{"id":23686,"date":"2007-10-28T12:50:00","date_gmt":"2007-10-28T12:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/10\/28\/cancellare-i-ricordi-dolorosi-lultimo-tradimento-di-una-scienza-senza\/"},"modified":"2007-10-28T12:50:00","modified_gmt":"2007-10-28T12:50:00","slug":"cancellare-i-ricordi-dolorosi-lultimo-tradimento-di-una-scienza-senza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/10\/28\/cancellare-i-ricordi-dolorosi-lultimo-tradimento-di-una-scienza-senza\/","title":{"rendered":"Cancellare i ricordi dolorosi: l&#8217;ultimo tradimento di una scienza senza"},"content":{"rendered":"<p>Il lettore che ci abbia fin qui seguiti nel nostro sforzo di tracciare una via capace di condurre il viandante umano verso la dimora dell&#8217;Essere, ricorder\u00e0 forse l&#8217;articolo <em>Rimanere fedeli al passato<\/em><\/p>\n<p><em>per conservare la fedelt\u00e0 all&#8217;Essere<\/em>, nel quale abbiamo fortemente criticato la tendenza della societ\u00e0 contemporanea a vivere in un mondo di ricordi labili e di progettualit\u00e0 nulla. Sembra quasi che gli esseri umani dimentichino sempre pi\u00f9 fretta, che si sbarazzino del proprio passato con una impazienza quasi mista a vergogna nei confronti di esso; e che affrontino il domani con lo steso atteggiamento di superficialit\u00e0 e improvvisazione, di scarsa responsabilit\u00e0 e coerenza. Peggio ancora, si direbbe che, cos\u00ec facendo, essi si tendano a considerarsi &quot;liberi&quot; e autentici: liberi dalle catene del passato e dai timori del futuro, e autentici perch\u00e9 nell&#8217;<em>hinc et nunc,<\/em> nella grossolana filosofia materialista del &quot;qui e ora&quot; (cattiva versione modernista del <em>carpe diem<\/em> di epicurea memoria) ritengono di essersi emancipati dal pesante fardello che l&#8217;ieri e il domani tenderebbero ad imporre loro.<\/p>\n<p>Avevamo sostenuto, per\u00f2, che si tratta in realt\u00e0 di una illusione, e di una funesta illusione. Infatti, sbarazzarsi del passato non soltanto \u00e8 una forma di autentica barbarie, nel senso di oblio delle radici e quindi dell&#8217;autenticit\u00e0; ma \u00e8 anche una rescissione del nostro autentico essere, che \u00e8 <em>tutto il nostro essere<\/em> e non solo una parte di esso, quella che di volta in volta ci piace o ci fa pi\u00f9 comodo. Noi, infatti, siamo quello che siamo, perch\u00e9 siamo stati quello che siamo stati; e saremo quello che saremo, perch\u00e9 siamo e siamo stati quello che ora siamo e che ieri siamo stati. Certo, noi possiamo anche rinnegare il nostro passato, disconoscere la temporalit\u00e0 come <em>storia<\/em> per ridurla a mera successione di enti ed eventi omologabili e sostituibili; ma una tale infedelt\u00e0 verso la rete temporale in cui siamo avvolti non ci garantisce affatto un maggior grado di libert\u00e0, ma, al contrario, un maggior grado di inautenticit\u00e0 e quindi di non-essere.<\/p>\n<p>Tutte queste riflessioni ci sono tornate in mente leggendo un breve articolo della rivista di psicologia <em>Mente &amp; cervello<\/em> (s\u00ec, avete letto bene: con la <em>&amp;<\/em> commerciale), tipico esempio di quella visione riduzionista, materialista e meccanicista che oggi va tanto di moda nell&#8217;ambito della divulgazione scientifica o, per meglio dire, scientista; di quel pensiero unico tronfio e compiaciuto che, come direbbe il filosofo Gabriel Marcerl, nel mondo non conosce <em>misteri<\/em> ma soltanto <em>problemi<\/em>, ossia interrogativi che ci sollecitano dall&#8217;esterno, senza coinvolgere la totalit\u00e0 del nostro essere e senza farci aprire alla dimensione misteriosa del trascendente.