{"id":23673,"date":"2008-03-16T10:54:00","date_gmt":"2008-03-16T10:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/16\/una-pagina-al-giorno-camillo-boito-e-la-vendetta-di-una-donna\/"},"modified":"2008-03-16T10:54:00","modified_gmt":"2008-03-16T10:54:00","slug":"una-pagina-al-giorno-camillo-boito-e-la-vendetta-di-una-donna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/16\/una-pagina-al-giorno-camillo-boito-e-la-vendetta-di-una-donna\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: Camillo Boito e la vendetta di una donna"},"content":{"rendered":"<p>Pu\u00f2 una nobildonna italiana dell&#8217;Ottocento, confessare di aver perso la testa, sedici anni prima, per un uomo bello e forte, ma perverso e vigliacco; un uomo, per di pi\u00f9, che era stato un ufficiale nemico, un ufficiale del detestato esercito austriaco? Pu\u00f2 una nobildonna umiliarsi cos\u00ec, riconoscere di essere caduta schiava di un sentimento degradante, lei cos\u00ec fiera e orgogliosa, lei cos\u00ec abituata a civettare con gli uomini, manipolandoli come poveri burattini?<\/p>\n<p>Eppure \u00e8 questo il bilancio che &#8211; nel racconto <em>Senso<\/em>, pubblicato da Camillo Boito nel 1883 &#8211; la contessa trentina Livia, giunta alla soglia fatale dei trentanove anni, si accinge a fare, rievocando una fosca vicenda di quando ne aveva appena ventidue ed era divenuta l&#8217;amante del tenente Remigio, forte come un Ercole e bello come un Apollo. Egli, per\u00f2, era un depravato e un miserabile: nulla di sacro esisteva per lui, e vano era attendersi fedelt\u00e0 e amore da un simile individuo.<\/p>\n<p>E tuttavia &#8211; questo \u00e8 il punto &#8211; Livia ne era rimasta perdutamente presa, non gi\u00e0 <em>a dispetto<\/em> del fatto che lui fosse vile e perverso, <em>ma proprio per quello<\/em>; presa, del resto, e non innamorata, perch\u00e9 il sentimento che l&#8217;aveva afferrata era una torbida ondata di passione, in cui non mancava certo, accanto a una sensualit\u00e0 sfrenata e quasi maschile, la componente masochista di chi cerca, e sia pure inconsciamente, la sofferenza e l&#8217;autodistruzione.<\/p>\n<p>Ed ecco il ritratto di Remigio che Livia ne traccia, a cos\u00ec tanti ani di distanza, con una sincerit\u00e0 spietata verso s\u00e9 stessa:<\/p>\n<p><em>&quot;Ai freschi, alle serenate non mancavo mai. In piazza San Marco al Caff\u00e8 Quadri avevo intorno un nuvolo di satelliti: ero il sole di un nuovo sistema planetario; ridevo, scherzavo,m canzonavo chi voleva pigliarmi con i sospiri o con i versi, mi mostravo una fortezza inespugnata, ma non mi affaticavo poi troppo, per non iscoraggiare nessuno,ma sembrare proprio inespugnabile. La mia corte si componeva in massima arte di ufficialetti e d&#8217;impiegati tirolesi piuttosto scipiti e assai tronfi, tanto che i pi\u00f9 dilettevoli erano i pi\u00f9 scopati, quelli che avevano nella scostumatezza acquistato non foss&#8217;altro l&#8217;audacia petulante delle proprie sciocchezze. Tra questi ne conobbi uno, il quale usciva dal mazzo per due ragioni. Alla dissolutezza sbadata univa, per quanto i suoi stessi amici affermavano, una cos\u00ec cinica immoralit\u00e0 di principii, che niente gli pareva rispettabile in questo mondo, salvo il codice penale e il regolamento militare. Oltre a ci\u00f2 era veramente bellissimo e straordinariamente vigoroso: un misto di Asine e di Alcide. Bianco e roseo, con i capelli rossi ricciuti ,il mento privo di barba, le orecchie tanto minute che sembravano quelle di una fanciulla, gli occhi grandi e inquieti di colore celeste: in tutto il volto una espressione ora dolce ora violenta, ma di una violenza o dolcezza mitigata dai segni di un&#8217;ironia continua, quasi crudele. La testa piantata superbamente sul collo robusto; le spalle non erano quadre e massicce, ma scendevano gi\u00f9 con grazia; il corpo muscoloso, stretto nella divisa bianca dell&#8217;ufficiale austriaco, s&#8217;indovinava tutto, e rammentava le statue romane dei gladiatori.