p>\n<p><em>La prova era fatta che il caso Dupuis implicava delle decisioni di vasta portata per l&#8217;autocoscienza della Chiesa cattolica e per il ruolo del dialogo interreligioso non solo nel programma e nell&#8217;eredit\u00e0 di Giovanni Paolo II, ma altres\u00ec nella prospettiva della Chiesa a lungo termine. Un problema del genere poteva subire un rinvio nell&#8217;ora in cui la Chiesa doveva preoccuparsi di rispondere alle sfide della Cina e dell&#8217;India, i nuovi giganti mondiali dell&#8217;Asia?<\/em><\/p>\n<p><em>Era questa la ragione per cui gli obbedientissimi padri della Compagnia di Ges\u00f9 avevano deciso di far quadrato intorno al loro pioniere [padre Dupuis], quasi vendicando a distanza di secoli il trattamento inflitto dalla Curia a un altro pioniere del dialogo interreligioso, padre Matteo Ricci, che era stato costretto a liquidare nel XVI secolo le sue teste di ponte cristiane in Cina.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma la posta in gioco si rivelava drammatica anche per gli equilibri politici al vertice della Chiesa. Il contrasto di visioni e di intendimenti, che la prassi consueta della curia portava ad assopire e a schermare, era esplosa questa volta all&#8217;aperto, con la pubblicazione del carteggio tra il cardinale Franziskus K\u00f6nig e il cardinale Joseph Ratzinger a proposito dell&#8217;inchiesta della Congregazione per la dottrina della fede sul libro di Dupuis. In effetti, era singolare per le consuetudini di discrezione vigenti nelle sfere elevate della Chiesa romana che una tensione interna trovasse deliberatamente una forma pubblica. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Venendo meno al riserbo imposto ai cardinali, K\u00f6nig aveva ritenuto di far prevalere sulla prudenza l&#8217;obbligazione di richiamare la sua fedelt\u00e0 al papa e al Concilio Vaticano II, come un valore che non gli sembrava pienamente applicato nelle procedure e nell&#8217;atteggiamento del&#8217;ex Sant&#8217;Uffizio, ponendo perci\u00f2 indirettamente il problema del grado di autonomia di un organismo della curia per rapporto al Sovrano. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>In particolare, la decisione di K\u00f6nig di adire la via dell&#8217;opinione pubblica per protestare contro il trattamento cautelativo inflitto a Dupuis era determinata dalla convinzione che il dialogo con le grandi religioni mondiali ha carattere non voluttuario, ma sostanziale e strategico, nella Chiesa e nella sua missione evangelizzatrice in un mondo globalizzato.<\/em><\/p>\n<p><em>Era visibile nel cardinale, da tempo, la preoccupazione che l&#8217;apparato vaticano, e in particolare la Congregazione per la dottrina della fede, riservassero una valutazione troppo restrittiva non solo al libro del teologo belga, ma in generale alle direttive evolutive di Giovanni Paolo II sul dialogo interreligioso. Su tale valutazione interagiva la percezione che a Roma operassero forze interessate a minimizzare il significato delle relazioni fra il cristianesimo e le grandi religioni mondiali, e dunque ridurre il carattere necessario delle revisioni dell&#8217;ecclesiocentrismo soteriologico, almeno come punto dirimente dell&#8217;agenda della successione e delle ricerche dei candidati nell&#8217;area della continuit\u00e0 con l&#8217;eredit\u00e0 delle opzioni interreligiose di Giovanni Paolo II.<\/em><\/p>\n<p><em>Non si trattava dunque solo di una vertenza interecclesiastica, sia pure a livello di cardinali, circa i metodi della Congregazione per la dottrina delle fede. E nemmeno di una questione di libert\u00e0 della ricerca teologica all&#8217;interno della Chiesa cattolica, al fine di evitare l&#8217;asfissia delle ricerche e nuovi fossati tra l&#8217;istituzione e la storia.