{"id":23609,"date":"2017-02-08T04:12:00","date_gmt":"2017-02-08T04:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/02\/08\/brutti-perche-infelici-e-infelici-perche-brutti-il-ricatto-del-debito-estetico-psicologico\/"},"modified":"2017-02-08T04:12:00","modified_gmt":"2017-02-08T04:12:00","slug":"brutti-perche-infelici-e-infelici-perche-brutti-il-ricatto-del-debito-estetico-psicologico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/02\/08\/brutti-perche-infelici-e-infelici-perche-brutti-il-ricatto-del-debito-estetico-psicologico\/","title":{"rendered":"Brutti perch\u00e9 infelici, e infelici perch\u00e9 brutti: il ricatto del \u201cdebito\u201d estetico-psicologico"},"content":{"rendered":"<p>Il meccanismo finanziario che produce debito a vantaggio di alcune banche e di alcuni Paesi a scapito dei risparmiatori e di altri Paesi, le cui dinamiche sono state bene analizzate da vari autori, fa s\u00ec che i debitori si sentano brutti e cattivi perch\u00e9 insolventi o cattivi pagatori: sicch\u00e9 al danno materiale del debito in se stesso, si aggiunge il danno morale della sensazione di inadeguatezza, di goffaggine, di incapacit\u00e0. E, siccome nei meccanismi della finanza il fattore psicologico pesa assai pi\u00f9 di quel che generalmente non si creda, il senso di inadeguatezza che diventa senso di colpa finisce per aumentare il debito e accresce la dipendenza del debitore nei confronti del creditore, in una spirale depressiva senza fine.<\/p>\n<p>Ebbene: quel che attira meno l&#8217;attenzione dell&#8217;osservatore, pur essendo molto pi\u00f9 evidente a livello visivo, \u00e8 un altro aspetto del diabolico meccanismo consumista, che crea sempre pi\u00f9 debito per un numero sempre maggiore di persone, mentre produce una ricchezza sempre pi\u00f9 grande per un numero sempre pi\u00f9 piccolo di persone: vogliamo dire l&#8217;effetto corporeo che si manifesta nei &quot;vinti&quot;, negli sconfitti della moderna societ\u00e0 capitalista, e specialmente nelle dinamiche della globalizzazione. Le persone che, in una societ\u00e0 esasperatamente competitiva, come lo \u00e8 la societ\u00e0 odierna, dominata dal mito del denaro e del profitto, non riescono ad affermarsi secondo gli <em>standard<\/em> imperanti, e devono ridurre drasticamente le loro aspettative di una vita agiata e dispendiosa, ad esempio rinunciando all&#8217;acquisito di capi firmati e di altri oggetti di marca, esteriorizzano il loro senso di fallimento e il loro malessere in svariate forme, una delle quali \u00e8 l&#8217;imbruttimento fisico. Se non ci si pu\u00f2 concedere il vestito firmato e l&#8217;orologio <em>Rolex<\/em> da trentamila euro, se non si possono mandare i figli a studiare nelle migliori universit\u00e0, se non si pu\u00f2 regalare alla moglie la pelliccia autentica, o portarla in crociera verso luoghi esotici, si mangia male, nervosamente, forse troppo e troppo spesso; si tenta di compensare il senso di colpa assumendo dolci e ingerendo bevande alcoliche, e si tende a fare sempre meno moto, a condurre una vita sempre pi\u00f9 sedentaria, magari davanti al televisore o ai videogiochi, con l&#8217;inevitabile risultato che il corpo ne soffre, si gonfia, si dilata, assume un colorito malsano e accumula chili in eccesso, esponendosi al pericolo di malattie cardiocircolatorie e a disturbi collaterali, per esempio alla vista, o all&#8217;apparato digerente, o al fegato, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Le persone cos\u00ec ridotte si guardano allo specchio, si confrontano con le splendide figure degli attori e delle attrici, dei personaggi che compaiono nella pubblicit\u00e0 televisiva, con i modelli e le modelle delle sfilate di moda, e trovano orribili: cadono in depressione, o vi sprofondano ancora di pi\u00f9, e seguitano ad ingrassare e a soffrire di disturbi e disfunzioni sempre pi\u00f9 accentuati. E pi\u00f9 si trovano brutti, pi\u00f9 imbruttiscono, ingrassano, perdono i capelli, diventano pallidi o giallastri; il loro sguardo