{"id":23717,"date":"2019-03-28T11:10:00","date_gmt":"2019-03-28T11:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/03\/28\/cari-inglesi-avete-mai-udito-nominare-bir-el-gobi\/"},"modified":"2019-03-28T11:10:00","modified_gmt":"2019-03-28T11:10:00","slug":"cari-inglesi-avete-mai-udito-nominare-bir-el-gobi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/03\/28\/cari-inglesi-avete-mai-udito-nominare-bir-el-gobi\/","title":{"rendered":"Cari inglesi, avete mai udito nominare Bir el Gobi?"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo consultato la <em>Encyclopedia Britannica<\/em>, bench\u00e9 fossimo scettici ancor prima di metter mano ai bei volumi rilegati dalla copertina rossa, famosi in tutto il mondo anglosassone: e, come ci aspettavamo, non abbiano trovato traccia della voce <em>Bir el Gobi<\/em>. Il solo lemma che si avvicina \u00e8 Bir el Seba, or Beersheba: guarda caso, una localit\u00e0 nel deserto del Negev, in Palestina, dove il 31 ottobre 1917 le forze imperiali britanniche riportarono una storica vittoria sui turchi, nel corso della Prima guerra mondiale (c&#8217;\u00e8 anche un bel film australiano sull&#8217;argomento, <em>The Lighthorsemen<\/em>, del 1987, di Simon Wincer). Ma su Bir el Gobi, nulla di nulla: come se non esistesse. Eppure anche Bir el Gobi, oltre ad essere una localit\u00e0 geografica nel deserto del Cirenaica, \u00e8 anche il nome di una battaglia, ma della Seconda guerra mondiale; anzi non di una sola battaglia, ma di due distinte battaglie, che furono combattute rispettivamente il 19 novembre e il 3-7 dicembre 1941, nell&#8217;ambito della cosiddetta <em>Operazione Crusader<\/em>, cio\u00e8 l&#8217;offensiva che l&#8217;VIII Armata britannica, allora comandata dal generale Claude Achinlek, aveva lanciato per prendere alle spalle le truppe italo-tedesche e procedere allo sblocco della fortezza di Tobruch, ove erano asserragliate imponenti forze britanniche. Nella prima battaglia di Bir el Gobi si fronteggiarono la 22a Brigata corazzata e l&#8217;11\u00b0 Reggimento degli Ussari, da parte britannica, e la 132a Divisione corazzata italiana <em>Ariete<\/em>; nella seconda, il 2\u00b0 Battaglione di fanteria leggera indiana, il 1\u00b0 Battaglione di fucilieri indiani, il 2\u00b0 Battaglione Cameron (scozzese), il 7\u00b0 Reggimento artiglieria da campagna e uno Squadrone di carri armati dell&#8217;8\u00b0 Royal Tanks, da parte britannica, e il gruppo Battaglioni <em>Giovani Fascisti<\/em>, pi\u00f9 reparti di Bersagliere della <em>Ariete<\/em>, e due Divisioni Panzer tedesche, la 15a e la 21a, dalla parte dell&#8217;Asse. Pertanto, la prima fu uno scontro fra britannici e italiani; la seconda, fra britannici (e indiani) contro italiani e tedeschi ed ebbe anche, se si vuole, il valore di un test, nel senso che vide impegnato, in posizione centrale ed in un&#8217;azione bellica particolarmente dura, un reparto formato interamente da truppe provenienti dalla Giovent\u00f9 Italiana del Littorio, tutte volontarie, soldati, sottufficiali e ufficiali, e animate da un forte spirito ideologico.<\/p>\n<p>Ebbene, anche se l&#8217;Operazione <em>Crusader<\/em>, nel complesso, si risolse in un successo britannico, sebbene alquanto provvisorio, perch\u00e9 alla liberazione di Tobruch segu\u00ec una pronta e travolgente controffensiva italo-tedesca diretta dal generale Rommel, a Bir el Gobi, dove gli italiani svolsero un ruolo primario nello schieramento dell&#8217;Asse, i britannici, che entrambe le volte erano gli attaccanti e sfruttavamo il vantaggio della sorpresa tattica, dovettero ritirarsi dopo vani sforzi, senza nulla aver concluso, subendo perdite di un certo rilievo. Detto in termini meno gentili, ma pi\u00f9 esplicii: le &quot;invincibili&quot; truppe di Sua Maest\u00e0 Britannica, nonostante la loro netta superiorit\u00e0 tecnica, specie in fatto di mezzi corazzati, trasporti e disponibilit\u00e0 di combustibile, indispensabile per la guerra nel deserto, le hanno buscate di santa ragione dagli italiani. E si consideri che un carro armato britannico <em>Crusader<\/em>, a parit\u00e0 di potenza di fuoco (un cannoncino di artiglieria leggera) pesava, a