<\/em><\/p>\n<p><em>Piuttosto, sembrava assumere principale rilievo la questione della responsabilit\u00e0 dell&#8217;intera Chiesa, e della sua direzione futura, nel lascito di Assisi, sul quale rifluivano correnti ecclesiastiche desiderose di rimuovere quell&#8217;evento, trovandolo probabilmente incomodo, o troppo precoce, per la revisione dell&#8217;assioma convenzionale dell&#8217;&quot;Extra Ecclesiam nulla salus nec remissio peccatorum&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Nella protesta del cardinale K\u00f6nig sull&#8217;inchiesta romana su Dupuis era presente il dubbio che in Vaticano non si coltivasse abbastanza la centralit\u00e0 del dialogo interreligioso, sia nella riflessione teologica nel suo complesso sia nelle deliberazioni generali circa l&#8217;avvenire della direzione della Chiesa. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>In effetti, un&#8217;oscillazione era ben visibile nel magistero di Giovani Paolo II tra la teoria del compimento delle altre religioni in Ges\u00f9 Cristo e nel cristianesimo, da un lato, e, dal&#8217;altro, il riconoscimento, all&#8217;interno della altre tradizioni religiose, di una prima iniziativa divina, per quanto incompleta, verso gli esseri umani e l&#8217;attribuzione a tali tradizioni di un ruolo positivo nel mistero della salvezza dei loro seguaci. Quest&#8217;ultima posizione trovava il suo sostengono principalmente nel documento, gi\u00e0 citato, &quot;Dialogo e annuncio&quot; (1991) dal Pontificio consiglio per il dialogo inter-religioso e dalla Congregazione per l&#8217;evangelizzazione dei popoli, su un testo che doveva molto del suo valore, oltre che a Dupuis, anche al contributo di cultura e di esperienza di un grande prelato, monsignor Pietro Rossano, precocemente scomparso nel 1991 dopo essere stato estromesso dalla curia.<\/em><\/p>\n<p><em>Bastava un semplice raffronto di testi per constatare che la dottrina della Chiesa non era affatto monolitica sul problema interreligioso. Tuttavia, un&#8217;evoluzione era testimoniata a partire dal Concilio Vaticano II e con forte accelerazione sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, soprattutto per l&#8217;enfasi da lui portata, con l&#8217;assistenza decisiva di Rossano, sull&#8217;universalit\u00e0 della presenza attiva dello Spirito di Dio e di Cristo nelle stesse tradizioni religiose non cristiane. Era la premessa per una prospettiva pi\u00f9 ampia, sul cui sviluppo ufficiale si misuravano evidentemente i diversi puti di vista nel sacro collegio e della stessa teologia cattolica, sull&#8217;avvenire della riforma del trono papale.<\/em><\/p>\n<p><em>In questo campo, Benedetto XVI si vedeva obbligato a raccogliere da successore una patata bollente che egli stesso aveva contribuito da cardinale a cuocere, e che probabilmente sperava di lasciar raffreddare.<\/em><\/p>\n<p>Questa pagina di prosa \u00e8 straordinaria, perch\u00e9 ben riflette l&#8217;atteggiamento intellettuale di quasi tutti i cattolici liberali e progressisti: essi danno assolutamente per scontato di aver compreso meglio di chiunque altro in quale direzione debba <em>muoversi<\/em> la Chiesa &#8212; perch\u00e9, gi\u00e0 sul fatto che essa debba muoversi, non esiste alcun dubbio: altrimenti, che progressisti sarebbero? &#8212; e, quindi, giudicano con favore, per cos\u00ec dire in anticipo, qualunque passo <em>in avanti<\/em> venga fatto, con qualsiasi mezzo, eventualmente giustificandolo, se proprio \u00e8 necessario, con lo &quot;spirito&quot; del Concilio, mentre salgono in cattedra