{"id":23729,"date":"2008-03-28T06:10:00","date_gmt":"2008-03-28T06:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/28\/una-pagina-al-giorno-la-morte-di-anna-di-carlo-bernari\/"},"modified":"2023-09-13T16:01:26","modified_gmt":"2023-09-13T16:01:26","slug":"una-pagina-al-giorno-la-morte-di-anna-di-carlo-bernari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/28\/una-pagina-al-giorno-la-morte-di-anna-di-carlo-bernari\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: La morte di Anna, di Carlo Bernari"},"content":{"rendered":"<p>Dal capitolo XVII, <em>Agosto-settembre 1921: occupazione delle fabbriche<\/em> di Carlo Bernari (edizione Oscar Mondatori, 1979, pp. 217-223):<\/p>\n<p><em>&quot;Solo Marco, che s&#8217;\u00e8 dichiarato pi\u00f9 capace in queste azioni di coraggio, quando la sera \u00e8 completamente calata, scavalca il muro di cinta e corre al rione da Anna. Bussa alla porta pi\u00f9 volte, ed attende impaziente; il cuore, per la corsa fatta, gli batte forte, e nel silenzio gli pare sentire i battiti ripercuotersi sotto la gola. \u00c8 fermo, alla porta della loro casina, con le spalle appoggiate al muro di cinta.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nessuno apre, aspetta ancora un poco e ancora bussa. Il mare schiaccia la pioggia con un rullo bianco, e dall&#8217;altra parte si stende il fitto e indecente velo degli insetti che di notte devastano la campagna. Bussa ancora una volta. Il cielo \u00e8 terso, le stelle sembrano scorticature su un coperchio smaltato. Bussa ancora pi\u00f9 forte, perch\u00e9 Anna ha il sonno pesante. Il cuore gli si \u00e8 inquietato, ma ora le palpebre gli battono forte, perch\u00e9 pensa: a meno che non sia svenuta; batte ancora, e adesso dovrebbe aprire: ai pugni aggiunge dei calci rabbiosi, ma la porta resiste. Il mare, increspato fino ad un certo punto d&#8217;un colore di smalto, s&#8217;avvalla poi, gettandosi con un tonfo sordo sulla spiaggia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Marco d\u00e0 un ultimo colpo alla porta col piede, poich\u00e9 i palmi delle mani ormai gli bruciano, poi siede sul basso muro, come se non avesse a fare di meglio; pensa ad uno svenimento, pensa che Anna, uscita all&#8217;imbrunire, sia stata sorpresa dalla notte in campagna. I colpi hanno destata l&#8217;attenzione della signora che abita la camera attigua, la quale gli consiglia di provare dal fattore, che probabilmente dovr\u00e0 averci una chiave che vada bene per quella serratura.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Corre Marco, ma nella sabbia molle gli si inchiodano i piedi e il cammino gli diventa faticoso fino alla casa del fattore.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Anche qui bussa molto tempo prima l&#8217;uomo si affacci all&#8217;uscio con il lume in una mano, e nell&#8217;altra le punte delle bretelle. Marco gli dice che bisogna cercare una chiave, oppure abbattere l&#8217;uscio, ma il fattore comincia a considerare la proposta con gravit\u00e0 e lentezza, perch\u00e9 in vita sua non gli \u00e8 capitato mai di scardinare una porta; ed ora il caso \u00e8 ancora pi\u00f9 grave, poich\u00e9 si tratta di rovinare la porta di una casa che appartiene ad una pubblica amministrazione. Marco freme, ma l&#8217;uomo non si decide, e invece bisogna far presto, affettarsi, si tratta di uno svenimento, forse, e alzando la voce: o forse anche di morte! Ma la frase lo fa trasalire: perch\u00e9 l&#8217;ha pronunciata? Si tratta di uno svenimento, \u00e8 sicuro. E rif\u00e0 nella mente una scena possibile di Anna che chiude la porta prima di addormentarsi; poi va a letto, e poi&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Poi \u00e8 impossibile andare pi\u00f9 oltre in quel pensiero; attende, appoggiato al basso muro di cinta, il fattore che \u00e8 andato a vestirsi e non pensa;<\/em> vede <em>la voce che di dentro s&#8217;aggira grossa a spiegare a qualcuno (forse alla moglie) chi sta fuori e cosa vuole; qualcosa sar\u00e0 accaduto a quei due diavoli: mannaggia l&#8217;ora che gli ho dato la casa! Marco si sforza d&#8217;indovinare oltre il senso l&#8217;umore di quelle parole che s&#8217;avvicendano sorde nella camera chiusa, mentre altro dormono.