{"id":23726,"date":"2008-06-20T09:52:00","date_gmt":"2008-06-20T09:52:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/06\/20\/il-problema-della-valutazione-e-dei-valori-nella-terapia-non-direttiva-di-carl-rogers\/"},"modified":"2008-06-20T09:52:00","modified_gmt":"2008-06-20T09:52:00","slug":"il-problema-della-valutazione-e-dei-valori-nella-terapia-non-direttiva-di-carl-rogers","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/06\/20\/il-problema-della-valutazione-e-dei-valori-nella-terapia-non-direttiva-di-carl-rogers\/","title":{"rendered":"Il problema della valutazione e dei valori nella \u00abterapia non direttiva\u00bb di Carl Rogers"},"content":{"rendered":"<p>Tra le varie scuole e indirizzi della psicoterapia diffusi in Europa, un posto significativo \u00e8 occupato &#8211; specialmente in Francia e in Italia &#8211; dalla cosiddetta \u00abterapia centrata sul cliente\u00bb o \u00abterapia non direttiva\u00bb fondata dall&#8217;americano Carl R. Rogers (1902-1987). Precisamente, in Francia essa \u00e8 praticata dai seguaci della scuola di M. Pag\u00e8s, mentre nel nostro Paese \u00e8 stata adottata, in forma pura o parzialmente modificata, da parecchi psicologi di formazione e di orientamento cattolico. La ragione della simpatia con cui essa \u00e8 stata accolta nel Vecchio Continente, a differenza di altre terapie di origine statunitense, \u00e8 che &#8211; insieme alla \u00abpsicologia umanistica\u00bb di Abraham Maslow (1908-1970) e alla \u00abterapia interpersonale\u00bb di H. S. Sullivan (1892-1949) &#8211; essa costituisce una alternativa sia alla psicoanalisi di matrice freudiana, adleriana e junghiana, sia alle psicoterapie comportamentali.<\/p>\n<p>Ma che cosa significa che una terapia \u00e8 \u00abnon direttiva\u00bb? Per rispondere a questa domanda, bisogna aver presente che cosa sia una \u00abterapia direttiva\u00bb, nel senso tecnico del termine. Non si tratta di una scuola o di un indirizzo ben preciso, quanto piuttosto di un comune orientamento che apparenta numerose forme di psicoterapia le quali, storicamente, si pongono come le pi\u00f9 antiche e tradizionali.<\/p>\n<p>Facciamo ricorso a quanto scrive, in proposito, Sadi Marhaba, nella <em>Enciclopedia Garzanti di Filosofia<\/em>, edizione 2003, vol. 2, p. 932:<\/p>\n<p><em>&#8230;In primo luogo sono da ricordare le psicoterapie direttive e razionali, fondate sull&#8217;intervento attivo del terapeuta che usa tutta la propria autorit\u00e0 per consigliare, convincere, influenzare, consolare ecc. il paziente: l&#8217;interazione resta circoscritta al piano cosciente e razionale, come avviene per esempio nella \u00abterapia protreptica\u00bb di E. Kretschmer, basata sul concetto delle \u00abidee forza\u00bb, o nelle psicoterapie d&#8217;appoggio, in cui spesso il terapeuta indica esplicitamente al paziente le mete psicologiche da raggiungere e lo aiuta, rafforzando la sua capacit\u00e0 di sopportare la frustrazione.<\/em><\/p>\n<p>Ebbene, la \u00abterapia non direttiva\u00bb parte da una convinzione diametralmente opposta: che il compito del terapeuta, cio\u00e8, non sia affatto quello di intervenire direttamente, di consigliare, di indirizzare il paziente; bens\u00ec, essenzialmente, quello di metterlo a suo agio, di ascoltarlo, di sintonizzarsi con lui in una empatia che produca fiducia e senso di accettazione.