{"id":23697,"date":"2022-04-07T08:46:00","date_gmt":"2022-04-07T08:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/04\/07\/capire-il-mondo-e-vederlo-nella-trasparenza-infantile\/"},"modified":"2022-04-07T08:46:00","modified_gmt":"2022-04-07T08:46:00","slug":"capire-il-mondo-e-vederlo-nella-trasparenza-infantile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/04\/07\/capire-il-mondo-e-vederlo-nella-trasparenza-infantile\/","title":{"rendered":"Capire il mondo \u00e8 vederlo nella trasparenza infantile"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo \u00e8 chiamato a cercare il vero e quindi a capire il reale: le due cose, il vero e il reale, sono inseparabili. Il vero, infatti, come insegnano i filosofi greci, \u00e8 riconoscere che quello che, \u00e8, e quello che non \u00e8, non \u00e8. Ora, capire il mondo significa precisamente questo: capire che \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 e che non \u00e8 ci\u00f2 che non \u00e8. Pu\u00f2 sembrare un enunciato pi\u00f9 che evidente, addirittura tautologico, e invece non lo \u00e8: ci sono moltissime persone, e anche un gran numero di filosofi o sedicenti tali, i quali non hanno capito nulla del mondo, per la buona ragione che non sanno riconoscere che \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8, e che non \u00e8 ci\u00f2 che non \u00e8.<\/p>\n<p>Gli idealisti, per esempio, i quali affermano che le cose non sono ci\u00f2 che appaiono, bens\u00ec sono solo delle copie della realt\u00e0 vera, delle cose vere, che poi non sono cose, ma idee: ad esempio, che la vera mela \u00e8 l&#8217;idea della Mela, perfetta, luminosa, fuori del tempo e dello spazio, mente tutte le mele formate da semi, polpa e buccia sono solamente delle brutte copie dell&#8217;originale, praticamente delle mele illusorie Per i fautori del pensiero debole, poi, una mela potrebbe anche essere un&#8217;arancia, o un caco, o chiss\u00e0 quale altro frutto: affermare che senz&#8217;altro una mela sarebbe un azzardo e un atto di presunzione. Strano modo di trarre le conseguenze delle proprie premesse le proprie premesse: essi, da relativisti e da scettici radicali quali in effetti sono, non dovrebbero fare alcuna affermazione netta, e sia pure di tipo negativo. Non dovrebbero dire: \u00e8 impossibile decidere se questa sia davvero una mela, perch\u00e9 questa \u00e8 gi\u00e0 un&#8217;asserzione netta e assoluta. Ma cos\u00ec facendo, si comportano come colui il quale afferma che tutti gli uomini sono bugiardi: dal momento che si tratta di un&#8217;affermazione, bisogna pensare o che sta mentendo nel farla, e perci\u00f2 che non \u00e8 vero che tutti gli uomini sono bugiardi, oppure che sta dicendo la verit\u00e0, il che \u00e8 in contraddizione con il proprio assunto, secondo il quale nessuno dice il vero.<\/p>\n<p>Dunque torniamo al punto: l&#8217;uomo \u00e8 chiamato a capire il reale; la ragione gli \u00e8 stata data proprio per questo, e non per fraintenderlo o per giudicare che non c&#8217;\u00e8 nulla da capire, che \u00e8 impossibile capire il reale perch\u00e9 \u00e8 talmente assurdo e contraddittorio da sottrarsi a qualunque forma d&#8217;intelligibilit\u00e0. E tuttavia, la ragione da sola non basta: \u00e8 necessario che vi siano i presupposti della ragione, ossia un sistema di certezze intuitive sulle quali la ragione possa dispiegarsi (ad esempio, la certezza che il mondo esiste, che esistono gli altri io, che esiste un io autocosciente e che esiste una causa prima) e che vi sia una disposizione psicologica e affettiva tale da rendere possibile il dispiegamento della comprensione razionale. Perch\u00e9 la razionalit\u00e0, da sola, \u00e8 cieca: \u00e8 solo uno strumento, e anche un pazzo pu\u00f2 agire in maniera razionale quanto ai modi, pur se il fine \u00e8 totalmente folle. Ebbene, tale disposizione pu\u00f2 essere riassunta in un solo concetto, quello dello <em>stupore<\/em>. Chi non prova stupore davanti al reale, non capir\u00e0 mai nulla del mondo; anche se, a fil di logica, riuscisse a &quot;spiegare&quot; (almeno in apparenza) tutti i misteri della fisica, dell&#8217;astronomia, della matematica e magari anche della metafisica e della teologia.