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Questo tenente di linea, il quale aveva solo ventiquattro anni due pi\u00f9 di me, era riuscito a divorarsi la ricca sostanza paterna, e, continuando sempre a giuocare, a pagar donne, a scialarla da signore, nessuno ormai sapeva come vivesse; ma nessuno lo vinceva nel nuoto, nella ginnastica, nella forza del braccio. Non aveva mai avuto occasione di trovarsi in guerra; non amava i duelli, anzi, due ufficialetti mi raccontarono una sera, che, piuttosto di battersi, aveva pi\u00f9 volte ingoiato atrocissimi insulti. Forte, bello, perverso, vile, mi piacque. Non glielo lasciavo intendere, perch\u00e9 mi compiacevo nell&#8217;irritare e tormentare quell&#8217;Ercole.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Livia era divenuta la sua amante, senza alcun rimorso, mentre, col marito, si trovava a soggiornare, per un periodo, a Venezia; e aveva gi\u00e0, pi\u00f9 volte, osservato con interesse quello splendido ufficiale esibirsi, al Lido, nelle sue nuotate mattutine.<\/p>\n<p>La figura del marito \u00e8 sbrigata in pochissime parole: <em>&quot;Mio marito fumava, russava, diceva male del Piemonte, comperava cosmetici: io avevo bisogno di amare.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Dandosi a Remigio (che, nel bellissimo film di Visconti, diventa Franz), Livia si era doppiamente degradata: come donna e come italiana. E ben presto si era resa conto della assoluta amoralit\u00e0 del giovane, senza per questo riuscire a dominare la propria passione e, anzi, divenendone sempre pi\u00f9 schiava.<\/p>\n<p>Poi, inattesa, era arrivata la guerra del 1866: quella che, sui libri di scuola italiani, \u00e8 chiamata &quot;la terza guerra d&#8217;indipendenza&quot;, mentre gli storici europei la chiamano guerra austro-prussiana, e nella quale l&#8217;Italia svolse un ruolo marginale &#8211; e umiliante. Bench\u00e9 superiori per terra e per mare, le forze armate italiane toccarono due clamorosi insuccessi: Custoza e Lissa.<\/p>\n<p>Anche Remigio dovrebbe fare il suo dovere di soldato, e partecipare alle operazioni militari: ma, vile com&#8217;\u00e8, non ha nessuna voglia di rischiare la pelle. Coi denari di Livia, pertanto &#8211; alla quale ha giurato, naturalmente, eterno amore -, corrompe alcuni medici militari e si fa rilasciare un falso certificato medico, che lo esenta dagli strapazzi della campagna di guerra a motivo di una inesistente malattia..<\/p>\n<p>\u00c8 salvo: a Custoza, gli Austriaci dovranno battersi &#8211; e vincere &#8211; senza di lui. Ma, allontanatosi il pericolo, il giovane non si d\u00e0 tanto la pena di nascondere a Livia la sua relazione con una ennesima amante; e ha la suprema imprudenza di farsi sorprendere mentre parla di lei, proprio con quella ragazza, in termini di sprezzante derisione, affermando di dover continuare la commedia dell&#8217;amore, perch\u00e9 i quattrini della contessa gli fanno comodo.<\/p>\n<p>Livia non \u00e8 tipo da digerire questo supremo insulto alla sua femminilit\u00e0. Eccessiva nella passione come nell&#8217;odio, impulsiva, capace di qualunque cosa nel suo orgoglio ferito, prende istantaneamente una decisione fatale: si reca al quartier generale austriaco di Verona e denuncia Remigio al generale Hauptmann, esibendo una lettera, dalla quale risulta chiaramente l&#8217;espediente del falso certificato medico.<\/p>\n<p>Sa bene, cos\u00ec facendo, di condannarlo a morte: ed \u00e8 proprio quello che vuole. Uccidendo Remigio, uccider\u00e0 anche la propria vergogna e la propria umiliazione, con le sue stesse mani; e potr\u00e0 ritrovare, se non la pace, almeno il piacere di una vendetta totale.<\/p>\n<p>Il rispetto di s\u00e9, quello no, non potr\u00e0 mai pi\u00f9 ritrovarlo, dopo un passo del genere: e lo sa molto bene. Ma ci\u00f2 non basta a trattenerla sull&#8217;orlo dell&#8217;abisso.