{"id":23661,"date":"2013-01-10T09:05:00","date_gmt":"2013-01-10T09:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/01\/10\/quando-calcolo-ambizione-orgoglio-dettano-legge-nel-gioco-dei-sentimenti\/"},"modified":"2013-01-10T09:05:00","modified_gmt":"2013-01-10T09:05:00","slug":"quando-calcolo-ambizione-orgoglio-dettano-legge-nel-gioco-dei-sentimenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/01\/10\/quando-calcolo-ambizione-orgoglio-dettano-legge-nel-gioco-dei-sentimenti\/","title":{"rendered":"Quando calcolo, ambizione, orgoglio dettano legge nel gioco dei sentimenti"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 pressoch\u00e9 certo che, se gli innamorati potessero leggere veramente nel pensiero dell&#8217;altro mentre si scambiano le parole ed i gesti della schermaglia amorosa, resterebbero impietriti dalla scoperta di quanta poca sincerit\u00e0, spontaneit\u00e0 e verit\u00e0 vi siano sovente in essi, e, viceversa, di quanto calcolo, fredda strategia e lucida determinazione, dettati da una torbida miscela di orgoglio e ambizione, si nascondano dietro una interpretazione degna, talvolta, del pi\u00f9 rinomato palcoscenico.<\/p>\n<p>Eppure c&#8217;\u00e8 una cosa che li lascerebbe ancora pi\u00f9 sbalorditi e, crediamo, assai pi\u00f9 sconvolti, se essi avessero la forza, l&#8217;onest\u00e0 ed il coraggio di togliere la maschera che indossano e riconoscere nei propri pensieri e sentimenti, nelle proprie parole e nei propri gesti quella stessa torbida miscela di orgoglio e ambizione, quella volont\u00e0 di manipolazione dell&#8217;altro, quella penosa commedia di falsit\u00e0 e ipocrisia, avente l&#8217;unico scopo di dare di s\u00e9 una immagine diversa, e assai pi\u00f9 nobile e disinteressata, di quel che non sia la realt\u00e0, pur di piegare l&#8217;altro alle proprie voglie e ai propri disegni, lusingandolo con dolci espressioni e con teneri gesti.<\/p>\n<p>Attenzione: non stiamo dicendo che, in amore, tutti sono falsi e tutti recitano una parte; stiamo dicendo che \u00e8 abbastanza facile sospettare che ci\u00f2 accada, o che possa accadere, da parte dell&#8217;altro, mentre si d\u00e0 praticamente per scontato che una simile doppiezza, una simile capacit\u00e0 di finzione non ci appartiene, non rientra nella nostra natura e, dunque, che noi non scenderemmo mai cos\u00ec in basso, fino a recitare la parte degli innamorati quando non lo siamo, ma vogliamo soltanto possedere il corpo dell&#8217;altro, oppure persuaderlo del nostro sincero interesse per ricavare da lui qualche altro inconfessabile vantaggio, magari di tipo economico o professionale.<\/p>\n<p>Anche nel gioco amoroso, insomma, tendiamo a ragionare con un doppio metro di giudizio, cos\u00ec come facciamo, in genere, in tutte le altre situazioni della vita: noi siano puri, onesti e in buona fede; gli altri possono nascondere, e talvolta rivelano effettivamente, doppiezza, perfidia, calcolo spudorato. Magari ci disprezziamo per altri aspetti; forse ci riteniamo gli ultimi, i pi\u00f9 meschini, i pi\u00f9 immeritevoli esseri umani fra quanti ve ne sono al mondo; per\u00f2, in fatto di lealt\u00e0, sincerit\u00e0 e buona fede, non vi \u00e8 dubbio che siamo dei campioni, e i malvagi sono sempre gli altri.<\/p>\n<p>Il ladro non ammette di rubare davanti a se stesso, e il bugiardo non ammette di mentire: entrambi sono capaci di inventarsi infinite giustificazioni per attenuare, modificare e rovesciare l&#8217;inevitabile giudizio negativo che dovrebbero pronunciare contro se medesimi. Ebbene, la stessa cosa avviene nel gioco dei sentimenti: a fingere, a ingannare, a porsi in maniera subdola e sleale sono sempre gli altri: noi siamo le vittime innocenti, anche se abbiamo fatto della seduzione, con qualunque mezzo e a qualunque costo, quasi una nostra seconda natura.