{"id":23676,"date":"2016-11-11T06:06:00","date_gmt":"2016-11-11T06:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/11\/11\/il-cammino-verso-la-liberazione-e-rimettere-la-speranza-al-centro-della-vita\/"},"modified":"2016-11-11T06:06:00","modified_gmt":"2016-11-11T06:06:00","slug":"il-cammino-verso-la-liberazione-e-rimettere-la-speranza-al-centro-della-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/11\/11\/il-cammino-verso-la-liberazione-e-rimettere-la-speranza-al-centro-della-vita\/","title":{"rendered":"Il cammino verso la liberazione \u00e8 rimettere la speranza al centro della vita"},"content":{"rendered":"<p>Ci\u00f2 che spegne l&#8217;amore per la vita \u00e8 la perdita della speranza, ossia la vita immersa nella disperazione, pi\u00f9 o meno tranquilla, pi\u00f9 o meno rassegnata. Milioni di persone vivono cos\u00ec, probabilmente la maggioranza, sia che se ne rendano conto oppure no: alcuni, anzi, sono convinti esattamente del contrario: di essere pieni di amore per la vita, solo perch\u00e9 si agitano molto, fanno mille cose e inseguono mille piaceri: essi confondono l&#8217;iperattivismo con l&#8217;amore per la vita e con la felicit\u00e0 stessa; sono disperati, ma non lo sanno: credono di essere realizzati e felici. Il trucco viene a galla quando s&#8217;imbattono in una difficolt\u00e0 seria, in un insuccesso che mette a nudo la loro fragilit\u00e0, la loro inconsistenza: allora crollano quasi di colpo, come una casa mal costruita cede d&#8217;improvviso per un difetto strutturale, anche senza bisogno di una scossa, pur lieve, di terremoto, ma cos\u00ec, soltanto perch\u00e9 non aveva in se stessa le qualit\u00e0 per reggersi sulle sue fondamenta.<\/p>\n<p>La speranza, dunque, \u00e8 essenziale per amare la vita e per trovare in essa delle ragioni sufficienti per continuare a vivere: anche pagando il prezzo della sofferenza. Se quel prezzo appare proporzionato al bene che se ne pu\u00f2 trarre, nessuno lo riterr\u00e0 esagerato; ma se quel prezzo appare esorbitante, allora vuol dire che la vita non aveva messo salde radici nel terreno, e che quella persona non aveva coltivato adeguatamente le proprie ragioni per vivere. Vivere e amare la vita dovrebbero essere una stessa ed unica cosa; di fatto, vi sono persone che, pur dicendo di amare la vita, non la amano, perch\u00e9 \u00a0non amano se stesse, o non sanno amarsi nella maniera giusta, il che \u00e8 lo stesso; e vi sono persone che, pur continuando a vivere, dentro di s\u00e9 hanno deciso di non vivere pi\u00f9, si sono spiritualmente suicidate, e tutto quel che fanno \u00e8 di seguitare a trascinare il proprio cadavere sulle strade del mondo, giorno dopo giorno, anno dopo anno.\u00a0<\/p>\n<p>Amare la vita, d&#8217;altra parte, non significa essere attaccati ciecamente ad essa. Il vero amore \u00e8 sempre desto e consapevole, \u00e8 sempre un atto volontario e selettivo; non pu\u00f2 essere solo una disposizione istintiva dell&#8217;animo, perch\u00e9, se lo \u00e8, allora pu\u00f2 accadere che, altrettanto istintivamente, esso venga meno, e subentri un cupo fastidio, un rancore, perfino un odio contro la vita. Ma cosa significa amare la vita, senza attaccarsi ciecamente ad essa? Se qualcuno si pone questa domanda, vuol dire che non conosce la differenza fra gustare e apprezzare un buon pranzo, magari in compagnia di cari amici, e non riuscire a staccarsi dalla tavola, volerci restare sempre, voler continuare a mangiare e a bere molto oltre la saziet\u00e0, e pretendere che anche gli altri, per compiacerlo, facciano lo stesso: che restino l\u00ec, inchiodati sulla sedia, che mangino e bevano senza misura, che non vogliano pi\u00f9 alzarsi, n\u00e9 uscire, n\u00e9 dormire, n\u00e9 fare nient&#8217;altro, tranne che seguitare a banchettare, rimpinzarsi e chiacchierare all&#8217;infinito di qualsiasi cosa. In breve, quelle persone non conoscono la differenza che passa tra essere delle persone socievoli, amanti della compagnia e della buona tavola, e l&#8217;essere dei voluttuosi insaziabili, dei golosi e dei beoni sfrenati, dei perdigiorno incapaci di separarsi dalle loro gozzoviglie.