<\/p>\n<p>Lasciamo perdere, per ora, quel che si debba pensare, in generale, di una pretesa scienza nella quale vi sia spazio per tutto e il contrario di tutto; nella quale sia possibile lavorare sia in una direzione, che in quella totalmente opposta. In questa sede, non \u00e8 su questo aspetto della psicoterapia che vogliamo soffermarci, ma sulla &quot;rivoluzione copernicana&quot; che Carl Rogers ha portato rispetto alle premesse \u00abdirettive\u00bb di matrice psicanalitica, affermando risolutamente la centralit\u00e0 del paziente (ma lui adopera &#8211; infelicemente, a nostro avviso, perch\u00e9 gli conferisce una connotazione utilitaristica ed economicistica &#8211; il termine \u00abcliente\u00bb).<\/p>\n<p>In un certo senso, Rogers ha fatto per la psicoterapia quello che ha fatto, per la pedagogia, Maria Montessori, con la riscoperta della centralit\u00e0 dell&#8217;alunno nel processo educativo e con il fine dichiarato di puntare sull&#8217;autosviluppo e sull&#8217;autoeducazione del bambino.<\/p>\n<p>Scrive ancora S. Marhaba (<em>Op. cit.,<\/em> vol. 2, p. 933):<\/p>\n<p><em>Nella terapia rogersiana il terapeuta si limita a incoraggiare, assumendo un atteggiamento di massimo ascolto e massima attenzione, le verbalizzazioni del paziente, generalmente relative ai sintomi patologici: non vengono forniti consigli o interpretazioni, e il soggetto \u00e8 sempre ritenuto capace di risolvere da solo e con i propri mezzi e le proprie difficolt\u00e0, nell&#8217;ottimistico postulato secondo cui ogni individuo possiede una tendenza naturale alla guarigione che in sede terapeutica chiede solo, per potersi esplicare compiutamente, di essere aiutata attraverso una progressiva presa di coscienza punteggiata dalla catarsi.<\/em><\/p>\n<p>Dunque, i capisaldi della concezione rogersiana sono i seguenti.<\/p>\n<p>1)  La psicoterapia \u00e8 una forma d&#8217;intervento di origine psichiatrica, che concepisce i disturbi della psiche in termini clinici ben precisi; e, per questa vocazione pragmatista, si colloca agli antipodi rispetto alla psicanalisi freudiana, che parte da una vera e propria filosofia della personalit\u00e0 e della stessa natura umana.<\/p>\n<p>2)  \u00c8 fondata sul \u00abcliente\u00bb e non sul terapeuta, il quale non deve guidare il primo verso determinate mete, ma semplicemente fungere da cassa di risonanza del suo disagio e del suo bisogno di esplicitare i suoi disturbi (funzione che, lo notiamo <em>en passant<\/em>, era un tempo affidata a figure sociali non professionalizzate: sacerdote, medico di famiglia, parente anziano, ecc.).<\/p>\n<p>3)  Muove dalla radicata e fiduciosa convinzione che, nell&#8217;individuo, esiste una innata facolt\u00e0 di autoguarigione, e che ogni persona sia in grado farvi appello, risolvendo i propri problemi psicologici. La funzione del tearapeuta \u00e8 solo quella di aiutare il felice svolgimento di un tale processo.<\/p>\n<p>Un elemento decisivo, nel processo di maturazione dell&#8217;individuo, \u00e8 quello riguardante il momento della valutazione, quando egli si trova a dover decidere, <em>in situazione<\/em> e non in astratto (aspetto che avvicina le idee di Rogers, in parte, alla prospettiva esistenzialista), come valutare cose, persone e situazioni.<\/p>\n<p>I valori, pertanto &#8211; a cominciare da quelli etici di &quot;bene&quot; e &quot;male&quot;- non avrebbero una natura trascendente, ma non sarebbero altro che dei valori-per-noi, empiricamente elaborati, volta per volta, a contatto con la nostra esperienza diretta del mondo.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 rientra nel solco della tradizione del pragmatismo americano, quella di Charles Sanders Peirce e di William James.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, bisogna tener presente che Rogers non era un filosofo, n\u00e9 voleva esserlo: la sua prospettiva era quella, decisamente empirica, di un terapeuta che si pone quotidianamente a contatto con delle situazioni umane estremamente concrete.