{"id":23610,"date":"2016-08-08T12:28:00","date_gmt":"2016-08-08T12:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/08\/08\/quel-fascino-strano-delle-bucoliche-sospese-fra-il-sogno-e-la-realta\/"},"modified":"2016-08-08T12:28:00","modified_gmt":"2016-08-08T12:28:00","slug":"quel-fascino-strano-delle-bucoliche-sospese-fra-il-sogno-e-la-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/08\/08\/quel-fascino-strano-delle-bucoliche-sospese-fra-il-sogno-e-la-realta\/","title":{"rendered":"Quel fascino strano delle Bucoliche sospese fra il sogno e la realt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 una cosa che intriga, che sconcerta, che affascina in maniera ineffabile e quasi inesprimibile chi legge le <em>Bucoliche<\/em> di Virgilio; e che perdura anche alla seconda lettura, e alla terza, poi alla quarta, e cos\u00ec via, innumerevoli volte, rinnovandosi sempre. Un qualcosa che \u00e8 assai difficile individuare, afferrare, riconoscere chiaramente, perch\u00e9 ha la musica impalpabile dello stormire del vento tra le foglie d&#8217;un bosco, e la rapida elusivit\u00e0 dell&#8217;acqua che scorre veloce e sempre uguale sui sassi levigati del fiume, all&#8217;ombra dei rami. Intendiamo parlare di quel clima rarefatto, di quella atmosfera sognante, nei quali nondimeno, \u00e8 come se fosse penetrato un pungiglione doloroso: il pungiglione della consapevolezza che la vita \u00e8 anche dolore, \u00e8 anche ingiustizia, \u00e8 anche malvagit\u00e0 incomprensibile, inspiegabile. Come se, nel pi\u00f9 bello di un fiaba per bambini, mentre la dolce fanciulla sta sognando l&#8217;incontro col bel principe azzurro, l&#8217;orco cattivo si fosse materializzato dalle pagine del libro e fosse divenuto reale, minaccioso. In pochissime altre opere, come in questa, i due estremi del romanticismo, dell&#8217;idealizzazione, della stilizzazione della vita, e quello della sua cruda e concreta realt\u00e0, fatta di amarezza, solitudine, disincanto, si incontrano e si abbracciano, finendo per fondersi l&#8217;uno nell&#8217;altro, misteriosamente, incredibilmente, date le loro opposte nature.<\/p>\n<p>Si sente di essere in presenza di una cosa inaudita, un prodigio, un equilibrio che ha del miracoloso: si avverte che tale equilibrio non \u00e8 affatto naturale, ma il frutto di uno sforzo spasmodico, di una volont\u00e0 eroica e di un intelletto superbamente proteso ad afferrare e conciliare gli opposti della vita, senza la pretesa di spiegarli, ma cos\u00ec, accettandoli e assumendoli sopra di s\u00e9, in tutta la loro lacerante disarmonia: e che basterebbe un niente, un sospiro appena pi\u00f9 profondo, un battito d&#8217;ali di una farfalla, per spezzare la magia e per far s\u00ec che i due estremi, come \u00e8 fatale, tornino a separarsi: il sogno di qua, il reale di l\u00e0, divisi, inconciliabili, fatalmente nemici. E tutto ci\u00f2 \u00e8 stato intuito, assimilato ed espresso da pochissimi altri autori, almeno con una simile lucidit\u00e0 e con altrettanta intensit\u00e0: viene in mente lo Shakespeare del <em>Sogno di una notte di mezza estate<\/em>, ma anche de <em>La tempesta<\/em>; vengono in mente certe pagine della <em>Bibbia<\/em>, del <em>Libro di Isaia<\/em>, per esempio; vengono in mente certe fiabe e leggende popolari del folklore di svariati popoli, ad esempio <em>Il sogno di Ileana Cos\u00e2nzeana<\/em>, nella letteratura popolare romena, o, fra gli scrittori moderni, il romanzo di Mircea Eliade <em>La foresta proibita<\/em> (del quale abbiamo gi\u00e0 parlato a suo tempo).