{"id":23629,"date":"2017-03-15T01:08:00","date_gmt":"2017-03-15T01:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/15\/ce-bisogno-di-operatori-di-pace-per-ritessere-la-tela-della-vita-dopo-la-tempesta\/"},"modified":"2017-03-15T01:08:00","modified_gmt":"2017-03-15T01:08:00","slug":"ce-bisogno-di-operatori-di-pace-per-ritessere-la-tela-della-vita-dopo-la-tempesta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/15\/ce-bisogno-di-operatori-di-pace-per-ritessere-la-tela-della-vita-dopo-la-tempesta\/","title":{"rendered":"C\u2019\u00e8 bisogno di operatori di pace per ritessere la tela della vita dopo la tempesta"},"content":{"rendered":"<p>La cultura moderna, specialmente a partire dal principio del XX secolo, ha sistematicamente ascoltato, lodato, magnificato gl&#8217;intellettuali che sanno solo criticare, sospettare, demolire; e ignorato, o, in alcuni casi, dileggiato, disprezzato e sminuito, in ogni modo possibile, quelli che si sono sforzati di gettare un ponte sull&#8217;abisso, di indicare la strada della speranza in mezzo al caos, di rifondare i valori umani sui quali sia possibile costruire una vita responsabile, coerente, dignitosa, e, soprattutto, orientata verso il bene.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 sostenuto questo punto di vista in pi\u00f9 occasioni, e cercato di riportare l&#8217;attenzione su di alcuni scrittori, pensatori, artisti, cantanti e registi cinematografici, i quali, nelle tenebre della modernit\u00e0, in piena cultura nichilista, al culmine del <em>cupio dissolvi<\/em>, mentre i pi\u00f9 preferivano sguazzare in una palude di morte, hanno voluto, invece, andare coraggiosamente controcorrente e parlare del bene, dell&#8217;amore, della vera umanit\u00e0, della dimensione spirituale. Abbiamo anche parlato del tradimento dei &quot;chierici&quot; e constatato quanto si sia degradata e corrotta, specialmente a partire dall&#8217;illuminismo, la figura dell&#8217;uomo di cultura, trasformatosi in &quot;intellettuale&quot;, in preteso filosofo, in preteso sapiente, in tuttologo presuntuoso e arrogante, quasi sempre al servizio di qualche potere, occulto o palese, quasi sempre sul libro paga del pi\u00f9 forte, del vincitore di turno; sempre pronto, in caso d&#8217;imprevisto, a saltare sopra un altro carro, e seguitare, in perfetta mala fede, a sputare sentenze e a indicare cattive strade, come se nulla fosse cambiato e come se la sua coscienza, o almeno il senso della decenza, non avessero nulla da rimproverargli, e come se nessuno avesse assistito alla sua giravolta, alla sua repentina inversione di marcia.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, il mondo della cultura italiano ha celebrato i Gadda, i Moravia, i Pasolini, i Penna, vale a dire i nichilisti, i pornografi, gl&#8217;invertiti, i velleitari, gli egoisti, i predicatori da strapazzo, i luterani improvvisati, i rivoluzionari da salotto, i saggi a un tanto il chilo, i moralisti autoreferenziali, i furbi travestiti da ingenui, gli sporchi camuffati da puri; e ha bellamente ignorato i Tecchi, i Lisi, i Casini, i Giuliotti, i quali, di cose da dire, ne avevano assai di pi\u00f9, e migliori, e scritte anche meglio, ma avevamo il torto imperdonabile di non corteggiare il potere o le mode che andavamo per la maggiore, di non cantare sempre dentro il coro, ma di seguire la via della coscienza, in una esigente ricerca di onest\u00e0 e di verit\u00e0, ma sempre nella pulizia e giammai compiacendosi di avvoltolarsi nel fango, insieme ai personaggi dei loro romanzi e racconti. Per la stessa ragione, in Francia sono stati acclamati fino alle stelle \u00c9luard, Pr\u00e9vert, Aragon, Sartre, e sono stati trascurati e lasciati in penombra Claudel, Maurois, Cesbron, Bosco. In Russia, allora Unione Sovietica, hanno goduto di una celebrit\u00e0 sproporzionata Solochov, Blok, Babel&#8217;, Ehrenburg, e sono stati emarginati o perseguitati Pasternak, Bulgakov, Solgenitsyn, Zinov&#8217;ev. In Germania e in Austria, si sono venduti a milioni di copie i libri di Brecht, Grass, S\u00fcskind, Jelinek, e sono scivolati nel dimenticatoio quelli di Carossa, Lernet-Holenia, Rezzori, Wiechert.