<\/p>\n<p><em>&quot;La mattina seguente, prima delle nove, mi feci condurre nella mia carrozza al Comando della fortezza. L&#8217;erta mi pareva interminabile: gridavo a Giacomo di frustare i cavalli. Una folla di militari d&#8217;ogni colore, di feriti, di popolani, ingombrava il piazzale innanzi al Castello; ma giunsi senza ostacoli all&#8217;anticamera degli Uffizii, dove un vecchio invalido pigli\u00f2 il mio biglietto da visita. Dopo qualche minuto ritorn\u00f2, dicendomi che il generale Hauptmann mi pregava di passare nel suo quartiere privato, e che, appena sbrigati certi affari urgentissimi, sarebbe venuto a presentarmi il suo omaggio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Fui condotta attraverso logge, corridoi e terrazze in una sala, che dominava dalle tre larghe finestre la citt\u00e0 intiera. L&#8217;Adige, interrotto da&#8217; suoi ponti, si torceva in una S, avente la prima delle sue pance a&#8217; piedi del monticello su cui sorge Castel San Pietro, e la seconda a&#8217; piedi di un altro bruno castello merlato; e sorgevano dalle case i culmini e le torri delle vecchie basiliche; e in un largo spazio si vedeva l&#8217;ovale enorme dell&#8217;Arena antica. Il sole mattutino rallegrava l&#8217;abitato ed i colli, e dall&#8217;una parte indorava le montagne, dall&#8217;altra gettava una luce placida sulla interminabile pianura verde, sparsa di villaggi bianchi, di case, di chiese, di campanili.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Entrarono nella sala con gran fracasso di risa e salti due bimbe, le quali avevano il volto coloro di rosa e i capelli biondi paglierini. Vedendomi, di primo botto rimasero impacciate, ma poi subito si fecero coraggio e mi vennero accanto. La pi\u00f9 grandicella disse:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abSignora, s&#8217;accomodi. Vuole che vada a chiamare la mamma?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abNo, fanciulla mia, aspetto il tuo babbo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abIl babbo non l&#8217;abbiamo ancora visto stamane. Ha tanto da fare\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abLo voglio vedere io il babbo\u00bb grid\u00f2 la pi\u00f9 piccina. \u00abGli voglio tanto bene io al babbo.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In quella entr\u00f2 il generale, e le bimbe gli corsero incontro, gli si avviticchiarono alle gambe, tentavano di saltargli sulle spalle; egli prendeva l&#8217;una e l&#8217;alzava e le dava un bacio, poi prendeva l&#8217;altra; e le due pazzerelle ridevano, e negli occhi del generale spuntarono due lagrime di tenerezza beata. Si volse a me, dicendo:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abScusi, signora; s&#8217;ella ha figliuoli mi compatir\u00e0.\u00bb Si mise a sedere in faccia a me, e soggiunse: \u00abConosco di nome il signor conte, e sarei lieto se potessi servire in qualcosa la signora contessa.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Feci un cenno al generale perch\u00e9 allontanasse le bambine, ed egli disse loro con voce piena di dolcezza: \u00abAndate, figliuole mie, andate, dobbiamo parlare con la signora.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Le bambine fecero un passo verso di me come per darmi un bacio; voltai la testa; se ne andarono finalmente un poco mortificate.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abGenerale &#8211; mormorai &#8211; vengo a compiere un dovere di suddita fedele.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abLa signora contessa \u00e8 tedesca?\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abAh, va bene\u00bb, esclam\u00f2, guardandomi con una cert&#8217;aria di stupore e d&#8217;impazienza.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abLegga\u00bb e gli porsi in atto risoluto la lettera di Remigio, quella che avevo ritrovata nel taschino del portamonete.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il generale, dopo aver letto:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abNon capisco; la lettera \u00e8 indirizzata a lei?\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abS\u00ec, generale.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abDunque l&#8217;uomo che scrive \u00e8 il suo amante.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non risposi. Il generale cav\u00f2 di tasca un sigaro e lo accese, s&#8217;alz\u00f2 da sedere e si pose a camminare su e gi\u00f9 per la sala; tutt&#8217;a un tratto mi si piant\u00f2 innanzi e, ficcandomi gli occhi in volto, disse:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abDunque, ho fretta, si sbrighi.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abLa lettera \u00e8 di Remigio Ruz, luogotenente del terzo reggimento granatieri.