{"id":23648,"date":"2008-10-13T02:46:00","date_gmt":"2008-10-13T02:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/13\/la-caccia-alla-corazzata-bismarck-drammatico-episodio-della-seconda-guerra-mondiale-prima-parte\/"},"modified":"2008-10-13T02:46:00","modified_gmt":"2008-10-13T02:46:00","slug":"la-caccia-alla-corazzata-bismarck-drammatico-episodio-della-seconda-guerra-mondiale-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/13\/la-caccia-alla-corazzata-bismarck-drammatico-episodio-della-seconda-guerra-mondiale-prima-parte\/","title":{"rendered":"La caccia alla corazzata \u00abBismarck\u00bb, drammatico episodio della seconda guerra mondiale (prima parte)"},"content":{"rendered":"<p>La breve, gloriosa e tragica crociera della corazzata tedesca <em>Bismarck<\/em>, una delle pi\u00f9 belle e potenti navi da guerra che avessero mai solcato i mari fino ad allora, costituisce un capitolo estremamente interessante della seconda guerra mondiale sui mari.<\/p>\n<p>Il grande ammiraglio Raeder, capo supremo della Marina del Terzo Reich, si proponeva di infliggere gravi danni al traffico mercantile britannico nel Nord Atlantico mediante l&#8217;impiego delle sue maggiori navi di superficie, lanciandole all&#8217;attacco dei convogli alleati, in supporto alle operazioni degli <em>U-Boote<\/em>, i famosi \u00abbranchi di lupi\u00bb sottomarini.<\/p>\n<p>Hitler, invece, che non possedeva una mentalit\u00e0 marittima e non aveva molta fiducia nel ruolo della sua Marina durante la guerra in corso, e specialmente nel ruolo delle grandi unit\u00e0 di superficie, era perplesso all&#8217;idea di mettere in gioco le grandi corazzate, contro un nemico che avrebbe potuto sorvegliarle e attaccarle dal cielo, grazie alla supremazia area sull&#8217;Atlantico, nonch\u00e9 concentrare contro di esse, all&#8217;occorrenza, una forza navale dalla superiorit\u00e0 schiacciante.<\/p>\n<p>Ancora il 5 maggio 1941, Hitler si era recato personalmente a Gotenhafen (Gdynia) e aveva ispezionato le due unit\u00e0 pi\u00f9 potenti della <em>Kriegsmarine<\/em>, la <em>Bismarck<\/em> e la sua gemella <em>Tirpitz<\/em>, intrattenendosi a colloquio con l&#8217;ammiraglio G\u00fcnther L\u00fctjens, comandante in capo della flotta.. Non ne era uscito rassicurato, perch\u00e9, sebbene questi gli avesse garantito che nessuna nave da guerra di Sua Maest\u00e0 britannica avrebbe potuto reggere il confronto con i grossi calibri della <em>Bismarck<\/em>, restava pur sempre vero che la Marina inglese avrebbe potuto riunire una squadra da combattimento forte di parecchie corazzate e portaerei; e, appunto contro gli attacchi aerei o il lancio di siluri, anche il gigante tedesco appariva quanto mai vulnerabile.<\/p>\n<p>Si \u00e8 voluto dipingere Hitler, nella sua qualit\u00e0 di comandante supremo delle forze armate germaniche, come un dilettante presuntuoso e un po&#8217; ridicolo, ostinato nel disprezzare il parere dei suoi esperti e, pertanto, responsabile dei pi\u00f9 gravi errori e dei peggiori rovesci subiti sia dell&#8217;Esercito, che della Marina. Non \u00e8 vero; al contrario, sono parecchi i casi in cui egli &#8211; checch\u00e9 se ne pensi come capo politico &#8211; dimostr\u00f2 di possedere una capacit\u00e0 d&#8217;intuizione di gran lunga superiore a quella dei suoi generali e dei suoi ammiragli.