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Finalmente l&#8217;uomo vien fuori, con aria annoiata; si decide di svegliare un friulano dei dintorni che possiede attrezzi. Occorrer\u00e0 un badile, forse un piccone; ma il fattore pensa che bisognerebbe farne a meno; \u00e8 un peccato; e per nulla al mondo lui farebbe rovinare una porta che, vuoi o non vuoi, in quel momento costa un centinaio di lire, e lui, proprio pochi mesi prima, l&#8217;ha fatta verniciare, che sembra nuova.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Sul friulano con gli attrezzi, spunta l&#8217;alba, ed il cielo sta in fondo a un mare di nuvole. Tutto rivela un aspetto pi\u00f9 triste;, e l&#8217;estate, finita improvvisamente, sembra partita per sempre e al suo posto pare che abbia lasciato una desolata tempesta; anche le onde si son fatte scure e minacciose.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il friulano comincia a lavorare d&#8217;impegno, giunti che sono davanti alla porta. Non vuole demolirla; eppure quel suo cauto servirsi degli attrezzi \u00e8 pi\u00f9 inesorabile di un&#8217;opera di devastazione: Marco ha l&#8217;impressione di riceverli nello stomaco quei colpi alla porta, tanto \u00e8 forte il rimbombo per le scale. Se fino a poco fa la disgrazia sembrava inverosimile; ora, a pochi secondi dalla rivelazione, gli \u00e8 impossibile ammettere che dietro la porta non si celi una disgrazia. Tutto lo suggerisce, tutto dice sventura in quell&#8217;aria opaca, fra quei colpi, fra le espressioni dei due uomini chini a far saltare la serratura e a scardinare un battente, infine la sua tensione stessa. \u00c8 troppo vero. Non vorrebbe neppure che si proseguisse in quel lavoro: quasi griderebbe smettetela, riposatevi, lasciatemi respirare. Suda, le braccia e le gambe gli dolgono; ma deve farsi forza, entrare, la porta pende ormai su di un cardine. Cammina lentamente, i piedi non vogliono staccarsi da terra, ma intanto tutto segue una sua legge, un suo corso, ed egli, Marco, fa una cosa che gli dicono di fare. Gli indicano di aprire una finestra e lui l&#8217;apre, perch\u00e9 nella stanza vi \u00e8 un cattivo odore; gli dicono di aprire un uscio, e lui lo apre perch\u00e9 quella \u00e8 la stanza di Anna. Il friulano e il fattore lo seguono sospettosi, come estranei che si lascino guidare e invece sono loro che guidano. Alla prima occhiata Marco non distingue gran che, nella penombra; le imposte sono accostate, e fa buio, come sul far della sera. Si sente un odore di medicinale e quell&#8217;odore, che si avventa alle sue nari da dietro la spalliera del letto, gli impedisce la vista. Sta fermo sull&#8217;ingresso, e non si muoverebbe pi\u00f9. Ansima, pare che gli manchi l&#8217;aria. Sente sul collo il respiro dei due uomini che gli stanno alle spalle. Vorrebbe ceder loro il passo ma non pu\u00f2 mostrarsi vile fino a questo punto. \u00c8 morta, fa dentro di s\u00e9, come a volersi commuovere, come a volersi strappare il pianto dagli occhi. Esser solo! Non dover fingere. Invece<\/em> deve <em>mostrarsi commosso. La stanza appare in gran disordine; ora che ci si vede meglio: un bicchiere rovesciato sul comodino, e una macchia d&#8217;acqua per terra. Dalle scale si sentono le voci dei