{"id":23707,"date":"2015-07-28T09:27:00","date_gmt":"2015-07-28T09:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/la-societa-ha-bisogno-di-uomini-di-carattere-cioe-dalla-volonta-costante-nel-bene\/"},"modified":"2015-07-28T09:27:00","modified_gmt":"2015-07-28T09:27:00","slug":"la-societa-ha-bisogno-di-uomini-di-carattere-cioe-dalla-volonta-costante-nel-bene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/la-societa-ha-bisogno-di-uomini-di-carattere-cioe-dalla-volonta-costante-nel-bene\/","title":{"rendered":"La societ\u00e0 ha bisogno di uomini di carattere, cio\u00e8 dalla volont\u00e0 costante nel bene"},"content":{"rendered":"<p>\u00abEcco una persona di carattere\u00bb: quando ci accade di esclamare una frase del genere, vuol dire che ci siamo imbattuti in una persona di valore, che incute rispetto e soprattutto ammirazione, perch\u00e9 ha fatto della sua vita una torre che sta salda e sfida le tempeste, in un mondo popolato di uomini-banderuola, che girano incessantemente, a seconda del vento che soffia.<\/p>\n<p>Eppure, quella del &quot;carattere&quot; \u00e8 una nozione ormai quasi dimenticata, e comunque, il pi\u00f9 delle volte, alquanto fraintesa. Si dice, di una persona, che \u00ab\u00e8 di buon carattere\u00bb, oppure che \u00abha un cattivo carattere\u00bb; magari che ha \u00abun carattere incostante, lunatico, imprevedibile\u00bb: nei primi due casi, si identifica il carattere con l&#8217;amabilit\u00e0 o la scontrosit\u00e0; nel secondo, con la costanza o l&#8217;incostanza nel modo di porsi, di stare in mezzo agli altri.<\/p>\n<p>Ma il carattere non ha a che fare con la relazione fra l&#8217;io e l&#8217;altro; questa, semmai, \u00e8 la conseguenza di un dato carattere. Il carattere \u00e8 lo statuto ontologico che la persona ha saputo dare al proprio orientamento spirituale; e, pi\u00f9 precisamente, potremmo definire il carattere come LA COSTANZA DELLA VOLONTA&#8217; NEL BENE.<\/p>\n<p>Una persona che ha sviluppato una forte volont\u00e0, o che l&#8217;ha ricevuta dalla natura, non \u00e8 ancora, necessariamente, una persona di carattere: perch\u00e9 la volont\u00e0 \u00e8 una espressione della forza interiore, ma la forza non \u00e8 un valore etico; pu\u00f2 essere rivolta tanto al bene come al male. E non ci si venga a dire che &quot;bene&quot; e &quot;male&quot; sono i due poli di un dualismo artificioso, schizofrenico, introdotto nella felice condizione originaria dell&#8217;uomo da religioni o da filosofie pessimistiche (prima delle quali, e vero obiettivo di tali critiche, il cristianesimo): queste sono tutte sciocchezze alla Rousseau. Che qualcuno ci mostri questa felice, mirabolante condizione originaria dell&#8217;uomo, ancora ignara del male e del bene &#8211; che ce la mostri nell&#8217;uomo adulto, beninteso, e non nel bambino ; oppure, se non \u00e8 in grado di farlo, che se ne stia zitto e la pianti di predicare dottrine frivole e velleitarie, che servono solo ad ingannare gli esseri umani circa la loro condizione nel mondo e che, pertanto, possono avere delle conseguenze pericolosissime.<\/p>\n<p>Essere forti nel male, non \u00e8 indice di carattere; essere costanti nel perseguimento del male, non \u00e8 indice di carattere; e nemmeno ignorare la distinzione fra il male e il bene &#8211; se pure ci\u00f2 fosse possibile; ma non lo \u00e8 &#8211; indica la presenza di un carattere. Solo la costanza della volont\u00e0 nel bene definisce l&#8217;esistenza del carattere. Quando la volont\u00e0 non \u00e8 diretta al bene, per quanto costante essa sia (anzi, a maggior ragione se essa \u00e8 costante), allora bisogna parlare piuttosto di ostinazione, e, per di pi\u00f9, di ostinazione maligna. Qualcosa che ha a che fare col \u00a0demoniaco, perch\u00e9 attinge dai bassifondi della condizione umana e segue le ispirazioni cattive che vengono dalle zone tenebrose della coscienza, invece di aprirsi alle ispirazioni luminose che provengono dall&#8217;Alto.