{"id":23678,"date":"2008-07-30T08:25:00","date_gmt":"2008-07-30T08:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/30\/la-campagna-russo-giapponese-del-lago-chasan-31-luglio-13-agosto-1938\/"},"modified":"2008-07-30T08:25:00","modified_gmt":"2008-07-30T08:25:00","slug":"la-campagna-russo-giapponese-del-lago-chasan-31-luglio-13-agosto-1938","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/30\/la-campagna-russo-giapponese-del-lago-chasan-31-luglio-13-agosto-1938\/","title":{"rendered":"La campagna russo-giapponese del Lago Chasan (31 luglio &#8211; 13 agosto 1938)"},"content":{"rendered":"<p>Fra il 1938 e il 1939 gli eventi politico-militari precipitarono cos\u00ec in fretta, in Europa, che pochi allora si accorsero &#8211; e molti, ancora oggi, continuano ad ignorare &#8211; che le forze armate imperiali nipponiche e l&#8217;Armata Rossa sovietica si erano aspramente scontrate per ben tre volte lungo l&#8217;immensa frontiera dell&#8217;Estremo Oriente, in una guerra non dichiarata che solo per un complesso gioco politico internazionale non ebbe la conseguenza di portare le due nazioni in un conflitto aperto e totale.<\/p>\n<p>La prima volta si verific\u00f2 alla frontiera tra la Corea (protettorato giapponese dal 1905 e colonia dal 1910), la Manciuria (occupata dai Giapponesi nel 1931 e trasformata l&#8217;anno dopo nello Stato fantoccio del Manciukuo) e le Province Marittime sovietiche, un centinaio di chilometri a sud-ovest della base navale di Vladivostok.<\/p>\n<p>Si tratt\u00f2 di una vera e propria campagna militare in piena regola, con impiego di fanteria, artiglieria, carri armati ed aviazione. Ebbe inizio il 31 luglio del 1938 e si concluse il 13 agosto, dopo due settimane di violentissimi combattimenti. Apparentemente, si tratt\u00f2 di un tentativo sovietico di migliorare le proprie posizioni difensive e di una dura risposta giapponese, mirante a saggiare le capacit\u00e0 di reazione dell&#8217;Armata Rossa in un delicato settore strategico dell&#8217;area estremo-orientale, per valutare il potenziale bellico dell&#8217;Unione Sovietica, il cui dispositivo militare era concentrato alle frontiere occidentali, verso la Germania nazista.<\/p>\n<p>La seconda volta fu nel settore di confine tra il Manciukuo, la Mongolia Esterna (indipendente e filo-sovietica) e la Mongolia Interna (sotto sovranit\u00e0 cinese, ma parzialmente occupata dai Giapponesi, che avevano ottenuto la cessione del Jehol nel 1933 e della provincia di Cahar nel 1937, e avevano iniziato l&#8217;invasione diretta della Cina nel luglio del 1937). Ci\u00f2 avvenne nella regione collinosa e paludosa del fiume Chalchin-Gol, presso Nomonhan, fra il maggio e il settembre del 1939.<\/p>\n<p>A sua volta, la campagna di Nomonhan si pu\u00f2 suddividere in due fasi nettamente distinte.<\/p>\n<p>Nella prima, dall&#8217;11 maggio al 25 luglio, i Giapponesi furono costantemente all&#8217;attacco in quello che parve a molti osservatori militari come qualcosa di pi\u00f9 di un semplice tentativo per saggiare la reattivit\u00e0 del dispositivo di difesa sovietico e che, di nuovo, coinvolse non solo unit\u00e0 leggere, ma artiglierie pesanti, carri armati e aviazione.<\/p>\n<p>La seconda fase della campagna di Nomonhan si svolse, dopo una pausa di quasi quattro settimane, dal 20 al 31 agosto. Fu pi\u00f9 breve, ma molto pi\u00f9 intensa della precedente: i Sovietici vi profusero il meglio delle loro risorse disponibili in quel momento, sviluppando un ampio contrattacco che ebbe il risultato di ricacciare i Giapponesi al di l\u00e0 della frontiera, esattamente sulla linea da cui si erano mossi in primavera.