{"id":23731,"date":"2008-03-17T07:16:00","date_gmt":"2008-03-17T07:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/17\/una-pagina-al-giorno-il-cuore-inaridito-di-carlo-cassola\/"},"modified":"2023-09-13T16:01:49","modified_gmt":"2023-09-13T16:01:49","slug":"una-pagina-al-giorno-il-cuore-inaridito-di-carlo-cassola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/17\/una-pagina-al-giorno-il-cuore-inaridito-di-carlo-cassola\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: Il cuore inaridito di Carlo Cassola"},"content":{"rendered":"<p><em>&quot;Caro Mario, non hai idea quanto piacere mi ha fatto avere notizie tue e sapere che ancora ti ricordi di me e mi pensi sempre; e che addirittura mi vorresti sposare&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00c8 vero, io sono sempre libera,, la signora Zaira per\u00f2 non ti ha detto tutta la verit\u00e0. Vedi Mario tu mi dicesti una volta che io ero una ragazza onesta e che se in un domani avessi conosciuto un giovanotto non avrei potuto nascondergli il mio passato: come invece fanno tante. E per questo non volevi che divenissi tua, perch\u00e9 avevi timore di compromettere una mia possibile sistemazione avvenire.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Cos\u00ec voglio essere onesta anche con te e non nasconderti nulla. So di darti un dispiacere perch\u00e9 forse avrai creduto che io ti ero rimasta fedele. Non \u00e8 stato cos\u00ec, Mario, e me ne rincresce. Io ho avuto una relazione, che \u00e8 durata tre mesi. Non ci sono state conseguenze, ma tutti l&#8217;hanno saputo, e anche Zaira lo sa, ma si vede che non te l&#8217;ha voluto scrivere per non darti un dispiacere. Io per\u00f2 devo dartelo questo dispiacere, non sarei sincera se non te lo dicessi, e anche se tu mi disprezzerai dopo aver letto queste mie parole, pazienza, me lo sono meritato.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per\u00f2 devo anche dirti che se ti sono stata infedele non ho mai cessato di amarti. Tu mi dirai: come \u00e8 possibile? \u00c8 possibile ,invece, perch\u00e9 io quell&#8217;uomo non l&#8217;amavo, io nella mia vita ho amato te solo e continuo ad amarti&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Oh, Mario, perch\u00e9 amandoci ci facciamo del male? Io, me ne accorgo, ti ho fatto del male, perch\u00e9 se tu non avessi il pensiero di me, soffriresti meno per la lontananza&#8230;Ma anche tu mi hai fatto del male, perch\u00e9 se non ti avessi conosciuto non sarei caduta. Io ero disperata, non potevo pi\u00f9 adattarmi alla vita di prima, \u00e8 per questo che sono caduta. Capisci, Mario? Non mi importava pi\u00f9 nulla della vita, mi pareva che non avesse pi\u00f9 nessun valore&#8230; E allora, perch\u00e9 avrei dovuto aver cura della mia reputazione? Credimi, non \u00e8 stato per amore che mi sono data a quell&#8217;uomo. Non so cosa mi \u00e8 successo, forse volevo cancellare il ricordo di te, che non mi lasciava pi\u00f9 vivere&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ora so che non mi scriverai pi\u00f9, perch\u00e9 so che ti ho deluso e tu penserai di esserti ingannato sul mio conto. Ma non m&#8217;importa, mi hai fatto tanto felice lo stesso scrivendomi. E cos\u00ec termino la mia lettera dicendoti che ricambio i tuoi sentimenti e che nel profondo del cuore sar\u00f2 sempre la tua<\/em><\/p>\n<p><em>Anna<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La mattina Anna rimase un po&#8217; a letto, ripensando agli avvenimenti del giorno prima. Era stata tutto il pomeriggio in casa ad aspettare la sorella. Bice e Enrico erano arrivati la sera tardi; e s&#8217;erano spaventati quando avevano saputo della zia. Lei li aveva rassicurati dicendo che ormai era fuori pericolo. Avevano stabilito di andarla a trovare tutti insieme: sarebbero partiti col treno delle undici.