{"id":23604,"date":"2015-07-29T12:42:00","date_gmt":"2015-07-29T12:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/fare-filosofia-alla-tavola-da-pranzo-magari-davanti-a-un-buon-piatto-di-brovada\/"},"modified":"2015-07-29T12:42:00","modified_gmt":"2015-07-29T12:42:00","slug":"fare-filosofia-alla-tavola-da-pranzo-magari-davanti-a-un-buon-piatto-di-brovada","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/fare-filosofia-alla-tavola-da-pranzo-magari-davanti-a-un-buon-piatto-di-brovada\/","title":{"rendered":"Fare filosofia alla tavola da pranzo, magari davanti a un buon piatto di brovada"},"content":{"rendered":"<p>La brovada, per chi non lo sapesse, \u00e8 uno dei piatti pi\u00f9 caratteristici della cucina friulana, quasi l&#8217;emblema culinario di quella regione dell&#8217;estremo Nord-Est d&#8217;Italia; nella lingua friulana &#8212; attenzione: abbiamo detto &quot;lingua&quot; e non &quot;dialetto&quot;, non gi\u00e0 per banale sciovinismo di campanile, ma perch\u00e9 tale \u00e8 riconosciuta pressoch\u00e9 da tutti i linguisti &#8212; dire &quot;brovade&quot; o &quot;broade&quot; fa subito venire l&#8217;acqua in bocca, anche perch\u00e9 evoca le pietanze con le quali essa generalmente si accompagna.<\/p>\n<p>Il Friuli offre anche un&#8217;ottima scelta di vini tipici, sia bianchi, che neri; tanto per dirne uno, pensiamo al famoso Tocai, che per\u00f2, per accordi presi dal nostro Paese con la Comunit\u00e0 Europea nel 1993, e divenuti operativi nel 2007, ha cambiato denominazione e adesso si chiama, semplicemente, Friulano, o anche Tai, ma quest&#8217;ultimo solo per la variet\u00e0 coltivata nel Veneto e non in Friuli (complicazioni della politica: ma vano \u00e8 stato il ricorso della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia per ottenere che, almeno in Italia, potesse sopravvivere la denominazione &quot;Tocai friulano&quot;, per cui dalla vendemmia del 2008 il nome &quot;Tocai&quot; appartiene, purtroppo, all&#8217;archeologia enologica). E tutto questo solo per evitare possibili confusioni con un altro vino europeo, il Tokaj ungherese, coltivato nella regione a Nord-Est di Budapest, presso il confine con la Slovacchia; vino bianco che, con il nostro, non c&#8217;entra nulla, ma il cui nome, cos\u00ec simile, pu\u00f2, effettivamente, generare qualche confusione &#8211; tanto \u00e8 vero che persino alcuni friulani pensavano che il Tocai friulano fosse la stessa cosa del Tokaj magiaro. Non c&#8217;\u00e8 alcun dubbio che, adoperando un criterio scolastico, avrebbero ampiamente meritato un quattro in cultura eno-gastronomica; ma mica tutti i comuni mortali possono aver letto libri ed essere informati, come altrettanti specialisti, a proposito di certe raffinate distinzioni; a loro basta possedere un buon palato e il semplice, comunissimo e legittimo piacere di sedere a tavola, mangiando e pasteggiando con i parenti o gli amici, anche come atto di fede nel valore della socialit\u00e0.<\/p>\n<p>Evidentemente, ci sarebbe abbastanza polvere da sparo per aprire il fuoco con i cannoni contro l&#8217;invadenza, burocratica e culturale, di una Unione Europea che passa sopra le identit\u00e0 locali e le tradizioni regionali con la leggerezza di un rollo compressore, e che si muove con tanta delicatezza quanta ne potrebbe avere un pachiderma in un negozio di cristalli; ma abbiamo detto di sederci a tavola, con gli amici, e perch\u00e9 mai dovremmo guastarci il fegato e complicare la digestione, parlando di cose che amareggiano e fanno il sangue cattivo? Al diavolo i burocrati di Bruxelles, dunque, e godiamo in santa pace qualche momento di serenit\u00e0 intorno a una tavola bene imbandita: una tavola sui cui spicca, per l&#8217;appunto, la nostra amata brovada.