<\/p>\n<p>Gi\u00e0: Wiechert: lo scrittore &quot;semplice&quot;, lo scrittore &quot;buono&quot;, lo scrittore &quot;borghese&quot;, cos\u00ec poco simpatico alla cultura di sinistra, perch\u00e9 cattolico; cos\u00ec poco stimato dalla cultura cosmopolita, perch\u00e9 troppo &quot;tedesco&quot;; eppure, patriota senza nazionalismo, tedesco fino al midollo, ma senza pangermanismo; nemico della modernit\u00e0 disumana e spersonalizzante, legato alle sue radici (di tedesco delle province orientali, costretto a lasciare la terra natia dopo il 1945). Quanta ironia, quanta sufficienza, fra i suoi colleghi di sinistra, marxisti e socialisti, verso quelli come lui, che avevano fatto la cosiddetta &quot;emigrazione interna&quot;, cio\u00e8 che durante il nazismo non se n&#8217;erano andati all&#8217;estero (Wiechert, peraltro, non aveva soggiornato in albergo, ma era finito a Buchenwald), ma, rimanendo in patria, avevano cercato di testimoniare, con la loro vita e con le loro opere, la coerenza, la dignit\u00e0, e anche la fierezza di essere tedeschi senza cedimenti verso Hitler, senza fanatismo, ma anche senza lo scetticismo e lo spirito internazionalista della cultura comunista. Ci par di vederli, gli scrittori e soprattutto i critici di sinistra, ironizzare su questo scrittore &quot;mite&quot;, &quot;intimista&quot;, &quot;tendente all&#8217;evasione nostalgica e sentimentale&quot;, e guardarlo sfottenti dall&#8217;alto in basso, pi\u00f9 o meno come i Sanguineti e gli scrittori del Gruppo 63 guardavano dall&#8217;alto in basso Cassola e Bassani, chiamandoli &quot;le Liale&quot; del 1963, solo perch\u00e9 avevano il &quot;vizio&quot; di parlare pi\u00f9 dei sentimenti delle persone, che della rivoluzione prossima ventura.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 parlato di Wiechert in alcuni precedenti articoli (cfr. <em>Nei libri di Ernst Wiechert l&#8217;ardente nostalgia dell&#8217;Assoluto, in un tempo fuori del tempo<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 15\/02\/2012; e <em>Un eroe del nostro tempo<\/em>, pubblicato su <em>Il Corriere delle Regioni<\/em> il 21\/04\/2016); pure, sentiamo di non aver ancora detto tutto, o, almeno, di non aver detto tutto l&#8217;essenziale. Perch\u00e9 Wiechert, come Pascoli, cui per certi aspetto somiglia &#8212; anche se l&#8217;uno \u00e8 romanziere, l&#8217;altro poeta &#8212; ha creduto nella vita semplice, nella vita sana, nella vita buona; ha visto la campagna &#8211; che ha saputo descrivere con un tocco di autentica poesia &#8212; la medicina alla malattia dell&#8217;urbanesimo; ha celebrato la famiglia, il matrimonio, il vero amore, il lavoro, la fedelt\u00e0, la rettitudine, quando gli altri giocavamo a fare i maoisti, i vietcong, i rigeneratori del mondo mediante il nuovo verbo incarnato (per\u00f2 con la minuscola) di Marx e compagni. Come Pascoli, Wiechert ha creduto che dalla vita sana, fisicamente e moralmente sana, possa nascere un mondo migliore, o, almeno &#8212; perch\u00e9, in fondo, era un pessimista, o forse semplicemente un realista &#8212; sia possibile attingere le energie per difendere uno spazio intimo di libert\u00e0 e dignit\u00e0, di bont\u00e0 e responsabilit\u00e0, senza sottostare a ricatti e pressioni, e senza cedere ad allettamenti o lusinghe. Uno scrittore che, come Hans Carossa (cattolico lui pure, e del quale ci ripromettiamo di tornare a parlare, perch\u00e9 anch&#8217;egli merita di essere ripescato dall&#8217;ingiusto oblio in cui sono cadute le sue opere), mostra doti eccezionali di umanit\u00e0, di saggezza, di sensibilit\u00e0, di delicatezza, e una straordinaria capacit\u00e0 nel saper cogliere l&#8217;eccezionale nel quotidiano, il miracoloso nell&#8217;abitudinario, e, quindi, di saper ascoltare nelle cose di ogni giorno la voce di Dio.