<\/p>\n<p>La vicenda della <em>Bismarck<\/em> \u00e8 un esempio emblematico di questa verit\u00e0; e, sebbene a denti stretti, anche gli storici inglesi e americani devono riconoscere che, riguardo alla <em>Rhein\u00fcbung<\/em>, ossia alla crociera della <em>Bismarck<\/em> e del <em>Prinz Eugen<\/em> in Atlantico nel maggio del 1941, Hitler aveva visto giusto e, perci\u00f2, aveva ragione; mentre Raeder, l&#8217;esperto di problemi navali, si faceva delle grosse illusioni e aveva torto.<\/p>\n<p>Il momento per sferrare il colpo in Atlantico, da parte dell&#8217;Ammiragliato tedesco, era &#8211; in teoria &#8211; ben scelto.<\/p>\n<p>Dopo la caduta della Jugoslavia e della Grecia sotto i colpi delle divisioni italo-tedesche e dopo la conquista di Creta da parte dei paracadutisti germanici e la ritirata del generale Wavell dalla Cirenaica sotto i colpi dell&#8217;<em>Afrika Korps<\/em> di Rommel, sembrava inevitabile, per la Marina britannica, ritirare una parte delle unit\u00e0 di stanza nel Mare del Nord per tentar di conservare almeno gli accessi al Mediterraneo, Suez e Gibilterra. Senza contare che c&#8217;era anche l&#8217;Estremo Oriente da tener d&#8217;occhio, con un Giappone sempre pi\u00f9 dinamico e aggressivo, sicch\u00e9 non si poteva pensare di sguarnire completamente neppure qual lontano scacchiere.<\/p>\n<p>Tutto, insomma, lasciava supporre che entro breve tempo l&#8217;Ammiragliato di Londra avrebbe trasferito le sue migliori unit\u00e0 dalla base nelle Isole Orcadi, a nord della Scozia, nelle acque del Mediterraneo; e che, di conseguenza, L\u00fctjens avrebbe potuto piombare inaspettato come un lupo in mezzo al classico gregge di pecore, ossia ai mercantili inglesi che facevano la spola con gli Stati Uniti d&#8217;America attraverso l&#8217;Oceano Atlantico, carichi di merci e materiale da guerra destinato al Nord Africa e al Vicino Oriente.<\/p>\n<p>Quale momento pi\u00f9 indicato di quello, per uscire silenziosamente dal Mar Baltico e guadagnare le acque aperte dell&#8217;Oceano, in cerca di prede?<\/p>\n<p>Eppure, anche se non si era apertamente opposto all&#8217;operazione, Hitler non era convinto della sua opportunit\u00e0, ed era rientrato dalla vista a Gotenhafen ancor pi\u00f9 ansioso e preoccupato di prima. Il grande ammiraglio Raeder, da parte sua, prefer\u00ec aspettare un paio di giorni dopo la partenza della squadra di L\u00fctjens, prima di informarlo che l&#8217;operazione era gi\u00e0 in corso. Cos\u00ec, mettendolo davanti al fatto compiuto, si era premunito contro la possibilit\u00e0 di un ripensamento del dittatore e di un brusco <em>dietro-front<\/em> che avrebbe segnato la fine della <em>Rhein\u00fcbung<\/em>.<\/p>\n<p>Lo storico navale americano Thaddeus V. Tuleja, nel suo bel libro <em>Gli dei del mare<\/em> (titolo originale: <em>Twilight of the Sea Gods<\/em>, 1958; traduzione italiana di Sem Schlumper, Longanesi &amp; C. Editori, Milano, 1966, pp. 134-38), ha cos\u00ec rievocato le vicende che portarono il grande ammiraglio Raeder a decidere d&#8217;inviare la corazzata <em>Bismarck<\/em> in crociera nell&#8217;Atlantico settentrionale, alla caccia del traffico mercantile britannico:<\/p>\n<p><em>Si era alla vigilia del varo di quella operazione<\/em> Rhein\u00fcbung<em>, che avrebbe visto la marina tedesca impegnarsi nella caccia su vasta scala al traffico mercantile, con l&#8217;uscita in Atlantico della corazzata<\/em> Bismarck <em>e dell&#8217;incrociatore pesante<\/em> Prinz Eugen. <em>Per la<\/em> Rhein\u00fcbun<em>, meticolosamente preparata, si erano mobilitate petroliere e