{"id":23632,"date":"2017-03-19T09:25:00","date_gmt":"2017-03-19T09:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/19\/ce-del-marcio-in-danimarca\/"},"modified":"2017-03-19T09:25:00","modified_gmt":"2017-03-19T09:25:00","slug":"ce-del-marcio-in-danimarca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/19\/ce-del-marcio-in-danimarca\/","title":{"rendered":"\u00abC&#8217;\u00e8 del marcio in Danimarca!\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><em>Something is rotten in the state of Denmark<\/em>, ossia: <em>C&#8217;\u00e8 del marcio in Danimarca<\/em>, osserva, nell&#8217;<em>Amleto<\/em> shakespeariano, la guardia di nome Marcello, parlando con Orazio (atto I, scena IV, 90), non solo per lo strano comportamento del principe Amleto, ma per tutta una serie di fatti oscuri e d&#8217;inquietanti premonizioni, che sembrano gettare una luce sinistra sulla vita politica del regno: come se qualcuno, nell&#8217;ombra, stesse tramando qualcosa d&#8217;inconfessabile, che nasce dall&#8217;ambizione dei singoli e mette in pericolo il bene di tutti.<\/p>\n<p>Anche noi, di questi tempi, noi italiani, noi europei, noi cristiani (o post-cristiani), noi occidentali, possiamo dire, con Marcello: c&#8217;\u00e8 qualcosa di marcio, nei nostri Paesi; nell&#8217;Unione Europea; negli Stati Uniti d&#8217;America. La fase storica che stiamo attraversando \u00e8 caratterizzata da troppi lati oscuri, da troppe incongruenze, da troppi elementi che suscitano perplessit\u00e0 e sconcerto e che \u00e8 impossibile attribuire semplicemente al caso e alle circostanze. Pu\u00f2 accadere, ad esempio, che, in un Paese sfortunato, vada al potere un governo di spregiudicati avventurieri, oppure di emeriti incompetenti, e che tutta la vita della nazione, dall&#8217;economia ai rapporti internazionali, ne risenta e ne paghi lo scotto, per un periodo di tempo che pu\u00f2 prolungarsi anche di parecchi anni dopo la caduta di quel governo, perch\u00e9 vi sono errori politici che un popolo \u00e8 costretto a pagare, talvolta, per intere generazioni, anche dopo che l&#8217;ultimo di quanti ne portano la responsabilit\u00e0 \u00e8 passato a miglior vita. Ma non pu\u00f2 essere normale, n\u00e9 casuale, il fatto che una situazione di questo genere si verifichi, pressoch\u00e9 simultaneamente, in un intero continente; che tutti i governi, a un dato momento storico, imbocchino una strada che collide palesemente con gli interessi vitali delle rispettive nazioni; e che questa sorta di suicidio politico collettivo venga mascherato da una sofisticata e capillare congiura della disinformazione da parte di quasi tutti i media, e con la volonterosa collaborazione della stragrande maggioranza dei cosiddetti intellettuali. No: in questo caso, bisogna che ci sia del marcio. E bisogna che il marcio sia davvero tanto, tantissimo.<\/p>\n<p>Una certa quantit\u00e0 di marcio, senza dubbio, \u00e8 fisiologico. Non esiste Stato, neppure il pi\u00f9 ordinato, non esiste azienda, non esiste istituzione, in cui non arrivi a formarsi un po&#8217; di marciume, un po&#8217; di corruzione, una zona d&#8217;ombra in cui si esercita il potere di un&#8217;arrogante camarilla, di un gruppo di profittatori di mestiere, una collusione fra amministrazione pubblica, malavita organizzata e finanza deviata. Ci\u00f2 \u00e8 normale, se per &quot;normale&quot; s&#8217;intende, semplicemente, umano: perch\u00e9 nella natura umana vi sono molte ombre, molti lati oscuri, molti aspetti inquietanti. Basti tener presente che la maggior parte delle violenze sessuali sui bambini avvengono in famiglia, tra le pareti domestiche; che la maggior parte dello spionaggio industriale si serve di collaboratori infedeli delle aziende (o delle banche); e che la maggior parte del sabotaggio e del terrorismo politico passano attraverso zone mal definite in cui spadroneggiano i servizi segreti, i quali, non di rado, finiscono per rivolgere la loro azione contro lo Stato che dovrebbero difendere, e contribuiscono a ricattare, far rapire, assassinare, o danneggiare in vario modo, i cittadini dal cui imponibile fiscale provengono gli stipendi e i fondi segreti delle stesse agenzie di spionaggio.