<\/p>\n<p>Ha scritto di lui, e degli scrittori a lui simili, il critico e musicologo Massimo Mila, che pure era schierato su un altro versante ideologico, ma che seppe cogliere pi\u00f9 di tanti germanisti forse un po&#8217; distratti, o in altre faccende affaccendati, la cifra squisitamente poetica e umanistica di questo delicato e tuttavia forte scrittore tedesco, sorretto da una intensa fede religiosa (nella Prefazione a Ernst Wiechert, <em>Ognuno. Storia d&#8217;un senza nome<\/em>; titolo originale: <em>Jedermann. Geschichte eines Namenlosen<\/em>, 1931; traduzione dal tedesco di Massimo Mila, Torino, Frassinelli, 1951, pp. IX-XI):<\/p>\n<p><em>L&#8217;arte narrativa tedesca vive in gran parte sotto il segno di Goethe. La sua meravigliosa sapienza umana non ha cessato di dar frutti, e il romanzo tedesco contemporaneo, da Mann a Carossa, da Wiechert a Thiess, \u00e8 tutto un approfondimento dei valori umani e morali rilevati dall&#8217;arte e dalla vita stessa di Goethe. La curiosit\u00e0 e avidit\u00e0 d&#8217;esperienza d&#8217;un Wilhelm Meister; l&#8217;ansia faustiana di edificazione interiore. Questa meravigliosa organizzazione e cultura della propria umanit\u00e0, conducono per forza ad una specie di superiore individualismo. Codeste personalit\u00e0 perfette, tutte intrise di esperienza umana, appunto perch\u00e9 cos\u00ec accuratamente compiute in s\u00e9, sono sferiche e non comunicanti come le monadi leibniziane. Anche se, appunto come le monadi, hanno la capacit\u00e0 e soprattutto l&#8217;aspirazione di rispecchiare ed accogliere in s\u00e9 l&#8217;universo. &quot;In un gran cuore c&#8217;\u00e8 posto per tutto il mondo&quot;, afferma uno dei personaggi del pi\u00f9 recente romanzo di Wiechert, &quot;Das einfache Leben&quot; [&quot;La vita semplice&quot;, 1939].<\/em><\/p>\n<p><em>In tempo di pacifica convivenza sociale e politica, l&#8217;esistenza di questi sacerdoti dello spirito, che vivono in disparte dalle passioni del mondo, pensosi dei problemi ultimi e dei destini dell&#8217;umanit\u00e0, \u00e8 relativamente agevole. La nobilt\u00e0 &#8212; se non l&#8217;importanza &#8212; della loro missione \u00e8 facilmente riconosciuta. Ma ci sono le guerre, le crisi, le rivoluzioni, Quasi tutti i romanzi di Wiechert che il pubblico italiano conosce, ci mostrano lo sforzo tenace d&#8217;uno di questi uomini &quot;goethiani&quot;, per ristabilire almeno in s\u00e9 e nella propria immediata sfera d&#8217;influenza le condizioni dell&#8217;equilibrio spirituale ed etico sconvolto dalla tremenda burrasca della guerra mondiale. Come ragni perseveranti si appartano in un angolo, il pi\u00f9 riservato possibile, per ritesserla bella tela distrutta. Il protagonista di &quot;La vita semplice&quot; &quot;pensava che&#8230;per l&#8217;uomo non vi fosse nulla di pi\u00f9 alto che operare il giusto nel piccolo ambito della propria vita, prendendo per mano due o tre persone perch\u00e9 stessero a vedere come si fa&quot;. Isolati, sanno di non essere soli. Sanno che in altri angoli appartati del mondo vivono, pensano ed operano altri uomini come loro, fidenti che un giorno potranno stringere le loro mani e tendere attorno al mondo la loro benefica rete, celebrando il trionfo dei valori dello