navi rifornimento in grande numero, per disporle strategicamente nei punti nevralgici del mare di Norvegia e dell&#8217;Atlantico settentrionale e si era inaugurato un sistema di radiocomunicazioni che doveva segnalare la presenza dei convogli alleati con la prontezza dei lupi in agguato. Se la<\/em> Seekriegsleitung <em>aveva riposto molte speranze in questa iniziativa era anche perch\u00e9 operando in coppia agli inizi del 1941, la<\/em> Scharnhorst <em>e la<\/em> Gneisenau <em>erano riuscite ad affondare per 115.622 tonnellate di naviglio nemico, adottando una tattica di aggressioni e fughe cos\u00ec fulminee da lasciare l&#8217;ammiragliato britannico nell&#8217;assoluta impossibilit\u00e0 di agire. Pensando che mettesse conto di ripetere un&#8217;esperienza che aveva dato gi\u00e0 cos\u00ec cospicui frutti, Raeder aveva deciso di far prendere il mare alla<\/em> Bismarck.<\/p>\n<p><em>Era una magnifica unit\u00e0. Messa in cantiere nel 1936 e terminata di costruita di costruire nel 1940, era la quarta nave da guerra cui i Tedeschi davano il nome del loro celebre Cancelliere di Ferro, e vantava per antenate, nell&#8217;ordine, una corvetta varata nel 1877, un incrociatore uscito dai cantieri di Kiel nel 1897 e infine uno scafo chela fine della prima guerra mondiale aveva sorpreso ancora in costruzione a Wilhelmshaven. La quarta<\/em> Bismarck<em>, sorella della<\/em> Tirpitz<em>, dislocava 41.700 tonnellate (e ben 50.900 a pieno carico), misurava 250 metri di lunghezza e 36 metri di larghezza, era munita di una cintura di acciaio temprato dello spessore di trentadue centimetri, e la corazza delle sue quattro torri binate arrivava a 340 mm. di spessore. Il suo armamento comprendeva otto cannoni da 380 mm., capaci di scaraventare alla distanza di venti miglia fiancate del peso di circa sete tonnellate ciascuna; dodici pezzi da 150, sedici da 105, ed era forte di quaranta mitragliere antiaeree. La corazzata disponeva anche di sei tubi lanciasiluri. Da 533, quattro idrovolanti e due catapulte e in tempo di guerra imbarcava un equipaggio di 2.000 uomini, tra ufficiali e marinai. Era fornita di un motore a caldaie a tubi d&#8217;acqua ad alta pressione e turbine a ingranaggi, e le tre eliche le fornivano una velocit\u00e0 massima di quasi 31 nodi.<\/em><\/p>\n<p><em>Il compagno della<\/em> Bismarck<em>, il<\/em> Prinz Eugen<em>, era un incrociatore pesante, che doveva il nome al condottiero asburgico del diciottesimo secolo, il principe Eugenio di Savoia. Alla unit\u00e0 si attribuivano erroneamente 10.000 tonnellate di dislocamento e si scoperse soltanto alla fine della guerra che ne dislocava invece 19.800 a pieno carico. Armato nel 1940 con otto pezzi da 203, distribuiti in quattro torri , dodici da 105, dodici antiaerei, dodici lanciasiluri da 533, portava anche quattro idro e una catapulta e filava i 32 nodi sotto la spinta delle tre eliche.<\/em><\/p>\n<p><em>Per la<\/em> Rhein\u00fcbung <em>si era pensato al<\/em> Prinz Eugen <em>soltanto all&#8217;ultimo momento, perch\u00e9 la<\/em> Scharnhorst <em>e la<\/em> Gneisenau <em>non avevano potuto salpare, come aveva invece stabilito Raeder, in aprile: mentre la<\/em> Scharnhorst <em>aveva lamentato noie alle motrici, la<\/em> Gneisenau <em>aveva dovuto riparare in cantiere in seguito ai reiterati bombardamenti sofferti alla fonda nel porto di Brest Al<\/em> Prinz Eugen <em>si era quindi deciso di affiancare la<\/em> Bismarck <em>e dopo averla rimandata per due volte a causa di avarie verificatesi all&#8217;ultimo momento, la data della partenza si era potuta fissare improrogabilmente per il 19 maggio.