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Perci\u00f2, non c&#8217;era tempo da perdere, perch\u00e9 aveva da fare una quantit\u00e0 di cose. Anna si affrett\u00f2 ad alzarsi. Ma poi indugi\u00f2 alla finestra a godere lo spettacolo del sole che s&#8217;era appena levato. I suoi occhi si posarono su ogni particolare, sull&#8217;abitato di Marina, sui gruppi di case pi\u00f9 avanti nella campagna, sulla sagoma massiccia dello zuccherificio, sui tetti di Cecina emergenti al di l\u00e0 della ferrovia, sulla strada nuova, che aveva aperto un varco nei campi e avanzava diritta e presto sarebbe stata terminata. Avrebbe dovuto odiarli quei luoghi, che erano pieni di tanti tristi ricordi. Invece li amava; li amava, e non avrebbe mai potuto abbandonarli.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abIo sono come i gatti, &#8211; penso alla fine; &#8211; mi affeziono pi\u00f9 ai luoghi che alle persone\u00bb. Perch\u00e9 se una persona amata la lasciava, lei ne soffriva, certo, ma poi la ferita si rimarginava; mentre se l&#8217;avessero strappata di l\u00ec, dai luoghi che amava, allora sarebbe morta di dolore.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma dunque, nemmeno Mario aveva contato nulla nella sua vita? Certo, lo aveva amato, aveva gioito e sofferto per causa sua; ma i luoghi, alla fine, avevano avuto la meglio, assorbendo il ricordo di Mario come gi\u00e0 tutti gli altri, fin dai tempi remoti della sua infanzia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Anna continuava a star l\u00ec, appoggiata al davanzale, con l&#8217;aria fresca del mattino che entrava per la finestra spalancata, e il sole che la scaldava e la intorpidiva. Che importava se l&#8217;avvenire non le prometteva nulla? Il passato, contava di pi\u00f9. E poi, nessuna vita era povera: nemmeno quella di Ada. Il sole! Il sole! Si levava ogni mattina, ogni mattina riscaldava le anime, col suo calore, con la sua luce. Ogni mattina tornava a svelare la infinita bellezza del mondo, quella bellezza che l&#8217;anima pu\u00f2 contenere, ma che la vita quotidiana non pu\u00f2 accogliere. La vita quotidiana si componeva di tante cose, piccole e grandi, rifare i letti e mangiare, fidanzarsi e sposare; ma la vita vera era come la luce e il calore del sole, qualcosa di segreto e di inafferrabile.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Sbadigliando e stirandosi, Anna and\u00f2 in cucina.. Mentre aspettava che il late bollisse, scost\u00f2 la tendina e guard\u00f2 fuori. Il mare era scolorito, salvo la striscia turchina dell&#8217;orizzonte. La baracca aveva le imposte sprangate. Enrico e Bice dovevano essere ancora a letto. Forse erano svegli, e si godevano l&#8217;intimit\u00e0 coniugale. Anna non provava invidia. Era ormai una donna soddisfatta, quieta e saggia; non aveva desideri n\u00e9 rimpianti, e non temeva la solitudine.&quot;<\/em><\/p>\n<p>In questa pagina, che conclude il miglior romanzo di Carlo Cassola, <em>Un cuore arido<\/em> (del 1961), troviamo riunite molte caratteristiche dello stile e dei temi caratteristici dello scrittore: pulizia e limpidezza formali, semplicit\u00e0 sintattica, minimalismo contenutistico, equazione fra saggezza e rassegnazione, scandaglio acuto e partecipe della psicologia femminile.