{"id":23666,"date":"2007-07-17T12:50:00","date_gmt":"2007-07-17T12:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/07\/17\/il-passato-puo-essere-cambiato-o-e-radicalmente-immodificabile\/"},"modified":"2007-07-17T12:50:00","modified_gmt":"2007-07-17T12:50:00","slug":"il-passato-puo-essere-cambiato-o-e-radicalmente-immodificabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/07\/17\/il-passato-puo-essere-cambiato-o-e-radicalmente-immodificabile\/","title":{"rendered":"Il passato pu\u00f2 essere cambiato o \u00e8 radicalmente immodificabile"},"content":{"rendered":"<p>Scrive S. Tommaso d&#8217;Aquino nella <em>Summa Theologiae<\/em> (parte I, quest. XXV, <em>Della divina potenza<\/em> art.. 4):<\/p>\n<p><em>&quot;Dopo di aver considerata la scienza la volont\u00e0 di Dio, e ci\u00f2 che ad esse si riferisce, rimane che si consideri la divina potenza.<\/em><\/p>\n<blockquote>\n<p><em>Ed intorno a questo si richiedono sei cose: 1. Se sia potenza in Dio. 2. Se la potenza di lui sia infinita. 3. Se egli sia onnipotente. 4. Se possa fare in modo che le cose accadute non siano state. 5. Se possa fare anche ci\u00f2 che non fa, oppure tralasciare ci\u00f2 che egli compie. 6. Se possa fare migliori quelle cose che fa.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p><em>Articolo IV. Se Dio possa fare in modo che le cose accadute non siano state.<\/em><\/p>\n<p><em>Nei confronti della quarta domanda cos\u00ec si procede:<\/em><\/p>\n<ol>\n<li>\n<p><em>&#8211; Sembra che Iddio possa fare s\u00ec che le cose accadute non siano state. Infatti ci\u00f2 che \u00e8 impossibile per s\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 impossibile di ci\u00f2 che \u00e8 tale per mero accidente. Ma Dio pu\u00f2 fare ci\u00f2 che \u00e8 impossibile per s\u00e9, come far vedere un cieco, risuscitare un morto. Dunque molto pi\u00f9 facilmente pu\u00f2 fare ci\u00f2 che \u00e8 impossibile per accidente. Ma che le cose passate non siano state \u00e8 cosa impossibile solo per accidente. Difatti \u00e8 meramente accidentale (dipende dal mero fatto che Socrate corse) l&#8217;impossibilit\u00e0 di far s\u00ec che Socrate non abbia corso. Dunque Iddio pu\u00f2 far s\u00ec che le cose accadute non siano state.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>&#8211; Inoltre, tutto ci\u00f2 che Iddio ha potuto fare nel passato lo pu\u00f2 ancor oggi, non essendo soggetta la sua potenza a diminuzione. Ora Iddio poteva fare, prima che Socrate corresse, che egli non corresse. Dunque, anche dopo che corse, Iddio pu\u00f2 far s\u00ec che egli non abbia corso.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>&#8211; Inoltre, la carit\u00e0 \u00e8 una virt\u00f9 maggiore della verginit\u00e0. Ma Iddio pu\u00f2 riparare alla carit\u00e0 smarrita, dunque anche alla purezza perduta. Perci\u00f2 pu\u00f2 fare in modo che colei che fu contaminata non lo sia stata.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<blockquote>\n<p><em>Tuttavia si oppone ci\u00f2 che Girolamo dice: \u00abSebbene Iddio possa tutto, non pu\u00f2 fare di una corrotta un&#8217;incorrotta\u00bb. Dunque per la stessa ragione non pu\u00f2 far s\u00ec che qualunque altra cosa passata sia come non avvenuta.