<\/em><\/p>\n<p><em>Non si sarebbe potuto scegliere un momento pi\u00f9 propizio per la spedizione nell&#8217;Atlantico del nord. Crollata la Jugoslavia, il 17 aprile i tedeschi varcano il Vardar a fanno piazza pulita degli inglesi alle Termopili che avevano reso celebre Leonida. Incalzati dai mezzi corazzati germanici che divorano la desolata pianura bruna, gli inglesi si ritirano in gran disordine e, valicati i monti della Grecia, giungono decimati al mare. Mentre uno dei cunei d&#8217;avanzata tedeschi varca l&#8217;istmo di Corinto, l&#8217;altro irrompe in Atene.<\/em><\/p>\n<p><em>Al di l\u00e0 dell&#8217;azzurro Mediterraneo, intanto, al di l\u00e0 delle coste desertiche e arroventate dal sole dell&#8217;Africa, i britannici braccati non possono sperare aiuto: \u00e8 di scena un abilissimo condottiero tedesco, che si chiama Erwin Rommel, la famosa \u00abvolpe del deserto\u00bb, nel quale persino Winston Churchill ha dovuto riconoscere, \u00abal di sopra del tumulto della guerra\u00bb, un grande generale. Rommel ha avuto l&#8217;accortezza di lanciare in direzione da nord a est la sua offensiva e facendo cadere l&#8217;una dopo l&#8217;altra le difese inglesi da Agheila a Tobruck, il suo<\/em> Afrikakorps <em>avanza tagliando di sbieco la sporgenza della Cirenaica. A Creta, ultimo bastione tenuto dai greci nel Mediterraneo, si combatte, a nord e a sud, una sanguinosa battaglia le cui sorti gi\u00e0 volgono a favore dei tedeschi, mentre la marina britannica , gi\u00e0 impegnata a salvare il salvabile nel Mediterraneo, dovendo anche difendere gli accessi all&#8217;Artico dalla minaccia delle navi da guerra germaniche, ha dovuto disseminare le sue unit\u00e0 , gi\u00e0 provatissime, lungo uno scacchiere immenso.<\/em><\/p>\n<p><em>La<\/em> Rhein\u00fcbung <em>fu affidata all&#8217;ammiraglio G\u00fcnther L\u00fctjens, comandante in capo della flotta tedesca ed enigmatica personalit\u00e0 rimasta incomprensibile sino all&#8217;ultimo, persino ai suoi uomini. Si era sposato in et\u00e0 matura e attendeva per la terza volta la gioia di esser padre quando la morte lo colse in mare, ma la sua esperienza coniugale, senz&#8217;altro felice , non era valsa a guarirlo totalmente dalla pignoleria e dal riserbo, talora caratteristici degli scapoli. Se a un certo momento l&#8217;alto grado di<\/em> Flottenchef <em>era venuto a premiare la bravura ch&#8217;egli aveva dimostrato sia in terra che in mare, era perch\u00e9 L\u00fctjens non aveva altra ragione di vita che la marina. Ma avendo la marina esigenze che non ammettono il compromesso, egli era divenuto cos\u00ec austero , da sembrare addirittura incapace di sorridere. Bench\u00e9 dietro la burbera facciata non avesse mai fatto capolino il comandante brutale o sordo al buon senso, i suoi uomini lo credettero sempre un uomo che fosse capace di apprezzare soltanto la prontezza, la decisione e lo stoicismo. Marinaio inflessibile e stimato dai superiori per il suo attaccamento al dovere, la sua manifestazione emotiva pi\u00f9 intensa fu sempre soltanto uno strano sorrisetto, da persona che la sa lunga e rimasto cos\u00ec isolato da tutti, visse in termini amichevoli soltanto con il mare.