{"id":23692,"date":"2015-07-28T06:49:00","date_gmt":"2015-07-28T06:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/se-perdiamo-la-capacita-di-sognare-avremo-perduto-noi-stessi\/"},"modified":"2015-07-28T06:49:00","modified_gmt":"2015-07-28T06:49:00","slug":"se-perdiamo-la-capacita-di-sognare-avremo-perduto-noi-stessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/se-perdiamo-la-capacita-di-sognare-avremo-perduto-noi-stessi\/","title":{"rendered":"Se perdiamo la capacit\u00e0 di sognare avremo perduto noi stessi"},"content":{"rendered":"<p>Oggi si adopera molto, e si abusa, del verbo &quot;sognare&quot; e, pi\u00f9 ancora, dell&#8217;espressione &quot;coltivare il proprio sogno&quot;: linguaggio zuccheroso e generico, dietro il quale si nasconde, spesso, il vuoto spirituale pi\u00f9 desolante; popolato, in compenso, di confuse e indistinte velleit\u00e0, di irragionevoli e sconclusionate aspettative. Pare che qualunque balordaggine diventi qualcosa di sacro, se viene contrabbandata dietro l&#8217;espressione: &quot;inseguire il proprio sogno&quot;: quasi che il sogno fosse l\u00ec, davanti a noi, come una farfalla che ci svolazza sulla punta del naso e noi l\u00ec, sudati e affannati, ma gioiosi, a darle la caccia per prenderla e ficcarla nella nostra reticella. Quando \u00e8 vero, semmai, che il sogno \u00e8 dentro di noi, \u00e8 parte di noi: e, se si tratta di un bel sogno, sar\u00e0 esso stesso a visitarci, a illuminarci, a indicarci la strada; se no, potremo sprecare la vita intera ad inseguirlo, non lo raggiungeremo mai, perch\u00e9 si raggiunge solo quel che si merita.<\/p>\n<p>Tutto questo non toglie che la capacit\u00e0 di sognare sia importante, anzi, fondamentale per l&#8217;equilibrio interiore della nostra vita: chi perde i propri sogni (al plurale, e non al singolare, come tanto spesso si usa dire), si perde se stessi: questo \u00e8 un aforisma degli aborigeni australiani, la cui complessa cosmogonia e la cui antichissima mitologia riposano, appunto, sulla credenza in un&#8217;epoca remota e tuttavia decisiva della storia del mondo, detta, appunto, il Tempo del Sogno. Non gi\u00e0 &#8212; diciamolo subito &#8211; nel senso che qualunque sogno sia bello e meritevole di essere preso come la stella cometa della nostra vita; ma al contrario: nel senso che la capacit\u00e0 di sognare, vale a dire di avvolgere il reale nel velo dell&#8217;idea, della bellezza e della poesia, \u00e8 indispensabile per conservare quello stupore e quell&#8217;incanto del mondo che contraddistinguono i bambini, e la cui assenza, nello sguardo e nel comportamento degli adulti, tradisce, cos\u00ec spesso, la delusione esistenziale, l&#8217;odissea dell&#8217;amarezza e del rancore, la perdita di qualunque illusione e di ogni speranza.<\/p>\n<p>Un adulto che ha conservato in s\u00e9 lo stupore davanti al reale e l&#8217;incanto del mondo, \u00e8 un adulto che ha saputo difendere quanto di meglio si pu\u00f2 ereditare dall&#8217;infanzia, purch\u00e9, ovviamente, egli sappia coniugarlo con la saggezza, con la riflessione, con l&#8217;introspezione, le quali, lungi dal distruggere la dimensione del sogno, la rafforzano e la irrobustiscono nel cimento quotidiano della vita, permettendogli di affrontare le peggiori tempeste e di attraversare gli aridi deserti della solitudine, della sconfitta, dell&#8217;angoscia e del turbamento. Un adulto siffatto sar\u00e0, a sua volta, una preziosa fonte di freschezza e di entusiasmo per i bambini, per i suoi figli in primo luogo, e poi per tutti i piccoli con i quali entrer\u00e0 in contatto, come zio, come nonno, come maestro, come vicino di casa o in qualunque altra veste o funzione: perch\u00e9 i bambini hanno bisogno di adulti che li aiutino a sognare, che raccontino loro delle belle fiabe, che li accompagnino nella scoperta del mondo misterioso che sta oltre le apparenze, al di l\u00e0 della opaca superficie delle cose.