{"id":23719,"date":"2018-10-31T01:40:00","date_gmt":"2018-10-31T01:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/31\/cari-progressisti-giu-le-mani-dal-padre-dante\/"},"modified":"2018-10-31T01:40:00","modified_gmt":"2018-10-31T01:40:00","slug":"cari-progressisti-giu-le-mani-dal-padre-dante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/31\/cari-progressisti-giu-le-mani-dal-padre-dante\/","title":{"rendered":"Cari progressisti, gi\u00f9 le mani dal padre Dante"},"content":{"rendered":"<p>La cultura italiana degli ultimi settant&#8217;anni \u00e8 stata egemonizzata dalla sinistra, quindi la cultura progressista \u00e8 divenuta la cultura <em>tout-court<\/em>, e chi non era o non appariva progressista, ne veniva escluso. Questa impostazione ha avuto anche funzione retroattiva: sono spariti, un po&#8217; alla volta, o sono stati molto ridimensionati, sui testi scolastici di letteratura e di filosofia, gli autori giudicati non conformi alla linea progressista, perci\u00f2 &quot;retrivi&quot; e &quot;reazionari&quot; &#8211; tipico esempio: Carducci &#8212; e sono venuti alla ribalta, tumultuosamente e prepotentemente, gli autori &quot;organici&quot; alla cultura gradita alla sinistra, anche gonfiandoli molto al di l\u00e0 del loro valore effettivo, sino a presentare come dei maestri di stile o di pensiero delle figure assai mediocri o delle semi-nullit\u00e0. Papini e Prezzolini, che sono molto pi\u00f9 grandi di Calvino o di Pasolini, sono quasi spariti, e i giovani studenti di liceo non li hanno mai sentiti nominare; oblio per Bacchelli, che pure non era fascista ma solo &quot;borghese&quot; e incenso per Moravia, Eco Fo (quest&#8217;ultimo addirittura premiato con il Nobel). Malaparte viene forse ricordato, come del resto Vittorini, grazie alla sua &quot;conversione&quot; di rotta, dal fascismo al comunismo; ma per chi non si \u00e8 ravveduto&quot;, come Soffici, o come Gotta, nessuna piet\u00e0: <em>errare humanun, perseverare diabolicum<\/em>. Essi pertanto meritavano di essere epurati, e cos\u00ec \u00e8 stato. E buon per Ungaretti, che se l&#8217;\u00e8 cavata sostanzialmente senza danni. Ma Luzi, cattolico &#8212; e qui ci avviciniamo ai nostri giorni &#8211; come avrebbe potuto rivaleggiare con l&#8217;ateo e nichilista Montale? Luzi ha detto: <em>Io non sono un uomo di chiesa, ma il cristianesimo \u00e8 implicito a tutto ci\u00f2 che io ho pensato e scritto &#8212; sempre pi\u00f9 meditato, e messo in rapporto con tutta l&#8217;evoluzione della cultura occidentale.<\/em> Intollerabile. Gentile, era impossibile ignorarlo; per\u00f2 quale professore di filosofia si trattiene dal sottolineare la sua adesione al fascismo e, orrore degli orrori, alla Repubblica Sociale, e sia pure inseguendo una impossibile riconciliazione nazionale? Pare che il cadavere di Matteotti pesi anche su di lui, e a malapena si degnano di ricordare che l&#8217;esecuzione di Gentile non fu meno barbara di quella di Matteotti stesso; ma a Gramsci e a tutti gli intellettuali di sinistra, nessun professore si sogna di addebitare i morti ammazzati da Stalin o le vittime delle foibe e degli eccidi dell&#8217;aprile e del maggio 1945 in Italia.<\/p>\n<p>La sorte riservata agli autori pi\u00f9 importanti, quelli che sono alla base della cultura e della civilt\u00e0 italiana, \u00e8 stata determinata dalla stessa distorsione mentale. Quando riuscivamo sgraditi, per una ragione o per l&#8217;altra, certo non si poteva eliminarli: allora i critici e gli storici della sinistra si sono industriati, con molto ingegno e buona volont\u00e0 (si fa per dire), a interpretarli a modo loro, a distorcere il senso del loro pensiero e delle loro opere, per renderli conformi alla cultura progressista odierna. Il che, nel caso degli autori medievali, ha dato luogo a delle vere e proprie mostruosit\u00e0 intellettuali, a dei veri e propri ircocervi: ma tant&#8217;\u00e8, una volta che ci si era messi su quella strada, ossia di amalgamare e adeguare tutto alle intenzioni della cultura di sinistra, non c&#8217;era altro da fare se non quello. Ed ecco che i catari, ad esempio, fanatici che odiavano il mondo e lo consideravamo una creazione del demonio, sono diventati dei campioni