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abE poi?\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abLa lettera parla chiaro. S&#8217;\u00e8 fatto credere malato, pagando i quattro medici\u00bb e aggiunsi con l&#8217;accento rapido dell&#8217;odio: \u00ab\u00c8 disertore dal campo di battaglia.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abHo inteso. Il tenente era l&#8217;amante suo e l&#8217;ha piantata. Ella si vendica facendolo fucilare, e insieme con lui facendo fucilare i medici. \u00c8 vero?\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abDei medici non m&#8217;importa.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il generale stette un poco meditando con le ciglia aggrottate, poi mi stese la lettera, che gli avevo data:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abSignora, ci pensi: la delazione \u00e8 un&#8217;infamia e l&#8217;opera sua \u00e8 un assassinio.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abSignor generale &#8211; esclamai, alzando il viso e guardandolo altera &#8211; compia il suo dovere.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La sera, verso le nove, n soldato port\u00f2 all&#8217;albergo della Torre di Londra , dove finalmente mi avevano trovata una camera, un biglietto, che diceva cos\u00ec:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abDomattina alle quattro e mezzo precise verranno fucilati nel secondo cortile di Castel San Pietro il tenente Remigio Ruz ed il medico del reggimento. Questo foglio servir\u00e0 per assistere alla esecuzione. Il sottoscritto chiede scusa alla signora contessa di non poterle offrire anche lo spettacolo della fucilazione degli altri medici, i quali, per ragioni che qui \u00e8 inutile riferire, verranno rimandati ad un altro Consiglio di guerra.<\/em><\/p>\n<p><em>GENERALE HAUPTMANN\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Alle tre e mezzo nella notte buia uscivo a piedi dall&#8217;albergo, accompagnata da Giacomo. Al basso del colle di Castel San Pietro gli ordinai che mi lasciasse, e cominciai a salire la strada erta; avevo caldo, soffocavo; non volevo togliermi il velo dalla faccia, bens\u00ec, sciolti i primi bottoni dell&#8217;abito, rivoltai i lembi dello scollo al di dentro: quel po&#8217; d&#8217;aria sul seno mi faceva respirare meglio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Le stelle impallidivano, si diffondeva intorno un albore giallastro. Seguii de&#8217; soldati, che, girando il fianco del Castello, entrarono in un cortile chiuso dagli alti e cupi muri di cinta. Vi stavano gi\u00e0 schierate due squadre di granatieri, immobili. Nessuno badava a me in quel brulichio silenzioso di militari e in quelle mezze tenebre. Si sentivano le campane suonare gi\u00f9 nella citt\u00e0, dalla quale salivano mille romori confusi. Cigol\u00f2 una porta bassa del Castello, e ne uscirono due uomini con le mani legate dietro la schiena: l&#8217;uno magro, bruno, camminava innanzi ritto, sicuro, con la fronte alta; l&#8217;altro, fiancheggiato da due soldati, che lo reggevano con molta fatica alle ascelle, si trascinava singhiozzando.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non so che cosa seguisse; leggevano, credo; poi udii un gran frastuono, e vidi il giovine bruno cadere, e nello stesso punto mi accorsi che Remigio era nudo fino alla cintura, e quelle braccia, quelle spalle, quel collo, tutte quelle membra, che avevo tanto amato, m&#8217;abbagliarono. Mi vol\u00f2 nella fantasia l&#8217;immagine del mio amante, quando a Venezia, nella<\/em> Sirena<em>, pieno di ardore e di gioia, m&#8217;aveva stretta per la prima volta fra le sue braccia d&#8217;acciaio. Un secondo frastuono mi scosse: sul torace ancora palpitante e bianco pi\u00f9 del marmo s&#8217;era slanciata una donna bionda, cui schizzavano addosso i zampilli di sangue.