<\/p>\n<p>I personaggi femminili che pi\u00f9 attraggono Cassola sono quelli di giovani donne di estrazione popolare, da <em>Fausto e<\/em> Anna, del 1952, a La <em>ragazza di Bube,<\/em> del 1960. Anche la protagonista di <em>Un cuore arido<\/em> si chiama Anna, come quella del primo romanzo: appunto per non confonderla con lei, lo scrittore ha scelto un titolo in cui non compare il suo nome. Quanto al fatto di aver derogato da una precisa regola che si era imposta, quella di non esprimere giudizi di valore nei titoli dei suoi romanzi, ci\u00f2 si spiega con l&#8217;adozione del punto di vista &quot;esterno&quot; alla protagonista: \u00e8 un suo innamorato respinto che, a un certo punto, dice ad Anna: \u00abTu non hai cuore!\u00bb. Ma \u00e8 proprio vero che il cuore di Anna \u00e8 arido, o inaridito?<\/p>\n<p>In effetti, il critico Alberto Asor Rosa ha distinto efficacemente, nella vicenda di questa ragazza semplice di paese, tre fasi o momenti salienti, che contribuiscono a fare di lei il personaggio serenamente rassegnato, che abbiamo visto nell&#8217;ultima pagina del romanzo (su <em>Mondo Nuovo<\/em> del 19 novembre 1961).<\/p>\n<p><em>&quot;La storia di Anna Cavorzio (&#8230;) si sviluppa attraverso tre momenti, perfettamente calibrati nell&#8217;economia generale del libro. Potremmo definirli fasi di uno sviluppo<\/em> obbligato <em>verso una conclusione resa<\/em> necessaria <em>dalla natura stessa del carattere (o, vorremmo dire meglio, del destino) di Anna: il momento dell&#8217;attesa o della<\/em> vita sperata<em>, quello del disinganno o della<\/em> vita vissuta<em>, quello del recupero sentimentale o della<\/em> vita contemplativa. <em>Nel primo momento,<\/em> Anna aspetta di vivere, <em>e lo fa con tutta l&#8217;intensit\u00e0 di cui \u00e8 capace il suo carattere introverso e caparbio; nel secondo, ella<\/em> vive <em>le sue esperienze amorose, ricavandone solo o cocenti dolori o profonde umiliazioni; nel terzo, si<\/em> sottrae <em>finalmente alla<\/em> mischia <em>dolorosa o meschina o avvilente, che \u00e8 il corso quotidiano degli eventi, e si pone al di sopra di essa, libera nel momento stesso in cui ha rinunciato a tutto. Abbiamo parlato di<\/em> obbligatoriet\u00e0<em>, di<\/em> necessit\u00e0 <em>di questa vicenda, la quale infatti non \u00e8 tanto un processo quanto, a rigor di termini, una<\/em> esemplare <em>dimostrazione.&quot;<\/em><\/p>\n<p>In effetti, alla conclusione del romanzo, facendo un bilancio non della propria vita, ma delle proprie vicende sentimentali, Anna giunge alla conclusione che, per lei, il passato \u00e8 pi\u00f9 importante del presente: \u00e8 una persona che sa vivere di ricordi, senza immalinconirsi. Non solo: ella si accorge di aver superato la prova pi\u00f9 dura: di aver vinto la paura di restare sola (particolarmente forte in una ragazza, in quell&#8217;ambiente sociale e in quegli anni); <em>di non temere pi\u00f9 la solitudine.<\/em> Anna, quindi, \u00e8 forte: ha la forza di chi non vive pi\u00f9 nell&#8217;attesa di qualcuno o qualcosa che vengano, dall&#8217;esterno, a dare un senso alla propria vita.<\/p>\n<p>Non \u00e8, si badi, la triste e scoraggiata &quot;saggezza&quot; di Zeno Cosini, e men che meno di Emilio Brentani, nei due romanzi di Svevo <em>La coscienza di Zeno<\/em> e <em>Senilit\u00e0<\/em>; perch\u00e9 Anna non \u00e8 interiormente invecchiata e ingrigita; al contrario, continua ad amare la vita: ma senza farsi pi\u00f9 illusioni.<\/p>\n<p>Nel film <em>Appuntamento con una ragazza che si sente sola<\/em>, del 1971, firmato dal regista Peter Hyams, un giovanotto (James Caan) dice, a un certo punto, alla protagonista, T. R. Baskin (una splendida Candice Bergen) una frase assai significativa: \u00abNella vita, tutto dipende da quanto si rimane delusi\u00bb.