<\/p>\n<p>Come gi\u00e0 abbiamo avuto modo di sostenere nel precedente articolo <em>La persona \u00e8 un mistero perch\u00e9 la sua essenza \u00e8 l&#8217;Essere,<\/em> noi crediamo di conoscere le cose solo per il fatto che sappiamo dare ad esse un nome, le cataloghiamo, le descriviamo; tutto il sapere scientifico moderno non \u00e8 che catalogazione e descrizione di fenomeni. Ma questo vuol dire conoscere solo la superficie delle cose: il <em>fenomeno<\/em>, appunto (per dirla con Kant), non certo il <em>noumeno.<\/em> Le cose in s\u00e9, la loro essenza profonda, ci rimangono nascoste; peggio, non sospettiamo neppure che esistano: perch\u00e9 per noi, figli di questo rozzo e presuntuoso materialismo scientista, la superficie delle cose e le cose stesse sono un&#8217;unica realt\u00e0, sono sinonimi.<\/p>\n<p>L&#8217;articolo della rivista <em>Mente &amp; cervello<\/em>, firmato con la sigla df, s&#8217;intitola <em>Cancellare i ricordi dolorosi,<\/em> mentre il sottotitolo recita che <em>Liberarsi dai ricordi negativi potrebbe essere una capacit\u00e0 inesplorata del nostro cervello.<\/em> Si vede che l&#8217;Autore d\u00e0 per scontato che &quot;doloroso&quot; e &quot;negativo&quot; sono perfettamente sinonimi, il che \u00e8 tutto da dimostrare; comunque vale la pena di riportare integralmente l&#8217;articolo in questione, perch\u00e9 illustra a meraviglia -si fa per dire &#8211; quell&#8217;atteggiamento di spregiudicato pragmatismo edonistico, camuffato da concentrato di buoni sentimenti (lotta contro la sofferenza, miglioramento della qualit\u00e0 della vita, ecc.) che ai signori del pensiero unico scientista sembra il <em>non plus ultra<\/em> della modernit\u00e0, intesa come ineffabile alleanza di efficienza manageriale e di filantropia spicciola.<\/p>\n<p><em>&quot;Un brutto ricordo o una delusione possono essere dimenticati a comando, se davvero lo desideriamo. Lo sostiene una ricerca pubblicata su<\/em> Science<em>, che con la risonanza magnetica avrebbe individuato alcune aree del cervello coinvolte nella rimozione dei ricordi. Una scoperta che sembra porre fine a un dibattito durato pi\u00f9 di un secolo. Fu il padre della psicanalisi Sigmund Freud, infatti, a suggerire per primo che la nostra mente possa volutamente sopprimere i ricordi negativi. Ma l&#8217;ipotesi \u00e8 rimasta fino a oggi altamente controversa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Brendan Eliot Depute e colleghi, dell&#8217;universit\u00e0 del Colorado a Boulder, hanno mostrato a 16 volontari 40 fotografie di volti umani, associando ciascuna a un&#8217;immagine dal forte impatto emotivo, come un incidente stradale o un soldato ferito. Poi hanno mostrato loro solo le foto dei volti, chiedendo di richiamare solo l&#8217;immagine negativa associata, oppure di non farlo. Frattanto monitoravano la loro attivit\u00e0 cerebrale. Quando cercavano di ricordare, i soggetti hanno richiamato correttamente circa il 71 per cento delle immagini. Quando cercavano di dimenticare, invece, l&#8217;associazione affiorava solo nel 53 per cento dei casi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Una differenza piccola, ma significativa, che sembra riflettersi nella diversa attivit\u00e0 cerebrale. Chi si sofrzava di non pensare al&#8217;associazione, infatti, mostrava maggiore attivit\u00e0 in alcune aree della corteccia prefrontale destra, che controlla il pensiero e il comportamento. E mostrava minore attivit\u00e0 in alcune aree della corteccia visiva, dell&#8217;ippocampo e nell&#8217;amigdala, coinvolti nella registrazione delle esperienze e delle emozioni. Questo dimostra, secondo gli autori, che \u00e8 possibile sopprimere attivamente un ricordo. Perch\u00e9 in tal caso la corteccia prefrontale &#8216;spegne&#8217; i circuiti contenenti informazioni sensoriali ed emotive legate alle memorie indesiderate.