<\/p>\n<p>Oltre a queste tre principali campagne militari, nel 1938-39 vi furono tutta una serie di incidenti di frontiera, di sconfinamenti e di battaglie in miniatura che, pur non sfociando in uno stato di guerra aperta fra l&#8217;Impero giapponese e l&#8217;Unione Sovietica, resero quelle 3.000 miglia di frontiera in comune estremamente \u00abcalde\u00bb, per non dire \u00abbollenti\u00bb.<\/p>\n<p>Il risultato fu solo apparentemente un ritorno allo <em>status quo ante<\/em>; in realt\u00e0, la prontezza e l&#8217;efficacia della risposta sovietica alle provocazioni giapponesi ebbe l&#8217;effetto di distogliere le mire imperialiste dei circoli militari giapponesi dalla Siberia orientale (gi\u00e0 occupata militarmente fra il 1918 e il 1922, al tempo della guerra civile russa) e di deviarle verso il Pacifico e il Sud-est asiatico, contro Stati Uniti, Gran Bretagna e Olanda.<\/p>\n<p>E sar\u00e0 la decisione fatale di Pearl Harbour.<\/p>\n<p>In questa sede intendiamo rievocare brevemente la prima delle campagne russo-giapponesi del 1938-39, quella che si svolse nella regione del fiume Tumen, del Lago Chasan e del sistema collinare del Changkufeng che si erge fra queste due vie d&#8217;acqua, l\u00e0 dove la frontiera sovietica sfiora un saliente che si spinge avanti in direzione della Corea. Dal punto di vista strategico, l&#8217;obiettivo giapponese era chiaramente quello di forzare le Colline Bezymyannaya e le Colline Zaozernaya, attestandosi sulla riva occidentale del lago Chasan e migliorando cos\u00ec la propria frontiera coreana, assicurandosi nel contempo una migliore testa di ponte al di l\u00e0 del fiume Tumen, preziosa per l&#8217;eventuale sviluppo di ulteriori operazioni.<\/p>\n<p>Bisogna ricordare che, a quell&#8217;epoca, sia il Giappone, sia l&#8217;Unione Sovietica si trovavano in una fase politico-militare molto delicata.<\/p>\n<p>Il Giappone era impegnato, dal luglio del 1937, in una vera e propria guerra di annientamento contro la Cina (cfr. il nostro articolo <em>Lo \u00ab stupro di Nanchino\u00bb nel dicembre 1937, preludio agli orrori della seconda guerra mondiale<\/em>, consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice). Ci\u00f2 aveva posto la sua politica in rotta di collisione con le democrazie occidentali e soprattutto con gli Stati Uniti d&#8217;America, interessati al mantenimento di una Repubblica cinese indipendente (mentre a Nanchino si sarebbe poi insediato un governo cinese collaborazionista presieduto da un ex leader del Kuomintang, Wang Ch&#8217;ing-wei).<\/p>\n<p>L&#8217;ostilit\u00e0 degli Stati Uniti &#8211; che, insieme all&#8217;Unione Sovietica, rifornivano il governo di Chiang Kai Shek di armi e materiali &#8211; poneva una difficile alternativa al governo di Tokyo, perch\u00e9 la guerra contro la Cina, iniziata come una campagna di breve durata, si stava trasformando in un conflitto di usura, nel quale la strategia cinese appariva quella di \u00abcedere terreno per guadagnare tempo\u00bb. Un tal genere di guerra richiedeva un altissimo consumo di materie prime, di cui il Giappone scarseggiava; ecco, dunque, che il governo di Tokyo &#8211; o meglio, la cricca militare che lo dominava &#8211; iniziarono a guardare verso l&#8217;Indocina francese, le Indie Orientali olandesi e la Malesia britannica, regioni ricche di materie prime &#8211; gomma e petrolio in particolare -, il cui possesso avrebbe consentito alle forze armate giapponesi di affrontare un conflitto di lunga durata.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, fin dal 25 novembre 1936 il governo giapponese aveva aderito al Patto Anticomintern e si era trovato allineato sulle posizioni della Germania e dell&#8217;Italia, sia pure senza una formale alleanza militare. Ma i dirigenti giapponesi erano fiduciosi che fra il Terzo Reich e l&#8217;Unione Sovietica una guerra fosse imminente, e che ci\u00f2 avrebbe dato loro mano libera in Estremo Oriente, liberandoli dal timore di un attacco sovietico e lasciando loro la scelta se e quando intraprendere un&#8217;azione militare in quel settore.