<\/p>\n<p>Ebbene, Anna Cavorzio \u00e8 rimasta gravemente delusa; i suoi sogni di felicit\u00e0 sono andati in pezzi; eppure non si abbatte e non si immalinconisce. Le resta la capacit\u00e0 di godere del passato, rivivendolo e, forse, trasformandolo attraverso il prisma della memoria; e, pi\u00f9 ancora, quella di affrontare con spirito costruttivo il presente e l&#8217;avvenire. Le resta, in particolare, l&#8217;amore per le cose, per il paesaggio, per il suo paese natio, per il mare, per i campi: come i gatti, ella si affeziona pi\u00f9 alla casa, che alle persone. E, come i gatti, possiede una vitalit\u00e0 ammirevole: nessuna delusone riesce a piegarla del tutto.<\/p>\n<p>Proprio questo aspetto del carattere di Anna, la forza interiore unita ad una forte dose di disillusione e di &quot;realismo&quot;, che la avvicina a molte altre figure femminili della narrativa di Carlo Cassola, ha fatto pensare a Franco Fortini &#8211; forse un po&#8217; esagerando, ma nemmeno poi tanto -, che in lei vi siano degli aspetti di femminilit\u00e0 scontrosa ed acerba, non interamente risolta e, al limite, una componente di inconscia omosessualit\u00e0.<\/p>\n<p>Scriveva Fortini in <em>Comunit\u00e0<\/em> del novembre 1961 (riportato nella <em>Nota introduttiva<\/em> a Carlo Cassola, <em>Un cuore arido<\/em>, Torino, Einaudi, 1978, pp. X-XI):<\/p>\n<p><em>&quot;Nei brevi capitoli si ripetono le entrare e le uscite dalla casa, gli incontri per via o sulla spiaggia, le gite a Cecina o a Livorno (&#8230;); gli eventi si duplicano (due volte Anna porta via ad un&#8217;altra il fidanzato, due volte si fidanza Bice, due volte Anna incontra Marcello al ballo, due volte sulla spiaggia, cos\u00ec via. (&#8230;) Per questo le sequenze sono pressoch\u00e9 isocrone, non esistono pi\u00f9 le lunghe o pi\u00f9 ampie scene di altri libri ma solo ininterrotte ondulazioni tonali. (&#8230;) Cassola ha ripreso la sua accanita fatica di riduttore. (&#8230;) ma si ha l&#8217;impressione che Anna abbia in s\u00e9 una complessit\u00e0 e anche una ambiguit\u00e0 irriducibile alla sua &#8216;concezione del mondo&#8217;. (&#8230;) Che dire del suo collerico moralismo, della sua ripugnanza per l&#8217;eros altrui alternata con la tendenza a spiarlo e controllarlo, del fastidio e turbamento della nudit\u00e0 altrui e propria, del suo virilismo e sadismo, insomma della componente forse omosessuale trasparente in questa come in altre eroine di Cassola che, avuto il maschio, lo espellono? \u00c8 come se la verit\u00e0 di Anna esorbitasse dalla riduzione compiuta dal suo autore. (&#8230;) sembra quasi che Cassola abbia trovato un personaggio che gli d\u00e0 scacco e di fronte al quale il pi\u00f9 forte non \u00e8 lui; e questa era invero una delle riuscite che gli si augurava.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ma forse \u00e8 molto pi\u00f9 semplice di cos\u00ec.<\/p>\n<p>Forse, per tutti i narratori che si pongono dal punto di vista non di se stessi, ma delle cose e persone che vengono narrando &#8211; come Cechov o come il Joyce dei <em>Dubliners<\/em> -, arriva il momento in cui i propri personaggi cominciano a rivelarsi &quot;pi\u00f9 forti&quot; del proprio autore (una tesi gi\u00e0 cara a Pirandello) : e questo \u00e8 un segno della loro vitalit\u00e0, della loro piena riuscita artistica.<\/p>\n<p>Forse, Anna \u00e8 cos\u00ec forte perch\u00e9 si lascia vivere, perch\u00e9 si abbandona a precipizio nelle cose, rinunciando a vederle attraverso la lente deformante dei suoi sogni giovanili.