<\/p>\n<p>Amare la vita significa, invece, apprezzarla per quel che vale, ma senza assolutizzarla: perch\u00e9 il nostro destino non si compie nella vita terrena, e sarebbe un gravissimo errore quello di scambiare una fase transitoria della nostra esistenza, con la sua totalit\u00e0: la quale riceve un significato dalla &quot;porta stretta&quot; della morte, e quindi anche dalla capacit\u00e0 di accettare la fine della vita terrena come un qualcosa di naturale, di logico e di necessario, non come una sorta d&#8217;incomprensibile ingiustizia che ci deruba di qualcosa che apparteneva a noi soli. In un certo senso, si pu\u00f2 affermare che ha imparato ad amare nel modo giusto la vita colui che, pur godendone intensamente e sapendola utilizzare al massimo per realizzare la propria vocazione, \u00e8 anche pronta a &quot;riconsegnarla&quot; o, se si vuole, a &quot;restituirla&quot;, dato che essa non ci appartiene, non ce la siamo data da soli \u00a0e nemmeno \u00e8 in nostro potere di trattenerla con la nostra volont\u00e0. Laddove \u00e8 chiaro che per &quot;vocazione&quot; non intendiamo la soddisfazione di un obiettivo, o di una serie di obiettivi, strettamente e puramente privati, ma la capacit\u00e0 di realizzare nel finito una anticipazione del nostro destino eterno, e di attuare nella sfera personale una qualche forma di bene che non \u00e8 mai soltanto individuale e individualistica, ma che, in una certa misura, implichi pure il bene dell&#8217;altro e il bene del tutto.<\/p>\n<p>Ora, cercare il bene, per s\u00e9 e per gli altri, significa, evidentemente, cercare il bene maggiore possibile e non tralasciare nulla di ci\u00f2 che pu\u00f2 avvicinarsi ad esso: avere quale meta il Bene assoluto, pur sapendo che, nella dimensione terrena, non si pu\u00f2 andare oltre il bene relativo. Nondimeno, ci sono infiniti gradi di bene relativo, che costituiscono, per cos\u00ec dire, una sorta di scala ascendente, dal pi\u00f9 basso e meschino, al pi\u00f9 nobile ed elevato, vera e propria anticipazione del Bene assoluto, cui l&#8217;anima aspira dalle sue pi\u00f9 abissali profondit\u00e0. Nella vita quotidiana, nella famiglia, nel lavoro, tra gli amici, nelle relazioni affettive, nella formazione intellettuale, culturale e spirituale, perfino nello sport, nello svago e nel divertimento, dovremmo sempre aver presente questo obiettivo, tendere a questa meta: il bene maggiore possibile; e, contemporaneamente, evitare con ogni cura tutte le occasioni di male, sia nei confronti di noi stessi, sia nei confronti degli altri. Ed \u00e8 intuitivo che tendere al bene equivale a coltivare un orizzonte di speranza; rotolarsi nel male, compiacersi nel male, o anche soltanto ignorare il bene, trascurarlo e disprezzarlo, significa rassegnarsi a vivere in un orizzonte di perdita della speranza e di rinuncia alla felicit\u00e0, cio\u00e8 in un orizzonte di disperazione.<\/p>\n<p>Mettere la speranza al centro della propria vita \u00e8 la stessa cosa che intraprendere un cammino di liberazione interiore. Dobbiamo liberarci, infatti, da tutte quelle cose, da quelle situazioni, da quegli atteggiamenti mentali, da quelle abitudini spirituali, che impediscono alla nostra vita di scorrere naturalmente verso il bene, cos\u00ec come i fiumi scorrono naturalmente verso la pace del mare, se un ostacolo non interviene ad interromperne o deviarne il cammino. Dobbiamo partire da una assunzione di consapevolezza: la consapevolezza che, fino a quando resteremo impigliati nel falso pensare, nel falso sentire e nel falso agire, non troveremo mai la nostra strada e non apriremo mai, nella nostra vita, un orizzonte di speranza. Resteremo schiavi e prigionieri delle nostre cieche brame e dei nostri ciechi terrori, come mosche invischiate nella tela del ragno: con la sola, ma notevole differenza, che la mosca, in natura, cade nella trappola tesagli da un altro, mentre la tela nella quale noi cadiamo a capofitto ce la siamo, in gran parte, costruita da noi stessi, con il falso pensare, il falso sentire e il falso agire.