vuoto, 18 tonnellate, aveva una corazza fino a 40 mm. Di spessore, e una potenza di 340 Hp; mentre un carro italiano M14 pesava solo 14 tonnellate, aveva una corazza da 14 a 40 mm. e una potenza di appena 125 Hp. Eppure, gli italiani le suonarono ai britannici talmente sode, da costringerli a ripiegare con le pive nel sacco. Perch\u00e9 il pubblico britannico non deve sapere nulla, neppure oggi, a settant&#8217;anni, delle due battaglie di Bir el Gobi? E perch\u00e9 anche in Italia cos\u00ec poco se ne \u00e8 parlato, e i giovani, nella maggior pare dei casi, ignorano del tutto questo nome? A nostro credere, ci\u00f2 \u00e8 dipeso non solo dal modo in cui \u00e8 finita la Seconda guerra mondiale, con la vulgata dei vincitori quale unica narrazione legittima, senza contraddittorio da parte dei vinti; dopotutto, delle vittorie tedesche si parla, e ne parlano anche britannici e americani, sia pure malvolentieri. La vera ragione, secondo noi, \u00e8 che ai britannici secca terribilmente, ancora oggi, dover ammettere che qualche volta le hanno buscate di santa ragione dagli italiani; e come se non bastasse, da reparti prettamente fascisti. E gli stessi italiani dovevano ignorarlo: dovevano coltivare solo l&#8217;immagine dell&#8217;8 settembre e del <em>Tutti a casa!<\/em>, per potersi auto-disprezzare all&#8217;infinito. Gli italiani delle generazioni successive alla guerra dovevano ignorare che i loro padri erano stati dei valorosi sul campo di battaglia, non solo nella Prima guerra mondiale, dove il nemico era il Cattivo per antonomasia (austriaci e tedeschi) ma anche nella Seconda, dove il nemico era il Buono e, per giunta, era stato il loro Liberatore, ed \u00e8 tuttora il migliore Amico che possano desiderare di avere. In altre parole: \u00e8 stato lecito, agli italiani, parlare del valore militare del loro esercito in occasione del 4 novembre, ricorrenza della vittoria contro l&#8217;Austria-Ungheria; ma della Seconda guerra mondiale, la &quot;guerra fascista&quot;, essi dovevano coltivare un&#8217;immagine a senso unico: quella di una guerra assurda, criminale (figuriamoci: al fianco di Hitler, cio\u00e8 del Male Assoluto!), oltretutto di poveri straccioni senza mordente e mandati del tutto allo sbaraglio, magari nell&#8217;inverno russo con le suole di cartone (leggenda ormai largamente accreditata ed eretta al rango di &quot;verit\u00e0&quot; ufficiale) o nel deserto egiziano, senza benzina (gi\u00e0, ma perch\u00e9 la benzina non arrivava? forse perch\u00e9 i traditori dell&#8217;articolo 16 del Trattato di pace segnalavano sistematicamente al nemico la partenza la rotta delle navi coi rifornimenti, affinch\u00e9 potesse affondarle a colpo sicuro?).<\/p>\n<p>Va bene, potrebbe obiettare qualcuno; per\u00f2 di El Alamein si parla, in fin dei conti, e anche quindi del valore dei nostri soldati nell&#8217;Africa Settentrionale; sono anche stati girati alcuni film su questa battaglia, l&#8217;ultimo dei quali nel 2002, per la regia di Enzo Monteleone (<em>El Alamein. La linea del fuoco<\/em>). \u00c8 vero: ma El Alamein, nonostante il valore dei nostri soldati, \u00e8 stata una sconfitta; mentre Bir el Gobi \u00e8 stata una vittoria, anzi, addirittura una duplice vittoria. Parlarne avrebbe significato incrinare l&#8217;immagine che gli italiani devono coltivare di se stessi nella Seconda guerra mondiale: quella di aver combattuto dalla parte sbagliata (mentre nel 1915-18 erano dalla parte &quot;giusta&quot;), quindi portandosi dietro non redimibili sensi di colpa, a perpetuo monito di quel succede quando vogliono fare da soli, cio\u00e8 perseguire una politica di autentica sovranit\u00e0 nazionale (come vorrebbe fare adesso, in qualche modo, il governo giallo-verde sorto nel marzo 2018, che osa disobbedire alla UE e perfino essere sgarbato con la Francia di Macron). Il bello, o il tragico, \u00e8 che nessuno ci ha imposto questa linea ideologica di auto-denigrazione e auto-mortificazione; ce la siamo inflitta da soli. La nostra classe dirigente e i nostri amati intellettuali, tutti di sinistra e quindi tutti fautori della vulgata dei vincitori (<em>meno male che abbiamo perso la guerra, cos\u00ec