<\/p>\n<p>E, a quel punto, avendo abbandonato tutto, ella \u00e8 pronta a ritrovare tutto. Forse anche Mario, che pure non s&#8217;illude che la verr\u00e0 a cercare, dopo quella lettera di ammirevole e pur cos\u00ec dolorosa sincerit\u00e0; o forse un altro. O forse nessuno: ma non importa. Anna ha capito la grande lezione della vita: <em>accettarla<\/em>, nel senso pi\u00f9 profondo e leale della parola.<\/p>\n<p>Carlo Cassola \u00e8 morto a Montecarlo di Lucca nel 1987 (era nato a Roma, da genitori toscani, nel 1917). L&#8217;anno scorso, pertanto, ricorreva il ventennale della sua scomparsa: ma \u00e8 passato pressoch\u00e9 inavvertito. Gi\u00e0 al suo funerale, non c&#8217;era quasi nessuno dei suoi colleghi e neanche l&#8217;editore che, coi suoi libri, aveva fatto un bel po&#8217; di soldi.<\/p>\n<p>E noi sappiamo il perch\u00e9: quei signori che hanno fatto il bello e il cattivo tempo della critica letteraria, in base a un preciso paradigma estetico e politico, sono ancora l\u00ec, dov&#8217;erano trenta e quaranta e cinquanta anni fa; o, se non sono pi\u00f9 gli stessi, vi hanno collocato i loro nipoti e i loro protetti, tutta la loro corte. E continuano a fare danni, veicolando un&#8217;immagine distorta della produzione letteraria italiana dal 1945 ad oggi.<\/p>\n<p>Quattro cose, in particolare, non hanno perdonato a Cassola, i suoi trinariciuti detrattori, di ieri e di oggi.<\/p>\n<p>La prima, quella di aver fornito, con <em>Fausto e Anna<\/em> e con <em>La ragazza di Bube<\/em>, un&#8217;immagine non retorica e non convenzionale della Resistenza e del post-Resistenza.<\/p>\n<p>La seconda, avere abbandonato, dopo le speranze accese con <em>Il taglio del bosco<\/em>, quello che per essi era il Vangelo neorealista.<\/p>\n<p>La terza, aver indugiato nelle piccole cose antieroiche della vita di provincia e nelle pieghe di una dolente aspirazione alla felicit\u00e0, attirandosi la taccia di &quot;Liala&quot;, ossia di narratore &quot;rosa&quot; (e ci\u00f2, proprio da parte di Franco Fortini).<\/p>\n<p>La quarta, essersi impegnato anima e corpo, negli ultimi ani di vita, in una battaglia pacifista ed ecologista che sapeva pi\u00f9 di anarchismo che di marxismo. E quest&#8217;ultimo peccato, agli occhi di certi Soloni de <em>L&#8217;Unit\u00e0<\/em> e dintorni, appariva come il pi\u00f9 grave di tutti: il compendio di tutte le eresie di matrice piccolo-borghese.<\/p>\n<p>Eppure, chi ha letto anche solo un libro di Carlo Cassola sa bene quanto sia stato naturale andarne a cercare un secondo, un terzo e un quarto.<\/p>\n<p>Carlo Cassola, come tutti i grandi, scriveva in modo semplice, ma non banale, nella prospettiva della &quot;poesia onesta&quot; di Umberto Saba: perch\u00e9 la vita comune delle persone comuni, ma autentiche, \u00e8, di norma, semplice, ma non certo banale.<\/p>\n<p>E, come per tutti i classici, si pu\u00f2 dire che i libri di Carlo Cassola non finiscono mai di dire quello che hanno da dire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&quot;Caro Mario, non hai idea quanto piacere mi ha fatto avere notizie tue e sapere che ancora ti ricordi di me e mi pensi sempre; e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[103],"class_list":["post-23731","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-biografia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23731","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23731"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23731\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23731"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23731"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23731"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}