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso di una donna sposata che civetta con gli uomini, accoglie lusingata i loro complimenti, finge di ritrarsi e intanto si compiace di se stessa, arrossisce di piacere, provoca con gli sguardi; eppure \u00e8 molto raro che una donna del genere si veda per quel che realmente \u00e8, che sappia giudicare con franchezza il proprio comportamento, che riconosca l&#8217;ambiguit\u00e0 voluta e cercata del proprio agire. Se il gioco dovesse andare troppo oltre, se dovesse scivolarle di mano, se dovesse portarla alla infedelt\u00e0 piena ed esplicita, allora la colpa sar\u00e0 dell&#8217;altro, che ha frainteso, che ha approfittato di lei, che ha abusato della sua amicizia.<\/p>\n<p>Naturalmente ci sono anche molti uomini che si comportano cos\u00ec e che sentono e pensano in tal modo: individui da nulla, senza spina dorsale, senza chiarezza, senza alcuna consistenza, pronti a raccontarsi ogni genere di storie per sentirsi sempre a posto e attribuire il torto agli altri.<\/p>\n<p>Gli scrittori sono spesso pi\u00f9 fini osservatori dell&#8217;animo umano di psicologi e filosofi; forse perch\u00e9 meno pretenziosi, forse perch\u00e9 pi\u00f9 attenti al concreto; mentre quelli, non di rado, pesi nelle loro stratosferiche altezze, finiscono per smarrire l&#8217;uomo in carne ed ossa, sostituendolo con schemi ed elucubrazioni pseudoscientifiche. Uno di questi acuti osservatori dell&#8217;animo umano \u00e8 stato Dante; un altro, Cervantes; un altro ancora, Dostoevskij; e non dimentichiamo Henri Beyle, in arte Stendhal, l&#8217;autore del celebre romanzo \u00abIl Rosso e il Nero\u00bb, pubblicato nel 1830, su cui ora vogliamo brevemente soffermarci.<\/p>\n<p>Magistrale, nella sua apparente semplicit\u00e0, la descrizione della serata in cui Julien, l&#8217;ambizioso protagonista, dopo essersi imposto, a mente fredda, di spingere pi\u00f9 avanti il proprio progetto di seduzione di Madame de R\u00eanal, riesce a stringerla la mano nel buio, in giardino, a due passi dalla cugina inconsapevole, sostenendo una durissima battaglia contro la propria timidezza, non gi\u00e0 spinto da un sentimento di amore, ma dalla sua smania esasperata di affermazione sociale e dalla volont\u00e0 di identificarsi con il suo eroe, Napoleone Bonaparte (da: Stendhal, \u00abIl Rosso e il Nero\u00bb, libro primo, cap. IX; titolo originale: \u00abLe Rouge et le Noir\u00bb; traduzione da francese di Ugo Dettore, Milano, Rizzoli, 1950, 190, pp. 54-57):<\/p>\n<p>\u00abIl tramonto, avvicinandosi il momento decisivo, fece battere in modo singolare il cuore di Giuliano. Venne la notte. Not\u00f2, con una gioia che gli tolse dal petto un peso immenso, che sarebbe stata molto buia. Il cielo, carico di grosse nubi trascinate da un vento caldo, sembrava annunciare la tempesta. Le due amiche passeggiarono fino a tardi. Tutto ci\u00f2 che facevano quella sera sembrava singolare a Giuliano. Godevano quel tempo che, per certe anime sensibili, sembra accrescere il piacere di amare. Infine sedettero, la signora de R\u00eanal a fianco di Giuliano, e la signora Derville accanto alla sua amica. Preoccupato di ci\u00f2 che stava per tentare, Giuliano non riusciva a trovare parola. La conversazione languiva.<\/p>\n<p>&quot;Devo dunque starmene cos\u00ec, tremante e abbattuto, al primo duello?&quot;, pens\u00f2 Giuliano, troppo diffidente di s\u00e9 e degli altri per non vedere lo stato del suo animo. Nella sua angoscia mortale avrebbe preferito qualunque pericolo. Quante volte non desider\u00f2 che la signora de R\u00eanal fosse costretta per una ragione qualsiasi a lasciare il giardino e a rientrare in casa! La violenza che era costretto a imporsi era troppo forte perch\u00e9 la sua voce non ne fosse alterata; poco dopo, anche la voce della signora R\u00eanal si fece tremante, ma Giuliano non se ne accorse: la tremenda lotta fra il dovere e la timidit\u00e0 era troppo penosa perch\u00e9 egli fosse capace di osservare qualche cosa al di fuori di s\u00e9. Suonarono le nove e tre quarti all&#8217;orologio del castello, e ancora non aveva osato. Sdegnato della propria vilt\u00e0, pens\u00f2: &quot;Al momento preciso in cui suoneranno le dieci, far\u00f2 quel che mi son ripromesso di fare per tutti quest&#8217;oggi oppure salir\u00f2 nella mia stanza a bruciarmi le cervella&quot;.