<\/p>\n<p>Ha scritto lo storico americano Nathaniel Peffer, gi\u00e0 professore di diritto internazionale alla Columbia University ed esperto di questioni estremo-orientali, nel suo libro <em>L&#8217;Estremo Oriente<\/em> (titolo originale: <em>The Far East<\/em>, University of Michigan Press, 1958; traduzione italiana di Gianfranco Faina, Feltrinelli Editore, Milano, 1962, p. 427):<\/p>\n<p><em>Per quanto illogico possa sembrare da altri punti di vista, si pu\u00f2 dire coerentemente con la logica della storia che la guerra cino-giapponese che inizi\u00f2 nel 1937, fu provocata dalla guerra europea, che inizi\u00f2 nel 1939. Infatti il Giappone fu incoraggiato a sfidare il resto del mondo, con il tentativo diretto di conquistare la Cina, perch\u00e9, come gi\u00e0 era accaduto nella sua storia, pensava di rimanere immune dal conflitto europeo. Nel 1937 Hitler era gi\u00e0 freneticamente e gravemente minaccioso. Inizi\u00f2 la guerra di Spagna: la Germania e l&#8217;Italia corsero in aiuto di Franco, mentre la Russia aiutava il governo legale, e la Gran Bretagna e la Francia cercavano di calmare le acque internazionali. Non era necessaria una particolare preveggenza politica per capire che l&#8217;Europa era alle soglie di un&#8217;altra guerra. Praticamente, ora pi\u00f9 che mai, il Giappone aveva campo libero nell&#8217;Asia orientale. Questo era il momento adatto per realizzare le sue ambizioni di dominio su met\u00e0 del continente asiatico.<\/em><\/p>\n<p>Da parte sua, anche l&#8217;Unione Sovietica si trovava in una fase politico-militare molto delicata. Oltre alla minaccia nazista in Europa, e a quella potenziale del Giappone in Estremo Oriente, il paese viveva momenti di grande difficolt\u00e0 sul piano interno. A partire dal 1936 si erano scatenate le \u00abpurghe\u00bb staliniane, le quali &#8211; tra l&#8217;altro &#8211; avevano avuto l&#8217;effetto di decapitare i quadri dell&#8217;Armata Rossa, privando le forze armate dei loro capi pi\u00f9 abili e sperimentati.<\/p>\n<p>Il comandante sovietico in Siberia orientale, maresciallo Bl\u00fccher, era un militare estremamente capace e dinamico, ma aveva molti nemici a Mosca, ed anche il suo quartier generale fu preso di mira dalle forsennate \u00abpurghe\u00bb di Stalin, forse anche allo scopo di diminuire i suoi ampi poteri. I quadri di comando e politici dell&#8217;Estremo Oriente sovietico subirono, sino al livello del reggimento, delle perdite del 40 per cento; a livello di divisione e di corpo d&#8217;armata la percentuale fu del 70 per cento; mentre super\u00f2 l&#8217;80 per cento nello Stato maggiore del fronte.<\/p>\n<p>Questa era la situazione generale allorch\u00e9, nei primi giorni di luglio del 1938, ebbe luogo un nuovo scontro di frontiera fra l&#8217;esercito giapponese e quello sovietico, presso il fiume Tumen-Ula, che scorre da nord-ovest a sud-est e disegna una curva di circa 6 km. fra i villaggi di Yangkuanpei e di Podgornaya, 110 km. a sud-ovest di Vladivostok, presso il confine della Corea. Entro il gomito del fiume si innalza un sistema collinare non elevato (appena 155 metri sul livello del mare), ma scosceso, alle spalle del quale si trova il lago Chasan, largo circa 800 metri e lungo 1 km. e mezzo, con andamento analogo a quello del Tumen prima dell&#8217;ansa: in pratica, esso giace nella conca che il fiume seguirebbe, se non compisse una deviazione verso sud-ovest.