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Alla vista di quella femmina turpe si ridest\u00f2 in me tutto lo sdegno, e con lo sdegno la dignit\u00e0 e la forza. Avevo la coscienza del mio diritto; m&#8217;avviai per uscire, tranquilla nell&#8217;orgoglio di un difficile dovere compiuto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Alla soglia del cancello mi sentii strappare il velo dal volto; mi girai e vidi innanzi a me il grugno sporco dell&#8217;ufficiale Boemo. Cav\u00f2 dalla bocca enorme il cannello della sua pipa, e, avvicinando al mio viso il suo mustacchio, mi sput\u00f2 sulla guancia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;avevo detto io che l&#8217;avvocatino Gino sarebbe tornato. Bast\u00f2 una riga:<\/em> Venite, faremo la pace<em>, perch\u00e9 capitasse a precipizio. Ha piantato quella bamboccia della sua sposa una settimana innanzi al giorno destinato pel matrimonio; e va ripetendo ogni tanto, stringendomi quasi con la vigoria del tenente Remigio: \u00abLivia, sei un angelo!\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Camillo Boito, nato a Roma nel 1836 e morto a Milano nel 1914, era il fratello maggiore del celebre musicista Arrigo. Architetto, dal 1860 al 1909 aveva insegnato all&#8217;Accademia delle Belle Arti di Milano, facendosi sostenitore di un rinnovamento delle forme architettoniche che traesse ispirazione, rielaborandole, da quelle medievali. Su questo argomento aveva pubblicato un saggio notevole, intitolato <em>Architettura del Medio Evo in Italia,<\/em> nel 1880.<\/p>\n<p>\u00c8 considerato un esponente della Scapigliatura, anche se nella sua opera si intrecciano, accanto ad elementi grotteschi, orrorifici e, a volte, macabri, come nella narrativa di Iginio Ugo Tarchetti (di cui ci siamo gi\u00e0 occupati nel saggio <em>Nella lotta con l&#8217;angelo deforme \u00e8 in gioco la salvezza della nostra anima<\/em>, sempre sul sito di Arianna Editrice), suggestioni dal romanzo inglese del Settecento &#8211; in particolare, l&#8217;ironia di Laurence Sterne &#8211; e presentimenti del nuovo clima verista, che ormai batte alle porte.<\/p>\n<p>Come narratore, ha legato il suo nome a due raccolte di racconti: <em>Storielle vane<\/em>, del 1876, e <em>Senso, nuove storielle vane<\/em>, del 1883.<\/p>\n<p>Non crediamo siano in molti i lettori italiani che si sono confrontati direttamente con il testo del racconto <em>Senso<\/em>, notevole per originalit\u00e0, vigore e acutezza d&#8217;introspezione psicologica. Prima degli Scapigliati, nessuno scrittore italiano aveva osato esplorare l&#8217;altra faccia dell&#8217;amore: quella morbosa, torbida, degradante. E nessuno ci aveva mai presentato un ritratto femminile cos\u00ec vivo e cos\u00ec anticonvenzionale, come quello della contessa Livia, che assiste impassibile alla fucilazione dell&#8217;amante che l&#8217;ha tradita, <em>sentendosi perfettamente nel giusto<\/em>: salvo essere riportata alla realt\u00e0 &#8211; forse &#8211; da quello sputo sulla guancia di un ufficiale boemo, che ha assistito a tutta la macabra scena&#8230;<\/p>\n<p>Nessuno, tranne il Fogazzaro di <em>Malombra<\/em>, appena due anni prima di <em>Senso<\/em> (cfr. il nostro articolo <em>Alle radici dell&#8217;inquietudine femminile contemporanea: Marina di Malombra<\/em>); ma Livia \u00e8 un personaggio pi\u00f9 &quot;moderno&quot; di Marina; quanto meno, \u00e8 un personaggio che riesce a convivere con i propri demoni di distruzione, mentre l&#8217;altra ne rimane travolta.<\/p>\n<p>Tuttavia, se \u00e8 probabile che in pochi abbiano letto la novella di Camillo Boito, quasi tutti gli Italiani di media cultura, crediamo, hanno visto, almeno una volta, il memorabile film omonimo che il regista Luchino Visconti ne ha tratto nel 1954, scegliendo come interpreti protagonisti Alida Valli e Farley Granger.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pu\u00f2 una nobildonna italiana dell&#8217;Ottocento, confessare di aver perso la testa, sedici anni prima, per un uomo bello e forte, ma perverso e vigliacco; un uomo,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[92],"class_list":["post-23673","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23673","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23673"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23673\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23673"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23673"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23673"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}