<\/p>\n<p>Dopo un ultimo istante di attesa e di ansiet\u00e0, durante il quale l&#8217;eccessiva emozione lo mise fuor di s\u00e9, suonarono le dieci. All&#8217;orologio che era proprio sopra di lui. Ogni colpo fatale gli riecheggi\u00f2 nel petto suscitandogli quasi una sensazione fisica. Allora, mentre l&#8217;ultimo colpo ancor risuonava, stese la mano e afferr\u00f2 quella della signora de R\u00eanal, che subito la ritrasse. Giuliano, senza saper quello che faceva, l&#8217;afferr\u00f2 ancora. Bench\u00e9 pieno di emozione, fu colpito dalla freddezza glaciale della mano che teneva stringendola con forza convulsa; ancora uno sforzo per togliergliela, poi la mano rest\u00f2. Si sent\u00ec l&#8217;anima inondata di gioia, non perch\u00e9 amasse la signora de R\u00eanal, ma perch\u00e9 un crudele supplizio era finito. Pens\u00f2 di parlare perch\u00e9 la signora Derville non si accorgesse di nulla; la sua voce risuon\u00f2 forte e squillante. Quella della signora de R\u00eanal, invece, tradiva un tal turbamento che la sua amica credette che non si sentisse bene e le propose di rientrare. Giuliano sent\u00ec il pericolo: &quot;Se la signora de R\u00eanal rientra in sala, mi ritrover\u00f2 nello stesso stato pauroso in cui ho trascorso la giornata. Ho tenuto troppo poco questa mano perch\u00e9 la cosa conti come un vantaggio acquisito&quot;. Nel momento in cui la signora Derville rinnovava la proposta di rientrare in sala, Giuliano strinse pi\u00f9 forte la mano che gli si abbandonava. La signora de R\u00eanal, che gi\u00e0 si alzava, torn\u00f2 a sedersi dicendo con voce languente: &quot;Sono un po&#8217; indisposta, \u00e8 vero, ma l&#8217;aria aperta mi fa bene&quot;. Queste parole confermarono la felicit\u00e0 di Giuliano, che, in quel momento, era all&#8217;apice: parl\u00f2, dimentic\u00f2 di fingere, apparve amabilissimo alle due amiche che l&#8217;ascoltavano. Tuttavia vi era ancora una certa apprensione dietro quel&#8217;eloquenza improvvisa. Temeva che la signora Derville, infastidita dal vento che cominciava a levarsi, e precedeva la tempesta, volesse rientrare senza di loro: allora sarebbe rimasti solo con la signora de R\u00eanal. Aveva avuto, quasi per caso, il cieco coraggio necessario per agire; ma sentiva di essere assolutamente incapace di dire la pi\u00f9 semplice parola. Per quanto lievi fossero i rimproveri di lei, sarebbe stato sconfitto, e reso nullo il vantaggio appena ottenuto. Fortunatamente per lui, quella sera i suoi discorsi enfaticamente patetici furono apprezzati dalla signora Derville, che assai spesso lo giudicava goffo come un fanciullo e assai poco divertente. La signora de R\u00eanal, da parte sua, con la mano in quella di Giuliano, non pensava a nulla; si abbandonava al puro senso della vita. Le ore trascorse sotto quel grande tiglio, che la tradizione dice piantato da Carlo il Temerario, , furono per lei un&#8217;epoca di felicit\u00e0. Ella ascoltava con delizia i gemiti del vento nel folto fogliame e il rumore di qualche rada fogoccia che cominciava a cadere sulle foglie pi\u00f9 basse. Giuliano non not\u00f2 un particolare che lo avrebbe molto rassicurato: la signora de R\u00eanal, che era stata costretta a liberar la mano per alzarsi ed aiutare sua cugina a sollevare un vaso da fiori rovesciato ai loro piedi dal vento, appena tornata a sedere gliela restitu\u00ec quasi senza difficolt\u00e0, come se fosse cosa gi\u00e0 convenuta fra loro.