{"id":23715,"date":"2020-03-06T01:14:00","date_gmt":"2020-03-06T01:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/03\/06\/cari-compagni-nel-viaggio-della-vita\/"},"modified":"2020-03-06T01:14:00","modified_gmt":"2020-03-06T01:14:00","slug":"cari-compagni-nel-viaggio-della-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/03\/06\/cari-compagni-nel-viaggio-della-vita\/","title":{"rendered":"Cari compagni nel viaggio della vita"},"content":{"rendered":"<p>Quante volte, negli anni dalla giovinezza, ci siamo chiesti, per una oziosa fantasticheria, quali libri avremmo voluto salvare con noi, nel caso che la nave sulla quale stavamo viaggiando fosse andata alla deriva, senza pi\u00f9 equipaggio n\u00e9 alcun altro passeggero a bordo, e noi ci fossimo trovati davanti alla prospettiva di una lunga e forse definitiva solitudine, senza meta, senza un porto amico ove trovare accoglienza, e con la sola compagnia di pochi buoni libri quale conforto spirituale, oltre che quale nutrimento intellettuale ed estetico. Avendo deciso di limitare la scelta a non pi\u00f9 di dieci volumi, ci sforzavamo di unire il meglio della cultura, della poesia e della spiritualit\u00e0. Assegnavamo i primi cinque posti alla <em>Bibbia<\/em>, all&#8217;<em>Iliade<\/em>, all&#8217;<em>Odissea<\/em>, all&#8217;<em>Eneide<\/em> e alla <em>Divina Commedia<\/em>; per gli altri cinque eravamo sempre dubbiosi fra una rosa che comprendeva il <em>Don Chisciotte<\/em>, il teatro di Shakespeare (possibilmente tutto; esistono edizioni in un solo volume come quella &quot;storica&quot; della Sansoni, che nostro padre teneva su uno scaffale della sua libreria); poi <em>I promessi sposi<\/em>, <em>I fratelli Karamazov<\/em>, <em>Guerra e pace<\/em>, <em>Moby Dick<\/em>,&#8230; e siamo gi\u00e0 a undici titoli, limite massimo superato. E il <em>Faust<\/em>? E i <em>Miserabili<\/em>? Eh, come lasciar fuori proprio <em>I miserabili<\/em>? \u00c8 stata una delle letture che ci hanno maggiormente commosso, quando l&#8217;abbiamo fatta per la prima volta&#8230; Ma, allora, <em>Il dottor \u017divago<\/em>? Come farne a meno? E <em>Il maestro e Margherita<\/em>? E poi, solo romanzi? Niente poesia, niente Leopardi&#8230; come si fa? E la filosofia, dove la mettiamo? Ci vorrebbero, come minimo, le opere complete di Platone e quelle di Aristotele, tanto per cominciare. E le memorie? Le autobiografie, come le <em>Confessioni<\/em> di sant&#8217;Agostino? E gli epistolari? E gli amatissimi libri di viaggi? Era concepibile di non potersi portar via <em>La scoperta della terra<\/em> di Charles M. de la Ronci\u00e9re, con le sue bellissime stampe e incisioni d&#8217;epoca? E i <em>Trenta anni nella Terra del Fuoco<\/em> del padre salesiano Alberto Maria De Agostini, missionario, geografo e alpinista, con quelle stupende fotografie di montagne e ghiacciai, e con quelle accuratissime mappe geografiche da lui stesso tracciate sugli spazi ancor bianchi della carta, perch\u00e9 mai visitati da alcuno: queste non meno entusiasmanti di quelle, n\u00e9 meno capaci di evocare distanze indefinite e smisurati silenzi? No, un momento: mancava una cosa essenziale: una bella guida storico-artistica illustrata dell&#8217;amatissima citt\u00e0 natale, Udine, e del nostro Friuli; o anche solo la guida del duomo di Udine, cos\u00ec da aver sempre il ricordo di quell&#8217;atmosfera incantata, quando si andava alla santa Messa tutti insieme; quando noi bambini si serviva da chierichetti, e nel profumo dell&#8217;incenso e della cera tirata di fresco sui pavimenti marmorei, davanti allo spettacolo delle volte barocche, delle colonne, delle sculture, ci pareva d&#8217;essere rapiti su, su, fino al cielo&#8230;<\/p>\n<p>Restava il &quot;buco&quot; della filosofia; mica poco. D&#8217;altra parte, qui la scelta si restringeva parecchio: quanta cattiva merce spacciata per buona; quanti modesti, meschini pensatori fatti passare per grandi. La filosofia \u00e8 la ricerca razionale della verit\u00e0; ma da secoli, ormai, la nostra cultura sguazza allegramente nella palude del relativismo: e se i filosofi smettono, essi per primi, di credere alla verit\u00e0; se si mettono a spiegarci che vi sono due, tre, quattro, cento verit\u00e0; che la verit\u00e0 dipende dal luogo, dal tempo, dal