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p><em>Si risponde alla domanda osservando che, siccome sopra fu asserito, sotto l&#8217;onnipotenza divina non cade alcuna cosa che implichi contraddizione. Ma che le cose passate non siano avvenute ci\u00f2 implica una contraddizione. Imperocch\u00e9 come implica contraddizione il dire che Socrate siede e non siede, cos\u00ec implica contraddizione il dire che abbia seduto e non abbia seduto. Il dire infatti che egli abbia seduto \u00e8 dire che ci\u00f2 \u00e8 stato, il dire che non ha seduto \u00e8 dire che ci\u00f2 non \u00e8 stato. Quindi che le cose passate non siano accadute non soggiace alla divina potenza. E questo \u00e8 ci\u00f2 che afferma Agostino, nel trattato contro Fausto: \u00abChiunque dice &#8216;Se Dio \u00e8 onnipotente faccia s\u00ec che quelle cose che furono fatte non siano state fatte&#8217;, non si accorge che viene a dire cos\u00ec: &#8216;Se Dio \u00e8 onnipotente faccia s\u00ec che quelle cose le quali sono vere, perci\u00f2 stesso che sono vere siano false&#8217;\u00bb. E il Filosofo dice, nel sesto libro dell&#8217;<\/em>Etica<em>: \u00abDi questo solo \u00e8 privato Dio, di fare ingenerate le cose che furono fatte\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Alla prima obiezione si deve rispondere dicendo che: Si concede che sia impossibile per mero accidente che le cose avvenute siano come non avvenute, solo se si considera la natura particolare del fatto accaduto, cio\u00e8 la corsa di Socrate; invece se si considera il passato nella sua qualit\u00e0 e natura di passato, che esso non sia avvenuto \u00e8 impossibile non soltanto di per s\u00e9 ma in modo assoluto ,implicando ci\u00f2 una contraddizione. In tal modo ci\u00f2 \u00e8 pi\u00f9 impossibile che far risorgere un morto, cosa che non implica contraddizione, cosa che pu\u00f2 dirsi impossibile soltanto nei confronti e riguardi di una determinata potenza, cio\u00e8 della potenza naturale. Imperocch\u00e9 tali cose impossibili sottostanno alla divina potenza<\/em><\/p>\n<p><em>Alla seconda obiezione si deve rispondere dicendo che: Cos\u00ec come Dio, per quanto si riferisce alla perfezione della divina potenza, pu\u00f2 fare tutto ma alcune cose non soggiacciono alla potenza di lui perch\u00e9 mancano della natura e qualit\u00e0 di cose possibili; cos\u00ec, per quanto si riferisce alla immutabilit\u00e0 della divina potenza, Iddio pu\u00f2 fare oggi tutto ci\u00f2 che pot\u00e9 fare nel passato; tuttavia alcune cose ebbero un tempo natura di cose possibili perch\u00e9 erano ancora a farsi, le quali ora mancano di tale natura perch\u00e9 sono nello stato di cose compiute. E cos\u00ec dicesi che Dio non le pu\u00f2 fare, perch\u00e9 non possono pi\u00f9 in alcun modo essere fatte.<\/em><\/p>\n<p><em>Alla terza obiezione si deve rispondere dicendo che: Dio pu\u00f2 togliere da una donna corrotta ogni corruzione della mente e del corpo; tuttavia non pu\u00f2 fare s\u00ec che essa non sia stata in un determinato momento corrotta. Ugualmente non pu\u00f2 togliere da un peccatore il fatto che egli abbia un giorno peccato, che egli abbia un giorno perduta la carit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Cos\u00ec commentano questo testo, da loro appositamente tradotto, Angelo Gianni, Mario Balestreri e Angelo Pasquali nella loro <em>Antologia della letteratura italiana<\/em> (Firenze, Casa Ed. G. D&#8217;Anna,1997, vol. 1, pp.64-70):<\/p>\n<p><em>&quot;La domanda che abbiamo prescelto tra le tremila della<\/em> Summa theologiae <em>si riferisce ad un aspetto dell&#8217;onnipotenza divina. Pu\u00f2 Iddio far s\u00ec che le cose passate non siano avvenute? Parrebbe di s\u00ec, se Iddio \u00e8 onnipotente, cio\u00e8 capace di operare ogni cosa. Tuttavia ci\u00f2 appare impossibile all&#8217;argomentare del filosofo, senza che per questo debba essere in qualche modo diminuita o infirmata l&#8217;onnipotenza divina. Iddio non pu\u00f2 fare che il passato non sia avvenuto perch\u00e9 ci\u00f2 importerebbe una contraddizione: far s\u00ec che un uomo (il quale di fatto corse) non abbia corso \u00e8 come far s\u00ec che una cosa sia stata e non sia stata nello stesso tempo. Iddio pu\u00f2 fare tutto ci\u00f2 che cade sotto l&#8217;orbita del possibile, tutto ci\u00f2 che soggiace alla possibilit\u00e0 d&#8217;esser possibile: non ci\u00f2 che di per se stesso appare contraddittorio ed assurdo.