<\/p>\n<p>Diciamo subito che si tratta di un piatto che non ha niente di misterioso: \u00e8, in tutto e per tutto, un prodotto ortofrutticolo che si ricava, come avviene per i crauti (piatto che di solito viene considerato tipicamente tedesco) , tagliando a fettine le rape dal colletto viola, macerandole nelle vinacce e facendole bollire per un bel po&#8217; di tempo: il segreto \u00e8 quello di non avere fretta e di aggiungere, per insaporire il tutto, dell&#8217;olio di oliva e, soprattutto, delle foglie di alloro: \u00e8 impensabile cucinare la brovada senza l&#8217;alloro, sarebbe come andare in chiesa senza fare un po&#8217; di silenzio nell&#8217;anima e senza rivolgere nemmeno un saluto al buon Dio &#8212; ci si passi questa similitudine che non vuol essere in alcun modo irriverente, e meno che mai blasfema; perci\u00f2 il lettore abbia l&#8217;avvertenza di prendere buona nota di quel che abbiamo test\u00e9 detto: \u00e8 assolutamente necessario procurarsi una scorta adeguata di alloro, prima di accingersi all&#8217;opera!<\/p>\n<p>Dunque: si fa bollire la brovada, senza fretta, badando &#8212; si capisce &#8212; a non asciugarla troppo; poi, per\u00f2, si calcoli il tempo necessario affinch\u00e9 si possa raffreddare, prima di servirla in tavola: perch\u00e9 non bisogna gustarla calda, sarebbe un grave errore, un peccato mortale (restando in tema di similitudini religiose), di quelli che difficilmente anche un &quot;plevano&quot; di manica larga farebbe un po&#8217; fatica a perdonare, a meno di appioppare al penitente una bella sfilza di &quot;Pater&quot;, di &quot;Ave&quot; e di &quot;Gloria&quot;, cos\u00ec, tanto per insegnargli le regole essenziali del vivere civile.<\/p>\n<p>Ecco, ora finalmente la si pu\u00f2 mangiare e godere del suo intenso profumo, e specialmente del suo gusto forte, se pure indubbiamente acido: ma con che cosa? Di regola, la brovada si accompagna al musetto (&quot;muset&quot;), insaccato tipico del Friuli, simile al cotechino: tant&#8217;\u00e8 vero che i buongustai, ovvero i ghiottoni, non esitano a farla bollire, oltre che con l&#8217;olio e l&#8217;alloro, con un bel pezzo di carne di maiale. Quanto a noi, che, per scelta e per destino, gi\u00e0 da parecchi lustri ci siamo convertiti alla pratica vegetariana, non possiamo restare fedeli alla tradizione, su questo punto, come \u00e8 ovvio; non perci\u00f2 saremo condannati a gustare un piatto incompleto, o di ripiego: la brovada, infatti, \u00e8 buonissima anche mangiandola con una bella fetta di polenta &#8211; bianca o gialla -, quella, s\u00ec, servita calda, o almeno tiepida. Il gusto forte, un po&#8217;aspro, un po&#8217; &quot;teutonico&quot;, della brovada, si sposa ottimamente con quello sobrio e gentile della polenta, che, fatta con farina di cereali, e sale a parte, certo non colpisce il palato per la sua invadenza.<\/p>\n<p>Quanto al vino, gi\u00e0 lo abbiamo detto; non c&#8217;\u00e8 che l&#8217;imbarazzo della scelta; inoltre, non essendo degli intenditori, ma semplicemente dei (moderati) bevitori, peraltro &quot;iniziati&quot; da un anno di servizio militare nelle truppe alpine &#8211; quando ancora c&#8217;erano i muli e non quegli orribili trattori cingolati che usano adesso, in omaggio alla modernit\u00e0 -, bianco, nero o grigio, fa lo stesso: pu\u00f2 andare benissimo il Tocai, anzi, scusate, egregi signori di Bruxelles, il Friulano; oppure, perch\u00e9 no?, un Pinot, o magari un ottimo Ramandolo di Tarcento, o, ancora, un vino bianco del Collio goriziano, terra di vigneti famosi in tutto il mondo. E senza trascurare il tradizionale Merlot, un vino rosso che fa resuscitare i morti ed \u00e8 considerato un vino tipico friulano, (anche se originario della zona di Bordeaux, in Francia), e il Riesling, un bianco originario della Germania, ma benissimo adattato sui colli orientali del Friuli.