<\/p>\n<p>Ma che cosa significa falso pensare, falso sentire e falso agire? Significa che noi, fino a quando non intraprendiamo il cammino della consapevolezza, che \u00e8 un atto personale che scaturisce dall&#8217;intelligenza, \u00e8 guidato dalla sensibilit\u00e0 e sorretto dalla volont\u00e0, non pensiamo, n\u00e9 sentiamo, n\u00e9 agiamo da persone libere, ma da schiavi, cio\u00e8 alla cieca, disordinatamente, affannosamente e inutilmente: e la prova ne \u00e8 che non tendiamo per nulla ad avvicinarci al Bene, ma seguitiamo ad andare brancolando avanti e indietro, in quell&#8217;incomprensibile labirinto che \u00e8 la nostra vita. Chi vede il bene, chi lo desidera e lo cerca, non perde tempo nel labirinto, non vi spreca energia, non vi consuma le sue forze migliori, come fanno, al contrario, le persone inconsapevoli, accecate dal loro mondo fittizio di brame e di paure, cio\u00e8 di passioni disordinate, dominate dall&#8217;ego. Il primo passo sul cammino della liberazione, infatti, \u00e8 proprio questo: individuare l&#8217;ego, o meglio, il piccolo e falso ego, capriccioso e tirannico, che noi scambiamo, erroneamente, per il nostro vero io, come il principale ostacolo da rimuovere per incominciare a vedere le cose come realmente sono e per aprire un orizzonte di speranza nel grigiore della nostra esistenza.\u00a0<\/p>\n<p>Chi compie questo atto iniziale di liberazione, sbarazzandosi dalla pericolosa illusione che solo soddisfacendo ogni desiderio del piccolo ego meschino trover\u00e0 il benessere e l&#8217;appagamento, si \u00e8 gi\u00e0 messo sulla strada giusta, e si sta gi\u00e0 dirigendo verso la realizzazione di ci\u00f2 che costituisce lo scopo della vita umana. Si tratta di saltare, di tuffarsi. \u00c8 un atto di fede nella verit\u00e0 della dimensione interiore e nella illusoriet\u00e0 della dimensione esteriore; a trattenerci \u00e8 la paura di perdere noi stessi, e ci\u00f2 perch\u00e9 il piccolo io vorrebbe persuaderci che lui e noi siamo una stessa ed unica cosa, mentre lui non \u00e8 altro che lo scantinato, e, per cos\u00ec dire, non rappresenta che i bassifondi della nostra coscienza e della nostra umanit\u00e0. Identificarsi con il piccolo io meschino, che sempre vuole o desidera, o teme qualcosa, \u00e8 un errore gravissimo, che impedisce la consapevolezza e condanna l&#8217;anima ad una vita notturna, cieca, tenebrosa, senza mai un raggio di luce che la illumini e la riscaldi, senza mai uno squarcio di verit\u00e0 e di speranza che si apra nel cielo tetro dell&#8217;abitudine e della rassegnazione. Molte persone conducono questa vita notturna e sonnambolica, questa magra esistenza da pipistrelli, ma senza la capacit\u00e0 naturale che i pipistrelli possiedono di riconoscere per tempo gli ostacoli: per cui esse vanno continuamente \u00a0a sbattere contro tutte le illusioni create dalla loro mente, e ne soffrono: sofferenza che \u00e8 estremamente reale, nonostante l&#8217;illusoriet\u00e0 dei suoi oggetti.<\/p>\n<p>Tutti gli atti successivi nel cammino di liberazione sono una conseguenza di questo primo atto, senza il quale nessun ulteriore progresso sar\u00e0 mai possibile. Esiste quindi un processo di liberazione affettivo, morale, intellettuale, culturale, e perfino economico, professionale e fisico: in tutti gli ambiti della vita \u00e8 possibile realizzare un progresso sulla via della consapevolezza, mano a mano che i falsi idoli cadono dai loro piedistalli e la verit\u00e0 si lascia intravedere dietro le loro rovine, accompagnata da un crescente, meraviglioso senso di leggerezza e di naturalezza. Il cammino verso la consapevolezza, infatti, \u00e8 difficile e doloroso solo all&#8217;inizio, o soprattutto all&#8217;inizio: quando si tratta di rompere gli schemi, di alleggerirsi della zavorra, di liberarsi da false certezze e false paure. In quella fase, ci si trasforma in maniera tale che gli altri stentano a riconoscerci e ad accettarci: perci\u00f2 dobbiamo mettere in conto che, a un dato momento, ci troveremo soli, sempre pi\u00f9 soli; che non saremo compresi, che non saremo accettati, che non saremo amati dagli altri, a cominciare da molti di coloro che credevamo a noi pi\u00f9 affini e pi\u00f9 vicini. Ma erano convinzioni illusorie, scaturite appunto dalla nostra inconsapevolezza. Lo schiavo non riconosce nemmeno le proprie catene, quindi non sa di essere schiavo; quando se ne accorge, e prova a liberarsi, viene giudicato con severit\u00e0 dai suoi compagni, i quali lo riterranno un superbo e non gli perdoneranno di vederli per quello che sono in realt\u00e0: degli schiavi, tali e quali a lui.