perde vivacit\u00e0 e brillantezza, diventa opaco; la loro pelle si copre di rughe, di eczemi, di foruncoli, che creano a loro volta fastidiosi rossori e pruriti. L&#8217;umore diventa sempre pi\u00f9 tetro, la speranza nel domani si appanna, i gesti diventano lenti, pesanti; il carattere si irrigidisce, diventa bisbetico, amaro, insopportabile: tutti le evitano, ed esse vedono nella solitudine in cui sono cadute la conferma del loro poco valore, la dimostrazione palese e innegabile del loro fallimento. La moglie o il marito chiedono la separazione; i figli, appena possono, spariscono, o si fanno vivi solo per domandare qualcosa; amici e vicini girano alla larga, riducono i contatti al minimo indispensabile; non arriva mai una telefonata, una cartolina, un messaggino SMS, tranne l&#8217;odiosa, onnipresente pubblicit\u00e0 &#8212; e, si capisce, le bollette da pagare. La casa viene trascurata, li giardino rimane incolto, le pulizie rimandate, lo sporco si accumula; i vestiti sono sdruciti, stazzonati; perfino la pulizia della persona lascia a desiderare.<\/p>\n<p>Tolstoj, in <em>Anna Karenina<\/em>, scrive che le famiglie felici si assomigliano tutte, mentre quelle infelici, lo sono ciascuna modo suo; Nabokov, rovesciando il concetto, ribatte (in <em>Ada o ardore<\/em>) che tutte le famiglie infelici si assomigliano, mentre sono quelle felici a vivere ciascuna un suo genere di felicit\u00e0. Da parte nostra, siamo convinti che ogni societ\u00e0 e ciascun popolo hanno una loro maniera di produrre individui infelici e brutti. Una maniera molto caratteristica, ma, allo stesso tempo, paradigmatica (perch\u00e9 si pone come il paradigma di tutte le altre), \u00e8 quella della societ\u00e0 statunitense, sulla quale una pagina illuminante \u00e8 stata scritta da Edward Luttwak (in: E. Luttwak, <em>La dittatura del capitalismo<\/em>; titolo originale, <em>Turbo-capitalism<\/em>, 1998; traduzione dall&#8217;americano di Andrea Mazza, Milano, Mondadori, 1999, pp. 34-35):<\/p>\n<p><em>La Regola Numero Due [la Numero Uno recita: la ricchezza accumulata non \u00e8 un impedimento alla virt\u00f9, ma, al contrario, un segno di grazia divina], che riguarda invece i perdenti nel gioco del&#8217;economia, riflette esattamente la stessa dottrina calvinista soggiacente alla Regola Numero Uno, ma in forma diversa: il fallimento \u00e8 il risultato non di sfortuna o di ingiustizia, ma della disgrazia divina. Proprio come la capacit\u00e0 di arricchirsi \u00e8 ritenuta prossima alla santit\u00e0, l&#8217;incapacit\u00e0 di riuscirvi \u00e8 ritenuta prossima al peccato, anzi, di fatto costituisce un peccato in s\u00e9. Molti americani, pur relativamente benestanti, non arrivando a guadagnare le somme di denaro ritenute necessarie o adeguate si sentono oppressi da un pesante senso di colpa. Poich\u00e9 vivono in un paese che tiene in gran rispetto e ammirazione i vincenti ne i loro successi economici, i perdenti hanno grandi difficolt\u00e0 nel preservare la stima di s\u00e9.<\/em><\/p>\n<p><em>Sono quindi davvero molte le persone che vivono all&#8217;insegna della disperazione silente, sempre in cerca di un modo per distrarre la mente, bramose di buttarsi a capofitto in qualunque cosa possa mitigare o cancellare l&#8217;idea del fallimento, dalla religiosit\u00e0 ossessiva allo sport in televisione. Altri cercano di porre rimedio alla disperazione con diverse forme di dipendenza: alcol, droga, ma soprattutto, cibo, che rappresenta l&#8217;unica dipendenza completamente legale, e pertanto cos\u00ec diffusa. All&#8217;inizio del ventesimo secolo una pancia prominente avvolta con cura in un sobrio gil\u00e9 sottolineata con garbo dalla catenina d&#8217;oro dell&#8217;orologio da panciotto rappresentava il segno del vincente. Il Presidente Taft era soltanto il personaggio pi\u00f9 eminente fra le taglie forti in cima alla scala sociale americana. Ma le mode cambiano. Al pari delle sigarette (mentre i i sigari paiono tornati in voga), l&#8217;obesit\u00e0 \u00e8 divenuta