<\/p>\n<p>Mezzanotte era suonata gi\u00e0 da tempo; si dovette infine lasciare il giardino e separarsi. La signora de R\u00eanal, travolta dalla felicit\u00e0 di amare, era cos\u00ec inesperta che quasi non si faceva alcun rimprovero. La gioia le toglieva il sonno. Un sonno di piombo s&#8217;impadron\u00ec invece di Giuliano, estenuato dalle lotte che, per tutta la giornata, la timidit\u00e0 e l&#8217;orgoglio avevamo combattuto nel suo cuore. Il giorno dopo si svegli\u00f2 alle cinque; e, cosa che sarebbe stata crudele per la signora de R\u00eanal se l&#8217;avesse saputa, le rivolse appena un pensiero. Aveva compiuti il suo DOVERE, E UN DOVERE EROICO. Felice di questo sentimento, si chiuse a chiave in camera sua e si abbandon\u00f2 con un piacere tutto nuovo alla lettura delle gesta del suo eroe. Quando suon\u00f2 la campana della colazione, egli aveva dimenticato nei bollettini della grande armata tutti i successi del giorno prima. Nek discendere in sala, pens\u00f2 con tono leggero: &quot;Bisogna dire a questa donna che l&#8217;amo&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Nel seguito della vicenda, Julien finisce per rimanere vittima della propria implacabile strategia calcolatrice: seduce la signora de R\u00eanal e ne diventa l&#8217;amante, ma punta pi\u00f9 in alto e sta per sposarsi con la marchesina Mathilde de la Mole, quando l&#8217;altra, pazza di gelosia, ne denuncia il cinico arrivismo e manda all&#8217;aria il matrimonio; infuriato, Julien tenta di ucciderla e viene condannato a morte. Prima di salire sul patibolo, potr\u00e0 vedere entrambe le donne struggersi d&#8217;amore per lui: la signora de R\u00eanal, disperata, morir\u00e0 tre giorni dopo la sua esecuzione; l&#8217;altra si impadronir\u00e0 della sua testa e la coprir\u00e0 di baci, come l&#8217;eroina della novella di Boccaccio \u00abLisabetta da Messina\u00bb.<\/p>\n<p>Ora, quel che interessa notare \u00e8 che Julien, una sorta di Bel Ami &quot;ante litteram&quot; e decisamente pi\u00f9 sfortunato, sfrutta il proprio fascino sulle donne fino a quando non rimane preso nella propria trappola; ma non ha il coraggio di guardarsi dentro sino in fondo: vede il proprio arrivismo e la propria incontenibile ambizione, ma li traveste entrambi con il mito &quot;napoleonico&quot; che si \u00e8 costruito leggendo le gesta dell&#8217;imperatore; e giustifica il proprio cinismo con il &quot;dovere&quot; (Stendhal adopera volentieri proprio questa parola) di emulare il suo idolo, di essere degno di lui. Se si vedesse quale \u00e8 veramente, il figlio scontroso e frustrato di un avido borghese proprietario d&#8217;una segheria, pieno di rabbia contro il mondo intero a causa della propria fanciullezza solitaria e senza affetti, si renderebbe conto che egli usa le donne per vendicarsi di torti immaginari e per lenire le ulcere di un orgoglio e di una ambizione esasperati, patologici, devastanti.<\/p>\n<p>Non \u00e8 mai felice, anche quando potrebbe esserlo; non ha pace n\u00e9 riposo, perch\u00e9 tende sempre pi\u00f9 in alto, come un ossesso; disprezza tutti, perch\u00e9 non ama se stesso; o meglio si ama, ma nel modo sbagliato, cio\u00e8 in modo narcisista. In realt\u00e0, quel che cerca \u00e8 una rivalsa sul mondo intero, una rivalsa che non potr\u00e0 mai ottenere, perch\u00e9 qualunque meta \u00e8 troppo modesta per la sua sete implacabile di ascesa sociale, di affermazione e di prestigio.<\/p>\n<p>\u00c8 malato di volont\u00e0 di potenza; e, come lo sono tutti i suoi simili, \u00e8 malato perch\u00e9 sa, perch\u00e9 sente oscuramente di essere un debole, un fallito, un mal riuscito; ma non lo ammetterebbe mai, e per questo preferisce pensare che il mondo intero sfaccia schifo, che sia popolato solo da uomini stupidi e volgari, mentre lui solo \u00e8 nobile, sensibile, intelligente e, dunque, meritevole di riconoscimenti, onori e ricchezze.<\/p>\n<p>Povero Julien, come \u00e8 bravo a raccontarsi storie del genere; come \u00e8 abile nel tenersi lontano dalla verit\u00e0 &#8212; la verit\u00e0 che, forse, non solo non \u00e8 quel genio incompreso che crede di essere, quel Byron in sedicesimo che vorrebbe interpretare, ma forse non \u00e8 neppure un essere umano nella media, forse \u00e8 al di sotto della media, se un uomo va giudicato non per i doni che la natura gli ha dato, ma per l&#8217;uso che ha saputo farne e per la consapevolezza profonda di s\u00e9.