vicini farsi sempre pi\u00f9 chiare, stringersi alle sue spalle e quasi sospingerlo ad avanzare avanti. Vedere, vedere tutto. Oh! ma perch\u00e9 non lo lasciano tornare indietro?Il fattore gli respira sul collo e spinge avanti la testa ma non muove un passo. Ora, Marco distingue una mano di Anna sul bianco della coperta, ecco: uno, due, tre, quattro, cinque dita, il polso, e il resto \u00e8 nascosto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il fattore infine si decide e gli passa davanti. Apre le imposte, e scopre oltre i vetri il cielo gi\u00e0 schiarito; poi apre la finestra, ed un odore di catrame e di terra bagnata penetra nella stanza. S&#8217;\u00e8 quietato il mondo e nel silenzio del creato anche le voci dei vicini; qualcuno spia ma discreto, qualche altro pi\u00f9 ardito fa un passo, sospettoso. Ma il silenzio \u00e8 legge per tutti. L&#8217;opaca opera di Dio pare compiuta nella serenit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ancora met\u00e0 del corpo di Anna gli rimane coperto alla vista; ma il coraggio di spingere la testa ancora un poco gli manca, tutti lo guardano, egli fissa uno per uno i volti dei presenti; poi dischiude la bocca come per parlare; deve distaccare le labbra secche che gli si sono appiccicate, piega la testa sul petto. Il fattore gli va incontro, facendo troppo rumore, con le scarpe dure, in quel silenzio; gli dice qualche cosa incomprensibile a bassa voce, come: \u00abnon vi disperate\u00bb; oppure: \u00abnon piangete\u00bb. Ma non ha importanza. Lui non piange, n\u00e9 si dispera. Attende che il fattore si allontani di nuovo per guardare meglio il letto su cui Anna appare con le gambe penzoloni ed un pugno chiuso contro le labbra. Da sotto il cuscino, spunta un panno macchiato di sangue, anche il lenzuolo \u00e8 macchiato in pi\u00f9 punti. Ecco la boccetta della sua medicina rovesciata, vetro marrone, etichetta rosa, lo strofanto, forse glielo aveva comperato Teodoro, il termometro che spunta da un vasetto; l&#8217;astuccio per terra; anche quello comperato da Teodoro.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Marco si passa una mano sul viso; tossisce, e in quel silenzio, l&#8217;attenzione dei presenti \u00e8 rivolta a lui. Piangere? Gridare? Lo guardano, perch\u00e9 lo guardano? Che si aspettano da lui? Non sono soddisfatti di vederlo sudato e tremante?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il friulano si accosta ad Anna, la rimuove un poco, e se ne allontana. Fatto un cenno del capo al fattore tornano insieme per rimuovere il cadavere e sistemarlo a dovere sul letto: mentre marco guarda; sembra che non afferri il senso di quell&#8217;operazione; sembra non abbia neppure compreso la gravit\u00e0 dell&#8217;accaduto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Teodoro \u00e8 assediato, la fabbrica \u00e8 stata circondata dai carabinieri, durante tutta la notte, ed ora non rimane che fare gli ossessi contro quella carcerazione volontaria, Il mancato ritorno di Marco lo ha innervosito facendolo incapace di qualsiasi azione. Il tecnico della rivoluzione \u00e8 l\u00ec immobilizzato dalla<\/em> sua sconfitta<em>, che collimando inesorabilmente con la<\/em> sconfitta <em>generale. Ha pensato che Marco si sia allontanato per evitare fastidi; ha pensati pure che avendo trovato Anna ammalata, sia andato a chiamare un medico o forse a chieder soccorso a Maria, a questo punto il sospetto lo ferisce; perch\u00e9 non avvertire anche lui? Ma pensa pure ad un suicidio: che Anna si sia uccisa; e da qui comincia la &#8216;sua&#8217; colpa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Con questi pensieri che lo opprimono \u00e8 difficile a Teodoro interessarsi sul serio e fino in fondo della tragedia che va propagandosi intorno a lui nella Ferriera ferma. Fino a mezzogiorno ha cercato di trattare con qualche tecnico per guadagnarselo alla causa ma inutilmente, sicch\u00e9 alle prime ore del pomeriggio quando gi\u00e0 tutto sembrava compromesso, quando i carabinieri dicevano:<\/em> uscite che \u00e8 meglio<em>, ha rinunziato ad ogni lavoro.