{"id":23694,"date":"2020-06-14T11:09:00","date_gmt":"2020-06-14T11:09:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/06\/14\/capire-cose-la-verita-e-capire-il-senso-della-vita\/"},"modified":"2020-06-14T11:09:00","modified_gmt":"2020-06-14T11:09:00","slug":"capire-cose-la-verita-e-capire-il-senso-della-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/06\/14\/capire-cose-la-verita-e-capire-il-senso-della-vita\/","title":{"rendered":"Capire cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0 \u00e8 capire il senso della vita"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo posto pi\u00f9 e pi\u00f9 volte la questione della verit\u00e0, che \u00e8 non solo la questione centrale della filosofia, ma la questione essenziale di tutto, perch\u00e9 senza verit\u00e0 nulla ha significato, e dunque la verit\u00e0 \u00e8 la garanzia della sensatezza dell&#8217;essere. \u00c8 evidente che per i nemici della verit\u00e0, i nichilisti, essa \u00e8 l&#8217;obiettivo numero uno da colpire a morte: una volta fatto questo, tutto il resto viene da s\u00e9 &#8212; tutto il resto perde significato e consistenza, diventa vano e superfluo, e ogni sforzo per dare un senso alle cose diviene velleitario e risibile. In alcuni precedenti lavori abbiamo risposto che la verit\u00e0 \u00e8 quello che resta dopo aver tolto l&#8217;errore; e che la verit\u00e0 \u00e8 Cristo, dal momento che solo Cristo \u00e8 essenziale, tutto il resto non lo \u00e8. La prima risposta \u00e8 di ordine logico, la seconda &#8212; complementare alla prima e conseguenza di essa &#8212; appartiene all&#8217;ordine esistenziale: pertanto \u00e8 la stessa risposta, considerata da due differenti punti di vista. Eppure la verit\u00e0 \u00e8 una, ed \u00e8 un tutto: non ci sono due verit\u00e0 e neppure due modi di riconoscerla; altrimenti avrebbero ragione i relativisti, e si reintrodurrebbe dalla finestra, per cos\u00ec dire, ci\u00f2 che, rifiutando la mancanza di senso del nichilismo, era stato cacciato fuori dalla porta. Infatti dire che ci sono differenti punti di vista sulla verit\u00e0 \u00e8, sul terreno pratico, la stessa cosa che dire che ci sono differenti verit\u00e0. Se la verit\u00e0 \u00e8 una verit\u00e0 per me (esistenzialismo) allora la verit\u00e0 \u00e8 una operazione della mia mente, nasce con me, muore con me, e muta insieme a me; gli altri non vi hanno parte e non pu\u00f2 esservi concordia su di essa, tranne che per la verit\u00e0 astratta della logica e della matematica. Per questa ragione la risposta meramente logica, la verit\u00e0 \u00e8 quel che resta dopo aver sottratto l&#8217;errore, non ci soddisfa completamente. La logica \u00e8 una bella cosa, ma purtroppo non ha a che fare con la sfera della vita pratica: e nella vita pratica noi abbiamo bisogno di qualcosa di pi\u00f9 concreto e di pi\u00f9 persuasivo di una verit\u00e0 definita unicamente in termini logico-matematici. La soluzione elegante di un problema di geometria soddisfa la nostra razionalit\u00e0, noi sentiamo che quella \u00e8 la verit\u00e0 perfetta, ma sentiamo anche, nello stesso tempo, che tale perfezione \u00e8 possibile solo e unicamente perch\u00e9 ci troviamo nel regno della logica astratta. Nel regno della vita concreta, le cose non si presentano mai in maniera cos\u00ec ben definita: non c&#8217;\u00e8 alcun teorema di Pitagora per affrontare le questioni relative alla conoscenza del vero nella sfera della vita vissuta; e il tentativo di dimostrare l&#8217;etica per mezzo della geometria, il tentativo di Spinoza, ci appare come una penosa e quasi caricaturale contraffazione del vero conoscere. Non si pu\u00f2 esportare il pensiero logico-matematico al di fuori dell&#8217;ambito che gli \u00e8 proprio, non lo si pu\u00f2 trasferire e trapiantare in quello della vita pratica, per la semplice ragione che la vita pratica non \u00e8 fatta di linee, punti, triangoli e circonferenze; non \u00e8 fatta di cose astratte e perci\u00f2 perette, ma di cose concrete e perci\u00f2 imperfette, come del resto imperfetta \u00e8 la conoscenza umana quando si rivolge ad oggetti inerenti alla dimensione empirica e non alla dimensione logico-matematica.