<\/p>\n<p>Bisogna aver chiaro che non esistono stati dell&#8217;essere che siano &quot;neutri&quot;, vale a dire n\u00e9 buoni, n\u00e9 cattivi. Quel che sentiamo, quel che pensiamo, quel che diciamo e quel che facciamo, hanno sempre una valenza etica, diretta o indiretta, esplicita o implicita, immediata o mediata. Quel che ci viene chiesto dalla vita non \u00e8 di pargoleggiare, come se tutto fosse buono, purch\u00e9 non diretto intenzionalmente al male: non c&#8217;\u00e8 niente di pi\u00f9 ipocrita, di pi\u00f9 spregevole, del buonismo d&#8217;accatto, che vede tutto buono non perch\u00e9 possiede una ferma e radicata coscienza del bene, ma perch\u00e9 d\u00e0 il bene come scontato, quasi che fosse la condizione naturale delle cose e fosse sufficiente lasciar fare alla natura, perch\u00e9 tutto proceda nel migliore dei modi.<\/p>\n<p>Le cose, in se stesse &#8211; questo \u00e8 vero &#8211; non sono n\u00e9 buone, n\u00e9 cattive; ma la nostra presenza, il solo fatto del nostro esserci, immediatamente le colora in senso benefico o malefico. Gli alberi, i fiori, le piante, non sono n\u00e9 buoni, n\u00e9 cattivi: vivono e perseguono, con ci\u00f2, il loro fine naturale. Ma il fine naturale dell&#8217;uomo \u00a0non \u00e8, non pu\u00f2 essere semplicemente quello di conservarsi e riprodursi: deve essere qualcosa di pi\u00f9 alto, di pi\u00f9 completo, di pi\u00f9 umano. Tanto \u00e8 vero che l&#8217;uomo, manipolando le piante, pu\u00f2 creare dei giardini bellissimi, dove trovare la serenit\u00e0 e la pace dell&#8217;anima, oppure pu\u00f2 estrarre da esse dei veleni, e provocare la morte di qualcuno.<\/p>\n<p>La grande differenza che esiste fra gli esseri umani nasce essenzialmente da questo: ci sono quelli che non sanno, n\u00e9 si chiedono perch\u00e9 vivono; e ci sono quelli che vogliono trovare il senso della loro vita, impegnandosi per i pi\u00f9 alti ideali e perseguendo costantemente, con perseveranza, con tenacia, con disponibilit\u00e0 al sacrificio, l&#8217;obiettivo di raggiungere la maturazione interiore e di sviluppare pienamente la propria consapevolezza spirituale.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 non vi \u00e8 da stupirsi per il fatto che si incontrano cos\u00ec poche persone di carattere: perch\u00e9 la nostra societ\u00e0 ha smesso di chiedersi a quale scopo si viva la vita umana, e di educare i bambini e i giovani alla realizzazione di tale scopo, permettendo che essi si smarriscano nel vano inseguimento di beni effimeri, illusori, di ingannevoli promesse di felicit\u00e0. La societ\u00e0 ha smesso di essere un corpo educante, di avere una funzione educante; ha smesso di essere un centro di elaborazione e di trasmissione della vita spirituale, dell&#8217;idea e della pratica del bene, della disponibilit\u00e0 al sacrificio per essere coerenti con se stessi, ed \u00e8 diventata qualche cosa di simile a un disordinato parco dei divertimenti, dove ognuno \u00e8 lasciato libero di fare quel che gli aggrada e dove tutti vengono ingannati e sedotti dalla convinzione, assolutamente falsa e sbagliata, che la ricerca del piacere immediato coincide con il raggiungimento della felicit\u00e0.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 moderna non produce uomini di carattere, ma uomini incostanti, vacillanti, deboli, insicuri ed effeminati; inoltre, produce individui immaturi, superficiali, irresponsabili, incapaci di prendere decisioni, di perseverare nello sforzo, di affrontare sacrifici; e, per finire, produce anche individui sommamente egoisti, indifferenti, dalla sensibilit\u00e0 ottusa e incompleta, dalla umanit\u00e0 bloccata, atrofizzata, irrisolta, quando non apertamente maligni nel perseguimento del proprio vantaggio e del proprio utile, ossia disposti a calpestare chiunque attraversi i loro obiettivi. Insomma, la societ\u00e0 moderna produce eterni bambini, uomini e donne viziati, deboli, chiusi in se stessi, sordi alla voce dell&#8217;altro, dal senso morale poco o nulla sviluppato, incapaci di avere rispetto per se stessi, di affrontare delle difficolt\u00e0 pur di restare fedeli ai propri valori.