del libero pensiero, solo perch\u00e9 detestavano e combattevano la Chiesa cattolica; e la loro repressione \u00e8 diventata un &quot;martirio&quot;, un olocausto, laico naturalmente. Lo stesso procedimento \u00e8 stato adottato verso tutte le eresie medievali: perch\u00e9 quel che proprio non poteva, e non pu\u00f2, andare gi\u00f9 agli intellettuali progressisti, \u00e8 il medioevo in se stesso, in quanto epoca profondamente, intimamente religiosa e cattolica. L&#8217;uomo medievale \u00e8 l&#8217;uomo cristiano assai pi\u00f9 di quanto non lo sia qualsiasi cristiano &quot;moderno&quot;, e magari filocomunista: quindi, il tipo umano medievale doveva essere ricondotto, per forza, all&#8217;alternativa sfruttato\/sfruttatore, bianco o nero, un poveraccio spremuto dal potere laico e da quello ecclesiastico, oppure un rappresentante di quest&#8217;ultimo, disposto a qualsiasi violenza, materiale o intellettuale, pur di conservare i suoi odiosi privilegi. In altre parole: la lotta di classe come <em>clavis universalis<\/em> per spiegare tutto, anche il pensiero e la spiritualit\u00e0.<\/p>\n<p>Un tipico esempio di questo atteggiamento mentale e culturale \u00e8 ravvisabile nella seguente pagina, scelta quasi a caso, del commento di Marcello Craveri alla <em>Divina Commedia<\/em> di Dante, tratta dal commento introduttivo al XXI canto dell&#8217;<em>Inferno<\/em> (Il Girasole Edizioni, 1993, vol. 3, pp. 402-403):<\/p>\n<p><em>I diavoli, che Dante aveva gi\u00e0 introdotto nel poema, alle porte di Dite (canto VIII) come personificazione simbolica della potenza del male e dell&#8217;opposizione alla salvezza dell&#8217;uomo, e poi nella prima bolgia del cerchio ottavo, intenti a sferzare adulatori e seduttori, non erano ancora stati descritti, se non fugacemente come &quot;dem\u00f2n cornuti&quot; (XVIII 35). Ma in questo canto e nel successivo, essi diventano i veri protagonisti. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La rappresentazione fisica dei diavoli di Dante corrisponde a quella tradizionale dell&#8217;arte figurativa gotica, che li voleva mostruosi, deformi, violenti, e delle prediche sacerdotali, come quella del monaco borgognone Raoul Glaber, del secolo XI, il quale dichiarava di aver visto tre volte, di notte: &quot;una specie di nano, con colo gracile, viso emaciato, fronte rugosa, naso appuntito, labbra gonfie, mento sfuggente, orecchie villose, denti canini, ventre rigonfio, schiena ingobbita&#8230;&quot;. Ma il loro comportamento, in questo canto e nel successivo, ora minaccioso ora maligno, la loro irrequietezza, il loro gusto per la beffa e la provocazione, e a volte persino la loro ingenuit\u00e0, tanto da lasciarsi ingannare dai barattieri, fanno parte di una tradizione popolare, che ridimensiona e umanizza la figura terribile dei diavoli teologici, avversari di Dio, e li considera piuttosto come esseri bizzarri, facili allo scherzo, quasi infantili nella loro mentalit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Le masse popolari, avvezze nella precariet\u00e0 della loro difficile vita pi\u00f9 a sofferenze che a gioie, pi\u00f9 a spettacoli di ingiustizie e di criminalit\u00e0 che di bene e di pacifica convivenza, vedevano addirittura nel diavolo un loro alleato, un ribelle contro coloro che predicavamo la bont\u00e0, la fratellanza, la carit\u00e0, ma non le praticavano, un ribelle che prometteva gioie tangibili in questo mondo, anche a costo di rinunciare a quelle ipotetiche dell&#8217;aldil\u00e0. Le streghe lo vedevano in forma umana, durante i loro sogni isterici, durante i quali erano da esso trasportate ai &quot;sabba&quot;, dove finalmente &#8212; ma era soltanto un sogno &#8212; si mangiava, si beveva, si faceva all&#8217;amore.