{"id":23621,"date":"2011-11-19T11:06:00","date_gmt":"2011-11-19T11:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/11\/19\/il-mistero-della-bussola-interna-nelle-grandi-migrazioni-degli-uccelli-marini\/"},"modified":"2011-11-19T11:06:00","modified_gmt":"2011-11-19T11:06:00","slug":"il-mistero-della-bussola-interna-nelle-grandi-migrazioni-degli-uccelli-marini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/11\/19\/il-mistero-della-bussola-interna-nelle-grandi-migrazioni-degli-uccelli-marini\/","title":{"rendered":"Il mistero della \u201cbussola interna\u201d nelle grandi migrazioni degli uccelli marini"},"content":{"rendered":"<p>Scriveva lo zoologo Otto von Frisch nel suo \u00abAnimali nomadi e migratori\u00bb (titolo originale: \u00ab\u00dcber L\u00e4nder und Meere\u00bb, Verlag J. F. Schreiber, Esslingen, 1969; traduzione italiana di Francesco Saba Sardi, Rizzoli, Milano, 1969, pp. 70-71):<\/p>\n<p>\u00abLe rondini di mare artiche sono probabilmente gli uccelli che compiono i pi\u00f9 lunghi tratti migratori. Una rondine di mare, munita di anellino di riconoscimento sulle coste del Labrador quand&#8217;era ancora cos\u00ec piccola da non saper volare, fu recuperata novanta giorni pi\u00f9 tardi nell&#8217;Africa sudorientale, vale a dire a 14.500 chilometri di distanza. Un&#8217;altra, munita di anellino sulla costa artica della Russia, fu ritrovata nei pressi dell&#8217;Australia, a una distanza di 22.400 chilometri. Si sa di rondini di mare, le quali si riproducono nell&#8217;Artico e nel Nordamerica, che ogni anno migrano fino all&#8217;Antartico, per poi tornare al luogo d&#8217;origine, volando per quasi 30.000 chilometri.<\/p>\n<p>Il piviere dorato d&#8217;America e l&#8217;&quot;Actitis macularia&quot;, affine alla pettegola, si riproducono nella tundra artica e, per raggiungere le zone di svernamento, percorrono il continente americano, fino a raggiungerne l&#8217;estremit\u00e0 meridionale. I pivieri dorati trascorrono l&#8217;inverno per lo pi\u00f9 nelle pampas argentine.<\/p>\n<p>Quanto all&#8217;&quot;Actitis macularia&quot;, essa ha esteso la propria area riproduttiva fino a comprendere la Siberia. Gli esemplari siberiani, prima di prendere la rotta per il sud, volano fino all&#8217;America, anzich\u00e9 scegliere quella pi\u00f9 breve attraverso l&#8217;Asia. L&#8217;intero tragitto si svolge sopra la terraferma, e gli uccelli attraversano le grandi pianure degli Stati Uniti e raggiungono il Sudamerica sorvolando l&#8217;America Centrale e l&#8217;istmo di Panama.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che il fatto di volare sempre sopra la terraferma impone alle &quot;Actitis macularia&quot; numerose deviazioni. Non cos\u00ec accade con il &quot;Dolichonyx oryzivorus&quot; che si riproduce nelle pianure e praterie degli Stati Uniti e durante la stagione invernale migra verso il Sudamerica passando direttamente sopra il Mar dei Caraibi e servendosi delle molte isole che vi si trovano come di tappe intermedie.<\/p>\n<p>La questione tuttora irrisolta \u00e8 sempre la stessa: come fanno gli uccelli a trovare la strada? \u00c8 chiaro che sono all&#8217;opera fenomeni ben pi\u00f9 complessi che non il semplice riconoscimento di caratteristiche fisiche del paesaggio. Molti autori parlano di una &quot;bussola interna&quot;, e ci\u00f2 richiederebbe la capacit\u00e0 di orientarsi su corpi celesti, quali ad esempio il sole. Si devono al noto ornitologo Gustav Kramer interessanti esperimenti in merito.