<\/p>\n<p>Un bambino che abbia avuto la fortuna d&#8217;incontrare un adulto cos\u00ec, ne rester\u00e0 positivamente influenzato per tutta la vita; potr\u00e0 divenire un poeta, un artista, un mistico; oppure potr\u00e0 ammantare di poesia ogni ora della sua vita, anche se si trover\u00e0 a svolgere le mansioni pi\u00f9 prosaiche e se verr\u00e0 assorbito dalle responsabilit\u00e0 e dalle preoccupazioni pi\u00f9 assillanti.<\/p>\n<p>Una tale fortuna \u00e8 capitata allo scrittore Ernst Wiechert (1887-1950), figlio d&#8217;un guardaboschi della Prussia Orientale; per lui, quella persona adulta, capace di farlo sognare, fu la zia Veronica, che egli avrebbe ricordato con nostalgia e gratitudine nel volume autobiografico \u00abBoschi e uomini\u00bb (titolo originale: \u00abW\u00e4lder und Menschen. Eine Jugend\u00bb; traduzione dal tedesco di F. Federici, Milano, Bompiani, 1955, pp. 74-6, 80-1):<\/p>\n<p>\u00abMolto prima che venisse di moda il &quot;ritorno alla natura&quot;, zia Veronica mangiava gnocchi d&#8217;avena e, quando mio padre fumava, alzava la mano dicendo: &quot;Il diavolo ti esce fuori dalla bocca&quot;.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 darsi che non fosse la persona pi\u00f9 adatta per stare con un bambino incline al sogno e tutto volto verso l&#8217;irreale; eppure oggi mi chiedo spesso: &quot;Sarei diventato poeta, se n on avessi trovato la sua mano che, in qualunque momento, poteva guidarmi oltre la soglia, al di l\u00e0 della quale comincia l&#8217;altro mondo, quello invisibile&quot;.<\/p>\n<p>Sempre, quando \u00e8 carnevale, o sta per venire o per finire, il passatoi risorge dalla terra dell&#8217;infanzia, chiusa tra i grandi boschi. Nel tempo di carnevale risorgono i miei buoni morti, i miei immortali: zia Veronica, dai grandi occhi estatici, con la quale trascorrevo ogni anno la notte di carnevale&#8230;, il gatto Sempreverde&#8230;, la Bibbia pesante che oscilla sulle sue ginocchia&#8230; cosa leggeva, allora, quand&#8217;ero bambino? E prendo la Bibbia dal mio tavolino da notte e cerco&#8230; l&#8217;Ecclesiaste, al terzo capitolo. Ecco il fatto mai dimenticato&#8230; E vedo il gesto con cui inforca gli occhiali sugli occhi lucidi, e la sento ridire: &quot;Per tutto c&#8217;\u00e8 il tempo stabilito, e ogni impresa sotto il cielo ha la sua ora&#8230; Nascere e morire, piantare ed estirpare ci\u00f2 che \u00e8 piantato&#8230;, Strangolarsi e guarire, demolire e costruire, piangere e ridere, lamentarsi e danzare&#8230; Disperdere le pietre e ammonticchiarle, aver nel cuore ed essere lontano dal cuore&#8230;&quot;.<\/p>\n<p>E mentre ho ancora tra le mani il pesante volume, tanto greve, come se reggessi i quarant&#8217;anni trascorsi da quel giorno, ecco risorgere le grandi parole che zia Veronica fece echeggiare nel mio cuore fanciullo, parole che allora non capivo, ma il cui suono era tanto grande e solenne e che dicevano di strangolamento e di guarigione, del cuore e della lontana dal cuore.<\/p>\n<p>Quand&#8217;ero fanciullo vivevo nel bosco come un piccolo animale nella sua tana e nessuno straniero bussava mai alla porta della nostra casa. La neve mi esaltava, e mi esaltano i sogni, e solo in occasione delle grandi feste pioveva su di me la luce di un mondo estraneo. Perch\u00e9 Pap\u00e0 Natale veniva fino alle nostre finestre attraverso i boschi, nel giorno dell&#8217;Epifania venivano i bambini stranieri dai paesi a levante con una stella rossa, e la sera di carnevale ce ne andavamo nella cittadina da zia Veronica. Era un viaggio di cinque chilometri attraverso i boschi silenziosi. Mi avvolgevano negli scialli e mi mettevano sotto la coperta, cosicch\u00e9, esposti all&#8217;aria non rimanevano che gli occhi, e vedevo i pini neri sfilare e dietro i pini ardere, come un incendio, il cielo vespertino. Le spalle del cocchiere mi sovrastavano come una montagna e, quando chiedevo sottovoce se i lupi ci seguissero, quello rispondeva senza parlare, alzando la frusta, cos\u00ec che le campanelle appese ai pettorali dei cavalli tintinnassero pi\u00f9 forti e coraggiose.