ci siamo liberati del fascismo e abbiamo riguadagnato la libert\u00e0 e la democrazia<\/em>) hanno una vocazione cos\u00ec profonda al servilismo verso i padroni esterni &#8211; lo si vede anche oggi nei confronti della BCE, dei vari Soros e soprattutto di Israele &#8211; che non par loro vero di cogliere ogni occasione per dipingere in una pessima luce quei governi e quelle forze che in qualche rara occasione, si son permessi di rifiutare il giogo del capitale finanziario straniero e hanno cercato di conquistare una certa indipendenza e sovranit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p>Ci sia concesso riportare le considerazioni finali del saggio di Giuseppe Mugnone, <em>I ragazzi di Bir el Gobi<\/em>, significativamente stampato in proprio, perch\u00e9, evidentemente, nessuna casa editrice ha voluto &quot;sporcarsi le mani&quot; con un libro cos\u00ec politicamente scorretto, e di un patrocinio dello Stato o delle Forze Armate non c&#8217;\u00e8 stato neanche da parlare (Padova, 1973, pp. 369-370):<\/p>\n<p><em>Il Maresciallo di S. Maest\u00e0 britannica, sir Bernard Montgomery, ex comandante dell&#8217;VIII Armata che tanta parte ebbe nella conquista dell&#8217;Africa Settentrionale e dell&#8217;Italia, giudichi come crede questo capitolo di storia italiana; continui a scrivere nelle sue &quot;Memorie&quot; che la sua Armata &quot;non si ritira mai&quot; (messaggio del 20 marzo 1943) e che &quot;in tutte le battaglie che abbiamo combattuto insieme, non abbiamo mai subito una sola sconfitta&quot; (messaggio di addio del 1\u00b0 gennaio 1944); esalti i suoi soldati, anche falsando la verit\u00e0; offenda pure, se gli fa piacere, i combattenti italiani che alle sue truppe in Africa Settentrionale hanno fatto mordere la sabbia non poche volte. Egli \u00e8 padrone di scrivere quello che pi\u00f9 gli aggrada, visto che le truppe italo-tedesche furono cacciate da quel fronte e gli inglesi vinsero la guerra, ma le battaglie e le guerre moderne si possono vincere indipendentemente dal valore dei soldati, potendo impiegare, cio\u00e8, schiaccianti schieramenti di cannoni, di carri armati e di aeroplani: cos\u00ec avvenne in Africa Settentrionale dove, malgrado ci\u00f2, gl&#8217;inglesi eliminarono questo scacchiere di operazioni dopo tre anni di combattimenti e per il determinarsi di altre situazioni, ad esempio lo sbarco in Algeria, alle spalle del fronte italo-tedesco, delle truppe americane.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;VIII Armata, quella che &quot;non si ritira mai&quot;, in Africa Settentrionale fugg\u00ec anche per oltre mille chilometri senza opporre la minima resistenza di fronte a unit\u00e0 italo-tedesche molto inferiori per numero, per mezzi, per potenza di armamenti e condizionate dalla scarsit\u00e0 di rifornimenti. E fuggendo l&#8217;VIII Armata abbandon\u00f2 diecina di migliaia di prigionieri e grandi quantit\u00e0 di materiali. Invece, anche dopo i grandi avvenimento terribili e disastrosi di El Alamein, gli italiani &quot;che si trovavano nell&#8217;interno &#8212; scrive vent&#8217;anni dopo Alberto Cavallari in &quot;Storia Illustrata&quot; &#8212; resistono, combattono, s&#8217;arrendono, cominciano, sena viveri, senz&#8217;acqua, una lunga marcia nelle sabbie e lungo le carovaniere sperdute. I &#8216;giovani fascisti&#8217; arrivano persino alla pista che da Giarabub porta ad Agedabia. Nel sole, nelle notti, a piedi, coi feriti portati a spalla, coi feriti abbandonati nel buio, le bestemmie, attraverso tutto il deserto orientale egiziano&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Vi furono episodi di valore individuale e di reparto fra i combattenti inglesi. Non si pu\u00f2 non rendere omaggio pure ai &quot;topi del deserto&quot; che si spingevano per centinaia di chilometri nelle nostre retrovie colpendo campi di aviazione, colonne di rifornimenti, depositi di munizioni e di benzina. Ma la guerra non fu un succedersi di travolgenti avanzate inglesi e di &quot;marines&quot; come la letteratura, la storiografia, la filmistica del dopoguerra vogliono far intendere alle nuove generazioni. E questo sia detto alto e forte, finch\u00e9 capi di eserciti e di Stato o uomini politici, come ad esempio Montgomery, getteranno per vanto sulla bilancia delle valutazioni dei popoli il peso delle eroiche carneficine compiute dai loro soldati.