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ancora manipolazione a trecentossessanta gradi, dunque (sta diventando un&#8217;ossessione, come nella biologia e nella genetica); ancora tecniche invasive, basate sull&#8217;idea di un corpo e di una mente che possono essere trattati come parti smontabili di un meccanismo. E in nome di che cosa? La parola chiave viene fuori proprio all&#8217;ultima frase, all&#8217;ultima riga, all&#8217;ultima parola, appunto: &quot;indesiderate&quot;: si tratta di spegnere i circuiti neuronali che portano al cervello il ricordo indesiderato di eventi dolorosi. Doloroso uguale negativo, uguale indesiderato: un tratto di penna <em>et voil\u00e0,<\/em> il gioco di prestigio \u00e8 fatto: niente pi\u00f9 ricordo indesiderato, niente pi\u00f9 emozioni negative, niente pi\u00f9 realt\u00e0 indesiderate. Semplice, no?, come bere un bicchier d&#8217;acqua.<\/p>\n<p>Ancora una volta dovremmo dire &quot;grazie&quot; a questa scienza senza coscienza, che ci spiana la strada liberandoci da tanti fastidi che appesantiscono la nostra vita, gi\u00e0 tanto affaticata dalla necessit\u00e0 di tenere il ritmo in questa societ\u00e0 selvaggiamente competitiva, dove perfino lo svago e il riposo diventano sovraccarico di ulteriore tensione. I nostri rozzi progenitori bruciavano gli stregoni come in una sorta di rito di purificazione collettivo; ora i nostri sofisticati scienziati &quot;bruciano&quot; i circuiti sgraditi della corteccia pre-frontale; ed ecco, la purificazione \u00e8 ottenuta all&#8217;istante e, quel che pi\u00f9 conta, in modo perfettamente indolore. \u00c8 davvero una cosa piacevole vivere nel confortevole terzo millennio, circondati da amorevoli scienziati che si prendono cura con tanta sollecitudine del nostro benessere! Ce ne sentiamo consolati e confortati oltre ogni dire; anche perch\u00e9 il vecchio Dio ci confortava poco e male, come un prestigiatore inesperto, mentre i moderni psichiatri (e biologi, chimici, ecc.), loro s\u00ec che sono veramente efficienti, e mantengono le loro promesse di liberarci dagli affanni e dal dolore!<\/p>\n<p>Ahim\u00e9, forse le cose non sono cos\u00ec semplici e forse non \u00e8 tutto oro quello che luccica. Innanzitutto, se \u00e8 vero che noi siamo quello che siamo grazie alla continuit\u00e0 della nostra coscienza, sopprimere a piacere i ricordi che non ci garbano equivale a un autentico <em>tradimento<\/em> nei confronti di noi stessi, ossia dell&#8217;Essere di cui siamo partecipi. Potremmo paragonare una tale operazione alle falsificazioni della chirurgia estetica, in cui i corpi vengono ricostruiti artificialmente, eliminando tutto ci\u00f2 che non piace e modellando o creando tutto ci\u00f2 che si vorrebbe possedere, ma che la natura non ci ha dato. Al contrario, sono proprio le esperienze dolorose quelle che maggiormente ci permettono di crescere spiritualmente, certo molto pi\u00f9 di quelle gratificanti: questa \u00e8 una semplice verit\u00e0 che i nostri nonni ben conoscevano, anche se avevano frequentato la scuola (al massimo) fino alla quinta elementare. Il dolore \u00e8 <em>formativo<\/em>, cos\u00ec come lo sono la rinuncia volontaria, il sacrificio, l&#8217;attesa e, in generale, il senso del dovere contrapposto a una aspettativa frenetica e smodata (cfr. l&#8217;articolo <em>Liberarci dall&#8217;aspettativa, figlia malata dell&#8217;idea di progresso<\/em>).