<\/p>\n<p>Virgilio, animo turbato e naturalmente religioso (<em>naturaliter christianus<\/em>, come \u00e8 stato detto), sia per ragioni biografiche &#8212; la confisca delle terre paterne nell&#8217;agro mantovano, per ricompensare i veterani della guerra di Ottaviano e Antonio contro i cesaricidi &#8212; sia, certamente, per pi\u00f9 ampie ragioni di carattere spirituale, intellettuale, morale, aveva cercato nell&#8217;epicureismo, proprio come Lucrezio, un antidoto all&#8217;angoscia del vivere e al terrore della morte; aveva cercato, abbracciando gli insegnamento di Epicuro, di rasserenare il proprio animo e di tacitare le sue inquietudini, i suoi dubbi, le sue ambasce; ma vi era riuscito solo in parte. Si era accorto che non esiste un luogo dello spirito &#8212; e, nelle <em>Bucoliche<\/em>, quel luogo si esteriorizza in una Arcadia indefinita, che potrebbe essere qualsiasi regione del mondo, dalle rive del Mincio alle spiagge del Mediterraneo -, per quanto riparato e protetto, per quanto nascosto agli sguardi degli uomini, che offra una completa sicurezza dai colpi della vita; che il turbamento dell&#8217;anima, specialmente per un&#8217;anima sensibile al grande mistero della sofferenza, propria ed altrui, rimane sempre in agguato; che anche nelle condizioni pi\u00f9 favorevoli, lontano dal tumulto del mondo, distaccati dagli affari e dagli affanni della politica, delle ambizioni civili, della lotta per l&#8217;autoaffermazione, in qualsiasi momento la lancia del dolore e dello smarrimento pu\u00f2 trafiggere colui che meno se lo aspetta: colui che, avendo rinunciato alla competizione, si credeva al sicuro nel proprio angolino appartato.<\/p>\n<p>La lancia del dolore pu\u00f2 colpire in due modi: dall&#8217;esterno, con la violenza della storia, come nel caso del povero Titiro, spossessato del suo podere e costretto a partire con il suo gregge, ramingo sulle strade di un mondo divenuto improvvisamente estraneo ed ostile; e dall&#8217;interno, con la potenza incomprensibile e sconvolgente dell&#8217;amore non corrisposto, che crea una ferita insanabile e getta l&#8217;anima nello sconforto e nella disperazione, come nel caso di Coridone, rifiutato dal bellissimo Alessi, e di Damone, che, respinto dall&#8217;amata Nisa, decide di togliersi la vita gettandosi dall&#8217;alto di una rupe. Virgilio contempla sbigottito lo spettacolo del cuore umano che soffre, che non sa darsi pace, che aspira ad una pienezza ed ad una felicit\u00e0 sempre sfuggenti e, di fatto, irraggiungibili; osserva e medita, e le sue <em>Egloghe<\/em> sono il frutto, pensoso e sofferto anch&#8217;esso, della sua meditazione. Una lettura frettolosa o superficiale potrebbe velare, in esse, proprio quello che ne \u00e8, invece, l&#8217;aspetto pi\u00f9 profondo e caratterizzante: il senso drammatico della vita e l&#8217;aspirazione insoddisfatta a una risposta rasserenatrice, allo scioglimento del mistero insondabile della sofferenza umana. Quello che Virgilio cerca, ma lo cerca invano, \u00e8 un significato superiore, uno scopo intellegibile al vivere e al morire dell&#8217;uomo; qualcosa che possa lenire e consolare il dolore degli uomini, asciugare le lacrime delle madri che piangono la morte immatura dei figli; qualcosa che spieghi e giustifichi questa incessante vicenda di lotte, violenze, ingiustizie, che \u00e8 la condizione umana e alla quale nessun uomo riesce mai a sottrarsi in maniera stabile, nemmeno il filosofo che pi\u00f9 intensamente riflette per trovare un ordine pi\u00f9 alto nell&#8217;universo, ed una meta pi\u00f9 nobile di quella che inseguono, smarrendosi, la maggior parte degli uomini.<\/p>\n<p>Si pensi a quanto frequentemente ricorre, nell&#8217;opera di Virgilio, la pulsione di morte: Damone, che, nella VIII <em>Egloga<\/em>, decide il gesto estremo per sottrarsi alla pena del suo amore non ricambiato e perch\u00e9 spinto dalla gelosia, da quando la giovanissima Nisa gli ha preferito un altro, non \u00e8 che la prima di una serie di figure dolenti, che cercano nella morte, se non la risposta, almeno l&#8217;oblio dei loro tormenti immedicabili: come la bella e generosa regina Didone, protagonista assoluta del IV canto dell&#8217;<em>Eneide<\/em>, uno dei personaggi pi\u00f9 drammatici e pi\u00f9 alti mai creati dalla letteratura d&#8217;ogni tempo; ma come anche la regina Amata, tormentata dalle Furie di un amore materno mal consigliato, e disperata per la notizia, falsa per il momento, della morte di Turno, il genero mancato e amatissimo, la