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Una leggenda tenace e pervicace vorrebbe che il Medio Evo sia stato un periodo di fideismo oscurantista; al contrario, riteniamo che poche epoche della storia occidentale siano state caratterizzate da una esigenza di razionalismo cos\u00ec esasperato. Il brano citato di S. Tommaso ne \u00e8 un buon esempio. Dio pu\u00f2 cambiare le cose passate, pu\u00f2 fare in modo che non siano state? Dopo lungo e scrupoloso esame, il <em>doctor angelicus<\/em> conclude che no, Dio non pu\u00f2 fare questo, perch\u00e9 Egli, certo, pu\u00f2 fare tutto (essendo onnipotente), ma non pu\u00f2 far nulla che implichi contraddizione logica.<\/p>\n<p>A noi sembra che un tal modo di ragionare pecchi gravemente per eccesso di fiducia nella <em>nostra<\/em> ragione, arbitrariamente innalzata al rango di pietra del paragone dell&#8217;esattezza e della possibilit\u00e0 di qualunque ragionamento o di qualunque evento. Non della ragione in quanto tale, si badi: della ragione cos\u00ec come noi, umanamente, l&#8217;abbiamo definita, separandola dalle altre forme di conoscenza, sia inferiori ad esso (il senso e l&#8217;immaginazione), sia superiori (l&#8217;intelligenza spirituale, la contemplazione equanime e non duale).<\/p>\n<p>L&#8217;errore del ragionamento di Tommaso, a nostro avviso, \u00e8 il seguente: quello di attribuire alla mente divina la <em>necessit\u00e0<\/em> di servirsi esattamente delle stesse categorie della mente umana. Le menti umane sono immerse nel flusso temporale: per esse vi sono un passato, un presente e un futuro. Ora, stando all&#8217;interno del flusso temporale non si d\u00e0, evidentemente, la possibilit\u00e0 di modificare o cancellare le azioni passate, perch\u00e9 un&#8217;azione presente della volont\u00e0 non pu\u00f2 manifestarsi <em>all&#8217;indietro nel tempo.<\/em> Su questo non v&#8217;\u00e8 alcun dubbio. Ma chi ci dice che la mente divina debba soggiacere alla stessa impossibilit\u00e0? Al contrario, se Dio \u00e8 il creatore del tempo, va da s\u00e9 che Egli <em>sta al di fuori e al di sopra del tempo<\/em>: per lui non esistono un passato, un presente e un futuro, ma solo un eterno presente. Ossia, quello che a noi sembra irreversibilmente consegnato al non divenire, il passato, non \u00e8 affatto concluso e anzi non \u00e8 nemmeno separabile da ci\u00f2 che viene dopo (il presente e il futuro); la separazione \u00e8 opera dei nostri sensi limitati, che ci fa apparire come autonomo e a s\u00e9 stante quello che, invece, \u00e8 intimamente collegato e coeso. Certo, <em>per noi<\/em> le azioni passate sono passate, e nulla e nessuno potrebbe modificarle, oppure far s\u00ec che non siano accadute; ma <em>sono realmente accadute?<\/em> Questo \u00e8 il punto. Se la separazione dei tre tempi (passato, presente e futuro) \u00e8 solo opera di una nostra deformazione percettiva, ci\u00f2 significa che le cose, in s\u00e9 stesse, <em>eternamente sono<\/em>: cio\u00e8, eternamente sono presenti allo sguardo di Dio. Ma al tempo stesso, in quanto legate alla manifestazione sensoriale che ce le fa apparire distinte, laddove sono saldamente unite (e non solo rispetto a se stesse, ma anche rispetto alle altre: sicch\u00e9 si dovrebbe, a rigore, parlare di un&#8217;unica, multiforme azione dell&#8217;intera realt\u00e0 fenomenica), esse non <em>sono<\/em> in s\u00e9 stesse, quanto piuttosto <em>appaiono.<\/em> Se appaiono, vuol dire che la loro essenza sta in altro modo; e se \u00e8 cos\u00ec, allora si pu\u00f2 anche ipotizzare che si possano togliere le cose passate come se non fossero mai accadute. Infatti, non sono accadute, ma sono <em>sembrate accadere<\/em>: a noi, piccoli pesci immersi nello stagno della illusoria scansione temporale del prima e del dopo.