contesto, nonch\u00e9 dalle disposizioni personali, e magari anche dal punto di vista&#8230; allora \u00e8 proprio finita, siamo arrivati alla frutta. A cosa serve filosofare, se non si crede pi\u00f9 alla verit\u00e0? Se non la si ritiene una meta possibile, oltre che necessaria, beninteso a determinate condizioni, che cosa \u00e8 mai la filosofia? Che razza di mestiere sar\u00e0 mai quello del filosofo, se costui ritiene che la verit\u00e0 sia come l&#8217;araba fenice, una specie di sogno, di miraggio, un vaneggiamento, o peggio ancora, una presunzione, e perfino un&#8217;impostura? Senza la verit\u00e0, tutto diventa falso, ingannevole, inattendibile&#8230; e allora \u00e8 meglio, molto meglio, occupare altrimenti il proprio tempo. Eppure, \u00e8 proprio cos\u00ec che si pongono i filosofi moderni: e per dire che la verit\u00e0 non c&#8217;\u00e8, che \u00e8 un mito, anzi per non parlarne neppure, dando per scontato che si tratti d&#8217;una questione insolubile e perci\u00f2 di uno sforzo velleitario, scrivono libri, e sono apprezzati nei salotti, sono invitati a tener conferenze, e lodati, e applauditi&#8230; E si dicono filosofi; e tutti li chiamano filosofi! Incredibile: sarebbe come se un marinaio d&#8217;acqua dolce, che non ha neppure mai visto il mare in vita sua, venisse a intrattenerci sulle meraviglie delle sue navigazioni nei mari e negli oceani pi\u00f9 lontani, sulle sue avventure nelle isole tropicali o presso la banchisa antartica&#8230; Oppure, se si preferisce, sarebbe come se un uomo che non ha alcun orecchio per la musica, n\u00e9 alcuna cultura musicale; un uomo che non ha la minima sensibilit\u00e0 musicale e che non sa leggere neppure le note sullo spartito, pretendesse di esser considerato un esperto musicologo e di offrire a noi, poveri profani, le sue dotte dissertazioni in materia, sommergendoci di parole e assumendo pose enfatiche, quasi che nessuno meglio di lui possa esprimere giudizi e fare ragionamenti in tale materia. Ebbene: la situazione dei filosofi moderni \u00e8 esattamente la stessa, <em>mutatis mutandis<\/em>. La scelta dei libri da prendere con noi \u00e8 dunque ristretta a pochi titoli, in confronto a tutti quelli che offrono, come da vetrine scintillanti, le bibliografie specialistiche. I classici, innanzitutto: gi\u00e0 lo abbiamo detto, Platone e Aristotele. Poi, il meglio del pensiero cristiano, sulle orme del miglior pensiero greco: e dunque, senza dubbio, la <em>Summa theologiae<\/em> di san Tommaso d&#8217;Aquino. In compagnia di una tale opera non si \u00e8 mai soli, non si \u00e8 mai al buio, non si \u00e8 mai al freddo, proprio come quando si \u00e8 in compagnia della <em>Commedia<\/em> dantesca. E poi? E i moderni? Niente, praticamente niente: i moderni sono nemici della filosofia, perch\u00e9 sono nemici della verit\u00e0, o, nel migliore dei casi, indifferenti ad essa. Le eccezioni si contano davvero sulle dita delle mani: Berkeley, per esempio. Eppure, onestamente, quale distanza dai grandi pensatori classici: come si restringono gli orizzonti, come si appesantisce l&#8217;atmosfera, come le idee assumono qualcosa di pedante, di libresco, di rigido, laddove in Platone, in Aristotele, in Agostino, in Tommaso d&#8217;Aquino, si sente veramente il respiro dell&#8217;Assoluto, e vi sono dei momenti nei quali si ha la sensazione di sfiorare, di percepire quasi il respiro dell&#8217;Essere. \u00c8 la stessa sensazione che si prova leggendo certi testi orientali, come la <em>Bhagavad-Gita<\/em>; tuttavia abbiamo deciso di limitare il nostro giro d&#8217;orizzonte alla civilt\u00e0 cui apparteniamo, quella dell&#8217;Occidente, perch\u00e9 in India e in altre culture la linea di divisione tra filosofia e mistica non \u00e8 cos\u00ec chiara e riconoscibile come lo \u00e8 in essa; e noi abbiano troppo rispetto sia per i filosofi, sia per i mistici, per volerli confondere, pur essendo dispostissimi a riconoscere che non si tratta per niente di strade estranee e divergenti, ma di strade parallele, che si sostengono a vicenda e che vanno nella medesima direzione, ossia verso l&#8217;Essere. L&#8217;Essere \u00e8 il fondamento di ogni cosa, \u00e8 la premessa e la condizione necessaria tanto del pensiero, quanto del bisogno di Dio: perch\u00e9 l&#8217;uomo non potrebbe