<\/em><\/p>\n<p><em>Studiati i particolari della<\/em> Rhein\u00fcbung <em>sulle carte dell&#8217;Atlantico del Nord, L\u00fctjens, il quale sapeva che la gravissima situazione creatasi nel Mediterraneo per loro, non era sembrata sufficiente agli inglesi per indurli a sgomberare Scapa Flow di tutte le unit\u00e0, si rese conto che partire con due navi soltanto sarebbe stato troppo rischioso: se la marina britannica riusciva a concentrare il suo potenziale atlantico, la<\/em> Bismarck <em>si sarebbe trovata addosso cinque o sei corazzate, oltre a un numero imprecisato di portaerei, incrociatori e cacciatorpediniere, e non sembrandogli il<\/em> Prinz Eugen <em>il compagno d&#8217;avventura pi\u00f9 adatto da opporre ai cannoni di due o tre corazzate inglesi, non esit\u00f2 a confidare a Raeder le sue preoccupazioni.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abSono dell&#8217;avviso, signor grande ammiraglio, che le nostre possibilit\u00e0 di vincere sarebbero assai maggiori se rimandassimo la<\/em> Rhein\u00fcbung <em>al giorno in cui la<\/em> Scharnhorst <em>e la<\/em> Gneisenau <em>saranno in grado di prendere il mare con noi\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Raeder si mise a camminare in su e in gi\u00f9 per la stanza, lisciandosi il mento, pensieroso. \u00abMi rendo perfettamente conto che le chiedo un grande sacrificio, caro L\u00fctjens\u00bb, disse. \u00abD&#8217;altra parte, se lei pensa che il nostro nemico peggiore in questo momento \u00e8 il tempo e che lei mi chiede di aspettare ancora un mese per cominciare a bloccare le fonti di rifornimento degli inglesi, in questo momento invece impegnatissimi nel Mediterraneo, lei converr\u00e0 che dobbiamo agire subito\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>L\u00fctjens, cedendo al suo immenso attaccamento al dovere, rispose subito: \u00abQuand&#8217;\u00e8 cos\u00ec, signor grande ammiraglio, sono pronto a partire all&#8217;istante!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Cos\u00ec avviene che la sera del 18 maggio 1941 le due grosse navi escono dal porto di Gotenhafen. Per le 400 reclute imbarcate sulla <em>Bismarck<\/em> \u00e8 questa la loro prima crociera di guerra, e sar\u00e0 anche l&#8217;ultima: nessuno di loro immagina che essa durer\u00e0 appena dieci giorni e che, allo spirare di quel breve lasso di tempo, saranno quasi tutte morte.<\/p>\n<p>Anche lo storico stenta a credere che avvenimenti cos\u00ec notevoli si siano concentrati in una manciata di giorni cos\u00ec breve, e dubita quasi di essere incorso in una specie di inganno ottico. Eppure \u00e8 proprio cos\u00ec: al mattino del 19 maggio le due navi tedesche, scortate da cacciatorpediniere e dragamine, sono ancora in vista delle coste germaniche; il giorno 27 successivo, la <em>Bismarck<\/em> incomincer\u00e0 ad arrugginirsi sui remoti fondali dell&#8217;Atlantico settentrionale, trasformata nella bara perpetua della maggior parte dei suoi ufficiali e marinai.<\/p>\n<p>La <em>Bismarck<\/em> al comando del capitano Lindemann, e la <em>Prinz Eugen<\/em> al comando del capitano Brinkmann, scivolano lungo il Kattegat e lo Skagerrak e, il giorno 20, vengono avvistate dall&#8217;incrociatore svedese <em>Gotland<\/em> che sta compiendo delle esercitazioni.