<\/p>\n<p>Nondimeno, sentiamo che non hanno ragione i nichilisti, e neppure i relativisti; sentiamo che negare l&#8217;assolutezza della ragione umana nell&#8217;ambito della vita concreta non equivale affatto a negare la verit\u00e0 in quanto tale. Equivale forse a negarla <em>de facto<\/em>, lasciandola sussistere come modello logico-matematico? Neppure, perch\u00e9 se cos\u00ec fosse, non ci sarebbe modo di distinguere fra una impossibilit\u00e0 e un limite inerenti alla nostra ragione, e l&#8217;impossibilit\u00e0 e il limite della verit\u00e0 in se stessa. Tale \u00e8 infatti il circolo chiuso dell&#8217;idealismo: una volta ammesso che noi conosciamo solo quel che esiste nella nostra mente, cade ogni legame necessario fra verit\u00e0 oggettiva e verit\u00e0 soggettiva e tutte le verit\u00e0 diventano soggettive, tutte quindi diventano limitate, imperfette e discordi fra loro. Infatti, nella prospettiva del relativismo, c&#8217;\u00e8 un inevitabile slittamento dal concetto <em>della<\/em> verit\u00e0 a quello <em>delle<\/em> verit\u00e0: ma quando la verit\u00e0 diventa plurale, quando diventa molte, cessa automaticamente di essere la verit\u00e0, perch\u00e9 la verit\u00e0 \u00e8 una, indivisibile, indistruttibile, oggettiva, assoluta e permanente, ossia sottratta al fluire del tempo. La verit\u00e0 \u00e8 per sempre, non \u00e8 per un certo tempo e non diventa mai passato; non \u00e8 un dato storico, bens\u00ec metafisico. E dunque: escludendo sia la prospettiva del relativismo, secondo la quale le verit\u00e0 sono molte, sia quella dell&#8217;idealismo, per il quale la verit\u00e0 \u00e8 un&#8217;idea partorita dalla mia mente, che cosa rimane? Come si pu\u00f2 sfuggire sia al labirinto del relativismo, sia alle sabbie mobili dell&#8217;idealismo? A noi sembra che la via d&#8217;uscita sia nel riconoscere che la verit\u00e0 non \u00e8 solo un atto logico-matematico, ma un atto totale, proprio perch\u00e9 essa \u00e8 un giudizio, e il giudizio coinvolge s\u00ec il pensiero razionale, ma anche qualcos&#8217;altro, perch\u00e9 \u00e8 un atto totale, un&#8217;adesione e un assenso di tutto l&#8217;io alla cosa considerata e non solo delle facolt\u00e0 logico-matematiche.<\/p>\n<p>Ricordiamo cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0 secondo la metafisica classica: la concordanza fra la cosa e l&#8217;intelletto (<em>adaequatio rei et intellectus<\/em>). \u00c8 vero ci\u00f2 che l&#8217;intelletto riconosce come tale nell&#8217;atto di giudicare: per esempio, che su questo tavolo c&#8217;\u00e8 una penna, non due penne, e neppure nessuna penna. Il giudizio, per\u00f2, \u00e8 il frutto non solo di un atto della mente razionale, ma anche della coscienza tutta intera, che, per comodit\u00e0, potremmo chiamare la mente sovra-razionale. In altre parole, noi vediamo, ossia <em>constatiamo<\/em>, che una cosa \u00e8 vera, quando il nostro giudizio concorda con la verit\u00e0 che \u00e8 in essa, e questo secondo le categorie della logica (vero\/falso, prima\/dopo, dentro\/fuori, maggiore\/minore, s\u00ec\/no, ecc.); ma <em>sentiamo<\/em> anche che quella certa cosa \u00e8 vera, perch\u00e9 tutto il nostro essere, tutta la nostra coscienza si appagano nel giudizio che diamo su di essa e godono nel percepire che non vi \u00e8 alcuna distanza fra la cosa in se stessa e il giudizio che noi diamo su di essa. Ora questo sentire della coscienza tutta intera non \u00e8 un semplice duplicato del constatare logico-matematico, ma una sua espansione e, per certi aspetti, una sua anticipazione, nel senso che noi prima sentiamo la verit\u00e0 (o la falsit\u00e0) di una cosa, e poi, sia pure una frazione di secondo pi\u00f9 tardi, la vediamo e la constatiamo, per mezzo degli strumenti che la logica ci mette a disposizione. E la prova che il sentire precede il constatare \u00e8 data dal fatto che ci\u00f2 accade anche nello stesso ambito logico-matematico, ad esempio nella soluzione di un problema di geometria: il giudizio che ci permette di cogliere la verit\u00e0 \u00e8, s\u00ec, il risultato di un procedimento logico, ma \u00e8 anche, nel lampo dell&#8217;intuizione, un atto pi\u00f9 ampio e pi\u00f9 comprensivo, anteriore e non posteriore all&#8217;atto del pensiero logico. Quest&#8217;ultimo, infatti, ci serve principalmente per confermare (o per smentire), verificandola, l&#8217;intuizione mediante la quale la nostra coscienza ha visto che quella certa cosa \u00e8 vera: ossia che \u00e8 vera la relazione istituita fulmineamente fra la cosa e il nostro giudizio. In questo atto di giudizio totale della nostra coscienza, pertanto, viene cadere anche la distinzione cartesiana fra