<\/p>\n<p>Esiste, tuttavia, una soglia, oltre la quale non si pu\u00f2 considerare pi\u00f9 normale &#8211; neppure nel senso puramente tecnico, e moralmente aberrante, che questa parola riveste quando si parla delle mele marce che una data societ\u00e0, fisiologicamente, produce, per il fatto di essere formata da creature umane e non da creature angeliche &#8212; la presenza del marcio. E non solo, ovviamente, in una valutazione di tipo quantitativo, ma anche qualitativo: quando si riscontra, cio\u00e8, che il tumore del marcio \u00e8 diventato metastasi, e che una simile metastasi, paradossalmente (ma neanche poi tanto, a ben considerare), se provoca una lenta distruzione dell&#8217;organismo, alimenta, in compenso, una straordinaria fioritura, se cos\u00ec vogliamo chiamarla, di tutte le funzioni patologiche originate dal tumore e che poi vivono, in qualche modo, di vita propria, prosperando sulla malattia stessa.<\/p>\n<p>Nei Paesi dell&#8217;Europa, in modo particolare, a partire, circa, dagli anni Novanta del &#8216;900 (ma il tumore esisteva gi\u00e0 da decenni, forse addirittura da secoli), si sono letteralmente scatenate delle forze distruttive che prosperano, apparentemente, proprio sul malessere della societ\u00e0 nel suo insieme, ragion per cui appare cos\u00ec difficile, cos\u00ec improbabile, cos\u00ec donchisciottesco, il compito di quanti hanno finito per rendersi conto del pericolo, della sua portata gigantesca, della sua natura camaleontica e tentacolare: infatti, gi\u00e0 la semplice denuncia d&#8217;un complotto di simili dimensioni urta contro mille resistenze, anche di tipo psicologico, oltre che contro la cortina di disinformazione messa in atto dalla quasi totalit\u00e0 dei mass media e della cultura &quot;ufficiale&quot; (tutti sul libro paga dei poteri occulti, che costituiscono, se non la causa, certo gli agenti patogeni del tumore stesso), al punto da risultare, di per se stessa, estremamente difficile da credersi. Provare per credere: basta nominare il Piano Kalergi, accennare al Gruppo Bilderberg o ipotizzare che i miliardi di George Soros abbiano qualcosa a che fare con le cosiddette migrazioni che stanno sommergendo l&#8217;Europa (e, di l\u00e0 dall&#8217;oceano, gli Stati Uniti, in quel caso provenienti soprattutto dall&#8217;America Latina), e subito si vedr\u00e0 l&#8217;interlocutore sorridere ironicamente, scrollare le spalle e dire, pi\u00f9 o meno: <em>S\u00ec, d&#8217;accordo, ma di questo parleremo un&#8217;altra volta<\/em>&#8230;<\/p>\n<p>Eppure, il nocciolo del problema non \u00e8 per niente difficile da afferrare; al contrario: \u00e8 talmente semplice, addirittura ovvio, che perfino un bambino ci potrebbe arrivare. Ma la diabolica abilit\u00e0 di chi tiene i fili del complotto \u00e8 proprio questa: contare, dopo averlo segretamente alimentato per anni e per decenni, sul perfetto conformismo intellettuale del pubblico, affinch\u00e9 le masse non si accorgano di qualcosa di enorme, che pur sta accadendo sotto i loro occhi. Di fare in modo che vedano, ma senza capire; che vi assistano, e persino vi partecipino, ma senza esser capaci di trarne le debite conclusioni. In un certo senso, \u00e8 pi\u00f9 agevole ingannare le grandi folle, invece che i singoli; e ingannare alla luce del sole, invece che in segreto: a patto che, nella societ\u00e0 e nella cultura, si sia diffuso un sufficiente livello di conformismo. Per giungere a ci\u00f2, bisogna aver pazienza e lusingare, gratificare, corrompere l&#8217;intera classe dei cosiddetti intellettuali, dopo averne valutato, con giudizio sicuro, tutta la superficialit\u00e0, la vanit\u00e0, l&#8217;avidit\u00e0 e il narcisismo, che albergano dietro le apparenze di un atteggiamento distaccato, idealista e nobilmente &quot;professionale&quot;. In pratica, chi vuole stabilire un protettorato sull&#8217;informazione e la cultura, basta che valuti il prezzo dei giornalisti, degli scrittori, dei registi, dei critici d&#8217;arte e musicali, dei professori universitari: ciascuno ha il suo prezzo. Non \u00e8 detto che sia sempre un prezzo venale, un prezzo in denaro: per molti di essi, perfino pi\u00f9 importante del denaro \u00e8 la vanit\u00e0, il bisogno di essere sempre al centro, di comparire continuamente alla televisione, o sui giornali, o di pubblicare i propri libri con le maggiori case editrici, o di esercitare un alto grado di &quot;autorevolezza&quot; nei dibattuti (pseudo) culturali.