<\/p>\n<p>La sera stessa la notizia che le due navi tedesche hanno lasciato il Baltico, dirette verso l&#8217;Oceano Atlantico, \u00e8 gi\u00e0 arrivata a Londra, tramite l&#8217;addetto navale inglese a Stoccolma; la ricognizione aerea britannica conferma che la tana del leone &#8211; il fiordo di Grimstad, presso Bergen &#8211; \u00e8 rimasta vuota. \u00c8 stato un colpo di autentica fortuna per gli Inglesi, poich\u00e9 le nuvole basse presenti sulle coste della Norvegia erano sembrate vanificare ogni loro sforzo; ma poi un bimotore <em>Maryland<\/em>, approfittando di uno squarcio di cielo limpido, aveva notato l&#8217;assenza delle due navi che, il giorno prima, l&#8217;ufficiale pilota Sucking aveva visto e fotografato col suo <em>Spitfire<\/em>.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, la missione di L\u00fctjens in Atlantico, che dovrebbe rimanere segretissima il pi\u00f9 a lungo possibile, pare proprio essere nata sotto una cattiva stella, perch\u00e9 meno di due giorni dopo la partenza, l&#8217;Ammiragliato britannico ne \u00e8 gi\u00e0 perfettamente informato.Adesso che la <em>Home Fleet<\/em> ha localizzato l&#8217;avversario, il suo comandante in capo, l&#8217;ammiraglio John Towey, pu\u00f2 prendere le necessarie contromisure.<\/p>\n<p>Senza perdere tempo, le maggiori unit\u00e0 britanniche salpano da Scapa Flow e si dirigono in modo da sorvegliare gli accessi all&#8217;Oceano aperto. In quel momento l&#8217;Oceano Atlantico \u00e8 solcato da ben undici convogli, dei quali sei diretti verso le Isole Britanniche e gli altri cinque, che ne erano da poco partiti. Il pi\u00f9 importante di essi \u00e8 un convoglio di truppe scortato dalle navi <em>Repulse<\/em> e <em>Victorious<\/em>. Bisogna assolutamente evitare che la <em>Bismarck<\/em> e il <em>Prinz Eugen<\/em> possano sorprenderli e affondarli: il contraccolpo di una simile impresa sarebbe devastante, sia sul piano strettamente miliare, sia su quello psicologico.<\/p>\n<p>Intanto, per\u00f2, L\u00fctjens ha gi\u00e0 guadagnato le acque libere del Nord Atlantico. Filando alla massima velocit\u00e0 e sfruttando la nebbia e il mare grosso, si \u00e8 presentato all&#8217;imboccatura del Canale di Danimarca, fra la Groenlandia e l&#8217;Islanda, a mezzogiorno del 23 maggio. Gli sono bastati meno di cinque giorni per forzare il blocco e per aprirsi la via verso la rotta New York-Liverpool, letteralmente ingombra &#8211; come si \u00e8 visto &#8211; di decine e decine di navi da trasporto britanniche, che costituiscono le arterie vitali dell&#8217;Impero. Se riuscir\u00e0 a recidere, anche solo temporaneamente, quelle arterie, L\u00fctjens avr\u00e0 inflitto al nemico un colpo di gravit\u00e0 incalcolabile.<\/p>\n<p>Intanto, per\u00f2, l&#8217;ammiraglio tedesco \u00e8 incorso in un grave equivoco. Male informato dalla ricognizione aerea tedesca, crede che la flotta inglese sia ancora concentrata a Scapa Flow e, pertanto, ritiene che le sue mosse non siano state osservate dal nemico. Ignora che la forza destinata a distruggerlo si sta, invece, raccogliendo da tutte le direzioni.<\/p>\n<p>Nello Stretto di Danimarca vi \u00e8 l&#8217;incrociatore <em>Norfolk<\/em>, al quale si ricongiunger\u00e0 l&#8217;incrociatore <em>Suffolk<\/em>; l&#8217;incrociatore <em>Hood<\/em> e la corazzata <em>Prince of Wales<\/em> con ben sei cacciatorpediniere (<em>Electra<\/em>, <em>Anthony<\/em>, <em>Echo<\/em>, <em>Icarus<\/em>, <em>Acathes<\/em> e <em>Antelope<\/em>, al comando del vice ammiraglio L. E. Holland, dirige a tutta forza verso la Danimarca, pronta a intervenire, a seconda delle necessit\u00e0, sia nello Stretto di Danimarca, sia nel passaggio tra l&#8217;Islanda e le F\u00e4r\u00f6er; tre incrociatori, <em>Arethusa<\/em>, <em>Manchester<\/em> e <em>Birmingham<\/em>, sorvegliano direttamente il tratto Islanda-F\u00e4r\u00f6er; nel tratto a sud delle Isole F\u00e4r\u00f6er \u00e8 pattugliato dal grosso della <em>Home Fleet<\/em>, formato dalla corazzata <em>King George V<\/em> (l&#8217;ammiraglia), dalla portaerei <em>Victorious<\/em>, dall&#8217;incrociatore da battaglia <em>Repulse<\/em> (ancora in avvicinamento) e da unit\u00e0 minori.