<\/em><\/p>\n<p>Le ragioni per cui il pubblico italiano dovrebbe conoscere pagine di storia come quella di Bir el Gobi sono le stesse, ma a lenti rovesciate, per cui le dovrebbe conoscere il pubblico britannico: agli italiani potrebbero far scoprire che i nostro soldati non sono stati solo quelli dell&#8217;8 settembre, del <em>Tutti a casa!<\/em>, peraltro ampiamente fuorviati dalle quinte colonne di casa nostra, le quali, poi ben ricompensate dai vincitori, anche con medaglie e decorazioni varie, hanno fatto del loro meglio, o del loro peggio, per seminare il disfattismo e precipitare una resa che, nelle condizioni in cui avvenne, non poteva che implicare il successivo servaggio della nazione, per chiss\u00e0 quanti anni a venire; i secondi, per scoprire che i loro soldati non furono sempre vittoriosi, e che, quando lo furono, come ad El Alamein, ci\u00f2 avvenne perch\u00e9 disponevano di una schiacciante superiorit\u00e0 in uomini e mezzi, e soprattutto in fatto di servizi logistici. Da decenni siamo costretti a subire la propaganda del vincitore, con libri, film, telefilm, fumetti, perfino giocattoli (soldatini e carri armati in miniatura, per esempio) e l&#8217;auto-mortificazione da parte dei nostri stessi intellettuali; siamo costretti a sentirci ripetere che gli Alleati <em>non potevano non vincere<\/em>, non gi\u00e0 perch\u00e9 disponevano di una incommensurabile superiorit\u00e0 finanziaria e industriale, ma perch\u00e9 rappresentavano la causa del Bene, della libert\u00e0 e della democrazia (a braccetto con un certo Josif Stalin, si prenda nota): \u00e8 la tesi che abbiamo sentito ripetere anche dal nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, allorch\u00e9 &#8211; il 24 ottobre 2008 &#8211; si rec\u00f2 a visitare il grande sacrario militare di El Alamein, ove riposano i resti di circa 5.200 soldati italiani. Logico: le nostre classi dirigenti sono figlie della sconfitta e della guerra civile e, in buona sostanza, si sono mantenute al potere per settant&#8217;anni in virt\u00f9 della graziosa &quot;protezione&quot; dei liberatori, dai quali abbiamo imparato, come una povera trib\u00f9 di selvaggi, i benefici impagabili della democrazia anglosassone, del libero mercato e del capitale finanziario globale (e li stiamo tuttora vedendo e gustando sulla nostra pelle). Ma c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra ragione per cui la nostra classe dirigente non incoraggia la conoscenza della nostra storia recente, in tutti quegli aspetti che potrebbero mettere in crisi il bel quadretto artificiale con il quale hanno sostituito la realt\u00e0 dei fatti. La gente non deve sapere che la guerra del 1940 fu assai pi\u00f9 popolare ed ebbe pi\u00f9 volontari di quella del 1915; che essa non vide le fucilazioni in massa del 1915-18; ma, pi\u00f9 ancora, non deve essere insidiata dal pericolosissimo virus del nazionalismo, che certi ricordi potrebbero riaccendere. I nazionalismi hanno portato alle guerre mondiali, dicono; mai pi\u00f9! Non hanno capito, gli stupidi, che le guerre si combattono non solo con le armi; che quella in corso \u00e8 una spietata guerra finanziaria, e la stiamo perdendo; e che tutti gli altri Stati sono nazionalisti, eccome&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo consultato la Encyclopedia Britannica, bench\u00e9 fossimo scettici ancor prima di metter mano ai bei volumi rilegati dalla copertina rossa, famosi in tutto il mondo anglosassone:<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[92],"class_list":["post-23717","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23717","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23717"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23717\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23717"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23717"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23717"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}