e fanno la morale a chiunque osi dissentire dalla loro prospettiva, insinuando, come minimo, che costui non ha compreso lo spirito dei tempi, n\u00e9 la lezione imprescindibile del Concilio (ancora!): Concilio che assurge, nella loro visone mitologica, a una specie di istanza metafisica, posta molto al di sopra di qualsiasi altra cosa, compresa la bazzecola di duemila anni di Tradizione e di Magistero, non sempre, o per nulla, concordi con certe scelte e decisioni dei Padri conciliari. Ma questo loro atteggiamento \u00e8 utile, in un ceto senso, perch\u00e9 permette di misurare, in controluce, quali fossero (e quali siano) i veri termini delle cose in discussione, e in quale prospettiva d&#8217;insieme esse vadano giudicate.<\/p>\n<p>Per prima cosa, Zizola riconosce che, dietro la controversia sul libro di padre Dupuis (ma ci\u00f2 dopo averla buttata quanto mai sul patetico, sostenendo che la &quot;persecuzione&quot; della Curia aveva fato morire di dispiacere il sacerdote belga!), quel che bolliva in pentola era un problema molto pi\u00f9 grosso, non solo e non tanto di tipo teologico, ma pastorale ed ecclesiale: pastorale, perch\u00e9 investiva direttamente i rapporti fra la Chiesa cattolica e le altre religioni; ecclesiale, perch\u00e9 apriva, o inaspriva, un dibattito molto forte esistente all&#8217;interno della Chiesa, e riguardante una problematica ancora pi\u00f9 ampia, ossia l&#8217;atteggiamento complessivo che la Chiesa stessa doveva assumere nei confronti della civilt\u00e0 moderna e della globalizzazione, di cui la dimensione interreligiosa era, dopotutto, solo un aspetto, per quanto importante; e tutto ci\u00f2 non senza ripercussioni sugli equilibri interni della Curia, perch\u00e9, a seconda della linea adottata, si sarebbe rafforzata la monarchia assoluta oppure la direzione assembleare e collegiale, inaugurata dal Concilio. In termini ancora pi\u00f9 netti: dal giudizio sul libro &quot;incriminato&quot; discendeva la questione, centralissima, di ci\u00f2 che per i progressisti era, ed \u00e8, il giusto e fecondo &quot;pluralismo religioso&quot; del mondo attuale, mentre, per altri, \u00e8 l&#8217;anticamera del relativismo, questione tanto cara alla sensibilit\u00e0 del cardinale Ratzinger e di tutti quanti pensavano, e pensano tuttora, che il compito essenziale della Chiesa non sia di mettersi su un piano di equivalenza con le altre fedi religiose, e tanto meno quello di innovare i contenuti del cattolicesimo, ma di tramandare fedelmente il lascito ricevuto da Ges\u00f9, dagli Apostoli, dai Padri e dai Santi, i quali ultimi, per due millenni, non hanno mai pensato di dover <em>cambiare<\/em> la Chiesa, o contribuire a un suo cambiamento, bens\u00ec di essere stati chiamati dallo Spirito allo scopo di preservare la sua purezza, intesa essenzialmente come fedelt\u00e0 a Cristo e al suo Vangelo. La posta in gioco, pertanto, eccedeva di molto il giudizio &quot;tecnico&quot; sull&#8217;opera di padre Dupuis &#8212; che, lo notiamo <em>en passant<\/em>, non \u00e8 mai stata formalmente condannata; e ci\u00f2 con buona pace di quanti ritengono che egli sia stato fatto morire di crepacuore dalla durezza, o, quanto meno, dall&#8217;incomprensione della Congregazione per la dottrina delle fede &#8211; e assumeva proporzioni e prospettive decisive per il futuro stesso della Chiesa.