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che senza la coerenza, senza la trasparenza, l&#8217;uomo di cultura \u00e8 niente:\u00e8 un sacco gonfio di vento, un borioso cialtrone sempre smanioso di fare la ruota come un pavone, e disposto a qualsiasi compromesso, a qualsiasi bassezza, pur di ottenere riconoscimenti e gratificazioni. Ma la coerenza e la trasparenza presuppongono un terreno moralmente sano: cosa che, fino a un paio di generazioni fa, era assicurata essenzialmente dalla famiglia, che provvedeva a dissodarlo giorno per giorno, con l&#8217;esempio dei genitori e non con le chiacchiere, che non sono mai servite a nulla. La scuola e la Chiesa facevano, anch&#8217;esse, la loro parte: l&#8217;una sul piano intellettuale, l&#8217;altra su quello spirituale; ed entrambe concorrevano alla formazione morale del bambino e dell&#8217;adolescente. Oggi, chi provvede pi\u00f9 a tali funzioni, che sono indispensabili perch\u00e9 nella societ\u00e0 si stabilisca un clima sano, rispettoso dell&#8217;altro, fondato sull&#8217;etica dell&#8217;onest\u00e0, del lavoro e del risparmio? L&#8217;ideologia consumista ha distrutto ogni cosa, \u00e8 passata sulle coscienze e ha devastato il senso di responsabilit\u00e0, il senso del dovere: le persone sono state indotte a comprare pi\u00f9 di quanti potessero spendere, a indebitarsi, a inseguire uno stile di vita che non possono permettersi: di qui le frustrazioni, le amarezze, le disonest\u00e0; di qui i compromessi al ribasso, gli accomodamenti discutibili, le piccole e grandi bugie quotidiane; di qui il continuo sforzo di apparire, e l&#8217;oblio totale dell&#8217;essere. La svirilizzazione di una societ\u00e0 protesa unicamente alla soddisfazione edonista \u00e8 ulteriormente cresciuta con l&#8217;intontimento cronico e il rimbecillimento permanente causati dall&#8217;abuso della tecnologia informatica, telefonini cellulari <em>in primis<\/em>. Ormai, persino i bambini di due-tre anni ne sono dipendenti.<\/p>\n<p>In tali condizioni, il complotto mondiale per sottomettere l&#8217;umanit\u00e0, partendo dai singoli Stati, al dominio occulto di una <em>\u00e9lite<\/em> faustiana, ossessionata dal sogno dell&#8217;onnipotenza, pu\u00f2 ormai gettare la maschera, ed emergere alla luce del sole. Chi sar\u00e0 in grado di vederlo? Chi sar\u00e0 in grado di lanciare l&#8217;allarme? E, anche se ci\u00f2 accadesse, chi saprebbe capire quel grido d&#8217;allarme, e prenderlo sul serio? \u00c8 talmente forte l&#8217;illusione che, in una societ\u00e0 democratica, un simile complotto, se esistesse, non potrebbe passare inosservato, ma verrebbe riconosciuto e denunciato dai mezzi d&#8217;informazione, e combattuti dai governi, che anche persone istruite e sufficientemente intelligenti liquidano la cosa con un&#8217;alzata di spalle. <em>Se davvero vi fosse qualcosa del genere, non potremmo non saperlo<\/em>, esse dicono. Abituate a leggere il giornale tutti i giorni, e a guardare almeno un telegiornale a mezzogiorno ed uno alla sera, sono convinte che una notizia cos\u00ec grossa mai e poi mai potrebbe sfuggire all&#8217;attenzione dei media, e che anch&#8217;esse, quindi, ne sarebbero informate. Questo \u00e8 quel che succede quando si \u00e8 subito un lungo, quotidiano lavaggio del cervello: si finisce per confondere la realt\u00e0 con le notizie, senza pi\u00f9 domandarsi chi fabbrichi le notizie, e nell&#8217;interesse di chi. Costoro somigliano a un uomo che si aggiri contando le singole foglie degli alberi, ma non si renda conto di trovarsi nel mezzo d&#8217;una foresta: conosce le foglie e crede di sapere tutto quel che c&#8217;\u00e8 da sapere. Eppure, sarebbe facile vedere che la fiducia nell&#8217;informazione pubblica riposa su basi illusorie: ogni anno si riuniscono i potenti del Gruppo Bilderberg, ma cosa dicono la stampa e i telegiornali a proposito di tali riunioni? Non dicono nulla. Eppure, quei signori non si danno appuntamento per parlare di filatelia. La verit\u00e0 \u00e8 che la pigrizia intellettuale e l&#8217;inerzia morale dell&#8217;uomo comune, nella nostra societ\u00e0, \u00e8 giunta a un punto tale che, se pure gli dicessero che la sua casa sta bruciando, non sarebbe disposto a crederci, semplicemente perch\u00e9 non vorrebbe staccarsi dallo schermo televisivo mentre \u00e8 in onda il suo programma preferito, o la partita di calcio.