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che qualcosa ha smesso di funzionare, nel progetto educativo della nostra societ\u00e0; sarebbe pi\u00f9 esatto dire che la nostra societ\u00e0 ha completamente rinunciato all&#8217;idea di svolgere una vera e propria funzione educativa nei confronti dei bambini e degli adolescenti e che si accontenta di vivere alla giornata, entro il piccolo, meschino orizzonte delle necessit\u00e0 quotidiane, coltivando nei giovani sogni di &quot;libert\u00e0&quot; e abituandoli a esigere dei &quot;diritti&quot; che non sono veramente tali: perch\u00e9 la libert\u00e0 che essa concepisce \u00e8 essenzialmente di natura negativa (libert\u00e0 da qualcuno o da qualcosa), non positiva (libert\u00e0 di fare, o per fare, qualche cosa) e inoltre perch\u00e9 i diritti di cui parla (anche troppo) sono concepiti come qualcosa di automatico, di dovuto, di &quot;naturale&quot;, appunto (oh, l&#8217;esecrabile dottrina del giusnaturalismo seicentesco: quanto male e quanti disastri ha prodotto, nel medio e nel lungo periodo!) e non come l&#8217;altra faccia di una dialettica sociale fondata sulla assunzione di impegni, di doveri, di responsabilit\u00e0 ben precisi.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, \u00e8 altrettanto evidente che, se vogliamo scongiurare l&#8217;annichilimento della nostra societ\u00e0 e l&#8217;auto-distruzione delle nostre forme di vita, dobbiamo fare ammenda di tali, macroscopici errori e ripristinare una teoria e una pratica educative basate sulla formazione del carattere e sulla sua logica premessa filosofica, il recupero della distinzione fra il male ed il bene e il ritorno a una morale e ad uno stile di vita orientati verso il bene, assunto consapevolmente come la stella polare dell&#8217;esistenza umana, oltre che del destino dei popoli e delle societ\u00e0. N\u00e9 il singolo individuo, infatti, n\u00e9 i popoli o le societ\u00e0, possono sopravvivere, se vengono sradicati questi due capisaldi del vivere civile: la tensione costante della volont\u00e0 verso il bene e la formazione, mediante l&#8217;esempio e mediante l&#8217;allenamento personale, del carattere propriamente umano: ossia di ci\u00f2 che rende l&#8217;uomo veramente uomo (e la donna veramente donna) e di ci\u00f2 che rende il singolo individuo un membro responsabile della comunit\u00e0 da cui \u00e8 nato ed entro la quale ha scelto di vivere.<\/p>\n<p>Entro questa prospettiva, un posto particolare spetta alla giusta educazione nei confronti della sofferenza. La sofferenza esiste nella natura ed esiste nella storia: ci\u00f2 vuol dire che \u00e8 parte del nostro orizzonte esistenziale e che non potr\u00e0 mai esserne sradicata (come sognano di fare le utopie politiche, specialmente quelle di matrice rivoluzionaria, dopo l&#8217;assurda predicazione del Verbo &quot;innocentista&quot; da parte di Rousseau). Si tratta, dunque, di far capire al giovane, e &#8212; fin dove possibile, e fin quando opportuno &#8212; anche al bambino, che la sofferenza non va ciecamente evitata, come se fosse il male assoluto, che incute terrore al suo solo avvicinarsi, ma che essa va affrontata nella maniera giusta, ossia cogliendola come una preziosa opportunit\u00e0 di crescita, di maturazione, di trasformazione del male in bene. Il che \u00e8 possibile solo in presenza di un quadro di riferimento esistenziale che tenga nel debito conto i fattori spirituali nel contesto della vita umana: perch\u00e9, in una prospettiva puramente materialista, non solo \u00e8 perfettamente legittimo voler condurre una incessante crociata contro la sofferenza, ma quest&#8217;ultima perde qualsiasi significato, sia logico, sia etico, ossia diventa quel che, in pratica, \u00e8 diventata, o sta diventando, nella societ\u00e0 odierna: la beffa suprema, incomprensibile, tale da svuotare di significato la vita umana, qualora essa ne venga investita in maniera massiccia. Tutti i discorsi sulla liceit\u00e0 dell&#8217;eutanasia, dell&#8217;aborto, del divorzio, della mancanza di parola, e perfino sulla scarsa responsabilit\u00e0 personale nel crimine, nel furto, nello stupro, nell&#8217;omicidio, hanno quest&#8217;unica radice: la non accettazione della sofferenza e la rivendicazione ideologica, cio\u00e8 astratta, velleitaria e presuntuosa, di una serie di supposti &quot;diritti&quot;, primo dei quali \u00e8 il diritto a non soffrire.