{"id":23663,"date":"2016-03-01T11:57:00","date_gmt":"2016-03-01T11:57:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/03\/01\/la-fede-del-cristiano-cambia-continuamente-secondo-il-momento-storico\/"},"modified":"2016-03-01T11:57:00","modified_gmt":"2016-03-01T11:57:00","slug":"la-fede-del-cristiano-cambia-continuamente-secondo-il-momento-storico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/03\/01\/la-fede-del-cristiano-cambia-continuamente-secondo-il-momento-storico\/","title":{"rendered":"La fede del cristiano cambia continuamente, secondo il momento storico?"},"content":{"rendered":"<p>La fede religiosa, la fede cristiana, la fede cattolica, sono legate alla mutevolezza dei tempi, oppure si innalzano al di sopra della contingenza storica, sociale, culturale e si pongono risolutamente sul piano dell&#8217;assoluto e dell&#8217;eterno?<\/p>\n<p>Posta in questi termini, potrebbe sembrare una domanda un po&#8217; strana; eppure sporge spontanea, leggendo le opere di numerosi teologi odierni, e anche i discorsi di non pochi laici credenti, e le omelie di un certo numero di sacerdoti, talvolta anche di vescovi e cardinali.<\/p>\n<p>Allora incominciamo col dire che la tesi secondo cui la fede muta col mutare dei tempi \u00e8 alquanto recente: in duemila anni di storia del cristianesimo, \u00e8 solo a partire dal Concilio Vaticano II che si fanno simili discorsi, e che si trova perfettamente normale farli. Prima, nessuno si era mai sognato di porre una simile domanda, e tanto meno di rispondere affermativamente.<\/p>\n<p>Con il Concilio Vaticano II, e specialmente con la fase del post-concilio, nella quale il &quot;partito&quot; progressista e modernista in seno alla Chiesa, col sostegno dei mass-media e dell&#8217;opinione pubblica, opportunamente pilotata e manipolata, ha preso decisamente il sopravvento, spazzando via, una dopo l&#8217;altra, tutta una serie di roccaforti della Tradizione (e la scriviamo con la lettera maiuscola, per ricordare che non si tratta di una semplice &quot;tradizione&quot; in senso profano e puramente umano, ma divinamene ispirata, tanto quanto lo \u00e8 la sacra Scrittura), la fede cattolica, intesa come verit\u00e0 eterna e completa in se stessa, non modificabile n\u00e9, tanto meno, negoziabile, ha incominciato a sgretolarsi, per mano di coloro stessi i quali avrebbero dovuto difenderla; e ad essa \u00e8 venuta sostituendosi una nuova idea di &quot;fede&quot;, legata ai tempi storici, alle contingenze, agli ambienti culturali, e, soprattutto, derivante da un &quot;dialogo&quot; con il mondo moderno che si \u00e8 risolto, sempre pi\u00f9, in una assunzione, da parte della fede stessa, delle prospettive, dei metodi e dei modi di pensare e di sentire tipici della dimensione profana, laica e immanentistica.<\/p>\n<p>Ma che cos&#8217;\u00e8 la fede? Non \u00e8 un dato culturale, che, come tale, pu\u00f2 &#8212; anzi, deve &#8211; lasciarsi permeare, modificare, aggiornare, secondo il mutare dei tempi, delle sensibilit\u00e0, degli approcci intellettuali, culturali, psicologici, morali. Questo processo di &quot;revisione&quot; e di continuo riadattamento si pu\u00f2 ammettere per la religione, in quanto fatto storico e sostanzialmente esteriore; non per la fede, che della religione, \u00e8, appunto, il nucleo essenziale e immodificabile, proprio perch\u00e9 immateriale, proprio perch\u00e9 sovra-razionale e proprio perch\u00e9 originato da un incontro fra l&#8217;umano e il divino che si pone al di fuori e al di sopra del livello razionale, storico, &quot;sociologico&quot;, perch\u00e9 ha luogo nell&#8217;interiorit\u00e0 della coscienza, nel profondo dell&#8217;anima: e l&#8217;anima non \u00e8 un prodotto storico, non \u00e8 soggetta alla necessit\u00e0 di &quot;aggiornarsi&quot; intellettualmente o culturalmente.