<\/p>\n<p>Dopo questa franca ammissione iniziale, per\u00f2, il discorso si frantuma immediatamente nelle secche di una serie di aporie e di affermazioni non dimostrate, n\u00e9 dimostrabili. Era giusto, logico e naturale che l&#8217;emergere dei giganti dell&#8217;Asia, l&#8217;India e la Cina, dovesse esercitare una influenza sulla evoluzione della pastorale cattolica, o, addirittura, sulla dottrina? Accettare una simile prospettiva, significa confondere il piano della politica (e dell&#8217;economia mondiale) con quello della fede. E forse non era poi tanta sbagliata la decisione di Clemente XI, dopo un secolo di controversie sulla questione dei &quot;riti cinesi&quot;, di condannare definitivamente il tentativo di &quot;sinizzare&quot; il cristianesimo, obbligando, con la bolla <em>Ex Illa Die<\/em> (1715) a un apposito giuramento in tal senso, tutti i missionari cattolici in Cina (giuramento che ricorda un po&#8217;, se ci \u00e8 concesso l&#8217;accostamento, quello antimodernista imposto al clero da san Pio X); condanna che venne ribadita pi\u00f9 tardi da Benedetto XIV con la bolla <em>Ex quo singulari<\/em> (1740). E gi\u00e0 allora i gesuiti stabilitisi in Cina mostrarono una singolare propensione alla disobbedienza, rifiutandosi di proseguire la loro opera missionaria a tali condizioni, che, <em>a loro giudizio<\/em>, la rendevano di fatto impossibile; cosa smentita dal comportamento di francescani e domenicani, i quali rimasero in Cina e proseguirono tranquillamente ad evangelizzare, ottenendo, \u00e8 vero, poche conversioni, ma conservando pura la dottrina cattolica da compromissioni imbarazzanti con le pratiche cinesi.<\/p>\n<p>Definire, poi, &quot;obbedientissimi&quot; i gesuiti, dicendo, subito dopo, che essi nondimeno fecero quadrato per difendere padre Dupuis, quasi volendo &quot;vendicare&quot; il trattamento riservato dalla Curia all&#8217;opera di Matteo Ricci (vicenda vecchia di tre o quattro secoli!; ma il Nostro non bada a simili quisquilie temporali, tanto \u00e8 vero che, parlando del caso Dupuis, tira in ballo anche il caso Galilei) \u00e8 non solo una forzatura, ma una doppia contraddizione. Se &quot;facevano quadrato&quot; contro il giudizio della Congregazione per la dottrina della fede, non erano, evidentemente, <em>obbedientissimi<\/em>; e se volevano &quot;vendicare&quot; l&#8217;opera di Matteo Ricci, non erano che dei complessati rancorosi, in cerca di rivincite alquanto tardive. Ma la loro fedelt\u00e0, obietteranno subito i cattolici progressisti, come del resto fa lo stesso Zizola, andava non alla Congregazione per la dottrina della fede, bens\u00ec al papa: e il papa, cio\u00e8 Giovanni Paolo II, aveva mostrato chiaramente di voler andare in direzione del dialogo interreligioso, cos\u00ec come lo intendevano loro, in particolare a partire da quel 27 ottobre 1986 in cui egli aveva convocato, ad Assisi, la Giornata mondiale di preghiera per la pace, a cui presero parte i rappresentati di moltissime religioni non cristiane. Tuttavia, ammesso e non concesso che le intenzioni di Giovanni Paolo II coincidessero con ci\u00f2 che, dopo di lui, han voluto fare, e stanno facendo, i fautori del pluralismo religioso (cos\u00ec come \u00e8 tutto da dimostrare che il tanto sbandierato &quot;spirito del Concilio&quot; di costoro sia realmente in linea con le decisioni e i documenti ufficiali del Concilio stesso), ossia portare nella Chiesa un clima di aperto relativismo che ne annulla la specificit\u00e0, ne vanifica la missione salvifica per le anime, e ne rende superflua la stessa sopravvivenza, rimane il fatto che, quando \u00e8 salito al soglio pontificio Benedetto XVI, tutta questa irriducibile fedelt\u00e0 dei gesuiti \u00e8 andata in polvere e che poi, addirittura, un gesuita non si \u00e8 fatto scrupolo di farsi eleggere papa (dopo un primo tentativo fallito, appunto nel 2005, quando prevalse Ratzinger), contro lo statuto del proprio Ordine, cos\u00ec come lo aveva voluto