{"id":23652,"date":"2015-09-30T07:37:00","date_gmt":"2015-09-30T07:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/30\/cacciato-dal-paradiso-terrestre-dellinfanzia-ladulto-conserva-la-nostalgia-dellinfinito\/"},"modified":"2015-09-30T07:37:00","modified_gmt":"2015-09-30T07:37:00","slug":"cacciato-dal-paradiso-terrestre-dellinfanzia-ladulto-conserva-la-nostalgia-dellinfinito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/30\/cacciato-dal-paradiso-terrestre-dellinfanzia-ladulto-conserva-la-nostalgia-dellinfinito\/","title":{"rendered":"Cacciato dal Paradiso terrestre dell\u2019infanzia, l\u2019adulto conserva la nostalgia dell\u2019infinito"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;infanzia: luogo della minorit\u00e0 umana secondo gli antichi; stato felice perch\u00e9 anteriore al peccato secondo il cristianesimo; di nuovo luogo della minorit\u00e0 per il razionalismo seicentesco; e ancora, stato felice per la reazione sentimentale romantica: fino alla presente confusione concettuale, in cui pare che essa non abbia trovato una sua plausibile collocazione nel contesto dei valori sociali pi\u00f9 o meno riconosciuti e dei contrastanti bisogni produttivi e spirituali.<\/p>\n<p>\u00c8 buono, il bambino, oppure \u00e8 cattivo? \u00c8 uno stato felice, l&#8217;infanzia, oppure \u00e8 soltanto una fase preparatoria a ci\u00f2 che l&#8217;uomo adulto \u00e8 chiamato a divenire, alle responsabilit\u00e0 che egli dovr\u00e0 assumere? Cosa deve pensare l&#8217;uomo adulto del bambino; cosa deve pensare dell&#8217;infanzia; cosa deve credere e pensare di quel se stesso che \u00e8 stato un tempo, ma gi\u00e0 cos\u00ec lontano che non si pu\u00f2 misurare solo con i fogli del calendario; di quella condizione ormai cos\u00ec remota, e in cui tuttavia egli ha vissuto, che sembra confinare con il sogno, con l&#8217;irrealt\u00e0?<\/p>\n<p>Se accettiamo la tripartizione dell&#8217;anima umana, ammessa e sviluppata dai alcuni dei pi\u00f9 grandi filosofi del passato, compreso Sant&#8217;Agostino, di intelligenza, volont\u00e0 e amore, che ruolo svolge in siffatta trinit\u00e0 umana l&#8217;infanzia, nella quale l&#8217;intelligenza \u00e8 ancora allo stato latente &#8211; almeno nel senso di razionalit\u00e0; la volont\u00e0 non \u00e8 stata affatto educata, e dunque si manifesta in maniera capricciosa e imprevedibile; e l&#8217;amore \u00e8 una forza istintiva e incontrollabile, che corre liberamente, ma pericolosamente, insieme alla sua negazione speculare, l&#8217;odio?<\/p>\n<p>Ha osservato il filosofo Remo Bodei nella sua monografia \u00abOrdo amoris. Conflitti terreni e felicit\u00e0 celeste\u00bb (Bologna, Il Mulino, 1991, pp. 176-8):<\/p>\n<p>\u00abTanto Agostino, quanto pi\u00f9 tardi Descartes e Hobbes, sembrano porsi sull&#8217;onda lunga della tradizionale svalutazione dell&#8217;infanzia, filosoficamente inaugurata da Platone e proseguita poi da Aristotele e dagli stoici. L&#8217;immagine del bambino &quot;cattivo&quot; non deve naturalmente stupire se si pensa che la &quot;scoperta&quot; dell&#8217;infanzia \u00e8 un fenomeno relativamente recente. La stessa idea rousseauiana &#8212; per noi ormai banale e inguaribilmente retorica &#8212; dell&#8217;uomo buono quando esce dalle mani del creatore e poi corrotto dalla vita sociale, ha in effetti dovuto vincere, per affermarsi, tenaci e consolidate resistenze: non solo su quelle del senso comune (che insisteva sugli stessi comportamenti descritti da Agostino), ma anche quelle dogmatiche, legate alla dottrina del peccato originale e all&#8217;ostilit\u00e0 (ancora pi\u00f9 forte nella calvinista Ginevra) nei confronti del pelagianesimo e delle sue riprese moderne. Tra i diversi fattori di promozione di questo nuovo atteggiamento nei confronti dell&#8217;infanzia &#8212; quali, ad esempio, la diminuzione della mortalit\u00e0 infantile, che accresce e stabilizza l&#8217;affetto dei genitori verso esseri che acquistano progressivamente maggiori speranze di diventare adulti &#8212; vi \u00e8 anche un mutamento interno nelle costellazioni concettuali. Tra Seicento e Settecento si produce cio\u00e8 un corto circuito culturale nella rete che unisce &#8212; in linguaggio agostiniano &#8212; l&#8217;<em>intelligentia<\/em> o la <em>ratio<\/em> con le <em>passiones<\/em>, la <em>voluntas<\/em> e la <em>memoria<\/em>. La scoperta dell&#8217;infanzia implica infatti una serie di presupposti di natura diversa, anche teoretica, che rendono possibile un capovolgimento di prospettiva. Essi sono offerti, rispettivamente, dall&#8217;individuazione di una &quot;logica poetica&quot; della fantasia (o gi\u00e0 prima, in Spinoza, di un <em>ordo imaginationis<\/em>), che spezza il monopolio logico della ragione; dal districarsi delle passioni irruente e prepotenti dai sentimenti delicati e dolci; dall&#8217;apprezzamento di ci\u00f2 che \u00e8 spontaneo e che si manifesta senza inibizioni o sforzi apparenti; dall&#8217;esaltazione della spinta pulsionale in contrasto con il precedente riconosciuto primato della volont\u00e0.<\/p>\n<p>Si disgregano le strutture d&#8217;ordine e le pratiche di disciplinamento di esorcizzazione delle passioni, non pi\u00f9 considerate ormai quale perpetua minaccia che incombe sull&#8217;anima o come disobbedienza di alcune sue parti, bens\u00ec come espressione naturale del sentimento e della potenza di esistere. Il sorgere del mito dell&#8217;infanzia &#8212; quale polo magnetico della memoria, luogo simbolico di un&#8217;esistenza non ancora ferita, offesa o inaridita &#8212; cifra nascosta del senso di tutta la condotta e di tutti i desideri che successivamente si schiuderanno &#8212; rappresenta l&#8217;ultima fioritura di un lungo processo di rivalutazione di una razionalit\u00e0 sino ad allora rifiutata o non compresa in nome di una presunta malvagit\u00e0 delle origini. Bambino, artista e selvaggio vengono in tal modo &quot;romanticamente&quot; accomunati nelle vesti di campioni di una genuina umanit\u00e0 non (o non ancora) guastata dalla civilt\u00e0 o dal &quot;fardello dell&#8217;uomo bianco&quot;, da quella razionalit\u00e0 cio\u00e8 che ne fonda il dominio sul mondo al prezzo di una rinuncia ai moti spontanei del &quot;cuore&quot; e dei &quot;sentimenti&quot;. Cacciati presto dal paradiso terrestre dell&#8217;infanzia, gli adulti delle classi colte europee cominciarono oltre due secoli fa a privilegiare idealmente quegli uomini e quelle donne che rimangono &quot;fanciullini&quot; nell&#8217;anima e che, agli occhi della societ\u00e0, possono invece apparire come degli irregolari, a cui la ragione non \u00e8 riuscita ad imporre il suo morso. Si tratta, in senso lato, di &quot;poeti&quot;, capaci di creare qualcosa di nuovo estraendolo dalle profondit\u00e0 dell&#8217;animo (e non dalla <em>mens<\/em>) o dall&#8217;amore come passione e slancio privo di calcolo, che tutto rischia &#8212; come nelle eroine di Stendhal o di Ibsen &#8212; per uscire al di fuori dell&#8217;ordine angusto reso obbligatorio dal costume e dalle convenzioni.\u00bb<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa: cacciato dal Paradiso terrestre della sua infanzia, l&#8217;uomo conserva poi, per tutta la vita, con acuta, bruciante intensit\u00e0, la nostalgia di quella condizione felice, spensierata, gioiosa, che \u00e8 poi la nostalgia dell&#8217;Assoluto: perch\u00e9 l&#8217;infanzia \u00e8 l&#8217;et\u00e0 delle esperienze assolute, delle rivelazioni arcane, delle intuizioni folgoranti e definitive. Ci\u00f2 che viene appreso nell&#8217;infanzia per via d&#8217;intuizione immediata, non verr\u00e0 scordato mai pi\u00f9; n\u00e9 mai l&#8217;adulto cambier\u00e0 opinione intorno a quelle cose, dovesse pure mutarla riguardo a mille e mille altre. Ci\u00f2 che il bambino capisce e afferra, non dall&#8217;esperienza dell&#8217;adulto, razionale e mediata, ma dalla propria, fantasiosa e immediata, entrer\u00e0 a far pare del suo S\u00e9 in maniera pressoch\u00e9 definitiva.