<\/p>\n<p>Ebbene: abbiamo parlato, abbiamo mangiato, abbiamo bevuto; le vivande sono state fatte fuori con metodo e coin gusto, dolce compreso, una grossa fetta di &quot;gubana&quot;; piatti e i bicchieri sono stati sparecchiati; in tavola \u00e8 stato servito il caff\u00e8 corretto con la grappa, o con la vodka, o con l&#8217;amaro, o come vi piace (direbbe Shakespeare), c&#8217;\u00e8 chi lo preferisce con il Maraschino che si faceva a Zara, quando quella parte di Dalmazia era italiana, con la fermentazione delle ciliegie. E c&#8217;\u00e8 chi il caff\u00e8 lo vuole dolce, e chi amaro; chi lungo, e chi ristretto; chi bollente, e chi appena tiepido, se non freddo addirittura, e magari con la panna. Il mondo \u00e8 bello perch\u00e9 vario, e tutti i gusti sono leciti, purch\u00e9 non si offenda in modo troppo sfacciato la tradizione culinaria, come sarebbe mettere la pastasciutta sulla pizza, o altri orrori e delitti di tal genere, che cos\u00ec spesso vediamo perpetrati, senza che venga erogata la meritata pena, da parte di turisti dalle idee un po&#8217; confuse, quando piombano su Venezia o su Firenze, armati di zainetto e macchina fotografica, a caccia di musei e di &quot;souvenirs&quot;, pi\u00f9 o meno &quot;kitsch&quot;, da riportare in patria come bottino di guerra.<\/p>\n<p>Per quel che ci riguarda, e pur consapevoli di suscitare pi\u00f9 di qualche alzata dell&#8217;arcata sopracciliare di certi Soloni della buona tavola, il caff\u00e8 lo vogliamo lungo, caldo e bene innaffiato di grappa; se, poi, qualche anima gentile ci posa accanto anche la grappa in un bicchierino a parte, o l&#8217;amaro, o la vodka, ebbene, non protesteremo di certo e non rifiuteremo quest&#8217;ultimo atto della liturgia post-prandiale, che ci consente di chiudere in bellezza quel momento di benessere e di socialit\u00e0 che consiste nel consumare un pranzo con le persone care, magari in una fredda giornata d&#8217;inverno, al calduccio presso il caminetto &#8211; che in Friuli si chiama &quot;fogol\u00e2r&quot; ed \u00e8 molto di pi\u00f9 che un semplice oggetto materiale: \u00e8 il simbolo stesso della casa e del focolare domestico.<\/p>\n<p>E adesso, mentre qualcuno sgombera tutto il resto, ma ci lascia il nostro bicchierino di grappa &#8212; naturalmente insieme alla bottiglia &#8212; a portata i mano, possiamo finalmente parlare anche di cose serie, e perch\u00e9 no?, pure di filosofia, dato che Platone in persone ne ha dato il buon esempio, col suo celeberrimo \u00abSimposio\u00bb, seguito dall&#8217;ottimo Kierkegaard, con il suo poetico e profondo \u00abIn vino veritas\u00bb (quanta verit\u00e0 in codesto motto latino!); ma senza avallare in alcun modo l&#8217;ingiusta e calunniosa opinione secondo la quale, mangiando, non sono ammessi che discorsi leggeri e faceti, mentre quelli sostanziosi sarebbero riservati alla digestione, quando ormai s&#8217;\u00e8 bello che sparecchiato, ma s&#8217;indugia ancora in tavola, giocherellando con il ferma-tovagliolo o caricando la pipa di tabacco, o, ancora, allineando, sopra pensiero, le briciole di pane in ordine di grandezza, cos\u00ec, tanto per fare qualche cosa, mentre il cervello lavora, e lo stomaco con esso.<\/p>\n<p>Vi sono, infatti, a questo proposito, due principali scuole di pensiero, che fieramente si affrontano e si combattono senza tregua n\u00e9 quartiere: l&#8217;una, secondo la quale qualsiasi discorso fatto a tavola, mangiando, non pu\u00f2 che essere superficiale, e privo di nerbo o di sostanza; l&#8217;altra, secondo cui ogni pranzo \u00e8 un simposio, almeno allo stato potenziale, e tutto quel che esce dalla bocca di un commensale contento e soddisfatto non pu\u00f2 essere che un aforisma degno di Eraclito o di Pascal, una sentenza da fare invidia allo stesso Socrate, un motto non indegno di Cicerone o di Plutarco; e una terza, nella quale osiamo collocarci, che tiene, per cos\u00ec dire, una via mezzana fra le prime due, e, peraltro, non distingue, in fatto di dignit\u00e0 e solennit\u00e0, la fase del pranzo vera e propria, da quella successiva, inaugurata ufficialmente dallo sparecchiare e dalla graditissima comparsa del caff\u00e8 fumante, insieme alla bottiglia o al fiasco impagliato dell&#8217;acquavite.