quale s&#8217;impicca al soffitto, nel dodicesimo canto dello stesso poema. Come nel caso di Foscolo, si pu\u00f2 dire che Virgilio abbia esorcizzato nel suicidio di questi eroi ed eroine, alcuni illustri, altri ignoti, il suo stesso desiderio di morte; e che lo abbia infine superato accettando di convivere con il mistero del dolore, pur senza riuscire a farsene una ragione. E questa \u00e8 gi\u00e0 una premessa all&#8217;accoglienza del messaggio cristiano, che parte proprio da tale accettazione, per gettare nel cuore degli uomini i semi d&#8217;una speranza nuova e la fede in un mondo rigenerato dall&#8217;amore.<\/p>\n<p>Ha osservato Adriano Bacchielli, uno dei maggiori traduttori contemporanei del poema virgiliano (da: Virgilio, <em>Eneide<\/em>, versione di A. Bacchielli, Torino, G. B. Paravia &amp; C., 1963, pp. 4-5):<\/p>\n<p><em>Fu appunto qui, a Napoli, mentre era immerso in questi studi scientifici e filosofici e ascoltava gli insegnamenti del maestro Sirone, che Virgilio concep\u00ec quei componimenti pastorali intitolati &quot;Bucoliche&quot; (o &quot;Egloghe&quot;) che furono la prima manifestazione della sua migliore poesia.<\/em><\/p>\n<p><em>In questi componimenti egli diede voce poetica a quei filosofici precetti dell&#8217;epicureismo che pi\u00f9 si accordavano con la sua intima tendenza ad evadere dal mondo della realt\u00e0 dolorosa, e dell&#8217;aspra vita sociale e politica, in un mondo di sogno tutto proprio, libero alle ambizioni e dalle passioni: un mondo isolato, fatto di semplicit\u00e0 e di schiettezza, come appunto quello dei pastori e dei contadini da lui descritto e vagheggiato.<\/em><\/p>\n<p><em>La moda di questa poesia pastorale era propria anche dei &quot;poetae novi&quot; di cui gi\u00e0 si \u00e8 parlato; ma mentre per costoro essa si risolveva pi\u00f9 che altro in esercitazioni letterarie e stilistiche, nel culto delle finezze artistiche, nell&#8217;imitazione di Teocrito e di altri poeti alessandrini, per Virgilio era un vero bisogno dello spirito che veramente anelava ad un&#8217;oasi di pace, ad un porto di serenit\u00e0, ad una vita semplice e tranquilla come quella che aveva vissuto nei primi anni della sua vita accanto ai contadini del Mantovano.<\/em><\/p>\n<p><em>Le &quot;Bucoliche&quot; sono quindi, innanzi tutto, una esaltazione della vita campestre, dei suoi orizzonti limpidi e sconfinati, della sua pace allietata dai freschi mormorii delle acque e dal sereno lavoro dei pastori e dei contadini. Era, in sostanza, la segreta aspirazione di tutta la generazione di Virgilio, stanca di lotte fratricide e di guerre, e desiderosa ormai solo di pace e di riposo come dimostra anche la poesia di Tibullo e di Orazio.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma quanto sia vano cercare di ignorare la realt\u00e0 e di rifugiarsi in mondi immaginari, artificiali, egoisticamente costruiti per i bisogni individuali del proprio spirito, il poeta dovette ben presto imparare a proprie spese: vinti a Filippi gli uccisori di Cesare, sostenitori della repubblica, i triunviri assegnarono come premio ai loro veterani le terre dei municipi rimasti fedeli all&#8217;idea repubblicana. Fra questi era Cremona, ma non bastando Cremona furono confiscate anche le terre della vicina Mantova (che, pure, non era nel numero dei seguaci di Bruto) e quindi anche i poderi della famiglia di Virgilio.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo doloroso avvenimento non rest\u00f2 sena conseguenze nell&#8217;animo del poeta, che anzi gli ispir\u00f2 alcune delle &quot;Egloghe&quot; pi\u00f9 belle, lo indusse a comporne alcune allo scopo di riottenere le sue terre col favore di Ottaviano e di altri potenti che avevano allora grande autorit\u00e0 nella Gallia transpadana (come Alfeno Varo, Cornelio Gallo, Asinio Pollione) e, soprattutto, consolid\u00f2 in lui la convinzione che la vita sia sempre e ovunque dominata dal dolore, dall&#8217;ingiustizia, dall&#8217;arbitrio, dall&#8217;egoismo degli uomini e degli Dei, dal capriccio del caso.