pensiero ed estensione e quella kantiana fra noumeno (o cosa in s\u00e9) e fenomeno. Infatti sia Cartesio che Kant assumono come dato certo, il quale non necessita di ulteriore verifica, che noi sappiamo quel che sappiamo mediante un giudizio di ordine logico che la nostra mente fa calare sulla cosa esterna; sebbene non si comprenda come si attua il passaggio dalla mente alla cosa, visto che stando ai loro presupposti, si tratta di due enti del tutto separati e distinti. Arrivati a questo punto si comprende anche la rivolta dell&#8217;idealismo, che, sdegnato per questo modo astratto e presuntuoso di concepire la facolt\u00e0 intellettiva, rovescia completamente la prospettiva e afferma che la realt\u00e0 \u00e8 un&#8217;idea, o un complesso d&#8217;idee, della nostra mente; e pertanto che \u00e8 il pensiero a generare l&#8217;essere, non l&#8217;essere il pensiero. La qual cosa ci porta dritti nel regno della pazzia pura: e infatti l&#8217;idealismo \u00e8 una forma di lucida pazzia, una allucinata parodia della realt\u00e0, come aveva ben visto, da subito, Schopenhauer, il quale accusava Hegel di essere null&#8217;altro che un coribante intento a creare una realt\u00e0 artificiale nella quale l&#8217;intelletto spiega, s\u00ec, ogni cosa, ma per la buona (o pessima) ragione che ogni cosa, in effetti, \u00e8 una sua creazione soggettiva.<\/p>\n<p>Dunque, vede la verit\u00e0 significa anche assumerla con la totalit\u00e0 della coscienza; se si verifica una incertezza nel giudizio, ossia se si produce una distanza fra l&#8217;intelletto e la coscienza, possiamo star certo che quella \u00e8 la spia che la verit\u00e0 non \u00e8 stata <em>davvero<\/em> riconosciuta, perch\u00e9 riconoscere la verit\u00e0 equivale ad averne la certezza, una certezza infallibile, si capisce nei limiti &#8212; che pur sempre esistono &#8212; della certezza umana, allorch\u00e9 si passa, come gi\u00e0 detto, dalla sfera del pensiero astratto a quella del giudizio pratico. E il limite \u00e8 causato dal fatto che la nostra mente e la nostra coscienza non riescono a coglie tutta la realt\u00e0, ma solo una parte di essa; di conseguenza, la verit\u00e0 cui possono pervenire \u00e8 pur sempre una verit\u00e0 insoddisfacente, perch\u00e9 limitata a una porzione della cosa e incapace di abbracciarla tutta intera. Eppure, qualcosa nella nostra struttura ontologica protesta contro questo limite, che a sua volta genera un sia pur piccolo margine di dubbio: non lo accetta, lo subisce malvolentieri e anela a sbarazzarsene, come un cavallo brado purosangue anela a sbarazzarsi della sella e del cavaliere, perch\u00e9 tale \u00e8 la sua natura. E qui viene in soccorso una facolt\u00e0 superiore alla ragione, la fede, che non \u00e8 contraria ad essa, come vorrebbero gli illuministi, ma ne \u00e8 il naturale ampliamento e prolungamento. La fede \u00e8 certezza di cose sperate, come dice la <em>Lettera agli Ebrei<\/em> (11,1): <em>La fede \u00e8 fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono.<\/em> Noi, infatti, immersi come siamo nella dimensione dello spazio e nel tempo, non riusciamo a vedere tutto, quindi non riusciamo a capire tutto; ma abbiamo bisogno di sperare, perch\u00e9 senza la speranza la nostra vita non avrebbe pi\u00f9 senso, come non ha senso una vita nella quale sia caduta ogni speranza di verit\u00e0. Chiunque di noi, infatti, avverte infallibilmente, sia pure con diversi gradi di consapevolezza, che perdere ogni speranza di conoscere le cose secondo verit\u00e0 \u00e8 come morire: \u00e8 la morte della ragione e insieme la morte dello spirito. \u00c8 la ragione, infatti, che ci fa uomini, beninteso la ragione che abbraccia tutta la coscienza e non solo una parte di essa, come vorrebbero i razionalisti, da Cartesio in poi. Il nichilista, da parte sua, \u00e8 un morto che forse ignora di essere tale, cos\u00ec come l&#8217;idealista (in senso filosofico) \u00e8 un pazzo il quale anestetizza la propria disperazione, fabbricandosi una realt\u00e0 secondo i suoi desideri, per consolarsi della tragedia di dover vivere senza la speranza del vero.