<\/p>\n<p>Questo, dal punto di vista di Dio. Ma dal punto di vista delle menti umane? Si pu\u00f2 altrettanto decisamente sostenere che le cose accadute possono subire modificato o, addirittura, essere cancellate, come se mai fossero state? Per rispondere a questa domanda, bisogna sforzarsi di immaginare la realt\u00e0 in modo olistico e non riduzionistico; bisogna sforzarsi di <em>vedere<\/em> il legame profondo e necessario che lega tutte le cose nello spazio e nel tempo: le passate e le future, le vicine e le lontane, le attuali e le possibili. Le cose possibili, infatti, esistono; esistono tanto quanto quelle che noi chiamiamo reali, e che dovremmo invece, con maggior precisione, denominare semplicemente attuali. Un albero pu\u00f2 crescere, se non viene tagliato: questa possibilit\u00e0 \u00e8 anche una realt\u00e0, non meno reale del fatto che l&#8217;albero, una volta tagliato, non cresce pi\u00f9.<\/p>\n<p>Mano a mano che le cose attuali si verificano, intorno a loro cresce la foresta delle cose possibili che non sono divenute attuali perch\u00e9 una sola possibilit\u00e0 pu\u00f2 realizzarsi di volta in volta; \u00e8 come se, intorno alla rosa che abbiamo piantato, un immenso giardino si espandesse, formato da tutti i fiori che avremmo potuto coltivare, ma che fino ad ora non abbiamo coltivato. Potremmo farlo, per\u00f2, in qualunque momento: e il ciclamino che <em>penso<\/em> di piantare domani esiste gi\u00e0, ad es., nella mia mente, accanto alla rosa che ho piantato ieri; cos\u00ec come esiste, allo stato di ricordo, il tulipano che avevo piantato l&#8217;anno scorso, e che ora non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 (non \u00e8 pi\u00f9 attuale). Siamo circondati di presenze: i pensieri, i ricordi, le aspettative <em>creano<\/em> degli oggetti che esistono nella nostra mente e che, una volta da essa creati, <em>vivono di vita propria e non potranno mai essere aboliti n\u00e9 modificati<\/em>. Dove? Nella nostra mente o fuori di essa? Domanda troppo limitante: sarebbe come tornare alla domanda di S. Tommaso: nel passato o nel presente? Il confine fra la nostra mente e la realt\u00e0 esterna non \u00e8 cos\u00ec netto come vorremmo credere, la distinzione fra soggettivo e oggettivo \u00e8, in gran parte, una distinzione illusoria. Se i nostri pensieri esistessero <em>solo<\/em> nella nostra mente, chi ve li avrebbe messi, e come potrebbero essi tradursi in azione esterna (il fiore piantato nel giardino, o dipinto sulla tela, o cantato in un verso?). Diciamo allora che le cose pensate esistono in una dimensione intermedia fra la soggettiva e l&#8217;oggettiva, l&#8217;interna alla mente e l&#8217;esterna. Le &quot;voci&quot; di Giovanna d&#8217;Arca erano nella sua mente o fuori di essa? Le forme-pensiero materializzate dai monaci tibetani sotto forma di <em>tulpa<\/em> sono entit\u00e0 psichiche o materiali? Non c&#8217;\u00e8 una risposta univoca e rigida a questi interrogativi; la realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 sfumata e complessa dei nostri comodi schemi mentali.<\/p>\n<p>Dunque, se le cose che sono e quelle che potrebbero essere (o che avrebbero potuto essere, o che potranno essere) non hanno uno statuto ontologico differente, ma differente \u00e8 piuttosto la maniera in cui noi le percepiamo all&#8217;interno del flusso temporale, dobbiamo logicamente trarne la conseguenza che <em>per ogni evento esistono innumerevoli manifestazioni,<\/em> una sola delle quali noi percepiamo come &quot;reale&quot; in quanto attualmente si presenta alla nostra percezione. Ma anche le altre esistono, in un ambito non manifestato: come sentieri non