<\/p>\n<p>Come se questo imponente spiegamento di forze non bastasse, altre formidabili forze avanzano dal mezzogiorno: la corazzata <em>Ramillies<\/em> e gli incrociatori <em>Revenge<\/em> e <em>Dorshetshire<\/em> da sud e sud-ovest; e la portarei <em>Ark Royal<\/em>, insieme agli incrociatori <em>Renown<\/em> e <em>Sheffield<\/em>, da Gibilterra (nonostante la critica situazione nel Mediterraneo).<\/p>\n<p>Quello che L\u00fctjens maggiormente temeva, si \u00e8 gi\u00e0 avverato: una forza navale senza precedenti si sta concentrando intorno a lui per distruggerlo, con l&#8217;immenso vantaggio &#8211; oltre che del numero &#8211; dell&#8217;assoluto dominio dello spazio aereo. Ma l&#8217;ammiraglio tedesco, tutto questo, non lo sa; egli crede di aver fatto perdere le proprie tracce ancora nel Mar di Norvegia, e di poter scendere verso il medio Atlantico con il vantaggio della sorpresa.<\/p>\n<p>Solo la sera del 23 maggio la formazione germanica viene avvistata, prima dal <em>Suffolk<\/em>, poi anche dal <em>Norfolk<\/em>, che si sottraggono senza danni al fuoco nemico, e lanciarono immediatamente l&#8217;allarme all&#8217;ammiraglio Tovey. Per la prima volta, L\u00fctjens si rende conto di essere stato individuato e comprende che l&#8217;effetto sorpresa &#8211; fattore di decisiva importanza per la riuscita della sua missione &#8211; deve considerarsi ormai completamente sfumato.<\/p>\n<p>Tuttavia egli non si perde d&#8217;animo e ritiene di potersi sottrarre ai suoi inseguitori, sfruttando le cattive condizioni atmosferiche e la superiore potenza delle sue macchine. Anche in questo caso, le valutazioni dell&#8217;ammiraglio tedesco sono viziate da una errata informazione circa le condizioni dell&#8217;avversario: egli crede, come tutto l&#8217;Ammiragliato di Berlino, che le navi britanniche non siano dotate di un efficiente dispositivo radar a lungo raggio.<\/p>\n<p>\u00c8 solo quando si accorge che il <em>Suffolk<\/em> continua seguirlo, nonostante le sue brusche accostate e i densi banchi di nebbia, che comincia a rendersi conto che le cose stanno altrimenti; e che il radar di cui disponevano gli Inglesi \u00e8, al contrario, di un tipo estremamente efficiente.<\/p>\n<p><em>(Fine prima parte).<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La breve, gloriosa e tragica crociera della corazzata tedesca Bismarck, una delle pi\u00f9 belle e potenti navi da guerra che avessero mai solcato i mari fino<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[86,214],"class_list":["post-23648","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-adolf-hitler","tag-otto-von-bismarck"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23648","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23648"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23648\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23648"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23648"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23648"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}