<\/p>\n<p>Un po&#8217; filosofica, piuttosto &#8211; nel senso di non rigorosamente dedotta dall&#8217;esperienza -, \u00e8 la conclusione della sua analisi del processo di valutazione; ossia &#8211; come vedremo &#8211; la persuasione che l&#8217;individuo, nello stesso tempo in cui realizza una pi\u00f9 larga apertura coscienziale e una maggiore maturit\u00e0, tende a perseguire e a realizzare valori di tipo universale, quali la sincerit\u00e0, la conoscenza di s\u00e9, l&#8217;autonomia e un alto grado do socialit\u00e0.<\/p>\n<p>Ecco che cosa dice Rogers a proposito del \u00abprocesso di valutazione\u00bb, che \u00e8 un po&#8217; il cuore del suo sistema di psicoterapia (da Carl R. Rogers, <em>la terapia centrata sul cliente<\/em>; titolo originale: A <em>Therapist&#8217;s View of Psychotherapy<\/em>, traduzione italiana a cura della Casa Editrice Psycho di G. Martinelli, Firenze, 1970, 1994, pp. 267-280, <em>passim<\/em>):<\/p>\n<p><em>C&#8217;\u00e8 molto interesse oggi, per il problema dei valori. La giovent\u00f9, in quasi tutti i paesi, \u00e8 profondamente incerta sulla scelta dei valori; i valori propri di diverse religioni hanno perduto molto del loro influsso, mentre componenti molto sensibili di ogni cultura appaiono insicure ed incerte di fronte alle mete da tenere in considerazione. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Non \u00e8 sorprendente, in questa situazione, che gli orientamenti di valore che vengono dal passato appaiano gravemente in crisi o quasi disintegrato. Gli uomini si chiedono se esistono, o possono esistere, dei valori universali. Si ha spesso la sensazione che, nel mondo moderno, si sia perduta ogni possibilit\u00e0 di raggiungere una base comune interculturale, da cui guardare ai valori. Una delle conseguenze naturali di questa confusione \u00e8 che stanno nascendo, in misura crescente, degli interessi volti a cercare un modo significativo ed accettabile per accostare il problema dei valori.<\/em><\/p>\n<p><em>Anch&#8217;io condivido questo interesse generale, sorto in me, forse, dal contatto costante che ho sperimentato, con certi problemi di &quot;valori&quot;, nel mio campo specifico, la psicoterapia. L&#8217;atteggiamento e le convinzioni del cliente, nei confronti dei valori, cambiano spesso nel corso della terapia. Come si pu\u00f2 essere certi che siano cambiati nella direzione giusta? Oppure \u00e8 vero quanto dicono alcuni, e cio\u00e8 che il cliente assume il sistema dei valori proprio del suo terapeuta? \u00c8 vero allora che la psicoterapia \u00e8 semplicemente un mezzo per trasmettere al cliente indifeso i valori del terapeuta, che per lui sono sconosciuti e non elaborati? Oppure questa trasmissione di valori dovrebbe essere lo scopo apertamente perseguito dal terapeuta? Dovrebbe cio\u00e8 diventare egli il sacerdote dei tempi moderni, e custodisce ed insegna un sistema di valori adatto alle esigenze di oggi? E quale dovrebbe essere tale sistema di valori? (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Parliamo prima di tutto del bambino. L&#8217;essere umano, all&#8217;inizio della vita, concepisce i valori in modo molto chiaro. Accetta certe cose e certe esperienze, ne rifiuta altre. Dallo studio del suo comportamento deduciamo che sceglie quelle esperienze che salvaguardano, migliorano e contribuiscono allo sviluppo dell&#8217;organismo e rifiuta quelle che non servono a questo scopo. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Il modo con cui il bambino sperimenta i valori&#8230;[\u00e8] un \u00abprocesso di valutazione\u00bb flessibile, mutevole e non di un sistema statico, fisso. Lo stesso cibo gli piace e non gli piace. Apprezza la sicurezza e la tranquillit\u00e0 ma le rifiuta per fare nuove esperienze. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Che cosa succede a questo \u00abprocesso di valutazione\u00bb cos\u00ec efficiente e costruito su basi cos\u00ec solide? Per quale sequenza di eventi lo sostituiamo con il modo di sperimentare i valori pi\u00f9 rigido, incerto, inefficiente, che caratterizza la maggior parte di noi adulti? Cercher\u00f2 di definire brevemente uno dei modi principali secondo cui, a mio parere, ci\u00f2 si verifica.<\/em><\/p>\n<p><em>Il bambino ha bisogno di amore, lo desidera, tende a comportarsi in modo da rendere frequenti alcune esperienze gradite. Ma questo fatto crea delle complicazioni. Tira, per esempio, i capelli della sorellina ed \u00e8 soddisfatto di sentirla urlare e protestare.<\/em><\/p>\n<p><em>Sente dire per\u00f2, allora, che \u00e8 un \u00abbambino cattivo, malvagio\u00bb, e spesso questo viene sottolineato da un colpo sulla mano. Gli viene per un po&#8217; tolto l&#8217;affetto.<\/em><\/p>\n<p><em>Poich\u00e9 questa esperienza si ripete, e se ne ripetono altre ad essa simili egli, gradualmente, impara che ci\u00f2 che a lui sembra bene, spesso \u00e8 &quot;male&quot; per gli altri.<\/em><\/p>\n<p><em>C&#8217;\u00e8 poi il momento successivo, in cui egli giunge ad assumere, nei riguardi di se stesso, lo stesso atteggiamento degli altri. Ora, quando tira i capelli alla sorella, intona, con aria solenne:\u00abCattivo, bambino cattivo\u00bb. Introietta cio\u00e8 il giudizio di valore di un altro assumendolo come suo proprio. A questo punto perde contatto con il suo processo organismico di valutazione. Abbandona la saggezza del suo organismo e, per conservare l&#8217;affetto, cerca di assumere dei valori stabiliti da un altro. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Assumendo i punti di vista degli altri come nostri perdiamo contatto con la saggezza potenziale del nostro organismo e perdiamo fiducia in noi stessi. Poich\u00e9 questi concetti di valore sono spesso in netto contrasto con quanto succede nella nostra esperienza, abbiamo diviso, in modo molto profondo, noi stessi da noi stessi, e ci\u00f2 spiega gran parte dell&#8217;insicurezza e della tensione moderna. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&#8230;la relazione terapeutica non \u00e8 priva di valori, anzi \u00e8 vero il contrario, perch\u00e9 proprio la psicoterapia pi\u00f9 efficace ne evidenzia uno fondamentale, cio\u00e8 che quella persona, quel cliente ha valore. A lui come persona \u00e8 dato valore, nella sua unicit\u00e0 e nella sua alterit\u00e0. \u00c8 proprio quando sente ed avverte di essere preso in considerazione come persona che pu\u00f2 incominciare, lentamente, a dar valore ai diversi aspetti di s\u00e9. E soprattutto pu\u00f2 cominciare, con molta difficolt\u00e0, all&#8217;inizio, a provare e a sentire ci\u00f2 che avviene dentro di lui, ci\u00f2 che sente, che cosa sperimenta momento per momento, come reagisce. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Il \u00abprocesso di valutazione\u00bbche si sviluppa nella persona matura \u00e8, per qualche aspetto, molto simile a quello del bambino e, per qualche altro aspetto, completamente diverso. \u00c8 fluido, mutevole, basata sul momento immediato e sulla misura in cui tale momento \u00e8 percepito come capace di migliorare e di fare maturare. I valori non sono fissati rigidamente, ma mutano continuamente. Il quadro che l&#8217;anno corso sembrava pieno di significato ora appare privo di interesse; il modo di lavorare con altri, che in precedenza era giudicato positivo, sembra ora inadatto; l&#8217;opinione che allora sembrava vera \u00e8 ora sentita come vera solo in parte, o forse falsa.