il fondatore Ignazio di Loyola. Il che dimostra che proprio gli &quot;obbedientissimi&quot; gesuiti, nel ventennio che va dal &quot;tramonto&quot; di Giovanni Paolo II, indebolito progressivamente dalla malattia, ai giorni nostri, con la &quot;riforma&quot; di Francesco (se non da prima ancora, cio\u00e8 da quando si deline\u00f2 una irriducibile opposizione liberale e progressista contro l&#8217;enciclica <em>Humane vitae<\/em> di Paolo VI, correva il fatidico anno 1968) sono stati il cervello, il cuore pulsante e la punta di lancia di un cambiamento radicale, perseguito nella Chiesa in base ad una precisa strategia, programmata lucidamente fin nei dettagli, il tutto senza che la maggior parte degli altri soggetti si siano resi conto di ci\u00f2 che stava accadendo. <em>Il mondo si \u00e8 svegliato ariano<\/em>, cio\u00e8 eretico e apostatico, osservava, scioccato e amareggiato, san Gerolamo, intorno al 360; e noi, allo stesso modo, potremmo oggi osservare, dopo l&#8217;elezione di papa Francesco, che <em>la Chiesa si \u00e8 svegliata progressista e modermista<\/em>; e che si sia trattato di un colpo di mano, lo dimostra che a fare tutto sono state solo poche persone, sfruttando, \u00e8 vero, una tendenza ormai largamente diffusa fra i cattolici, ma diffusa proprio perch\u00e9 asseconda lo spirito del mondo, la sua rilassatezza, il suo relativismo, il suo edonismo, la sua ripugnanza a parlare delle cose essenziali del Vangelo: la vita dell&#8217;anima, la dimensione soprannaturale, il peccato, la grazia, l&#8217;inferno e il paradiso.<\/p>\n<p>Circa il comportamento del cardinale K\u00f6nig, che non esit\u00f2 a rendere pubblica una controversia interna della Chiesa, al preciso scopo di far prevalere il punto di vista di Dupuis e dei suoi sostenitori, contro quello della Congregazione per la dottrina della fede, Zizola riconosce, s\u00ec, che esso fu irrituale, ma lo giustifica con il &quot;dubbio&quot; del longevo cardinale (nominato da Giovanni XXIII, rimase in carica quarantasei anni: un record assoluto) circa la capacit\u00e0 del Vaticano di tenere nel debito conto l&#8217;orientamento inter-religioso post-conciliare. Come dire che il fine, come per Machiavelli, giustifica i mezzi; e che ciascun cardinale, ciascun vescovo, e, forse, ciascun sacerdote, deve ritenersi libero di ribellarsi alla disciplina della Chiesa, rompere il voto di obbedienza, mettere in mostra i panni sporchi, venendo meno alla carit\u00e0 fondamentale di non riprendere in pubblico &#8212; se possibile &#8211; il proprio fratello, qualora ritenga che essa non stia andando nella direzione voluta dai progressisti. Inutile dire che il ragionamento non vale nell&#8217;altro senso: come \u00e8 stato evidenziato dal silenzio oltraggioso riservato da papa Francesco ai quattro cardinali che hanno chiesto, a nome di milioni di fedeli, chiarimenti sulla <em>Amoris laetitia<\/em> e, poi, che gli hanno domandato una udienza personale; e, soprattutto, come \u00e8 dimostrato dall&#8217;atteggiamento tenuto dai cattolici progressisti, a cominciare dai teologi, dagli storici, dai giornalisti, e dallo stesso clero, a proposito di quel silenzio, cos\u00ec poco &quot;pastorale&quot;.<\/p>\n<p>Del resto, l&#8217;imbarazzo di Zizola appare evidente dalle spericolate contorsioni sintattiche e dal ricorso a paroloni enfatici, che tradiscono un intimo disagio nel giustificare &quot;ideologicamente&quot; la scelta di Franz K\u00f6nig: <em>Su tale valutazione interagiva la percezione che a Roma operassero forze interessate a minimizzare il significato delle relazioni fra il cristianesimo e le grandi religioni mondiali, e dunque ridurre il carattere necessario delle revisioni dell&#8217;ecclesiocentrismo soteriologico, almeno come punto dirimente dell&#8217;agenda della successione e delle ricerche dei candidati nell&#8217;area della continuit\u00e0 con l&#8217;eredit\u00e0 delle opzioni interreligiose di Giovanni Paolo II.