<\/p>\n<p><em>La fede \u00e8 la sete e la fame di Dio<\/em>; ed essa non appartiene alla dimensione storica e contingente, alla dimensione antropologica e culturale, ma alla dimensione dell&#8217;assoluto e dell&#8217;eterno. Negare questo fatto, significa fare propria la concezione dell&#8217;uomo che caratterizza le filosofie materialiste razionaliste, dalle quali deriva una concezione morale di tipo relativista e una concezione storica di tipo immanentista. Se si vede nell&#8217;uomo solo un essere dotato di vita biologica e psichica, privo di anima e di una dimensione soprannaturale, allora la religione si riduce a un evento di tipo storico-culturale, e la fede si riduce a una suggestione soggettiva, e, in ultima analisi, a una nevrosi, sfociante in una vera e propria alienazione dell&#8217;uomo da se stesso. Per il credente, per\u00f2, l&#8217;uomo non \u00e8 solo questo; \u00e8 molto di pi\u00f9: in lui \u00e8 presente anche una vita divina, la vita dell&#8217;anima, che ha nostalgia dell&#8217;assoluto e dell&#8217;eterno e che si protende verso Dio, come la propria dimora.<\/p>\n<p>Ha scritto, ad esempio, il teologo veneziano Giuseppe Ellero (semplice omonimia con il grande poeta friulano di un secolo fa), in una pagina di riflessione mariana, su &quot;la Nuova Gerusalemme&quot;, prendendo lo spunto da Apocalisse, 21, 1-5a, in cui si parla di cieli nuovi e terra nuova (in: \u00abLa madre di Dio. Il lezionario mariano: commento esegetico e pastorale del lezionario liturgico\u00bb, a cura di Mario Masini, Brescia, Editrice Queriniana, 1975, pp. 172-173):<\/p>\n<p><em>\u00abIl Concilio Vaticano II, in un periodo che segnava il rinnovamento interiore e pratico della chiesa, diceva di guardare a Maria come a un segno di futura speranza e consolazione (&quot;Lumen gentium&quot;, n. 68) e si riferiva al suo stato di attuale perfetta glorificazione in cielo. Maria, che da Luca viene assimilata alla &quot;Sion&quot; dei tempi messianici, porta in s\u00e9 i caratteri della Gerusalemme celeste, come appare in questa visione finale dell&#8217;Apocalisse. Negli ultimi tempi cielo e terra si congiungono per formare nell&#8217;unica grande chiesa, sposa e madre, il regno di Dio, cio\u00e8 il luogo dell&#8217;incontro tra Dio e l&#8217;umanit\u00e0 e la fine di ogni dolore.<\/em><\/p>\n<p><em>A. LE ULTIME VERIT\u00c0. La catechesi dei novissimi ha usato lungo i secoli diverso linguaggio; oggi non si pu\u00f2 dire che il cristiano abbia una fede in tutto conforme a quella di uno o cinque secoli fa. \u00a0I termini usati dalla Scrittura per indicare il cielo, il paradiso, il giudizio universale, la restaurazione finale, ecc., sono presi dal linguaggio profetico e apocalittico in uso al tempo di Ges\u00f9 e degli apostoli.<\/em><\/p>\n<p><em>In modo semplicistico e superficiale qualcuno potrebbe negare ogni senso trascendentale a queste realt\u00e0, demitizzandole &#8211; come si dice oggi &#8211; e trasferendole una per una nel piano morale, psicologico o sociale della realt\u00e0 effettiva. Il cielo \u00e8 qui fra noi, il paradiso \u00e8 in terra, la glorificazione della materia avviene nell&#8217;ambito della storia umana, sia [?] gi\u00e0 in un mondo nuovo, nel quale lentamente ma progressivamente si attuano le caratteristiche del Vangelo e la risoluzione di ogni problema di dolore e di sofferenza.