spirito salvaguardati attraverso l&#8217;imperversare della materia scatenata. Come in quella pagina del &quot;Medico Gion&quot; di Carossa, dove un medico spiega il modo che si tiene per rimpiazzare nell&#8217;organismo umano un largo pezzo di pelle asportata: si chiede ad un secondo individuo non gi\u00e0 l&#8217;intero lembo d&#8217;epidermide da sostituire, ma solo alcuni frammenti che il medico distribuisce sparsamente sulla piaga spalancata. Il resto lo fa la natura, e i frammenti germogliano, si estendono, si protendono l&#8217;uno verso l&#8217;altro fino a raggiungersi e confondersi in unica superficie.<\/em><\/p>\n<p>Massimo Mila parla di uomini &quot;goethiani&quot;; noi preferiamo parlare, semplicemente, di uomini buoni e intelligenti. L&#8217;intelligenza \u00e8 importante, ma non salver\u00e0 il mondo, con le sue sole forze. Nemmeno la bont\u00e0, da sola: quanti danni fanno certi uomini &quot;buoni&quot;, o comunque bene intenzionati, per\u00f2 terribilmente stupidi! Forse ancor pi\u00f9 di quanti ne facciano i malvagi&#8230;<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale, la nostra societ\u00e0 avrebbe bisogno di uomini di cultura, che siano anche buoni: precisando, ancora una volta, che &quot;buono&quot; non \u00e8 sinonimo, o quasi sinonimo, di &quot;buonista&quot;, ma il suo opposto: perch\u00e9 il buonista vede il bene dappertutto, anche dove non c&#8217;\u00e8, e quindi mette sullo stesso piano il giusto e l&#8217;ingiusto, il che \u00e8 la peggior forma d&#8217;ingiustizia; mentre l&#8217;uomo buono sa vedere e giudicare con verit\u00e0 e saggezza, ma, nello stesso tempo, cerca di valorizzare, in se stesso e negli altri, la parte buona, la parte migliore, la pi\u00f9 generosa, la pi\u00f9 disinteressata, anche se ci\u00f2 non rientra nel suo interesse immediato, e, anzi, perfino se ci\u00f2, per lui, pu\u00f2 significare un aggravio di fatica, di pena, di sacrificio.<\/p>\n<p>In altre parole, il vero uomo di cultura \u00e8 colui che, ispirandosi a ci\u00f2 che di pi\u00f9 alto \u00e8 umanamente pensabile, desiderabile e realizzabile, tende generosamente verso quel fine, preoccupandosi anche di elevare il livello intellettuale e morale degli altri: perch\u00e9, anche se vive da solitario, si sente, nondimeno, fratello di tutti gli uomini, e, pur vedendo le miserie, le meschinit\u00e0, le invidie, le piccinerie degli uomini, non li disprezza, non li odia, non serba loro rancore, ma lotta e s&#8217;impegna al massimo per contribuire, nella misura delle sue possibilit\u00e0, a far emergere la loro parte migliore, e a distoglierli da quella peggiore. Inutile dire che, cos\u00ec facendo, non solo non si preoccuper\u00e0 del proprio successo, della propria carriera, dei propri interessi, ma metter\u00e0 nel conto il fatto di essere ricambiato con l&#8217;invidia, la diffidenza, il sospetto e la malevolenza; lo metter\u00e0 nel conto e, pur non andando in cerca del martirio, non si lascer\u00e0 spaventare, o deprimere, o scoraggiare, e soprattutto non si lascer\u00e0 amareggiare, incattivire, disilludere.\u00a0<\/p>\n<p>Ernst Wiechert \u00e8 stato, o si \u00e8 sforzato di essere, un uomo di cultura di questo tipo; e la stessa cosa si pu\u00f2 dire di Hans Carossa. Sono uomini preziosi, perch\u00e9 rari; ogni societ\u00e0, ogni popolo, ogni cultura ne avrebbero un gran bisogno, perch\u00e9 essi sono i custodi dei veri valori umani, in un mondo sempre pi\u00f9 dominato dagli appetiti disordinati, dalla concupiscenza, dall&#8217;avarizia e dalla superbia. Sono uomini che portano una ventata di aria fresca dentro una stanza chiusa, dall&#8217;atmosfera soffocante; sono le guide che indicano il sentiero giusto, quando si direbbe che i pi\u00f9 si siamo smarriti nel labirinto della vita, abbagliati e frastornati da mille cose inutili, da mille gioielli falsi, che splendono e affascinano, ma che, in realt\u00e0, non hanno alcun valore.