<\/p>\n<p>Ancora: non \u00e8 sufficiente qualsiasi tipo di stupore; no: \u00e8 necessario lo stupore innocente, cio\u00e8 lo stupore disinteressato davanti alle cose, lo stupore che non sa fare calcoli o previsioni, lo stupore allo stato originario. E dove lo si pu\u00f2 trovare, se non nel bambino? Tutto noi abbiamo conosciuto questo tipo di stupore, quando eravamo piccoli e il mondo ci si mostrava per la prima volta, con tutti i suoi tesori affascinanti e misteriosi: misteriosi perch\u00e9 non totalmente chiariti dalla ragione, o non chiariti affatto. Diremo di pi\u00f9: chi non conserva almeno in parte quello stupore, quella freschezza e quella ingenuit\u00e0 (quest&#8217;ultimo termine esprime peraltro il punto di vista dell&#8217;adulto smaliziato e non va inteso in senso negativo, anzi) perde la propria parte migliore, s&#8217;inaridisce e si impoverisce. E quando l&#8217;uomo si \u00e8 inaridito e impoverito, quando ha perso per sempre la capacit\u00e0 di stupirsi e di sognare davanti al mistero del mondo, \u00e8 ridotto a un mezzo uomo: una povera cosa che sa vivere solo di furbizia e sui nutre di disillusione; una creatura calcolatrice e opportunista, che soppesa ogni cosa dal punto di vista della propria convenienza e cui sfugge di conseguenza, il reale valore di tutto. Di pi\u00f9. Chi ha perso lo stupore dell&#8217;infanzia, ha perso anche lo strumento privilegiato con il quale fare buon uso della sana ragione naturale: perch\u00e9 l&#8217;intelligenza, se non \u00e8 alimentata dalla sorgente perenne dello stupore e dalla sua sorella gemella, la gratitudine verso l&#8217;essere, diventa una macchina artificiosa che non lavora pi\u00f9 per il bene della persona, ma contro di essa; che non aiuta pi\u00f9 a comprendere il mondo, ma fornisce mille e mille ostacoli, e crea mille e mille pietre d&#8217;inciampo. Infatti gran parte delle illusioni, dei fraintendimenti, degli inganni nei quali cade la ragione sono forniti dalla ragione stessa, quando essa \u00e8 spogliata dello stupore e della gratitudine, che sono per lei qualcosa di simile a ci\u00f2 che \u00e8 l&#8217;anima per il corpo. Ed \u00e8 bravissima, la ragione, a inventare ed escogitare sempre nuove trappole nella quale restare inviluppata, a mettere a punto sempre nuove strategie per confondersi e sviarsi e addentrarsi sulle strade sbagliate, quelle che conducono pi\u00f9 lontano dal suo fine naturale, che \u00e8 il vero. Non c&#8217;\u00e8 nessuno pi\u00f9 bravo di lei, in questo: ed \u00e8 per tale motivo che il diavolo, padre della menzogna e perci\u00f2 nemico mortale della ragione umana, si serve di essa per alimentare, grazie ad essa, i dubbi, i sospetti, i sofismi coi quali la ragione perde di vista la propria meta e si smarrisce nella palude del relativismo, dove il vero scompare fra cento e cento false immagini di verit\u00e0.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 dubbio che proprio per questo il divino Maestro ha detto a Nicodemo (<em>Gv<\/em> 3,3-8):<\/p>\n<p><em>\u00abIn verit\u00e0, in verit\u00e0 io ti dico, se uno non nasce dall&#8217;alto, non pu\u00f2 vedere il regno di Dio\u00bb.<br \/>\n^4^Gli disse Nicod\u00e8mo: \u00abCome pu\u00f2 nascere un uomo quando \u00e8 vecchio? Pu\u00f2 forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?\u00bb.\u00a0^5^Rispose Ges\u00f9: \u00abIn verit\u00e0, in verit\u00e0 io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non pu\u00f2 entrare nel regno di Dio.\u00a0^6^Quello che \u00e8 nato dalla carne \u00e8 carne, e quello che \u00e8 nato dallo Spirito \u00e8 spirito.\u00a0\u00a0^7^Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall&#8217;alto.