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma ci\u00f2 non sarebbe n\u00e9 conforme alla tradizione universale della chiesa n\u00e9 realistico, se si pensa che il mondo non va verso la risoluzione di tutti i problemi passati, ma piuttosto verso nuovi aggiornati problemi che confermano la precariet\u00e0 e la contingenza di questo mondo. Il messaggio cristiano rinvia giustamente l&#8217;uomo a un traguardo della storia, in cui misteriosamente Dio interverr\u00e0 con la presenza diretta, come intervenne nella creazione del mondo e nella redenzione, per dare inizio a un nuovo rapporto tra la creatura e il suo Dio e per ridare un senso alla materia e al corpo, temporaneamente spenti con la morte individuale, ma non annichilati.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>B. COMUNIONE DELL&#8217;UOMO CON DIO NELLA GIOIA. L&#8217;importante di questo messaggio escatologico non \u00e8 nei suoi particolari ma nella sua sostanza. A noi basti sapere che avverr\u00e0; non importa come e quando avverr\u00e0. La rivelazione \u00e8 concorde nel dire che tutto ritorner\u00e0 a Dio \u00a0e former\u00e0 una sola cosa con lui (s. Paolo), che Dio abiter\u00e0 con gli uomini e sparir\u00e0 tutto quello che impedisce la gioiosa comunione con Lui (s. Giovanni).<\/em><\/p>\n<p><em>Ci\u00f2 \u00e8 importante anche nel momento presente, cio\u00e8 lungo il corso della storia umana, specialmente nell&#8217;ambito ella chiesa degli eletti, che possiede la certezza di tali realt\u00e0; sia a livello individuale come a livello sociale, bisogna mirare sempre alla comunione con Dio e non alla negazione o al superamento di Lui. Ma sappiamo che comunicare con Dio corrisponde a rimanere nella comunione con gli uomini (anche nemici), perch\u00e9 Cristo ci ha rivelato la nostra natura di figli e fratelli nei confronti di Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>Ogni pena, ogni contingenza, ogni problema non vanno sofferti per se stessi, ma in vista del loro superamento, cio\u00e8 in attesa e con l&#8217;intento preciso di arrivare all&#8217;assenza di ogni dolore, perch\u00e9 la creatura \u00e8 stata fatta per la vita, per la gioia e per l&#8217;amore.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 sconcertante come questo teologo &quot;cattolico&quot; affermi, con la massima disinvoltura, e, apparentemente, senza rendersi conto della immensa e devastante portata delle sue parole, che \u00aboggi non si pu\u00f2 dire che il cristiano abbia una fede in tutto conforme a quella di uno o cinque secoli fa\u00bb. Se \u00e8 vero che \u00abla catechesi dei novissimi ha usato lungo i secoli diverso linguaggio\u00bb, non si pu\u00f2 dire, per\u00f2, che, negli ultimi cinque secoli, o anche solo nell&#8217;ultimo secolo, sia cambiata la fede dei cristiani: una simile affermazione \u00e8 semplicemente non cristiana e non cattolica. La fede non pu\u00f2 cambiare; non \u00e8 un vestito che si indossa e che si toglie, che si allunga e che si accorcia, che si adatta ai diversi momenti e alle diverse circostanze: la fede \u00e8 la comunione con la grazia divina e l&#8217;incontro mistico con la Rivelazione di Ges\u00f9 Cristo. Possono cambiare certi segni esteriori della fede, certe manifestazioni materiali, ma entro certi limiti, sia ben chiaro; ad esempio, \u00e8 sbagliato pensare che si possa cambiare da cima a fondo tutta, o quasi tutta, la sacra liturgia, come pure \u00e8 stato fatto dopo il Concilio Vaticano II, per impulso decisivo dell&#8217;arcivescovo Annibale Bugnini, poi sospeso dalle sue funzioni ed espulso dallo stesso Paolo VI perch\u00e9 in odore di essere affiliato alla Massoneria. Delle moderate riforme liturgiche erano gi\u00e0 state fatte, anche nel corso del Novecento, specialmente per volont\u00e0 di Pio XII: ma nello spirito della Tradizione e nel rispetto della stessa, non al fuori di essa e quasi contro di essa. Invece, la