<\/em><\/p>\n<p><em>Da questo stato d&#8217;animo nacque la migliore poesia delle &quot;Bucoliche&quot;, nelle quali vediamo poveri contadini costretti dagli insolenti veterani ad abbandonare a loro il frutto delle proprie fatiche, la casetta dal tetto erboso, i bei maggesi e le piante curate con infinito amore, e, accanto a costoro, altre figure di umili e di innocenti raggiunti dalla sventura per altra via: madri che piangono disperate sul cadavere dei figli, infelici che vivono sotto il tormento delle passioni di cui non sanno e che gravano su loro quasi come furori e tormenti immedicabili, giovani che invano implorano l&#8217;amore della persona amata. Su tutto domina poi la visione del tempo ch annienta ogni cosa, del buio che avvolge la vita umana la quale fiorisce e si spegne senza che noi ne sappiamo il perch\u00e9, della violenza cieca del fato che sconvolge ogni cosa, ogni sogno, e che pi\u00f9 si accanisce contro i pi\u00f9 deboli e i pi\u00f9 innocenti.<\/em><\/p>\n<p><em>La poesia delle &quot;Bucoliche&quot; nasce, in sostanza, dal contrasto fra il sogno e la realt\u00e0, fra il desiderio di evasione da un mondo sconvolto dall&#8217;ingiustizia, dal&#8217;egoismo, dall&#8217;errore, e il turbamento che la dura realt\u00e0 della vita, che ovunque riesce a penetrare, porta anche in un mondo ideale costruito e vagheggiato per la pace del proprio spirito.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 giusto, perci\u00f2, avvicinarsi in punta di piedi a quest&#8217;opera giovanile di Virgilio, che, a torto, taluni considerano &quot;minore&quot;, mentre \u00e8 vero forse il contrario: che in essa, cio\u00e8, di slancio, pur nella sua giovane et\u00e0, il poeta mantovano ha attinto le vette pi\u00f9 alte dell&#8217;intera sua arte, e fra le pi\u00f9 alte di tutta la Musa universale. Perch\u00e9 mentre, nelle <em>Georgiche<\/em>, splendido poema, s\u00ec, e tuttavia troppo scopertamente didattico, e nell&#8217;<em>Eneide<\/em>, grandiosa per concezione e finalit\u00e0, ma non rispondente alle corde pi\u00f9 intime della sua ispirazione poetica, che era mite e introspettiva e non eroica n\u00e9 tragica, Virgilio non riesce ad essere se stesso sino in fondo, nelle <em>Egloghe<\/em>, invece, egli si cala interamente nella propria parte, parla da se stesso a se stesso, senza alcun diaframma, in un colloquio interiore che, proprio perch\u00e9 cos\u00ec intenso, diviene significativo per tutti i lettori d&#8217;ogni tempo e d&#8217;ogni luogo. E se con le <em>Georgiche<\/em> egli ha voluto rivaleggiare con Esiodo, e nell&#8217;<em>Eneide<\/em> ha gareggiato con Omero, in entrambi i casi \u00e8 riuscito inferiore ai suoi modelli ideali; mentre nelle <em>Bucoliche<\/em>, ove il poeta di riferimento era Teocrito, egli riesce superiore al modello e manifesta una coerenza ed una perfezione espressive che hanno del prodigioso, e paiono uscite dall&#8217;arte di un poeta ormai esperto e maturo negli anni. L&#8217;atmosfera strana, incantata, e tuttavia pensosa e come sospesa, che si respira nelle <em>Bucoliche<\/em>, nasce da questa precoce maturit\u00e0. Il passo successivo &#8212; come hanno sentito Dante e i medievali &#8211; sarebbe stato abbracciare il Vangelo: ma Virgilio non fece in tempo a conoscerlo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 una cosa che intriga, che sconcerta, che affascina in maniera ineffabile e quasi inesprimibile chi legge le Bucoliche di Virgilio; e che perdura anche alla<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[264],"class_list":["post-23610","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-virgilio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23610","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23610"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23610\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23610"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23610"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23610"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}