\u00a0^8^Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene n\u00e9 dove va: cos\u00ec \u00e8 chiunque \u00e8 nato dallo Spirito\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Ed \u00e8 sempre per questo che Ges\u00f9 Cristo ha severamente ammonito i suoi discepoli &#8212; cos\u00ec severamente che l&#8217;Evangelista parla della sua <em>indignazione<\/em> &#8212; allorch\u00e9 volevano impedire che i bambini gli si avvicinassero, esclamando (<em>M<\/em>c 10,14-15):<\/p>\n<p><em>\u00abLasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi \u00e8 come loro infatti appartiene il regno di Dio.\u00a0^15^In verit\u00e0 io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrer\u00e0 in esso\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Sul fatto poi,che l&#8217;Intelligenza maliziosa dell&#8217;adulto, se non \u00e8 sorretta dallo stupore e accompagnata dalla gratitudine, serve solo a fuorviare se stessa, mentre diviene uno strumento docile e utile allorch\u00e9 si affida all&#8217;azione vivificante della Grazia divina, sempre Ges\u00f9 Cristo una volta ha esclamato (<em>Mt<\/em> 11,25-26):<\/p>\n<p><em>Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perch\u00e9 hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. 26 S\u00ec, o Padre, perch\u00e9 cos\u00ec \u00e8 piaciuto a te.<\/em><\/p>\n<p>A proposito dello stupore incantato del bambino davanti allo spettacolo del modo, vale la pena di leggere e meditare questa pagina di Thomas Traherne (1637-1674), commemorato come santo dalla Chiesa anglicana ma pressoch\u00e9 sconosciuto come teologo nonch\u00e9 come poeta metafisico, specie al di fuori della sua Inghilterra (ebbene s\u00ec, citiamo un autore anglicano, non perch\u00e9 abbia detto delle cose significative in quanto anglicano, ma perch\u00e9 ha detto delle cose vere in quanto cristiano; da: T. Traherne, <em>Centuries of Meditations<\/em>, Londra, Dobell, 1950; cit. in Luigi Rusca: <em>Il breviario dei laici<\/em>, Milano, Rizzoli, 1990, vol. 1, pp.286-288):<\/p>\n<p><em>Tutto mi apparve nuovo e strano, dapprincipio; inesprimibilmente prezioso e delizioso e bello. Ero come un piccolo straniero che al proprio ingresso nel mondo fosse accolto e circondato da innumerevoli gioie. Il mio sapere era divino. Conoscevo per intuizione quelle cose di cui, dopo la mia apostasia, ripresi possesso a ragion veduta. La mia stessa ignoranza rappresentava un vantaggio: ero come una creatura trasportata nel regno dell&#8217;innocenza. Tutte le cose erano immacolate, pure e splendenti: e infinitamente mie, e gioiose e preziose. Non conoscevo l&#8217;esistenza del peccato, delle querele o delle leggi. Neppure mi sognavo la povert\u00e0, le contese o i vizi. Le lacrime e le dispute erano nascoste ai miei occhi. Tutto era in pace, libero e immortale. Nulla sapevo della malattia o della morte, dei redditi delle esazioni per i tributi o per il pane. Nell&#8217;ignoranza di tutto ci\u00f2 ero rallegrato come un angelo dalle opere di Dio nel loro splendore e nella loro gloria, vedevo tutto nella pace dell&#8217;Eden. Cielo e terra cantavano le lodi del mio creatore, e il canto non poteva essere pi\u00f9 melodioso per Adamo di quanto non fosse per me. Il tempo era tutto eternit\u00e0, un perpetuo Sabbato. Non \u00e8 strano che un fanciullo potesse essere erede del mondo intero e scorgere quei misteri che i libri dei sapienti non rivelano mai?<\/em><\/p>\n<p><em>Il grano era una messe perfetta e immortale, che non doveva mai maturare n\u00e9 mai era stato seminato. Pensavo che esso fosse l\u00ec&#8217; dai secoli dei secoli. La polvere e le pietre della strada erano preziose come l&#8217;oro; i cancelli mi parvero a tutta prima i confini del mondo. Gli alberi verdi, allorch\u00e9 li vidi per la prima volta attraverso uno di tali cancelli, mi entusiasmarono e mi rapirono; la loro soavit\u00e0 e la loro bellezza insolita fecero palpitare il mio cuore, lo resero quasi folle per l&#8217;estasi, tanto erano strane e meravigliose. Gli uomini! Oh, quali venerabili e reverende creature sembravano gli anziani! Cherubini immortali! E i giovani