riforma liturgica del Vaticano II, e specialmente quella del post-concilio, ha dato l&#8217;impressione di considerare la Tradizione come una tradizione puramente umana, suscettibile di modificazioni e &quot;aggiornamenti&quot; proprio come qualsiasi altra realt\u00e0 umana. E il discorso di Giuseppe Ellero \u00e8 tutto su questa linea, anzi, si spinge ancora pi\u00f9 in l\u00e0: egli afferma che non solo la liturgia pu\u00f2 e deve essere modificata, ma che perfino la fede dei cristiani \u00e8 soggetta alle trasformazioni operate dal tempo storico.<\/p>\n<p>Dopo l&#8217;esaltazione di rito del profondo rinnovamento nella vita della Chiesa operato dal Concilio Vaticano II, questo Autore cerca di ridurre l&#8217;impatto che la &quot;vecchia&quot; catechesi dei novissimi pu\u00f2 produrre, adoperando termini presi, dice, dal linguaggio profetico e apocalittico dei tempi di Ges\u00f9. Non si capisce bene cosa intenda dire: se il cielo, il giudizio universale, il paradiso e la restaurazione finale (che lui scrive, tutti, con la lettera minuscola) si dovrebbero tradurre con altri vocaboli dell&#8217;italiano moderno, o cos&#8217;altro. Poi, dopo aver insinuato il dubbio che questi termini &quot;antichi&quot; indichino qualcosa che non \u00e8 pi\u00f9 attuale (nemmeno il cielo? nemmeno il giudizio?), insomma qualcosa che abbiamo frainteso, e che andrebbe interpretato in tutt&#8217;altro modo, egli passa abilmente a negare la tesi opposta, cio\u00e8 a confutare l&#8217;esegesi &quot;demitizzante&quot; alla Rudolf Bultmann, dandosi l&#8217;aria di chi \u00e8 disposto, s\u00ec, a introdurre delle riforme, ma non la rivoluzione, e quindi lotter\u00e0 strenuamente per difendere l&#8217;idea che il cielo \u00e8 il cielo e la terra \u00e8 la terra; che il cielo non \u00e8 qui sulla terra e che il paradiso non si realizza qui, ora, in mezzo a noi. Insomma, bont\u00e0 sua, ci rassicura sul fatto che sarebbe sbagliato ridurre tutto a mito, quasi spaventato dalle possibili conseguenze che la sua stessa impostazione, inevitabilmente, minaccia di innescare. Poi ribadisce che il mondo non va verso la risoluzione dei problemi umani, perch\u00e9 ne presenta sempre di nuovi, e sarebbe &quot;non conforme&quot; alla tradizione (minuscola) e neppure realistico, non prenderne atto. Dunque, la ragione per cui non bisogna pensare che l&#8217;uomo possa redimersi da solo \u00e8 che ci\u00f2 sarebbe &quot;non conforme&quot; alla tradizione e &quot;poco ragionevole&quot;: laddove il primo argomento \u00e8 indebolito dal fatto che non ne viene evidenziata l&#8217;assoluta contrapposizione e l&#8217;irriducibile contrariet\u00e0 a quanto dice il Vangelo, mentre il secondo appare di tipo esclusivamente razionale, e quindi umano: cos\u00ec come,ad esempio, la storia umana ci mostra che le guerre non risolvono i problemi, allo stesso modo noi possiamo dedurne, per esclusione, che l&#8217;uomo non potr\u00e0 instaurare il paradiso in terra con le sue forze.<\/p>\n<p>Infine, il colpo di scena: i credenti debbono &quot;mirare alla comunione con Dio&quot; nell&#8217;attesa che i tempi siano compiuti, il che si traduce nell&#8217;essere in comunione con i fratelli, anche i nemici, perch\u00e9 tutti gli uomini sono figli di Dio. Notiamo, di sfuggita, che qui non si parla di Cristo, n\u00e9 della croce, n\u00e9 del peccato e della grazia: si parla solo, genericamente, di Dio; un discorso, quindi, che potrebbe andare altrettanto bene per un&#8217;altra religione, diversa da quella cristiana. E che vuol dire &quot;essere in comunione con tutti, anche con i nemici&quot;? Significa che non esiste differenza fra seguire Cristo e andare contro di Lui? O