<\/p>\n<p>Esisteva una controversia territoriale fra i due paesi, perch\u00e9 i Sovietici sostenevano che la frontiera correva lungo la cresta del Changkufeng, mentre i Giapponesi ribattevano che il monte si trovava all&#8217;interno del loro territorio.<\/p>\n<p>Il nel luglio del 1938 il settore del Tumen si infiamm\u00f2 improvvisamente a causa di una scaramuccia fra Giapponesi e Sovietici, che port\u00f2 rapidamente a una drammatica <em>escalation<\/em> militare foriera di ulteriori, gravi sviluppi.<\/p>\n<p>Tutto ebbe inizio il 6 luglio con una avanzata incruenta di un piccolo reparto sovietico sulle colline contestate.<\/p>\n<p>Scrive lo storico militare inglese John Erickson, esperto di problemi dell&#8217;Estremo Oriente e dell&#8217;Unione Sovietica, nel suo ricco e documentatissimo volume <em>Storia dello Stato Maggiore sovietico<\/em> (titolo originale: <em>The Soviet High Command. A Military-Political History, 1918-1941<\/em>, Macmillan &amp; Co, London, 1961; traduzione italiana di Elena Spagnol Vaccari, Feltrinelli editore, Milano, 1963, pp. 494-498):<\/p>\n<p><em>Quel giorno una pattuglia da ricognizione composta da tre cavalleggeri sovietici percorse l&#8217;area del Changkufeng senza incontrare truppe giapponesi; poco dopo un piccolo contingente di truppe sovietiche sal\u00ec sulla cima, ma rimanendovi poco tempo. Di l\u00ec a qualche giorno, fu la volta di gruppi di soldato sovietici che presero a scavare il versante occidentale del monte. Verso la fine di luglio un forte contingente presidiava il Changkufeng, vi aveva costruito fortificazioni e piantato in cima la bandiera rossa. Pattuglie giapponesi avevano tenuto d&#8217;occhio tutta questa attivit\u00e0 e visto gli ostacoli di filo spinato e la bandiera. Sulle prime il Giappone ricorse alle armi diplomatiche, ma il 15 luglio i sovietici respinsero la richiesta che le truppe russe venissero ritirate. Per i Giapponesi la situazione non era priva di difficolt\u00e0. In Cina si stava preparando una grande operazione per la presa di Wuhan e Hankow. I giapponesi avevano gi\u00e0 attinto alle \u00abriserve antisovietiche\u00bb create per intraprendere operazioni contro l&#8217;URSS, e le loro forze in Corea erano qualitativamente assai al di sotto del livello dell&#8217;Armata del Kwantung [che si trovava dislocata nel Manciukuo]. Dal punto di vista sia strategico sia tattico, essi erano in svantaggio; ma naturalmente non potevano regalare l&#8217;altura ai sovietici, e il 19 luglio, previa approvazione del governo di Tokyo, truppe nipponiche di fanteria e di cavalleria venero trasferite sull&#8217;argine occidentale, presso il Changkufeng. Il 26 luglio, dopo avere esaminato attentamente la situazione, il comando giapponese decise di concentrare le forze sul Tumen sul lato opposto all&#8217;altura. Uomini politici e diplomatici non avevano pi\u00f9 nulla da fare, fuorch\u00e9 aspettare di vedere che cosa sarebbe accaduto.<\/em><\/p>\n<p><em>Quel che i giapponesi videro il mattino del 29 non fu molto rassicurante: su un altro massiccio chiamato Shachaofeng, poco pi\u00f9 di un chilometro a nord del Changkufeng, aveva fatto la sua apparizione un altro piccolo contingente di truppe sovietiche, che gi\u00e0 stava incominciando a scavare. Il comandante della 19a Divisine di Fanteria, generale Suetaka, ordin\u00f2 che gli intrusi venissero scacciati. Secondo la versione sovietica, il tenente P. F. Tere\u0161kin e dieci guardie di frontiera furono attaccati da \u00abforse una compagnia\u00bb di soldati giapponesi. Lo stesso giorno dalle truppe che presidiavano il Changkufeng vennero distaccati rinforzi che cacciarono dallo Shachaofeng le truppe nipponiche che a loro volta ne avevano cacciato la pattuglia sovietica. Il tempo era cattivo, c&#8217;era nebbia e pioveva. Durante la notte, avendo avuto il permesso di impegnare le truppe sovietiche, il generale Suetaka trasfer\u00ec sulla sponda orientale del fiume un paio di battaglioni di fanteria, con artiglieria e soldati del genio, e sferr\u00f2 un attacco notturno contro il Changkufeng.