<\/p>\n<p>La filosofia della tavola imbandita, dunque; la filosofia della brovada: argomentare, ragionare, approfondire, sviscerare, aiutati dal calduccio della stanza, dallo scoppiettare della fiamma nel camino, dal calore della bevanda che scende nello stomaco e incoraggia la digestione: stiamo forse deragliando dalla retta via, stiamo sbandando, stiamo per caso delirando, mescolando con eccessiva disinvoltura il sacro e il profano? Certo, c&#8217;\u00e8 di che scandalizzare i professoroni, quelli che vivono di serissime aule accademiche e di uditori attenti di studenti che prendono appunti in devoto silenzio; quei professoroni che Schopenhauer, con la sua caustica e inconfondibile irriverenza, soleva distribuire nelle due categorie dei professori da sbadiglio e dei professori da vomito. Peccato che da quei signori non esca quasi mai una idea che sia una, ma solo dotte disquisizioni su ci\u00f2 che altri hanno pensato, detto e messo per iscritto: se fosse per loro, la filosofia si sarebbe fermata da un pezzo e sarebbe diventata esclusivamente materia da museo, di quel tipo di musei ai quali il buon Marinetti avrebbe volentieri dato fuoco, considerandoli &#8212; e non certo a torto &#8212; come cimiteri dall&#8217;aria ammorbante, popolati di morti che si ostinano a credersi ancor vivi.<\/p>\n<p>Nossignori: si pu\u00f2 benissimo fare filosofia seduti in tavola, dopo aver pranzato con la polenta e la brovada e dopo aver sorseggiato un buon caff\u00e8, generosamente innaffiato con la grappa: se pure la digestione crea un po&#8217; di torpore, e se lo spettacolo della neve che scende, lenta e uniforme, oltre i vetri della finestra, tende a conciliare il sonno, nondimeno il vino che circola vigoroso nelle vene e il senso di pace di benessere che subentra, quando lo stomaco \u00e8 stato accontentato e, per di pi\u00f9, godendo della compagnia di commensali simpatici e di buon umore (sia chiaro a tutti che la tristezza \u00e8 un peccato, e un peccato mortale!), il senso d&#8217;intimit\u00e0 e di calore che si crea favorisce, a nostro avviso, l&#8217;attivit\u00e0 del pensiero, offre spunti originali d riflessione e, sgombrato il terreno dalla necessit\u00e0 fisiologica di fornire all&#8217;organismo la sua dose giornaliera di calorie, crea le condizioni adatte, fisiche, psicologiche e spirituali, per far lavorare un poco anche la testa, per offrirle materia di speculazione, per consentirle uno sguardo nuovo e fresco, a volo d&#8217;uccello, sui pensieri ordinari, trasfigurando la realt\u00e0 comune in qualcosa di unico, di eccezionale.<\/p>\n<p>Non diciamo che si debba aspettarsi d&#8217;avere tutti quanti, come Marcel Proust nella \u00abRecherche\u00bb, una improvvisa, luminosa epifania, semplicemente immergendo una &quot;madeleine&quot; nel t\u00e8 o nel caffelatte; la rivelazione della verit\u00e0, la folgorazione che lascia esterrefatti e trepidanti, non capitano a comando, o in base a tecniche precise, nemmeno se si tratta di tecniche culinarie o gastronomiche, e neanche se favorite da degustazioni enologiche pi\u00f9 o meno sapienti e raffinate; tuttavia&#8230;<\/p>\n<p>Tuttavia, chi pu\u00f2 dirlo?, \u00e8 un fatto che il buon bere e il buon mangiare &#8212; quando non degenerino nel vizio, nella crapula, o, peggio, nell&#8217;abitudine, ma siano accompagnati da uno stile di vita in generale sobrio e temperante, possono riservare piacevoli sorprese: anche nel campo del pensiero filosofico&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La brovada, per chi non lo sapesse, \u00e8 uno dei piatti pi\u00f9 caratteristici della cucina friulana, quasi l&#8217;emblema culinario di quella regione dell&#8217;estremo Nord-Est d&#8217;Italia; nella<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[149,178],"class_list":["post-23604","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-friuli-venezia-giulia","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23604","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23604"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23604\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23604"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23604"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23604"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}