<\/em> Semplificando: quella di K\u00f6nig non era neanche una certezza, ma una semplice &quot;percezione&quot;, e cio\u00e8 che a Roma vi fossero delle &quot;forze&quot; (delle lobby?, ma le lobby, per definizione, sono sempre e solo progressiste: sono esse che vogliono cambiare lo stato delle cose) intese a &quot;minimizzare&quot; il dialogo interreligioso e &quot;rivedere&quot; l&#8217;ecclesiocentrismo soteriologico (<em>ma parla come magni!<\/em>, direbbero a Roma), cio\u00e8 l&#8217;idea che non vi \u00e8 salvezza fuori della Chiesa. Ed ecco, infine, il vero nodo della questione: <em>c&#8217;\u00e8 salvezza anche fuori della Chiesa?<\/em> Per i progressisti, s\u00ec. Ma allora, a che scopo essere cattolici? Non \u00e8 la stessa cosa essere luterani, battisti, calvinisti, metodisti; oppure buddisti, maomettani, induisti, taoisti, confuciani, o addirittura giudei, rientrando nell&#8217;alveo dei nostri &quot;fratelli maggiori&quot;, come li chiamava il massone cardinale Martini: nel qual caso, che cosa sarebbe venuto a fare Ges\u00f9 Cristo, il Figlio di Dio, su questa terra?<\/p>\n<p>Poi, quasi incidentalmente, salta fuori l&#8217;altra questione centrale: <em>la riforma del trono papale<\/em>. In altre parole: la Chiesa doveva (e deve) continuare ad essere una monarchia assoluta, o doveva (deve) diventare una repubblica parlamentare? Se la concezione di Cristo, Re dell&#8217;Universo, ha un senso, allora \u00e8 evidente che la risposta alla prima di queste domande deve essere un s\u00ec, pieno e convinto: mettendo bene in chiaro, subito dopo, che il monarca assoluto non \u00e8 Pietro, ma Cristo, il cui regno non \u00e8 di questo mondo, ma di quell&#8217;altro. E ribadendo che unicamente a Cristo si devono l&#8217;obbedienza e la fedelt\u00e0 assolute; anche al papa, se assolve fedelmente il mandato ricevuto dall&#8217;Alto, e non gi\u00e0 se si mette a demolire, un pezzo dopo l&#8217;altro, l&#8217;edificio della Sposa di Cristo, costruito con infiniti sacrifici, col sangue di mille e mille martiri, e, cosa pi\u00f9 importante di tutte, con l&#8217;assistenza dello Spirito Santo. Il quale, di certo, non \u00e8 uso a smentire Se stesso; n\u00e9, quindi, potrebbe ispirare, oggi, quel che non ha mai suggerito nel corso di duemila anni, da quando Cristo disse a Pietro: <em>Su di te fonder\u00f2 la mia Chiesa<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Forse non sono in molti a ricordare, o a conoscere, la vicenda che ebbe al centro la figura e l&#8217;opera del gesuita belga Jacques Dupuis (1923-2004),<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30141,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[82],"tags":[109,119,216],"class_list":["post-23750","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-papa-benedetto-xvi","tag-chiesa-cattolica","tag-dottrina","tag-papi"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-benedetto-xvi.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23750","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23750"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23750\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30141"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23750"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23750"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23750"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}