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Nei confronti dell&#8217;esperienza immediata il processo di valutazione \u00e8 molto pi\u00f9 complesso nella persona matura che nel bambino; nell&#8217;adulto infatti tale momento immediato ha una prospettiva pi\u00f9 estesa in quanto implica le tracce mnestiche di tutti i dati relativi appresi nel passato; non ha cio\u00e8 solamente il significato attuale, ma un significato che scaturisce da tutte le esperienze simili del passato. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Di fatto, mi sembra che nella persona matura (ed in questo trovi un&#8217;ulteriore somiglianza con il bambino) il criterio che regola il \u00abprocesso di valutazione\u00bb sia costituito dalle possibilit\u00e0 di attualizzazione di s\u00e9 che ogni singola esperienza offre. Potrebbe sembrare un criterio egoista o asociale, ma non lo \u00e8, dal momento che relazioni profonde che legano agli altri vengono sperimentate di grande aiuto nel processo di maturazione.<\/em><\/p>\n<p><em>Come il bambino, infine, l&#8217;adulto psicologicamente maturo si fida e si serve della \u00absaggezza\u00bb del suo organismo, con la differenza, per\u00f2, che \u00e8 in grado di darlo consapevolmente. Si rende conto cio\u00e8 che pu\u00f2 fidarsi completamente di se stesso, che i suoi sentimenti e le sue intuizioni possono essere pi\u00f9 saggi delle sue razionalizzazioni, che, come persona totale, pu\u00f2 essere p\u00f9sensibile e precisa, del solo suo ragionamento. Non ha perci\u00f2 paura di dire: \u00abSento che questa esperienza (o questa cosa, o questa direzione) \u00e8 buona. Pi\u00f9 tardi, probabilmente, sapr\u00f2<\/em> perch\u00e9 <em>sento che \u00e8 buona\u00bb. Si fida della totalit\u00e0 di se stesso.<\/em><\/p>\n<p><em>Dovrebbe essere evidente, da quanto sono vento dicendo, che questo \u00abprocesso di valutazione\u00bb nell&#8217;individuo maturo non \u00e8 cosa facile o semplice. Il processo \u00e8 complicato, le scelte spesso sono imbarazzanti e difficili, e non c&#8217;\u00e8 nessuna garanzia che la scelta fatta si mostri poi, in realt\u00e0, capace di promuovere lo sviluppo del s\u00e9. Ma, poich\u00e9 tute le informazioni esistenti sono disponibili per il soggetto, e poich\u00e9 egli \u00e8 aperto ala propria esperienza attuale (<\/em>experiencing<em>), gli errori si possono correggere. Se il comportamento prescelto non \u00e8 capace di migliorare il s\u00e9, se ne render\u00e0 conto e potr\u00e0 sempre procedere ad un adattamento o ad una revisione.<\/em><\/p>\n<p><em>La persona matura insomma sa trarre profitto dalla grande e continua possibilit\u00e0 di regolazione che trova negli scambi continui e, come il giroscopio su una nave, sa correggere continuamente la propria rotta verso la meta autentica del completamento del s\u00e9.<\/em><\/p>\n<p>Riassumendo.<\/p>\n<p>Per Rogers, quando il bambino entra direttamente in contatto con il mondo, fa una serie di esperienza che valuta istintivamente come positive o negative per la propria realizzazione; la sua guida, sicura e quasi infallibile, \u00e8 il suo stesso organismo.<\/p>\n<p>Mano a mano che il bambino, crescendo, si trova sottoposto all&#8217;approvazione o alla disapprovazione degli adulti, egli abbandona questo criterio di valutazione basato sul proprio organismo; abbandona, cio\u00e8, il proprio \u00abprocesso di valutazione\u00bb, per ottenere amore e approvazione dagli altri, introiettando i <em>loro<\/em> processi valutativi.