sembravano angeli rilucenti e scintillanti, e le fanciulle strane serafiche parvenze di vita e di bellezza! I bimbi e le bimbe che ruzzavano e giocavano nella strada erano gioielli semoventi. Non sapevo che fossero nati e che avrebbero dovuto morire; tutte le cose stavano eternamente com&#8217;erano nel loro posto esatto. L&#8217;eternit\u00e0 era manifesta nella luce del giorno, e da ogni cosa traspariva alcunch\u00e9 d&#8217;infinito che parlava alla mia aspettazione e sollecitava il mio desiderio. La citt\u00e0 sembrava risiedere nell&#8217;Eden, o essere costruita in cielo. Le strade erano mie, il tempo era mio, la gente era mia; miei erano i loro panni, e l&#8217;oro e l&#8217;argento, cos\u00ec come i loro occhi lucenti, le chiare epidermidi e i visi floridi. Miei erano i cieli, come pure il sole, la luna e le stelle, e tutto il mondo era mio; e io l&#8217;unico suo spettatore e l&#8217;unico che ne traesse godimento. Non conoscevo chiuse propriet\u00e0, n\u00e9 limiti, n\u00e9 divisioni: tutte le propriet\u00e0 e tutte le divisioni erano mie, come tutti i tesori e i possessori di questi. S\u00ec che a poco a poco ne rimasi corrotto e cominciai ad apprendere le sporche malizie di questo mondo. Malizie che ora disimparo per ritornare, com&#8217;ero, un fanciullo, affinch\u00e9 mi sia possibile entrare nel regno dei cieli.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;intento del nostro Salvatore quando disse: \u00abdeve nascere di nuovo e diventare come un fanciullo, colui che vuole entrare nel regno dei cieli\u00bb, \u00e8 assai pi\u00f9 profondo di quanto generalmente si creda. Non \u00e8 soltanto mediante uno spensierato abbandono alla Divina Provvidenza che noi dobbiamo ridiventare bambini, o nella debolezza e nella brevit\u00e0 delle nostre collere, o nel semplicismo delle nostre passioni, bens\u00ec nella pace e nella purezza di tutta la nostra anima. E tale purezza \u00e8 anch&#8217;essa cosa assai pi\u00f9 profonda di quanto comunemente si ritenga. Noi dobbiamo infatti spogliarci di ogni falsit\u00e0 e liberare le nostre anime dalle cattive abitudini. Tutti i nostri pensieri devono essere infantili e limpidi; le potenze della nostra anima libere dai fermenti del mondo e distaccate dalle vanit\u00e0 e dai pregiudizi dell&#8217;uomo. La pietruzza nell&#8217;occhio o l&#8217;itterizia non consentono a costui di scorgere con esattezza gli oggetti che gli stanno dinanzi: \u00e8 perci\u00f2 necessario che noi ci estraniamo dai pensieri, dalle abitudini e dalle opinioni degli uomini di questo mondo, come se non fossimo altro che bambini: cos\u00ec tali cose ci apparirebbero soltanto quali appaiono agli infanti. Ambizioni, mercati, lussuria, disordinati affetti, ricchezze casuali o accidentali, insomma tutto ci\u00f2 che fece seguito alla caduta, sparirebbero, e apparirebbero solo quelle cose che Adamo vide in paradiso, nella stessa luce e con i medesimi colori: Dio nelle sue opere, gloria nella luce, amore per i genitori, per gli uomini, per noi stessi, e il volto del cielo: ogni uomo vedrebbe naturalmente queste cose, per il cui godimento egli \u00e8 naturalmente nato.<\/em><\/p>\n<p>Crediamo che pochi scrittori abbiano saputo cogliere e descrivere con altrettanta intensit\u00e0 il segreto della felice spensieratezza infantile, ossia lo stupore che accompagna la scoperta del mondo e riveste quest&#8217;ultimo di una luce sfolgorante. Se l&#8217;adulto riuscisse a conservare almeno una parte di quel senso di&#8217;infinita meraviglia e di sontuosa magnificenza, senza dubbio sarebbe un uomo migliore. Vedere il mondo nella giusta prospettiva \u00e8 infatti la condizione per vivere una vita ben diretta, cio\u00e8 diretta verso il suo fine naturale: la ricerca e la contemplazione di Dio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo \u00e8 chiamato a cercare il vero e quindi a capire il reale: le due cose, il vero e il reale, sono inseparabili. 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