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli accaniti combattimenti che si svolsero nella notte del 31 luglio e il 1\u00b0 agosto diedero ai giapponesi una vittoria tattica: i russi furono scacciati dalle alture e i giapponesi penetrarono per quattro chilometri in territorio sovietico. A questo punto il comandante della 19a Divisione chiese il permesso di presidiare le alture con truppe pi\u00f9 numerose, in modo da poter respingere un eventuale attacco sovietico; il comandante d&#8217;armata Nakamura neg\u00f2 il permesso considerando chiuso l&#8217;incidente. Doveva accorgersi presto che questa non era l&#8217;opinione del comando sovietico, che trasfer\u00ec nella zona di operazioni la 40a Divisione Fucilieri. A causa del tempo cattivo e della fretta con cui venne improvvisato il contrattacco, gli sforzi della 40. Divisione non furono coronati dalla vittoria; l&#8217;insuccesso dimostr\u00f2 che le forse sovietiche non erano in grado di svolgere il compito loro assegnato, bench\u00e9 i russi continuassero gli attacchi. Il 4 agosto Litvinov fece sapere a Shigemutsu che i combattimenti sarebbero potuti cessare a condizione che venisse \u00abripristinata approssimativamente la situazione esistente prima del 29 luglio\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Fin allora la stampa sovietica, nel dare notizia della battaglia, aveva parlato del Fronte della Bandiera Rossa d&#8217;Estremo Oriente, il che dimostra che al comando c&#8217;era ancora Bl\u00fccher; ma l&#8217;ultima fase delle operazioni venne svolta dalla 1a Armata Indipendente della bandiera Rossa d&#8217;Estremo Oriente al comando di G. \u0160tern. Presumibilmente Bl\u00fccher rimase dunque al suo posto fino al 6 agosto, e ne fu rimosso a quella data o poco dopo. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>\u0160tern impegn\u00f2 nelle operazioni, che andavano rapidamente crescendo in intensit\u00e0, il 3\u00b0. Corpo Fucilieri (40a e 32a Divisione). Arerei sovietici fecero sortite sulla linea del fronte e sorvolarono le retrovie coreane e mancesi colpendo bersagli in profondit\u00e0, compiendo in cinque giorno un totale di circa 700 sortite; i giapponesi non impegnarono per\u00f2 i loro aerei contro quelli russi. Suetaka, che accarezzava l&#8217;idea di lanciare un&#8217;offensiva contro la Siberia, ricevette l&#8217;ordine di non fare nulla del genere; anche al comando sovietico furono impartite precise istruzioni di agire con cautela. Entrambe le parti respinsero le pi\u00f9 ovvie soluzioni militari in favore di altre intese a contenere il conflitto entro limiti ristretti. Il contrattacco sovietico, che doveva svolgersi con l&#8217;appoggio delle artiglierie, dei carri armati e dell&#8217;aviazione, fu fissato per il 6 agosto; la 32a Divisione avrebbe attaccato da nord, la 40a da sud. La mattina del 6, la scarsa visibilit\u00e0 e il tempo cattivo impedirono agli apparecchi sovietici di alzarsi in volo. La preparazione d&#8217;artiglieria dur\u00f2 solo mezz&#8217;ora: stranamente poco, quando si consideri la cera con cui le artiglierie erano state disposte. I carri armati, ostacolati dalla natura paludosa del terreno e tenuti in scacco dalle artiglierie anticarro giapponesi, non poterono prendere parte alla battaglia. La fanteria sovietica dovette quindi andare all&#8217;attacco da sola, affrontando direttamente le difese giapponesi: non c&#8217;\u00e8 da stupirsi che l&#8217;attacco