<\/p>\n<p>A questo punto, l&#8217;obiezione classica \u00e8 la seguente: <em>Ammettiamo pure, ma per amore d&#8217;ipotesi, che le cose stiano, pi\u00f9 o meno, nel modo sopra descritto; ebbene, perch\u00e9 quei signori farebbero tutto ci\u00f2? A quale scopo? A quale scopo, per esempio, un George Soros dovrebbe impiegare le sue immense risorse finanziarie per incoraggiare e favorire la migrazione di milioni di africani in Europa? E a quale scopo le famiglie pi\u00f9 ricche e potenti del pianeta dovrebbero comprare tutti i grandi mezzi d&#8217;informazione, le agenzie di stampa internazionali, e assicurarsi un controllo, diretto o indiretto, sulla cultura, sulla ricerca scientifica e sull&#8217;universit\u00e0? Che cosa<\/em> <em>ci guadagnerebbero, che gi\u00e0 non possiedano; cosa gliene verrebbe, che gi\u00e0 non abbiano?<\/em> Sono domande molto ingenue, che nascono solo in chi non abbia riflettuto a ci\u00f2 che significa essere, effettivamente, o aspirare ad essere, realisticamente e concretamente, <em>i veri padroni del mondo<\/em>. Quando la posta in gioco \u00e8 cos\u00ec spropositata, non valgono pi\u00f9 le regole del gioco ordinario. Nel gioco ordinario, si gioca per vincere; nel gioco totale &#8212; e il dominio sull&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 il gioco totale per definizione &#8211; si gioca per la febbre del gioco fine a se stessa. Si crede di essere i padroni di tutto, o gli aspiranti padroni di tutto; e si \u00e8 gli schiavi delle proprie passioni disordinate, dell&#8217;avidit\u00e0, della cupidigia, della superbia, della lussuria. Si gode nel vedersi serviti da un esercito di schiavi, consapevoli o inconsapevoli; e non ci si rende conto di essere pi\u00f9 schiavi di loro, perch\u00e9 prigionieri di se stessi: della parte pi\u00f9 bassa, pi\u00f9 meschina, pi\u00f9 triviale che alberga sul fondo melmoso dell&#8217;anima umana. E quando si \u00e8 arrivati a quel punto, o prossimi a quel punto, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 libert\u00e0, ma solo pazzia e schiavit\u00f9.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 qualcosa di ancor peggiore. Nessuno si fa schiavo delle proprie passioni senza pagare un prezzo: alcuni sono talmente depravati da volerlo pagare in piena coscienza, altri non se ne rendono neppur conto. Il grande esattore \u00e8 qualcuno che si tiene nascosto nelle pieghe fangose dell&#8217;anima: \u00e8 lui, l&#8217;antico Nemico, l&#8217;essere immondo che gode di ogni malvagit\u00e0, che esulta per ogni delitto, che celebra i suoi trionfi in un mondo che si \u00e8 messo, coscientemente o inconsapevolmente, sotto il suo dominio. La nostra, per parlarci chiaro, \u00e8 senza dubbio l&#8217;era del diavolo, di cui hanno parlato, con spavento, alcuni grandi mistici e mistiche degli ultimi due-tre secoli. Nessuna civilt\u00e0 umana si \u00e8 mai allontanata da Dio cos\u00ec tanto, come la nostra; di conseguenza &#8212; ed \u00e8 una conseguenza perfettamente logica, quasi matematica &#8212; la nostra civilt\u00e0 \u00e8 sostanzialmente una creazione del demonio. \u00c8 lui che suona il piffero; e noi balliamo. Di nuovo, ci sar\u00e0 una levata di scudi da parte degli intellettuali politicamente corretti <em>Eh, via: il diavolo! Va bene, va bene; ma di questo parleremo un&#8217;altra volta<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Something is rotten in the state of Denmark, ossia: C&#8217;\u00e8 del marcio in Danimarca, osserva, nell&#8217;Amleto shakespeariano, la guardia di nome Marcello, parlando con Orazio (atto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-23632","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23632","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23632"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23632\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23632"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23632"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23632"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}