<\/p>\n<p>E cos\u00ec mi conducevano nel regno delle fiabe; perch\u00e9 zia Veronica era la fiaba. I miei genitori mi depositavano da lei e ripartivano per il ballo mascherato, l&#8217;unico loro ballo in tutto l&#8217;anno. Zia Veronica mi cava fuori dai miei scialli, mi metteva a sedere sulla sua poltrona, calava gli occhiali sul naso e stava per un bel pezzetto a guardarmi. &quot;Diventerai un poeta, tu, Andrea&quot;, diceva ogni volta, pensierosa. &quot;Ti cucir\u00f2 una giacca variopinta, perch\u00e9 sei diverso dai tuoi fratelli, e perch\u00e9 si possa riconoscerti quando ti venderanno in Egitto&#8230;&quot;.[&#8230;]<\/p>\n<p>Vecchia buona zia Veronica! Quarant&#8217;anni pi\u00f9 tardi ti accolsero nell&#8217;ospizio dei vecchi del nostro capoluogo, perch\u00e9 vi passassi i tuoi ultimi giorni, e ogni Natale ti mandavo un piccolo ricordo, perch\u00e9 pensassi a me e due candeline di pi\u00f9 potessero adornare il tuo albero. Non avevi ammassato tesori, perch\u00e9 le tue dita sapevano voltare le pagine della Bibbia e suonare la cetra, ma non sapevano scrivere i conti. Anche laggi\u00f9, tra tutti quegli esseri stanchi e consumati dalla vita, fosti ancora una luce radiosa e consolatrice, piena di saggezza e d&#8217;intuizione, e nelle lettere che mi scrivevi per l&#8217;anno nuovo non dimenticavi mai di chiedermi se fosse ancor salda la mia fede nel Signore. In molte citt\u00e0 ho letto al pubblico le tue fiabe, finch\u00e9 finii col saperle a memoria; per mai acquistarono al mio orecchio un suono stanco e monotono, e sempre ho sentito il pianto salirmi agli occhi quando ho pronunciato le parole della Bibbia, e nel silenzio della sala sentivo echeggiare non la tua, ma la mia voce.<\/p>\n<p>Ho conquistato cos\u00ec per te un pochino di immortalit\u00e0, prima assai che ti venisse elargita quella che attendevi e nella quale credevi con la stessa fiducia che nel Vangelo.\u00bb<\/p>\n<p>S\u00ec, \u00e8 stato davvero fortunato Ernst Wiechert, ad incontrare, nel cammino della sua vita di bambino, una persona eccezionale come la sua zia Veronica: ne ha ricevuto delle impressioni, degli stimoli, degli esempi cos\u00ec potenti di amore per la vita, di stupore e d&#8217;incanto del mondo, di gioiosa apertura verso il reale, quali non avrebbe potuti mai riceverne da una dozzina di precettori o di educatori professionali.<\/p>\n<p>Le impressioni fondamentali si formano nei primi anni di vita: quando il bambino entra nell&#8217;et\u00e0 scolastica, il suo mondo interiore non \u00e8 pi\u00f9 vergine, come potrebbe sembrare all&#8217;adulto, che lo osserva dall&#8217;esterno: in pratica, fra i cinque e i sei anni al massimo, i giochi sono fatti; e tutto quello che verr\u00e0 dopo, per quanto importante potr\u00e0 essere, non arriver\u00e0 mai ad esercitare su di lui una influenza altrettanto significativa, n\u00e9 in bene, n\u00e9 in male.<\/p>\n<p>Se, in quei primi anni di vita, il bambino ha la ventura di incontrare una persona adulta che lo introduce nel mondo incantato dei sogni, quella esperienza numinosa, impareggiabile, getter\u00e0 una luce di splendore su tutta la sua vita di adolescente e, poi, di adulto; lo accompagner\u00e0 per sempre, fino agli ultimi giorni della sua vita, e gli trasmetter\u00e0 entusiasmo, conforto, fiducia nella bont\u00e0 del reale, aiutandolo a superare i momenti difficili, le situazioni ingrate: perch\u00e9 la capacit\u00e0 di guardare al reale con stupore e gratitudine \u00e8 la chiave per ricostruire le energie che vengono quotidianamente assorbite e logorate nella lotta quotidiana contro le avversit\u00e0, grandi e piccole, di cui \u00e8 fatta una esistenza umana, anche la pi\u00f9 fortunata e serena.