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, divenendo adulto a sua volta, l&#8217;individuo rinuncia a un sistema di valutazione centrato sul proprio s\u00e9 e ne adotta uno eterocentrato; rinuncia a un criterio flessibile ed elastico, per adottarne uno rigido e statico. &quot;Bene&quot; e &quot;male&quot; divengono tali una volta per tutte, in senso univoco e categorico; non \u00e8 pi\u00f9 possibile che una cosa sia <em>contemporaneamente<\/em> buona e cattiva.<\/p>\n<p>L&#8217;adulto, per\u00f2, non smarrisce del tutto le modalit\u00e0 del processo di valutazione proprie del bambino. Per molti aspetti, egli conserva nel tempo quella flessibilit\u00e0 e quella elasticit\u00e0. Ad esempio, se un amico gli dice che un certo libro \u00e8 noioso, egli, nell&#8217;apprestarsi a leggerlo, partir\u00e0 dall&#8217;assunto che, probabilmente, lo trover\u00e0 noioso; tuttavia, la sua personale valutazione potrebbe risultare divergente da quella dell&#8217;amico; e, in tal caso, il soggetto si riserva di modificare la propria valutazione, ossia il proprio giudizio in merito.<\/p>\n<p>Insomma, allorch\u00e9 noi entriamo in contatto diretto con l&#8217;esperienza, tendiamo a riportarci al centro dell&#8217;atto valutativo. Non solo: noi tendiamo a ricercare quelle esperienze che hanno il potere di migliorarci; e, nello sceglierle, pur assegnando un certo peso sia al consiglio di coloro che amiamo e stimiamo, sia alla nostra stessa facolt\u00e0 razionale, in ultima istanza facciamo appello a una &quot;saggezza&quot; che appartiene alla totalit\u00e0 del nostro organismo e che supera, pur comprendendola, la nostra sola parte razionale.<\/p>\n<p>Questa, in effetti, \u00e8 gi\u00e0 una posizione estremamente ottimistica da parte del Rogers; tanto che non si pu\u00f2 fare a meno di domandarsi se la funzione dello psicoterapeuta sia davvero necessaria, o se non sia pi\u00f9 logico che l&#8217;individuo disturbato punti sulla propria guarigione, facendo semplicemente ricorso alla &quot;saggezza&quot; del proprio organismo.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;ottimismo antropologico di Carl Rogers si spinge ancora pi\u00f9 in l\u00e0.<\/p>\n<p>Nel corso della \u00abterapia non direttiva\u00bb, la disponibilit\u00e0 nei confronti dell&#8217;esperienza induce il paziente a individuare &quot;naturalmente&quot; orientamenti di valore che sono comuni ai singoli uomini e, forse, anche alle diverse culture. In altre parole, quei soggetti i quali si dimostrano capaci di ascoltare in modo completo la propria esperienza presente, finiscono per convergere verso mete universali, quali la sincerit\u00e0, l&#8217;indipendenza, la conoscenza di s\u00e9, la sensibilit\u00e0 e la responsabilit\u00e0 sociali e le relazioni interpersonali profonde, piuttosto che quelle di tipo superficiale.<\/p>\n<p>In definitiva, Rogers era convinto che gli esseri umani, quando raggiungono la maturit\u00e0 psicologica e realizzano una maggiore apertura nei confronti della propria esperienza del mondo, tendono a perseguire dei valori condivisi e perci\u00f2 universali; e che ci\u00f2 mette in movimento un circuito virtuoso che, partendo dal miglioramento di s\u00e9, si traduce in un miglioramento anche per gli altri e, alla fine, per la societ\u00e0 intera.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 osservato, all&#8217;inizio, che questa conclusione \u00e8 di tipo filosofico e, quindi, un po&#8217; in contraddizione con la dichiarata volont\u00e0 di Rogers di tenersi costantemente sul terreno dei fatti e delle esperienze concrete, quello dei suoi rapporti di terapeuta con i propri pazienti.