<\/em><\/p>\n<p><em>Dante, e ci\u00f2 \u00e8 frutto del suo perfetto equilibrio razionale, raffigura qui i diavoli, pur non negandone la funzione di tentatori e tormentatori, come proiezione di questa immagine popolare. Perci\u00f2, questo canto, e anche il successivo, hanno una tonalit\u00e0 narrativa pi\u00f9 vicina al &quot;comico&quot; che al tragico, ed \u00e8 Dante stesso ad avviare questa interpretazione, fin dal secondo verso del canto, in cui definisce la propria opera &quot;la mia comed\u00eca. Ma bisogna intendere comico nel significato che Dante stesso ha dato al vocabolo, come indicativo di un linguaggio non aulico, ma dell&#8217;uso quotidiano, anche non provo di espressioni gergali e persino oscene. Sono pertanto fuori strada coloro che giudicano questi canti &quot;comici&quot; nel senso moderno della parola. Di &quot;commedia&quot; in senso moderno si pu\u00f2 parlare solo se si considera la struttura drammatizzata dei due canti, come azione scenica, che corrisponde a quella che oggi diciamo &quot;commedia&quot; e che ai tempi di Dante era detta &quot;jeu&quot; in francese e &quot;ludo&quot;, alla latina.<\/em><\/p>\n<p>Di quale campionario di banalit\u00e0, forzature, preconcetti politicamente corretti, tipici della cultura progressista e neomarxista, \u00e8 intessuta questa pagina di prosa: \u00e8 un prefetto esempio di quella intollerabile appropriazione ideologica che la sinistra si \u00e8 permessa nei confronti del bagaglio artistico e letterario, e culturale in genere, per rendere a s\u00e9 omogenei anche i contenuti pi\u00f9 distanti, gli autori pi\u00f9 incompatibili, i testi pi\u00f9 inconciliabili con la sua visione del reale. Marcello Craveri, autore di un fortunatissimo libretto sulla figura di Ges\u00f9 Cristo, ovviamente laicizzata, e umanizzata, il cui titolo \u00e8 tutto una programma marxista: <em>Un uomo chiamato Ges\u00f9. Un uomo, un rivoluzionario contro tutte le<\/em> ingiustizie, \u00e8 stato discepolo di Ambrogio Donini, storico delle religioni e militante comunista duro e puro. Costui interpretava il cristianesimo come una mitologia creata da San Paolo e da alcuni altri sulla base del nulla, ovvero di un gigantesco inganno, perch\u00e9 lo stesso Ges\u00f9 Cristo non \u00e8 che un mito, ma quale dio e quale resurrezione, sono solo miti e neanche tanto originali, perch\u00e9 di dei che muoiono e risorgono sono piene le religioni antiche. Donini, a sua volta, era stato discepolo di Ernesto Buonaiuti, capofila degli eretici modernisti italiani e fautore dell&#8217;applicazione del metodo storico-critico alla storia del cristianesimo: Craveri, pertanto, \u00e8 nipote legittimo della lettura modernista del Vangelo. Ora, per quanto riguarda Dante, egli assume la stessa impostazione menale di un Umberto Eco: sa gi\u00e0 che il cristianesimo \u00e8 solo un mito; quindi, sa gi\u00e0 che l&#8217;aldil\u00e0 non esiste, tanto meno esistono l&#8217;inferno e il paradiso, gli angeli e i diavoli: e in questo si trova in ottima compagnia, visto che perfino l&#8217;attuale generale dei gesuiti, Sosa Abascal, la pensa cos\u00ec, almeno riguardo al diavolo e all&#8217;inferno. E quindi, riportando la descrizione del demonio fatta dal monaco Rodolfo il Glabro, Craveri, che a stento trattiene i suoi sorrisi d&#8217;ironia, vuol farci vedere quanto ingenui, superstiziosi e poco dotati di fantasia fossero i monaci medievali: e non immagina che quella descrizione corrisponde fedelmente a quelle fatte da tantissimi santi e mistici della Chiesa cattolica, anche moderni, e perfino da qualche studioso laico che si \u00e8 imbattuto nel supernormale. In compenso egli sa, o crede di sapere, che tutta la storia umana \u00e8 contrassegnata dal prevalere della struttura, l&#8217;economia, sulla sovrastruttura, le manifestazioni artistiche, religiose, filosofiche, ecc.; di conseguenza, se Dante, che \u00e8 un uomo intelligente (questo almeno glielo concede) parla dei diavoli, i diavoli di Dante non possono che essere <em>personificazione simbolica della potenza del male e dell&#8217;opposizione alla salvezza dell&#8217;uomo.<\/em> Insomma, non bisogna prenderli sul serio, perch\u00e9 nemmeno Dante lo faceva: e del resto, quello che conta non \u00e8 il premio o il castigo in una ipoetica vita dopo la morte, ma <em>le masse popolari, avvezze nella precariet\u00e0 della loro difficile vita pi\u00f9 a sofferenze che a gioie, pi\u00f9 a spettacoli di ingiustizie e di criminalit\u00e0 che di bene e di pacifica convivenza.