<\/p>\n<p>Una vita umana non pu\u00f2 dirsi bene orientata, qualora si limiti al calcolo utilitaristico dei pro e dei contro, al perseguimento di interessi puramente materiali, al soddisfacimento di bisogni &#8212; anche legittimi &#8212; che non s&#8217;innalzino mai al di sopra della dimensione immanente e finita. Una vita umana, per realizzare l&#8217;obiettivo che le \u00e8 proprio &#8212; costruire la persona buona &#8212; ha bisogno anche di qualcosa che le indichi le altezze, che sostenga e incoraggi in essa gli impulsi pi\u00f9 sensibili, gli slanci pi\u00f9 generosi. Ha bisogno di aria, di luce, del profumo di quel che non si traduce in una convenienza immediata, ma dischiude la prospettiva dell&#8217;eterno. E questo \u00e8 un orientamento che non si pu\u00f2 improvvisare, specialmente nell&#8217;et\u00e0 adulta, ma che va coltivato e alimentato, fin da piccoli, con l&#8217;aiuto di qualche persona adulta che sia capace di farlo.<\/p>\n<p>Gli adulti, ovviamente, possono dare ai bambini solo quel che possiedono e non quello di cui sono privi. Un adulto inaridito dalla vita, deluso, amareggiato; un adulto che non ha mai guardato pi\u00f9 in l\u00e0 della punta del proprio naso, che non ha mai avvertito il bisogno di volare in alto, di annusare il profumo dell&#8217;assoluto e dell&#8217;eterno, non solo non potr\u00e0 guidare il bambino nel senso che abbiamo detto, ma eserciter\u00e0 su di lui una influenza nefasta, contribuendo a farne, nel pi\u00f9 breve tempo immaginabile, un precoce vecchietto, una creatura avvizzita anzitempo: perch\u00e9, lo ripetiamo, colui che perde la capacit\u00f2 di sognare, perde anche se stesso.<\/p>\n<p>Qualcuno potrebbe obiettare che, se la vita \u00e8 una lotta &#8212; e non vi sono dubbi al riguardo -, allora, coltivando nel bambino la capacit\u00e0 di sognare, si rischia di farne un disadattato, e, quel che \u00e8 peggio, di consegnarlo, inerme e indifeso, davanti alle difficolt\u00e0 che lo aspettano, le quali richiedono ben altre doti, che non il saper sognare, per essere superate: doti di tipo pratico, e anche una certa dose di astuzia e di malizia.<\/p>\n<p>Noi non lo crediamo. Sarebbe come dire che non bisogna amare troppo o che non bisogna avere troppa fiducia nel prossimo. Il pericolo non sta nell&#8217;amare troppo o nell&#8217;avere troppa fiducia, ma nell&#8217;amare nel modo sbagliato e nell&#8217;avere fiducia verso le persone sbagliate. Il pericolo, insomma, non \u00e8 nella quantit\u00e0, ma nell&#8217;indirizzo che si d\u00e0 ai propri sentimenti e alle proprie relazioni con gli altri. Cos\u00ec come l&#8217;amore non \u00e8 mai troppo, n\u00e9 la fiducia, allo stesso modo la capacit\u00e0 di sognare non \u00e8 mai troppa. Che cosa vuol dire: &quot;troppo&quot;? La verit\u00e0, la bont\u00e0 e la bellezza non sono mai &quot;troppe&quot;; n\u00e9 pu\u00f2 esserlo la giustizia. Il fatto \u00e8 che esistono maniere giuste e maniere sbagliate di sognare: e questo \u00e8 il pericolo. Ma i sogni della fantasia infantile, non sono mai cattivi. E nessun adulto ha mai subito un danno dal fatto di aver saputo sognare nella propria infanzia; semmai, \u00e8 vero il contrario&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi si adopera molto, e si abusa, del verbo &quot;sognare&quot; e, pi\u00f9 ancora, dell&#8217;espressione &quot;coltivare il proprio sogno&quot;: linguaggio zuccheroso e generico, dietro il quale si<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[92],"class_list":["post-23692","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23692","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23692"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23692\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23692"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23692"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23692"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}