il pi\u00f9 comune attributo del perdente nell&#8217;America contemporanea. Gli americani sono molto pi\u00f9 grassi degli europei (figurarsi i giapponesi). Tuttavia si tratta di una media che cela situazioni radicalmente opposte. Gli americani vincenti sono in genere magri, talvolta fino all&#8217;innaturale come risultato di diete ferree e di attivit\u00e0 fisica ossessiva, mentre i poveri sono spesso molto grassi, cosa che li mette ancor pi\u00f9 in difficolt\u00e0 nella ricerca di un impiego in un paese in cui l&#8217;obesit\u00e0 \u00e8 ritenuta sinonimo di fallimento. La bassa stima di s\u00e9 causata dal basso reddito innesca un circolo vizioso di &quot;comportamenti disfunzionali&quot;, secondo la definizione degli specialisti, conducendo cos\u00ec a un&#8217;ulteriore riduzione del redito. Forme di dipendenza meno legali hanno poi conseguenze anche pi\u00f9 gravi.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 interessante che Luttwak veda in questo atteggiamento auto-punitivo dei perdenti la ragione per cui, in America, non \u00e8 mai sorto, n\u00e9 mai potr\u00e0 sorgere, un partito politico o un movimento sociale finalizzato ad obiettivi rivoluzionari: il perdente se la prende con se stesso per la sua sorte disgraziata, e non con la societ\u00e0; non incolpa i ricchi, ma la spropria inettitudine. Questo, comunque, \u00e8 un lato della questione tipicamente americano; mentre una parte delle osservazioni di Luttwak di carattere generale sono adatte a descrivere il rapporto fra bruttezza e infelicit\u00e0 da un punto di vista pi\u00f9 ampio, e dunque anche europeo.<\/p>\n<p>Naturalmente, qualcuno potrebbe obiettare che &quot;bello&quot; e &quot;brutto&quot;, riferiti all&#8217;aspetto esteriore delle persone, sono concetti labili e volubili, che hanno conosciuto parecchie trasformazioni nel corso del tempo: basta guardare le giunoniche donne di Tiziano o di Rubens e confrontarle con Twiggy e le indossatrici dei nostri giorni, per toccare con mano quanto le mode svolgano, anche in questo ambito, il ruolo decisivo. Sia come sia, oggi avere qualche chilo in pi\u00f9 \u00e8 considerato sinonimo di trasandatezza, se non di vera e propria bruttezza, e, nello stesso tempo, di un certo grado d&#8217;insoddisfazione, se non anche d&#8217;insuccesso, a livello sociale: l&#8217;una cosa influenza l&#8217;altra. Questo \u00e8 tipico delle societ\u00e0 del benessere (o del post-benessere; perch\u00e9 nemmeno la crisi del 2007 \u00e8 riuscita a modificare l&#8217;atteggiamento dei popoli consumisti dalla dura cervice), esattamente come, nelle societ\u00e0 pre-moderne, un fisico robusto appariva sinonimo di buona salute e, nel caso delle donne, di una felice predisposizione alla maternit\u00e0. Ai nostri tempi, la vecchia associazione psicologica di grassezza e salute, e di magrezza e povert\u00e0, \u00e8 stata letteralmente ribaltata; e ad essa si \u00e8 sommato un ulteriore fattore estetico, legato alla cura della persona: magrezza \u00e8 diventata sinonimo di sport, esercizio fisico, sauna, dieta, come obesit\u00e0 fa venire subito in mente la perdita della cura di s\u00e9, la trasandatezza, il lasciarsi andare. Ed \u00e8 cos\u00ec che la persona che si trova in una situazione precaria dal punto di vista economico-sociale, curandosi sempre meno del proprio aspetto e assumendo comportamenti e stili di vita improntati al disamore di s\u00e9, finisce per aggravare ulteriormente la propria condizione, sia sotto il profilo sociale che quello psicologico: perch\u00e9 la bruttezza rende palese la sua infelicit\u00e0, mentre &#8216;aumenta inesorabilmente la bruttezza. E a questo circolo vizioso non c&#8217;\u00e8 rimedio, date le premesse.