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Gira per i posti pi\u00f9 deserti del cantiere, che brucia nel sole, si ferma nell&#8217;ombra che il trenino aereo sospeso nello spazio proietta a terra, e qui soltanto trova un po&#8217; di sollievo; lontano dalle voci e dalle sofferenze altrui. Da qui vede gli operai aggrappati al cancello, sotto la bandiera rossa che batte nel vento; sotto \u00e8 una siepe di capi e di voci che corono nel sole forte, lungo il muro di cinta da cui esala il puzzo di orina.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Teodoro torna presso il cancello, nella speranza di vedere Marco fuori della fabbrica; spinge il capo fra e spalle dei compagni ma \u00e8 difficile distinguere., nella folla che s&#8217;ammassa, un volto amico fra le braccia e i moschetti che s&#8217;alzano minacciosi o ammonitori, fra quei riflessi di sole che la bandiera spegne e accende sul vociare confuso. Le donne sollevano i fagotti e gridano in che punto del muro andranno a lanciare i pacchi di rifornimento; c&#8217;\u00e8 da mangiare, lo vedi? L&#8217;ho portato! Non vogliono fartelo avere&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p>Carlo Bernari, pseudonimo di Carlo Bernard, nasce a Napoli nel 1909 e muore a Roma nel 1992. I lettori del secondo dopoguerra lo ricordano soprattutto per i romanzi <em>Speranzella<\/em> (1949), <em>Era l&#8217;anno del sole quieto<\/em> (1964), <em>Un foro nel parabrezza<\/em> (1971), <em>Tanto la rivoluzione non scoppier\u00e0<\/em> (1976), <em>Il giorno degli assassini<\/em> (1980), <em>Il grande letto<\/em> (1988).<\/p>\n<p>Tuttavia la sua fama di scrittore rimane legata principalmente al suo romanzo d&#8217;esordio, <em>Tre operai<\/em>, scritto fra il 1930 e il 1932 e pubblicato nel 1934, un&#8217;opera dura e disadorna, nella quale descrive il malessere e il confuso desiderio di ribellione di tre giovani proletari nel periodo delle grandi lotte operaie del primo dopoguerra, culminate nell&#8217;occupazione delle fabbriche del <em>biennio rosso<\/em> (1919-1921).<\/p>\n<p>\u00c8 il romanzo del &#8216;gran rifiuto&#8217;; di come tre giovani operai &#8211; Teodoro, Marco e Anna &#8211; rifiutano la societ\u00e0 borghese, che li vorrebbe relegare in uno stato di perenne sfruttamento; e di come essi inseguono pi\u00f9 o meno confusamente, ciascuno con le proprie velleit\u00e0, incoerenze e debolezze, ma anche con le proprie speranze e il proprio desiderio di profondo rinnovamento, l&#8217;utopia di un riscatto sociale che sia anche, al tempo stesso, esistenziale.<\/p>\n<p>In questo romanzo, infatti &#8211; come, del resto, anche in quelli successivi &#8211; Bernari realizza un caratteristico intreccio di motivazioni pubbliche e private, di tensione etica e di malessere politico-sociale; dai quali scaturisce una scrittura svelta, nervosa, tutta cose, pensieri ed emozioni, senza nulla concedere alla descrizione superflua o alle sbavature sentimentali. Basti dire &#8211; per fare un solo esempio &#8211; che la Napoli in cui si svolge la vicenda di <em>Tre operai<\/em> non ha nulla dell&#8217;iconografia tradizionale, basata sul binomio mare-sole; \u00e8 invece una citt\u00e0 plumbea, oscura, immersa nello squallore dei quartieri operai che l&#8217;apparentano alle grandi, anonime citt\u00e0 industriali del Nord Italia e, magari, del Nord Europa.