<\/p>\n<p>E madame de R\u00eanal? E madame de R\u00eanal che s&#8217;innamora di lui come una ragazzina, lei, donna pi\u00f9 grande, sposata e madre di famiglia (Julien si \u00e8 introdotto in casa sua appunto come precettore dei suoi figli); che se ne innamora in perfetto candore, senza quasi rendesi conto dell&#8217;adulterio cui si abbandona: perch\u00e9, per la prima volta in vita sua, si sente viva, via e felice ed anche, a suo modo, innocente? Una sola volta il pensiero di stare tradendo il marito la turba (e questo prima di consumare l&#8217;adulterio), soprattutto per le conseguenze cui la esporrebbe davanti alla comunit\u00e0; ma subito si riprende, dicendo a se stessa che, se pure ama Julien, tuttavia non toglie nulla al marito, perch\u00e9 non ha mai provato per quest&#8217;ultimo un sentimento del genere. Ecco come si rassicura in un attimo, e poi non ci pensa pi\u00f9; in compenso, si getta nelle braccia di un giovinetto viziato e senza scrupoli, malato di egocentrismo, che gioca con lei una commedia assurda e pietosa, la commedia dell&#8217;amore, mentre non ne \u00e8 affatto innamorato, la usa soltanto per dimostrare a se stesso quel che vale, per punire la &quot;bestialit\u00e0&quot; del marito, borghese presuntuoso e sindaco del paese; e per far vedere a tutti di che cosa \u00e8 capace, se solo ci si mette.<\/p>\n<p>Una povera ingenua, allora, una madame Bovary &quot;avant la lettre&quot;, malata di romanticismo e di disarmato candore, finita per mera sfortuna nelle avide mani di un arrampicatore sociale, di un cacciatore di dote che non le vuol bene, perch\u00e9 lei \u00e8 gi\u00e0 sposata e non potrebbe mai appagarne le sconfinate ambizioni? Questo \u00e8 ci\u00f2 che le piacerebbe pensare di se stessa: perch\u00e9, se pure \u00e8 una creatura ingenua, alla sua ingenuit\u00e0 si mescola un bel po&#8217; di malizia; e, se pure \u00e8 vittima di un arrampicatore sociale, da parte sua non desidera affatto resistergli, perch\u00e9 anch&#8217;ella geme da anni nella propria frustrazione, e l&#8217;arrivo del bel precettore le ha rivelato il vuoto e il grigiore della sua esistenza precedente.<\/p>\n<p>Che triste commedia recitano tutti e due: la commedia degli inganni. S&#8217;ingannano a vicenda; ma ingannano anche se stessi. La realt\u00e0 \u00e8 molto pi\u00f9 prosaica di quel che amerebbero credere; ma, per guardarla, occorre coraggio, occorre l&#8217;abitudine alla lealt\u00e0 verso se stessi; e occorre una certa dose di fierezza, che \u00e8 cosa ben diversa dal misero orgoglio di Julien e dalla falsa coscienza di lei, che vorrebbe sempre lavarsi la coscienza con le ragioni dell&#8217;amore.<\/p>\n<p>Ci vuole altra stoffa, ci vuole altra capacit\u00e0 di spingere lo sguardo al di l\u00e0 delle apparenze; e, inoltre, ci vuole altra spina dorsale.<\/p>\n<p>Vivere con pienezza e con autenticit\u00e0 i propri sentimenti \u00e8 cosa seria, per persone adulte, capaci di guardare in se stesse: anche se dovessero vedere qualche cosa di poco bello, qualche cosa di molto diverso da ci\u00f2 che credevano vi fosse.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 pressoch\u00e9 certo che, se gli innamorati potessero leggere veramente nel pensiero dell&#8217;altro mentre si scambiano le parole ed i gesti della schermaglia amorosa, resterebbero impietriti<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-23661","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23661","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23661"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23661\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23661"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23661"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23661"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}