<\/p>\n<p>\u00c8 qui che si attua la convergenza fra la verit\u00e0 e il senso della vita. Se la verit\u00e0 \u00e8 la condizione per vivere nella speranza, essa deve alimentarsi a una fonte che non inaridisca, e la sola fonte perenne di questo tipo scaturisce dalla fede. La fede, per\u00f2, non lo si scordi mai, \u00e8 s\u00ec, un atto della volont\u00e0, ma tale atto \u00e8 reso possibile da un atto preliminare che deve essere necessariamente incondizionato, assoluto, veritiero in se stesso. Ora, abbiamo visto che nella sfera esistenziale non si d\u00e0 nulla del genere: nulla infatti, nel nostro mondo, \u00e8 incondizionato, assoluto e veritiero in se stesso. Ne consegue che un tale atto, per esistere, non pu\u00f2 che venire da Dio, perch\u00e9 solo Dio \u00e8 il Vero, l&#8217;Assoluto e l&#8217;Incondizionato. Solo Dio, pertanto, pu\u00f2 garantire la verit\u00e0 del nostro conoscere; solo Dio, Giusto Giudice, pu\u00f2 far s\u00ec che la nostra mente riesca a cogliere le cose per ci\u00f2 che sono, cio\u00e8 secondo verit\u00e0, e non s&#8217;inganni, n\u00e9 si smarrisca in un mondo d&#8217;illusioni. Il mondo moderno \u00e8 un mondo d&#8217;illusioni funeste, deliranti, proprio perch\u00e9 ha escluso Dio, che oltre a essere il fine naturale cui tendono tutte le cose, dunque anche l&#8217;intelligenza umana, \u00e8 la sola garanzia di verit\u00e0 del nostro conoscere, il solo argine contro il fiume limaccioso della follia. La storia della cultura moderna \u00e8 la storia di una pazzia progressiva, lucida a suo modo, ma nella quale la ragione \u00e8 sempre pi\u00f9 staccata dal suo sbocco naturale, la verit\u00e0; e la ragione senza la verit\u00e0 \u00e8 come un&#8217;arma potente che finisce per rivolgersi contro se stessa. Infatti constatiamo che nel mondo moderno trionfa una razionalit\u00e0 di tipo meramente strumentale, che sa perfezionare al massimo i modi e le tecniche, ma non ha ormai la bench\u00e9 minima cognizione del fine cui si \u00e8 indirizzata. In altre parole gira su se stessa, a vuoto, e ignora dove la sua scienza e la sua tecnica la stiano trascinando. La ragione, non pi\u00f9 sorretta, n\u00e9 illuminata dalla fede, come lo era nel passato, si sta ritorcendo contro l&#8217;uomo: lo sta addirittura portando verso l&#8217;autodistruzione. Lo ripetiamo: la via d&#8217;uscita da questo drammatico vicolo cieco risiede nella fede; ma la fede, a sua volta, \u00e8 un dono di Dio, prima di essere un atto della volont\u00e0. Giungiamo perci\u00f2 alla conclusione, gi\u00e0 tante volte indicata, che la cosa di cui ha maggiormente bisogno l&#8217;uomo contemporaneo \u00e8 l&#8217;umilt\u00e0, fatta di coscienza del proprio limite e di apertura al senso del mistero. Se non riconosce che vi \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 grande di lui e della sua ragione calcolante e strumentale, l&#8217;uomo \u00e8 destinato a perire. \u00c8 nell&#8217;umilt\u00e0, nel farsi piccolo, nel liberarsi del fardello dell&#8217;ego, che l&#8217;uomo pu\u00f2 ritrovare la fede: quella fede che un tempo accomunava gli uomini di scienza e di pensiero agli uomini semplici del popolo &#8212; e ai bambini. Questa \u00e8 la grandezza del cristianesimo: la capacit\u00e0 di far inginocchiare davanti all&#8217;altare un san Tommaso d&#8217;Aquino, la pi\u00f9 grande mene filosofica nell&#8217;arco di mille anni, e una santa Caterina da Siena, cos\u00ec illetterata che doveva dettare le sue lettere &#8212; alcune delle quali dirette a papi e sovrani, che le leggevano con la massima considerazione. Abbiamo bisogno di ritrovare quell&#8217;umilt\u00e0. Solo allora torneremo a vedere la verit\u00e0 e la vita non ci apparir\u00e0 insensata ed inutile, ma dono prezioso di Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo posto pi\u00f9 e pi\u00f9 volte la questione della verit\u00e0, che \u00e8 non solo la questione centrale della filosofia, ma la questione essenziale di tutto, perch\u00e9<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30162,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[38],"tags":[141,263],"class_list":["post-23694","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-gnoseologia","tag-filosofia","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-gnoseologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23694","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23694"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23694\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30162"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23694"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23694"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23694"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}