<\/p>\n<p>Se questo \u00e8 vero, allora potremmo domandarci se l&#8217;aver ristretto il concetto di &quot;valore&quot; a ci\u00f2 che \u00e8 oggetto di valutazione da parte del singolo individuo, non sia un po&#8217; troppo riduttivo e se, sul piano filosofico, non appaia piuttosto ingiustificato.<\/p>\n<p>Come tutte le persone dalle radicate convinzioni ottimiste, per Rogers vi sono pochi dubbi circa il fatto che la valutazione autocentrata finir\u00e0 per trovare un accordo armonioso con quella degli altri individui, sul terreno comune di valori &quot;universali&quot; in qualche modo evidenti in se stessi.<\/p>\n<p>Ma esistono valori di questo genere, al livello della specie umana suddivisa in culture diverse? Siamo proprio sicuri che il valore della sincerit\u00e0 sia auto-evidente anche presso quei popoli che, come i Dobu della Melanesia o come gli antichi Maori della Nuova Zelanda, si vantavano di saper simulare amicizia e lealt\u00e0, per poi uccidere a tradimento e divorare l&#8217;ospite ignaro? (cfr. il nostro precedente articolo <em>L&#8217;uomo e la malvagit\u00e0<\/em>, sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Sarebbe stato necessario, a questo proposito, approfondire maggiormente il concetto di <em>persona<\/em> e vedere che cosa possa ritenersi auto-evidente nella sfera etica, e che cosa no. Ma Rogers non era un filosofo, e la sua intuizione pi\u00f9 notevole, in questo senso, \u00e8 stata che l&#8217;individuo compie le proprie scelte non solo in base a ci\u00f2 che la ragione gli dice essere &quot;giusto&quot;, ma in virt\u00f9 di una &quot;saggezza&quot; che scaturisce dalla totalit\u00e0 del suo essere.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 oltre, muovendosi in una sfera esclusivamente psicologica e, per di pi\u00f9, rigorosamente pragmatica, non era possibile andare. Tale \u00e8 il limite intrinseco di ogni psicologia e, di conseguenza, di ogni psicoterapia.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 restiamo convinti che una psicologia, la quale non scaturisca da una concezione il pi\u00f9 possibile ampia dal punto di vista filosofico, non pu\u00f2 che fornire una immagine parziale dell&#8217;uomo; una immagine di esso in qualche misura deformata, alla quale sfuggono aspetti decisivi del suo essere <em>persona.<\/em><\/p>\n<p>Ma, per arrivare a tanto, la psicologia dovrebbe confessare francamente &#8211; come la storia, del resto, che per molti aspetti le assomiglia &#8211; la sua mancanza di autonomia, la sua natura di semplice estensione della filosofia.<\/p>\n<p>Inoltre &#8211; a nostro parere &#8211; essa dovrebbe emanciparsi da ogni residuo di quella concezione materialistica e razionalistica che ha dominato cos\u00ec a lungo, e che domina tuttora, fra le cosiddette &quot;scienze umane&quot;, non meno che fra quelle fisiche e naturali; la quale le nasconde ci\u00f2 che \u00e8 peculiare della natura umana: non il corpo, gli istinti e gli appetiti, ma la tensione metafisica che da sempre la contraddistingue.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le varie scuole e indirizzi della psicoterapia diffusi in Europa, un posto significativo \u00e8 occupato &#8211; specialmente in Francia e in Italia &#8211; dalla cosiddetta<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[144],"class_list":["post-23726","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-francia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23726","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23726"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23726\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23726"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23726"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23726"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}