<\/p>\n<p>I giovani, oggi, sono impreparati ad affrontare la sofferenza, perch\u00e9 \u00e8 stato insegnato loro &#8212; non tanto con le parole, quanto con l&#8217;esempio, da parte degli adulti), che c&#8217;\u00e8 sempre una scappatoia per evitare di subirla- cosa manifestamente falsa &#8211; o, peggio, che essa \u00e8 una intrusa, una abusiva, e che ciascuno di noi, avendo il &quot;diritto&quot; alla felicit\u00e0, ha anche il sacrosanto &quot;diritto&quot; di non essere disturbato dal sopraggiungere della sofferenza. Un discorso, questo, evidentemente tutto ideologico: cio\u00e8 un discorso che non tiene conto dei fatti, ma che, partendo da premesse puramente teoriche, oltretutto alquanto sbagliate, pretende di piegare i fatti a quelle idee e a quelle teorie: come se l&#8217;importante fosse non gi\u00e0 spiegare le dinamiche del reale, ma fare in modo che nulla turbi o disturbi le nostre piccole &quot;verit\u00e0&quot; e le nostre comode &quot;certezze&quot;, quasi che non volessimo essere risvegliati dai nostri sogni voluttuosi, nei quali la vita umana deve diventare un paradiso e la societ\u00e0, un paese di Cuccagna, nel quale tutti, nessuno escluso (neanche i pigri, i disonesti, gli sciocchi) hanno sempre e soltanto dei &quot;diritti&quot;, primo dei quali la garanzia di non essere molestati dalla sofferenza.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 ancora una cosa importante da tener presente. Abbiamo affermato poc&#8217;anzi che l&#8217;educazione della volont\u00e0 al bene \u00e8 ci\u00f2 che fa dell&#8217;individuo un uomo (o una donna) nel pieno senso della parola, ossia un membro responsabile della comunit\u00e0 di cui \u00e8 parte. Ora, la societ\u00e0 odierna ha allentato i vincoli fra s\u00e9 e ciascuno dei suoi membri; la globalizzazione insegna ci\u00f2 che insegnavano i sedicenti filosofi illuministi nel XVIII secolo, ossia che l&#8217;uomo non ha altra patria che il mondo, e che nessun particolare legame di affetto, di responsabilit\u00e0, di dedizione, \u00e8 dovuto dall&#8217;individuo alla propria famiglia e alla propria nazione. Al contrario, la cosiddetta controcultura del secolo appena trascorso ha sparso a larga mano il disprezzo, la irrisione e l&#8217;ostilit\u00e0 nei confronti della famiglia, e specialmente dei genitori; quanto alla nazione, le ideologie libertarie e ultra-democratiche hanno detto e ripetuto, fino alla ripetitivit\u00e0, che il sentimento nazionale \u00e8 alla radice di tutti i mali possibili e immaginabili, dall&#8217;imperialismo alla guerra, e che solo quando l&#8217;uomo lo avr\u00e0 seppellito nella propria coscienza, l&#8217;umanit\u00e0 potr\u00e0 conoscere una stagione di autentica pace e di vera collaborazione fra i popoli. Ebbene, anche queste sono sciocchezze: sarebbe come dire che, per non soffrire pi\u00f9 di mal di testa, il sistema pi\u00f9 sicuro \u00e8 quello di farsela tagliare. Sar\u00e0 anche il pi\u00f9 sicuro, ma certamente \u00e8 il pi\u00f9 stupido: non si buttano via i grandi valori solo perch\u00e9 esistono le degenerazioni.<\/p>\n<p>Abbiamo bisogno di persone di carattere, dunque: di uomini e donne dotati di fermezza nella ricerca del bene. I bambini ed i giovani vanno educati a questo fine: non solo a parole, ma con l&#8217;esempio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abEcco una persona di carattere\u00bb: quando ci accade di esclamare una frase del genere, vuol dire che ci siamo imbattuti in una persona di valore, che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-23707","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23707","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23707"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23707\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23707"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23707"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23707"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}