significa, genericamente, che bisogna amare tutti, anche i nemici? Se si tratta della seconda, allora \u00e8 una banalit\u00e0, perch\u00e9 il Vangelo parla appunto di questo. Se si tratta della prima, allora non ci siamo: amare ed essere in comunione sono due cose diverse: si possono amare i nemici, ma non essere in comunione con loro: perch\u00e9 i nemici dei cristiani sono anche, e prima di tutto, nemici di Cristo, e non \u00e8 possibile essere in comunione con costoro, semmai averne compassione e pregare per loro. Forse che il buon cristiano deve porsi in comunione anche coi diavoli, perch\u00e9 siamo tutti &quot;figli&quot; dello stesso Padre? Via, qui si scivola nel grottesco.<\/p>\n<p>Da ultimo, la sviolinata retorica, trionfalistica e umanistica, tipica del cattolicesimo progressista e modernista: siamo fatti per la vita, per la gioia e per l&#8217;amore, dunque il credente deve avere il preciso intento di arrivare all&#8217;assenza di ogni dolore. E sarebbe questo il fine del cristianesimo: portare l&#8217;uomo verso l&#8217;assenza di dolore? Non del cristianesimo \u00e8 questo il fine, ma dello stoicismo; e teologi di tal fatta non sono teologi cristiani e cattolici, ma teologi pagani e stoici (qualche volta un po&#8217; epicurei). Di nuovo, niente da dire sulla Croce, come via necessaria a Cristo; niente peccato, niente pentimento, niente richiesta d&#8217;aiuto a Dio. La sofferenza stessa viene svuotata di senso: l&#8217;importante \u00e8 che essa venga &quot;superata&quot;. Ma che razza di teologia cattolica \u00e8 codesta? Lasciamo che siano i cattivi filosofi a parlare di &quot;superamento&quot;, quando non sanno come spiegare un dato passaggio dei loro sistemi di pensiero. Per un teologo cristiano, la sofferenza \u00e8, s\u00ec, qualcosa che va superato, ma \u00e8 sbagliato porre ci\u00f2 che costituisce il punto d&#8217;arrivo, come se fosse il punto di partenza. <em>L&#8217;obiettivo non \u00e8 quello di &quot;superare&quot; la sofferenza, ma di darle un senso<\/em>: e il senso della sofferenza (nonch\u00e9 della morte) sta nella Croce, nella sequela di Cristo che si traduce nell&#8217;accettazione della sofferenza, non nel suo &quot;superamento&quot;. Il superamento lo opera Cristo, non l&#8217;uomo: ma non per tutti, solo per quelli che hanno saputo accettare la Croce, e che l&#8217;hanno accettata per amor Suo, come Lui l&#8217;ha accettata per amor nostro. Si ricordi il toccante colloquio di Cristo con il Padre divino, nell&#8217;Orto degli Ulivi, nell&#8217;imminenza della Passione, e la preghiera del Figlio: \u00abPadre, se \u00e8 possibile, passi da me questo calice; per\u00f2 sia fatta la Tua volont\u00e0, non la mia\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La fede religiosa, la fede cristiana, la fede cattolica, sono legate alla mutevolezza dei tempi, oppure si innalzano al di sopra della contingenza storica, sociale, culturale<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30169,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[117,267],"class_list":["post-23663","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-modernismo","tag-dio","tag-virtu-di-fede"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-modernismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23663","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23663"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23663\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30169"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23663"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23663"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23663"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}