<\/p>\n<p>Un uomo di cultura, che sia anche buono, oltre che intelligente, \u00e8 una risorsa preziosa, inestimabile, per i suoi contemporanei e anche per le generazioni future: egli pianta alberi che daranno ombra a innumerevoli altri, anche se non li conoscer\u00e0 mai &#8211; in questa vita. Certo che la cultura non \u00e8 tutto, e l&#8217;intelligenza neppure; la bont\u00e0, la capacit\u00e0 di amare, ma di amare con saggezza e con equilibrio, di amare ci\u00f2 che deve essere amato e non ci\u00f2 che \u00e8 solo ingannevolmente amabile, \u00e8 una virt\u00f9 ancora pi\u00f9 preziosa. E ve ne sono, di persone semplici, che possiedono questo genere di bont\u00e0, pur senza aver fatto grandi letture nella loro vita, e pur senza brillare in modo particolare quanto a doti intellettuali. Non pu\u00f2 essere, per\u00f2, uno sciocco: uno sciocco non sar\u00e0 mai realmente buono, al massimo sar\u00e0 buonista. E il buonismo \u00e8 il cancro che sta divorando la nostra societ\u00e0 e la sta conducendo verso la disintegrazione. Ci\u00f2 \u00e8 normale: le societ\u00e0 decadenti diventano sempre pi\u00f9 tolleranti &#8211; \u00e8 una osservazione di Aristotele -, ma solo perch\u00e9 non sanno pi\u00f9 seguire la via della virt\u00f9, e cos\u00ec gli uomini (e anche gli uomini di cultura, o meglio quella degenerazione dell&#8217;uomo di cultura che \u00e8 l&#8217;intellettuale), scusando negli altri ogni sorta di vizi e debolezze, li scusano anche in se stessi.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8, e ci sar\u00e0 sempre, un immenso bisogno di bont\u00e0, nel mondo, perch\u00e9 il mondo, per non impazzire, deve reggersi sull&#8217;amore; ma non c&#8217;\u00e8 alcun bisogno di quella finta forma di bont\u00e0 che sfocia nel relativismo, nel permissivismo e, alla fine, inevitabilmente, nel nichilismo. Una cultura nichilista mostra alla societ\u00e0 la via dell&#8217;autodistruzione; una societ\u00e0 nichilista \u00e8 una societ\u00e0 che ha smesso di amare la vita (e che infatti si interessa molto di pi\u00f9 all&#8217;aborto e all&#8217;eutanasia, nonch\u00e9 ai cosiddetti matrimoni omosessuali, che alla nascita dei bambini) e si \u00e8 messa a corteggiare la morte. Ma l&#8217;uomo buono, che \u00e8 anche saggio, conosce il rimedio contro la pazzia del nichilismo: la preghiera, l&#8217;amore di Dio, l&#8217;invocazione della sua grazia &#8211; con timore e tremore &#8211; per supplire alla insufficienza e alla debolezza umana. Egli \u00e8, per usare un&#8217;espressione evangelica, un operatore di pace: quel tipo d&#8217;uomo che Ges\u00f9 Cristo, nel discorso della montagna, ha dichiarato &quot;beato&quot;: <em>Beati gli operatori di pace, perch\u00e9 saranno chiamati figli di Dio<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cultura moderna, specialmente a partire dal principio del XX secolo, ha sistematicamente ascoltato, lodato, magnificato gl&#8217;intellettuali che sanno solo criticare, sospettare, demolire; e ignorato, o,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[106],"class_list":["post-23629","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-carlo-emilio-gadda"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23629","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23629"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23629\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23629"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23629"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23629"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}