<\/p>\n<p>In secondo luogo, la rimozione dei ricordi dolorosi, quand&#8217;anche fosse possibile (e pu\u00f2 darsi che, tecnicamente, lo sia), costituirebbe un grosso errore <em>anche dal punto di vista<\/em> di questi signori del pragmatismo, dell&#8217;efficientismo e dell&#8217;edonismo indiscriminati. Come tutti sanno, la sensibilit\u00e0 al dolore fisico \u00e8 quello che ci salva, nella nostra vita quotidiana, da situazioni che metterebbero a rischio la nostra incolumit\u00e0: se le nostre terminazioni nervose non portassero al cervello la sensazione della scottatura, noi prenderemmo in mano la pentola bollente e, magari, ce ne rovesceremmo addosso il contenuto, senza darci pensiero delle conseguenze di simili atti. Ebbene, per il dolore psicologico \u00e8 esattamente la stessa cosa. Se potessimo azzerare i ricordi dolorosi, noi ripeteremmo sempre gli stessi errori e non impareremmo mai nulla; anzi ci esporremmo continuamente a nuove sofferenze, in un circolo vizioso da cui verrebbe esclusa ogni prospettiva di crescita e di redenzione.<\/p>\n<p>Nietzsche, con la sua dottrina dell&#8217;<em>eterno ritorno dell&#8217;uguale,<\/em> si spingeva fino a ipotizzare una redenzione <em>del<\/em> passato (cfr. il nostro articolo <em>La redenzione del passato, culmine dell&#8217;eterno ritorno di Nietzsche<\/em>). Noi non arriviamo a tanto e ci basta pensare alla necessit\u00e0, per l&#8217;essere umano, di una redenzione <em>dal<\/em> passato; ma nessuna redenzione sar\u00e0 mai possibile &#8211; lo ripetiamo -, se non facendo i conti, onestamente e virilmente, con la totalit\u00e0 di esso, <em>anche e soprattutto con la sua parte dolorosa<\/em>.<\/p>\n<p>Ecco dunque la Nemesi cui perviene questa scienza senza coscienza, ecco gli esiti cui giungono quanti si affidano ad essa cercandovi solo un preteso &quot;benessere&quot; di tipo edonistico, ma tradendo le istanze profonde che fanno dell&#8217;essere umano una <em>persona<\/em>. L\u00e0 dove si credeva e si sperava di trovare la liberazione dal dolore, si cade invece in una spirale insensate di reiterazione del dolore: insensata perch\u00e9, sopprimendo il &quot;campanello d&#8217;allarme&quot; del ricordo doloroso, ci espone a rivivere, sulla nostra pelle, dieci cento mille volte, la stessa sofferenza. Sofferenza che, di per s\u00e9, \u00e8 un&#8217;esperienza <em>negativa<\/em> solo se da essa non siamo in grado di imparare nulla, di elaborare nulla per il nostro progetto di evoluzione spirituale.<\/p>\n<p>Possibile che i ricercatori dell&#8217;Universit\u00e0 del Colorado, profumatamente pagati per i loro sofisticati esperimenti, e gli improvvidi cantori nostrani delle <em>magnifiche sorti e progressive<\/em>, non ci abbiano fatto nemmeno un pensierino?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il lettore che ci abbia fin qui seguiti nel nostro sforzo di tracciare una via capace di condurre il viandante umano verso la dimora dell&#8217;Essere, ricorder\u00e0<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-23686","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23686","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23686"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23686\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23686"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23686"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23686"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}