<\/p>\n<p>Kramer aveva notato che gli storni abituati a vivere in cattivit\u00e0, a partire dai primi di ottobre si ostinavano a rimanere nell&#8217;angolo sud-occidentale delle loro gabbie, dando le normali manifestazioni degli uccelli in cattivit\u00e0 che provano l&#8217;impulso alla migrazione. All&#8217;inizio di ottobre, non va dimenticato, gli storni liberi iniziano infatti la migrazione, e quelli prigionieri, andando a rifugiarsi nell&#8217;angolo sud-occidentale della gabbia, si spostavano verso la direzione in cui volavano quelli liberi. Si comportavano cos\u00ec, qualunque fosse la posizione in cui era messa la gabbia e anche quando non vedessero null&#8217;altro, a eccezione del cielo.<\/p>\n<p>Come se non bastasse, gli uccelli continuavano a restare con il capo rivolto in direzione sudovest anche se nei pressi della gabbia venivano posti pezzi di ferro, ci\u00f2 che dimostra come il loro senso dell&#8217;orientamento non dipendesse dal magnetismo terrestre.<\/p>\n<p>al naturalista tedesco sembrava ovvio che gli uccelli trovassero i propri punti di orientamento nel cielo, e quindi ricorse all&#8217;espediente di una grossa gabbia circolare, munita unicamente di sei aperture, ognuna delle quali poteva essere chiusa mediante un&#8217;imposta mobile: al di sopra di ciascuna era inoltre posto uno specchio, in posizione tale da permettere ai raggi di luce di penetrare all&#8217;interno della gabbia secondo un determinato angolo. Quando tutte le finestre erano aperte, gli storni puntavano, nei loro brevi voli, in direzione sudovest. Quando, inclinando uno degli specchi, si defletteva la luce che entrava dalle finestre di 90\u00b0 a destra o a sinistra, gli storni spostavano di altrettanto la direzione del volo.<\/p>\n<p>L&#8217;esperimento comprov\u00f2 che il sole e il cielo visibile costituiscono i punti di riferimento degli storni. Quando infatti Kramer chiudeva tutte e finestre da cui la luce del sole entrava direttamente, e con gli specchi ne defletteva i raggi, gli uccelli mutavano sempre il proprio orientamento a seconda della deviazione dei raggi stessi. Qualora il cielo fosse annuvolato, essi svolazzavamo qua e l\u00e0 per la gabbia, come fanno anche gli storni liberi, ma ritrovavano l&#8217;orientamento non appena apparisse un raggio di sole.<\/p>\n<p>Kramer dimostr\u00f2 inoltre che lo storno \u00e8 in grado di tener conto della posizione del sole in ogni ora del giorno, operando le necessarie correzioni. In seguito pot\u00e9 accertare che anche altre specie fanno lo stesso. \u00c8 chiaro quindi che uccelli come gli storni possiedono un mezzo che permette loro di misurare l&#8217;altezza del sole sull&#8217;orizzonte.<\/p>\n<p>Le passere scopaiole migratori notturni, si orientano sulle stelle fisse, e la cosa \u00e8 stata sperimentata e dimostrata. Se gli uccelli sono posti in un planetario, cio\u00e8 sotto una volta celeste artificiale, si orientano sulle stelle che vi compaiono e, alterando la posizione della volta, possono essere indotti a prendere la direzione sbagliata.<\/p>\n<p>Tuttavia non sempre questo accade. Cos\u00ec ad esempio la berta dell&#8217;isola di Man, una procellaria che durane la stagione riproduttiva ha abitudini notturne, dovrebbe &quot;navigare&quot; orientandosi sulla luna e sulle stelle. Invece, sembra che le cose non stiano cos\u00ec, e a dimostrarlo vale l&#8217;esperimento compito da Matthews il quale, catturate alcune berte sull&#8217;isola di Skokholm, le liber\u00f2 nell&#8217;entroterra due ore dopo il tramonto. Nonostante la distanza rispetto al nido fosse molto breve, neppure una vi fece ritorno durante la notte n\u00e9 al mattino successivo. Tuttavia, \u00e8 di notte che le berte si recano al nido, e infatti gran parte degli uccelli portati nell&#8217;entroterra tornarono sull&#8217;isola e ai nidi la notte successiva; \u00e8 da presumere dunque che avessero trovato dei punti di riferimento alla luce del sole.\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scriveva lo zoologo Otto von Frisch nel suo \u00abAnimali nomadi e migratori\u00bb (titolo originale: \u00ab\u00dcber L\u00e4nder und Meere\u00bb, Verlag J. F. 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