fallisse. Dal 7 al 9 agosto la battaglia infuri\u00f2 accanitissima. Entrambe le parti, nonostante la cura posta inizialmente a contenere le operazioni entro limiti ristretti, rafforzarono le loro truppe: la divisione di Suetaka fu concentrata per intero nella zona d&#8217;operazione, e la 104.a Divisione (dell&#8217;Armata del Kwantung) &#8211; allora distaccata nella Cina meridionale &#8211; ricevette l&#8217;ordine di raggiungere la Manciuria nord-orientale. Bench\u00e9 l&#8217;8 i giapponesi intercettassero un messaggio al quartier generale sovietico in cui si annunciava che le perdite sovietiche erano gravi e che c&#8217;era da aspettarsi che raddoppiassero, anche i sovietici fecero affluire nella zona rinforzi fino a un totale di 27 battaglioni di fanteria, parecchi reggimenti d&#8217;artiglieria e carri armati. A questo punto i giapponesi dovevano o gettare nella battaglia altri rinforzi, o chiedere una tregua: scelsero la seconda alternativa, e si giunse ad un accordo per cessare il fuoco a mezzogiorno dell&#8217;11 agosto.<\/em><\/p>\n<p><em>Le truppe sovietiche avevano superato la prova assai brillantemente, soprattutto quando si pensi che avevano appena subito una purga severissima. Rinunciando finalmente a ogni tentativo di<\/em> finesse<em>, i comandanti sovietici lanciarono le loro truppe in disperati assalti frontali. A giudicare dall&#8217;intensit\u00e0 estrema della preparazione politica delle truppe, il morale di queste aveva dato luogo a qualche timore; ma nel complesso tutto funzion\u00f2 piuttosto bene. La battaglia conferm\u00f2 alla prova dei fatti la validit\u00e0 dei principi espressi nel PU-36: peccato che quasi tutti gli autori dei regolamenti fossero stati fucilati. L&#8217;aviazione (sia pur tenuto conto del fato che non aveva incontrato nessuna resistenza) aveva svolto la sua missione di attaccare \u00abin tutta la profondit\u00e0 delle posizioni nemiche\u00bb; ma l\u00e0 dove il nemico era ben trincerato e truppe e cannoni ben protetti, l&#8217;aviazione da sola non era riuscita a indebolirne effettivamente le difese: occorreva un massiccio lavoro d&#8217;artiglieria per creare le condizioni necessarie al successo degli attacchi di fanteria e di cavalleria. Al Lago Chasan, i sovietici avevano avuto a disposizione troppo pochi cannoni; senza la debita coordinazione con l&#8217;artiglieria, e nell&#8217;assenza dei necessari reparti del genio, i carri armati s&#8217;erano trovati ala merc\u00e9 dei cannoni anticarro e non erano stati in gradi di appoggiare la fanteria. Quella \u00abcooperazione di tutte le armi\u00bbsu cui Tucha\u010devskij aveva sempre insistito era mancata nelle operazioni del Lago Chasan; ela fanteria sovietica aveva pagato care sua questa mancanza di cooperazione, sia le deficienze di addestramento tattico &#8211; specialmente ai livelli di plotone e di compagnia &#8211; che avevano sempre rappresentato uno dei punti pi\u00f9 deboli dell&#8217;Armata Rossa. Questa volta l&#8217;Armata Rossa pag\u00f2 questi difetti a prezzo di vite umane, perch\u00e9 i giapponesi non erano osservatori stranieri, e le truppe sovietiche non stavano facendo le manovre ma erano impegnate in una vera battaglia.