percorsi ma che avremmo potuto percorrere quando, camminando in un bosco, ci siamo imbattuti in una serie di bivi. In <em>questa<\/em> manifestazione spazio-temporale, nella quale siamo immersi, noi abbiamo percorso &#8211; ovviamente &#8211; un solo sentiero alla volta; ma ci\u00f2 non significa che gli altri non esistessero prima che noi giungessimo a ciascun bivio, o che non continuino ad esistere dopo che abbiamo fatto la nostra scelta. Pensare cos\u00ec, significherebbe pensare che il mondo coincide con il nostro ristretto angolo visuale; che l&#8217;universo \u00e8 solo quel pezzettino di muro che possiamo vedere dalla finestrella della mia prigione.<\/p>\n<p>A questo punto dovrebbe essere chiara la conclusione del nostro ragionamento. La nostra coscienza, qualora fosse in grado di portarsi al di fuori (o al di sopra) della illusione spazio-temporale, potrebbe vedere anche gli altri sentieri, quelli che non abbiamo percorso, ad es., nel passato. Si dice che i mistici, in determinate circostanze, si avvicinino a un tale stato di luminosa consapevolezza: concentrando le loro menti in Dio, essi &#8211; con Dio &#8211; vedono l&#8217;eterno presente delle cose che sono, che furono, che saranno, che avrebbero potuto essere, che potrebbero essere, che potranno essere. Teoricamente, quindi, si potrebbe immaginare che la coscienza illuminata da una tale visione cosmica, agendo dal di fuori del tempo, rimuova un determinato sentiero del passato e lo sostituisca con un altro possibile, annullando di fatto un evento passato o anche modificandolo a piacere. Chi \u00e8 riuscito a spezzare il velo di Maya dello spazio-tempo non subisce pi\u00f9 la pesantezza degli eventi temporalmente definiti una volta per tutte; si muove nella leggerezza degli eventi eternamente possibili, eternamente attuali (o non attuali) a seconda della propria volont\u00e0.<\/p>\n<p>Non si tratta di mera suggestione psicologica, come un ipnotizzatore che mi convincesse di non aver fatto una certa cosa, mentre in realt\u00e0 l&#8217;ho fatta; n\u00e9 di una cancellazione della memoria, come se mi convincessi di non aver sognato una cosa che, in realt\u00e0, ho sognato. Trasformare o cancellare il passato \u00e8 cosa possibile &#8211; ripetiamo, teoricamente possibile &#8211; nel momento in cui si siano superate le strette barriere della limitazione spazio-temporale. Perch\u00e9 se, a quel punto, non esiste che un eterno presente, il presente essendo privo di estensione pu\u00f2 essere modificato a volont\u00e0, come una lavagna sulla quale si scrive o si cancella liberamente; ma si scrive o si cancella in modo cos\u00ec istantaneo che l&#8217;azione precedente non viene solo modificata, ma cancellata, come se non fosse mai esistita.<\/p>\n<p>Ci piace concludere queste brevi riflessioni, che meriterebbero un maggiore approfondimento in altra sede, riportando una pagina del libro di Silvano Troncarelli <em>Il fascino della mente<\/em> (Gardolo di Trento, Luigi Reverdito Editore, 1988, pp. 79-81).<\/p>\n<p><em>&quot;Albert Einstein una volta disse che forse sarebbe stato meglio se avesse fatto l&#8217;orologiaio. Indubbiamente la scoperta della teoria della relativit\u00e0 lo pose perplesso di fronte al problema del tempo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per chi vive all&#8217;interno la fenomenologia ESP, il tempo \u00e8 avvertito come spazio-tempo&#8217;, una qualit\u00e0 &#8216;sintetica&#8217; le cui dimensioni &#8216;irraggiungibili&#8217; sono percepite compresenti nella dimensione unitaria.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Si potrebbe pensare anche ad un tempo &#8216;immobile&#8217; ,ma &#8216;denso di qualit\u00e0&#8217; (Jung), &#8216;un tempo quando non c&#8217;era ancora il tempo&#8217; come dicono i primitivi australiani (L\u00e9vy-Strauss), un tempo prima della creazione, scrive M. Foucault.