vivere, non sarebbe pi\u00f9 uomo, se smettesse di pensare o di desiderare Dio. L&#8217;uomo \u00e8 uomo perch\u00e9 pensa e perch\u00e9 cerca Dio; e le due cose vanno di pari passo, anche se richiedono attitudini e modalit\u00e0 diverse: sia il pensiero che la mistica conducono fino ai piedi del Suo trono. Gli antichi lo sapevano, i moderni l&#8217;hanno scordato; o, per essere pi\u00f9 esatti, lo hanno voluto dimenticare, lo hanno voluto cancellare dalla loro coscienza e dalla loro stessa memoria. Hanno voluto uccidere in s\u00e9 il bisogno di Dio per poter raggiungere la completa libert\u00e0 del pensare e dell&#8217;agire: e non si sono accorti di aver fatto come colui che si amputa della mano destra, credendo di liberarsi di un fardello inutile. E ora, miseramente mutilati, anzi auto-mutilati, se ne vanno attorno baldanzosi e impettiti, convinti d&#8217;essersi sbarazzati di un peso del tutto superfluo, e pretendono di essere ammirati per tale intelligentissima impresa: quando meriterebbero di essere lapidati, perch\u00e9 non si sono limitati a mutilare se stessi, ma hanno creato un clima culturale nel quale tutti quanti se ne vanno in giro come altrettanti invalidi. E guai se qualcuno, di tanto in tanto, osa dire la verit\u00e0, o anche solamente sussurrarla: eccoli subito digrignare i denti, eccoli stringere i pugni con rabbia, pronti a scagliarsi sul malcapitato, ricoprirlo di contumelie, dileggiarlo e sbeffeggiarlo come un povero allocco, come uno spaventapasseri che pretende di essere un uomo.<\/p>\n<p>Ma non si salva proprio nessuno, fra i pensatori moderni, dal generale andazzo relativista? S\u00ec, certo; ma quelli che si salvano precipitano a capofitto, sovente, in un abisso di deliri veri e propri, perch\u00e9 fanno della loro idea di ragione il metro della verit\u00e0; mentre la verit\u00e0, per avere un senso, deve essere obiettivamente identificabile e deve rispondere a un requisito universale: <em>adaequatio rei et intellectus<\/em>, corrispondenza fra la cosa e il giudizio. Lasciamo dunque Hegel alle sue stranissime fumisterie, all&#8217;origine delle quali c&#8217;\u00e8 la stranissima idea che non \u00e8 l&#8217;essere a creare il pensiero, bens\u00ec il pensiero a creare l&#8217;essere; e lasciamo perdere, naturalmente, il buon vecchio Kant. Che sara stato di grande utilit\u00e0 ai suoi concittadini di K\u00f6nigsberg per regolare gli orologi quando passava davanti alle loro finestre nella sua passeggiatina quotidiana, ma che, avendo tagliato via, come un ramo secco e ininfluente, la metafisica, ha tagliato via anche, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, la questione della verit\u00e0. Niente metafisica, niente assoluto; niente assoluto, niente verit\u00e0: e dunque, di nuovo: di che cosa stiamo parlando? Non certo di filosofia, ma di qualcos&#8217;altro: di che cosa, domandatelo a lui, noi non lo sappiamo, n\u00e9 l&#8217;abbiano capito. E allora, fatta la necessaria scrematura, a restare in piedi non ci sono che loro due, la strana coppia, il solitario di Copenaghen e il solitario di Torino, entrambi quasi ignorati in vita, entrambi mal compresi, entrambi guardati tuttora con una certa diffidenza da coloro che scrivono le storie della filosofia, cio\u00e8 dai professori di filosofia: ragion per cui gli studenti li conoscono poco e male, e in ogni caso non li ritengono essenziali, perch\u00e9 i loro professori battono e ribattono su altri nomi: oltre che su Cartesio e Locke, su Kant ed Hegel, battono su Marx, su Freud (?), su Heidegger, magari anche su Croce. Sono quelli gli autori da studiare, sono le loro opere, quelle che bisogna mostrare di conoscere: ovviamente senza averle lette, perch\u00e9 nei licei si parla di filosofia ma non si legge neanche un rigo dei filosofi, e se lo si legge, lo si fa col paraocchi del politicamente corretto, il che \u00e8 ancor peggio di non aver letto nulla. Ma se lo studente mostra di non conoscere troppo bene Kierkegaard o Nietzsche, pazienza; purch\u00e9 sappia dire quelle due acche sugli stadi nel cammino della vita per il primo, e circa il superuomo e l&#8217;eterno ritorno dell&#8217;uguale per il secondo, la sufficienza \u00e8 comunque assicurata. Non sono considerati pensatori essenziali; logico: non sono <em>moderni<\/em>, nel senso corrente della parola, e sia pure per ragioni profondamente diverse. Ma sono entrambi dei ribelli: dei veri ribelli, non dei ribelli da salotto.