<\/em><\/p>\n<p><em>Tuttavia i giapponesi furono costretti a riconoscersi sconfitti dai russi, che avevano sfruttato fino all&#8217;ultimo i vantaggi offerti loro dalle difficolt\u00e0 contro cui i giapponesi stavano lottando in Cina, e dal fatto che la Germania era impegnatissima in Occidente. Ma i vincitori erano stati vinti, simultaneamente, dall&#8217;NKVD, e in questa battaglia interna e unilaterale il comando di Bl\u00fccher aveva subito perdite gravissime. Quanto allo stesso Bl\u00fccher non c&#8217;\u00e8 modo di sapere con certezza a quale data sia stato rimosso dall&#8217;Estremo Oriente e trasferito a Mosca. In ogni modo, il 9 novembre 1938 era morto. Molto probabilmente questo maresciallo proletario, soldato, diplomatico, signore della Siberia Orientale, fu vittima di una lunga e micidiale congiura, in cui dovettero avere parte sia Mechlis sia Voro\u0161ilov. Per Bl\u00fccher, non si par\u00f2 di tribunali; la sua morte non fu accompagnata da accuse n\u00e9 da ordini del giorno, ma solo da un silenzio assoluto, totale, che non fu ritto per vent&#8217;anni.<\/em><\/p>\n<p>In Europa giunse appena un&#8217;eco della campagna russo-giapponese del Lago Chasan, perch\u00e9 l&#8217;attenzione dei governi, degli stati maggiori e dell&#8217;opinione pubblica era concentrata su altre vicende. In marzo le truppe tedesche avevano realizzato l&#8217;<em>Anschluss<\/em>, con il via libera di Mussolini che, solo quattro anni prima, aveva fatto fallire un analogo tentativo, concentrando le sue divisioni al Brennero. In settembre sarebbe esplosa la crisi cecoslovacca, poi risolta &#8211; mediante la cessione dei Sudeti &#8211; dalla Conferenza di Monaco fra Hitler, Mussolini, Chamberlain e Daladier, dalla quale furono esclusivi i rappresentanti del governo di Praga e cui non vennero invitati quelli sovietici. Si respirava gi\u00e0 nell&#8217;aria l&#8217;odore di una seconda guerra mondiale, nonostante che non esistesse allora in Europa &#8211; neppure in Germania &#8211; quella atmosfera di esaltazione patriottica e bellicista che aveva caratterizzato l&#8217;estate del 1914.<\/p>\n<p>Per queste ragioni, le vicende dell&#8217;Estremo Oriente passarono quasi inosservate nelle capitali occidentali, e la stampa internazionale non ne parl\u00f2 molto. Del resto, c&#8217;era gi\u00e0 la guerra cino-giapponese che faceva notizia; una guerra che il governo di Tokyo aveva iniziato a cuor leggero, senza neppure dichiararla, ma che stava assorbendo una quantit\u00e0 sempre pi\u00f9 ingente di uomini e mezzi e che minacciava di durare ancora molto a lungo.<\/p>\n<p>Se gli osservatori occidentali avessero seguito con maggiore attenzione gli avvenimenti lungo la frontiera settentrionale della Corea e del Manciukuo, forse non avrebbero commesso l&#8217;errore di sottovalutare il potenziale combattivo dell&#8217;Armata Rosa, a dispetto delle \u00abpurghe\u00bb staliniane che ne avevano decimato i comandi. La campagna d&#8217;inverno contro la Finlandia, nel 1939, sembr\u00f2 confermare la scarsa efficienza della machina militare sovietica, ci\u00f2 che indusse Hitler a credere di poterla distruggere in una sola campagna estiva, con l&#8217;<em>Operazione Barbarossa<\/em>, nella primavera-estate del 1941.<\/p>\n<p>Tragico errore, che la Germania avrebbe pagato a carissimo prezzo con quasi quattro anni di guerra durissima sul fronte orientale; e, infine, con la caduta di Berlino, con la sconfitta totale e con il crollo del regime nazista.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra il 1938 e il 1939 gli eventi politico-militari precipitarono cos\u00ec in fretta, in Europa, che pochi allora si accorsero &#8211; e molti, ancora oggi, continuano<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[261],"class_list":["post-23678","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-unione-sovietica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23678","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23678"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23678\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23678"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23678"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23678"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}