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Esso pare &#8216;assorbirti&#8217; verso la sua &#8216;origine neutra&#8217;. Tali sensazioni potrebbero associarsi alla &#8216;condizione primordiale&#8217;, la quale &#8211; scrive M. Eliade &#8211; non \u00e8 storica, non essendo calcolabile cronologicamente. Si tratta invece di una anteriorit\u00e0 mitica del tempo &#8216;originario&#8217;, di ci\u00f2 che \u00e8 accaduto in principio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ed \u00e8 proprio la labilit\u00e0 stessa del tempo che fa allora appello ad un altro tempo: un tempo solido ,unico, un &#8216;tempo contratto&#8217;, un tempo senza alcuna storia, , senza culture, un tempo senza il nostro tempo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E Servadio osserva, in proposito, che il pensiero greco \u00e8 stato precorritore. \u00abNoi abbiamo un solo vocabolo per indicare il tempo,; i greci ne avevano due: uno era<\/em> Kr\u00f2nos, <em>ossia il tempo come abitualmente lo osserviamo, il tempo che misuriamo con precisione, il tempo &#8211; appunto &#8211; dei &#8216;cronometri&#8217;, l&#8217;altro era<\/em> k\u00e0iros<em>, che indicava, oltre che ogni misura ,una &#8216;partecipazione&#8217; nel tempo, il tempo che sperimentiamo nei momenti magici in cui ci sentiamo rilassati e sospesi ,immersi nella esaltazione della esperienza; il tempo della &#8216;coscienza cosmica&#8217;, il tempo senza tempo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Alcuni filosofi-mistici che hanno vissuto questo tempo, ne danno una spiegazione secondo la loro esperienza.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Platone definiva il tempo come \u00abl&#8217;immagine mobile dell&#8217;eternit\u00e0\u00bb (<\/em>Timeo, <em>27 d).<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;&quot;Per Plotino il tempo non esiste fori dell&#8217;anima; esso \u00e8 la vita dell&#8217;anima e consiste del movimento per il quale l&#8217;anima passa da uno stato ad un altro della sua vita (<\/em>Enn., _3Cem>III, 7-11).<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;&quot;Per Agostino il tempo ha costituito la riflessione pi\u00f9 tormentata della sua ricerca. Egli definisce il tempo come l&#8217;estensione dell&#8217;anima aperta verso il passato e verso il futuro. \u00abNon ci sono, propriamente parlando, &#8211; egli dice &#8211; tre tempi, il passato ,il presente e il futuro, ma soltanto tre presenti: il presente del passato, il presente del presente ,il presente del futuro (<\/em>Confess., _3Cem>XI, &quot;20, 1).<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In termini invece pi\u00f9 accessibili, oggi si parla di tempo cronologico e tempo biologico. Il primo \u00e8 quello misurato dai nostri orologi in riferimento ai moti della terra, del sole, ecc., il secondo \u00e8 quello che cadenza il sonno, la veglia, la fame, la sete, i cicli, ecc.- Si parla anche di tempo reale e di tempo ideale. I primo \u00e8 quello col quale si fanno i conti colla realt\u00e0 quotidiana, il secondo invece \u00e8 quello, ad esempio, di alcune trib\u00f9 primitive le quali hanno del tempo un&#8217;idea pi\u00f9 libera e pi\u00f9 rispondente alle esigenze della natura in cui sono immersi, sfuggendo ai ritmi inflessibili dell&#8217;orologio. Per questi fortunati il tempo rappresenta una qualit\u00e0 dell&#8217;essere, un&#8217;altra dimensione che possiede i caratteri del sogno e della immaginazione creatrice\u00bb (Jung).&quot;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scrive S. Tommaso d&#8217;Aquino nella Summa Theologiae (parte I, quest. 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