<\/p>\n<p>La vicenda \u00e8, per molti aspetti, una vicenda atipica nel panorama letterario degli anni Trenta, dominato da tutt&#8217;altri miti e da tutt&#8217;altri orizzonti di senso; tanto che diede luogo a un vero e proprio caso letterario e anche, sia pure non dichiaratamente, politico; finch\u00e9 al libro venne inibita la libera circolazione.<\/p>\n<p>Al centro della storia, comunque, non ci sono tanto le vicende dei tre protagonisti, dolenti personaggi di una societ\u00e0 profondamente umiliata e offesa, bens\u00ec la denuncia contro la modernit\u00e0 e, pi\u00f9 precisamente, contro la conduzione disumana nella quale la modernit\u00e0 sospinge gli esseri umani, riducendoli a puri oggetti di un processo economico alienante e di una omologazione culturale, che tutti li appiattisce e li livella.<\/p>\n<p>Scrive Paola Papa in A. A. V. V., _3Cem>Mondi letterari<\/em>, Milano, Paravia, 2003, vol. 4, p. 209:<\/p>\n<p><em>&quot;Il romanzo ha una struttura circolare divisa in tre fasi. La prima descrive l&#8217;incontro iniziale di Teodoro, Marco ed Anna come operai in una lavanderia di Napoli, uniti dal comune sentire la loro condizione come una prigione da cui vanamente cercano di evadere. Teodoro tenta la via dell&#8217;impegno politico e della lotta di classe; marco \u00e8 pi\u00f9 opportunista, anche se a parole sembra pi\u00f9 radicale di Teodoro; Anna \u00e8 fisicamente minata dal lavoro. La seconda parte descrive la dispersione e le peripezie dei tre protagonisti: Teodoro va prima a Taranto poi in Calabria per cercare lavoro, ma diviene un propagandista socialista e deve subire per questo l&#8217;arresto, l&#8217;invio in guerra, poi il licenziamento. Anna, nel frattempo, \u00e8 andata a lavorare a Roma, convive con un operaio da cui ha avuto un figlio, malaticcio come lei. Delusa dal compagno torna a Napoli, dove per sopravvivere abita con Marco; ma il figlio muore. Nella parte finale compaiono sia la riunificazione sia la sconfitta, perch\u00e9 a Napoli \u00e8 tornato anche Teodoro, fuggito dalla Calabria per una risa. I tre ritornano insieme e vanno a vivere in una casa al mare, dove le condizioni di Anna peggiorano ulteriormente. \u00c8 il 1920 e anche a Napoli le fabbriche vengono occupate. Mentre marco e Teodoro partecipano alla lotta, Anna muore.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Inizia il processo di disgregazione finale: l&#8217;occupazione fallisce, Teodoro vene arrestato e quando torna in libert\u00e0 si adatta ad un&#8217;esistenza da sbandato. Marco resta solo e rassegnato, senza pi\u00f9 progetti per il futuro. La dimensione di classe si stempera nella conclusione in una condizione di individuale alienazione e di estraneit\u00e0 alla vita.&quot;<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 stato osservato che i tre operai del romanzo non ragionano come operai, ma tradiscono una struttura psicologica tipica delle classi medie, cui lo sesso autore appartiene; tanto \u00e8 vero che Bernari, inizialmente, li aveva pensati come tre piccolo-borghesi, e solo in un secondo momento li aveva &#8216;trasformati&#8217; in operai.<\/p>\n<p>A questa critica risponde Geno Pampaloni nella <em>Introduzione<\/em> alla edizione citata, pp. 15-16, con argomenti assai convincenti e di esemplare chiarezza ermeneutica:<\/p>\n<p><em>&quot;Si \u00e8 pi\u00f9 volte obiettato che i tre operai di Bernari hanno una struttura e una fisionomia interiore borghese; pi\u00f9 che reale coscienza di classe, volont\u00e0 rivoluzionaria, la loro \u00e8 un&#8217;ambigua velleit\u00e0 esistenziale, qualcosa di simile a una fuga dalle responsabilit\u00e0 profonde. Se questo, a mio giudizio, non vale per Anna, come vedremo, vale in gran parte per Teodoro e Marco. Ma un&#8217;attenta lettura del libro (se vogliamo leggere il libro dall&#8217;interno, alla luce delle sue ragioni, e non proiettato a confronto con astratti modelli di letteratura popolare) ci persuade che una simile ambiguit\u00e0 e sfasatura di piani costituisce parte essenziale del suo significato ,tanto in senso politico quanto in senso poetico.