<\/p>\n<p>Il solitario di Copenaghen era in rivolta contro l&#8217;hegelismo, contro la massa, contro la stampa, contro il cristianesimo addomesticato, contro tutto ci\u00f2 che rende la vita inautentica e la devia dal suo fine naturale, che \u00e8 Dio. Il solitario di Torino era in rivolta contro l&#8217;ipocrisia del sapere accademico, contro la morale degli schiavi, contro lo spirito gregario, contro i miti posticci che distolgono l&#8217;uomo da ci\u00f2 che deve essere: colui che dice <em>s\u00ec<\/em> alla vita. Il primo metteva in guardia contro il vuoto di un mondo senza Dio; il secondo cercava di delineare un nuovo orizzonte esistenziale, nel quale gli uomini possano vivere dopo aver preso atto della morte di Dio. Per entrambi, Dio \u00e8 il termine inevitabile del confronto dialettico: positivo per l&#8217;uno, negativo per l&#8217;altro. Sono molto diversi, ma per certi aspetti anche molto simili. Kierkegaard cerca di spiegarci che non possiamo vivere lontano da Dio; Nietzsche cerca di spiegarci come possiamo organizzare la nostra esistenza dopo che Lui se n&#8217;\u00e8 andato. Ma \u00e8 proprio vero che se n&#8217;\u00e8 andato? Leggendo certe pagine dello <em>Zaratahustra<\/em>, piene di nostalgia per il Dio che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, che \u00e8 stato ucciso dagli uomini, vi sarebbe da dubitarne. Dei due, pertanto, il pi\u00f9 coerente, il pi\u00f9 solido, il pi\u00f9 positivo, \u00e8 senza dubbio il solitario di Copenaghen, nel cui sguardo brilla tutta la malinconia di chi non perde mai di vista la nostra patria vera, che non \u00e8 di quaggi\u00f9. L&#8217;altro, il solitario di Torino, non ha retto alla tensione delle proprie contraddizioni interne, del contrasto creato fra ci\u00f2 che voleva essere e ci\u00f2 che realmente era: molti dei suoi <em>s\u00ec<\/em> vanno intesi come dei <em>no<\/em>, molti dei suoi <em>no<\/em> significano <em>s\u00ec.<\/em> Non per niente voleva capovolgere tutti i valori; ma la contraddizione era pi\u00f9 in lui che nel mondo. Kierkegaard \u00e8 un maestro, Nietzsche \u00e8 un caro, difficile, ruvido compagno di viaggio, della cui genialit\u00e0 si sentirebbe troppo l&#8217;assenza, se lo si lasciasse andare per la sua strada. Paradossalmente, Nietzsche non indica la via da seguire, ma quella da evitare; se lo sapesse oppure no, \u00e8 un mistero che forse nessuno potr\u00e0 mai sciogliere. Entrambi sono finissimi psicologi: certi scavi nella mente dei loro personaggi hanno qualcosa di straordinario, di sconcertante: e ci\u00f2 prima che la psicologia venisse riconosciuta come una scienza. Entrambi, infine, sono filosofi poeti: ma la poesia fa velo, sovente, al pensiero di Nietzsche, mentre in quello di Kierkegaard \u00e8 solo una freccia in pi\u00f9 al suo arco, per meglio delineare certe sfumature del pensiero. Per queste ragioni, sia pure con rammarico, se nel nostro scaffale restasse spazio per un solo volume, sceglieremmo Kierkegaard, non Nietzsche. La compagnia di Nietzsche \u00e8 esaltante, ma con essa si pu\u00f2 sbagliare. In compagnia di Kierkegaard non si sbaglia mai: il suo pensiero \u00e8 tanto soddisfacente sul piano filosofico, quanto rasserenante sul piano spirituale. Lasciamo che ci prenda per mano: ci condurr\u00e0 per un giardino fiorito, sino a Ges\u00f9&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quante volte, negli anni dalla giovinezza, ci siamo chiesti, per una oziosa fantasticheria, quali libri avremmo voluto salvare con noi, nel caso che la nave sulla<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[97,141,221],"class_list":["post-23715","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-aristotele","tag-filosofia","tag-platone"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23715","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23715"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23715\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23715"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23715"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23715"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}