<\/p>\n<p>In effetti, il bambino ha in se stesso tutto il suo mondo; e, se \u00e8 vero che quel mondo si allarga continuamente, ad ogni nuova scoperta, e si trasforma, mano a mano, anche in senso qualitativo, perch\u00e9 uscire dall&#8217;infanzia significa anche apprendere le cose in maniera affatto diversa da come le si apprendeva da piccoli, \u00e8 altrettanto vero che il bambino, pur trovandosi al centro di un universo cognitivo in costante evoluzione, possiede comunque, entro un certo limite, una sorta di mappa concettuale d&#8217;insieme, la quale, per quanto sia soggetta ad un quotidiano ampliamento e ad una incessante revisione, \u00e8 gi\u00e0 completa in se stessa: non &quot;completa&quot; nel senso che sia definitiva, ma nel senso che, di per se stessa, \u00e8 sufficiente alle sue necessit\u00e0 del momento e gli offre strumenti adeguati &#8212; adeguati in senso relativo, beninteso &#8212; di lettura della realt\u00e0.<\/p>\n<p>In altre parole: quello che il bambino impara, quello che sa e che viene scoprendo, \u00e8 proporzionato alle sue necessit\u00e0 e, soprattutto, alla sua logica: che quel sapere sia del tutto insufficiente ad una chiara comprensione del mondo, \u00e8 una cosa che egli potr\u00e0 giudicare pi\u00f9 tardi, da ragazzo o da uomo adulto; ma, per intanto, esso gli \u00e8 sufficiente e adeguato; e, anche se a molte domande non sa rispondere, pure egli colma quei &quot;buchi&quot; cognitivi con delle ipotesi provvisorie, che, all&#8217;interno del suo sistema di logica, sono perfettamente ragionevoli e soddisfacenti, anche se pi\u00f9 tardi, con l&#8217;et\u00e0 adulta, lo faranno sorridere per la loro stravaganza e la loro enorme approssimazione.<\/p>\n<p>Viene quasi da domandarsi se l&#8217;io adulto sia proprio lo stesso io dell&#8217;et\u00e0 infantile o se, nel corso del processo evolutivo, avvenga qualche cosa di ben pi\u00f9 profondo e radicale, che non un semplice movimento di espansione, di perfezionamento e di consolidamento: viene da chiedersi, cio\u00e8, se l&#8217;adulto sia soltanto il bambino che era ieri, se sia proprio lui e ancora lui, reso diverso dal progressivo accumularsi dell&#8217;esperienza e dal differente modo di porsi le domande e di rispondere ad esse, o se non sia ormai un tutt&#8217;altro individuo, che conserva dei labili legami con il precedente, al quale appartiene solo in maniera indiretta e parziale: non pi\u00f9 di quanto il riflesso di un albero che cresce presso la riva del fiume &quot;appartenga&quot; all&#8217;albero, dal quale certamente deriva la sua realt\u00e0, ma dal quale, anche, \u00e8 separato da una distanza ben pi\u00f9 grande di quella che materialmente si interpone fra essi; una distanza, in effetti, abissale, dal momento che l&#8217;albero riflesso sull&#8217;acqua e l&#8217;albero che affonda le sue radici sulla sponda del fiume non appartengono allo stesso ordine di fenomeni, allo stesso piano di realt\u00e0, ma a due universi completamente distinti.<\/p>\n<p>Ebbene: proviamo adesso a domandarci che cosa penserebbe l&#8217;albero &#8212; qualora, ovviamente, gli fosse consentito di pensare &#8212; scorgendo, un giorno, sulla limpida superficie dell&#8217;acqua che scorre ai suoi piedi, la propria immagine riflessa, e naturalmente capovolta: cos\u00ec come vedrebbe riflesse e capovolte tutte le altre cose intorno, il cielo, le nuvole e perfino il sole. Riconoscerebbe, in quella immagine riflessa e tremolante, in quella immagine capovolta, in quella immagine labile e quasi evanescente, che ora appare e ora scompare, a seconda dell&#8217;incidenza della luce sull&#8217;acqua e del variare dell&#8217;ora del giorno, la <em>propria<\/em> immagine? Giungerebbe a comprendere che quel secondo albero, tremolante sul filo della corrente, \u00e8 la sua stessa proiezione, \u00e8 <em>lui stesso<\/em>, trasformato dalle leggi della rifrazione della luce e reso diverso dal fatto di appartenere ad un altro piano di realt\u00e0, quello bidimensionale, mentre lui appartiene ad un mondo a tre dimensioni?