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Possiamo infatti distinguere, nel nostro romanzo, tre momenti ideali di approccio alla realt\u00e0 (estetico-emotivo, ideologico, morale) che idealmente si dispongono in sequenza dialettica.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il primo momento (estetico-emotivo) \u00e8 dati dallo scenario: plumbeo, monotono, ossessivo di colori smorti e bituminosi. Piove implacabilmente da un capo all&#8217;altro del racconto (\u00abquando un operaio va in cerca di lavoro, piove sempre\u00bb); la realt\u00e0 esterna ci si presenta tutta inamena, ostile, persecutoria, non solo nei meccanismi sociali, ma nel suo aspetto quotidiano, immagine plastica di \u00abquesto sporco paese\u00bb ove \u00abquesti porci fottuti non ti fanno lavorare e non ti danno soldi\u00bb. Teodoro (napoletano!) vede il mare azzurro in un cartellone turistico, ma \u00abnon ricorda che mari sporchi, color marrone\u00bb. La civilt\u00e0 industriale si presenta come una condanna: \u00abla gru nera \u00e8 una grande forca\u00bb. Uno dei pochi momenti lirici \u00e8 questo: Le spalle degli uomini, nere per il tempo che s&#8217;oscurava, facevano pensare alla loro fatica, alla stanchezza; stanchezza che penetra dovunque, nelle baracche, dove si cantano lunghe canzoni, sulla spiaggia, dove i bambini si stendono con la faccia rivolta alla luna\u00bb, che sembra la strofa di un malinconico<\/em> pierrot <em>operaio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il secondo momento (ideologico) non \u00e8 altrettanto deciso e monocromo; \u00e8 il luogo di una crisi, ove si riflettono anche le incertezze e le ambivalenze autobiografiche del giovane narratore. Il lettore vedr\u00e0 da s\u00e9 quanto le vicende di Teodoro e Marco seguano linee insicure, quanta parte vi abbia il caso, come siano speso determinate da una sorta di opportunismo disperato, opportunismo in negativo, in che misura sia oscillante, e ancora individualistico, il loro rapporto con gli altri e con la loro stessa vocazione operaia. Basta un&#8217;osservazione come questa: \u00abSale nel primo tram carico di operai, forse muratori, perch\u00e9 hanno le mani grigie, con certi spacchi che corrono dalle dita al polso. Pensa alla sensazione che proveranno le donne a sentirsi quelle mani sulla loro carne\u00bb, per rivelare la matrice borghese della psicologia dei personaggi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Un altro passaggio chiave, che ci d\u00e0 il timbro esatto dell&#8217;ambiguit\u00e0 ideologica di<\/em> Tre operai <em>\u00e8 questo: \u00abLa sua vita \u00e8 passata tra prove e riprove; tra la certezza di essere qualcuno e di servire una giusta causa e il timore di agire per una causa inutile. Tra la certezza di essere superiore alla<\/em> cosa <em>per cui lottava, e la paura di essere soverchiato dalla<\/em> cosa <em>stessa\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E tuttavia una simile oscillazione tra senso di superiorit\u00e0 e senso di inferiorit\u00e0 rispetto alla mitica<\/em> cosa <em>(il socialismo, la rivoluzione, la coscienza di classe, il proprio compito nella vita), se inteso rettamente , nel concreto contesto narrativo, ha un significato preciso: \u00e8 un&#8217;immagine di solitudine, di una condizione umana disancorata stremata da una societ\u00e0 che preannuncia il fascismo, che anzi, nella realt\u00e0 poetica