<\/p>\n<p>L&#8217;unica maniera di spezzare il circolo vizioso \u00e8 rifiutare le premesse, cio\u00e8 rifiutare il gioco consumista e la logica della competizione sfrenata. E c&#8217;\u00e8 una sola maniera certa di riuscirvi: non identificarsi nel modello del &quot;vincente&quot; o del &quot;perdente&quot; deciso da qualcun altro, ma sentirsi dei vincenti o dei perdenti in base ai propri valori, alle proprie aspirazioni e al proprio giudizio. Quel che pensano gli altri non ha alcun valore, se si sente di essere sulla strada giusta per rispondere nella maniera migliore alla chiamata che ciascuno di noi ha nella vita. E quanto pi\u00f9 si procede in direzione di una crescita spirituale, tanto meno importanti appaiono le cose esteriori, i gingilli del consumismo, e tanto meno significativa l&#8217;opinione che gli altri hanno di noi. Anche andare contro il <em>politically correct<\/em> crea, inevitabilmente, solitudine e un senso di isolamento, perch\u00e9 gli altri non capiranno: i pecoroni, coloro che vanno a rimorchio della massa, giudicano secondo quello scarso e falso sapere che hanno imparato a memoria, e sul quale non hanno mai riflettuto, e quindi non approvano quanti escono dal sentiero e percorrono strade proprie, in piena autonomia. Ma chi ha conquistato tale autonomia \u00e8 libero dal giudizio degli altri, non si lascia minimamente influenzare o condizionare dalle loro aspettative e dalle loro eventuali critiche. Per costui, vestire in modo sobrio e modesto, viaggiare su una semplice utilitaria, o anche andare in bicicletta, non sono problemi; non ha complessi perch\u00e9 non pu\u00f2 permettersi un <em>Rolex<\/em>, o perch\u00e9 non pu\u00f2 comparare un gioco da duemila euro a suo figlio.<\/p>\n<p>Per l&#8217;uomo religioso, poi, l&#8217;importante \u00e8 piacere a Dio, non agli uomini. Per costui, il giudizio del mondo vale zero, mentre la chiamata di Dio \u00e8 tutto. All&#8217;uomo religioso tutto \u00e8 fonte di sorpresa, di gioia, di arricchimento; e ci\u00f2 che per un altro sarebbe una rinuncia, una sofferenza, un&#8217;amarezza, per lui \u00e8 un&#8217;esperienza normalissima, dalla quale non si sente affatto sminuito, perch\u00e9 egli non misura se stesso secondo il metro del mondo, ma secondo l&#8217;invito di Dio. L&#8217;uomo religioso pensa che ogni cosa, nella vita, abbia un significato che deve essere compreso; che ogni cosa sia parte del discorso che Dio rivolge ai suoi figli; e che, per capire le parole di quel discorso, sia necessario sbarazzarsi del superfluo, dell&#8217;esteriore, del banale, e indossare i panni dell&#8217;umilt\u00e0, della semplicit\u00e0 e della benevolenza. La luce che brilla nei suoi occhi, e che illumina tutta la sua persona, fa sparire il resto: il vestito, le rughe, l&#8217;et\u00e0; chi lo incontra (o la incontra), non si chiede quanto costi la sua camicia o da quale parrucchiere sia andato a tagliarsi i capelli, ma resta colpito e affascinato da quel qualcosa che \u00e8 dentro di lui e che non fa parte del normale bagaglio delle persone omologate della societ\u00e0 consumista. Il suo modo di parlare, di guardare, di camminare, \u00e8 diverso e inconfondibile: \u00e8 come se egli si muovesse su di un altro piano di esistenza, come se fosse proiettato in un&#8217;altra dimensione. Diremo di pi\u00f9: quanto pi\u00f9 l&#8217;uomo si spiritualizza, tanto pi\u00f9 il suo aspetto esteriore diventa irrilevante per coloro che si pongono sulla sua stessa lunghezza d&#8217;onda. Com&#8217;era Ges\u00f9, fisicamente? Non lo sappiamo; gli evangelisti non lo hanno ritenuto importante. Significativo, vero?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il meccanismo finanziario che produce debito a vantaggio di alcune banche e di alcuni Paesi a scapito dei risparmiatori e di altri Paesi, le cui dinamiche<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[92],"class_list":["post-23609","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23609","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23609"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23609\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23609"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23609"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23609"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}