<\/em> Perch\u00e9 gli uomini-massa della modernit\u00e0, invece, vivono in un mondo paradisiaco, dove le gioie sono assai pi\u00f9 numerose delle sofferenze e il bene trionfa sempre sul male: giusto? E dove la pacifica convivenza \u00e8 pienamente realizzata, o, quanto meno, \u00e8 infinitamente pi\u00f9 progredita che al tempo di Dante, non \u00e8 vero? Queste amene sciocchezze, Craveri le pu\u00f2 dire perch\u00e9 ha studiato la storia del medioevo sui libri di Umberto Eco o magari guardando i documentari di Piero e Alberto Angela, se non proprio sul <em>Manuale delle Giovani marmotte<\/em> di Walt Disney (il quale peraltro, nel suo genere, \u00e8 ancora pi\u00f9 decoroso di quelli). Ma se si fosse preso il disturbo di leggere anche qualcos&#8217;altro, per esempio i libri di \u00c9tienne Gilson, forse gli si sarebbe aperta una finestra nella grigia stanza dei suoi pregiudizi illuministi e marxisti; e se, poi, avesse letto i saggi di R\u00e9gine Pernoud, gli sarebbe perfino spuntato il dubbio che l&#8217;uomo medievale fosse animato da una gioia di vivere ben pi\u00f9 intensa e spontanea di quella dell&#8217;uomo moderno.<\/p>\n<p>Ma l\u00ec dove Craveri tocca veramente il paradosso, \u00e8 quando afferma che le famose &quot;masse popolari&quot; (espressione di per s\u00e9 teologica, pi che storiografica, e tutta da verificare) <em>vedevano addirittura nel diavolo un loro alleato, un ribelle contro coloro che predicavano la bont\u00e0, la fratellanza, la carit\u00e0, ma non le praticavano<\/em>, e via di questo passo. Le masse vedevano nel diavolo un alleato? Ma stiamo farneticando? Purtroppo, \u00e8 lui stesso a precisare l&#8217;aberrante concetto, suggerendo che da questa concezione \u00e8 nata la figura della strega: <em>Le streghe lo vedevano in forma umana, durante i loro sogni isterici, durante i quali erano da esso trasportate ai &quot;sabba&quot;, dove finalmente &#8212; ma era soltanto un sogno &#8212; si mangiava, si beveva, si faceva all&#8217;amore.<\/em> Si direbbe che qui lo studioso progressista sia rimasto preso nei suoi stessi lacci ideologici: poich\u00e9 il diavolo non esiste e neppure le streghe, ovviamente, sono mai esistite (e chi glielo ha detto? <em>Il Manuale delle Giovani marmotte<\/em>, evidentemente), e siccome l&#8217;uomo medievale era triste, povero, oppresso, non mangiava abbastanza e non faceva neanche all&#8217;amore (questa poi&#8230;) ecco che le streghe compensavano le loro carenze esistenziali immaginandosi di fare festa coi diavoli. E che cosa c&#8217;entrano le streghe con le masse popolari? Mah, chi sa. E cosa c&#8217;entra Dante? C&#8217;entra, afferma Craveri, perch\u00e9 egli <em>raffigura qui i diavoli, pur non negandone la funzione di tentatori e tormentatori<\/em> (bont\u00e0 sua, aggiungiamo noi) <em>come proiezione di questa immagine popolare.<\/em> Insomma Dante, il razionale Dante, l&#8217;illuminista Dante (dotato di un <em>perfetto equilibrio razionale<\/em>), il proto marxista Dante, raffigura i diavoli cos\u00ec come le masse popolari se li immaginavano: degli alleati nella lotta contro lo sfruttamento di classe. Un po&#8217; ingenui, ma in fondo dei simpaticoni. Che bel quadretto: un po&#8217; <em>La strega<\/em> di Jules Michelet e un po&#8217; il <em>Paradiso Perduto<\/em> di John Milton; ma anche <em>Il nome della rosa<\/em>, naturalmente: quello \u00e8 un riferimento imprescindibile per chi vuol capire il medioevo. C&#8217;\u00e8 solo un problema: chi pensa cos\u00ec, non capir\u00e0 mai nulla di Dante, assolutamente nulla. Perch\u00e9 Dante non la pensava affatto cos\u00ec&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cultura italiana degli ultimi settant&#8217;anni \u00e8 stata egemonizzata dalla sinistra, quindi la cultura progressista \u00e8 divenuta la cultura tout-court, e chi non era o non<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[110],"class_list":["post-23719","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-civilta"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23719","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23719"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23719\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23719"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23719"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23719"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}