del racconto, \u00e8 gi\u00e0 fascismo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Figura discreta ma assoluta della solitudine operaia \u00e8 Anna. La quale accetta tutto dalla vita, dolori, miserie, umiliazioni, situazioni imbarazzanti, ma senza rassegnazione, senza patteggiamenti, chiusa in una sua silenziosa integrit\u00e0 che \u00e8 protesta totale e varco a una imprecisata e perci\u00f2 infinita speranza. La sua morte, dove il libro tocca il vertice della denunci al disordine, squallida cosmogonia del caos, \u00e8 un emblema disperato di solitudine.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Proprio qui s&#8217;innesta il momento terzo e conclusivo, di natura morale. L&#8217;itinerario esistenziale degli operai del romanzo, si \u00e8 visto, \u00e8 ambiguo, confuso e senza luce, ; ma il risultato finale, l&#8217;esito decisivo che misteriosamente ne scaturisce \u00e8 il<\/em> no<em>, l&#8217;inappartenenza, il rifiuto. (&#8230;) La singolarit\u00e0 di<\/em> Tre operai <em>\u00e8 di essere un libro antifascista che rispecchia in s\u00e9 anche la dimensione del fascismo, l&#8217;approccio sfuocato, acritico, mortificante, a valori indecisi e nebbiosi quali potevano presentarsi ai giovani di allora; di essere un libro fedele a un&#8217;idea di vita, alla forza di un rifiuto morale, ma anche poeticamente fedele all&#8217;amara vita del suo tempo.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Basterebbe gi\u00e0 quest&#8217;ultima osservazione per fare di <em>Tre operai<\/em> un romanzo che merita, comunque, di essere letto: un libro, cio\u00e8, che possiede la disarmante onest\u00e0 di essere sia ci\u00f2 contro cui lotta, sia ci\u00f2 che \u00e8 oggetto della lotta e della ribellione.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che la dimensione ideologica \u00e8 pi\u00f9 confusa, pi\u00f9 velleitaria che in <em>Fontamara<\/em> di Silone o in <em>Conversazione in Sicilia<\/em> di Vittorini. \u00c8 vero: cos\u00ec come \u00e8 vero che esso rispecchia pi\u00f9 fedelmente la coscienza spirituale di quegli anni della nostra storia.<\/p>\n<p>E tuttavia, nella fierezza di Teodoro, Marco e Anna noi percepiamo una volont\u00e0 di contrapporre i propri valori di classe a quelli della borghesia; volont\u00e0 che ritroveremo, spostandoci ormai (per effetto del <em>boom<\/em> economico degli anni Cinquanta e Sessanta) verso il sottoproletariato, fra i &#8216;ragazzi di vita&#8217; delle borgate romane cari a Pier Paolo Pasolini.<\/p>\n<p>Se non altro per questo, il romanzo <em>Tre operai<\/em> \u00e8 una commovente testimonianza di una fase della nostra storia in cui l&#8217;operaio era ancora orgoglioso di <em>non<\/em> assomigliare al padrone, n\u00e9 desiderava che suo figlio assomigliasse al figlio del padrone; in cui il livellamento consumistico-borghese non aveva ancora spazzato via specificit\u00e0 e differenze, all&#8217;insegna di una omologazione tanto superficiale quanto artificiosa e insincera.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal capitolo XVII, Agosto-settembre 1921: occupazione delle fabbriche di Carlo Bernari (edizione Oscar Mondatori, 1979, pp. 217-223): &quot;Solo Marco, che s&#8217;\u00e8 dichiarato pi\u00f9 capace in queste<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[92],"class_list":["post-23729","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23729","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23729"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23729\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23729"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23729"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23729"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}