<\/p>\n<p>Non si tratta di domande oziose: quell&#8217;albero \u00e8 simile a noi e l&#8217;albero riflesso, che si specchia sulle onde del fiume, \u00e8 il nostro io di quando eravamo bambini. Qualcosa \u00e8 successo, qualche cosa di radicale, di incomprensibile, che ha creato una distanza incolmabile fra il nostro io adulto e il nostro io di allora: s\u00ec, sappiamo di essere sempre noi, perch\u00e9 ci sono le fotografie, i ricordi, la testimonianza delle altre persone: per\u00f2, in fondo, non ci crediamo troppo. Sentiamo di appartenere ormai a un altro mondo, a un mondo del tutto diverso, rispetto al quale il nostro io bambino \u00e8 diventato qualcosa di pi\u00f9 lontano e di pi\u00f9 estraneo di un remoto ricordo: \u00e8 diventato un estraneo. E la prova di ci\u00f2 \u00e8 che le cose di allora &#8212; i nostri vecchi giocattoli, per esempio; o la vista della nostra vecchia casa &#8212; non suscitano pi\u00f9 in noi le stesse reazioni, e neppure reazioni simili; non trovano un riscontro analogo; non mettono in movimento un ordine logico e concettuale, n\u00e9 una tonalit\u00e0 affettiva, anche solo vagamente paragonabile a quelli di allora. Questa, crediamo, \u00e8 la prova del fatto che noi non siamo pi\u00f9 quelli: siamo divenuti diversi; non perch\u00e9 siamo cresciuti, ma perch\u00e9 siamo <em>cambiati<\/em>; siamo diventati quasi completamente <em>altri<\/em>.<\/p>\n<p>La nostalgia dell&#8217;infanzia \u00e8, pertanto, il rammarico per la perdita di quell&#8217;io <em>altro<\/em> che noi eravamo allora; non proviamo rammarico per il fatto di essere cresciuti. Se, crescendo, il nostro io fosse rimasto essenzialmente lo stesso, non ci morderebbe il cuore una cos\u00ec intensa nostalgia. Allo stesso tempo, in noi vi \u00e8 l&#8217;oscura intuizione che quell&#8217;io <em>altro<\/em>, che noi eravamo allora, era pi\u00f9 vicino, molto pi\u00f9 vicino di quanto non lo sar\u00e0 mai il nostro io attuale, al segreto originario del mondo: alla dimensione immediata dell&#8217;essere. Il bambino, proprio perch\u00e9 sprovvisto della logica adulta, ha fede nell&#8217;invisibile, nell&#8217;impossibile, in ci\u00f2 che sfida le leggi della matura, cos\u00ec come noi le conosciamo (o crediamo di conoscerle); ma non \u00e8 cosciente del fatto che ci\u00f2 rappresenti una sfida, e vive la propria condizione come perfettamente naturale &#8211; come, in effetti, lo \u00e8. Il bambino non \u00e8 un adulto in potenza, che deve ancora crescere: il bambino \u00e8 altra cosa dall&#8217;adulto. E, lo ripetiamo, non \u00e8 affatto sprovvisto di logica: possiede anche lui un sistema di logica, ma esso funziona in tutt&#8217;altro modo che quello della logica propria dell&#8217;adulto.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, tornando alla similitudine precedente, l&#8217;albero riflesso sulla superficie del fiume appare, rispetto all&#8217;albero &quot;vero&quot;, come qualcosa di provvisorio, di incompleto, di imperfetto (gli manca, infatti, l&#8217;esistenza autonoma e tridimensionale); eppure, in quella mutevolezza, in quella apparente fragilit\u00e0, esso \u00e8 forse pi\u00f9 vicino al mistero dell&#8217;essere di quanto non lo sia l&#8217;albero solido e concreto, che cresce sulla sponda. L&#8217;albero riflesso \u00e8 mobile e duttile, perch\u00e9 non possiede un ego: lo ha lasciato andare, e la corrente del fiume se lo porta via. Il bambino ha un ego, ma non ne \u00e8 consapevole: la sua apertura coscienziale \u00e8 talmente smisurata che lo fa stupire di tutto e aderire continuamente alle cose: quando gioca, non gioca <em>con<\/em> le bambole o i soldatini, \u00e8 <em>tutt&#8217;uno<\/em> con essi, \u00e8 parte del <em>loro<\/em> mondo. Non ha pi\u00f9 io. E non era forse questo il Paradiso terrestre: lasciar andare l&#8217;io?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;infanzia: luogo della minorit\u00e0 umana secondo gli antichi; stato felice perch\u00e9 anteriore al peccato secondo il cristianesimo; di nuovo luogo della minorit\u00e0 per il razionalismo seicentesco;<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[97,221,232,258],"class_list":["post-23652","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-aristotele","tag-platone","tag-renato-cartesio","tag-thomas-hobbes"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23652","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23652"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23652\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23652"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23652"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23652"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}