<\/p>\n<p>Prendiamo, per esempio, la liberazione intellettuale. Noi siamo schiavi, senza rendercene conto, di modi di pensare che derivano in parte da informazioni sbagliate, in parte da una maniera errata di impostare i nostri ragionamenti. Per il primo aspetto si tratta di &quot;disintossicarsi&quot; dalle fonti d&#8217;informazione menzognere: libri, giornali, programmi televisivi, cinema, conferenze, eccetera; per il secondo, di re-imparare a pensare con la propria testa, liberandosi da pregiudizi reali, e non da quelli fasulli: infatti, nulla \u00e8 pi\u00f9 comune del conformista che si crede anticonformista solo perch\u00e9 contesta ci\u00f2 che la cultura dominante desidera che sia contestato, e rifiuta ci\u00f2 che essa vuole che sia rifiutato; ma senza rendesi neppure conto di aver subito un lavaggio del cervello e di essere un mistero burattino manovrati da altri, anzi, credendo fermamente di essere una persona sveglia e intelligente, che sa guardare al reale con occhio &quot;critico&quot;. Anche la schiavit\u00f9 intellettuale \u00e8 un ostacolo verso la liberazione della persona umana, perch\u00e9 non potr\u00e0 mai dirsi libero un essere umano che sia schiavo, anche solo per un certo ambito, di qualcosa che ignora e che non sa neppure riconoscere. Infatti, noi non siano fatti a comportamenti stagni: e cos\u00ec come soffre l&#8217;intero l&#8217;organismo, se un organo \u00e8 in sofferenza, allo stesso modo \u00e8 schiava tutta la persona, se \u00e8 schiava la sua capacit\u00e0 di ragionare, e compromessa la sua facolt\u00e0 di comprendere.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra forma di schiavit\u00f9 \u00e8 quella affettiva. Anche in questo ambito, molte persone sono schiave senza saperlo; oppure lo sanno, ma ritengono che si tratti di un prezzo abbastanza equo da pagare, per esorcizzare la paura della solitudine. Sono schiave di ricatti affettivi, d&#8217;illusioni, di dinamiche malate, perfino di violenze fisiche, accettate con rassegnazione: tutto ci\u00f2 nasce da una bassissima stima di s\u00e9, nonch\u00e9 da una sopravvalutazione della minaccia costituita dall&#8217;abbandono da parte delle persone care. Chi non si vuole bene, pensa di non avere il diritto a essere trattato bene, o di godere delle cose migliori. E anche l&#8217;incapacit\u00e0 di volersi bene ha a che fare con l&#8217;ipertrofia dell&#8217;ego: un ego che vuole tutto per s\u00e9, e un ego che non si ritiene meritevole di nulla, neanche del minimo indispensabile, sono pi\u00f9 simili di quel che non si creda: hanno in comune l&#8217;esasperazione dell&#8217;io, il fatto che il mondo intero ruota intorno all&#8217;io, nel primo caso con un segno pi\u00f9, nel secondo con un segno meno. Ce n&#8217;\u00e8 di lavoro, dunque, per chi ha voglia di mettersi sul cammino della liberazione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci\u00f2 che spegne l&#8217;amore per la vita \u00e8 la perdita della speranza, ossia la vita immersa nella disperazione, pi\u00f9 o meno tranquilla, pi\u00f9 o meno rassegnata.<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-23676","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23676","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23676"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23676\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23676"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23676"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23676"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}